Visualizzazione post con etichetta regionepuglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regionepuglia. Mostra tutti i post

lunedì 29 ottobre 2012

Agricoltura, la Regione ha rimodulato i 5 milioni di euro stanziati.

Cinque milioni di euro per aiutare l'agricoltura, anche se direttamente sui campi verranno riversate solo 1 milione di euro a sostegno diretto della crisi di mercato.
La quarta commissione consiliare ha approvato nella seduta di oggi all’unanimità la deliberazione della Giunta regionale con cui si dispone la rimodulazione delle somme pari a cinque milioni di euro destinate all’Agricoltura. 
L’importo complessivo è stato ripartito nella misura di un milione di euro da utilizzare come fondo di intervento per le crisi di mercato, compresa quella rivenente dall’escherichia coli, di cinquecentomila euro per le attività che svolgono i C.A.A. (Centri di Assistenza Agricola), di un altro milione per gli interventi a sostegno della pesca e di due milioni e mezzo di euro per le attività di promozione dei prodotti agricoli.
Metà dei fondi, dunque, verranno impiegati per finanziare attività di assistenza e promozione dei prodotti agricoli. Ad ogni buon conto bisogna sottolineare che si tratta di ben poca cifra, anche in considerazione rispetto a quelle impiegate in altre attività e promozioni, considerando che l'agricoltura riveste una priorità assoluta nella nostra economia regionale.
I lavori della seduta sono proseguiti con l’approvazione a maggioranza della proposta di legge in materia di sostegno dei gruppi di acquisto solidale (GAS) e promozione dei prodotti agricoli a chilometro zero e di qualità, primo firmatario il capogruppo di Sel Michele Losappio.
Voto favorevole è stato espresso dai rappresentati del centrosinistra insieme a quelli dell’UDC, mentre il Pdl si è astenuto.
Si tratta però di un’approvazione condizionata, visto che alcune osservazioni sollevate dal consigliere regionale del Pdl Mario Vadrucci sono state demandate all’esame dell’Aula. Si tratta di approfondire meglio, con il supporto della struttura tecnica dell’Assessorato, gli aspetti fiscali derivanti dalla costituzione dei GAS e di definire un prodotto a chilometro zero sulla base dei chilometri effettivi percorsi anziché su quella della quantità di Co2 prodotta.

Operatori sanitari, perchè soltanto corsi chiusi?


Il Consigliere regionale Fli, Euprepio Curto ha indirizzato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e all’assessore alla Sanità, Ettore Attolini in merito ai Corsi di Formazione per all’acquisizione della qualifica di Operatore sanitario.
“Si ha notizia – scrive Curto - dell’avvio, nella nostra Regione, di Corsi di Formazione finalizzati all’acquisizione della qualifica di O.S., riservati a soggetti già operanti nel settore della sanità regionale, si ha anche notizia della indisponibilità della Regione Puglia a consentire, per la stessa qualifica, l’avvio di corsi di Formazione aperti anche a soggetti privi di tale requisito”.
“Ciò appare incomprensibile – sottolinea l’esponente Fli - in quanto queste figure sono molto richieste sia nel settore sanitario pubblico che in quello privato.
“Peraltro – aggiunge Curto - si assiste alla pubblicizzazione di Corsi di Formazione per Operatori sanitari avviati da Enti di Formazione Professionale non pugliesi che, a causa del sostanziale blocco imposto dalla Regione Puglia, intercettano le molte istanze di qualificazione emergenti dal territorio regionale nonostante l’eccessiva onerosità dell’ammissione”.
Curto chiede, quindi, di conoscere “quali iniziative urgenti l’assessore alla Sanità intenda assumere per rimuovere le inspiegabili disparità che ancora oggi caratterizzano il settore”.

sabato 27 ottobre 2012

Puglia: che successo al salone del Gusto!

Un momento del salone, con l'assessore Stefàno
È un successo straordinario quello registrato dallo Spazio Puglia alla 9° edizione del Salone del Gusto di Torino: si fa fatica a camminare nei corridoi del Mercato più gustoso del mondo, fra le postazioni delle 72 aziende e dei 15 presidi Slow Food pugliesi, presi letteralmente d’assalto da appassionati, intenditori, semplici curiosi delle tipicità locali, armati di carrello della spesa. Come pure, registrano il tutto esaurito i laboratori del Gusto e le degustazioni guidate a cura di Slow Food. Pubblico da grandi occasioni tutti i giorni anche per lo Show Coocking a cura degli chef pugliesi, allestito nell’area istituzionale della Regione Puglia. 
“La grande motivazione che accompagna la partecipazione di un così alto numero di produttori espositori - spiega l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Dario Stefàno – conferma la piena condivisione della strategia regionale e trova forza nella straordinaria risposta di pubblico e nella attenzione degli operatori e della stampa specializzata che racconta con sempre maggiore evidenza una Puglia quale esperienza e modello di riferimento nel mondo.” 
La Regione Puglia, per questa prima edizione unificata di Salone del Gusto e Terra Madre (perché, come spiegano dal capoluogo sabaudo, l’universo della gastronomia e del mangiare bene non può prescindere dalla figura dell’agricoltore) ha scelto di puntare sul marchio Prodotti di Qualità Puglia, “perché –- sottolinea Stefàno è coerente con la nostra strategia regionale di investire sulla Tracciabilità del prodotto e di puntare al valore dell'autenticità”. 
Autenticità, dunque, quale asset strategico che accompagna le politiche di sviluppo regionali e che trova solidità nel "Marchio Prodotti di Qualità Puglia", definitivamente avviato dopo una severissima valutazione dell'UE. Domani il marchio Prodotti di Qualità Puglia sarà presentato alla stampa nazionale con un appuntamento prestigioso: con l’assessore Stefàno anche il presidente della Regione Nichi Vendola e il patron di Slow Food Carlo Petrini.
“Il Marchio, che presenteremo alla stampa anche in questa prestigiosa rassegna – conclude l’assessore Stefàno - si pone l’obiettivo di accompagnare i nostri produttori in un mercato mondiale troppo spesso violentato dalla contraffazione e dai “falsi d’autore”. Da un lato, quindi, vogliamo difendere le produzioni pugliesi dalle imitazioni e, dall’altro, valorizzare e mettere in evidenza le qualità organolettiche e l’autenticità di una tradizione antica che è tornata ad essere orgoglio identitario di una intera comunità regionale.”
di Vincenzo Matano

giovedì 25 ottobre 2012

Parità di genere, Vendola mette in mora in Consiglio Regionale. Curto: "Spot a buon mercato. Il Consiglio è autonomo"

Nichi Vendola
Ogni occasione è buona per fare campagna elettorale. Perchè no, anche l'attività istituzionale, entrando nelle prerogative proprie degli altri organi con la consueta prepotenza e personalità.
Nichi Vendola bacchetta Introna e il Consiglio Regionale sulla legge per la rappresentanza di genere nelle liste per le elezioni regionali, forse anche per spostare l'attenzione sui suoi problemi giudiziari, legati alla richiesta della Procura di una condanna ad 1 anno ed 8 mesi di detenzione per abuso d'ufficio nella vicenda che vede coinvolto il Presidente della Giunta insieme all'ex general manager della Asl di Bari Lea Cosentino.
Lo fa con una lettere inviata al Presidente del Consiglio Onofrio Introna per sollecitare i lavori della VII Commissione sulla rappresentanza di genere.
"Caro Presidente, le 30.000 firme raccolte per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare 50/50 sul riequilibrio della rappresentanza di genere, avanzata da una larga platea di donne, appartenenti ai partiti, ai movimenti, alle associazioni e agli enti di parità meritano una risposta immediata da parte del Consiglio regionale.
Ti invito pertanto a sollecitare e a vigilare affinché i lavori della VII Commissione consiliare abbiano, nella prossima seduta, all’ordine del giorno l’esame della proposta di legge su “Disposizioni in materia di riequilibrio della rappresentanza di genere nelle elezioni del Consiglio Regionale”, come da impegno preso martedì 16 u.s. con le donne del Comitato Promotore. Mi auguro altresì che la discussione arrivi in Consiglio quanto prima in modo da scongiurare quanto accaduto in altre Regioni in tempi recenti. Noi sappiamo quanto male farebbe alla politica un incidente di percorso di questo genere".
Si tratta di "una palese delegittimazione del ruolo del Presidente dell’Assemblea di Via Capruzzi, una interferenza grave e intollerabile sull’autonomia del Consiglio regionale, una pressione indebita nei confronti del Presidente della Settima Commissione,e, soprattutto, un atto di arroganza politica che va da subito respinto con forza al mittente”.
Lo sostiene Euprepio Curto, consigliere regionale di Futuro e Libertà, che in una nota attacca frontalmente Vendola, all’indomani della lettera con cui, sul tema della parità di genere, il Governatore della Puglia aveva “sostanzialmente messo in mora Introna, la settima Commissione e lo stesso Consiglio regionale”.
“Non è questione di merito – dichiara Curto - anche se andrebbe rilevato che la nuova legge elettorale della Regione Puglia dovrà affrontare anche altri temi importanti almeno quanto la parità di genere, ad iniziare dalla revisione di quei meccanismi che consentono, sia pure all’interno della medesima lista, l’attribuzione di seggi e l’elezione di candidati appartenenti alle province col maggior numero di elettori , nonostante che le liste in questione abbiano ottenuto percentuali inferiori rispetto alle omologhe di altre province e gli stessi candidati abbiano ottenuto un minor numero di preferenze”.
Euprepio Curto
“Ma ciò che è intollerabile – sottolinea l’esponente Fli – è che Vendola possa continuare a pensare che non solo i consiglieri regionali, ma anche tutti i pugliesi abbiano l’anello al naso, e cioè che non comprendano che tutta questa sua presunta passione civile è mossa da un solo, esclusivo e cinico interesse: quello di abbandonare la Puglia, così come il fatal Schettino fece con la nave che lui stesso aveva condotto sugli scogli, dopo aver capitalizzato consensi elettorali con spot a buon mercato”.
“Allora – incalza Curto – siccome Vendola non può illudersi di sottrarsi al processo (politico, s’intende!) che ne deriverà, faccia almeno una sola cosa: si presenti in aula (a via Capruzzi, è chiaro!) e renda dichiarazioni spontanee, dicendo chiaramente se ha intenzione di rimanere alla guida della Puglia, oppure (da qui la fretta per l’approvazione della riforma) andar via”. 
“Resta una gravissima violazione – conclude Curto – delle regole elementari sui cui deve poggiare il rapporto, distinto e autonomo, tra esecutivo e assemblea, che, in questa vicenda ha visto, tra le altre, la delegittimazione della figura e della funzione di un Presidente di Consiglio regionale apparso succube e prono ai diktat del Presidente della Regione. Il Presidente Introna ne prenda atto, e, prima che Vendola prenda il largo, presenti egli le sue personali dimissioni”.

martedì 23 ottobre 2012

Province, la Regione decide di non decidere. E di Vendola nessuna traccia.

Alla fine il Consiglio regionale ha deciso di non dover decidere. Nonostante alcune dichiarazioni in senso contrario anche all’interno della maggioranza (come quella del consigliere del Pd Caracciolo, per cui “La Regione non doveva abdicare al suo ruolo”) alla fine è stato approvato a maggioranza (astenuto Giovanni Alfarano -PdL, con gli unici voti contrari di Eupreprio Curto - Fli e Ruggiero Mennea - PD) la relazione dell’assessore al Federalismo Marida Dentamaro sul nuovo assetto delle Province in Puglia. 
Un consiglio regionale più che dimezzato, che ha visto in aula al momento del voto soltanto 20 consiglieri (sui 70 eletti) anche perché il Pdl ha preferito uscire dall’aula e non partecipare al voto. 
Il dispositivo proposto dal presidente del consiglio Onofrio Introna, prende atto delle deliberazioni dei consigli comunali e delle dichiarazioni dei sindaci pervenute e chiede al Governo nazionale di attenersi alle volontà espresse degli enti locali, come rappresentate negli atti deliberativi degli stessi. 
La relazione, rivista nella stesura originaria, soprattutto per quanto riguarda gli atti deliberativi assunti dai Comuni della provincia di Brindisi con l’acquisizione dell’atto formale dell’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, invita anche il Governo e il Parlamento al superamento delle criticità rilevate in relazione alla mancanza dei requisiti minimi demo-territoriali previsti. 
L’assemblea ha preso atto anche del fatto che, allo stato, per la provincia di Barletta-Andria-Trani “non vi è materia né spazio per la formulazione di proposte o pareri regionali”. 
Di conseguenza l’istituenda Città metropolitana di Bari risulta costituita dai comuni delle provincia di Bari, escluso il Comune di Molfetta che ha espressamente dichiarato di non voler aderire e compreso il comune di Fasano che ha deliberato l’adesione a seguito di referendum. 
La Provincia Brindisi-Taranto comprende i comuni facenti parte delle due province soppresse fatta eccezione per Fasano e per quelli che hanno aderito alla provincia di Lecce avendo il requisito della continuità territoriale (Cellino San Marco, Erchie, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Torre Santa Susanna). 
La Provincia di Lecce comprende i comuni già facenti parte della stessa provincia nonché quelli delle province di Brindisi e Taranto, avendone il requisito della continuità territoriale, che hanno optato per il passaggio alla stessa provincia di Lecce: Cellino San Marco, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vemotico, Torre Santa Susanna, Erchie, San Donaci e Torchiarolo (BR) e Avetrana (TA). 
“Il rischio è quello di dar vita ad un riordino..disordinato, dove a farne le spese, come sovente avviene, saranno i servizi offerti al cittadino e la stessa governabilità dei territori. D'accordo con le osservazioni dell'assessore Marida Dentamaro, occorre fare scelte - noi aggiugiamo, coraggiose - in grado di corrispondere alle situazioni e alle esigenze vere dei territori. E invece pare che si vada nel senso opposto dei criteri di ordine esclusivamente quantitativo. In realtà ancora una volta vengono alla luce i ritardi dell'attuale governo regionale pugliese che sottolineano un disinteresse, un non volere assumere responsabilità nei confronti sia delle realtà locali quanto del governo nazionale. Il risultato? Il caos”. Così ha commentato il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. 
Di parere completamente opposto, invece, il capogruppo Pd Antonio Decaro, secondo cui “la Regione Puglia rispetterà l'autonomia dei comuni e dei sindaci pugliesi che hanno rimesso alla nostra attenzione le decisioni che hanno assunto in merito alla riorganizzazione delle province. Per questo trasmetteremo tutte le delibere e gli atti al governo nazionale che in questa maniera potrà valutare se, e come, ottemperare alle volontà dei Comuni e dei sindaci della Puglia". 
Nichi Vendola, le primarie nel mirino, la Puglia nell'oblio
Secondo Decaro "il governo, dopo aver deciso, sbagliando, di non sopprimere più le Province, ha provveduto, con le norme inserite nella Spending Review, a ridefinire le funzioni di Area vasta con le Province come Ente di riferimento. In questa ottica - spiega - il governo a previsto una riorganizzazione delle Province in base a criteri che tengono conto dell'ampiezza territoriale e della popolazione residente. E ha dato ai territori soltanto l'illusione di poter partecipare attivamente alla riorganizzazione delle province. Una partecipazione meramente eventuale perché, in ogni caso, la decisione finale spetta comunque al governo. Allora - conclude - noi daremo all'Esecutivo tutti gli strumenti per decidere, trasmettendogli le delibere dei consigli comunali, gli atti e le dichiarazioni dei sindaci che abbiamo ricevuto". 
Senza però decidere alcunché nel merito. 
Intanto di Nichi Vendola, ieri pomeriggio a Bari nessuna traccia. 
Il Governatore è troppo impegnato nella sua campagna elettorale per le primarie del centrosinistra per avere a cuore le sorti della Puglia, terra di cui, fino a dimissioni, è ancora Governatore, ma di cui sembra essersi completamente dimenticato.

martedì 16 ottobre 2012

Idv contro Idv, mentre il Consigliere regionale finisce nella retata antipedopornografica

Idv contro Idv. Ovvero quando la distanza tra gli eletti ed il partito è elevata. Ovvero ancora, quando non si riesce a capire quando si parla a titolo personale o quando si parla in nome del partito di cui si è consiglieri, o dirigenti. 
A puntare il dito sul gruppo consiliare alla Regione Puglia dell’Idv (probabilmente anche perché due dei quattro componenti hanno formalmente aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”) è Giacinto Fiore, che chiede chiarezza e trasparenza su come il gruppo consiliare ha speso i soldi a disposizione. 
“Le dimissioni della Governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, provocate dalla gestione “allegra”dei fondi pubblici destinati a finanziare le attività dei gruppi consiliari – scrive in una nota Giacinto Fiore - impone una riflessione seria sul tema. Lo scandalo si sta estendendo in altre Regioni”. 
“Per quanto ci riguarda, nello specifico dell’organizzazione del Gruppo Idv nella Regione Puglia, bisogna rimarcare la completa assenza di comunicazione e raccordo politico sotto ogni aspetto, con il gruppo dirigente del partito. Inoltre,il gruppo Idv ha perso la sua originale composizione, in quanto sia l’ex-capo gruppo Schiavone, che il Consigliere Gianfreda, hanno aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”. Nonostante ciò, si è continuato a rilasciare dichiarazioni ambigue e prive di elementi di chiarezza, sull’appartenenza o meno all’Italia dei Valori”. 
Sono due, dunque, i piani di riflessione politica sottolineati dal segretario provinciale barese dell’Idv. Non soltanto la gestione economica del gruppo, a suo dire non chiara, ma soprattutto l’autorevolezza e la rappresentanza del partito, troppe volte ambigua. 
In altre parole: chi rappresenta l’Idv a Bari? Gli eletti o i quadri dirigenti? 
Poi Fiore prosegue ed affonda. 
“Si rende necessario, in questa fase,dissipare ogni dubbio sulla gestione dei fondi assegnati al gruppo Idv in Regione, sia con riferimento al passato, sia in relazione all’attuale gestione affidata al gruppo che si rivede in Idv, attualmente in Consiglio Regionale. (Nicastro-Mazza)”. 
“Ci chiediamo quali siano nel dettaglio, le spese di gestione del gruppo IDV o le iniziative politiche o di studio che hanno promosso, dando fondo quasi interamente a tutti i fondi a disposizione. Sarebbe curioso conoscerne i dettagli. Visto che , non hanno mai dato contributi al partito, che ha sempre finanziato le sue manifestazioni politiche con proprie risorse economiche”. 
“Ci sentiamo –sottolinea Fiore - in dovere di prendere le distanze da questa gestione dissipata del denaro pubblico. In una fase di contestazione di tutto l’assetto del sistema dei Partiti,giustificato dalla rabbia dei cittadini e nel mentre ci accingiamo a dare avvio alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e di altri privilegi della casta,sarebbe opportuno fornire tutti gli elementi di chiarezza e trasparenza, sulle attività del gruppo consiliare svolte e finanziate grazie ai contributi pubblici dei cittadini”. 
Eì l’Idv stesso, dunque, a parlare di “gestione dissipata”, di mancata trasparenza e di gestione ambigua, del gruppo Idv alla Regione Puglia. 
Soltanto un attacco diretto contro l’ex capogruppo, passato alla corte di Michele Emiliano? 
O c’è dell’altro? Non ci è dato saperlo. Di fatto registriamo tensioni all’interno di un partito che, ad oggi, si trova a metà strada tra un’alleanza organica con il centrosinistra e la voglia di restare alternativo “nudo e puro” (anche se poi di purezza non ci sembra proprio il caso di parlare…). 

E proprio nei giorni scorsi un’altra tegola è arrivata su Aurelio Gianfreda. Al consigliere regionale ex Idv, attualmente dei “Moderati per Emiliano” è stato, infatti, notificato dalla Procura di Lecce un avviso di chiusura indagini in un procedimento che lo vede a rispondere della pesante accusa di detenzione di materiale pedopornografico. 
Non è il caso, in questa sede, approfondire ulteriormente questo argomento (le carte della procura parlano di 69 supporti ottici sequestrati, due dvd ritrovati, centinaia di foto e filmati pornografici con protagonisti anche minori), il procedimento è in piedi e le accuse dovranno essere accertate in giudizio. 
Michele Emiliano
Ci preme soltanto, adesso, sottolineare come ancora una volta bisogna bacchettare Michele Emiliano. 
Caro sindaco. Possibile che ancora una volta non hai prestato adeguata attenzione nei confronti di chi ti è vicino? 
Non bastano i pacchetti di voti o la caratura politica delle persone a formare un gruppo politicamente e moralmente sostenibile. Non era da oggi nota la vicenda che vede coinvolto il consigliere regionale. Era davvero il caso di “imbarcarlo”, pur di incrementare i propri numeri?
Faccia le sue considerazioni, sindaco, e ne tragga le conseguenze. A volte è anche una questione di stile e di dignità.

di Roberto Mastrangelo

venerdì 5 ottobre 2012

Trasparenza e controlli in Regione, ma per Vendola è campagna elettorale


“Siamo ad un passaggio davvero drammatico della vita democratica del Paese, ciascuno è chiamato a dare un buon esempio. Mi si consenta di farlo in modo unilaterale, come un atto di responsabilità: io taglio il mio emolumento di altri 50 mila euro all’anno”. Queste le parole di Nichi Vendola in una lettera al presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna annuncianti la decurtazione del proprio compenso. E spuntano immediatamente le prime polemiche. Dall’opposizione del Pdl l’accusa di essere una manovra elettorale: “Se, com’è praticamente scontato, dovesse candidarsi al Parlamento alle imminenti elezioni politiche, sarebbe chi gli succederà a pagare il conto della sua auto-propaganda”, accusa il vice presidente dell’Assemblea Nino Marmo, “alla sua indennità provvederebbero comunque gli Italiani senza alcuna decurtazione attraverso la Camera, se non il Ministero, di destinazione”.
Trasparenza, controlli di bilanci e risorse da affidare alla Corte dei Conti e una drastica riduzione dei fondi destinati ai gruppi consiliari come richiesto dal Governo centrale. La Puglia è già al lavoro: on line i bilanci di tutti i gruppi consiliari, rendiconto delle spese già al vaglio della Corte dei Conti e cifre a prova di fantomatici Batman. I conti del 2011 relativi ai rimborsi dei gruppi, in realtà, erano già buoni se paragonati ad altre Regioni: poco più di 700mila euro. I pidiellini hanno avuto una spesa di 163mila 700 euro, con 21 consiglieri, seguiti dai 135mila euro del Pd, che di consiglieri ne ha 16. E poi i 94mila di Sel, che però ne ha risparmiati 4mila, aggiungendoli ai 20mila di avanzo di cassa del 2010, e la “Puglia per Vendola”, che ne ha spesi 50mila, rispetto ai 58 disponibili. All’Italia dei Valori si fermano a 53mila euro, che diventano 62mila e 700 per “La Puglia prima di tutto”, lista che elesse Raffaele Fitto Governatore, mentre i centristi dell’Udc si fermano poco al di sopra dei 50mila. Tutti gli altri scendono al di sotto di quella soglia. C’è chi ha anche deciso di fare di più. Pdl e Pd hanno deciso di restituire alla Regione una parte dei loro avanzi di cassa. 33mila euro di avanzo e 13mila restituiti dal Pd e 85mila euro di avanzo di cassa per il Pdl che si dice pronto a fare lo stesso, ma per il momento tergiversa dichiarando tramite Palese: “Purché siano utilizzate per spese sociali e non finiscano in un unico calderone che alimenti spese improduttive, che ancora esistono in settori della Regione gestiti dalla sinistra”.
Ma la Puglia non è così virtuosa nel campo degli sprechi. Tante sono le agenzie, consorzi ed enti presenti sul territorio senza alcun senso di esistere e finanziate lautamente con soldi pubblici così come denuncia il presidente della Bat Ventola: “E’ il caso dell’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali). Un’agenzia che, formalmente si dovrebbe occupare di tutte le attività preventive contro gli incendi forestali ma che sostanzialmente fa ben altro”.
Ma in tema di spending review e, sulla scia degli scandali della Regione Lazio, in tutta Italia i governatori ricorrono ai ripari tanto da chiedere al Governo, tramite provvedimento lampo, un decreto che fissi dei criteri di spesa per le Regioni. Insomma, Vendola sembra essere parzialmente ricorso a ripari anticipando i tempi.
di Andrea Dammacco

sabato 29 settembre 2012

Ficei Puglia, Rollo il nuovo coordinatore

E’ Marcello Rollo, Presidente dell’ A.S.I. di Brindisi, il nuovo Coordinatore della F.I.C.E.I. Puglia, Federazione Italiana Consorzi Enti Industriali, la cui associazione territoriale è stata costituita nel 2011 dai cinque Consorzi per le Aree di Sviluppo Industriale della nostra regione con il compito di rappresentarli in forma unitaria e di assicurare loro la tutela e l’assistenza nel perseguimento dei fini istituzionali. Fra questi: il miglioramento della competitività di ogni singolo Consorzio e delle imprese insediate nel territorio di competenza; il monitoraggio dei bisogni e del livello di soddisfazione dei portatori di interesse; il miglioramento dei servizi reali alle imprese mediante la valorizzazione delle eccellenze esistenti sul territorio; il coordinamento dei servizi erogati e la creazione di nuovi servizi.
Rollo succede all’on. Franco Mastroluca il quale, al termine dell’incarico semestrale, ha ringraziato il Comitato dei Presidenti per la preziosa collaborazione offerta nel corso del suo mandato.
“Lo Statuto della FICEI Puglia è chiaro -ha affermato Mastroluca- il ruolo di Coordinatore è assegnato, a rotazione, fra ciascuno dei Presidenti dei Consorzi aderenti e, dopo il Presidente di Taranto Emanuele Papalia al quale ho avuto il piacere di succedere, ora è la volta del rappresentante del Consorzio brindisino, chiamato a tale incarico con volontà unanime da parte di tutti i presenti”.
“Una nomina che m’inorgoglisce -ha dichiarato il neo Coordinatore-, e ringrazio per la fiducia attribuita alla mia persona che ricambierò profondendo il massimo impegno finalizzato a migliorare, ancor più, le essenziali funzioni svolte dai Consorzi industriali. Con tale spirito, -ha concluso Marcello Rollo- continueremo a perseguire taluni obiettivi strategici, ossia la riqualificazione delle aree industriali e la promozione di tutte le condizioni utili a nuovi insediamenti”.
E’ stata infine auspicata da tutti i Presidenti dei Consorzi Asi, una proficua sinergia con la Regione Puglia, nel solco di quanto realizzato fino ad ora, tesa a sviluppare ulteriori ed incisive politiche industriali, oltre alla necessità di un definitivo consolidamento dei rapporti di reciproca collaborazione con le Amministrazioni Comunali.
di Annalisa Tatarella

mercoledì 26 settembre 2012

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

giovedì 20 settembre 2012

Accorpamento delle province. Curto: "Attenzione alle aperture di Stefàno"

Si è svolta questa mattina a Brindisi un tavolo di confronto tra la Provincia e i sindaci per conoscere le posizioni ufficiali dei vari Comuni scaturite dai relativi Consigli Comunali in riferimento al piano di riordino delle province pugliesi imposto dal governo Monti alla Regione Puglia. 
Un ulteriore passo necessario per poter poi presentare alla Regione Puglia una proposta concreta che rappresenti al meglio le esigenze del territorio. 
Questa è in sintesi la decisione scaturita dalla lunga riunione tenutasi questa mattina nel salone di rappresentanza della Provincia, aperta a tutti i Sindaci del Brindisino e ai Consiglieri regionali del territorio, nonché alle organizzazioni sindacali. 
Incontro voluto dal Presidente della provincia Massimo Ferrarese per illustrare quanto è emerso dal confronto avuto il 18 settembre con il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, e il Sindaco di Brindisi, Mimmo Consales. 
“La legge del 7 agosto ci toglie tutta la forza contrattuale che avremmo potuto avere e prevede che la nostra Provincia venga cancellata facendo diventare città capoluogo della nuova realtà provinciale il capoluogo con più abitanti, ovvero Taranto. Adesso quello che possiamo fare è lavorare con diplomazia, nel bene di tutti”. 
“Appurato che le Istituzioni leccesi, che non si sono presentate allo scorso incontro con quelle brindisine e tarantine, non sono disponibili a fare altro che una annessione dei Comuni che volessero accorparsi alla loro Provincia. Si è preferito quindi giungere ad un indirizzo comune con Taranto, grazie alla apertura del Sindaco Stefàno, che, se confermato, ci porterebbe alla costituzione di una “super provincia” Brindisi-Taranto, con un capoluogo a due teste che consenta alla nostra città di mantenere la propria dignità. Una Provincia destinata a diventare la più importante della Puglia considerate le potenzialità dei due territori” ha premesso il Presidente Ferrarese che ha così evidenziato le risultanze positive dell’incontro di martedì scorso”. 
Perplesso sull’apertura a questa ipotesi da parte del presidente della provincia di Taranto Florido è stato il consigliere regionale di Fli Euprepio Curto, presente all’incontro di questa mattina. 
“Non so dire se l’apertura all’ipotesi di una Provincia con due capoluoghi (Brindisi e Taranto) da parte del sindaco del capoluogo ionico, Ippazio Stefàno, troverà il consenso del Presidente Florido, assente ingiustificato all’incontro odierno (il dubbio è che anche sotto quel cielo vi siano molte e cruenti contrapposizioni … ), o costituirà esclusivamente un’altra puntata di uno spettacolo politico fino ad oggi, invero, poco edificante”. 
“In qualsiasi caso – ha quindi proseguito Curto - anche ove questo risultato dovesse essere raggiunto, sarebbe assolutamente necessario poter contare anche sulla garanzia che nessun comune della provincia di Brindisi prenda le strade minacciate fino all’altro ieri: molti in direzione Lecce, altri verso Taranto. Anche perché, se ciò dovesse accadere, dovremmo inesorabilmente registrare il sostanziale sfaldamento di quella che dal 1926 è stata la Provincia di Brindisi, e pertanto anche la ipotizzabile vittoria politica del Presidente della Provincia di Brindisi e del Sindaco del capoluogo messapico nel concreto si tradurrebbe in una vittoria di Pirro, e quindi in una autentica beffa”.

martedì 18 settembre 2012

Energia rinnovabile, passa la legge. Perplessità sui controlli. Curto "Varchi sull'aggressione dell'economia illegale"

Fonti rinnovabili e trivellazioni petrolifere. Il consiglio regionale della puglia, nella sua seduta conclusasi da poco, ha confermato le sue scelte. L’opposizione ha scelto la via dell’astensione, con l’intenzione di sottolineare comunque i punti di criticità di una legge, quella approvata dalla maggioranza, che soprattutto un materia di controlli e di accertamenti avrebbe dovuto, e potuto, essere notevolmente migliorata. 
È con l’astensione dell’opposizione infatti, che il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che regola l’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Una astensione non nel merito della scelta ma relativa alla “preoccupazione di una mancanza di regolamentazione più incisiva del settore”. 
E la scelta della Puglia risulta ancor più significativa se rapportata all’assenza dello Stato in questo settore. “Non abbiamo ancora un Piano energetico nazionale di riferimento” – ha sottolineato l’assessore Loredana Capone. Quello del governo centrale per l’assessore Capone è un grave carenza che inibisce la presenza di numerosi investitori, che per questa carenza considerano la piazza italiana poco affidabile. 
Ma la Puglia invece continua a perseguire l’obiettivo della prima ora: la green economy in una prospettiva di medio e lungo termine in cui si consenta una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla Regione. 
“Questa legge – ha ribadito l’assessore Capone – propone un quadro normativo chiaro, coerente e utile per ridare certezze e fiducia agli investitori e stimolare una ripresa di una green economy sostenibile, partecipata efficiente ed inclusiva”. 
La scelta della Regione Puglia, secondo Michele Losappio (capogruppo Sel) è in contrapposizione a quella del governo Monti che va nella direzione del petrolio e dei rigassificatori: “oggi noi in questo contesto, ribadiamo il nostro no”. Anche il capogruppo del Pdl Rocco Palese conferma l’attenzione alla tutela ambientale e conferma la presenza anche del Pdl alla prossima manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia, contro le trivellazioni, ma “avvertiamo però la necessità di tenere alta la guardia per evitare che lo sviluppo delle fonti rinnovabili non diventi un’arma contro il territorio”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dell’Udc, Salvatore Negro, che sollecita l’istituzione dell’anagrafe degli impianti un regolamento che disciplini le installazioni di fotovoltaico e pale eoliche. 
Per Giovanni Epifani (Pd), quella della Puglia è una scelta di campo: “sfruttiamo al massimo quelle che sono le nostre risorse, sole e vento. No al petrolio, che non è, e non può diventare una nostra ricchezza”. Gli stessi no ribaditi dal capogruppo de la Puglia per Vendola, Angelo Disabato. 
Per il capogruppo della Puglia prima di tutto, Francesco Damone è necessaria un particolare attenzione alle strutture burocratiche che devono poi applicare la legge e che “ignorano da mesi una serie di domande presentate da aziende con grandi competenze nel settore”. 
Anche il consigliere Patrizio Mazza ha espresso la preoccupazione che “una indiscriminata installazione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici possa diventare un boomerang per il territorio pugliese”. 
Il consigliere regionale Euprepio Curto, di Fli, ha così giustificato la sua astensione. 
“Ho ritenuto opportuno non partecipare al voto della Proposta di Legge recante Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quale sia pur flebile protesta contro un governo regionale e una maggioranza che, dopo aver giudicato importante ed opportuna la Proposta di Legge finalizzata alla istituzione dell’anagrafe storica degli impianti eolici e fotovoltaici, di cui ero primo firmatario, l’ha sostanzialmente demolita aprendo varchi inquietanti all’aggressione dell’economia illegale”. 
“Per quanto mi riguarda – prosegue Curto – avrei insistito anche sulla richiesta di numero legale (al di là e al di sopra dell’effettivo conseguimento del risultato) quale segnale politico ad un governo regionale e ad una maggioranza che stanno facendo strame di gran parte della opposizione, anche a causa delle posizioni ondivaghe assunte costantemente da alcune forze politiche”. 
“Ma dispiace soprattutto – conclude Curto – per la grande occasione perduta per mettere ordine ad un settore che fino ad ora ha solamente devastato il territorio pugliese senza contribuire, neppure in minima parte al suo rilancio economico ed occupazionale”. 
Così, invece, il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano: “Conferma di una linea politica che mette al primo posto la tutela dell'ambiente e invito alla partecipazione attiva alla manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia per ribadire il no di tutta la comunità pugliese alle trivellazioni in Adriatico. È questa la posizione del Pdl pugliese che però esprime anche dubbi, forti dubbi in merito all'approvazione della proposta di legge che vorrebbe regolare l’uso dell’energia da fonti rinnovabili”. 
“È vero che l'attenzione alla green economy consente una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla regione, ma è altrettanto vero che questo sviluppo in materia energetica richiede, a maggior ragione nel Sud Italia, regole ben precise e controlli altrettanto rigorosi”. 
“Altrimenti c'è il pericolo di ottenere un risultato che è esattamente all'opposto di quello prospettato con il rischio, in alcune zone della Puglia è già realtà, di favorire lo sviluppo di nuove armi a danno del territorio stesso e delle sue peculiarità sociali, culturali, economiche. Purtroppo, i segnali non sono dei più incoraggianti: continua a mancare l'anagrafe degli impianti e un regolamento che disciplini la installazione degli stessi, soprattutto con riferimento al fotovoltaico e all'eolico, mentre la burocrazia procede senza quelle precise linee guida che tocca alla politica definire Non è questa la tutela ambientale che vogliamo, seppure ci sia condivisione di intenti in materia, il centrosinistra pugliese ha ancora una volta mostrato un'ambigua incapacità nell'amministrare e tutelare il territorio, salvaguardando al contempo la salute dei cittadini” ha concluso Cassano.

mercoledì 5 settembre 2012

Switch-off, ancora caos in Puglia, chiesti chiarimenti ai network televisivi

Lo switch off in Puglia ha avuto, e sta tutt’ora avendo, nonostante siano ormai passati tre mesi dal passaggio al digitale terrestre, notevoli problemi. 
E in Puglia si corre ai ripari: interventi sulla sintonizzazione e sul “puntamento” dei ripetitori, più controlli e informazione ai cittadini. L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, informa il presidente Onofrio Introna, ha preso atto del pacchetto di iniziative messe a punto dal Corecom, per affrontare “le disfunzioni che si verificano quotidianamente dopo lo switch off”. 
Tra segnali perduti, canali oscurati, disturbi e interferenze, i pugliesi sono quasi tutti alle prese con i disagi sperimentati da mezza Italia, tanto da non poter più vedere spesso i programmi tv preferiti. E i problemi sono aggravati dalla mancanza di notizie, dato che le campagne informative sono terminate a maggio. 
A tre mesi dall’avvento del digitale, i problemi maggiori si riscontrano tra Capitanata e Subappennino, a Bari, nella Bat e in qualche paese nel Salento. Nelle ultime settimane la Rai, soprattutto, e Mediaset hanno mostrato criticità senza rimedio. Il Corecom, attraverso le segnalazioni raccolte dalle associazioni dei consumatori, ha predisposto una tabella delle disfunzioni sull’intero territorio regionale. 
Secondo tecnici e antennisti, i problemi si protrarranno ancora per parecchio tempo, perlomeno fino alla fine dell’anno. 
Il consiglio è sempre di tentare una nuova sintonizzazione delle frequenze, nella speranza di ritrovare i canali persi, affidandosi al caso, al vento e alla fortuna. 
“Pur considerando che la Regione non ha competenze e che la materia fa capo al Ministero delle Comunicazioni – fa notare Introna – il Corecom ha cercato di venire incontro alle attese degli utenti, mettendo in atto alcune misure di pronta attuazione”. 
Si va dalla convocazione presso il Corecom dei responsabili Rai, Mediaset e La 7 per rivedere il puntamento degli impianti nelle zone ad alta criticità, con la collaborazione dell’Ispettorato Territoriale delle Comunicazioni. Rai e Mediaset dovranno anche correggere la cattiva sintonizzazione dei ripetitori e dare ampia comunicazione all’utenza sulle soluzioni. 
Saranno coinvolte le emittenti locali che hanno a loro volta problemi di diffusione del segnale e si punta a consolidare il rapporto con le associazioni dei consumatori, per continuare il monitoraggio, attraverso i loro punti di ascolto. 
Spiegazioni e risposte dei tecnici Rai e Mediaset verranno diffuse sui siti istituzionali di Regione e Comuni. Verranno inoltre pubblicizzati i numeri assegnati alle emittenti sul telecomando, per facilitare il riconoscimento tra le tante frequenze disponibili. 
Ma intanto qualità della ricezione dei canali a picco dopo il passaggio generale al digitale: i Consigli regionali e il coordinamento dei Corecom sollecitano l’intervento del Ministero dello sviluppo economico. 
Un incontro urgente è stato chiesto al ministro Passera dal referente nazionale per la comunicazione della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, Onofrio Introna. 
“La transizione al digitale terrestre sta provocando disagi in quasi tutta Italia”, osserva il presidente del Consiglio regionale della Puglia, interprete delle disfunzioni che si verificano dovunque. “Attraverso le Associazioni dei consumatori – segnala Introna al ministro - i Comitati regionali per le comunicazioni raccolgono le proteste di tantissimi cittadini e di intere comunità, soprattutto nel Mezzogiorno. Pressochè l’intero Paese lamenta disfunzioni che arrivano in non pochi casi ad impedire o a cancellare del tutto la visione dei programmi preferiti”. Tanto vale, in particolare, per Rai e Mediaset, ma anche per La7 e le antenne private locali e “comporta di fatto un parziale, quando non totale, black out dell’informazione. Un deficit di democrazia, una situazione “inaccettabile”, fa notare il presidente pugliese, “tanto più di fronte alla corresponsione di canone da parte degli utenti, come accade per il servizio pubblico”. 
“Il tavolo col ministro – anticipa Introna - servirà a rappresentare le doglianze infinite dei cittadini”: assenze di segnale, canali introvabili, confusione delle frequenze, problemi di sintonizzazione, disturbi e interferenze di ogni genere. “Il passaggio al digitale è stato gestito dal Governo nazionale e le Regioni lo stanno subendo. In materia non hanno competenze, possono giocare solo un ruolo di supporto, di assistenza agli utenti e di sollecitazione, come intendiamo fare contando sulla sensibilità del ministro Passera”, aggiunge il referente dei Consigli regionali. 
Da qui, “in considerazione delle difficoltà generalizzate dopo lo switch off in tutto il Paese, l’esigenza di un confronto urgente a Roma, d’intesa con il Coordinamento nazionale dei Corecom, allo scopo di verificare ogni opportuno intervento si renda necessario per superare o limitare i disagi degli utenti”. 

Per la Puglia necessario Governo di Salute pubblica. L'appello di Surico


Giammarco Surico
Di fronte al disastro annunciato e, purtroppo, divenuto realtà, non vi possono essere più deroghe: la Puglia ha bisogno urgente di un Governo di Salute pubblica, nel senso più letterale del termine. L’assessore Attolini prenda atto, con onestà intellettuale, che la situazione della sanità pugliese non può più essere gestita in questo modo e ne tiri le adeguate conseguenze.
Non ci sono più scuse. Il cartello <work in progress> esposto dal governo regionale davanti al cantiere sanità aperto ormai da oltre sette anni non è accettabile sotto alcun profilo, tantomeno quello della sicurezza e della salute dei cittadini pugliesi, costretti a fare i conti con una gestione schizofrenica, approssimativa e clientelare. E non bastano le verifiche-farsa propinate sino a questo momento. Occorre un cambiamento sostanziale che da un lato dia alla popolazione la certezza di servizi efficienti e ripristini il diritto sacrosanto a godere dei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla Carta costituzionale. Dall’altro restituisca dignità e rispetto al lavoro di tanti operatori della sanità che si dibattono tra difficoltà e condizioni di lavoro intollerabili, mentre restano irrisolte le questioni relative alle piante organiche, agli ex stabilizzati e a vertenze occupazionali aperte anche sul fronte della sanità convenzionata lasciate incancrenire.
È emergenza. Lo dicono i fatti. Il territorio pugliese sta pagando lo smantellamento sistematico di strutture d’eccellenza e di servizi primari, come accade per i Punti di primo intervento di Mola e di tutto il sud barese, per il centro Dialisi di Francavilla Fontana, ma anche per le Cardiologie-UTIC di Monopoli e Putignano la cui chiusura lascia praticamente scoperto tutto il territorio che va da Bari a Brindisi, ma anche tutto il Nord barese, trasferendo il peso, anche delle UTIC senza laboratorio di emodinamica - determinanti per intervenire tempestivamente con una angioplastica primaria salvavita - su quelle del capoluogo. Una decisione assurda che va nella direzione opposta della necessità di organizzare una rete territoriale interospedaliera per l’emergenza coronarica in modo da poter garantire a tutti i cittadini le cure migliori e più efficaci, ovunque risiedano.
Non va meglio sul fronte dell’organizzazione del personale che evidenzia discrasie e contraddizioni deleterie per il buon funzionamento di un ospedale e che vede la soppressione di reparti, di primari e direttori di strutture complesse a fronte di una domanda di salute sempre più stringente e specifica.
Le liste d’attesa s’allungano e c’è chi è costretto a rivolgersi al privato, se può, oppure, come accaduto ad una signora di Manduria, a girare per ben quattro ospedali prima di poter partorire in pace e in sicurezza.
Con la mancata classificazione per funzione degli ospedali e con un piano costruito in base a logiche che francamente non sembrano rispondere al bene collettivo, si è finito per bruciare risorse inutilmente, senza fermare l’emorragia degli sprechi, come dimostra anche la inquietante vicenda della riabilitazione psichiatrica a Bari.
Ciliegina sulla torta: il governo regionale pensa di poter continuare sulla lunghezza d’onda della propaganda, promettendo nuovi ed efficienti ospedali. Peccato che non vi sia la certezza delle risorse finanziarie.
(Consigliere Regionale Fli)

martedì 4 settembre 2012

La nave dolce, i torti e le ragioni di una polemica

C’è “una distanza inseparabile”, per dirla con Camillo Pennati, fra l’ovazione veneziana che ha accolto “La nave dolce”, il docufilm realizzato da Daniele Vicari sulla vicenda della Vlora, l’imbarcazione carica di migliaia di albanesi che nell’agosto del 1991 giunse a Bari, e i veleni di cui lo si è voluto caricare. Ne parlo, pur essendo componente del Consiglio di Amministrazione dell’Apulia Film Commission, coproduttrice del film, perché tutti gli atti relativi sono stati adottati in un’epoca antecedente al mio ingresso nell’organismo. Lo dico –sia chiaro- con rammarico e non con sollievo, perché credo che si tratti di una delle operazioni di maggior spessore realizzate in Puglia, della quale i miei predecessori, con in testa Oscar Iarussi (che ha finora serbato –certo per discrezione- un silenzio di cui non riesco a fare a meno di stupirmi), possono andar fieri. 
Il clima irrespirabile che su questa testata ha denunciato Fortunata dell’Orzo [link] (si è addirittura insinuato che la sua partecipazione al film nel ruolo di se stessa abbia tacitato o “comprato” un’inusuale indulgenza da parte sua) è creato, a mio parere, da un cocktail micidiale di malevola pitoccheria, di faide cortigiane, di palese e spero temporaneo ottundimento della capacità di analisi di alcune menti brillanti. 
Non essendo mai stato vendoliano faccio un po’ fatica a districarmi nei labirinti e nei pantani che accompagnano il vendolismo (del tutto seriali rispetto ai consimili luoghi del berlusconismo e del dalemismo); non essendo barese mi sfuggono probabilmente biografie e intersezioni della mappa del potere culturale. Tuttavia riconosco una sciocchezza quando la vedo: e le querimonie sulla Nave dolce su una ragguardevole mole di sciocchezze mi appaiono costruite. 
Si prenda il conflitto di interessi, tema serio e dirimente delle società complesse: il professor Onofrio Romano ne costruisce una mostruosa “versione retroattiva”, in base alla quale la sceneggiatrice de “La nave dolce”, Antonella Gaeta, si sarebbe trovata in fallo nel momento in cui è stata nominata, dopo le impreviste ed imprevedibili dimissioni di Iarussi, presidente di Apulia Film Commission. L’incarico di sceneggiatore non è stato conferito a Gaeta da Afc, né come presidente di Afc Gaeta ha adottato alcun atto di finanziamento della Nave dolce, ma all’occhiuta vigilanza dei Torquemada alle cime di rapa ciò non basta. Il professore anzi scrive che questo vulnus immaginario avrebbe dovuto essere “sanato”, anche se non è chiara la possibile sanatoria. 
Gli Azzeccagarburgli di circostanza suggeriscono sottovoce che Gaeta avrebbe dovuto “ritirare la firma” dalla pellicola. Per comprendere l’assurdità di una tale prospettiva, poniamo l’esempio di un pittore di fama che abbia venduto alcune sue tele ad una Pinacoteca pubblica, e che successivamente sia chiamato a presiedere l’organismo che questa pinacoteca amministra: according to Romano, dovrebbe togliere le proprie tele dagli spazi espositivi per riporle in qualche buio scantinato ovvero, con adeguati interventi di scolorina, rimuoverne la sua firma. Sono questi tristi paradossi la naturale conseguenza del far degradare il conflitto di interessi a slancio mistico o insulsaggine grillina. Vi è poi la questione del turpe intrigo di cui sarebbe stato vittima il filmaker barese Angelo Amoroso d’Aragona, il cui progetto di documentario “Lo stadio della Vittoria”, che aveva come oggetto la stessa vicenda, sarebbe stato boicottato (al punto che, come scrive Massimo Scagliarini nell’impresentabile articolo della “Gazzetta” [link], se ne sarebbero “perse le tracce”) per le proprie fosche mire da Silvio Maselli e Gigi De Luca (il film viene da una idea condivisa fra loro due e il produttore albanese Ilir Butka, idea per la quale –poveracci!- non hanno preso il becco di un quattrino, né mai lo prenderanno). Come i due gaglioffi hanno condotto il loro tristo proposito? 
Istruendo l’uno e approvando con altri il secondo la pratica di finanziamento del documentario di d’Aragona! Non sono un cineasta, ma, in caso, mi auguro di imbattermi sempre in sabotatori di tal fatta. Come che sia, “Lo stadio della Vittoria”, malgrado l’impegno del suo autore, non ha potuto essere realizzato, perché non è riuscito a convincere altri investitori pubblici e privati. Apulia avrebbe potuto produrre in proprio “Lo stadio della Vittoria” anziché “La nave dolce”, scegliere d’Aragona anziché Vicari? Certo. Avrebbe dovuto? Ne dubito assai. Non solo perché il nome di d’Aragona sarebbe stato forse meno appetibile di quello di Vicari per i coproduttori (Indigo Film, Rai Cinema e l’albanese Skan-dal), e perché forse si deve anche al credito di cui gode Vicari se “La nave dolce” verrà distribuito (in sala!) da Microcinema. 
Anche e soprattutto perché –e qui viene la parte conclusiva e cruciale di questo troppo lungo ragionamento- Apulia Film Commission non è la struttura burocratica con cui la Regione Puglia eroga servizi di vario genere all’industria cinematografica, ma uno strumento partecipato di attuazione della sua politica culturale. Una politica culturale che, ferma restando la sua ovvia discutibilità, rappresenta un punto decisivo delle attività del Governo Vendola, una modalità che ha cambiato in modo irreversibile la percezione della Regione in questo settore. 
È per uno strumento di questa ambizione che è valsa la pena scomodare intellettuali di vaglia come De Luca, Gaeta, Iarussi e Maselli (in rigoroso ordine alfabetico), per tacere delle validissime professionalità interne alla Fondazione. Non per una sorta di mini-ministero a cui strappare qualche lacerto di contribuzione, ma per una struttura complessa, che favorisce e stimola talenti e visioni, che “vende” la Puglia e le sue storie a produttori, ma anche a sceneggiatori in erba o collaudati, a registi e narratori, agli stessi pugliesi (per il tramite del circuito “d’Autore”). 
Una struttura che sceglie, che azzarda, che osa. Arte difficile in tempi di viltà, mi rendo conto. Ma separiamo, per favore, il terreno delle opinioni contendibili, delle legittime e benefiche critiche, delle doverose richieste di trasparenza (quella di Afc supera i gusti esigenti dell’Unione Europea, per esempio), dalle deduzioni senza premesse, dalle insinuazioni viscide, dalle follie dissennate. Non pretendo di gareggiare in dottrina e in acume con il professor Romano; ma egli dice che, se oggi consentiamo che un film nato in qualche modo da un’idea di esponenti dell’Afc sia prodotto dalla Fondazione medesima, domani un altro direttore o un altro amministratore potrebbero ideare e produrre un cinepanettone in sedicesimo a Trepuzzi senza che gli si possa imputare alcunché. Ecco, l’idea che la trincea del giudizio critico sia dannata ad occuparsi dei profili di correttezza formale di un’attività anziché dei suoi esiti mi pare un po’ raggelante; e che faccia intravvedere, in filigrana alla sussiegosa rampogna, il più becero dei qualunquismi. 
Perché –vedete- Vicari per “La nave dolce” ha scelto di acquisire la testimonianza di Fortunata Dell’Orzo, fra le decine di giornalisti che seguirono lo sbarco della Vlora, perché lei ne costruì il racconto (e lo “visse”) in maniera del tutto peculiare rispetto ai nostri colleghi. Una testimonianza diversa sarebbe stata illegittima? Naturalmente no. Ma narrare significa scegliere. Ed anche amministrare.

giovedì 30 agosto 2012

Legge elettorale: 50/50, anche in Puglia è urgente applicare il dettato costituzionale

Con settembre siamo già in piena fase di calendarizzazione dell’agenda del Consiglio Regionale pugliese: si dovrà discutere della nuova legge elettorale, dopo la bocciatura di quella attuale da parte della Corte Costituzionale e la predisposizione di un nuovo testo da parte del gruppo di tecnici della Prefettura. E, come prevede la disciplina in materia, è ovvio che debba essere messa in discussione la proposta di legge di iniziativa popolare regionale per il riequilibrio di genere nell’assise consiliare. 
Trentamila firme, il doppio di quelle necessarie, raccolte in tre mesi, la metà del tempo previsto dalla legge per la raccolta, un risultato a cui sono approdate tantissime donne di associazioni, organi di parità, forze politiche di ogni schieramento, ordini professionali e mondo universitario. 

Chiediamo a Francesca La Forgia, avvocato che ha contribuito a scrivere la proposta di illustrarci le principali novità in arrivo.
R. Vediamo un po’. Sono tre le proposte contenute nel testo: doppia preferenza alternata di genere: si possono esprimere nessuna, una o due preferenze; se se ne esprimono due, devono essere di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza; liste composte al 50/50, pena l’annullamento delle stesse (e non, come è attualmente previsto, una mera sanzione pecuniaria che quasi nessuna forza politica paga); spazi di propaganda elettorale mediatici paritari di genere. La questione più controversa, quella della doppia preferenza è stata già affrontata dalla Corte Costituzionale e risolta dalla stessa in senso positivo rispetto alla legge elettorale campana e all’art. 48 Cost., che prevede che il voto sia “personale e uguale, libero e segreto”; la Corte ha stabilito che la doppia preferenza alternata di genere è una possibilità in più offerta all’elettorato, assolutamente “non coattiva”.

Quindi ci avviamo ad una concreta affermazione della parità di genere, almeno in campo elettorale?
R. Il legislatore ha fatto tesoro di questo orientamento e, in un’ottica di legislazione primaria tutta da riformare dopo la novella dell’art 51 Cost. sul principio delle pari opportunità, avvenuta nel 2003, ha recentemente approvato anche alla Camera la doppia preferenza anche per le elezioni negli Enti Locali. Un approdo bipartisan, che sarebbe assolutamente auspicabile che avvenga anche in Puglia.

A quale altra legge vi siete ispirati per la stesura?
R. La proposta di legge pugliese si è ispirata a quella campana, con la variante del 50/50 e non del rapporto 1/3 – 2/3 nella composizione delle liste. Ma c’è una differenza ulteriormente importante: il fatto che sia un solido esempio di democrazia diretta di genere, perciò un’occasione da non perdere perché i palazzi così criticati tornino ad essere “case di vetro” in cui poter guardare in ogni momento e da cui poter essere guardati/e e verso cui vi sia una sana fiducia critica di cittadinanza attiva.

Le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra presenti in Consiglio hanno quindi una possibilità di riconciliazione con la società civile (ma tante altre devono esservi).Siamo sicuri che possiamo farcela ad approvare presto e bene questa proposta di legge.

di Fortunata Dell'Orzo

Legge elettorale Regione Puglia, per Curto la bozza non è condivisibile

“Se dovessero trovare conferma le ultime notizie relative alla bozza di riforma della legge elettorale pugliese, vorrebbe dire che i saggi incaricati della sua redazione sono meno saggi di come si potrebbe presumere”.
Usa ironia mista a sarcasmo l’ex senatore e consigliere regionale Euprepio Curto (Fli) nel commentare le ultime notizie sulla riforma della legge elettorale pugliese.
“Al di là di ogni facile polemica – ha poi dichiarato Curto – se il provvedimento dovesse giungere in aula penalizzando ancora una volta le province più piccole il mio personale voto sarà contrario, al di là e al di sopra di qualsiasi eventuale, ma improbabile, interesse personale a ripetere l’esperienza regionale nella prossima legislatura.
Euprepio Curto (Fli)
Credo – ha incalzato Curto – che questa non possa essere derubricata come una questione di mero campanile. Al contrario, è questione di autentica democrazia, in quanto fino ad oggi – e la bozza intenderebbe confermare questa anomalia - si è assistito impunemente alla penalizzazione delle forze politiche, e dei candidati operanti nelle province più piccole a cui molto spesso non è stato sufficiente ottenere percentuali maggiori (le forze politiche) o un maggior numero di preferenze (i candidati) per poter prevalere nelle competizioni elettorali.
D’altronde – ha proseguito l’ex senatore – appare incomprensibile che il gruppo di lavoro incaricato della redazione della bozza non abbia ritenuto di tenere in debito conto la rivisitazione delle Province legiferata dall’attuale Governo. Un atteggiamento che suscita dubbi, perplessità e legittimi sospetti.
Ed è questo il motivo – ha concluso Curto – per cui mi permetto di suggerire il sostanziale adeguamento della nuova legge elettorale pugliese alla nuova conformazione delle Province. Un adeguamento che prevedendo, salvo opportune limature e correttivi, solo quattro circoscrizioni elettorali - Bari, Foggia/Bat, Lecce e Brindisi/Taranto -, renderebbe molto più equa ed omogenea la competizione elettorale, ma soprattutto ilnon negoziabile principio di rappresentanza territoriale”.

di Alessia Colaianni

venerdì 27 luglio 2012

Puglia d'oggi n.28 disponibile online



Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 28 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 27 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Con questo numero ci prendiamo una piccola pausa per le vacanze estive. Torneremo puntuali con la distribuzione alla finedi agosto. Ma il nostro lavoro sul sito prosegue, in attesa di sostanziali e (auspichiamo) belle novità. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • Il valzer dei candidati;
  • Ilva, ora basta;
  • Nè rinnegati, nè convertiti?
  • La nemesi di Nichi;
  • L'umiltà ci renderà liberi;
  • L'uscita dall'Euro? Una sconfitta per tutti;
  • Che la danza abbia inizio;
  • Nichi Vendola rinviato a giudizio per la nomina di Sardelli;
  • Regione Puglia: e si continua a perdere tempo
  • L'intergruppo di Amati, una Santa Alleanza?
  • Sui Consiglieri di Bari adesso indaga anche la Corte dei Conti;
  • Una Provincia a gettone che cade dalle nuvole;
  • Quella delibera della vergogna;
  • Costantino, quanto ci costi;
  • Fli, la festa d'estate è a Manfredonia;
  • La Città Metropolitana, un'occasione per tutti;
  • Europa: la Spagna nel mirino;
  • Un'Europa in affanno guarda alle Olimpiadi;
  • Foggia: e Mongelli si mette a sfogliare la margherita;
  • Foggia: la musica adesso è finita;
  • Giannatempo no-limits, e i vigili sono senza mezzi:
  • I vampiri che non ti aspetti;
  • Sabrina Merolla, dove ci porta il BuonVento?
  • I conigli di Torre Pelosa, il romanzo di Sammarelli

seguici anche su twitter @puglia_doggi e su facebook

venerdì 20 luglio 2012

Puglia d'oggi n. 27 online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 27 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 20 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Vi ricordo che la settimana prossima verrà pubblicato l'ultimo numero prima della pausa estiva, mentre  proseguiremo il nostro lavoro quotidianamente sul sito, in attesa di sostanziali e (auspichiamo) belle novità. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • E adesso tutta la verità;
  • Giudici e politici;
  • Trattati e papelli, cosa c'è di vero?
  • Non furono soltanto degli eroi;
  • Le frasi e gli scritti di due icone hanno fatto breccia nei ragazzi;
  • Dismissioni, ora in Aula;
  • Diario di bordo, da Napolitano ai grillini;
  • Nubi nere sul futuro dell'Ilva;
  • Petruzzelli, perchè i baresi non dovevano e non devono sapere?
  • Commissioni, ora indaga la finanza!
  • Tutti gli uomini di Emiliano;
  • Si va verso l'assemblea dei Mille per ridare una speranza all'Italia;
  • Bari Città Metropolitana tra opportunità e punti di criticità;
  • Chiamati a recuperare la fiducia dei cittadini;
  • Volano le richieste e i prezzi per le località pugliesi premiate con la Bandiera Blu;
  • La festa estiva di Fli a Manfredonia;
  • Europa: innovare per il futuro;
  • Europa: infrazioni in calo, dimezzate in sei anni;
  • Foggia: per la giunta Mongelli ecco il finale di partita;
  • Foggia: fine amara per il calcio in città;
  • Non c'è due senza tre, ora toccherà a Cerignola?
  • Il grande fallimento dell'isola pedonale;
  • A Bari Hip hop e cultura digitale
  • Con tre mostri sacri del jazz si chiude il Festival di Bari;

seguici anche su twitter @puglia_doggi e su facebook

venerdì 13 luglio 2012

Puglia d'oggi numero 26 disponibile online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 26 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 13 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Vi ricordo che tra due settimane il giornale sospenderà le pubblicazioni per la pausa estiva, mentre proseguiremo il nostro lavoro quotidianamente sul sito. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • La nostra spending review;
  • Varenne, l'invincibile;
  • Lo scandalo del grande eretico:
  • Puglia, ecco la spending review;
  • Ospedali, con quali fondi?;
  • Curto: penalizzata tutta la provincia di Brindisi;
  • I dettagli del piano di riordino: spese low-cost per le Asl con il centro acquisti unico;
  • Regione Puglia freeware ed Open data;
  • Bari, tessere false, l'affare si ingrossa;
  • Il Pdl pugliese verso la frammentazione?
  • Fitto rinuncia alla prescrizione, una lezione per Berlusconi;
  • Una deludente passerella al forum delle liste civiche;
  • FOCUS: Lo sport pugliese rischia di sparire da tutti i campionati più importanti;
  • FOCUS: Tutta la crisi del calcio pugliese in cinque mosse;
  • FOCUS: A Foggia è l'ora di pronunciare "mai più"?
  • Bari: Riformare per l'interesse nazionale, lunedì il convegno;
  • L'Inchiesta: Teatro Piccinni, prosegue il restauro, ma è stato inagibile?;
  • Cerignola: Ora il rischio per il dissesto finanziario è pericolo reale;
  • Cerignola: Fuga dal Pdl, De Cosmo verso Italia Futura di Montezemolo?;
  • Europa: Romania: progressi a rischio;
  • Polignano, ecco il libro ottimista
  • Concato e Sud Sound System al prossimo premio Barocco;
  • Il mare e la stessa, una serata tutta nel ricordo di Lucio Dalla;

seguici anche su twitter @puglia_doggi e su facebook

martedì 3 luglio 2012

Riordino sanitario: le audizioni e le polemiche in Commissione


Modificabile o non modificabile? Mentre la politica regionale continua ad interrogarsi sul Piano di Riordino voluto dalla Giunta, tra le polemiche e le prese di posizione politica, proseguono i lavori consiliari sull'argomento.
Mentre negli scorsi giorni era ventilata da più parti l'ipotesi di una possibile, ed anche profonda modifica del Piano di Vendola e dell'Assessore Attollini, sembra che le Asl abbiano già dato il via allo stesso, rendendolo di fatto già operativo e quindi non modificabile. Caos che si aggiunge a caos, con tutti i Sindaci che si sono detti contrari al Piano e l'Anci che ha disertato la riunione di oggi per protestare contro i tempi ristretti per la convocazione (da venerdì a martedì).
Direttori generali di aziende sanitarie ed universitarie, presidenti provinciali degli ordini dei medici sono stati gli interlocutori pomeridiani della terza sessione di audizioni calendarizzata dalla Commissione sanità in previsione del parere alla delibera di giunta regionale che ridisegna la mappa dei punti nascita ed avvia la seconda fase del piano di rientro, con l’ulteriore riorganizzazione della rete ospedaliera.
Agli inviti recapitati dalla Commissione, senza alcuna eccezione, hanno risposto tutti i direttori generali, in molti dei casi assistiti anche da direttori amministrativi e sanitari.
Alla commissione sono stati forniti ragguagli in merito allo stato di attuazione dei programmi di razionalizzazione e riorganizzazione che ciascuna ASL ed Azienda universitaria ha concluso o sta attuando attraverso accorpamenti, trasferimenti di reparti, riconversioni in strutture socio-sanitarie dei presidi ospedalieri già dismessi o in procinto di esserlo.
In molti casi sono stati forniti elementi circa la situazione degli organici rideterminati dal licenziamento di medici, personale amministrativo ed infermieristico interessato da procedure di de-stabilizzazione.
“Non abbiamo convocato i direttori generali per saper se abbiano o meno condiviso le scelte operate dall’assessorato alla sanità relativamente alla riorganizzazione della rete regionale dei punti nascita o sulla razionalizzazione della rete ospedaliera pugliese in conseguenza dell’attuazione della “fase 2” del piano di rientro che comporterà il taglio di altre centinaia di posti letto nelle strutture pubbliche e private – ha affermato il presidente della Commissione sanità Dino Marino. – Il compito cui siamo stati chiamati è quello di acquisire il maggior numero di informazioni che ci permetta di fotografare chiaramente ed oggettivamente la situazione in ogni territorio, in modo da poter intervenire con eventuali correttivi nella direzione di una distribuzione quanto più equa possibile di tutti i servizi. Per questo – ha concluso Marino – il nostro lavoro non si esaurisce oggi, ma proseguirà con le altre audizioni già calendarizzate”.
Chi non è stato affatto daccordo su queste audizioni e sulla loro utilità è stato Giammarco Surico, Consigliere regionale di Fli.
“Queste audizioni in Commissione Sanità sono una ignobile farsa, una gigantesca operazione di marketing travestita da concertazione. I manager Asl, come hanno peraltro confermato, hanno già dato piena attuazione alla delibera approvata a giugno dalla giunta regionale per realizzare la seconda fase del piano di rientro.
Non si può, evidentemente, modificare l’immodificabile, aggiungendo caos al caos, incertezza all’incertezza, clientela alla clientela.
Ci auguriamo, ma ci sembra che sia così, a giudicare dalle prime dichiarazioni dei sindaci, che i Comuni interessati a tagli effettuati dalle forbici di un decisore guidato dalla bussola della clientela invece che da quella del reale fabbisogno del sistema sanitario pugliese, non abbiano intenzione di lasciarsi trasformare in allodole attratte da uno specchietto che riflette una realtà falsata da aperture e dialogo assolutamente inutili ai fini di una razionale riorganizzazione ospedaliera sul territorio”.
Sostanzialmente sullo stesso piano anche Massimo Cassano, vicecapogruppo Pdl.

“Per quanto la Commissione sia un luogo istituzionalmente deputato all’ascolto, le audizioni sul Piano di Rientro dovevano essere fatte prima dalla Giunta regionale in fase di redazione del Piano di Rientro, poi dalla Commissione, per apportare eventuali miglioramenti. Le audizioni postume rispetto ad un Piano praticamente blindato e scritto sulla base di scelte discrezionali, con Sindaci che protestano per le chiusure e Direttori Generali che alzano le braccia, sono una presa in giro per i cittadini pugliesi ed una sorta di in utile contentino che il Governo regionale crede di dare a noi Consiglieri”.
“Chi subisce i tagli (Comuni e Province) viene a lamentarsi – dice Cassano - chi deve applicarli (vertici di Asl e Ospedali) alza le braccia; l’assessore cerca di trovare appigli tecnici per scelte che tecniche non sono state; il Presidente della Commissione fa il moderatore e manca il decisore politico, ossia il Presidente Vendola, che mentre in Puglia chiude gli ospedali, nel resto d’Italia va dicendo che un ospedale aperto è meglio di un F35. Manca un progetto, mancano scelte chiare, manca certezza sul futuro degli ospedali pugliesi che, anche laddove restano aperti, avrebbero bisogno di essere completamente ristrutturati, magari con quei fondi di edilizia sanitaria con cui in vece Vendola promette di voler costruire ospedali nuovi chissà tra quanti anni. Queste audizioni servono solo a delineare un quadro drammatico che, purtroppo, conoscevamo già e al quale il Governo Vendola non cerca neanche di porre rimedio”.
“Questa mattina i Presidenti delle conferenze dei Sindaci di Bari, Lecce e Foggia, al di là delle appartenenze politiche, hanno riservato un fiume di critiche al merito e al metodo delle scelte adottate dal Governo regionale per la chiusura di ospedali e punti nascita senza preventiva concertazione con gli stessi Presidenti e con i Comuni che essi rappresentano. Nel pomeriggio, invece, dal Direttore Generale della Asl di Taranto abbiamo avuto le prime inquietanti ‘rivelazioni’ sulla situazione del personale rinveniente dalla Pianta organica”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, che spiega: “Mentre i rappresentanti degli Enti Locali continuano a confermare di non essere stati minimamente coinvolti dal Governo Regionale nella fase di redazione del Piano di Rientro e, quindi, nella fase delle scelte da compiere sui singoli territori e i vertici delle Asl e delle Aziende Ospedaliere hanno elencato le tante criticità che stanno incontrando, il Direttore Generale della Asl di Taranto ci ha illustrato la situazione del personale della sua Asl, così come rinviene dalla Pianta organica. Su un totale di 4.200 dipendenti previsti nel territorio della Asl di Taranto, ce ne sono 621 che, usufruendo dei benefici della Legge 104/92, lavorano meno di 36 ore a settimana; altri 600 per cui le commissioni medico – collegiali hanno stabilito funzioni diverse rispetto a quelle per cui erano stati assunti; 52 in maternità e 12 in distacco sindacale. Ciò significa che nella Asl di Taranto il personale in servizio permanente effettivo e a tempo pieno è solo il 70% di quello previsto in Pianta Organica. Da qui si evince l’utilità della nostra battaglia degli ultimi anni per la veloce approvazione delle Piante organiche di tutte le Asl e le aziende ospedaliere della Puglia, in modo tale da poter avere contezza del numero dei posti da coprire e poter decidere come, quando e dove andare a coprire le carenze. E’ evidente - conclude Palese - che se già in partenza in una Asl il 30% del personale, per svariati motivi, non lavora a tempo pieno, è impossibile poter programmare il lavoro e garantire assistenza ai pazienti, specie nei periodi in cui si aggiunge anche il personale in ferie. Continuiamo quindi a chiedere che tutte le piante organiche siano approvate entro il 5 luglio prossimo, così come prevede la Legge Regionale 11/2012, poiché è fin troppo evidente che le criticità dovute alle carenze di personale, non sono da imputare solo ai vincoli finanziari da rispettare”.