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martedì 18 dicembre 2012

Spending review e sanità: occorre condividere obiettivi e programmi

Un invito a ripensare il sistema di erogazione dei servizi sanitari in Puglia è stato rivolto oggi al governo regionale dal delegato al settore Sanità di Confindustria Puglia Giuseppe Speziale.
“Offrire servizi per la salute non significa solo e necessariamente erogare servizi pubblici. Oggi la programmazione, il controllo e l’erogazione di prestazioni sanitarie sono unificati in un unico soggetto pubblico. Rispetto a questa realtà, noi proponiamo un cambiamento metodologico, offrendoci come interlocutori con cui condividere obiettivi, programmi e risultati. La filiera della salute di Confindustria propone, così, al governo regionale di guardare oltre la crisi, oltre il Piano di rientro e i tagli della spending review, per elaborare un piano strategico condiviso volto a rinnovare il Welfare regionale”, ha dichiarato Giuseppe Speziale in occasione della conferenza “Spending review e decreto Balduzzi: gli effetti sulla spesa sanitaria in Puglia” che si è tenuta questo pomeriggio a Bari per iniziativa di Confindustria Puglia e Confindustria Bari e BAT.
La conferenza ha messo a confronto imprese della filiera della sanità, esperti del settore sanitario e governo regionale.
Dopo i saluti del presidente di Confindustria Bari e BAT Michele Vinci e del presidente di Confindustria Puglia Angelo Bozzetto, e l’intervento del prof. Giuseppe Speziale, sono intervenuti Pietro Livio Tronconi, docente di Diritto Sanitario e dei Servizi Sociali presso l’Università degli Studi di Pavia, Vincenzo Pomo Direttore Dell’ Area Politiche per la promozione della salute, delle persone e delle pari opportunità della Regione Puglia, e l’Assessore regionale alla Sanità Ettore Attolini.

lunedì 17 dicembre 2012

Spending review, quali effetti sulla spesa sanitaria? Oggi convegno in Confindustria

Giuseppe Speziale
Quali sono i possibili effetti sulla spesa sanitaria in Puglia in seguito alla spending review e al decreto Balduzzi? Sarà questo il tema di un seminario organizzato da Confindustria Puglia e Bari- Bat lunedì 17 dicembre alle ore 16,30 presso la sala convegni degli industriali baresi (Via Amendola 172/r).
Il Gruppo di Lavoro Sanità di Confindustria Puglia, presieduto dal prof. Giuseppe Speziale, aveva già espresso forti perplessità in merito alla bozza di decreto ministeriale volto a razionalizzare la rete ospedaliera del Paese, per il potenziale venir meno di numerose strutture ospedaliere private accreditate, con prevedibili conseguenze sull’intera filiera, sia sul fronte occupazionale che di opportunità di cura dei cittadini.
Sull’argomento gli industriali pugliesi si confronteranno con esperti del settore e con i vertici della Regione Puglia per analizzare gli effetti della recente sovrapposizione normativa, con l’obiettivo di condividere i percorsi di eccellenza avviati nella sanità pubblica e privata.
Dopo i saluti di Michele Vinci, Presidente di Confindustria Bari e BAT e di Angelo Bozzetto, Presidente di Confindustria Puglia, seguiranno l’introduzione di Giuseppe Speziale, Presidente della Sezione Sanità e Delegato Sanità di Confindustria Puglia e le relazioni di Pietro Livio Tronconi, docente di Diritto Sanitario e dei Servizi Sociali Università degli Studi di Pavia e di Vincenzo Pomo, Direttore di Area Politiche per la promozione della salute, delle persone e delle pari opportunità della Regione Puglia.Concluderà i lavori Ettore Attolini, assessore alla Sanità della Regione Puglia.
di Vincenzo Matano

sabato 15 dicembre 2012

Don Uva: a gennaio l'incontro a Roma, ma sono a rischio 153 giovani lavoratori

La vertenza Don Uva passa nelle mani del Ministero del Lavoro. Questo il risultato delle circa 6 ore di tavolo di concertazione in Prefettura lo scorso 13 dicembre alla presenza di sindacati e autorità politiche regionali e provinciali, nonché sanitarie.
Entro gennaio le parti verranno convocate a Roma, ma prima di quella data urge trovare un accordo per scongiurare il licenziamento attraverso la messa in mobilità e l’accompagnamento di chi è prossimo alla pensione. 
Un accordo necessario perché se non ci dovesse essere il rischio è che ad essere mandati a casa (così come prevede la legge) saranno 153 giovani lavoratori.
Durante l’incontro, la segreteria territoriale foggiana dell’UGL rappresentata dal Commissario Regionale UGL Sanità Giuseppe Mesto e dal Dirigente RSA Lorenzo Pellecchia, ha ribadito il suo netto no all’amministrazione straordinaria e ha presentato al Prefetto un documento in cui il sindacato chiede chiarezza in merito ad alcune questioni riguardanti la gestione del don Uva. Ecco il testo.
“I mancati adeguamenti tariffari e dei conseguenti volumi delle prestazioni, negli anni, hanno fatto implodere il sistema ed oggi ci ritroviamo che strutture storiche coma Casa Divina Provvidenza di Bisceglie e Foggia stanno morendo. Perché la Regione Puglia non ha mantenuto le promesse fatte nel 2007 in materia di concessione di ulteriori posti letto, di riqualificazione dell’ortofrenico, di attivazione di nuove e più consone attività sanitarie? Come mai la Ugl Sanità ha chiesto e richiesto numerose volte a quanto ammonta la mobilità extraregionale sanitaria agli uffici competenti senza mai avere una risposta?”.
“La Ugl Sanità vuole conoscere in dettaglio la mobilità extraregionale, a quanto ammonta e in che ambiti, paragonabili all’offerta sanitaria della CDP, viene erogata, per rendere di dominio pubblico le inefficienze della Regione Puglia e del suo management e perché si concordi un piano di riqualificazione a lungo termine della struttura sanitaria. La Ugl Sanità chiede che la Regione si faccia garante della norma di solidarietà occupazionale prevista dal CCNL della sanità privata secondo cui tutte le strutture vecchie e nuove, che si stanno vedendo assegnate ulteriori risorse ai loro tetti di spesa, assumano personale attingendo da quello dichiarato in esubero dalla CDP. La Ugl Sanità chiede una disposizione di legge regionale che obblighi le ASL a riservare una quota di assunzioni (per concorso e nelle ditte in appalto) al personale dichiarato in esubero dalla CDP. La Ugl Sanità chiede di conoscere quanto è previsto dalla programmazione regionale sull’istituzione di nuove attività sanitarie oggi carenti affinchè la CDP possa attrezzarsi”.

giovedì 13 dicembre 2012

Regione Puglia: bilancio 2013 approvato dalla Commissione sanità

La commissione sanità della Regione Puglia ha approvato, nella sua riunione di questa mattina, il bilancio di previsione per il 2013 e quello pluriennale 2013/2015 con le annesse disposizioni.
Alla fine la terza Commissione, presieduta da Dino Marino, haapprovato, al termine di una seduta lampo, a maggioranza il bilancio di previsione per il 2013 e quello pluriennale 2013/2015 e le annesse disposizioni.
Per quanto riguarda il settore sanitario specificatamente si tratta di tre articoli. 
Uno riguarda l’assistenza sanitaria integrativa per i soggetti affetti da celiachia, il secondo, la vendita di immobili non strumentali delle Asl e l’ultimo, la riduzione dei costi per locazioni passive della Regione Puglia, degli Enti del Servizio sanitario regionale, delle Agenzie regionali e delle Società partecipate dai suddetti Enti con capitale maggioritario.

lunedì 10 dicembre 2012

Regione Puglia: servono chiarezza e trasparenza nei rapporti con i fornitori

Trasparenza? Chiarezza nei rapporti? Univocità di percorsi? Gare d'appalto lineari? Burocrazia efficente? Nel mondo della Sanità pugliese siamo ancora anni luce lontani da questi concetti.
Le gare di appalto sono un vero e proprio labirinto, le procedure sono elefantesche, e mentre la burocrazia sguazza in questa palude spesso, per non dire sempre, i fornitori sono al collasso per il semplice motivo che... chi deve pagare non paga.
Tutto questo deve finire, e non soltanto perchè una legge del Governo nazionale ha imposto per le Pubbliche Amministrazioni il pagamento delle forniture entro trenta giorni (ma in Puglia chi dovrà controllare le Asl?), ma anche e soprattutto perchè si rischia davvero la paralisi. Strutture private convenzionate, ma non solo.
Trovare chi si accollerà il "rischio" di fornire gli ospedali pugliesi di materiale di consumo, di medicinali, perfino di carta igienica, rischia di diventare difficile, visto l'andazzo che da anni (le prime denunce formali dell'Aforp risalgono al 2008).
A rilanciare il problema è Giuseppe Marchitelli, presidente dell'Aforp, l'associazione che riunisce i fornitori della Regione Puglia.
“Uscire dall’area di illegittimità e illegalità e avviare una profonda ricognizione di tutte le gare di appalto per rilanciare un’azione che mira all’appropriatezza e compatibilità di spesa”.
E’ quanto afferma Marchitelli che, insieme alle piccole e medie imprese, è coinvolto nella grave crisi economico-finanziaria che attraversa il Paese. In secondo luogo sente di muovere un appello alle istituzioni regionali ed al management del sistema sanitario regionale, affinché venga esperita ogni formalità che ponga fine alla situazione di stallo che perdura ormai da anni, nelle procedure di gare, che insistono sul territorio regionale.
“Le nostre imprese – sottolinea Marchitelli - sono in apnea e, nelle prossime ore, faremo grandi sacrifici per onorare il pagamento delle tredicesime ai nostri dipendenti, molte imprese italiane purtroppo come affermato dalla CGIA di Mestre, non potranno erogare le tredicesime ai propri dipendenti; non ci aspettavamo un periodo così lungo di recessione, anche se, la negligenza di alcuni Pezzi dello Stato e della regione, ci stanno mettendo a dura prova e non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel. Mancanza di certezze, ritardati pagamenti, mancata certificazione del credito, impedimento ad attivare decreti ingiuntivi, gare esperite con il contagocce, prezzi di riferimento al ribasso, mancanza di investimenti tecnologici, tra le cause del nostro default. Se dovesse permanere questa situazione saremo costretti, ahinoi, a prendere decisioni difficili e irrevocabili ed immaginare persino la chiusura delle nostre imprese”.
E tutto sommato Marchitelli, nonostante il quadro generale non sia confortante, esprime un giudizio positivo sull’operato della Regione Puglia che ha favorito accordi transattivi con le imprese della sanità: “Devo riconoscere che la Regione Puglia, con due delibere riguardanti accordi transattivi con le imprese della sanità, ha accolto le nostre istanze ed ha dimostrato sensibilità istituzionale e dopo un lungo braccio di ferro, anche le ASL meno organizzate, hanno liquidato sia pur con ritardo le nostre fatture dell’anno 2011 con una sola eccezione; una boccata d’ossigeno salutare in tempi di crisi, rimane da liquidare l’anno 2012 che va a concludersi”.
Ma può bastare? Crediamo di no. Bisogna mettere a regime un nuovo meccanismo nei rapporti tra il pubblico ed il privato.
"Nell’ultima settimana -s piega Marchitelli - abbiamo riunito i vertici della nostra Associazione e l’aria che si respira tra gli imprenditori, non è per niente buona, perché gravano problematiche che sembrano irrisolvibili. Infatti, a conclusione del Consiglio Direttivo, l’AFORP, ha emesso una nota in cui invitiamo la Regione a voler sensibilizzare le Direzioni di tutte le aziende sanitarie pubbliche a produrre una ricognizione delle procedure scadute per uscire dall’area di illegittimità e di illegalità, ponendo a trasparenza piani di acquisti e piani di investimenti, di attivare urgentemente ogni gara, evitando inutili centralizzazioni degli acquisti, riportando gli investimenti in area di appropriatezza e compatibilità di spesa”.
Il Presidente Marchitelli, in prossimità dell’inizio del nuovo anno e in considerazione delle dichiarazioni recentemente rilasciate, dal Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che lasciano presagire per il 2013 una lieve ripresa, si augura che: “si diano risposte certe e qualificate alle istanze che arrivano dalle piccole e medie imprese che rappresentano il sistema produttivo dell’Italia. Se invece si perdurerà nella situazione di stallo ci saranno conseguenze ancora peggiori con licenziamenti e chiusure delle imprese e recessione in picchiata”.
di Roberto Mastrangelo

giovedì 6 dicembre 2012

Don Uva, l'appello dei famigliari dei pazienti per salvare la struttura

Riceviamo e pubblichiamo ben volentieri una accorata lettera/appello del Comitato Spontaneo dei Famigliari dei Pazienti dell'Ospedale Don Uva di Foggia, sulla situazione che i dipendenti dell'Istituto sono costretti a vivere ormai da troppo tempo.

Di seguito il testo.

"Siamo un gruppo di famigliari di pazienti ricoverati o in cura presso gli istituti ed i centri di riabilitazione del complesso ospedaliero Opera Don Uva di Foggia.
Vogliamo manifestare ed esprimere la nostra solidarietà verso i dipendenti della struttura per i gravi problemi cui devono far fronte da molti mesi. Vogliamo testimoniare la nostra vicinanza ai lavoratori ed ai professionisti che con rigore e serietà, nonostante il mancato pagamento degli stipendi, nonostate una miriade di disagi logistici e nonostante la preoccupazione esistente per le sorti future dell’Ente, svolgono ogni giorno il loro lavoro con dedizione, assicurando quel livello di assistenza sanitaria e riabilitativa, che tanto onore ha fatto al Don Uva nel corso degli anni.
Siamo pronti a scendere, anche noi, in piazza per manifestare accanto ai dipendenti del Don Uva. Siamo pronti ad affiancarci ai medici, alle infermiere, agli operatori, agli educatori, alle logopediste ed alle fisioterapiste che ogni giorno si prendono cura dei nostri figli disabili, dei nostri genitori colpiti dall’Alzheimer, dalle nostre zie in riabilitazione, dei nostri nonni in RSA e dei nostri cari malati terminali ricoverati in Hospice. Siamo pronti a far sentire fortissima la nostra voce che chiede aiuto a tutti: istituzioni religiose e civili, forze politiche, economiche e sociali del territtorio. Noi vi supplichiamo: intervenite! Salvate il Don Uva!
Salvate la possibilità di continuare ad avere una speranza di guarigione per i nostri cari. Perché questo rappresenta, per noi, il Don Uva: una possibilità, una via, una speranza.
Oltre le cure, gli interventi, i sorrisi, le carezze e l’affetto che tutti gli operatori dimostrano quotidianamente.
Il nostro appello è rivolto al Santo Padre Benedetto XVI e al nostro Vescovo Mons. Francesco Pio Tamburrino, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Premier Mario Monti, al Prefetto di Foggia Luisa Latella, al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, ai Senatori ed ai Deputati espressione della Capitanata, agli Assessori e ai Consiglieri della Regione Puglia, al Presidente della Provincia Antonio Pepe, al Sindaco di Foggia Gianni Mongielli e - ma non per ultimi - a tutti i responsabili delle associazioni per diversamente abili e delle associazioni sanitarie, culturali e di volontariato del territorio.
Noi vediamo nello sguardo dei nostri anziani un sorriso per le cure che ricevono e vediamo i successi riabilitativi dei nostri figli che nel Centro di Riabilitazione trovano una seconda casa. Realtà che rafforzano il nostro desiderio per la loro guarigione. Nessuna crisi ha il diritto di cancellare la nostra speranza ed il nostro grazie per tutto ciò che queste persone fanno per noi.
Non ci interessa accusare o sapere di chi siano le colpe e le responsabilità di una crisi aziendale tanto grave; a noi interessa che la nostra richiesta di intervento arrivi sino al Vaticano, arrivi nei corridoi della politica di Roma e sui tavoli della Regione Puglia e che giunga nelle stanze del Tribunale di Trani: salvate il Don Uva! Voi gente della Chiesa, che come noi credete nella solidarietà verso chi soffre, voi esponenti politici che non potete far finta di niente, voi rappresentanti istituzionali che sentite il dovere di intervenire: fatelo! L’amore che nutriamo verso i nostri cari malati, ve ne sarà grato".



Info:
Facebook COMITATO SPONTANEO DEI FAMIGLIARI DEI PAZIENTI DELL’OSPEDALE DON UVA DI FOGGIA
Tel. 329.0706811
E-mail famigliaridonuva@libero.it

Strutture sanitarie convenzionate, se la Regione non paga a pagare sono i lavoratori

Se la Regione non paga le convenzioni in atto, i primi a subire questa situazione sono i lavoratori, che vedono a rischio il proprio stipendio. Il tutto mentre Vendola gira per l'Italia a sbandierare il suo modello-di-Puglia-migliore (naturalmente, migliore per se' stesso).
Tempi davvero difficili per i dipendenti delle strutture sanitarie pugliesi. In alcuni casi sono anche tre mesi che non percepiscono lo stipendio, nonostante l'accreditamento della struttura con la Regione Puglia (e quindi il relativo pagamento dei servizi erogati).
Come superare un empasse che rischia davvero di paralizzare ulteriormente la sanità regionale, e di ripercuotersi sulla popolazione pugliese, proprio mentre sono in atti durissimi sacrifici per poter rientrare dal debito sanitario?
“Il Governo Vendola intervenga per garantire il pagamento degli stipendi ai lavoratori delle strutture accreditate con il servizio sanitario regionale che, in alcuni casi, non percepiscono competenze da oltre tre mesi”.
Lo chiede con una interrogazione urgente al Presidente della Giunta e all’assessore alla Sanità, il consigliere regionale del Pdl, Ignazio Zullo.
“Mi giungono da più parti - scrive Zullo - giuste rivendicazioni del pagamento di competenze stipendiali arretrate da parte di lavoratori dipendenti di Strutture e Professionisti accreditati o da Aziende presso le quali le Strutture e i Professionisti accreditati hanno esternalizzato i servizi di pulizia, portierato, mensa e quant’altro. I rispettivi datori di lavoro giustificano i ritardi nei pagamenti addossando la colpa alle Aziende Sanitarie e alla Regione Puglia poiché non in regola con i pagamenti. In alcuni casi i lavoratori non percepiscono lo stipendio da settembre e ciò appare paradossale in una Regione di sinistra come la Puglia, governata da Vendola che ha fatto del lavoro e della tutela dei lavoratori un cavallo di battaglia elettorale. Peraltro è inimmaginabile, a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno che imporrà alle PA il pagamento delle competenze entro trenta giorni, assistere ad inefficienze nella liquidazione delle competenze da parte delle Aziende Sanitarie. Chiediamo quindi al Governo regionale di verificare la correttezza e la correntezza del pagamento degli stipendi a favore di questi lavoratori; quali azioni vorrà mettere in atto per verificare la correttezza e la correntezza dei pagamenti e quali eventuali iniziative vorrà assumere nei confronti di coloro che, quantunque soddisfatti nelle spettanze economiche, ritardano il pagamento delle competenze stipendiali a favore dei lavoratori dipendenti”.
Da un lato si parla di termini perentori per il pagamento delle prestazioni ricevute dalla Pubblica Amministrazione entro trenta giorni, dall'altro lato ci troviamo di fronte ad una realtà ben diversa che deve, questo si, essere regolata prima possibile.
Anche se in Regione sembrano in molti, dai banchi della Giunta, a non accorgersi di questi problemi. Visto che continuano a dire che la sanità pugliese gode di ottima salute.
di Roberto Mastrangelo

giovedì 22 novembre 2012

Ugl, il produttivo confronto sui mali della sanità pugliese

Ha fatto tappa in Puglia il tour nazionale promosso dall’Ugl Sanità per un contatto diretto con i dirigenti sindacali ed i rappresentanti aziendali sia del pubblico che del privat e che si concluderà il 23 novembre in Campania.
Incontri utili per fare il punto della situazione sui principali problemi della sanità pugliese, e per cercare proposte possibili e sostenibili.
L'iniziativa ha raccolto il plauso dei consiglieri di opposizione alla Regione Puglia Ignazio Zullo e Massimo Cassano, che in un loro comunicato congiunto hanno espresso il proprio compiacimento, sottolineando di seguito alcuni delle principali questioni, di natura anche (se non soprattutto) politica, che tengono sotto scacco la sanità in Puglia.
Ecco il resto dei due consiglieri.
"Desideriamo ringraziare il segretario nanzionale Sanità dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, e il segretario regionale Roma e Lazio, Antonio Cuozzo, i quali, con il segretario regionale Puglia, Pino Mesto, hanno voluto intrattenere un confronto sullo stato di salute della Sanità in Puglia.
Un confronto a tutto campo che, al di là della propaganda vendoliana, ha messo a nudo le occasioni perdute dalla Puglia dal 2005 ad oggi a causa di una scriteriata e scellerata politica sanitaria fondata su interminabili e sistematiche mire elettoralistiche, utili non certo alla crescita della collettività pugliese, ma unicamente alla crescita politica personale del Presidente della Regione. Vendola, pur di assurgere alla leadership nazionale, spacca il suo partito di Rifondazione Comunista dopo aver perso il confronto con Ferrero, genera il Movimento per la Sinistra, costruisce le Fabbriche di Niki, organizza SEL e Puglia per Vendola viaggiando per l’Italia dai tetti di Roma alle montagne della NO-TAV con l’intermezzo di talk-show.
La maggiore spesa farmaceutica territoriale derivata dall’eliminazione del ticket, con la contemporanea avversione al Piano Fitto e la conseguente riapertura di reparti ospedalieri per bandire concorsi per primari e gare di appalto, passando poi per l’accorpamento delle ASL, il mancato rispetto del Patto di Stabilità e per il Piano di Rientro, con conseguenti ridimensionamentI dei tetti spesa per le strutture accreditate e il blocco del turn-over del personale, e inefficaci politiche di integrazione socio-sanitarie, sono stati individuati come i fattori eziologici di uno stato di sofferenza cronica ed ingravescente del SSR della Puglia.
Piacevole è stato il concordare sulla necessità del potenziamento della Prevenzione e della Riabilitazione e delle strutture di Cura intermedia e dei servizi di assistenza domiciliare nonchè sull’attuazione di efficaci politiche di gestione del personale fondate sulla motivazione, sull’incentivazione, sulla formazione e sull’aggiornamento continuo e permanente.
Peccato che la predisposizone all’ascolto e al dialogo improntata nell’incontro con l’Ugl non ci venga offerta dal Presidente Vendola anche se, comprendiamo, ha poco o nulla da dedicare alla Puglia essendo sempre lontano perché impegnato oggi nelle primarie e poi nelle secondarie, terziarie e via dicendo.
Se si fosse dedicato un po’ più alla Puglia e un po’ meno a sé stesso, Vendola avrebbe sicuramente offerto ai pugliesi la Puglia migliore ma, dopo aver illuso con l’aggettivo migliore i pugliesi, oggi è incombente il rischio illusorio per gli italiani ai quali promette l’Italia migliore.
Ci conforta l’impegno assunto con l’UGL di continuare il confronto nell’esclusivo interesse della comunità pugliese e nella speranza che questo confronto, scevro da pregiudizi, possa allargarsi a colleghi della maggioranza, ad altre organizzazioni sindacali, a soggetti istituzionali, a parti datoriali e alle comunità professionali e scientifiche.Il percorso è avviato, le porte sono aperte".

martedì 20 novembre 2012

Aqp, Ccr, parità di genere, ma il Consiglio regionale salta. Ci sono le primarie!

"È rinviata a martedì 27 e mercoledì 28 novembre la seduta del Consiglio regionale già fissata per domani e il 21".
Uno scarno ed essenziale comunicato stampa del Consiglio Regionale della Puglia per dire, come è ovvio, che è slittato di una settimana la seduta che avrebbe dovuto tenersi quest'oggi e domani.
Motivo? Ufficialmente non è dato saperlo.
Però si sà che i punti all'ordine del giorno erano davvero importanti.
Innanzitutto sarebbe arrivata in aula, d'ufficio dopo i ritardi in Commissione, la proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere nella legge elettorale. Una legge che, più o meno velatamente, piace poco ai Consiglieri Regionali, di tutti i gruppi.
Piace poco perchè se venisse approvata significherebbe automaticamente meno posti nelle liste elettorali, dovendo fare forzatamente spazio ad esponenti femminili per permettere l'esercizio del doppio voto di genere.
E già ci saranno meno consiglieri da eleggere (e quindi meno posti in lista) vista la riduzione del numero degli eletti da 70 a 50.
Ma in fondo non è nemmeno questo il motivo principale del rinvio, almeno nelle nostre ipotesi (e considerando che non abbiamo avuto risposta dalla segreteria dell'ufficio di presidenza, contattato telefonicamente già nel pomeriggio di ieri e nuovamente questa mattina n.d.r.).
L'altro punto all'ordine del giorno erano (o meglio, avrebbero dovuto essere) le comunicazioni di Nichi Vendola in Consiglio regionale in merito all'avvicendamento ai vertici dell'Aqp tra Monteforte e Maselli.
"La Regione sapeva tutto" ha dichiarato l'ex amministratore unico dell'Acquedotto Pugliese, riferendosi alla questione del contratto del direttore generale, che ha portato Vendola all'avvicendamento.
C'era attesa per capire le motivazioni del Presidente della Giunta, ma bisognerà aspettare ancora una settimana.
Perchè?
La risposta sembra perfino banale. Domenica ci sono le primarie in tutt'Italia. E' logico quindi che Nichi ha troppe cose da fare per pensare a piccoli dettagli come, ad esempio, amministrare la Regione che lo ha eletto Presidente della Giunta, o giustificare di fronte all'organo politico elettivo che fa da contraltare del suo potere (almeno nella teoria) le scelte della sua amministrazione.
E volete che la Puglia sia più importante di un dibattito radiofonico o di un comizio in giro per le fabbriche di tutt'Italia? Oppure Vendola.
Ed ancora.
Oggi si sarebbe affrontata un'altra grana, legata alla questione degli ex dipendenti delle Ccr di Bari. La polemica nei giorni scorsi è scaturita sui metodi di assunzione spesso utilizzati dalla Regione Puglia nei propri bandi che non rispetterebbero gli accordi esistenti per il reintegro  lavorativo degli ex dipendenti delle Case di Cura Riunite di Bari, ormai da troppo tempo in cassa integrazione a zero ore.
A parlare è il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. "Non è giusto che i pugliesi vivano con il punto interrogativo sul futuro del governo regionale. Non è giusto rinviare, per motivi davvero misteriosi, un consiglio regionale, proprio quando noi del Pdl eravamo pronti a raccogliere le firme per presentare un ordine del giorno per garantire un futuro migliore ai dipendenti delle ex Ccr e alle loro famiglie".
Ancora una volta sono i cittadini più deboli a pagare per una politica in tutt'altre faccende occupate.
Ma cosa volete che sia... ci sono le primarie. Salta il turno e resta fermo un giro. Come nel gioco dell'oca.
di Roberto Mastrangelo

martedì 13 novembre 2012

Sanità privata accreditata, ancora tagli in vista

“La commissione ha avuto oggi un focus sulle questioni aperte per quel che riguarda la Sanità privata accreditata sia sul piano aziendale che dell’emergenza occupazionale”. 
E’ quanto ha detto il presidente della III commissione consiliare Dino Marino a conclusione della seduta nel corso della quale sono state ascoltate dai Consiglieri regionali le organizzazioni datoriali (Aiop, Condindustria Puglia) e sindacali Cimop, Cgil, Cisl e Uil, Ugl e Confsal.
Il settore è alle prese con il taglio di 300 posti letto previsto dalla 2° fase di attuazione del piano di rientro in corso, che si aggiungono alle rimodulazioni dei budget e alla paventata soglia, prevista dalla bozza del decreto sugli standard qualitativi, strutturali e tecnologici per l’assistenza ospedaliera all’esame della Conferenza Stato Regioni, di 80 p.l. per l’accreditamento e gli accordi contrattuali annuali (che comporterebbe la chiusura di diverse case di cura in Puglia). 
Sull’altro piatto della bilancia il nuovo metodo di calcolo per la riduzione delle Unità operative complesse e la riconversione delle strutture ospedaliere, previsto sempre dalla citata bozza di decreto, con un aumento per la Puglia dei p.l. per post acuti. Questo potrebbe consentire di soprassedere sul taglio dei 300 p.l. per la case di cura private, come è stato proposto da alcuni sindacati. 
A fronte di tutto questo resta la realtà di un settore in sofferenza (in particolare con riferimento alla Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie e alla CBH di Bari), che nell’arco del 2013 potrebbe portare a un esubero di personale di oltre 1000 unità.
Confindustria Puglia ha posto, tra l’altro, il problema riveniente da una deliberazione della Giunta regionale dello scorso settembre che ha posto il veto circa la possibilità per la case di cura di utilizzare i p.l. accreditati, una volta esaurito il budget assegnato dalla ASL, per clientela a pagamento. E questo – è stato osservato – nonostante la posizione di apertura in questo senso espressa in una recente sentenza del Consiglio di Stato (n. 1521 del 16 marzo 2012 Sezione III). Secondo le organizzazioni datoriali i posti letto nel privato costano notevolmente di meno rispetto al pubblico. “Un aspetto – è stato detto – che non puo’ essere trascurato in tempi di spending review.”
“Sulla problematiche emerse nel corso delle audizioni – ha concluso il presidente Marino – ascolteremo assessore e task force regionale sul lavoro. La commissione intende approfondire in maniera adeguata e fornire un indirizzo politico istituzionale al Governo regionale”.

giovedì 1 novembre 2012

Bari: il Comune vaccinerà i più deboli

L'annunciato incontro convocato dall'assessore Abbaticchio per la definizione di azioni e procedure per la campagna di vaccinazione antinfluenzale in favore dei soggetti più fragili, ha avuto regolarmente luogo presso il comune. Al centro dei discorsi soprattutto anziani, bambini, malati cronici, minori stranieri non accompagnati, persone senza fissa dimora e comunità ROM.
Alla riunione sono intervenuti i vertici della ASL di Bari, i direttori dei distretti socio sanitari, il direttore del dipartimento di Igiene Pubblica, rappresentanti del mondo sindacale di categoria, il commissario provinciale della Croce Rossa e il presidente della cooperativa sociale CAPS. 
"Prevediamo che il servizio di vaccinazione – ha dichiarato Ludovico Abbaticchio - inizierà verso la metà del mese di novembre. Abbiamo chiesto e ottenuto garanzie sulla sicurezza dei vaccini antinfluenzali dai responsabili competenti del Ministero della Sanità. Secondo ISTAT Sanità, nel 2010 nella provincia di Bari il 72% dei soggetti a rischio sono stati vaccinati, e Bari e provincia risultano al primo posto in Italia per la campagna di prevenzione antinfluenzale. Ci auguriamo che il fabbisogno di vaccini sia garantito comunque per tutta la popolazione barese. Un forte ringraziamento - sottolinea l'assessore - agli operatori medici e paramedici del territorio cittadino barese che, come sempre, sono pronti a dare la propria disponibilità anche oltre l'orario normale di servizio per concordare iniziative di prevenzione e tutela della salute della collettività. Questo tavolo rappresenta la volontà di tutti i soggetti che a vario titolo si occupano della salute pubblica di collaborare per perseguire il benessere della nostra comunità". 
Tra gli argomenti discussi anche l'assistenza medica in favore degli immigrati prevista dalla legge regionale 32/2009 (norme per l'accoglienza, la convivenza civile, l'integrazione degli immigrati in Puglia): come già avvenuto, l'operatività del sistema di funzionalità distrettuale della L.R.32/2009 consentirà, tramite i medici di medicina generale, l'accesso alle cure essenziali e continuative anche dei cittadini comunitari che non risultano assistititi dallo Stato di provenienza e degli stranieri presenti non in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno. 
Inoltre la campagna di vaccinazione antinfluenzale in favore degli immigrati e delle persone senza fissa dimora, come per il passato, potrà essere intensificata, in concerto con la CRI ed il CAPS (attraverso il PIS -Pronto intervento sociale) medici di Famiglia e Pediatri di Libera Scelta e grazie anche al volontariato di operatori socio-sanitari. 



mercoledì 31 ottobre 2012

Bari - Vendola e Cosentino assolti

Nichi Vendola
Il presidente della regione Puglia Nichi Vendola è stato assolto perchè il fatto non sussiste dai giudici di Bari Nichi insieme al'ex manager della Asl di Bari Lea Cosentino dal reato di concorso in abuso di ufficio. 
Il gup Susanna De Felice non ha accolto la richiesta di condanna fatta dalla Procura di Bari - che aveva chiesto nei giorni scorsi 20 mesi di reclusione per entrambi gli imputati (presenti in aula al momento della lettura della sentenza).
La tesi dell'accusa, non confermata dai giudici, sosteneva che Vendola avrebbe fatto pressioni sul'allora direttore generale della Asl barese, Lea Cosentino, affinché venissero riaperti i termini di un bando di gara attraverso cui sarebbe stato scelto il primario del reparto di unità complessa di Chirurgia toracica dell`ospedale "San Paolo". 
In questo modo per l'accusa Vendola e Cosentino avrebbero favorito Paolo Sardelli che nel 2009, ottenne l`incarico (quinquennale) di primario e che ancora oggi guida del reparto. Questa ipotesi di reato è stata giudicata inesistente dal giudice, e quindi entrambi gli imputati sono stati pienamente assolti.
Nei giorni scorsi il leader di Sel, attualmente in corsa per le primarie del centrosinistra alla carica di Premier, aveva dichiarato che in caso di condanna sarebbe uscito dalla vita politica.

lunedì 29 ottobre 2012

Operatori sanitari, perchè soltanto corsi chiusi?


Il Consigliere regionale Fli, Euprepio Curto ha indirizzato un’interrogazione urgente al Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e all’assessore alla Sanità, Ettore Attolini in merito ai Corsi di Formazione per all’acquisizione della qualifica di Operatore sanitario.
“Si ha notizia – scrive Curto - dell’avvio, nella nostra Regione, di Corsi di Formazione finalizzati all’acquisizione della qualifica di O.S., riservati a soggetti già operanti nel settore della sanità regionale, si ha anche notizia della indisponibilità della Regione Puglia a consentire, per la stessa qualifica, l’avvio di corsi di Formazione aperti anche a soggetti privi di tale requisito”.
“Ciò appare incomprensibile – sottolinea l’esponente Fli - in quanto queste figure sono molto richieste sia nel settore sanitario pubblico che in quello privato.
“Peraltro – aggiunge Curto - si assiste alla pubblicizzazione di Corsi di Formazione per Operatori sanitari avviati da Enti di Formazione Professionale non pugliesi che, a causa del sostanziale blocco imposto dalla Regione Puglia, intercettano le molte istanze di qualificazione emergenti dal territorio regionale nonostante l’eccessiva onerosità dell’ammissione”.
Curto chiede, quindi, di conoscere “quali iniziative urgenti l’assessore alla Sanità intenda assumere per rimuovere le inspiegabili disparità che ancora oggi caratterizzano il settore”.

sabato 13 ottobre 2012

Asl di Bari, da oggi imedici di famiglia in stato di agitazione. Ecco perchè.

I medici di famiglia della Asl Bari si muovono verso lo stato di agitazione generale. 
Al momento non ci saranno ripercussioni sui servizi al cittadino, né astensione dal lavoro, ma il clima che si respira tra i medici di base dipendenti dall’Asl di Bari non è certo dei migliori. 
Sono 450, infatti, i medici che non hanno ricevuto lo stipendio del mese di settembre 2012, secondo i dati diffusi dalla Fimmg (Federazione Italiana Medici di Famiglia). E tra questi ci sono anche 300 medici di famiglia. 
"Nonostante le sollecitazioni e gli incontri con la Asl le organizzazioni sindacali non hanno ancora compreso appieno, al fine di fornire esaurienti spiegazioni ai propri iscritti, tutte le cause di questa spiacevole vicenda”. Così si esprime la Fimmg in una nota ufficiale diffusa alla stampa. 
Nel corso del Comitato Permanente Aziendale della Medicina Generale della Asl Bari, che si è tenuto nel capoluogo pugliese nei giorni scorsi, i rappresentanti aziendali hanno spiegato che il mancato pagamento degli stipendi è stato legato ad alcune anomalie del codice Iban, la cui responsabilità deve attribuirsi ad alcune banche. 
Una tesi, questa della Asl, che però non riesce a spiegare per quale ragione il blocco degli stipendi sia avvenuto soltanto alla fine del mese di settembre, e non prima. 
Ma le problematiche relative agli emolumenti dei medici non si esauriscono qui. 
Un altro grosso “intoppo” riguarda la parte variabile dello stipendio dei Medici di famiglia (quella dipendente dalle prestazioni erogate), dipendente dall’avvio del nuovo sistema di gestione informatica regionale. 
Il segretario provinciale della Fimmg di Bari, Giovanni Sportelli, ha formalmente chiesto alla Asl fornire spiegazioni a tutti i medici di famiglia su questa parte dello stipendio, definita “variabile”, in quanto per le prestazioni erogate dai medici ai cittadini, la ASL non è stata in grado di effettuare una precisa contabilizzazione, e quindi ha corrisposto ai medici quote forfettarie rispetto alle somme spettanti per le prestazioni effettivamente svolte. 
Non solo! Nel mese successivo ha poi sottratto le stesse somme accreditandone altre senza che i medici abbiano potuto verificare in qualche modo la correttezza delle operazioni messe in atto. 
“Purtroppo – ci spiega Sportelli - alla richiesta della Fimmg di fornire spiegazioni dettagliate ai medici, nulla è stato fatto dalla ASL per cui oggi nessun medico conosce l’esattezza degli emolumenti che da giugno vengono accreditati. Una situazione di grande confusione e di incertezza che sta creando disagi nella categoria”. 
La Fimmg ritiene che tutto ciò viola i più elementari diritti dei medici ed anche le norme contrattuali che, in assenza di giustificazioni accettabili, comporterà l’automatico ricorso da parte della organizzazione sindacale alla magistratura competente. 
Per queste ragioni e con queste motivazioni è stata convocata per oggi, sabato 13 ottobre, l’assemblea generale della Fimmg di Bari, coni presupposti per la dichiarazione dello stato di agitazione dell’intera categoria. 
Per quanto ci riguarda, per tutta la giornata di ieri abbiamo proseguito quasi incessantemente nel cercare di contattare i responsabili della Asl di Bari per avere un chiarimento sulla questione, o almeno il loro punto di vista. Ma un ufficio stampa o addetto ai contatti con la stampa non esiste. L’ufficio Urp di Bari ci ha cortesemente chiesto di parlare con la segreteria del direttore generale, e questa ci ha assicurato una pronta e tempestiva risposta del direttore amministrativo Massimo Mancini della Asl di Bari non appena “rientra in ufficio”. 
Ad oggi non abbiamo avuto alcun contatto (in segreteria alla Asl hanno tutti i nostri recapiti), anche dopo diverse sollecitazioni. Non possiamo, pertanto, dare conto della controparte, anche se tra le parole abbiamo inteso dalla segreteria che sono a conoscenza del problema, e che lo stesso è confermato. 
Ora, sarà pur vero che l’adozione di un nuovo sistema gestionale può portare a ritardi nelle contabilizzazioni, o a errori di calcolo o di procedimento. 
Quello che ci appare strano è il dare dei soldi in maniera forfettaria, dopo riprenderseli, dopo assegnare altre cifre, dopo ritirarle… il tutto dal mese di giugno. 
Possibile che un medico di base non possa sapere a quanto ammonta il proprio stipendio? 
Possibile che nel 2012 dopo tre mesi non si riescano a contabilizzare le prestazioni? 
Possibile che dalla segreteria e dalla direzione generale della Asl di Bari non possano esserci risposte? 
Conosciamo il direttore generale Angelo Colasanto come persona seria e concreta. Chiediamo a lui di dare al più presto queste risposte. Anche per non dare adito a voci che vogliono la sanità pugliese affogata nella burocrazia degli uffici aziendali. Anche questa sarebbe malasanità, ma una volta tanto con i medici non ha nulla a che fare. Anzi, sono loro le prime persone ad esserne “colpite”. 
Aspettiamo fiduciosi una risposta.
di Roberto Mastrangelo

venerdì 28 settembre 2012

Sanità, inaugurata la nuova Casa del parto al "Di Venere" di Bari-Carbonara


il professor Filippo Boscia, direttore del reparto
Per una volta parliamo di sanità non additando la Regione, o la Asl di turno per mancanze, ritardi, malaffari e problemi strutturali, ma indicando un buon esempio di riorganizzazione di un reparto, quello di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “Di Venere” di Carbonara-Bari, che si è posto come obiettivo quello di ritornare a numeri più naturali possibili, abbassando le percentuali di ricorso al taglio cesario come soluzione chirurgica a tutti i problemi di una gravidanza, e restituendo il momento della nascita come una vera e propria accoglienza di una nuova vita.
E’ stato inaugurato, infatti, nella giornata di giovedì (ma nei fatti è già operativo da alcune settimane) il reparto diretto dal professor Filippo Boscia. Una vera e propria “Casa del parto” con al centro degli obiettivi la promozione della naturalità del parto, al fine di consentire alla donna di vivere questo importantissimo momento come un evento naturale, senza privarla dell’affettuosa vicinanza dei familiari, e possibilmente anche dei figli già nati, insieme al competente ausilio di professionisti sanitari, ostetrici, neonatologi e anestesisti.
Via, dunque, tutte le suppellettili e le attrezzature tipiche di una camera di ospedale, eliminate le inquietanti attrezzature da sala operatoria come le grandi lampade scialitiche, i bracci per i gas medicali, i carrelli sanitari, gli armadi in acciaio o le vetrate ricolme di confezioni farmaceutiche.
Spazio, invece, a letti tondi, spalliere svedesi, palloni, una vasca per il parto in acqua, poltrone larghe e comode, sedie da parto, sgabelli, liane, armadi eleganti con attrezzatura all’avanguardia completamente a scomparsa, con possibilità anche di musica e di colori che possano soddisfare i gusti della donna.
Soprattutto è stato scelto di cambiare l’organizzazione globale del parto: le sale travaglio e le sale parto sono state trasformate in sale travaglio-parto (ce ne sono ben 7 a disposizione delle gestanti), ambienti in grado di ospitare ogni fase dell’evento, dando la possibilità di poter essere assistite anche dai familiari.
Una delle nuove sale travaglio-parto
 Anche l’atto vero e proprio del parto viene concettualmente ribaltato. Le donne potranno scegliere liberamente la propria giusta posizione di travglio: sedute, distese, accovacciate, in ginocchio, aiutata da attrezzi non convenzionali, per favorire una posizione ergonomica e funzionale, naturalmente sempre con l’ausilio di operatrici professionali e preparate.
Una vera e propria rivoluzione per un centro importante di uno dei due poli dell’Hub sanitaria barese, con il compito di investire per risparmiare. E’ notorio, infatti, che fin troppo spesso negli ultimi anni si sceglie di ricorrere al taglio cesario, una vera e propria operazione chirurgica (con tutte le problematiche ed i costi annessi), anche in assenza di vere e proprie patologie o fattori di rischio per la gestante o il nascituro.
La vasca per il parto in acqua, una liana e una spalliera
Tricotomia, clistere, posizione distesa, induzione del parto… ormai sono fin troppo spesso pratiche standard irrigidite in routine sanitaria che spesso non trovano un fondamento razionale, e che hanno comportato un capovolgimento dei ruoli, mettendo in secondo piano la donna ed il bambino, oscurate dal “lavoro” dei medici e del personale sanitario incaricato di “far nascere”.
Ci fa piacere aver trovato un ambiente sano, nuovo, ordinato, ben arredato, soprattutto sicuro e dotato di tutti i mezzi sanitari necessari, anche per le emergenze e per gli imprevisti, con una sala operatoria adeguatamente attrezzata, all’interno di un progetto che vede, finalmente, al centro delle preoccupazioni l’utente (in questo caso la partoriente) e non la struttura stessa.
Certo, i problemi non sono stati azzerati. La cronica carenza di personale ci sono e ci saranno ancora per un po’. Lo stesso assessore regionale alla Sanità Attolini, intervenuto all’inaugurazione, ha sconsolatamente sottolineato come “da tre anni non si possono fare bandi per i motivi che tutti quanti ben conosciamo”.
Questa inversione di tendenza, però, ci sembra esemplare.
Con la speranza che si inizi a parlare di sanità non in termini di tagli e di chiusure, ma anche in termini di servizi, di qualità, di distretto e di rete.
I pugliesi devono capire che non è avendo l’ospedale sotto casa che si risolvono i propri problemi, se poi in quell’ospedale non si hanno i mezzi minimi di garanzia. Bisogna essere disposti a fare alcuni chilometri, a spostarsi, per poter avere una migliore assistenza.
Luci e vetrate colorate per ognuna delle sette sale
Così come gli operatori sanitari devono entrare nell’ottica di “rete”, ovvero di poter essere spostati come sede di lavoro, perché al centro del mondo sanitario non ci sono le piccole e personali esigenze, ma le grandi esigenze di fornire a tutti i nostri corregionali, nessuno escluso, una sanità degna di questo nome.
Una chiosa finale.
Uscendo dalla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura, abbiamo attraversato il Cup del Di Venere. Ci ha fermato un anziano signore con un respiratore nasale e con l’aria afflitta. Ci ha detto: “giovanò, è mai possibile secondo te che io per pagare un ticket sto da tre ore in coda? Non ce la faccio più. E’ sempre la stessa storia”.
Abbiamo visto soltanto un operatore agli sportelli. Erano le ore 12:10 di un giovedì. Tante persone in attesa del proprio turno e un solo operatore che, povero lui, cercava di sbrigarsi, di rispondere alle domande che gli venivano rivolte, dava indicazioni sulla strada da fare per trovare il tal reparto, e non aveva nemmeno di un respiro.
Condividiamo questa immagine al direttore generale della Asl di Bari ed all’assessore regionale. Anche loro uscendo dal reparto avranno visto una scena molto simile. La qualità e l’eccellenza sanitaria si misurano anche da queste cose, e non solo con i nuovi reparti. Servono entrambe le cose.


il video della conferenza stampa


il servizio realizzato da Antenna Sud

mercoledì 26 settembre 2012

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

giovedì 6 settembre 2012

Sanità, la lettera aperta dei medici di famiglia a Nichi Vendola

Filippo Anelli
L’approvazione del Decreto Balduzzi ieri da parte del Consiglio dei Ministri sulla riorganizzazione dell’Assistenza Primaria interviene in un momento particolare per la Puglia che all’indomani della chiusura degli ospedali e dei pesanti tagli all’assistenza si ritrova drammaticamente ancora in attesa delle misure regionali intese a potenziare l’Assistenza Territoriale, più volte preannunciate e sbandierate ai quattro venti e mai realizzate. Eppure, secondo il Ministro Balduzzi: “Questi interventi hanno conferito carattere di urgenza alla necessità di procedere a una riorganizzazione di alcuni fondamentali elementi del Servizio Sanitario Nazionale. Ciò richiede un urgente riassetto, in primo luogo, del sistema delle cure territoriali…”.
Siamo rimasti sconcertati dalla posizione assunta dall’Assessore alla Salute della Regione Puglia che insieme ai suoi Colleghi di tutte le altre Regioni ha espresso un parere negativo sulla riorganizzazione delle Cure Primarie sostenendo direttamente il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia - quindi mettendo in crisi il rapporto di fiducia che lega i cittadini a questi professionisti – piuttosto che puntare sul miglioramento del sistema attuale. Eppure, la Puglia grazie alle scelte effettuate dal Governo regionale con gli Assessori Tedesco e Fiore, rappresenta una delle regioni più avanzate avvicinandosi al modello previsto nel Decreto Balduzzi. Peccato che l’Assessore Attolini, a 6 mesi dal suo insediamento, non ha ritenuto di incontrare, pur se sollecitato diverse volte, i rappresentanti della medicina territoriale per far conoscere la sua opinione ed il programma della sua azione di governo.
In Puglia i medici di medicina generale svolgono la loro attività nell’80% dei casi in forma associata. La metà di questi medici condivide un unico studio aperto mediamente 9 ore al giorno, mentre la restante parte, per garantire la stessa prestazione, adotta la condivisione informatica dei dati clinici dei pazienti in carico. Gran parte di questi medici ha assunto un collaboratore di studio per la gestione delle incombenze burocratiche. A causa di problemi di finanziamento regionale solo 1/3 dei medici è in grado di assicurare anche l’assistenza infermieristica.
Nel contratto regionale, già in vigore da anni, sono previsti strumenti e forme organizzative di lavoro dei medici che possono migliorare i livelli di assistenza sino a raggiungere gli obiettivi che oggi il Decreto Balduzzi pone e che, se attuati, avrebbero potuto e potrebbero ancora oggi rendere la Puglia la regione più avanzata in Italia nel campo dell’assistenza territoriale.
Infatti, in tutta la Regione giacciono inevase le domande presentate dai medici ai Direttori Generali delle proprie ASL per la istituzione dei Centri Polifunzionali Territoriali (CPT) che assicurano, secondo le norme vigenti, l’apertura per 12 ore continuative degli ambulatori (solo nella ASL di Bari ci sono 10 domande inevase). La riorganizzazione della Continuità Assistenziale (Guardia medica) e l’interazione con il Servizio di Emergenza Territoriale (118) consentirebbe alla nostra Regione agevolmente di raggiungere la copertura H24, 7 giorni su 7 di assistenza, con modelli sostanzialmente già condivisi.
In queste strutture la presenza di figure professionali diverse, come ad esempio gli infermieri, consentirebbe di migliorare l’offerta assistenziale attraverso l’erogazione di prestazioni diagnostiche di primo livello come la telemedicina, l’ecografia generalistica, la spirometria e così via. La gestione della cronicità, infatti, rappresenta l’obiettivo principale delle cure primarie. Ad esempio, se tutti gli ipertesi effettuassero un elettrocardiogramma presso gli studi dei medici di famiglia, ci sarebbe un milione e mezzo di accessi in meno negli ospedali.
Presidente Vendola ora più che mai è il momento di prendere decisioni. La chiusura degli ospedali nei programmi era condizionata al contestuale potenziamento delle cure territoriali al fine di non compromettere la piena erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli studi ed i report dimostrano che ciò non è avvenuto perché il territorio non è stato potenziato. Le chiediamo, pertanto, un incontro urgente al fine di riprendere il dialogo che inspiegabilmente sembra essersi interrotto.
Bari, 6 settembre 2012
Filippo Anelli
Segretario Generale Regionale
FIMMG
(Federazione Italiana Medici di Famiglia)

mercoledì 5 settembre 2012

Per la Puglia necessario Governo di Salute pubblica. L'appello di Surico


Giammarco Surico
Di fronte al disastro annunciato e, purtroppo, divenuto realtà, non vi possono essere più deroghe: la Puglia ha bisogno urgente di un Governo di Salute pubblica, nel senso più letterale del termine. L’assessore Attolini prenda atto, con onestà intellettuale, che la situazione della sanità pugliese non può più essere gestita in questo modo e ne tiri le adeguate conseguenze.
Non ci sono più scuse. Il cartello <work in progress> esposto dal governo regionale davanti al cantiere sanità aperto ormai da oltre sette anni non è accettabile sotto alcun profilo, tantomeno quello della sicurezza e della salute dei cittadini pugliesi, costretti a fare i conti con una gestione schizofrenica, approssimativa e clientelare. E non bastano le verifiche-farsa propinate sino a questo momento. Occorre un cambiamento sostanziale che da un lato dia alla popolazione la certezza di servizi efficienti e ripristini il diritto sacrosanto a godere dei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla Carta costituzionale. Dall’altro restituisca dignità e rispetto al lavoro di tanti operatori della sanità che si dibattono tra difficoltà e condizioni di lavoro intollerabili, mentre restano irrisolte le questioni relative alle piante organiche, agli ex stabilizzati e a vertenze occupazionali aperte anche sul fronte della sanità convenzionata lasciate incancrenire.
È emergenza. Lo dicono i fatti. Il territorio pugliese sta pagando lo smantellamento sistematico di strutture d’eccellenza e di servizi primari, come accade per i Punti di primo intervento di Mola e di tutto il sud barese, per il centro Dialisi di Francavilla Fontana, ma anche per le Cardiologie-UTIC di Monopoli e Putignano la cui chiusura lascia praticamente scoperto tutto il territorio che va da Bari a Brindisi, ma anche tutto il Nord barese, trasferendo il peso, anche delle UTIC senza laboratorio di emodinamica - determinanti per intervenire tempestivamente con una angioplastica primaria salvavita - su quelle del capoluogo. Una decisione assurda che va nella direzione opposta della necessità di organizzare una rete territoriale interospedaliera per l’emergenza coronarica in modo da poter garantire a tutti i cittadini le cure migliori e più efficaci, ovunque risiedano.
Non va meglio sul fronte dell’organizzazione del personale che evidenzia discrasie e contraddizioni deleterie per il buon funzionamento di un ospedale e che vede la soppressione di reparti, di primari e direttori di strutture complesse a fronte di una domanda di salute sempre più stringente e specifica.
Le liste d’attesa s’allungano e c’è chi è costretto a rivolgersi al privato, se può, oppure, come accaduto ad una signora di Manduria, a girare per ben quattro ospedali prima di poter partorire in pace e in sicurezza.
Con la mancata classificazione per funzione degli ospedali e con un piano costruito in base a logiche che francamente non sembrano rispondere al bene collettivo, si è finito per bruciare risorse inutilmente, senza fermare l’emorragia degli sprechi, come dimostra anche la inquietante vicenda della riabilitazione psichiatrica a Bari.
Ciliegina sulla torta: il governo regionale pensa di poter continuare sulla lunghezza d’onda della propaganda, promettendo nuovi ed efficienti ospedali. Peccato che non vi sia la certezza delle risorse finanziarie.
(Consigliere Regionale Fli)

martedì 4 settembre 2012

“Case della Vita” a Brindisi, Curto scrive al direttore generale Asl/Br

Il consigliere regionale di Futuro e Libertà Euprepio Curto ha inviato una lettera al direttore generale dell’Asl di Brindisi Paola Ciannamea, con cui solleva “le anomalie relative alla gestione delle ‘Case della Vita’ nella provincia di Brindisi”.
Euprepio Curto (Fli)
 
Di seguito il testo della lettera.
“Gentilissima,
la presente per sottoporre alla Sua attenzione e valutazione ( per le iniziative che evidentemente riterrà di assumere ) le macroscopiche anomalie che stanno caratterizzando la gestione delle “Case della Vita“ in provincia di Brindisi, o, forse più precisamente, le modalità d’indirizzo e di assegnazione dei ricoverandi alle diverse strutture.
L’anomalia risiede nel fatto che a strutture non dissimili sotto il profilo qualitativo, intendendo con ciò la collocazione logistica, nonché il numero e la professionalità del personale addetto, nel concreto vengono riservate valutazioni differenti, sicché non di rado, anzi, molto di frequente, ad alcune di esse viene indirizzato un numero di ricoverandi talmente elevato da richiedere l’utilizzo di una nuova struttura strettamente collegata alla struttura madre, nel mentre ad altre accade tutto il contrario.
Intendendo porre questo problema con spirito costruttivo e propositivo, non voglio, neppure per un attimo, prestar fede a quei boatos che riferiscono di strutture agevolate in quanto ritenute feudo elettorale di esponenti politici che una qualche traccia (positiva o negativa che sia) l’hanno pur lasciato sul nostro territorio in termini di gestione di potere nel comparto sanitario. Né desidero prestar fede ad altri boatos, ad ascoltare i quali gli indirizzi verso le diverse strutture delle ‘Case della Vita’ sarebbero condizionati da macroscopici conflitti d’interesse.
Ho ritenuto, invece, molto più opportuno sensibilizzarla direttamente sulla delicata materia, al fine di consentirLe l’adozione dei provvedimenti più opportuni perché nella materia siano rispettati i principi di imparzialità, equità e terzietà a cui deve necessariamente uniformarsi la Pubblica Amministrazione”.

giovedì 12 luglio 2012

Il Robin Hood all'incontrario



Un momento della manifestazione di Bari con Fabrizio Tatarella
Ho partecipato, con le modalità permesse dal mio fisico, alla “marcia per il Lastarìa” che la cittadinanza lucerina ha promosso per far sentire il suo dissenso e la sua protesta per gli sconsiderati piani di ridimensionamento del nosocomio della città sveva. 
Non l’ho fatto per ramazzare qualche consenso a buon mercato, tanto meno per solleticare gli irragionevoli animal spirits di una comunità ferita nell’orgoglio. Ho ritenuto di partecipare ad una protesta civile e consapevole, che non difende un orticello di campanile, ma un principio di ragionevolezza. A Nichi Vendola rimproveriamo un piano di riordino ospedaliero che non è un piano; che non segue una linea, per quanto discutibile, poggiata su criteri uniformi, ma sembra andare alla ventura, scegliendo la linea di minor resistenza. Più che scegliere riduzioni e tagli in base a parametri oggettivi, il governatore sembra allocarli nei luoghi in cui si preoccupa meno della reazione dell’opinione pubblica. Per questo, in una sorta di inedita schizofrenia amministrativa, si penalizzano e si avviano alla chiusura ospedali come il “Lastarìa” e si decide di aprirne altri cinque altrove, in aree considerate elettoralmente più delicate. 
Di fronte a questo Robin Hood all’incontrario, che ruba ai poveri per dare ai ricchi, la politica deve trovare uno scatto d’orgoglio, essere al fianco dei cittadini senza invadenze e senza primogeniture. Per questo invito tutti i miei colleghi segretari di partito, indipendentemente dalla collocazione politica, ad approntare insieme e sottoscrivere un documento utile ad aprire con la Regione un nuovo confronto su una questione che chiama in causa diritti fondamentali come quello alla salute per la popolazione lucerina e più ancora per quella dei Monti Dauni. Spero che i miei colleghi possano e vogliano accogliere questo invito.