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giovedì 20 dicembre 2012

Regione Puglia? Via l'addizionale sui carburanti?

In arrivo una buona notizia per i contribuenti pugliesi? 
Al momento, ma la discussione è ancora in corso, c'è la concreta possibilità che l’addizionale sui carburanti in Puglia potrebbe venire meno. E’ quanto è emerso nella fase conclusiva dell’intervento dell’assessore al Bilancio Michele Pelillo in Consiglio regionale, che ha chiuso la fase del dibattimento in merito all’esame del bilancio di previsione 2013.
Pelillo ha fatto riferimento al Fondo svalutazione crediti (sul quale vi è una disponibilità di 86,4 milioni) dal quale potrebbe essere possibile attingere i 14,5 milioni necessari per eliminare l’Irba (accise regionale attualmente pari a 2,5 centesimi per litro di benzina ). “Fatemi capire – ha detto l’assessore – rivolgendosi ai consiglieri qual è il vostro orientamento in merito”.
L’invito à stato subito raccolto dal capogruppo Pdl Rocco Palese che ha espresso l’assenso rispetto alla proposta condividendola in pieno.

giovedì 1 novembre 2012

Riordino delle Provincie, i mugugni di una maggioranza regionale che non ha fatto nulla

Riordino delle province pugliesi, il dibattito prosegue all'indomani dell'approvazione del decreto del Consiglio dei Ministri, che ha stabilito, per la Puglia, l'accorpamento tra Brindisi e Taranto, da una parte, e tra Bat e Foggia dall'altro.
Una scelta che evidentemente non ha lasciato tutti sodisfatti (e non poteva essere altrimenti).
Ma d'altro canto, la Regione Puglia ha scelto di non scegliere, limitandosi per bocca dello stesso Assessore al decentramento Dentamaro, a trasmettere gli atti al Governo "sperando" in una sorta di illuminazione da parte di Mario Monti.
Ma se la Puglia non è stata capace di un progetto definito e condiviso, cosa potevamo aspettarci da Roma?
Da qui i mugugni naturali che in questi giorni riempiono le pagine dei giornali.
Parla di "brutta giornata" per la Bat il consigliere Filippo Caracciolo, esponente del Pd.
“L’accorpamento della Bat alla provincia di Foggia - prosegue Caracciolo - cancella cento anni di lotte e rappresenta un duro colpo alla storia di questo territorio, oltre che schiaffo alla volontà di centinaia di migliaia di cittadini, che attraverso i consigli comunali e i sindaci delle proprie città avevano manifestato la volontà di mantenere un’autonomia. Sarebbe stato assolutamente possibile, senza per questo pesare sulle casse dello Stato. È mancata la volontà ed è mancato il ruolo determinante della Regione. Dobbiamo fare tutti ammenda. Avremmo dovuto capire che il Governo avrebbe ragionato esclusivamente in termini ragioneristici”.
“Non dobbiamo comunque arrenderci - conclude Caracciolo - il provvedimento dovrà essere convertito in legge in Parlamento e in quella sede sarà possibile fare delle modifiche. Per questo invito i colleghi consiglieri regionali, i sindaci, i consigli comunali, i parlamentari e il presidente della Provincia a fare fronte comune per arrivare ad una proposta accettabile da parte del Parlamento. Dobbiamo metterci subito al lavoro prima che lo scellerato decreto approvato dal Consiglio dei Ministri diventi legge dello Stato”.
Ma non poteva, Filippo Caracciolo insieme agli altri consiglieri della maggioranza, pensarci prima votando e facendo sentire a Roma la propria voce?
Troppo facile, dopo, additare Monti di aver fatto calcoli ragionieristici. Chi doveva rappresentare le istante del territorio, evidentemente, ha dormito sonnni beati e tranquilli.
A rilanciare la situazione della Provincia di Brindisi, stretta tra una scelta imposta (Taranto), e la volontà anche espressa (ma disattesa) di molti comuni, divisi tra l'Area Metropolitana di Bari e la Provincia di Lecce, è il consigliere di Fli Curto.
“La scelta del Governo nazionale di dire no alla super provincia, limitandosi ad accorpare Brindisi e Taranto, isolando Lecce, appare una soluzione più ragionieristica che politica. E, pertanto, non è assolutamente condivisibile in quanto non esalta le specificità di un territorio che proprio dal riordino avrebbe potuto amplificare le proprie potenzialità. Anzi, lo penalizza”.
È il commento dell’ex senatore Euprepio Curto, attualmente consigliere regionale di Futuro e Libertà, in merito alla soluzione adottata dal governo nazionale in tema di riordino delle province.
Ricordiamo che Curto è stato l'unico consigliere, insieme al barlettano Ruggiero Mennea (Pd) a votare contro la relazione dell'Assessore Dentamaro lo scorso 22 ottobre.
“Certo - dichiara Curto – al momento non è ancora dato sapere se il Decreto recepisce pure le indicazioni espresse dalla maggioranza dei comuni della provincia di Brindisi (moltissimi favorevoli a Lecce, alcuni a Bari); ma, se così dovesse essere, i timori, che più volte avevo paventato, avrebbero trovato un’adeguata conferma nella sostanziale disgregazione dell’attuale provincia di Brindisi”.
“Questa non è una bella pagina per nessuna delle tre province – prosegue l’esponente di Fli. Di Brindisi ho già detto. Ma non lo sarebbe neanche per Taranto che rischia di annettere (sì: di annettere) una provincia (Brindisi) mutilata. Ma non lo sarebbe neanche per la Provincia di Lecce che, da seconda provincia pugliese per popolazione, sarebbe relegata all’ultimo posto“.
“A tal proposito – afferma Curto – vorrei suggerire a qualche improvvido rappresentante istituzionale leccese di evitare comportamenti da autentico sciacallaggio, come quelli finalizzati a far aderire a Lecce altre città brindisine, saltando a piè pari qualsiasi più ampio preventivo confronto politico-istituzionale”.
“Forse - conclude Curto – a questi sfugge un dato: che, così come è stato realizzato il riordino, si amplierà a dismisura la forbice economica, sociale e politica con Bari Città metropolitana. Siccome, nella gestione della materia, di miopie politiche ve ne sono state a iosa, sarebbe opportuno un saggio ravvedimento, sia pure tardivo. Ma non troppo!”.
di Roberto Mastrangelo

martedì 23 ottobre 2012

Province, la Regione decide di non decidere. E di Vendola nessuna traccia.

Alla fine il Consiglio regionale ha deciso di non dover decidere. Nonostante alcune dichiarazioni in senso contrario anche all’interno della maggioranza (come quella del consigliere del Pd Caracciolo, per cui “La Regione non doveva abdicare al suo ruolo”) alla fine è stato approvato a maggioranza (astenuto Giovanni Alfarano -PdL, con gli unici voti contrari di Eupreprio Curto - Fli e Ruggiero Mennea - PD) la relazione dell’assessore al Federalismo Marida Dentamaro sul nuovo assetto delle Province in Puglia. 
Un consiglio regionale più che dimezzato, che ha visto in aula al momento del voto soltanto 20 consiglieri (sui 70 eletti) anche perché il Pdl ha preferito uscire dall’aula e non partecipare al voto. 
Il dispositivo proposto dal presidente del consiglio Onofrio Introna, prende atto delle deliberazioni dei consigli comunali e delle dichiarazioni dei sindaci pervenute e chiede al Governo nazionale di attenersi alle volontà espresse degli enti locali, come rappresentate negli atti deliberativi degli stessi. 
La relazione, rivista nella stesura originaria, soprattutto per quanto riguarda gli atti deliberativi assunti dai Comuni della provincia di Brindisi con l’acquisizione dell’atto formale dell’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, invita anche il Governo e il Parlamento al superamento delle criticità rilevate in relazione alla mancanza dei requisiti minimi demo-territoriali previsti. 
L’assemblea ha preso atto anche del fatto che, allo stato, per la provincia di Barletta-Andria-Trani “non vi è materia né spazio per la formulazione di proposte o pareri regionali”. 
Di conseguenza l’istituenda Città metropolitana di Bari risulta costituita dai comuni delle provincia di Bari, escluso il Comune di Molfetta che ha espressamente dichiarato di non voler aderire e compreso il comune di Fasano che ha deliberato l’adesione a seguito di referendum. 
La Provincia Brindisi-Taranto comprende i comuni facenti parte delle due province soppresse fatta eccezione per Fasano e per quelli che hanno aderito alla provincia di Lecce avendo il requisito della continuità territoriale (Cellino San Marco, Erchie, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Torre Santa Susanna). 
La Provincia di Lecce comprende i comuni già facenti parte della stessa provincia nonché quelli delle province di Brindisi e Taranto, avendone il requisito della continuità territoriale, che hanno optato per il passaggio alla stessa provincia di Lecce: Cellino San Marco, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vemotico, Torre Santa Susanna, Erchie, San Donaci e Torchiarolo (BR) e Avetrana (TA). 
“Il rischio è quello di dar vita ad un riordino..disordinato, dove a farne le spese, come sovente avviene, saranno i servizi offerti al cittadino e la stessa governabilità dei territori. D'accordo con le osservazioni dell'assessore Marida Dentamaro, occorre fare scelte - noi aggiugiamo, coraggiose - in grado di corrispondere alle situazioni e alle esigenze vere dei territori. E invece pare che si vada nel senso opposto dei criteri di ordine esclusivamente quantitativo. In realtà ancora una volta vengono alla luce i ritardi dell'attuale governo regionale pugliese che sottolineano un disinteresse, un non volere assumere responsabilità nei confronti sia delle realtà locali quanto del governo nazionale. Il risultato? Il caos”. Così ha commentato il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. 
Di parere completamente opposto, invece, il capogruppo Pd Antonio Decaro, secondo cui “la Regione Puglia rispetterà l'autonomia dei comuni e dei sindaci pugliesi che hanno rimesso alla nostra attenzione le decisioni che hanno assunto in merito alla riorganizzazione delle province. Per questo trasmetteremo tutte le delibere e gli atti al governo nazionale che in questa maniera potrà valutare se, e come, ottemperare alle volontà dei Comuni e dei sindaci della Puglia". 
Nichi Vendola, le primarie nel mirino, la Puglia nell'oblio
Secondo Decaro "il governo, dopo aver deciso, sbagliando, di non sopprimere più le Province, ha provveduto, con le norme inserite nella Spending Review, a ridefinire le funzioni di Area vasta con le Province come Ente di riferimento. In questa ottica - spiega - il governo a previsto una riorganizzazione delle Province in base a criteri che tengono conto dell'ampiezza territoriale e della popolazione residente. E ha dato ai territori soltanto l'illusione di poter partecipare attivamente alla riorganizzazione delle province. Una partecipazione meramente eventuale perché, in ogni caso, la decisione finale spetta comunque al governo. Allora - conclude - noi daremo all'Esecutivo tutti gli strumenti per decidere, trasmettendogli le delibere dei consigli comunali, gli atti e le dichiarazioni dei sindaci che abbiamo ricevuto". 
Senza però decidere alcunché nel merito. 
Intanto di Nichi Vendola, ieri pomeriggio a Bari nessuna traccia. 
Il Governatore è troppo impegnato nella sua campagna elettorale per le primarie del centrosinistra per avere a cuore le sorti della Puglia, terra di cui, fino a dimissioni, è ancora Governatore, ma di cui sembra essersi completamente dimenticato.

martedì 16 ottobre 2012

Idv contro Idv, mentre il Consigliere regionale finisce nella retata antipedopornografica

Idv contro Idv. Ovvero quando la distanza tra gli eletti ed il partito è elevata. Ovvero ancora, quando non si riesce a capire quando si parla a titolo personale o quando si parla in nome del partito di cui si è consiglieri, o dirigenti. 
A puntare il dito sul gruppo consiliare alla Regione Puglia dell’Idv (probabilmente anche perché due dei quattro componenti hanno formalmente aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”) è Giacinto Fiore, che chiede chiarezza e trasparenza su come il gruppo consiliare ha speso i soldi a disposizione. 
“Le dimissioni della Governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, provocate dalla gestione “allegra”dei fondi pubblici destinati a finanziare le attività dei gruppi consiliari – scrive in una nota Giacinto Fiore - impone una riflessione seria sul tema. Lo scandalo si sta estendendo in altre Regioni”. 
“Per quanto ci riguarda, nello specifico dell’organizzazione del Gruppo Idv nella Regione Puglia, bisogna rimarcare la completa assenza di comunicazione e raccordo politico sotto ogni aspetto, con il gruppo dirigente del partito. Inoltre,il gruppo Idv ha perso la sua originale composizione, in quanto sia l’ex-capo gruppo Schiavone, che il Consigliere Gianfreda, hanno aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”. Nonostante ciò, si è continuato a rilasciare dichiarazioni ambigue e prive di elementi di chiarezza, sull’appartenenza o meno all’Italia dei Valori”. 
Sono due, dunque, i piani di riflessione politica sottolineati dal segretario provinciale barese dell’Idv. Non soltanto la gestione economica del gruppo, a suo dire non chiara, ma soprattutto l’autorevolezza e la rappresentanza del partito, troppe volte ambigua. 
In altre parole: chi rappresenta l’Idv a Bari? Gli eletti o i quadri dirigenti? 
Poi Fiore prosegue ed affonda. 
“Si rende necessario, in questa fase,dissipare ogni dubbio sulla gestione dei fondi assegnati al gruppo Idv in Regione, sia con riferimento al passato, sia in relazione all’attuale gestione affidata al gruppo che si rivede in Idv, attualmente in Consiglio Regionale. (Nicastro-Mazza)”. 
“Ci chiediamo quali siano nel dettaglio, le spese di gestione del gruppo IDV o le iniziative politiche o di studio che hanno promosso, dando fondo quasi interamente a tutti i fondi a disposizione. Sarebbe curioso conoscerne i dettagli. Visto che , non hanno mai dato contributi al partito, che ha sempre finanziato le sue manifestazioni politiche con proprie risorse economiche”. 
“Ci sentiamo –sottolinea Fiore - in dovere di prendere le distanze da questa gestione dissipata del denaro pubblico. In una fase di contestazione di tutto l’assetto del sistema dei Partiti,giustificato dalla rabbia dei cittadini e nel mentre ci accingiamo a dare avvio alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e di altri privilegi della casta,sarebbe opportuno fornire tutti gli elementi di chiarezza e trasparenza, sulle attività del gruppo consiliare svolte e finanziate grazie ai contributi pubblici dei cittadini”. 
Eì l’Idv stesso, dunque, a parlare di “gestione dissipata”, di mancata trasparenza e di gestione ambigua, del gruppo Idv alla Regione Puglia. 
Soltanto un attacco diretto contro l’ex capogruppo, passato alla corte di Michele Emiliano? 
O c’è dell’altro? Non ci è dato saperlo. Di fatto registriamo tensioni all’interno di un partito che, ad oggi, si trova a metà strada tra un’alleanza organica con il centrosinistra e la voglia di restare alternativo “nudo e puro” (anche se poi di purezza non ci sembra proprio il caso di parlare…). 

E proprio nei giorni scorsi un’altra tegola è arrivata su Aurelio Gianfreda. Al consigliere regionale ex Idv, attualmente dei “Moderati per Emiliano” è stato, infatti, notificato dalla Procura di Lecce un avviso di chiusura indagini in un procedimento che lo vede a rispondere della pesante accusa di detenzione di materiale pedopornografico. 
Non è il caso, in questa sede, approfondire ulteriormente questo argomento (le carte della procura parlano di 69 supporti ottici sequestrati, due dvd ritrovati, centinaia di foto e filmati pornografici con protagonisti anche minori), il procedimento è in piedi e le accuse dovranno essere accertate in giudizio. 
Michele Emiliano
Ci preme soltanto, adesso, sottolineare come ancora una volta bisogna bacchettare Michele Emiliano
Caro sindaco. Possibile che ancora una volta non hai prestato adeguata attenzione nei confronti di chi ti è vicino? 
Non bastano i pacchetti di voti o la caratura politica delle persone a formare un gruppo politicamente e moralmente sostenibile. Non era da oggi nota la vicenda che vede coinvolto il consigliere regionale. Era davvero il caso di “imbarcarlo”, pur di incrementare i propri numeri?
Faccia le sue considerazioni, sindaco, e ne tragga le conseguenze. A volte è anche una questione di stile e di dignità.

di Roberto Mastrangelo

giovedì 11 ottobre 2012

Anci: Delrio a Bari per incontrare i sindaci sul patto di stabilità. Ma che fine ha fatto il Consiglio delle Autonomie Locali?

Graziano Delrio, presidente nazionale Anci
A un anno dalla sua elezione a presidente nazionale dell’Anci, avvenuta nell’Assemblea congressuale di Brindisi 2011, Graziano Delrio torna in Puglia, per incontrare i sindaci della nostra Regione sulla delicata situazione finanziaria e istituzionale dei comuni e per annunciare le prossime iniziative dell'Anci, alla luce della Legge di Stabilità approvata dal Governo, ma anche in vista dell’imminente Assemblea Nazionale dell'Associazione in programma la settimana prossima a Bologna. 
L’incontro si terrà venerdì 12 ottobre alle ore 16, presso la nuova sede Anci Puglia di Bari (Via Marco Partipilo 61 - zona Santa Fara). Con l'occasione, sarà inaugurata ufficialmente la sede dell'Anci regionale.
Intanto prosegue la polemica a distanza sulla mancata presenza dell'Anci Puglia alla riunione della scorsa settimana in Regione della cabina di regia per la questione del riordino delle provincie.
"Già nei mesi di marzo e aprile scorsi, oltre che nella riunione della cabina di regia dello scorso 27 luglio, Anci Puglia aveva esplicitamente richiesto alla Regione Puglia, l’istituzione del Consiglio delle Autonomie Locali, previsto dalla Costituzione”, proprio al fine di“governare democraticamente” la delicata riforma delle province pugliesi prevista dalla “spending-review”.
“Il CAL infatti, essendo composto dai rappresentanti di tutte le autonomie locali nonché dai portatori di interessi diffusi della società, è l’organo costituzionalmente deputato ad esprimere funzioni consultive, garantendo la piena rappresentanza territoriale nei rapporti con la Regione e quindi la sede più appropriata per affrontare il processo della riorganizzazione delle province. Tale richiesta di istituzione del CAL, ad oggi, non è stata accolta dalla Regione. Solo in data 7 agosto scorso, con grave ritardo rispetto ai tempi previsti, la Regione ha nuovamente convocato la cabina di regia con Upi e Anci: in quella sede Anci Puglia, oltre a ribadire la necessità dell’istituzione del CAL, – data la particolare rilevanza della questione- al fine di assicurare il più ampio e democratico coinvolgimento delle parti interessate, ha ritenuto opportuno interpellare sulla questione direttamente tutti i Comuni interessati, con invito a far pervenire le proprie determinazioni. E’ evidente che l’intercorsa pausa estiva non ha consentito a tutti i Comuni di poter approfondire la questione e convocare, nella rispetto della norma e secondo i dovuti tempi tecnici, i Consigli Comunali per deliberare in merito”.
“Ho avvertito personalmente l’assessore Dentamaro – ha dichiarato il presidente Perrone – che non saremmo stati presenti, non essendo pervenute le delibere con le scelte dei comuni interessati.Al Presidente Vendola rispondo che è nostra abitudine presenziare a tutte le riunioni della cabina di regia con un ruolo attivo, operando sempre nell’ottica della cooperazione istituzionale. Ribadiamo comunque, che per governare democraticamente questo riordino istituzionale era imprescindibile il passaggio nel CAL. Piuttosto Vendola e Dentamaro ci spieghino perché non è stato insediato.”
di Vincenzo Matano

mercoledì 10 ottobre 2012

Geologi, un team per la prevenzione contro i rischi geologici

Vent'anni di ordine professionale. L'Ordine dei Geologi di Puglia taglia questo traguardo con la celebrazione del proprio Congresso Regionale, previsto per venerdì prossimo, 12 ottobre, a Bari.

Nel corso della manifestazione, Il Presidente dell’Ordine, Alessandro Reina, firmerà un accordo con la Protezione Civile della Regione Puglia con l’obiettivo di garantire una sinergica prevenzione dei rischi geologici nella nostra regione, attraverso la presenza sul territorio dei geologi liberi professionisti.
Sono previsti interventi di:

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia
Francesco Schittulli, presidente della Provincia di Bari
Michele Emiliano, sindaco di Bari
Michele Vinci, presidente Confindustria Bari e Bat

Fabiano Amati, assessore regionale O.O. P.P.
Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo economico
Angela Barbanente, assessore regionale Urbanistica
Lorenzo Nicastro, assessore regionale Ambiente
Corrado Petrocelli, rettore Università di Bari
Nicola Costantino Rettore Politecnico di Bari
Antonio Di Santo Segretario Generale Autorità di Bacino Puglia
Stefano Pecorella Presidente Parco Nazionale del Gargano
Cesare Veronico Presidente Parco Nazionale Alta Murgia
Gianvito Graziano Presidente Consiglio Nazionale Geologi
Alessandro Reina Presidente Ordine Geologi Puglia

Modera: Domenico Castellaneta, vice caporedattore La Repubblica
Seguiranno l’assemblea generale degli iscritti e il dibattito

                                                                                                                                 di Alessia Colaianni

venerdì 5 ottobre 2012

Trasparenza e controlli in Regione, ma per Vendola è campagna elettorale


“Siamo ad un passaggio davvero drammatico della vita democratica del Paese, ciascuno è chiamato a dare un buon esempio. Mi si consenta di farlo in modo unilaterale, come un atto di responsabilità: io taglio il mio emolumento di altri 50 mila euro all’anno”. Queste le parole di Nichi Vendola in una lettera al presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna annuncianti la decurtazione del proprio compenso. E spuntano immediatamente le prime polemiche. Dall’opposizione del Pdl l’accusa di essere una manovra elettorale: “Se, com’è praticamente scontato, dovesse candidarsi al Parlamento alle imminenti elezioni politiche, sarebbe chi gli succederà a pagare il conto della sua auto-propaganda”, accusa il vice presidente dell’Assemblea Nino Marmo, “alla sua indennità provvederebbero comunque gli Italiani senza alcuna decurtazione attraverso la Camera, se non il Ministero, di destinazione”.
Trasparenza, controlli di bilanci e risorse da affidare alla Corte dei Conti e una drastica riduzione dei fondi destinati ai gruppi consiliari come richiesto dal Governo centrale. La Puglia è già al lavoro: on line i bilanci di tutti i gruppi consiliari, rendiconto delle spese già al vaglio della Corte dei Conti e cifre a prova di fantomatici Batman. I conti del 2011 relativi ai rimborsi dei gruppi, in realtà, erano già buoni se paragonati ad altre Regioni: poco più di 700mila euro. I pidiellini hanno avuto una spesa di 163mila 700 euro, con 21 consiglieri, seguiti dai 135mila euro del Pd, che di consiglieri ne ha 16. E poi i 94mila di Sel, che però ne ha risparmiati 4mila, aggiungendoli ai 20mila di avanzo di cassa del 2010, e la “Puglia per Vendola”, che ne ha spesi 50mila, rispetto ai 58 disponibili. All’Italia dei Valori si fermano a 53mila euro, che diventano 62mila e 700 per “La Puglia prima di tutto”, lista che elesse Raffaele Fitto Governatore, mentre i centristi dell’Udc si fermano poco al di sopra dei 50mila. Tutti gli altri scendono al di sotto di quella soglia. C’è chi ha anche deciso di fare di più. Pdl e Pd hanno deciso di restituire alla Regione una parte dei loro avanzi di cassa. 33mila euro di avanzo e 13mila restituiti dal Pd e 85mila euro di avanzo di cassa per il Pdl che si dice pronto a fare lo stesso, ma per il momento tergiversa dichiarando tramite Palese: “Purché siano utilizzate per spese sociali e non finiscano in un unico calderone che alimenti spese improduttive, che ancora esistono in settori della Regione gestiti dalla sinistra”.
Ma la Puglia non è così virtuosa nel campo degli sprechi. Tante sono le agenzie, consorzi ed enti presenti sul territorio senza alcun senso di esistere e finanziate lautamente con soldi pubblici così come denuncia il presidente della Bat Ventola: “E’ il caso dell’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali). Un’agenzia che, formalmente si dovrebbe occupare di tutte le attività preventive contro gli incendi forestali ma che sostanzialmente fa ben altro”.
Ma in tema di spending review e, sulla scia degli scandali della Regione Lazio, in tutta Italia i governatori ricorrono ai ripari tanto da chiedere al Governo, tramite provvedimento lampo, un decreto che fissi dei criteri di spesa per le Regioni. Insomma, Vendola sembra essere parzialmente ricorso a ripari anticipando i tempi.
di Andrea Dammacco

mercoledì 26 settembre 2012

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

sabato 22 settembre 2012

Bando per la mediateca: l'Apulia Film Commission verso l'annullamento?


Voci insistenti, interne alla Regione Puglia, parlano di un imminente annullamento del concorso che avrebbe portato all'assunzione di Angelo Amoroso D'Aragona come Esperto/a in film making, attività di conservazione e promozione della cultura dell’audiovisivo, risultato unico candidato idoneo al posto, nonostante non avesse la laurea, come esplicitamente richiesto dal bando.
Stando a quando a suo tempo dichiarato da Silvio Maselli, direttore dell'Apulia Film Commission "Nel caso del profilo di Angelo, relativo cioe a videomaker che avessero esperienza di conservazione, gestione, restauro e valorizzazione di contenuti audiovisivi, abbiamo ritenuto - come altre volte e per altri profili che pure lavorano con noi - non fosse indispensabile la laurea, giacche' la grandissima parte dei videomaker che conosciamo sono solo diplomati oppure hanno un titolo di studio come il Centro sperimentale di cinematografia o la civica di Milano che non sono equiparabili a una laurea tipo vecchio ordinamento. Ma soprattutto hanno molta esperienza maturata sul campo, quel che per noi più importava".
Sta di fatto che Angelo Amoroso d'Aragona, risultava l'unico idoneo a fronte di 90 candidature pervenute, di cui 21 hanno superato i criteri di ammissibilità, ma solo 1 (appunto Amoroso d'Aragona) otteneva il punteggio minimo di 70.
La vicenda aveva suscitato subito polemiche e boatos, soprattutto perchè la stessa Film Commission aveva realizzato e presentato a Venezia, il film "La Nave dolce", il cui soggetto sembrava assolutamente simile se non identico ad un documentario di Amoroso d'Aragona, ben noto alla AFC, ma mai terminato nonostante alcune decine di migliaia di euro ricevuti per il suo completamento.
Un velenoso editoriale di un blog aveva ipotizzato fra le righe quasi uno scambio fra l'assunzione di Amoroso D'Aragona e il silenzio dello stesso circa un presunto "scippo di idee" con il film di Vicari, firmato in prima persona da Silvio Maselli, Antonella Gaeta, presidente di AFC.
Di certo c'è che in Procura, a Bari, è stato aperto un fascicolo e dunque sembrerebbe assolutamente consequenziale che, in autotutela, come è previsto dalla legge, in Regione abbiano deciso di annullare il concorso. Di guai con la Giustizia, in effetti, Vendola e soci ne hanno anche troppi.
di Fortunata Dell'Orzo

martedì 18 settembre 2012

Energia rinnovabile, passa la legge. Perplessità sui controlli. Curto "Varchi sull'aggressione dell'economia illegale"

Fonti rinnovabili e trivellazioni petrolifere. Il consiglio regionale della puglia, nella sua seduta conclusasi da poco, ha confermato le sue scelte. L’opposizione ha scelto la via dell’astensione, con l’intenzione di sottolineare comunque i punti di criticità di una legge, quella approvata dalla maggioranza, che soprattutto un materia di controlli e di accertamenti avrebbe dovuto, e potuto, essere notevolmente migliorata. 
È con l’astensione dell’opposizione infatti, che il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che regola l’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Una astensione non nel merito della scelta ma relativa alla “preoccupazione di una mancanza di regolamentazione più incisiva del settore”. 
E la scelta della Puglia risulta ancor più significativa se rapportata all’assenza dello Stato in questo settore. “Non abbiamo ancora un Piano energetico nazionale di riferimento” – ha sottolineato l’assessore Loredana Capone. Quello del governo centrale per l’assessore Capone è un grave carenza che inibisce la presenza di numerosi investitori, che per questa carenza considerano la piazza italiana poco affidabile. 
Ma la Puglia invece continua a perseguire l’obiettivo della prima ora: la green economy in una prospettiva di medio e lungo termine in cui si consenta una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla Regione. 
“Questa legge – ha ribadito l’assessore Capone – propone un quadro normativo chiaro, coerente e utile per ridare certezze e fiducia agli investitori e stimolare una ripresa di una green economy sostenibile, partecipata efficiente ed inclusiva”. 
La scelta della Regione Puglia, secondo Michele Losappio (capogruppo Sel) è in contrapposizione a quella del governo Monti che va nella direzione del petrolio e dei rigassificatori: “oggi noi in questo contesto, ribadiamo il nostro no”. Anche il capogruppo del Pdl Rocco Palese conferma l’attenzione alla tutela ambientale e conferma la presenza anche del Pdl alla prossima manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia, contro le trivellazioni, ma “avvertiamo però la necessità di tenere alta la guardia per evitare che lo sviluppo delle fonti rinnovabili non diventi un’arma contro il territorio”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dell’Udc, Salvatore Negro, che sollecita l’istituzione dell’anagrafe degli impianti un regolamento che disciplini le installazioni di fotovoltaico e pale eoliche. 
Per Giovanni Epifani (Pd), quella della Puglia è una scelta di campo: “sfruttiamo al massimo quelle che sono le nostre risorse, sole e vento. No al petrolio, che non è, e non può diventare una nostra ricchezza”. Gli stessi no ribaditi dal capogruppo de la Puglia per Vendola, Angelo Disabato
Per il capogruppo della Puglia prima di tutto, Francesco Damone è necessaria un particolare attenzione alle strutture burocratiche che devono poi applicare la legge e che “ignorano da mesi una serie di domande presentate da aziende con grandi competenze nel settore”. 
Anche il consigliere Patrizio Mazza ha espresso la preoccupazione che “una indiscriminata installazione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici possa diventare un boomerang per il territorio pugliese”. 
Il consigliere regionale Euprepio Curto, di Fli, ha così giustificato la sua astensione. 
“Ho ritenuto opportuno non partecipare al voto della Proposta di Legge recante Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quale sia pur flebile protesta contro un governo regionale e una maggioranza che, dopo aver giudicato importante ed opportuna la Proposta di Legge finalizzata alla istituzione dell’anagrafe storica degli impianti eolici e fotovoltaici, di cui ero primo firmatario, l’ha sostanzialmente demolita aprendo varchi inquietanti all’aggressione dell’economia illegale”. 
“Per quanto mi riguarda – prosegue Curto – avrei insistito anche sulla richiesta di numero legale (al di là e al di sopra dell’effettivo conseguimento del risultato) quale segnale politico ad un governo regionale e ad una maggioranza che stanno facendo strame di gran parte della opposizione, anche a causa delle posizioni ondivaghe assunte costantemente da alcune forze politiche”. 
“Ma dispiace soprattutto – conclude Curto – per la grande occasione perduta per mettere ordine ad un settore che fino ad ora ha solamente devastato il territorio pugliese senza contribuire, neppure in minima parte al suo rilancio economico ed occupazionale”. 
Così, invece, il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano: “Conferma di una linea politica che mette al primo posto la tutela dell'ambiente e invito alla partecipazione attiva alla manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia per ribadire il no di tutta la comunità pugliese alle trivellazioni in Adriatico. È questa la posizione del Pdl pugliese che però esprime anche dubbi, forti dubbi in merito all'approvazione della proposta di legge che vorrebbe regolare l’uso dell’energia da fonti rinnovabili”. 
“È vero che l'attenzione alla green economy consente una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla regione, ma è altrettanto vero che questo sviluppo in materia energetica richiede, a maggior ragione nel Sud Italia, regole ben precise e controlli altrettanto rigorosi”. 
“Altrimenti c'è il pericolo di ottenere un risultato che è esattamente all'opposto di quello prospettato con il rischio, in alcune zone della Puglia è già realtà, di favorire lo sviluppo di nuove armi a danno del territorio stesso e delle sue peculiarità sociali, culturali, economiche. Purtroppo, i segnali non sono dei più incoraggianti: continua a mancare l'anagrafe degli impianti e un regolamento che disciplini la installazione degli stessi, soprattutto con riferimento al fotovoltaico e all'eolico, mentre la burocrazia procede senza quelle precise linee guida che tocca alla politica definire Non è questa la tutela ambientale che vogliamo, seppure ci sia condivisione di intenti in materia, il centrosinistra pugliese ha ancora una volta mostrato un'ambigua incapacità nell'amministrare e tutelare il territorio, salvaguardando al contempo la salute dei cittadini” ha concluso Cassano.

Il 21 settembre l'assemblea del distretto produttivo "Puglia Creativa"

Si terrà venerdì 21 settembre (ore 14.30 negli spazi del Teatro Kismet OperA di Bari) l’assemblea del Distretto Produttivo “Puglia Creativa”, la rete di imprese e organizzazioni collegate alla filiera professionale della creatività e della cultura nelle diverse dimensioni di produzione, valorizzazione, ricerca, formazione e servizio. L’appuntamento avrà come temi centrali le strategie di sviluppo del settore produttivo e l’organizzazione interna del Distretto, argomenti che verranno discussi attraverso una riunione plenaria ed una divisione in gruppi di lavoro tematici. Durante l’incontro verrà inoltre presentato il Programma di Sviluppo consegnato alla Regione Puglia, il documento in attesa di approvazione per il definitivo riconoscimento formale del Distretto, nel quale sono raccolte le linee di indirizzo e le prime idee progettuali. L’assemblea sarà inoltre il momento per fornire informazioni sullo stato dei lavori intrapresi, sulle prospettive di breve e medio termine nonché sulle modalità di adesione delle aziende al Distretto. Lo spazio dei gruppi di lavoro avrà come focus l’approfondimento e lo sviluppo esecutivo dei progetti inseriti nel Programma di sviluppo, al fine di ampliare la proposta strategica e concertare in rete gli obiettivi ed i percorsi più adeguati a questo particolare settore produttivo. 
PROGRAMMA DEL 21 SETTEMBRE
PLENARIA:

a) presentazione del Programma di sviluppo consegnato alla Regione Puglia
b) informazioni sullo stato dei lavori e delle prospettive a breve e medio termine del Distretto
GRUPPI DI LAVORO:
c) approfondimento e sviluppo esecutivo dei progetti inseriti nel Programma di sviluppo del Distretto in vista del rinnovo del programma previsto per fine febbraio 2013
PLENARIA:
d) Presentazione dei lavori di gruppo
e) Discussione
f) Ratifica della nomina del rappresentante di Comitato del settore Arti visive
g) Ammissione nuovi soci
h) Varie ed eventuali
Il Distretto è ad oggi in attesa di riconoscimento formale da parte della Regione Puglia, ma il lavoro di rete e di attività condivisa è in piena fase di elaborazione. Le imprese che vogliano aderire possono fare richiesta scritta compilando i documenti presenti sul sito www.distrettocreativo.wordpress.com ed indicando il settore di riferimento per la propria azienda. Per qualunque informazione, gli aderenti possono contattare i referenti di coordinamento, oggi costituiti secondo questo organigramma:

Presidente
Roberto Ricco (coordinatore settore teatro)
Vice Presidenti
Lara Castrignanò (vice presidente vicario - coordinatore settore teatro)
Gianni Sportelli (coordinatore settore teatro design)
Michele Casella (coordinatore settore multimedia)
Segreteria della presidenza
Simona De Tullio (coordinatore settore danza)
Coordinatori
Luigi Spezzacatene (coordinatore settore servizi)
Annarita Taronna (coordinatore settore Università e organismi di ricerca)
Vito Gemmati (referente Organizzazioni Sindacali)
Augusto Masiello (referente Organizzazioni Datoriali)
Vincenzo Bellini (coordinatore settore musica)
Cristina Piscitelli (referente Teatro Pubblico Pugliese e Apulia Film Commission

giovedì 13 settembre 2012

Patto di stabilità regionale, liberati fondi per 71 milioni di euro per i Comuni


Nel corso della Conferenza stampa svoltasi oggi a Bari, Regione e Anci hanno presentato i risultati dell’attuazione del Patto di stabilità regionale “incentivato” 2012 in Puglia. Presenti l’assessore regionale al bilancio Michele Pelillo, il presidente Anci Puglia Luigi Perrone e i sindaci dei Comuni interessati.
Un momento della conferenza stampa di oggi all'Anci
Sono 120 i Comuni pugliesi (su 174 interessati) che per effetto del patto di stabilità regionale verticale “incentivato” vedranno migliorato il proprio saldo finanziario e “liberata” la propria capacità di spesa.
Sono 71 i milioni di Euro che la Regione ha ceduto ai Comuni per il 2012, quale quota del proprio “obbiettivo di Patto di stabilità”, consentendo ai sindaci lo sblocco di pagamenti in conto capitale verso imprese creditrici. Nel 2011 erano 96 i comuni beneficiari dei 30 milioni di € di spazi finanziari ceduti dalla Regione Puglia (20 milioni la quota a disposizione delle Province), oltre alle esigue risorse negoziate con il “patto di stabilità regionale orizzontale.”

A seguito di un accordo raggiunto con Anci Nazionale in sede di Conferenza unificata, con l'approvazione dell'art.16 DL n. 95/2012 “Spending review 2”, il Governo ha attribuito alle Regioni un contributo di 800 milioni di Euro finalizzato alla riduzione del debito delle stesse, attraverso la cessione di spazi finanziari ai comuni ricadenti nel proprio territorio e aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti.
Regione Puglia e Anci Puglia hanno subito aderito all'accordo nazionale, il 3 agosto hanno firmato  l’Intesa con cui hanno fissato i criteri e avviato la complessa procedura del cd "patto regionale verticale incentivato". I tempi strettissimi imposti dal governo hanno impegnato i rispettivi uffici e quelli dei Comuni per tutto il mese di agosto. L’Anci ha raccolto e presentato le istanze dei sindaci alla Regione, la quale il 10 settembre u.s., con proprio atto deliberativo, ha reso disponibile il plafond di 71 milioni e ripartito gli spazi finanziari tra i 120 comuni richiedenti.

L’Assessore regionale al Bilancio Michele Pelillo esprime particolare soddisfazione: “Nello scorso anno l’accordo stipulato con Regione, ANCI ed UPI ha consentito a 52 Comuni a 3 Province della Puglia di rispettare il Patto di Stabilità. La Puglia è stata l’unica regione meridionale a regionalizzare il Patto di Stabilità  in favore dei suoi Enti Locali, attivando  sia il Patto verticale che quello orizzontale.
Questa buona prassi è stata recepita e valorizzata dalla recente Legge sulla Spending Review mettendo nelle condizioni la Regione nel 2012 di fare meglio e di più dell’anno scorso con un intervento che agevolerà ben 120 comuni pugliesi.”

“Sicuramente positivo il bilancio della regionalizzazione del patto di stabilità 2012 in Puglia, – ha dichiarato il presidente Perrone - lo strumento fortemente voluto dall’Anci, consentirà a Regione e Comuni di arginare gli effetti negativi del patto e, come sottolineato dalla Corte dei Conti, di alleviare le tensioni sul sistema economico locale. E’ anche un esempio di cooperazione istituzionale tra diversi livelli di governo e di federalismo solidale. Ma i comuni restano soffocati dai vincoli del patto di stabilità interno, bisogna modificarlo subito e in maniera sostanziale se si vuole puntare alla crescita del paese, oggi in piena recessione.  Le richieste di spazi finanziari per il 2012 erano tre volte la quota ceduta dalla Regione, questo esprime la sofferenza dei comuni e delle imprese. L’apertura delle scuole infine, riporta l’attenzione alla questione dell’edilizia scolastica, una emergenza nazionale da non trascurare, le cui spese vanno assolutamente escluse dal patto di stabilità.
di Eliona Cela

giovedì 6 settembre 2012

Sanità, la lettera aperta dei medici di famiglia a Nichi Vendola

Filippo Anelli
L’approvazione del Decreto Balduzzi ieri da parte del Consiglio dei Ministri sulla riorganizzazione dell’Assistenza Primaria interviene in un momento particolare per la Puglia che all’indomani della chiusura degli ospedali e dei pesanti tagli all’assistenza si ritrova drammaticamente ancora in attesa delle misure regionali intese a potenziare l’Assistenza Territoriale, più volte preannunciate e sbandierate ai quattro venti e mai realizzate. Eppure, secondo il Ministro Balduzzi: “Questi interventi hanno conferito carattere di urgenza alla necessità di procedere a una riorganizzazione di alcuni fondamentali elementi del Servizio Sanitario Nazionale. Ciò richiede un urgente riassetto, in primo luogo, del sistema delle cure territoriali…”.
Siamo rimasti sconcertati dalla posizione assunta dall’Assessore alla Salute della Regione Puglia che insieme ai suoi Colleghi di tutte le altre Regioni ha espresso un parere negativo sulla riorganizzazione delle Cure Primarie sostenendo direttamente il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia - quindi mettendo in crisi il rapporto di fiducia che lega i cittadini a questi professionisti – piuttosto che puntare sul miglioramento del sistema attuale. Eppure, la Puglia grazie alle scelte effettuate dal Governo regionale con gli Assessori Tedesco e Fiore, rappresenta una delle regioni più avanzate avvicinandosi al modello previsto nel Decreto Balduzzi. Peccato che l’Assessore Attolini, a 6 mesi dal suo insediamento, non ha ritenuto di incontrare, pur se sollecitato diverse volte, i rappresentanti della medicina territoriale per far conoscere la sua opinione ed il programma della sua azione di governo.
In Puglia i medici di medicina generale svolgono la loro attività nell’80% dei casi in forma associata. La metà di questi medici condivide un unico studio aperto mediamente 9 ore al giorno, mentre la restante parte, per garantire la stessa prestazione, adotta la condivisione informatica dei dati clinici dei pazienti in carico. Gran parte di questi medici ha assunto un collaboratore di studio per la gestione delle incombenze burocratiche. A causa di problemi di finanziamento regionale solo 1/3 dei medici è in grado di assicurare anche l’assistenza infermieristica.
Nel contratto regionale, già in vigore da anni, sono previsti strumenti e forme organizzative di lavoro dei medici che possono migliorare i livelli di assistenza sino a raggiungere gli obiettivi che oggi il Decreto Balduzzi pone e che, se attuati, avrebbero potuto e potrebbero ancora oggi rendere la Puglia la regione più avanzata in Italia nel campo dell’assistenza territoriale.
Infatti, in tutta la Regione giacciono inevase le domande presentate dai medici ai Direttori Generali delle proprie ASL per la istituzione dei Centri Polifunzionali Territoriali (CPT) che assicurano, secondo le norme vigenti, l’apertura per 12 ore continuative degli ambulatori (solo nella ASL di Bari ci sono 10 domande inevase). La riorganizzazione della Continuità Assistenziale (Guardia medica) e l’interazione con il Servizio di Emergenza Territoriale (118) consentirebbe alla nostra Regione agevolmente di raggiungere la copertura H24, 7 giorni su 7 di assistenza, con modelli sostanzialmente già condivisi.
In queste strutture la presenza di figure professionali diverse, come ad esempio gli infermieri, consentirebbe di migliorare l’offerta assistenziale attraverso l’erogazione di prestazioni diagnostiche di primo livello come la telemedicina, l’ecografia generalistica, la spirometria e così via. La gestione della cronicità, infatti, rappresenta l’obiettivo principale delle cure primarie. Ad esempio, se tutti gli ipertesi effettuassero un elettrocardiogramma presso gli studi dei medici di famiglia, ci sarebbe un milione e mezzo di accessi in meno negli ospedali.
Presidente Vendola ora più che mai è il momento di prendere decisioni. La chiusura degli ospedali nei programmi era condizionata al contestuale potenziamento delle cure territoriali al fine di non compromettere la piena erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli studi ed i report dimostrano che ciò non è avvenuto perché il territorio non è stato potenziato. Le chiediamo, pertanto, un incontro urgente al fine di riprendere il dialogo che inspiegabilmente sembra essersi interrotto.
Bari, 6 settembre 2012
Filippo Anelli
Segretario Generale Regionale
FIMMG
(Federazione Italiana Medici di Famiglia)

Legambiente Puglia boccia la proposta di modifica della legge sulla tutela degli oliveti monumentali di Puglia

"Il paesaggio degli uliveti monumentali pugliesi va tutelato e difeso. Sarebbe opportuno che la Regione Puglia proceda con politiche di valorizzazione di territori caratterizzati da questo patrimonio di incommensurabile valore e soprattutto renda distinguibile e promuova l’olio di oliva ottenuto dalle piante millenarie al fine di assicurare il giusto prezzo ad un prodotto che è in grado di raccontare la storia e la cultura di questa regione. Ciò assicurerebbe il giusto reddito ai tanti agricoltori-custodi di un paesaggio millenario".
Si esprime così Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - all’indomani dell’audizione delle associazioni ambientaliste nella V Commissione Consiliare Permanente Ambiente-Assetto e utilizzazione del territorio della Regione Puglia - sulla proposta di modifica alla L.R. n. 14 del 2007 sulla tutela e valorizzazione del paesaggio degli olivi monumentali di Puglia. 
Legambiente ritiene che la proposta di estendere la deroga “ai piani attuativi di strumenti urbanistici generali approvati prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 14/2007 /2007” ̶ oltre a snaturare i principi fondanti della legge stessa, che prevede la concessione di deroghe ai divieti di abbattimento degli alberi di ulivo esclusivamente per motivi di pubblica utilità o per opere i cui procedimenti autorizzativi siano stati completati alla data di entrata in vigore – mette a serio rischio le parti più autentiche e suggestive del paesaggio agrario pugliese, oggettivando il rischio di piani urbanistici già approvati prima della legge di tutela.
"Alla luce della crescita culturale avvenuta in questo ultimo decennio da parte della comunità pugliese che ha anche incentrato il suo sviluppo turistico sulle risorse paesaggistiche – conclude Tarantini ̶ sarebbe opportuno ripensare a come valorizzare le aree agricole di pregio che confinano che la periferia delle città adeguando e rendendo coerenti i piani attuativi degli strumenti urbanistici antecedenti all’entrata in vigore della Legge del 2007 alle finalità della stessa e non viceversa".

mercoledì 5 settembre 2012

Per la Puglia necessario Governo di Salute pubblica. L'appello di Surico


Giammarco Surico
Di fronte al disastro annunciato e, purtroppo, divenuto realtà, non vi possono essere più deroghe: la Puglia ha bisogno urgente di un Governo di Salute pubblica, nel senso più letterale del termine. L’assessore Attolini prenda atto, con onestà intellettuale, che la situazione della sanità pugliese non può più essere gestita in questo modo e ne tiri le adeguate conseguenze.
Non ci sono più scuse. Il cartello <work in progress> esposto dal governo regionale davanti al cantiere sanità aperto ormai da oltre sette anni non è accettabile sotto alcun profilo, tantomeno quello della sicurezza e della salute dei cittadini pugliesi, costretti a fare i conti con una gestione schizofrenica, approssimativa e clientelare. E non bastano le verifiche-farsa propinate sino a questo momento. Occorre un cambiamento sostanziale che da un lato dia alla popolazione la certezza di servizi efficienti e ripristini il diritto sacrosanto a godere dei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla Carta costituzionale. Dall’altro restituisca dignità e rispetto al lavoro di tanti operatori della sanità che si dibattono tra difficoltà e condizioni di lavoro intollerabili, mentre restano irrisolte le questioni relative alle piante organiche, agli ex stabilizzati e a vertenze occupazionali aperte anche sul fronte della sanità convenzionata lasciate incancrenire.
È emergenza. Lo dicono i fatti. Il territorio pugliese sta pagando lo smantellamento sistematico di strutture d’eccellenza e di servizi primari, come accade per i Punti di primo intervento di Mola e di tutto il sud barese, per il centro Dialisi di Francavilla Fontana, ma anche per le Cardiologie-UTIC di Monopoli e Putignano la cui chiusura lascia praticamente scoperto tutto il territorio che va da Bari a Brindisi, ma anche tutto il Nord barese, trasferendo il peso, anche delle UTIC senza laboratorio di emodinamica - determinanti per intervenire tempestivamente con una angioplastica primaria salvavita - su quelle del capoluogo. Una decisione assurda che va nella direzione opposta della necessità di organizzare una rete territoriale interospedaliera per l’emergenza coronarica in modo da poter garantire a tutti i cittadini le cure migliori e più efficaci, ovunque risiedano.
Non va meglio sul fronte dell’organizzazione del personale che evidenzia discrasie e contraddizioni deleterie per il buon funzionamento di un ospedale e che vede la soppressione di reparti, di primari e direttori di strutture complesse a fronte di una domanda di salute sempre più stringente e specifica.
Le liste d’attesa s’allungano e c’è chi è costretto a rivolgersi al privato, se può, oppure, come accaduto ad una signora di Manduria, a girare per ben quattro ospedali prima di poter partorire in pace e in sicurezza.
Con la mancata classificazione per funzione degli ospedali e con un piano costruito in base a logiche che francamente non sembrano rispondere al bene collettivo, si è finito per bruciare risorse inutilmente, senza fermare l’emorragia degli sprechi, come dimostra anche la inquietante vicenda della riabilitazione psichiatrica a Bari.
Ciliegina sulla torta: il governo regionale pensa di poter continuare sulla lunghezza d’onda della propaganda, promettendo nuovi ed efficienti ospedali. Peccato che non vi sia la certezza delle risorse finanziarie.
(Consigliere Regionale Fli)

martedì 4 settembre 2012

La nave dolce, i torti e le ragioni di una polemica

C’è “una distanza inseparabile”, per dirla con Camillo Pennati, fra l’ovazione veneziana che ha accolto “La nave dolce”, il docufilm realizzato da Daniele Vicari sulla vicenda della Vlora, l’imbarcazione carica di migliaia di albanesi che nell’agosto del 1991 giunse a Bari, e i veleni di cui lo si è voluto caricare. Ne parlo, pur essendo componente del Consiglio di Amministrazione dell’Apulia Film Commission, coproduttrice del film, perché tutti gli atti relativi sono stati adottati in un’epoca antecedente al mio ingresso nell’organismo. Lo dico –sia chiaro- con rammarico e non con sollievo, perché credo che si tratti di una delle operazioni di maggior spessore realizzate in Puglia, della quale i miei predecessori, con in testa Oscar Iarussi (che ha finora serbato –certo per discrezione- un silenzio di cui non riesco a fare a meno di stupirmi), possono andar fieri. 
Il clima irrespirabile che su questa testata ha denunciato Fortunata dell’Orzo [link] (si è addirittura insinuato che la sua partecipazione al film nel ruolo di se stessa abbia tacitato o “comprato” un’inusuale indulgenza da parte sua) è creato, a mio parere, da un cocktail micidiale di malevola pitoccheria, di faide cortigiane, di palese e spero temporaneo ottundimento della capacità di analisi di alcune menti brillanti. 
Non essendo mai stato vendoliano faccio un po’ fatica a districarmi nei labirinti e nei pantani che accompagnano il vendolismo (del tutto seriali rispetto ai consimili luoghi del berlusconismo e del dalemismo); non essendo barese mi sfuggono probabilmente biografie e intersezioni della mappa del potere culturale. Tuttavia riconosco una sciocchezza quando la vedo: e le querimonie sulla Nave dolce su una ragguardevole mole di sciocchezze mi appaiono costruite. 
Si prenda il conflitto di interessi, tema serio e dirimente delle società complesse: il professor Onofrio Romano ne costruisce una mostruosa “versione retroattiva”, in base alla quale la sceneggiatrice de “La nave dolce”, Antonella Gaeta, si sarebbe trovata in fallo nel momento in cui è stata nominata, dopo le impreviste ed imprevedibili dimissioni di Iarussi, presidente di Apulia Film Commission. L’incarico di sceneggiatore non è stato conferito a Gaeta da Afc, né come presidente di Afc Gaeta ha adottato alcun atto di finanziamento della Nave dolce, ma all’occhiuta vigilanza dei Torquemada alle cime di rapa ciò non basta. Il professore anzi scrive che questo vulnus immaginario avrebbe dovuto essere “sanato”, anche se non è chiara la possibile sanatoria. 
Gli Azzeccagarburgli di circostanza suggeriscono sottovoce che Gaeta avrebbe dovuto “ritirare la firma” dalla pellicola. Per comprendere l’assurdità di una tale prospettiva, poniamo l’esempio di un pittore di fama che abbia venduto alcune sue tele ad una Pinacoteca pubblica, e che successivamente sia chiamato a presiedere l’organismo che questa pinacoteca amministra: according to Romano, dovrebbe togliere le proprie tele dagli spazi espositivi per riporle in qualche buio scantinato ovvero, con adeguati interventi di scolorina, rimuoverne la sua firma. Sono questi tristi paradossi la naturale conseguenza del far degradare il conflitto di interessi a slancio mistico o insulsaggine grillina. Vi è poi la questione del turpe intrigo di cui sarebbe stato vittima il filmaker barese Angelo Amoroso d’Aragona, il cui progetto di documentario “Lo stadio della Vittoria”, che aveva come oggetto la stessa vicenda, sarebbe stato boicottato (al punto che, come scrive Massimo Scagliarini nell’impresentabile articolo della “Gazzetta” [link], se ne sarebbero “perse le tracce”) per le proprie fosche mire da Silvio Maselli e Gigi De Luca (il film viene da una idea condivisa fra loro due e il produttore albanese Ilir Butka, idea per la quale –poveracci!- non hanno preso il becco di un quattrino, né mai lo prenderanno). Come i due gaglioffi hanno condotto il loro tristo proposito? 
Istruendo l’uno e approvando con altri il secondo la pratica di finanziamento del documentario di d’Aragona! Non sono un cineasta, ma, in caso, mi auguro di imbattermi sempre in sabotatori di tal fatta. Come che sia, “Lo stadio della Vittoria”, malgrado l’impegno del suo autore, non ha potuto essere realizzato, perché non è riuscito a convincere altri investitori pubblici e privati. Apulia avrebbe potuto produrre in proprio “Lo stadio della Vittoria” anziché “La nave dolce”, scegliere d’Aragona anziché Vicari? Certo. Avrebbe dovuto? Ne dubito assai. Non solo perché il nome di d’Aragona sarebbe stato forse meno appetibile di quello di Vicari per i coproduttori (Indigo Film, Rai Cinema e l’albanese Skan-dal), e perché forse si deve anche al credito di cui gode Vicari se “La nave dolce” verrà distribuito (in sala!) da Microcinema. 
Anche e soprattutto perché –e qui viene la parte conclusiva e cruciale di questo troppo lungo ragionamento- Apulia Film Commission non è la struttura burocratica con cui la Regione Puglia eroga servizi di vario genere all’industria cinematografica, ma uno strumento partecipato di attuazione della sua politica culturale. Una politica culturale che, ferma restando la sua ovvia discutibilità, rappresenta un punto decisivo delle attività del Governo Vendola, una modalità che ha cambiato in modo irreversibile la percezione della Regione in questo settore. 
È per uno strumento di questa ambizione che è valsa la pena scomodare intellettuali di vaglia come De Luca, Gaeta, Iarussi e Maselli (in rigoroso ordine alfabetico), per tacere delle validissime professionalità interne alla Fondazione. Non per una sorta di mini-ministero a cui strappare qualche lacerto di contribuzione, ma per una struttura complessa, che favorisce e stimola talenti e visioni, che “vende” la Puglia e le sue storie a produttori, ma anche a sceneggiatori in erba o collaudati, a registi e narratori, agli stessi pugliesi (per il tramite del circuito “d’Autore”). 
Una struttura che sceglie, che azzarda, che osa. Arte difficile in tempi di viltà, mi rendo conto. Ma separiamo, per favore, il terreno delle opinioni contendibili, delle legittime e benefiche critiche, delle doverose richieste di trasparenza (quella di Afc supera i gusti esigenti dell’Unione Europea, per esempio), dalle deduzioni senza premesse, dalle insinuazioni viscide, dalle follie dissennate. Non pretendo di gareggiare in dottrina e in acume con il professor Romano; ma egli dice che, se oggi consentiamo che un film nato in qualche modo da un’idea di esponenti dell’Afc sia prodotto dalla Fondazione medesima, domani un altro direttore o un altro amministratore potrebbero ideare e produrre un cinepanettone in sedicesimo a Trepuzzi senza che gli si possa imputare alcunché. Ecco, l’idea che la trincea del giudizio critico sia dannata ad occuparsi dei profili di correttezza formale di un’attività anziché dei suoi esiti mi pare un po’ raggelante; e che faccia intravvedere, in filigrana alla sussiegosa rampogna, il più becero dei qualunquismi. 
Perché –vedete- Vicari per “La nave dolce” ha scelto di acquisire la testimonianza di Fortunata Dell’Orzo, fra le decine di giornalisti che seguirono lo sbarco della Vlora, perché lei ne costruì il racconto (e lo “visse”) in maniera del tutto peculiare rispetto ai nostri colleghi. Una testimonianza diversa sarebbe stata illegittima? Naturalmente no. Ma narrare significa scegliere. Ed anche amministrare.

giovedì 30 agosto 2012

Legge elettorale: 50/50, anche in Puglia è urgente applicare il dettato costituzionale

Con settembre siamo già in piena fase di calendarizzazione dell’agenda del Consiglio Regionale pugliese: si dovrà discutere della nuova legge elettorale, dopo la bocciatura di quella attuale da parte della Corte Costituzionale e la predisposizione di un nuovo testo da parte del gruppo di tecnici della Prefettura. E, come prevede la disciplina in materia, è ovvio che debba essere messa in discussione la proposta di legge di iniziativa popolare regionale per il riequilibrio di genere nell’assise consiliare. 
Trentamila firme, il doppio di quelle necessarie, raccolte in tre mesi, la metà del tempo previsto dalla legge per la raccolta, un risultato a cui sono approdate tantissime donne di associazioni, organi di parità, forze politiche di ogni schieramento, ordini professionali e mondo universitario. 

Chiediamo a Francesca La Forgia, avvocato che ha contribuito a scrivere la proposta di illustrarci le principali novità in arrivo.
R. Vediamo un po’. Sono tre le proposte contenute nel testo: doppia preferenza alternata di genere: si possono esprimere nessuna, una o due preferenze; se se ne esprimono due, devono essere di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza; liste composte al 50/50, pena l’annullamento delle stesse (e non, come è attualmente previsto, una mera sanzione pecuniaria che quasi nessuna forza politica paga); spazi di propaganda elettorale mediatici paritari di genere. La questione più controversa, quella della doppia preferenza è stata già affrontata dalla Corte Costituzionale e risolta dalla stessa in senso positivo rispetto alla legge elettorale campana e all’art. 48 Cost., che prevede che il voto sia “personale e uguale, libero e segreto”; la Corte ha stabilito che la doppia preferenza alternata di genere è una possibilità in più offerta all’elettorato, assolutamente “non coattiva”.

Quindi ci avviamo ad una concreta affermazione della parità di genere, almeno in campo elettorale?
R. Il legislatore ha fatto tesoro di questo orientamento e, in un’ottica di legislazione primaria tutta da riformare dopo la novella dell’art 51 Cost. sul principio delle pari opportunità, avvenuta nel 2003, ha recentemente approvato anche alla Camera la doppia preferenza anche per le elezioni negli Enti Locali. Un approdo bipartisan, che sarebbe assolutamente auspicabile che avvenga anche in Puglia.

A quale altra legge vi siete ispirati per la stesura?
R. La proposta di legge pugliese si è ispirata a quella campana, con la variante del 50/50 e non del rapporto 1/3 – 2/3 nella composizione delle liste. Ma c’è una differenza ulteriormente importante: il fatto che sia un solido esempio di democrazia diretta di genere, perciò un’occasione da non perdere perché i palazzi così criticati tornino ad essere “case di vetro” in cui poter guardare in ogni momento e da cui poter essere guardati/e e verso cui vi sia una sana fiducia critica di cittadinanza attiva.

Le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra presenti in Consiglio hanno quindi una possibilità di riconciliazione con la società civile (ma tante altre devono esservi).Siamo sicuri che possiamo farcela ad approvare presto e bene questa proposta di legge.

di Fortunata Dell'Orzo

Legge elettorale Regione Puglia, per Curto la bozza non è condivisibile

“Se dovessero trovare conferma le ultime notizie relative alla bozza di riforma della legge elettorale pugliese, vorrebbe dire che i saggi incaricati della sua redazione sono meno saggi di come si potrebbe presumere”.
Usa ironia mista a sarcasmo l’ex senatore e consigliere regionale Euprepio Curto (Fli) nel commentare le ultime notizie sulla riforma della legge elettorale pugliese.
“Al di là di ogni facile polemica – ha poi dichiarato Curto – se il provvedimento dovesse giungere in aula penalizzando ancora una volta le province più piccole il mio personale voto sarà contrario, al di là e al di sopra di qualsiasi eventuale, ma improbabile, interesse personale a ripetere l’esperienza regionale nella prossima legislatura.
Euprepio Curto (Fli)
Credo – ha incalzato Curto – che questa non possa essere derubricata come una questione di mero campanile. Al contrario, è questione di autentica democrazia, in quanto fino ad oggi – e la bozza intenderebbe confermare questa anomalia - si è assistito impunemente alla penalizzazione delle forze politiche, e dei candidati operanti nelle province più piccole a cui molto spesso non è stato sufficiente ottenere percentuali maggiori (le forze politiche) o un maggior numero di preferenze (i candidati) per poter prevalere nelle competizioni elettorali.
D’altronde – ha proseguito l’ex senatore – appare incomprensibile che il gruppo di lavoro incaricato della redazione della bozza non abbia ritenuto di tenere in debito conto la rivisitazione delle Province legiferata dall’attuale Governo. Un atteggiamento che suscita dubbi, perplessità e legittimi sospetti.
Ed è questo il motivo – ha concluso Curto – per cui mi permetto di suggerire il sostanziale adeguamento della nuova legge elettorale pugliese alla nuova conformazione delle Province. Un adeguamento che prevedendo, salvo opportune limature e correttivi, solo quattro circoscrizioni elettorali - Bari, Foggia/Bat, Lecce e Brindisi/Taranto -, renderebbe molto più equa ed omogenea la competizione elettorale, ma soprattutto ilnon negoziabile principio di rappresentanza territoriale”.

di Alessia Colaianni

Trivellazioni, Clini autorizza, in Puglia non le vuole nessuno

Le trivellazioni in Puglia non le vogliamo. Forte e chiaro è il messaggio che, da due anni a questa parte, ogni forza politica e l'intera comunità lancia per fermare le prospettazioni petrolifere al largo delle nostre coste. 
Ma qualcuno le vuole a tutti i costi, ed è talmente tanta la sua voglia che, in piena pausa agostana, riesce ad ottenere l'autorizzazione del Ministro Clini. In barba a ogni richiesta della Puglia.
“L’improvvisa ed improvvida decisione del Ministro Clini di autorizzare le trivellazioni al largo del parco naturale delle isole Tremiti va combattuta in ogni sede, dal Parlamento alle aule giudiziarie, ma non mancheranno di farsi sentire i cittadini pugliesi e tutti gli amanti dell'incantevole mare di Tremiti”.
Così si esprime l'europarlamentare di Futuro e Libertà Salvatore Tatarella.
Nel bel mezzo della pausa agostana, infatti, il ministro Clini decide di autorizzare la Petrolceltic alle trivellazioni, o meglio prospezioni, al largo delle Isole Tremiti; ma la comunicazione in Regione Puglia è giunta soltanto nei giorni scorsi, scatenando le reazioni della politica, in primis l'assessore Nicastro.
“Apprendo oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto il Ministro dell'Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti. Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all'oro nero. E' una ulteriore conferma della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell'attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così”.
Così l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro commenta la notizia, comunicata dal Ministero, di parere positivo alle prospezioni.“La nostra regione, la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata: nonostante il corale 'no' gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un 'embargo' sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo. Il parere del Ministero conferma la direzione ostinata del Governo nazionale – prosegue Nicastro – verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili e, riteniamo, crea un pericoloso precedente per il destino del nostro mare. Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero.
Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l'amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione”.“Fin da ora dico che non ci daremo per vinti e che – conclude l'assessore – oltre a ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali, proseguiremo con le modalità civili proprie dei pugliesi a manifestare il nostro dissenso e la nostra protesta nella battaglia per affermare il diritto della Puglia a progettare un futuro diverso rispetto a quello che altri pensano di disegnare. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia”.
Rilancia le accuse anche il presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna.
“È irritante, è spiazzante e delude profondamente l’iniziativa del ministro Clini di autorizzare le prospezioni di idrocarburi della multinazionale Petroceltic, al largo delle isole Tremiti”. Il presiedente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna commenta con sorpresa la firma apposta “in pieno clima vacanziero”, dal responsabile del Dicastero dell'ambiente.
“Il ministro Clini non può venire in Puglia e vestire alternativamente i panni del dottor Jeckill e di mister Hyde. Abbiamo apprezzato la determinazione con la quale ha difeso le ragioni dell’occupazione, in una questione ambientale delicata come quella tarantina, ma ci lascia sconcertati apprendere che nello stesso tempo, con il Paese distratto dal ferragosto imminente, ha dato il via libera a quella che da sempre consideriamo una pericolosa aggressione ad uno dei nostri patrimoni naturali importanti”.
Il sì del ministro è intervenuto il 7 agosto e interessa un’area a ridosso del parco marino delle Tremiti, nonostante il parere contrario delle Regioni Puglia e Molise.
“Al di là del delitto che si vuole commettere ai danni di un’area paesaggistica di pregio straordinario”, la decisione del governo nazionale rappresenta per Introna “una violenza alla Puglia e a quanti guardano all’ambiente e confidano in un futuro di mare pulito, di aria sana, di sole e salute”.
di Vincenzo Matano