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venerdì 30 novembre 2012

I due Mario della riscossa italiana

Draghi e Monti: i due Mario della riscossa e della credibilità italiana. Non è più tempo d barzellette e cucù, ma c'è ancora tanta strada da fare in quest'Europa che vuole diventare sempre più dei Popoli e un po' meno dei Mercati.

il video
 

L'Italia vista dall'Europa

In Europa arriva un'impressione "preoccupante" dall'Italia litigiosa e in crisi che certo non giova all'immagine del nostro paese. 
Fra le memorie ancora vive dei Padri Fondatori dell'Europa, si cerca la strada per uscire da una terribile crisi e per rilanciare un'idea ancora attuale di un Continente unito nel sogno comune.
Ne parlano insieme Salvatore Tatarella e Fortunata Dell'Orzo in questa videointervista realizzata a Bruxelles.
il video

venerdì 9 novembre 2012

L'Aqp, i tira e molla politici, le primarie e gli smarcamenti. Oppure Vendola.

La sede Aqp di Bari
Che la censura della Corte dei Conti fosse soltanto il pretesto per togliere di mezzo il manager dell'Aqp Ivo Monteforte sono in molti a sospettarlo.
A dar fuoco alle polveri è anche lo stesso interessato, che rilasciando dichiarazioni alla stampa pugliese nei giorni scorsi ha alimentato queste ipotesi che in molti hanno "bollato" come dietrologistiche.
"La Regione era a conoscenza, fin dal novembre 2010, degli atti da me compiuti, corretti e pienamente legittimi".
"Sento il dovere - riferisce Monteforte in una nota stampa - di chiarire la correttezza dei comportamenti e la piena legittimità delle mie decisioni. Una esigenza che nasce dalla necessità di difendere la mia storia umana e professionale ispirata ai valori di correttezza, onestà, intransigenza, dedizione al lavoro e spirito di servizio, nell’esclusivo interesse pubblico. Non vi è stato un solo momento in questa intensa, per certi versi esaltante, esperienza in Puglia che non sia stato ispirato a questi principi".
Il problema che ha portato Monteforte ad essere "cassato" dalla Corte dei Conti è legato alla trasformazione del contratto a tempo determinato del direttore generale Massimiliano Bianco, in contratto a tempo indeterminato. "L’azionista Regione aveva avuto piena contezza, nel corso dell’assemblea del 3 novembre 2010, ed aveva dichiarato di voler mantenere fermo tale contratto".
Per cui che non ci fosse stato un bando per ricoprire quel ruolo a tempo indeterminato in Via Capruzzi lo sapevano dal due anni esatti.
Nichi Vendola
Ora, dopo una procedura che è stata attivata da qualche mese (dalla scorsa primavera), è arrivata la censura della Corte dei Conti, ma soprattutto è arrivata l'entrata a gamba tesa di Nichi Vendola, che martedì scorso ha chiesto la testa di Monteforte.
Dopo di allora da Vendola nessun commento diretto sulla vicenda. A parlare è stato soprattutto l'Assessore Fabiano Amati, che ha difeso la posizione del Governatore e legittimato la sua richiesta di dimissioni.
"La Regione - ha detto Amati - ignorava che quel contratto fosse stato stipulato con una procedura giudicata illegittima dalla Corte dei conti. L’azionista, cioè la Regione, non è la Corte dei conti. Ci era stato segnalato un nuovo contratto e ci siamo limitati a prenderne atto".
Che ci sia bisogno di portare urgentemente la questione in Aula è chiaro un po' a tutti. Soprattutto dall'opposizione si alzano le principali voci.
Salvatore Negro (Udc): “Le dichiarazioni dell’ex manager Aqp, Ivo Monteforte, le modalità, le circostanze ed i tempi del suo licenziamento, lasciano dubbi e ombre sulle quali il presidente Vendola ha il dovere di fare chiarezza in Consiglio regionale. Le dichiarazioni di Monteforte, le modalità, le circostanze ed i tempi del suo licenziamento, lasciano dubbi e ombre sulle quali il presidente Vendola ha il dovere di fare chiarezza in Consiglio regionale”.
Sulla stessa linea Domi Lanzillotta (Pdl): “Le dichiarazioni del defenestrato amministratore unico di AQP, Ivo Monteforte, riportate dalla stampa, gettano ombre sulle reali motivazioni che stanno alla base del suo licenziamento. Per diradare le ombre e far luce su una vicenda che sembra richiamare, nelle modalità, analoghi casi di dimissionamenti-licenziamenti, il Presidente Vendola, farebbe bene, in una pausa dai suoi tanti impegni da leader di Sel, a riferire in Consiglio".
Questo il commento di Andrea Carroppo (PPDT): "La verità è che anche questa è una prova del fallimento del governo-Vendola, illustratosi per una campagna oltranzista sull’ “acqua pubblica” ed oggi, senza avere in alcun modo onorato il mandato referendario pur tanto sollecitato per esempio in materia tariffe, scopre all’ improvviso la gestione privatistica, se non addirittura personalistica, che alla sua ombra si sarebbe perpetrata nel più grande Acquedotto d’Europa. Né è un caso se ci si guarda bene dal relazionare ad un Consiglio Regionale completamente escluso dalle sue problematiche come se queste non riguardassero pesantemente il Popolo di Puglia e non fossero comunque di diretto interesse pubblico".
Nei fatti il Consiglio Regionale tornerà a riunirsi soltanto tra 10 giorni, nell'immediata vigilia delle Primarie del Centrosinistra e l'avvicendamento ai vertici di Aqp ben si intreccia con operazioni pre-elettorali sull'asse Bersani-Vendola.
Intanto appare probabile che Vendola non possa essere in Aula per chiarire la vicenda. Sarà troppo impegnato a raccogliere voti.
Il sospetto è che si sia barattato l'Aqp per qualcosa che con l'acqua pugliese ha poco a che fare. E la scelta dei modi, dei tempi e delle circostanze lascia presagire altre nubi nere sulla vicenda. 
Oppure Vendola, naturalmente. Perchè è nello stesso slogan scelto da Nichi la sua ormai consueta modalità di smarcamento dai problemi. Lui non sa nulla e non c'entra nulla. I cattivi sono sempre gli altri. In Puglia l'abbiamo imparata molto bene la lezione.
di Roberto Mastrangelo

lunedì 5 novembre 2012

Bari - Mario Ferorelli: "Serve il ritorno al funzionamento normale di una città complessa come la nostra"

Mario Ferorelli
E’ un momento di fermento per la vita politica barese. Dalla discussione sul decentramento amministrativo alla questione legata al numero ed al ruolo delle Circoscrizioni, dall’Area Metropolitana al futuro politico personale di alcuni personaggi che, a destra e a sinistra, hanno segnato gli ultimi anni di vita cittadina, nel bene e nel male. 
Nei giorni scorsi è stata montata, probabilmente anche a dismisura, una polemica su alcune disposizioni riguardanti via Argiro, e su posizioni diverse assunte all’interno del Pdl cittadino, che se da un lato trovano la loro spiegazione anche nelle parole del diretto interessato, il presidente della Circoscrizione Mario Ferorelli, dall’altro sono il segnale che spesso (e purtroppo) la mano destra non sa cosa sta facendo la mano sinistra, e che il ruolo dei partiti (non solo del Pdl, è un discorso molto più generale) spesso non è centrale nella vita politica cittadina, messo in secondo piano rispetto alle posizioni personali ed ai singoli convincimenti degli eletti. 
Cerchiamo, dunque, di fare un po’ di chiarezza, nel nostro piccolo, e sforziamoci grazie all’aiuto dei protagonisti della città, di intuire quali sono i principali scenari che si stanno dipanando per Bari. 
Oggi abbiamo rivolto alcune domande a Mario Ferorelli, esponente del Pdl e Presidente della Circoscrizione San Nicola-Murat. 
Ferorelli, si è tanto parlato della questione “Via Argiro” e dei mal di pancia del Pdl barese. Può darci la sua versione dei fatti? 
“E’ vero che via Argiro non è l'ombelico del mondo, ma il fatto che dopo quasi 50 anni si sia pedonalizzata un'altra grande strada del centro dopo via Sparano ha sicuramente scaldato gli animi di molti, residenti, commercianti ed amministratori”. 
“Semplicemente non tutto il PDL in consiglio comunale era a conoscenza delle decisioni che stava assumendo la circoscrizione e dei fondi che avevamo destinato al progetto di arredo, e questo ha determinato confusione ed incomprensioni, che la stampa ha enfatizzato! La riunione voluta dal senatore Lettieri ha fugato tutti i dubbi, ed oggi il PDL è unito nell'appoggiare la circoscrizione nel progetto di pedonalizzazione. Naturalmente resta il ritardo dell'amministrazione nel fornire tale progetto della sua componente essenziale, che è il rifacimento del manto stradale”. 
Lei è presidente della Circoscrizione che racchiude il centro cittadino. Quali sono i problemi più importanti con cui si trova ad avere a che fare quotidianamente?
“Le problematiche del centro cittadino non sono molto diverse da quelle che in un periodo di crisi come questo attraversano tutti i quartieri della città”. 
“Spesso si dice che alcuni provvedimenti adottati dall'amministrazione (park and ride, zrs,) abbiano migliorato il traffico in centro, ma in realtà il traffico è diminuito sostanzialmente per che i baresi e la provincia non vengono più in centro a fare spese. Questo ha rallentato l'elemento principale di crescita della nostra città che è appunto il commercio. Se fosse stato completato il piano dei parcheggi interrati previsti da Di Cagno Abbrescia, oggi potremmo offrire ai fruitori dei servizi in centro una valida alternativa ai centri commerciali, ma sappiamo come la pensa Emiliano sul argomento”. 
In molti la vedono come possibile candidato del centrodestra per la carica di sindaco. Lei cosa risponde a questa ipotesi? Può essere uno scenario veritiero?
Piazza del Ferrarese a Bari
“Penso che l'approccio all'argomento delle candidature a Sindaco di Bari debba essere completamente diverso, ritengo che Bari necessiti non solo di un Uomo nuovo ma di una squadra di governo completa che garantisca il ritorno al funzionamento NORMALE di una città complessa come la nostra. Intendo dire che alle prossime amministrative si debba presentare un programma di governo che abbia già una squadra di persone in grado di realizzarlo, quindi un Sindaco, un vice Sindaco, un assessore alla CULTURA, un Direttore Generale e un Comandante della Polizia Municipale. Questa è la vera rivoluzione che il Centrodestra deve mettere in campo e naturalmente io mi "candido" a fare parte di questa squadra, non necessariamente nel ruolo di candidato Sindaco!” 
Sempre parlando di scenari, Michele Emiliano ha più volte detto che non ha nessuna intenzione di lasciare anticipatamente il suo ruolo di primo cittadino. Come la vede?
“Sul futuro di Emiliano c'è poco da dire, penso che dal primo giorno in cui è divenuto sindaco per la seconda volta abbia cominciato a pensare a cosa avrebbe fatto dopo! … il che non mi appassiona molto in quanto ritengo il ruolo di Sindaco, il massimo al quale un cittadino con la passione politica possa aspirare!” 
Parliamo di Area Metropolitana. Quale ruolo, se deve essercene uno, per le Circoscrizioni (o i Municipi) all’interno di questo nuovo soggetto che da qui a pochi mesi andrà a nascere?
“Avendo maturato una certa esperienza sull'argomento (tre mandati da Presidente), credo che con la nuova Legge istitutiva delle città Metropolitane si sia concretizzata un'occasione unica per realizzare quel Decentramento Amministrativo che tanto potrebbe aiutare le grandi città a funzionare meglio”. 
C’è un però? 
“Beh, l'istituzione dei Municipi si sta trasformando in una eterna questione su confini e numero complessivo, perdendo completamente di vista il fatto che l'efficacia di un Municipio si misura nelle competenze che ha e dalle risorse umane e finanziarie di cui dispone. Ma dato che chi dovrebbe istituire i municipi è il consiglio comunale, e questo non ha molta voglia di spogliarsi di poteri e competenze, ecco che si perde l'occasione di attuare una vera rivoluzione e per quanto mi riguarda se la situazione rimarrà sostanzialmente quella attuale, allora sarà meglio CHIUDERE LE CIRCOSCRIZIONI e destinare ciò che si risparmia a progetti sociali!” 
Come si sta muovendo, a suo giudizio, il Pdl barese in vista delle ormai imminenti elezioni politiche?
“Il Popolo delle Libertà barese, cosi come quello nazionale, penso sia un contenitore politico che non deve essere abbandonato o peggio sostituito. Ci sono momenti storici in cui vincere è più facile ed altri in cui i trend sono sfavorevoli e non è cambiando nome che i cittadini si appassionano, Oggi rispetto alla prima repubblica abbiamo un sistema sostanzialmente bipolare come tutte le grandi democrazie mondiali e non sento assolutamente la necessità i tornare indietro. Però la congiuntura è davvero delicata e l'esigenza dei cittadini di essere ben rappresentata si scontra con il pessimo esempio che molti politici stanno dando, in tutti gli schieramenti ed in tutti i partiti. 
Le ultime elezioni in Sicilia non sono state tenere con tutti i partiti politici. L’astensionismo è ai massimi livelli e l’unico vero vincitore può essere individuato in Beppe Grillo. Ritiene che possa essere un trend anche per Bari o pensa che i partiti hanno tempo e spazio per recuperare, almeno parzialmente, la loro credibilità? 
“Grillo è visto, al pari dell'astensione dal voto, come un virus da immettere nel sistema per distruggerlo dall'interno! Naturalmente le primarie nazionali per il PDL sono una novità straordinaria, e se si realizzeranno a livello locale sarà ancora meglio, ma è prevedibile un'affermazione importante d questo movimento di protesta anche a Bari. Solo presentandoci alla nostra gente con un progetto innovativo, solido, credibile e realizzabile potremo riappassionare gli elettori, altrimenti dovremo affrontare le sfide della prossima Repubblica stando all'opposizione, il che non sempre è del tutto negativo!”
di Roberto Mastrangelo

giovedì 1 novembre 2012

Sicilia, primarie e politiche, che fine faremo?

Prima di dire che ha vinto Crocetta, bisogna dire che ha vinto l’astensionismo, la rabbia, la voglia di cambiamento non corrisposto sul campo politico. Prima di dire che il PD è stato il partito più votato, bisogna fermarsi a pensare che questo partito rappresenta, di fatto, il 15% dei siciliani. Oltre alla vittoria del centro sinistra, a cui si può solo che augurare buon lavoro, queste elezioni dovrebbero essere viste come una sconfitta della democrazia, vale a dire proprio di quel potere del popolo che è alla base della nostra Costituzione. Gran parte del popolo siciliano ha deciso di restare a casa e, molto probabilmente, è quello che sceglieranno di fare anche molti italiani alle prossime elezioni regionali o politiche che saranno. 
I grillini, o attivisti, se così vogliono essere chiamati, hanno vinto parzialmente. Hanno raccolto il sentimento di rabbia di alcuni elettori di destra e sinistra, ma bisogna vedere se veramente riusciranno a trasformare questo sentimento in una concreta azione politica, in un partito -un movimento che rifiuta la nomea di partito ma si comporta come tale cos’è? –e se cederanno alle coalizioni –sempre che non lo abbiano già fatto…- 
La vittoria del PD viene vista anche come vittoria dimezzata, imperfetta, incompleta. Il PdL, dividendosi, ha deciso di perdere ed il paradosso è che il PD ha vinto perdendo voti. Cambia molto a livello nazionale? Il PdL è frammentato, si aspettano le primarie, ma tutto è rimesso in discussione per il dietro front dell’intramontabile Berlusconi. Anche il PD aspetta le primarie, ma il vero appuntamento sono le politiche, perché mai come in questo momento storico-politico, la vittoria sembra essere così vicina causa, principalmente, la divisione del centro-destra. In poche parole il vincitore delle primarie del centrosinistra può essere considerato, molto probabilmente, come il futuro Presidente del Consiglio. Proposta: perché non creare una classe politica composta da persone dai 40 anni in giù? E non mettiamo in mezzo l’esperienza perché in Italia, spesso, questa significa uso improprio del potere politico istaurato da anni. Non parliamo di esperienza anche perché oggi è necessario credere nelle potenzialità dei giovani volenterosi, preparati, istruiti, –e ce ne sarebbero tanti- è necessario dare loro fiducia e non scoraggiarli dicendo pubblicamente che sono “choosy”. La disoccupazione giovanile è al 35,1%, Ma secondo lei, Signora Fornero, siamo noi giovani ad essere choosy, o siete voi politici e politici ad interim, ed essere tali?
di Sveva Biocca

Bari - Si è dimesso il presidente della Prima Circoscrizione Palese-Santo Spirito

Si è svolta mercoledì sera il consiglio circoscrizionale Palese-Santo Spirito in seduta straordinaria per discutere delle dimissioni del presidente Di Liso.
Antonio Di Michele
Dopo un lungo travaglio, dunque, mercoledì sera si è conclusa la guida del professor Saverio Di Liso nella Prima circoscrizione barese.
"Con lui, di fatto - commenta il consigliere circoscrizionale di Futuro e Libertà Antonio De Michele - è fallita la politica del centro sinistra barese e locale. E’ fallita la politica della partecipazione, dei forum, dell’attuazione dei Deliberati Circoscrizionali... è andato tutto a farsi benedire".
"Purtroppo , ancora una volta la priorità per chi viene eletto per Governare o Amministrare Bari e il nostro Territorio, non è stato quello di attuare il programma elettorale, ed a impegnarsi per risolvere i piccoli o grandi problemi presenti sul nostro territorio, quali ad esempio il problema della messa in sicurezza del territorio dalla presenza di ben sette passaggi a livello, dell’assenza della fogna bianca, dell’abbandono del cimitero di Palese, delle strade vicinali del territorio in uno stato di degrado e abbandono, della riqualificazione del porto di Santo Spirito, della riqualificazione del porticciuolo di Palese, della riqualificazione area di Via torre di Brengola - lascito Garofalo Benedetto, del recupero dell'immobile ex ostello della gioventù di Palese, della realizzazione di un centro sportivo culturale per il tempo libero a Palese, della realizzazione di un teatro a Palese, di una piazza".
"Ma è stato quello di impegnarsi nel perdere tempo - ha sottolineato De Michele - per risolvere i problemi politici e programmatici all’interno della coalizione, di partito e personali, per interessi di bottega e carrierismo politico".

mercoledì 24 ottobre 2012

Nel Foggiano FLI fa il pieno di ex AN



Foggia – Il movimento politico facente capo a Gianfranco Fini continua a consolidarsi in modo costante in ogni angolo della Provincia di Foggia. 
"Molti sono gli ex An, ma non solo, che, con il ritrovato movimentismo del loro ex leader, hanno deciso di tornare con Fini". Dopo Peschici dove Giuseppe Iacovangelo, ultimo segretario di An con molti iscritti, è stato nominato coordinatore cittadino di FLI adesso è la volta di Zapponeta. Entrambi i Comuni saranno chiamati in primavera a rinnovare le loro amministrazioni. Commissario del circolo è Dario Mazzone, ex An, che ha deciso insieme a diversi amici di passare con FLI.
Entusiasta il Coordinatore provinciale di FLI in CapitanataFabrizio Tatarella: "Non nascondo una certa emozione nel ritrovare amici di sempre che hanno compreso le ragioni della rottura finiana ora che il quadro politico è più chiaro. Non si può più difendere l’indifendibile. Il Pdl da sogno si è tramutato in un brutto incubo per molti di noi. Sono tantissimi gli amici, non solo ex An, che in questi giorni hanno deciso di aderire al progetto di FLI in considerazione del grande potenziale che tutti i sondaggi attribuiscono alla nascente Lista per l’Italia. A Foggia come a Cerignola a Peschici come a Chieuti FLI incontra il consenso e la convinta adesione di giovani e giovanissimi che credono ancora nel futuro del nostro Paese e della nostra Capotanata. In tutti i comuni- conclude Tatarella – che voteranno la prossima primavera, da Peschici a Carapelle, da Ischitella a Zapponeta, fino a Pietra Montecorvino e Margherita di Savoia, avremo dei nostri rappresentanti presenti nella competizione elettorale".

martedì 23 ottobre 2012

Province, la Regione decide di non decidere. E di Vendola nessuna traccia.

Alla fine il Consiglio regionale ha deciso di non dover decidere. Nonostante alcune dichiarazioni in senso contrario anche all’interno della maggioranza (come quella del consigliere del Pd Caracciolo, per cui “La Regione non doveva abdicare al suo ruolo”) alla fine è stato approvato a maggioranza (astenuto Giovanni Alfarano -PdL, con gli unici voti contrari di Eupreprio Curto - Fli e Ruggiero Mennea - PD) la relazione dell’assessore al Federalismo Marida Dentamaro sul nuovo assetto delle Province in Puglia. 
Un consiglio regionale più che dimezzato, che ha visto in aula al momento del voto soltanto 20 consiglieri (sui 70 eletti) anche perché il Pdl ha preferito uscire dall’aula e non partecipare al voto. 
Il dispositivo proposto dal presidente del consiglio Onofrio Introna, prende atto delle deliberazioni dei consigli comunali e delle dichiarazioni dei sindaci pervenute e chiede al Governo nazionale di attenersi alle volontà espresse degli enti locali, come rappresentate negli atti deliberativi degli stessi. 
La relazione, rivista nella stesura originaria, soprattutto per quanto riguarda gli atti deliberativi assunti dai Comuni della provincia di Brindisi con l’acquisizione dell’atto formale dell’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, invita anche il Governo e il Parlamento al superamento delle criticità rilevate in relazione alla mancanza dei requisiti minimi demo-territoriali previsti. 
L’assemblea ha preso atto anche del fatto che, allo stato, per la provincia di Barletta-Andria-Trani “non vi è materia né spazio per la formulazione di proposte o pareri regionali”. 
Di conseguenza l’istituenda Città metropolitana di Bari risulta costituita dai comuni delle provincia di Bari, escluso il Comune di Molfetta che ha espressamente dichiarato di non voler aderire e compreso il comune di Fasano che ha deliberato l’adesione a seguito di referendum. 
La Provincia Brindisi-Taranto comprende i comuni facenti parte delle due province soppresse fatta eccezione per Fasano e per quelli che hanno aderito alla provincia di Lecce avendo il requisito della continuità territoriale (Cellino San Marco, Erchie, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Torre Santa Susanna). 
La Provincia di Lecce comprende i comuni già facenti parte della stessa provincia nonché quelli delle province di Brindisi e Taranto, avendone il requisito della continuità territoriale, che hanno optato per il passaggio alla stessa provincia di Lecce: Cellino San Marco, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vemotico, Torre Santa Susanna, Erchie, San Donaci e Torchiarolo (BR) e Avetrana (TA). 
“Il rischio è quello di dar vita ad un riordino..disordinato, dove a farne le spese, come sovente avviene, saranno i servizi offerti al cittadino e la stessa governabilità dei territori. D'accordo con le osservazioni dell'assessore Marida Dentamaro, occorre fare scelte - noi aggiugiamo, coraggiose - in grado di corrispondere alle situazioni e alle esigenze vere dei territori. E invece pare che si vada nel senso opposto dei criteri di ordine esclusivamente quantitativo. In realtà ancora una volta vengono alla luce i ritardi dell'attuale governo regionale pugliese che sottolineano un disinteresse, un non volere assumere responsabilità nei confronti sia delle realtà locali quanto del governo nazionale. Il risultato? Il caos”. Così ha commentato il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. 
Di parere completamente opposto, invece, il capogruppo Pd Antonio Decaro, secondo cui “la Regione Puglia rispetterà l'autonomia dei comuni e dei sindaci pugliesi che hanno rimesso alla nostra attenzione le decisioni che hanno assunto in merito alla riorganizzazione delle province. Per questo trasmetteremo tutte le delibere e gli atti al governo nazionale che in questa maniera potrà valutare se, e come, ottemperare alle volontà dei Comuni e dei sindaci della Puglia". 
Nichi Vendola, le primarie nel mirino, la Puglia nell'oblio
Secondo Decaro "il governo, dopo aver deciso, sbagliando, di non sopprimere più le Province, ha provveduto, con le norme inserite nella Spending Review, a ridefinire le funzioni di Area vasta con le Province come Ente di riferimento. In questa ottica - spiega - il governo a previsto una riorganizzazione delle Province in base a criteri che tengono conto dell'ampiezza territoriale e della popolazione residente. E ha dato ai territori soltanto l'illusione di poter partecipare attivamente alla riorganizzazione delle province. Una partecipazione meramente eventuale perché, in ogni caso, la decisione finale spetta comunque al governo. Allora - conclude - noi daremo all'Esecutivo tutti gli strumenti per decidere, trasmettendogli le delibere dei consigli comunali, gli atti e le dichiarazioni dei sindaci che abbiamo ricevuto". 
Senza però decidere alcunché nel merito. 
Intanto di Nichi Vendola, ieri pomeriggio a Bari nessuna traccia. 
Il Governatore è troppo impegnato nella sua campagna elettorale per le primarie del centrosinistra per avere a cuore le sorti della Puglia, terra di cui, fino a dimissioni, è ancora Governatore, ma di cui sembra essersi completamente dimenticato.

martedì 16 ottobre 2012

Idv contro Idv, mentre il Consigliere regionale finisce nella retata antipedopornografica

Idv contro Idv. Ovvero quando la distanza tra gli eletti ed il partito è elevata. Ovvero ancora, quando non si riesce a capire quando si parla a titolo personale o quando si parla in nome del partito di cui si è consiglieri, o dirigenti. 
A puntare il dito sul gruppo consiliare alla Regione Puglia dell’Idv (probabilmente anche perché due dei quattro componenti hanno formalmente aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”) è Giacinto Fiore, che chiede chiarezza e trasparenza su come il gruppo consiliare ha speso i soldi a disposizione. 
“Le dimissioni della Governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, provocate dalla gestione “allegra”dei fondi pubblici destinati a finanziare le attività dei gruppi consiliari – scrive in una nota Giacinto Fiore - impone una riflessione seria sul tema. Lo scandalo si sta estendendo in altre Regioni”. 
“Per quanto ci riguarda, nello specifico dell’organizzazione del Gruppo Idv nella Regione Puglia, bisogna rimarcare la completa assenza di comunicazione e raccordo politico sotto ogni aspetto, con il gruppo dirigente del partito. Inoltre,il gruppo Idv ha perso la sua originale composizione, in quanto sia l’ex-capo gruppo Schiavone, che il Consigliere Gianfreda, hanno aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”. Nonostante ciò, si è continuato a rilasciare dichiarazioni ambigue e prive di elementi di chiarezza, sull’appartenenza o meno all’Italia dei Valori”. 
Sono due, dunque, i piani di riflessione politica sottolineati dal segretario provinciale barese dell’Idv. Non soltanto la gestione economica del gruppo, a suo dire non chiara, ma soprattutto l’autorevolezza e la rappresentanza del partito, troppe volte ambigua. 
In altre parole: chi rappresenta l’Idv a Bari? Gli eletti o i quadri dirigenti? 
Poi Fiore prosegue ed affonda. 
“Si rende necessario, in questa fase,dissipare ogni dubbio sulla gestione dei fondi assegnati al gruppo Idv in Regione, sia con riferimento al passato, sia in relazione all’attuale gestione affidata al gruppo che si rivede in Idv, attualmente in Consiglio Regionale. (Nicastro-Mazza)”. 
“Ci chiediamo quali siano nel dettaglio, le spese di gestione del gruppo IDV o le iniziative politiche o di studio che hanno promosso, dando fondo quasi interamente a tutti i fondi a disposizione. Sarebbe curioso conoscerne i dettagli. Visto che , non hanno mai dato contributi al partito, che ha sempre finanziato le sue manifestazioni politiche con proprie risorse economiche”. 
“Ci sentiamo –sottolinea Fiore - in dovere di prendere le distanze da questa gestione dissipata del denaro pubblico. In una fase di contestazione di tutto l’assetto del sistema dei Partiti,giustificato dalla rabbia dei cittadini e nel mentre ci accingiamo a dare avvio alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e di altri privilegi della casta,sarebbe opportuno fornire tutti gli elementi di chiarezza e trasparenza, sulle attività del gruppo consiliare svolte e finanziate grazie ai contributi pubblici dei cittadini”. 
Eì l’Idv stesso, dunque, a parlare di “gestione dissipata”, di mancata trasparenza e di gestione ambigua, del gruppo Idv alla Regione Puglia. 
Soltanto un attacco diretto contro l’ex capogruppo, passato alla corte di Michele Emiliano? 
O c’è dell’altro? Non ci è dato saperlo. Di fatto registriamo tensioni all’interno di un partito che, ad oggi, si trova a metà strada tra un’alleanza organica con il centrosinistra e la voglia di restare alternativo “nudo e puro” (anche se poi di purezza non ci sembra proprio il caso di parlare…). 

E proprio nei giorni scorsi un’altra tegola è arrivata su Aurelio Gianfreda. Al consigliere regionale ex Idv, attualmente dei “Moderati per Emiliano” è stato, infatti, notificato dalla Procura di Lecce un avviso di chiusura indagini in un procedimento che lo vede a rispondere della pesante accusa di detenzione di materiale pedopornografico. 
Non è il caso, in questa sede, approfondire ulteriormente questo argomento (le carte della procura parlano di 69 supporti ottici sequestrati, due dvd ritrovati, centinaia di foto e filmati pornografici con protagonisti anche minori), il procedimento è in piedi e le accuse dovranno essere accertate in giudizio. 
Michele Emiliano
Ci preme soltanto, adesso, sottolineare come ancora una volta bisogna bacchettare Michele Emiliano
Caro sindaco. Possibile che ancora una volta non hai prestato adeguata attenzione nei confronti di chi ti è vicino? 
Non bastano i pacchetti di voti o la caratura politica delle persone a formare un gruppo politicamente e moralmente sostenibile. Non era da oggi nota la vicenda che vede coinvolto il consigliere regionale. Era davvero il caso di “imbarcarlo”, pur di incrementare i propri numeri?
Faccia le sue considerazioni, sindaco, e ne tragga le conseguenze. A volte è anche una questione di stile e di dignità.

di Roberto Mastrangelo

lunedì 15 ottobre 2012

Italia Futura o ritorno al passato? Intanto a Cerignola è fuga dal Pdl

L'assessore Decosmo

Ha destato stupore e sconcerto il grossolano errore di Decomso, assessore Pdl ancora oggi, di fare un passo in avanti per scappare. Fondare un partito prima ancora che Montezenolo decidesse di farlo è parso a molti atto di presunzione. Impadronirsi di una sigla senza l’assenso dei vertici di Italia Futura non è stata una grande idea. Montezemolo non scenderà in campo, ma si limiterà a chiedere alcuni posti in lista alla Lista per l’Italia di Fini e Casini. Inoltre il referente ufficiale di Italia Futura è il giovane avvocato Gaetano Pugliesi. Il motivo? Accordo tra Fini Montezemolo e Casini è non prendere a Roma come in periferia nessun eletto del Pdl, nessuna faccia compromessa con il vecchio Pdl berlusconiano. Motivo questo che, raccontano nel Pdl, ha portato il Sindaco Giannatempo, che si diceva certo di un seggio alla Camera, in una profonda depressione. Non c’è posto per gli uscenti nel Pdl figurarsi per i nuovi. Senza via d’uscita il Sindaco è costretto a fare ultimo dei giapponesi del Pdl mentre i topi scappano. Franco Reddavide, anche lui del Pdl, a Foggia ha chiesto di lasciare Pdl per passare con Montezemolo. Gli hanno detto che per il bene di tutti è meglio che abbandoni la politica. Tre consiglieri comunali del Pdl hanno avvicinato chi il coordinatore provinciale di FLI, Fabrizio Tatarella, chi il leader de La Cicogna, Franco Metta, per tentare una via di fuga e sperare di salvarsi.
Giannatempo, fallito il “pactum sceleris”, il patto scellerato con Decosmo ( il primo a Roma il secondo Sindaco) spera in una candidatura alla Regione, ma, con la riduzione a 50 consiglieri, il solo seggio che scatterà a Foggia per il Pdl è conteso tra l’uscente Gatta e Franco  Landella, con il coordinatore provinciale del Pdl avvantaggiato se tutti i foggiani si metteranno insieme in una guerra dichiarata agli ex An.
Intanto, anche a Cerignola FLI è in crescita. Non ci sono più solo dei giovani vivaci con Enzo Pece, ma anche alcuni imprenditori e professionisti che sono andati a loro spese ad Arezzo alla manifestazione dei Mille per l’Italia organizzata da un ringiovanito Salvatore Tatarella..
A Cerignola un ipotetico schieramento “montiano”, alternativo a Pdl e Pd, composto da società civile FLI, Udc e La Cicogna sarebbe largamente primo. Lo vedremo alle politiche quando il Pdl in città andrà sicuramente sotto il 10%, attestandosi su quelli che erano i consensi delle vecchia Forza Italia, mai esplosa a Cerignola a causa dello strapotere di An. Sarà proprio ad aprile con le politiche che molti consiglieri capiranno che non saranno rieletti (con la riforma a 24 l’opposizione prenderà 8 seggi) e faranno il passo di lasciare Pdl. In quella occasione, però, capiranno che è troppo tardi in quanto i loro elettori li avranno già anticipati per aderire alla Lista per l’Italia ad aprile del 2013 e alla Lista per Cerignola tra due anni.
di Carlo Dercole

Canosa di Puglia, la lettera aperta del sindaco alla città

Ernesto La Salvia, sindaco di Canosa di Puglia
Il sindaco di Canosa di Puglia, Ernesto La Salvia, a quattro mesi dalla sua elezione, fa un bilancio dell’Attività amministrativa e dell’azione di governo della città, scrivendo una lettera aperta ai propri cittadini. 

“Il momento storico che l'intera Nazione e questo Comune stanno vivendo impone una profonda riflessione – ha scritto il primo cittadino - . Siamo di fronte alla più grave crisi economica internazionale dalla fine della Seconda Guerra mondiale e quello che sta succedendo all'Occidente è già accaduto in America Latina (Argentina, Brasile) qualche anno fa. L'aspetto predominante è la mancanza di denaro, appena sufficiente a mantenere in esercizio i servizi di base. E pure con grandi difficoltà. L’unico rimedio sembra quello di rivedere la spesa pubblica, razionalizzandola (che poi significa “tagliarla”) aumentando i balzelli su tutto e su tutti. Con questo scenario la quantità di denaro annualmente inviata ai Comuni dal Governo Centrale ha avuto una progressiva riduzione: nuove tasse come l'Imu al posto dell'ICI ma con “peso” diverso, sono state imposte ai Comuni, ma i proventi sono finiti in grandissima parte nelle casse dello Stato. Il risultato è che il Comune ha ottenuto 1.900.000 euro in meno, a cui si sommano maggiori spese per i cittadini (illuminazione pubblica, scuole, recenti elezioni...). 
Più volte questa Città ha perso il treno del cambiamento, passato negli anni: il tessuto industriale è elementare, la trasformazione dei prodotti embrionale, il turismo poco sfruttato. Le contribuzioni industriali quindi sono scarse. Il bilancio per la spesa corrente lo fa Roma e le tasse dei cittadini. 
La Bleu, a contrada Tufarelle, ha un gettito comunale decrescente a causa del ridursi della volumetria residua oltre ad un annoso contenzioso per il quale dichiara di sospendere i pagamenti. 
Sono solo due le strade praticabili nell'immediato: tagliare i servizi (trasporto urbano, scuole, mense, etc) senza riuscire a colmare la differenza o rivedere la tassazione. Non ci sono alternative, chiunque fosse al posto dell'Amministrazione, Commissario Prefettizio compreso. Anzi, il Commissario assomiglia molto alla figura dell'attuale Presidente del Consiglio, Mario Monti: un tecnico capace di ripianare le finanze pensando molto al denaro da recuperare ma poco ai cittadini ai quali chiedere. E l'economia si ferma con l'aumento dei disoccupati, dei prezzi, dei ticket mentre le banche ripianano i bilanci, prestando a caro prezzo il denaro. 
La politica sembra inerme di fronte a tutto questo. Ancor di più la politica dei piccoli centri, completamente in balìa della finanza che non fa scegliere, anzi, impone le sue decisioni. Costruire nuove scuole chiedendo prestiti trentennali: e chi li pagherà? Progettare aree di produzione di energia da fonti rinnovabili: con quali investimenti se lo Stato non lo prevede? 
Manteniamo invariati i servizi, già elementari e ridotti all'osso, attraverso un aumento della tassazione locale sperando che il Governo non se ne appropri (come è già accaduto con l’Imu). Nel frattempo taglieremo tutte le spese che non rappresentano una necessità per il nostro Comune. Vogliamo pensare di essere Governatori del processo economico di Canosa, ma non ci permettono che di essere Amministratori della città. 
Purtroppo non posso che constatare che il carico fiscale è eccessivo ed è un ostacolo alla crescita di questa Città. Però, al momento attuale, le risorse per il taglio delle imposte non ci sono. È pur vero, però, che questa Amministrazione non intende adeguarsi passivamente, ma punta in maniera ambiziosa a fare della nostra Città una città in cui l'innovazione rappresenti un fattore strutturale di competitività. Si punterà sulle infrastrutture, sulle imprese innovative con l'ambizione di cambiare, facilitando la vita quotidiana dei cittadini. 
Il nostro impegno è quello di cercare strategie per ridurre e verificare continuamente la congruità della spesa, senza “sconti” a nessuno. Dando l'esempio per primi, nell'unico interesse della collettività. Vengono a mente, in questi giorni così difficili – ha concluso il sindaco - , le parole e gli insegnamenti di Papa Giovanni XXIII, che era solito richiamare un monito del Vangelo: “alius seminat, alius metet”, ovvero c'è chi semina e chi miete. E concludeva “non ci sarà chiesto se avremo realizzato, ma se avremo lavorato”.

domenica 7 ottobre 2012

Fini a Bari, la politica riparte dalla Puglia

La Sala Tridente in attesa dell'intervento di Fini
Legalità, trasparenza, meritocrazia. Sono queste le tre principali direttrici scelte da Gianfranco Fini per il discorso tenuto a Bari nella giornata di sabato.
Un excursus (di cui vi diamo conto nel video) con cui il Presidente della Camera dei Deputati, nonchè leader di Futuro e Libertà, ha voluto parlare a circa un migliaio di persone provenienti da tutta la Puglia e confluite a Bari nella sala Tridente della Fiera del Levante, punto apicale della sua giornata barese iniziata con un incontro in Confindustria con i giovani imprenditori locali.
In ballo non soltanto le prossime scadenze elettorali ed il posizionamento politico di un centrodestra moderato, ma soprattutto l'idea, rilanciata proprio da Bari, della Lista per l'Italia, concertata con Casini e Montezemolo, per una politica che possa essere in grado di riprendere il suo ruolo di guida del paese, anche e con l'aiuto delle migliori forze della società organizzata e civile.
 "Non innamoriamoci della parola 'primarie'". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini a una conferenza stampa che si e' tenuta nel pomeriggio alla Fiera del Levante di Bari circa la possibilita' che anche nel centrodestra vengano utilizzate le primarie per scegliere i candidati.
"Non ho nessun tipo di perplessita' su forme di partecipazione diretta del cittadino nella pre-selezione o nelle selezione dei candidati. Perche' anch'io conosco delle esperienze positive anche nell'ambito del centrodestra, non solo in Puglia. La vicenda del Pd dimostra che la definizione delle regole di queste forme di partecipazione -ha spiegato Fini- e' essenziale, per certi versi l'aspetto formale delle regole finisce per avere una valenza sostanziale. La nostra non e' una democrazia che ha consolidato queste forme di partecipazione diretta".
Fini non ha escluso che "in futuro, se i partiti saranno capaci di mutare un po' la loro natura, tutti dovranno interrogarsi su come selezionare la classe dirigente, non soltanto i candidati. Non mi innamoro pero' di una formula", ha ribadito Fini. "Adesso va di moda dire 'facciamo le primarie' ma il problema in realta' e' un po' piu' complicato". Fini poi si e' chiesto se quelle del Pd sono primarie di partito o di coalizione e se possono partecipare solo chi e' dichiaratamente sostenitore o anche chi non ha mai dichiarato simpatie per quello schieramento. Non sono questioni formali ma incidono in modo vivo nella questione e infatti le polemiche ci sono e per certi versi sono inevitabili".
E' stato un grande successo l'incontro barese voluto dai vertici di Fli, in primis il coordinatore regionale Francesco Divella e l'europarlamentare Salvatore Tatarella. 
E' stata l'occasione per tornare a respirare concetti che troppo spesso vengono messi ai margini del dibattito politico nazionale e che, speriamo, possano tornare a diventare centro dell'agone, e non soltanto inciso tra un improperio ed un talk-show.
Di seguito i link ad alcune interviste realizzate dalla collega Fortunata Dell'Orzo e l'intervento di Gianfranco Fini.

di Roberto Mastrangelo

L'intervista a Oronzo Valentini

L'intervista a Fabrizio Tatarella

L'intervista all'on. Angelo Sanza

L'intervista a Massimo Vitone

L'ingresso di Fini nella Sala Tridente

Il discorso di Gianfranco Fini

venerdì 5 ottobre 2012

Brindisi, in Provincia come nei saloon del far west

Il Palazzo della Provincia di Brindisi
I temi all'ordine del giorno erano importanti. C'era la discussione dell’ordine del giorno relativo alla ricognizione dello stato di attuazione del programma e la salvaguardia degli equilibri di bilancio della Provincia di Brindisi.
Ma dopo una prima breve sospensione, il Consiglio Provinciale era quindi ripreso ripreso con la lettura da parte dell’Assessore al Bilancio, Vincenzo Baldassarre, di una nota del Ministero dell’Interno, inviata ai Prefetti della Repubblica, con la quale sono stati sanciti nuovi termini per l’adozione dei provvedimenti di salvaguardia degli equilibri di bilancio per l’esercizio 2012. 
A tale proposito lo stesso Assessore aveva ritenuto necessario proporre un rinvio della discussione dell’ordine del giorno. A questo punto è scoppiato il putiferio, che vi registriamo attraverso le immagini del servizio trasmesso da Antenna Sud.
Disordini in aula e tafferugli, con scambi di colpi proibiti e relative promesse di querela tra i Consiglieri hanno condotto alla sospensione della seduta.
Ma soprattutto, c'era da discutere della situazione politica complessiva della Provincia, a tre giorni dalle dimissioni del presidente Ferrarese, prima annunciate e poi presentate.
Una situazione, evidentemente esplosiva.
Una pessima immagine della nostra politica locale, ed ancora una volta la cartina di tornasole di un mondo incapace di confrontarsi, con persone pronte ad accapigliarsi per un nonnulla, perdendo il controllo dei propri primordiali istinti.
Eppure, una volta tanto, il consiglio si era perfino aperto con un bel gesto, quello di devolvere il gettone di presenza alla famiglia Carrone di Fasano, recentemente colpita dal grave lutto per la perdita del figlio Nicola rimasto vittima di un tragico incidente stradale. La proposta era stata accolta dall’unanimità dai Consiglieri e da tutti gli Assessori, anche da chi poi si è reso protagonista di una scenetta degna della peggiore delle bettole.
Insulti, spintoni... davvero da applausi.
Per fortuna stiamo parlando di un Ente che ha vita breve. Almeno non saremo più costretti a sorbirci queste sceneggiate.
di Roberto Mastrangelo



il video degli incidenti di Antenna Sud

Puglia d'oggi n. 29 in distribuzione gratuita


Sarà un numero speciale quello di Puglia d’oggi, in 24 pagine e con 10mila copie di tiratura, che saluterà l’arrivo a Bari del Presidente della Camera dei Deputati Gianfanco Fini.

per leggere e scaricare gratuitamente Puglia d'oggi vai a questo LINK

Nel numero in distribuzione gratuita a Bari, Foggia e Cerignola a partire da oggi, venerdì 5 ottobre, saranno molti ed importanti gli argomenti approfonditi dai columnist dello storico periodico fondato da Pinuccio Tatarella nel 1959.
Si parte da un’analisi degli scenari politici nazionali, all’indomani della convention di Arezzo “Mille per l’Italia”, con la promozione di una Lista per l’Italia che, incassato il via libera anche di Pierferdinando Casini, si presenta ai primi sondaggi come una più che credibile alternativa a due Poli in crisi sia interna che esterna.
Con la solita dovizia di particolari vengono analizzati i momenti difficili che stanno attraversando Pd e Pdl, con quest’ultimo dilaniato da faide interne che fanno presagire un ormai prossimo sgretolamento.
Cosa accadrà nel Pdl? A parlare è Salvatore Tatarella, editorialista di Puglia d’oggi e Presidente dell’assemblea nazionale di Fli. “Si parla da tanto di una fuoriuscita dal Pdl degli ex amici di An. Dirò subito che la cosa mi interessa moltissimo e che la vedrei con grande favore. Si dice anche che la scissione potrebbe addirittura essere pilotata dallo stesso Silvio Berlusconi, che, poi, la riassorbirebbe sotto il suo comando con un patto federativo.
In questo secondo caso, è evidente che la cosa mi interesserebbe poco e niente. Si tratterebbe di turisti della domenica, di scissionisti a intermittenza, di servi torelli che cambiano livrea, ma non il padrone. Se, invece, si trattasse di un, sia pur tardivo, scatto di dignità o di una ritrovata lucidità politica, l’idea potrebbe essere foriera di interessanti sviluppi”.
Intanto è Mario Mauro a sferrare l’ennesimo colpo alla traballante leadership di Berlusconi.
Intanto alla Regione Puglia è arrivata la tanto sospirata modifica allo statuto, con il conseguente abbattimento del numero dei Consiglieri regionali da 70 a 50.
Una vittoria per Puglia d’oggi che, praticamente isolato dagli altri media, si è sempre e tenacemente battuto perché le direttive del Governo venissero recepite interamente dalla Puglia, per evitare ulteriori possibili bocciature della Consulta. E’ Roberto Mastrangelo a fare il punto della situazione sull’argomento. “Abbiamo iniziato a parlarne su Puglia d’Oggi esattamente due anni fa. Abbiamo portato avanti la battaglia contro gli 8 consiglieri regalati alla maggioranza di Nichi Vendola, ed abbiamo avuto ragione dalla Corte Costituzionale.
Adesso, quando il Consiglio Regionale è stato messo alle strette sul taglio dei consiglieri della Regione Puglia a 50, quando proprio non si poteva più rinviare il voto, e quando i capigruppo si sono resi conto che l’opzione “60” sarebbe stata destinata ad essere cassata dal Governo, dopo aver perso praticamente un anno, è arrivata la tanto attesa decisione. Hanno fatto di tutto per rinviare, per non decidere, provando anche a scavalcarlo interpretando la legge elettorale in maniera a dir poco fantasiosa. Ma le carte e le sentenze parlano. Era ora che alla Regione qualcuno se ne accorgesse”.
Ma a tenere banco in questi giorni sulle pagine dei giornali pugliesi è la lotta tra le Procure. Un’inchiesta portata avanti dalla procura di Lecce che, nei fatti, discredita quella di Bari. E provoca una spaccatura all’interno dell’Anm.
Su Puglia d’oggi ne parliamo diffusamente. Senza pregiudizi, ma pretendendo da tutte le parti in causa semplicemente trasparenza e onestà.
E veniamo al discorso Province. Per un ente dichiaratamente inutile (altra battaglia di lungo corso di Puglia d’oggi), la politica locale continua a prendere tempo e a decidere di non decidere. Mentre i termini arrivano a scadenza. E con ogni probabilità dovrà essere Roma a decidere d’autorità. Ennesima occasione persa per fare un salto di qualità.
E’ Andrea Dammacco ad affrontare la situazione. “Davvero un parto difficile il riordino delle Province pugliesi, il futuro dei Comuni ricadenti sulle province soppresse dal Governo è del tutto incerto. Chi farà capo alle competenze che una volta erano delle province? Chi avrà responsabilità in merito a infrastrutture ed enti? Chi si aggregherà a chi? Tante incognite alle quali si cercherà di dare una qualche soluzione ma non con poche difficoltà e chissà quando”. Intanto Ferrarese si dimette da Presidente della Provincia di Brindisi. Polemiche inutili o solo la scelta politica di candidarsi per un posto alla Camera?
“Ovviamente – commenta il direttore di Puglia d’oggi Fabrizio Tatarella – ci dilunghiamo anche sull’arrivo di Gianfranco Fini a Bari e sui suoi appuntamenti, sabato mattina con i giovani industriali di Confindustria, e sabato pomeriggio con giornalisti e cittadini alla Fiera del Levante di Bari”. “Vogliamo mettere insieme la parte migliore del Paese. Energie vitali, nuove e pulite, insieme a pezzi di politica seria e responsabile. Vogliamo farlo, per dare un futuro all’Italia e alle nuove generazioni, stabilità e certezza a un nuovo governo Monti”.
Le analisi dei nostri opinionisti poi si concentrano sulla situazione al Comune di Bari e sulla politica cittadina. E’ Fortunata Dell’Orzo a fare il punto della situazione sulle nubi sempre minacciose sul futuro di Michele Emiliano al Comune di Bari. “Ma sarà ancora a lungo Sindaco?” Si chiede il direttore Tatarella.
Infine, ma non come argomento meno rilevante, si analizzano le motivazioni che sabato mattina hanno portato alla manifestazione organizzata a Manfredonia contro le trivellazioni in Puglia, anche alla luce della bocciatura che il Tar ha inflitto ai decreti autorizzativi del Ministero dell’Ambiente.
“Il possente movimento che, anche grazie all’infaticabile opera di Raffaele Vigilante, esprimerà domani a Manfredonia, il No dell’opinione pubblica di Puglia e Molise ai sondaggi della Petrolceltic, ci vede presenti senza primogeniture e
senza complessi. Siamo semplicemente lì dove è naturale che siamo, visto che la protesta contro questo scempio, attestata anche da documenti ufficiali, è da parte nostra anteriore persino alla nascita di Futuro e Libertà”.
Ed ancora… in questo numero speciale si parlerà, come al solito, di cultura, spettacoli, cinema, europa e territorio. Rispondi Inoltra

mercoledì 26 settembre 2012

Il bubbone del Lazio e il problema delle Regioni

Salvatore Tatarella

La “boccacesca” vicenda della regione Lazio ha fatto esplodere il bubbone. Tutte le regioni, nessuna esclusa, spendono una barca di soldi, con controlli scarsi o addirittura nulli. Burocrazie e politici regionali costano troppo, lavorano poco e garantiscono risultati quasi sempre pessimi. È ora di porre rimedio, ripartendo dalle critiche che all´istituto regionale muovevano, isolati, missini e liberali, nei lontani anni 70.
Da allora molta acqua ê passata, ma le regioni non hanno soddisfatto le aspettative che vi avevano riposto i sostenitori, sinistra e centrosinistra. Che fare, allora? Abolirle, dando ragione postuma alle destre, quelle vere, degli anni 70?. Confesso che, se l´Europa si costituisse finalmente in una unione federale, gli invocati stati uniti d´Europa, non avrei esitazione a rispondere, si aboliamole.
Perchè al federalismo burletta, invocato dai leghisti, sostituiremmo un federalismo vero, nel quale ogni stato nazionale si trasformerebbe sostanzialmente in una regione dell´Europa.
In attesa, però, qualcosa si può fare, lavorando sulle competenze e sugli ambiti territoriali
Sulle competenze, restituendo alcune materie allo Stato. Sui territori, riducendo fortemente il numero delle regioni. Faccio alcuni esempi, Valle d´Aosta, Piemonte e Liguria potrebbero diventare una sola regione. Lo stesso dicasi per le tre Venezie, Friuli, Trentino e Veneto. Stessa sorte per Marche e Toscana, Umbria e Lazio, Abruzzo e Molise, Pugla e Basilicata.
Con meno regioni, meno consigli e meno giunte, ma più competitività e più risorse.
Infine, vanno cancellati gli statuti speciali, che oggi non hanno più alcuna giustificazione storica.
Questi temi debbono entrare prepotentemente e chiaramente nell´agenda di Futuro e Libertà. 
Per quanto riguarda la Puglia, insieme agli amici della Lucania, andrebbero promosse azioni politiche per unite alla Puglia il Materano e il Melfese, mentre il resto della Lucania potrebbe essere accorpato alla Campania. Inoltre, sul numero dei Consiglieri andrebbe ripresa con forza l´iniziativa per portarli a 50, essendo nota la resistenza dei piccoli gruppi, che sperano ancora di congelare l´attuale numero di 60. Chiarezza e determinazione anche sul numero degli assessori, sui contributi ai gruppi, sul controllo delle loro spese, sulla indennità di fine mandato, sulle pensioni, su tutti i benefit, sulla costituzione dei gruppi, sulle indennità e sugli arretrati non riscossi.
Sono questioni serie, sulle quali è molto viva l´attenzione della opinione pubblica. Fli ha il dovere di sostenere posizioni chiare e di porsi alla guida di un vero e profondo movimento riformatore. Subito, che il tempo stringe.
di Salvatore Tatarella

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

lunedì 24 settembre 2012

Foggia: la festa di Fli come occasione di incontro e di dibattito con e per i cittadini


Un momento del dibattito di sabato 22 settembre
Rinnovamento della politica e delle sue rappresentanze, difesa della legalità e dell’etica pubblica, ripresa del senso civico. Sono stati i tre argomenti chiave della seconda Festa Provinciale di Futuro e Libertà, svoltasi venerdì e sabato scorsi nell’isola pedonale di piazza Cesare Battisti a Foggia. A parte i momenti di svago e intrattenimento curati da Alleanza Sportiva Italiana, il cuore della festa è stato rappresentato dai dibattiti, animato non solo da esponenti di spicco della politica nazionale, da Italo Bocchino a Salvatore Tatarella, ma anche e soprattutto da semplici cittadini.
Non casualmente, la Festa  è stata aperta dai giovani di Generazione Futuro, che con Francesco Lasalvia hanno promosso un dibattito a più voci con il presidente del Forum Giovani Paolo Delli Carri, il presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università Vincenzo Padalino e il vicepresidente della Consulta Studentesca Marco Buccarella.
È seguito il dibattito su “Legalità e sviluppo – basta chiacchiere”, nel quale, moderati dal giornalista Filippo Santigliano, hanno discusso il coordinatore provinciale di Fli Fabrizio Tatarella, il segretario provinciale della Cisl Domenico Di Conza, il Rettore dell’Università di Foggia Giuliano Volpe e il leader del Movimento La Cicogna Franco Metta. I lavori sono stati conclusi dal vice coordinatore nazionale di Fli Italo Bocchino.
Sabato incontro-dibattito condotto da Enrico Ciccarelli su “La città che vogliamo”, con la partecipazione del consigliere provinciale Emilio Gaeta, del coordinatore cittadino di Fli Umberto Candela, del commissario dell’Ipab “Scillitani” Roberto Iuliani, dello studente universitario Guido Di Toro, degli esponenti dell’associazionismo Filippo Fedele, Alberto Mangano e Nico Palatella, e di padre Walter Arrigoni monaco lombardo che ha trascorso a Foggia oltre vent’anni.  La discussione, ricca e partecipata, è stata conclusa dall’europarlamentare Salvatore Tatarella, presidente dell’Assemblea Nazionale di Fli.
“Penso che la nostra festa sia stata indicativa” dice Umberto Candela “del nuovo rapporto che Fli vuole stabilire con i cittadini. Un rapporto nutrito di rispetto, di dialogo, di partecipazione, che vuole favorire quello scatto d’orgoglio e di consapevolezza di cui una città martoriata come Foggia ha bisogno.”
“Abbiamo voluto” sottolinea Fabrizio Tatarella “che il palco delle nostre discussioni avesse come sfondo il Teatro Giordano, autentico simbolo della bellezza, della nobiltà, ma anche dell’incuria e del degrado di Foggia. L’appuntamento foggiano è stato l’ennesima dimostrazione che Fli è l’unica forza politica che non teme, ed anzi promuove l’incontro con i cittadini.”
Nel corso della due giorni è proseguita la raccolta delle firme per le petizioni nazionali di Fli volte ad impedire l’elezione di persone condannate per corruzione.
di Annalisa Tatarella

giovedì 20 settembre 2012

Querelle Emiliano-PDL: chi si offende è un fetente

Michele Emiliano
"Ma perchè se la prendono tanto? Non è detto affatto che siano loro i prossimi a governare Bari". Dritta dallo staff più vicino al Sindaco, arriva la frecciata al Pdl barese, offeso con Emiliano per la sua famosa dichiarazione di pochi giorni addietro.
Emiliano, tornato sugli schermi di Telebari per il suo settimanale incontro con i cittadini, aveva ricordato come Bari, città di mafia, è perennemente a rischio e non bisogna mai abbassare la guardia, ed ha espresso il timore che dopo dieci anni di calma apparente, i clan si accingano a negoziare con i suoi successori. O meglio, ha detto, con chi aspira al governo della città.
A riascoltare più volte il suo intervento, in verità, mai in nessun punto il sindaco si è riferito esplicitamente al PDL, nè direttamente nè indirettamente. Emiliano parla genericamente di successori, non di pidiellini.
"Emiliano è preoccupato anche per i suoi - continua la nostra fonte - perchè sa che in passato certi contatti ravvicinati fra mafia e politica sono avvenuti anche nel centro sinistra". E chi ha la memoria abbastanza lunga si ricorderà  dei portatori di voti socialisti che facevano capo alle famiglie malavitose di Japigia, o dei legami fra certa democrazia cristiana e i clan dei parcheggi abusivi.
Insomma, il PDL si è offeso senza che Emiliano l'abbia mai citato nella sua dichiarazione e sull'onda emozionale delle ultime sparatorie che continuano a mietere vittime in città, ai berluscones nostrani è scattata una reazione forse affrettata, forse dettata da un ascolto superficiale delle dichiarazioni del sindaco.
Un manipolo di parlamentari da Simeone Di Cagno Abbrescia a Luigi d'Ambrosio Lettieri, accompagnati da Ninni Cea, capogruppo al Comune, hanno presentato un esposto alla Procura di Bari in cui si chiede al Sindaco di fare i nomi.
In questi casi si dice che chi si offende è un fetente. O, sempre citando Emiliano, "con questa denuncia il PDL ha detto inequivocabilmente da che parte sta".

di Fortunata Dell'Orzo