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venerdì 28 dicembre 2012

E' polemica tra il sindaco Emiliano e gli studenti di "Noi"

E' notizia d'oggi che a seguito dei festeggiamenti per l'elezione dei neo senatori del cartello NOI, è giunta una nota di femerito e censura da parte del primo cittadino di Bari, Michele Emiliano, che sulla sua pagina facebook ha linkato un video girato subito dopo l'annuncio ufficiale della vittoria alle recenti elezioni universitarie dove sicuramente è stato oltrepassato ogni decenza, ma a far più scalpore per taluni non è stato solo il video ma le parole stesse del sindaco, che sono le seguenti:

“Ecco cosa succede quando i fascistelli neoberlusconiani vincono le elezioni universitarie. La scena è filmata nel cortile dell'Ateneo sotto gli uffici del Rettorato. Dire che dovrebbero dimettersi è poco. Dovrebbero invece essere espulsi dalla facoltà. Hanno disonorato l'Università di Bari e tutta la città di Bari insultando gli studenti tarantini per motivi che non mi sono chiari.”

Emiliano qualche ora dopo prosegue con il seguente comunicato:

“La rabbia dei neofascistelli berlusconiani per il video dei loro festeggiamenti post elezioni del senato accademico, è davvero tanta, ricorda quella delle camice nere nel rivedere le loro stesse nefandezze nei processi in cui furono condannati, in piccolo, però, perchè quel modo di essere non cambierà la storia di Bari, non sarà gente così a potersi prendere cura dei baresi”.

Ora, volendo in ogni caso sottolineare e censurare gli atteggiamenti ripresi dal filmato assunti da alcuni esponenti del cartello NOI, ricordiamo che comunque in genere c'è da registrare che tali cori, o cori e festeggiamenti dai toni non dissimili anche nel passato ci sono sempre stati anche da parte di altre associazioni collegate a tutte le formazioni politiche. E che puntualmente avvengono ad ogni elezione. Anche i sostenitori del Sindaco ballavano, motteggiavano, stappavano spumante e sbeffeggiavano Berlusconi quando Michele Emiliano è stato
Tra l'altro evidenziamo anche l'esagerazione nei toni espressi dal sindaco e nel voler “necessariamente” accostare l'atto con la politica in se'.
Nel pomeriggio, poi, pronta è stata la risposta del cartello NOI che in due comunicati ha prima evidenziato la posizione apartitica dello stesso, così come il non collegamento a nessun partito politico, essendo lo stesso cartello “un mosaico di associazioni e pensieri diversi”, ma quello che deve far maggiormente riflettere è il secondo comunicato che per correttezza inseriamo integralmente:
“Sapete perché il Sindaco si è tanto arrabbiato? Perchè ha perso un'Associazione Universitaria che la sua stessa Giunta finanziò, con un progetto da 4000 euro. In anni di crisi mai una borsa di studio dal Comune bensì migliaia di euro all'Associazione mutua studentesca che risultò casa editrice di un'agenda universitaria, la 'ControAgenda', casualmente stampa e distribuita dall'Associazione Link-Udu”.

Di seguito la delibera citata dalla Coalizione NOI:

LA GIUNTA COMUNALE UDITA e fatta propria la relazione dell'Assessore Politiche Educative Giovanili, Accoglienza, Pace, Sig. Fabio Losito, sulla base dell’istruttoria condotta dalla Ripartizione Politiche Educative Giovanili e Sportive;
PRESO ATTO che sulla proposta di che trattasi sono stati formulati i pareri prescritti dall'art. 49, 1° comma, del D.Lgs.18.08.2000, n° 267: 1) - Visto il parere di regolarità tecnica espresso in atti dal Direttore della Ripartizione, come da scheda allegata; 2) - Visto il parere di regolarità contabile espresso in atti dal Direttore della Ripartizione Ragioneria, come da scheda allegata;
VISTA, altresì, la scheda di consulenza del Segretario Generale che forma parte integrante della presente;
FATTE le debite valutazioni e constatazioni;

DELIBERA 1 - CONCEDERE, per le motivazioni in narrativa precisate che si intendono integralmente riportate ed in virtù della ricorrenza di un interesse generale della comunità tale da giustificare gli interventi finanziari richiesti, i seguenti contributi finanziari per complessivi € 21.000,00 a titolo di erogazione liberale a fondo perduto a parziale copertura delle spese
previste per la realizzazione dei progetti proposti dai soggetti di seguito indicati: € 4.000,00 in favore dell’Associazione culturale e di promozione sociale Mutua Studentesca – Via M. Montrone, 80 Bari P. IVA 05801390724 - per la realizzazione dell’ottava edizione del progetto editoriale “Contragenda Universitaria 2010/2011”.

Alla luce di quest'ultima nota c'è in effetti da far notare che LINK UDU effettivamente non è entrato in nessuno degli organi di governo dell'Università barese.
Che tali comunicati “indirizzati” ai neofascinstucoli berlusconiani siano in realtà “dettati” dalla rabbia causata dalla sconfitta di un cartello elettorale sicuramente vicino, questa volta si politicamente, al Sindaco di Bari, tanto da risultare favorito da un'elargizione di soldi pubblici?
Quella tra il sindaco e le associazioni studentesche che hanno vinto le elezioni sembra essere una polemica che non terminerà presto in questo lungo spoglio elettorale.
di Francesco Felice

Ecco i link al video incriminato


Questo invece il link al video dei festeggiamento dopo la rielezione di Emiliano

Primarie: i malpancisti del Pd e i "movimenti" in Regione

Soltanto un problema di deleghe? O sullo sfondo l'amarezza di non poter concorrere alle primarie per la determinazione delle liste del PD alle prossime elezioni politiche di febbraio?
Fabiano Amati
Di fatto nel Partito Democratico pugliese i mal di pancia si moltiplicano, e non è soltanto una conseguenza dei pranzi natalizi.
Hanno scelto la strada dell'autosospensione dal Gruppo Consiliare in Regione Puglia (ma non dal PD, nè dall'attività politica) Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, che nel corso di una conferenza stampa hanno spiegato i motivi della loro decisione.
"Chiediamo al segretario Bersani di spiegarci con urgenza le motivazioni che hanno determinato la concessione di 5 deroghe a fronte di 11 richieste. In attesa di ricevere una risposta, che speriamo arrivi quanto prima, da oggi ci consideriamo auto sospesi dal gruppo consiliare in Regione, perché l'unica cosa che possediamo è il voto democraticamente ricevuto dai cittadini. Continueremo a svolgere la nostra attività di iscritti al PD per il rispetto che dobbiamo ai nostri elettori, che in numero di diverse migliaia ci hanno "preferito" (scrivendo il nostro nome) nelle liste del partito, nonché per quello che nutriamo nei confronti di tanti iscritti al partito che seguono con attenzione la nostra attività di amministratori pubblici e con la volontà di lavorare per accompagnare alla porta del PD chiunque, per misere furbizie, concorre a disintegrare la nostra comune intuizione."
Lo hanno dichiarato nel corso di una conferenza stampa i consiglieri regionali Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, che hanno scritto una lettera al segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, con riferimento ai criteri utilizzati per la scelta dei candidati alle primarie dei parlamentari del PD.
Donato Pentassuglia
 "Abbiamo convocato questa conferenza stampa - ha detto Amati - non perché mossi da rancore o amarezza, ma perché abbiamo avvertito la sensazione che nel nostro partito il sistema funzioni violando le stesse regole che ci si è dati.
Il fatto è semplice: come sapete, ci era stato chiesto di presentare richiesta di deroga per i consiglieri regionali e per i sindaci per poter partecipare alle elezioni primarie per la scelta dei parlamentari del PD e per sottoporsi quindi al voto dei cittadini. L'obiettivo credevamo fosse quello di mettere in campo una squadra che potesse far transitare sul partito il consenso elettorale e per questo, ci è stato addirittura chiesto di aggiungere il curriculum, cosa che tra l'altro ci ha fatto piacere, avendo noi studiato e svolgendo tutt'ora un'attività professionale.
Sollecitati dunque, abbiamo presentato la richiesta di deroga e inizialmente la commissione nazionale pare ne abbia licenziate solo due per poi, per fasi progressive, attraverso la riapertura dei verbali, concedendone altre tre.
Ciò che è evidente in questa circostanza, è che non esiste un criterio perché non conosciamo le motivazioni che hanno portato alla scelta dell'uno piuttosto che dell'altro candidato. Mi viene da dire che i criteri scelti si impallino e auto impallino reciprocamente.
A noi pare che non vi sia un criterio obiettivo e questa questione crediamo sia giusto che venga segnalata, perché ci sembra che i vizi umani stiano sovrastando le migliori delle intenzioni, tant'è che siamo stati capaci di organizzare le primarie "al Porcellum", con il chiaro tentativo di orientare il risultato finale.
Ruggiero Mennea
 Questa questione attiene naturalmente alla prospettiva politica; per noi questa è una "prova d'orchestra", citando un vecchio film di Federico Fellini; restando nella metafora, c'è insomma la necessità di far abbattere sul PD una "grande sfera" che travolga e distrugga i muri, giustiziando le menzogne perché la politica non può essere fatta con la menzogna. In tempi in cui altre proposte politiche si susseguono sulla scena nazionale, il Partito democratico ha più che mai bisogno di un atto di verità e di chiarezza.
Conoscere le motivazioni delle scelte ripristina un rapporto di fiducia nei confronti dell'elettorato.
Abbiamo dunque convocato i mezzi di informazione per segnalare una grave mancanza di verità, il ricorso alle furbizie e alle trame, contrarie alle logiche democratiche e ad 'un'orchestra che compone una sinfonia dotata di armonia'.
Sapere la verità un questo momento ci offrirebbe la possibilità di combattere quantomeno su un campo conosciuto".
A noi sembra, in ogni caso, per lo meno poco efficace la scelta dei tempi con cui questa posizione è stata assunta dai tre consiglieri regionali (Fabiano Amati è anche Assessore alle Opere Pubbliche ed alla Protezione Civile). A due giorni dalle primarie, troppo tardi per poter avere una qualsivoglia efficacia (la risposta di Bersani non arriverà mai, se mai arriverà, in tempo).
Così come ci sembra indice di un mal di pancia che sottende anche altro. Che siano i prodromi di un movimento "collaterale" del PD che potrebbe trovare il suo spazio alle prossime elezioni regionali? D'altronde, i posti in Regione saranno 20 di meno. I tre consiglieri "coprono" tre provincie diverse (Bari, Bat e Taranto)... che ci sia qualche trattativa"emilianesca" in corso? Non sarebbe il primo consigliere regionale che, di riffa o di raffa, prende distanza dal PD per poi approdare dalle parti del sindaco di Bari.
Ma queste sono soltanto ipotesi da fantapolitica. Staremo a vedere.
di Roberto Mastrangelo

venerdì 21 dicembre 2012

Elezioni universitarie, le opinioni del neo senatore Vito Ardito

Vito Ardito
A distanza di quattro anni gli studenti universitari sono stati chiamati nuovamente a rieleggere i propri rappresentanti agli organi centrali e periferici, nel panorama delle associazioni ai posti di partenza per gli organi centrali spicca il cartello NOI, dietro il quale si trovano le maggiori associazioni universitarie in forza nelle singole facoltà, seguono studenti indipendenti e infine LINK. Novità di queste elezioni è nello spoglio che avviene in un unico seggio in Ateneo, con relativi tempi di attesa per i vari organi universitari decisamente allungati. Dagli primi spogli è emerso un ottimo risultato del cartello NOI che al senato ottiene 3 posti su 5 disponibili, con 6160 voti e vengono eletti senatori Ardito, Delmedico e Cascardi, mentre con SI, che ottiene 4693 voti vengono eletti senatori Secondo e Cavallera. Resta fuori LINK che ottiene solo 1443 voti, altri dati Bianche 1721, nulle 831. Abbiamo rivolto alcune domande al neo eletto senatore Vito Ardito.
Le tue prime sensazioni: 1837 voti insomma vogliono dire qualcosa.
 “Vogliono dire tante cose, veramente tante, un risultato che non ci aspettavamo come azione universitaria e come coalizione, invece il nostro obiettivo era superare i 6000 voti, e il nostro obiettivo è stato raggiunto, per fortuna, è un risultato mio personale ma non è solo mio è di azione universitaria e in tutto UNIBA è stato un grosso risultato perchè nessuno ci quotava 1800, tutti ci quotavano già morti, ci quotavano sui 1200/1300, è stato un bel risultato calcolando che c'erano tutti i voti di azione tranne giurisprudenza che portava un altro candidato al senato, sempre della coalizione.”
 Vedendo quello che è il numero di schede bianche, un tuo pensiero a riguardo, può essere stato un voto di protesta nei confronti vostri, qualche studente che non si è visto nel cartello NOI.
 “Si allora, secondo il mio modesto parere le schede bianche sono tante per due motivi, uno come hai detto tu sulla questione di protesta, forse contro il cartello oppure contro le rappresentanze studentesche, un'altra opzione potrebbe essere anche quella del non aver riconosciuto i simboli e i loghi delle varie associazioni che facevano parte della coalizione, quindi i votanti di azione, quelli che sono andati nel seggio a occhi chiusi perchè volevano votare azione non vedendo il logo non ha espresso nessuna preferenza, perchè forse c'è stata una cattiva comunicazione da parte del cartello NOI, specifico cartello non di centro destra come molti dicono, ci tengo a precisare, che alcune associazioni abbiano un orientamento politico come azione universitaria è un conto ma tutto il cartello è apolitico, quindi può essere sia come segno di protesta che di non riconoscimento del logo, ed è un dato comunque da lavorare perchè se il dato reale è la questione di protesta dobbiamo riflettere un po' tutti sul perchè e sul come migliorare, anzi loro hanno rappresentato la terza lista.”
 La sinistra universitaria è fuori dagli organi centrali. Cosa ne pensi?
“Forse non c'è fiducia nella rappresentanza universitaria di sinistra, forse penso che loro non hanno questo senso di scissione della politica universitaria e della politica vera e propria, perchè ricordiamoci noi siamo rappresentanti degli studenti e dobbiamo fare politica universitaria, quindi l intento dello studente è avere un buon servizio ed essere rappresentato all'interno degli organi di governo e di quelli periferici, quindi che si spara ogni volta la pappardella sulla questione della politica italiana esterna all'università questo, forse, avrebbe scaturito questo fenomeno di assenteismo, infatti l'affluenza non è stata elevatissima, assenteismo, sopratutto contro la rappresentanza di sinistra, quindi fare meno politica, si del governo Monti può interessare, cioè ci interessa perchè è il nostro paese, ma dentro l'università lo studente medio vuole più che gli risolvi un problema sull'appello o sull'esame, e non la pappardella del governo Monti, quindi questa poca scissione tra politica universitaria e quella del paese, potrebbe, dal mio punto di vista, aver penalizzato LINK.”
Ricordiamo la tua carriera negli organi dell'università, quattro anni fa eletto come rappresentante di facoltà, e ricordiamo tra tutto la battaglia per il 5% sul voto di laurea per gli ex 509/99, battaglia sostenuta con Laura De Marzo, senatrice uscente di azione universitaria, la tua elezione è un segno evidente che il lavoro paga
 “Si il lavoro paga e lo studente vedendo il lavoro che azione ha fatto a economia, che io Vito ho fatto a economia e Laura ha fatto in senato, ricordiamoci anche l'ultimo emendamento didattico approvato in ateneo sull'abolizione del salto d'appello, l'aumento degli appelli minimi da 6 a 8, la proroga di immatricolazione alle magistrali al 31, sono piccole cose che per uno studente sono fondamentali, avere un appello in più, quindi la politica del fare, per fortuna premia, infatti secondo me il successo del cartello noi è anche questo, perchè “azione universitaria” ha sempre lavorato ed è stata sempre presente, “Studenti per...” ha fatto un ottimo lavoro alla sua facoltà che è medicina, “M.U.R.O.” sia a giurisprudenza che a economia, New Team a farmacia e veterinaria non c'è nulla da discutere quindi forse è l'esempio che il lavoro paga”
 Concludendo un tuo pensiero sull'attuale situazione dell'UNIBA e su come vedi il nostro ateneo da qui a due anni
 “La situazione è critica perchè comunque siamo sempre in un anno dove c'è sempre da coprire il buco di bilancio, siamo nell'ultimo anno del piano dei rientro del buco di bilancio, quindi dal punto di vista monetario ed economico dell'UNIBA, secondo me c'è ancora molto da soffrire, e purtroppo in questi quattro anni chi ne ha pagate le conseguenze sono stati gli studenti, con meno borse di studio, con tagli a borse di studio e part time, aumento delle tasse in maniera sconsiderata su alcuni livelli di reddito, quindi sulla questione economica c'è ancora da soffrire, su quella didattica si spera di lavorare meglio e in maniera ottimale nelle singole facoltà e sopratutto nel senato accademico che è organo politico e anche didattico”.
di Francesco Felice

giovedì 1 novembre 2012

Sicilia, primarie e politiche, che fine faremo?

Prima di dire che ha vinto Crocetta, bisogna dire che ha vinto l’astensionismo, la rabbia, la voglia di cambiamento non corrisposto sul campo politico. Prima di dire che il PD è stato il partito più votato, bisogna fermarsi a pensare che questo partito rappresenta, di fatto, il 15% dei siciliani. Oltre alla vittoria del centro sinistra, a cui si può solo che augurare buon lavoro, queste elezioni dovrebbero essere viste come una sconfitta della democrazia, vale a dire proprio di quel potere del popolo che è alla base della nostra Costituzione. Gran parte del popolo siciliano ha deciso di restare a casa e, molto probabilmente, è quello che sceglieranno di fare anche molti italiani alle prossime elezioni regionali o politiche che saranno. 
I grillini, o attivisti, se così vogliono essere chiamati, hanno vinto parzialmente. Hanno raccolto il sentimento di rabbia di alcuni elettori di destra e sinistra, ma bisogna vedere se veramente riusciranno a trasformare questo sentimento in una concreta azione politica, in un partito -un movimento che rifiuta la nomea di partito ma si comporta come tale cos’è? –e se cederanno alle coalizioni –sempre che non lo abbiano già fatto…- 
La vittoria del PD viene vista anche come vittoria dimezzata, imperfetta, incompleta. Il PdL, dividendosi, ha deciso di perdere ed il paradosso è che il PD ha vinto perdendo voti. Cambia molto a livello nazionale? Il PdL è frammentato, si aspettano le primarie, ma tutto è rimesso in discussione per il dietro front dell’intramontabile Berlusconi. Anche il PD aspetta le primarie, ma il vero appuntamento sono le politiche, perché mai come in questo momento storico-politico, la vittoria sembra essere così vicina causa, principalmente, la divisione del centro-destra. In poche parole il vincitore delle primarie del centrosinistra può essere considerato, molto probabilmente, come il futuro Presidente del Consiglio. Proposta: perché non creare una classe politica composta da persone dai 40 anni in giù? E non mettiamo in mezzo l’esperienza perché in Italia, spesso, questa significa uso improprio del potere politico istaurato da anni. Non parliamo di esperienza anche perché oggi è necessario credere nelle potenzialità dei giovani volenterosi, preparati, istruiti, –e ce ne sarebbero tanti- è necessario dare loro fiducia e non scoraggiarli dicendo pubblicamente che sono “choosy”. La disoccupazione giovanile è al 35,1%, Ma secondo lei, Signora Fornero, siamo noi giovani ad essere choosy, o siete voi politici e politici ad interim, ed essere tali?
di Sveva Biocca

mercoledì 31 ottobre 2012

Elezioni siciliane: abbiamo perso ma...

Diciamo subito che non abbiamo superato il quorum e che quindi non abbiamo eletti. Abbiamo, dunque, perso. Prima di capirne le ragioni, cerchiamo di pesare meglio il voto.
Sia per l´assenza dall´Assemblea regionale, che per le conseguenze nazionali del voto, il suo peso negativo è, purtroppo, destinato a pesare molto.
Guardiamo, però, al nostro partito, più da vicino e con serena obiettività.
I sondaggi dell´ultimo anno ci davano sempre fra il 2 e il 2,50%. Solo di recente abbiamo sfiorato o toccato il 3%. Abbiamo, invece, preso il 4,40%. Risultato migliore del miglior sondaggio. Non ci premia, come avremmo desiderato, ma è un + e non un - .
È una percentuale bassa? Certamente, ma, rispetto alle precedenti elezioni, sono anche più basse quelle del Pdl ( storico il cappotto del 60 a 0 ) e dello stesso Pd, che pure ha vinto le elezioni ( appena il 13%).
Consolazione? No, è l´effetto del ciclone Grillo e del rifiuto-astensione.
Altri partiti, piazzati nei sondaggi meglio di noi, hanno preso meno di noi ( Idv, Sel ).
Tutti, meno Grillo, godono di un generoso finanziamento pubblico, noi no.
La nostra organizzazione territoriale e nazionale è abbastanza lacunosa e approssimativa.
La nostra comunicazione debole, incerta, quasi assente.
Le liste provinciali si sono rivelate molto deboli. Se abbiamo messo candidati deboli, per favorire i capilista, abbiamo commesso un errore che è risultato fatale. Se le liste, invece, erano povere, per la mancanza di candidati disposti a fare una battaglia difficilissima, paghiamo il prezzo della nostra debolezza e della nostra libertá.
La scelta delle alleanze è stata molto tormentata, non condivisa da tutti e ha provocato qualche defezione.
Per tutte queste ragioni, quel 4,40, nonostante tutto, è il nuovo e più alto gradino dal quale ripartire, ed è migliore del 2/3% dei sondaggi.
di Salvatore Tatarella

martedì 16 ottobre 2012

Idv contro Idv, mentre il Consigliere regionale finisce nella retata antipedopornografica

Idv contro Idv. Ovvero quando la distanza tra gli eletti ed il partito è elevata. Ovvero ancora, quando non si riesce a capire quando si parla a titolo personale o quando si parla in nome del partito di cui si è consiglieri, o dirigenti. 
A puntare il dito sul gruppo consiliare alla Regione Puglia dell’Idv (probabilmente anche perché due dei quattro componenti hanno formalmente aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”) è Giacinto Fiore, che chiede chiarezza e trasparenza su come il gruppo consiliare ha speso i soldi a disposizione. 
“Le dimissioni della Governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, provocate dalla gestione “allegra”dei fondi pubblici destinati a finanziare le attività dei gruppi consiliari – scrive in una nota Giacinto Fiore - impone una riflessione seria sul tema. Lo scandalo si sta estendendo in altre Regioni”. 
“Per quanto ci riguarda, nello specifico dell’organizzazione del Gruppo Idv nella Regione Puglia, bisogna rimarcare la completa assenza di comunicazione e raccordo politico sotto ogni aspetto, con il gruppo dirigente del partito. Inoltre,il gruppo Idv ha perso la sua originale composizione, in quanto sia l’ex-capo gruppo Schiavone, che il Consigliere Gianfreda, hanno aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”. Nonostante ciò, si è continuato a rilasciare dichiarazioni ambigue e prive di elementi di chiarezza, sull’appartenenza o meno all’Italia dei Valori”. 
Sono due, dunque, i piani di riflessione politica sottolineati dal segretario provinciale barese dell’Idv. Non soltanto la gestione economica del gruppo, a suo dire non chiara, ma soprattutto l’autorevolezza e la rappresentanza del partito, troppe volte ambigua. 
In altre parole: chi rappresenta l’Idv a Bari? Gli eletti o i quadri dirigenti? 
Poi Fiore prosegue ed affonda. 
“Si rende necessario, in questa fase,dissipare ogni dubbio sulla gestione dei fondi assegnati al gruppo Idv in Regione, sia con riferimento al passato, sia in relazione all’attuale gestione affidata al gruppo che si rivede in Idv, attualmente in Consiglio Regionale. (Nicastro-Mazza)”. 
“Ci chiediamo quali siano nel dettaglio, le spese di gestione del gruppo IDV o le iniziative politiche o di studio che hanno promosso, dando fondo quasi interamente a tutti i fondi a disposizione. Sarebbe curioso conoscerne i dettagli. Visto che , non hanno mai dato contributi al partito, che ha sempre finanziato le sue manifestazioni politiche con proprie risorse economiche”. 
“Ci sentiamo –sottolinea Fiore - in dovere di prendere le distanze da questa gestione dissipata del denaro pubblico. In una fase di contestazione di tutto l’assetto del sistema dei Partiti,giustificato dalla rabbia dei cittadini e nel mentre ci accingiamo a dare avvio alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e di altri privilegi della casta,sarebbe opportuno fornire tutti gli elementi di chiarezza e trasparenza, sulle attività del gruppo consiliare svolte e finanziate grazie ai contributi pubblici dei cittadini”. 
Eì l’Idv stesso, dunque, a parlare di “gestione dissipata”, di mancata trasparenza e di gestione ambigua, del gruppo Idv alla Regione Puglia. 
Soltanto un attacco diretto contro l’ex capogruppo, passato alla corte di Michele Emiliano? 
O c’è dell’altro? Non ci è dato saperlo. Di fatto registriamo tensioni all’interno di un partito che, ad oggi, si trova a metà strada tra un’alleanza organica con il centrosinistra e la voglia di restare alternativo “nudo e puro” (anche se poi di purezza non ci sembra proprio il caso di parlare…). 

E proprio nei giorni scorsi un’altra tegola è arrivata su Aurelio Gianfreda. Al consigliere regionale ex Idv, attualmente dei “Moderati per Emiliano” è stato, infatti, notificato dalla Procura di Lecce un avviso di chiusura indagini in un procedimento che lo vede a rispondere della pesante accusa di detenzione di materiale pedopornografico. 
Non è il caso, in questa sede, approfondire ulteriormente questo argomento (le carte della procura parlano di 69 supporti ottici sequestrati, due dvd ritrovati, centinaia di foto e filmati pornografici con protagonisti anche minori), il procedimento è in piedi e le accuse dovranno essere accertate in giudizio. 
Michele Emiliano
Ci preme soltanto, adesso, sottolineare come ancora una volta bisogna bacchettare Michele Emiliano. 
Caro sindaco. Possibile che ancora una volta non hai prestato adeguata attenzione nei confronti di chi ti è vicino? 
Non bastano i pacchetti di voti o la caratura politica delle persone a formare un gruppo politicamente e moralmente sostenibile. Non era da oggi nota la vicenda che vede coinvolto il consigliere regionale. Era davvero il caso di “imbarcarlo”, pur di incrementare i propri numeri?
Faccia le sue considerazioni, sindaco, e ne tragga le conseguenze. A volte è anche una questione di stile e di dignità.

di Roberto Mastrangelo

domenica 29 luglio 2012

Canonico sindaco di Bari? "Con qualsiasi coalizione". E il Pd che ne pensa?

Ormai ha mollato gli ormeggi e non lesina dichiarazioni: Nicola Canonico è pronto a candidarsi sindaco di Bari "per qualsiasi coalizione". Sinora ha raccolto l'adesione di Luigi Cipriani, il leader del Movimento Indipendente Libertà, che alle penultime amministrative era stato come riassorbito dalla Lista di Simeone Di Cagno Abbrescia. 
Nicola Canonico
Fallita quell'alleanza, ecco che Cipriani è pronto a dar i suoi duemila voti e spiccioli. Al rampante Canonico. Ma chi è Canonico?
Lui è un imprenditore. Viene da uno dei dormitori dell’area metropolitana barese, Palo del Colle, e non gli si riconoscono particolari meriti e capacità oltre quella di sapersi muovere, e come, nelle acque elettorali. Inutile chiedersi il suo “percorso ideologico” o “profilo ideale”. Franza o Spagna, basta che se magna rende al massimo l’idea, come per il suo inseparabile sodale “politico” Giacomo Olivieri, attuale presidente della Multiservizi Bari (e ci torneremo) che ha in armadio più casacche di un fantino sardo.
Lui è sostanzialmente un serbatoio di voti: alle ultime regionali ne ha presi quasi 17 mila, il più votato fra i i piddini, fra i più suffragati in assoluto. In questo è un vero professionista, certo deve essere l’unica ragione per cui lo ha imbarcato l’infelicissimo PD pugliese. E lui era convinto che, grazie ai suoi voti, poi Vendola lo nominasse assessore. Ma almeno a questa castroneria, che pure il PD aveva ventilato, il governatore è riuscito a dire no.
E mal gliene incolse, al PD. Perché immediatamente Canonico si è fatto il gruppo suo “moderati e popolari” (ovviamente) un nome buono per tutte le stagioni e tutti i palati. E’ dal 2010 che medita vendetta e sembra che il momento sia giunto.
Ma come fa un imprenditore a prendere tanti voti, pur non avendo nessun carisma, nessuna cultura, nessuna vera propensione al bene comune se non quella spacciata per tale ma che coincide perfettamente con il bene proprio? Gestendo il lavoro altrui, oggi bene prezioso e raro.
E qui arriva la Multiservizi, che per anni Canonico ha controllato per mezzo di suo zio che era nel Consiglio di Amministrazione presieduto da un altro collezionista di casacche, Vito Ferrara. Moltissimi dipendenti della Multiservizi provenivano da Palo del Colle, guarda caso, assunti a tempo e a rotazione, nonostante la presenza di una società per il lavoro interinale (poi sostituita, dopo le inchieste giornalistiche e giudiziarie che hanno azzerato il CDA, inducendo Michele Emiliano a tentare un po’ di pulizia).
Certo, nessuno potrà mai provare il voto di scambio (io ti faccio lavorare e tu e la tua settima generazione votate per me), ma la correlazione biunivoca fra Canonico e la Multiservizi è stata, a lungo, nei fatti. Come è ancora nei fatti la presenza diretta e indiretta di alcuni clan malavitosi Baresi, altri grandi esperti di come si gestiscono al meglio i pacchetti di voti.
La bufera di due anni fa sulla Multiservizi (nella quale chi ci lavora giura che non è cambiato niente) ha tolto questo giocattolino dalle mani di Canonico solo per pochi mesi. Adesso che a presiederlo c’è il suo Gargamella, Giacomo Olivieri, San Nicola da Palo è tornato a poter controllare direttamente dalla tolda la sua preziosa navicella elettorale.
Un improvvido regalo di Michele Emiliano, questa presidenza, una beffa per chi ha ricevuto pesanti minacce mentre istruiva l’inchiesta giornalistica che ha scoperchiato la pentola maleodorante di quasi dieci anni di gestione fuori controllo pubblico e con le infiltrazioni insopportabili dei boss cittadini.
Per cui adesso minaccia: voglio andare a Montecitorio e se non mi ci mandate, mi candido a sindaco di Bari e con i miei voti vi faccio vedere io. Qualsiasi partito serio lo prenderebbe a fischi e pernacchie. Ma il Pd pugliese non è un partito serio. Lo sanno bene tutti i Canonico della terra. Per cui nessuno, se non il cittadino/elettore avvertito, potrà chiedere a don Nicola il perché di questa improvvida candidatura.
di Annalisa Tatarella

venerdì 22 giugno 2012

Regione Puglia: un altra battaglia vinta!


Un'altra battaglia vinta. Per un piccolo giornale come il nostro è una soddisfazione. Dopo la Corte costituzionale, anche il Governo ci ha dato ragione. Ora sono tutti, o quasi, per il Consiglio a 50, ma, sino a ieri, eravamo solo noi a sostenerlo. Tutti gli altri no. Compreso  il partito al quale apparteniamo. Tutti, ma proprio tutti, hanno votato per 60 consiglieri. Per calcolo e miopa. Per calcolo, volendo avere dieci chances in più di essere rieletti. Per miopia, pensando di gabbare la legge nazionale che impone il tetto massimo di 50 consiglieri.
Ora fanno tutti, o quasi, i pentiti. I più esilaranti sono i due capigruppo dei due più grandi partiti, Rocco Palese del Pdl e Antonio De Caro del Pd. Entrambi hanno fatto a gara a dichiarare, l'uno prima dell'altro, che l'anno scorso avevano presentato, entrambi, una proposta di legge per il Consiglio a 50, ma che, poi, per venire incontro alle proposte del Consiglio, avevano accettato la mediazione a 60. Impudenti. Ma come, i due gruppi più numerosi del Consiglio concordano sui 50 e poi... mediano al rialzo? E con chi? Ma ci facciano il piacere e ammettano onestamente che quelle due loro proposte erano solo uno specchietto per e allodole. Loro hanno sempre voluto i 60 cosiglieri e hanno tutti votato per i 60.  Insuperabile, come al solito, il Presidente Vendola, il più ipocrita di tutti. Ha dichiarato che costituirsi in giudizio innanzi a Corte Costituzioale per difendere le ragioni del Consiglio a 50 sarebbe "eticamente inopportuno". Sempre candido il nostro poeta. Peccato che dimentichi che solo qualche mese fa ha avuto l'ardire di costituirsi in giudizio, proprio in Corte Costituzionale, per difendere le ragioni del Consiglio, non a 60, ma addirittura a 78. Svergognato.
Quella costituzione in giudizio per sostenere la fondatezza dell'allargamento del Consiglio a 78 cosiglieri fu una vera vergogna, perchê schierava la Regione a difesa della pretesa illegittima di 8 consiglieri, tutti di sinistra, di entrare in Consiglio per intrupparsi a sbafo nella già larga maggioranza del Presidente Vendola, solo adesso, ma per domani, convertitosi alla tesi di un Consiglio  "eticamente" piû ristretto.
Come i lettori ricorderanno, Puglia d'oggi sostenne una lunga battaglia, chiedendo a Vendola di non costituirsi in giudizio, ma il Presidente si costituì ugualmente, disattendendo il nostro invito e infrangendo una consolidata prassi della Regione Puglia di restare indifferente e contumace nei giudizi elettorali, che riguardavano i consiglieri. Lui, no. Si costituì. A spese della Regione e per far pagare alla Regione il costo di ben 8 consiglieri in più. Un salasso di un milione di euro. Sventato dalla nostra opposizione in giudizio e da Corte Costituzionale, Tar e Consiglio di Stato, che ci hanno dato ragione.


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Nichi Vendola, prima difende il Consiglio a 78, poi cambia idea


Ora questo esercito di costretti pentiti deve sbrigarsi. Non possiamo attendere la Corte, come qualcuno improvvidamente suggerisce.
Sarebbe non solo eticamente inopportuno, come finalmente dice il convertito Vendola, ma politicamente e istituzionalmente pericoloso.

Attualmente la situazione è a seguente. La legge  nazionale dice che i consiglieri non possono essere più di 50, lo Statuto ne prevede 60 e la legge elettorale 70. Un guazzabuglio che potevamo fare solo noi, con lo zampino di Fitto, che cambiò la legge elettorale, senza cambiare lo Statuto, e di Vendola, che ha cambiato lo Statuto, senza cambiare la legge elettorale, e violando quella nazionale. Ora bisogna fare in fretta, perchè se Vendola si dimette prima della scadenza naturale, c'è il rischio che si vada a votare, senza sapere quale sarà il numero esatto dei consiglieri da eleggere. La nostra proposta è chiara e semplice. Il Consiglio non attenda la Corte costituzionale e vari subito la modifica dello Statuto e la nuova legge elettorale. Con 50 consiglieri. È una questione di decenza e mi auguro che questa volta Fli possa dare l'esempio, presentando subito una sua legge e chiedendo al Presidente Introna di calendarizzarla al più presto.

venerdì 8 giugno 2012

I consiglieri regionali sono 70 e non 78. Fine del discorso. Ed ora si possono ridurre a 50

La vicenda del giudizio costituzionale sul numero dei consiglieri regionali pugliesi, al di là della legittima soddisfazione di chi lo promosse - SalvatoreTatarella e Francesco Cirací - e dei loro legali - Francesco Mariani, Francesco Bello e Fabrizio Tatarella - per il vittorioso risultato ottenuto, offre lo spunto per alcune considerazioni, che possono tornare utili sopratutto a Fli. La vicenda, come è noto, nasce all'indomani dello scrutinio delle regionali del 2010. Secondo alcuni, in applicazione della legge elettorale, ma in dispregio dello Statuto regionale, la Corte d'appello avrebbe dovuto proclamare 78 e non 70 consiglieri regionali, in modo da garantire alla sinistra un ampio premio di maggioranza.
Allora Fli non era ancora nata e Tatarella e Cirací militavano entrambi nel Pdl. Proprio questo partito, pur essendo il piû interessato alla questione e pur fortemente sollecitato da Tatarella, non prendeva alcuna decisione. Forse per timidezza, forse perchè ancora tramortito dalla sconfitta, forse per difetto di leadership.
Il Consiglio Regionale della Puglia
È allora che prende l'iniziativa Tatarella. Con Cirací  promuove e costituisce il  Comitato per la difesa dello Statuto regionale. A nome del Comitato e come elettore invia un esposto diffida alla Corte d'appello e organizza una raccolta di firme in calce ad una petizione  popolare. I consiglieri da proclamare devono essere solo 70. Come vuole lo Statuto. Le ragioni tecnico giuridiche sono spiegate dai legali. Nessun altro  si muove in questa fase e la Corte accoglie l'impostazione del Comitato.
I consiglieri proclamati sono 70. Gli otto esclusi, naturalmente, ricorrono al Tar, ma anche qui il Comitato si costituisce e solleva una questione di costituzionalità, che la Corte accoglie. In questa fase si costituisce finalmente anche il Pdl, ma l'eccezione vincente la fa solo il Comitato.  Si va alla Corte Costituzionale e anche in questa sede la tesi del Comitato trova accoglimento. La legge elettorale della Regione viene dichiarata parzialmente incostituzionale.
L'ultimo atto della vicenda processuale una settimana fa innanzi al Tar, che scrive la parola fine. I consiglieri restano 70. Questa vicenda, esemplare nel suo genere, dimostra che in politica si puô essere determinanti e cogliere clamorosi successi, anche senza un grande partito alle spalle. È sufficiente cogliere il momento giusto e il giusto argomento.
Se Tatarella non avesse promosso il Comitato e non si fosse costituito in giudizio sin dalla fase innanzi la Corte d'appello, forse, ancora oggi avremmo 78 consiglieri regionali. Lo stesso, purtroppo, non è accaduto sulla modifica dello Statuto. La Regione ha ridotto il numero dei consiglieri, ma solo portandoli da 70 a 60. Secondo noi era più giusto portarli a 50, come prescrive una legge nazionale. Ci sarebbe il tempo e l'opportunità, perchê Fli si faccia portatore di questa ulteriore riduzione. Certo, non ha i numeri  per farla passare, ma può comunque proporla. Il resto potrebbe farlo la stampa e l'opinione pubblica. Uccio Curto e Giammarco Surico hanno il dovere di provarci.

venerdì 25 maggio 2012

Tararella: Emiliano, ora giù la maschera



“Michele Emiliano è tornato in campo. La brutta storia delle cozze pelose lo ha tenuto in panchina solo alcune settimane. Naturalmente non è tornato a fare il sindaco a tempo pieno, come aveva promesso dopo la doccia scozzese dell’inchiesta De Gennaro”. É quanto dichiara oggi il Presidente dell’assemblea nazionale di FLI on. Salvatore Tatarella.
Salvatore Tatarella
  “Il suo prioritario interesse resta la scalata alla Regione, dove, però, Vendola non ha alcuna intenzione di fargli strada.” – Ha aggiunto Tatarella – “ Per centrare l’obiettivo Emiliano deve, quindi, impegnare molto del suo tempo e delle sue energie sui partiti, sulla politica e sul territorio regionale. A scapito di Bari, ormai abbandonata al suo destino. Con un’ulteriore distrazione. Emiliano ha anche aspirazioni nazionali”- incalza Tatarella -  Ha ripreso i suoi contatti, soprattutto con De Magistris, per costruire una lista civica nazionale. Questo lascia presagire che Michele Emiliano si possa candidare anche alle politiche, dimettendosi da Sindaco già fra qualche mese”.
Michele Emiliano
“Personalmente” – aggiunge il Presidente dell’assemblea finiana – “ non ho nulla contro Emiliano, al quale non in una occasione soltanto ho manifestato simpatia e attenzione e, quindi, non intendo, anche perchè non potrei, ostacolare le sue personali ambizioni politiche. Faccia quello che crede, ma butti giù la maschera. Ora. Nonostante tutto, credo ancora che la politica debba essere una cosa seria. Soprattutto oggi, con una crisi sociale, civile ed economica, che non sarà breve. Una politica seria richiede innanzitutto sincerità e Michele Emiliano deve dire oggi e pubblicamente cosa intende fare. Non a me, che sono poca cosa, ma ai cittadini baresi, che lo hanno eletto sindaco e verso i quali ha qualche dovere, sino alla primavera del 2014”.
Tatarella, infine, così conclude:”Ha detto che vuole candidarsi alla Regione, ma non basta. Deve dire anche sino a quando farà il sindaco di Bari. Se si candiderà anche alle politiche, dovrà dimettersi entro l’anno, ovvero solo fra qualche mese. I cittadini baresi hanno diritto di saperlo. I quali, la prossima volta, dovranno chiedere preliminarmente a chiunque vorrà cimentarsi con il difficile e rischioso compito di guidare questa città, di giurare di fare solo il sindaco e a tempo pieno. Senza usare la carica e l’istituzione come trampolino per costruire la propria carriera politica. Come hanno fatto Emiliano, Vendola e Schittulli”.

venerdì 11 maggio 2012

Puglia d'oggi n. 17 disponibile gratuitamente online

Il numero 17 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 11 maggio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI

In questo numero:
  • Amministrative: un voto che travolge tutti i partiti
  • ... Ed ora tutti giù per terra!
  • Il voto, l'Europa, il Titanic
  • Basta soldi pubblici per tutti i partiti politici
  • Tragedie umane, sciacalli e le troppe lacrime pelose
  • Festa di San Nicola: alla ricerca del volto di Bari
  • Costituito nel centro cittadino il circolo "Bari Città Metropolitana"
  • Ma insomma, chi ha vinto?
  • Crollano i vecchi partiti.
  • Quelle coincidenze tra il 1992 e il 2012
  • Fli in Puglia sale al 5%, in Capitanata è la roccaforte
  • Dario Iaia lanciato verso la vittoria.
  • Torremaggiore a chi la Ama, Monteleone sindaco di tutti
  • Regione Puglia: la leggina è pronta, ma è una soluzione?
  • Vendola accelera sui siti inquinati
  • Ex comunità montane: che fine farà il personale?
  • Foggia, ancora dramma per la municipalizzata Amica
  • Foggia, un monumento per le vittime civili
  • Cerignola, ragionare sulle persone e non sulle vecchie sigle
  • Europa, coesione tra Stati per superare la crisi
  • La giornata europea celebrata e Bruxelles
  • Viaggio nella Terra di Mezzo
  • Solfrizzi e Stornaiolo insieme sul palcoscenico.
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Il voto moderato alla ricerca di una nuova offerta

Editoriale di Fabrizio Tatarella di Puglia d'oggi n. 17 del 11 maggio 2012.


La migliore analisi, tra le tante, sul voto delle ultime amministrative, è, certamente, quella realizzata dal professor Roberto D’Alimonte con “Quel vuoto tra i moderati” pubblicato su “Il Sole 24 ore” di martedì 8 maggio. Secondo lo studioso di Scienza Politica due sono le conferme che emergono da questo test amministrativo:

1)     lo sfarinamento dello schieramento di centrodestra.

Il grande successo del Pdl alle politiche del 2008 (37,4%) è un ricordo lontanissimo anche se sono passati solo quattro anni che in politica sono, comunque, una vera era geologica. Per il Pdl non è stata una sconfitta, ma un vero e proprio crollo. La sconfitta di Alfano era nell’aria, ma non in queste dimensioni. Anche la Lega Nord travolta dagli scandali recenti esce con le ossa rotte da questa competizione. Il Terzo Polo non riesce ad ereditare questi consensi in libera uscita.

2)     La forte domanda di nuovo presente negli elettori.
Questo secondo elemento è correlato al primo. E’ evidente che se l’elettorato moderato non esiste più è solo perché prima di tornare a votare un partito di riferimento come lo sono stati negli anni la Dc, Forza Italia, An e ultimo il Pdl aspetta qualcosa di nuovo. E il nuovo non può essere rappresentato da Grillo il cui successo, al pari di quello di Giannini nel 1946, del Msi del ’72, della Lega Nord del ’94 e dei radicali nel ’99 è solo un exploit effimero e passeggero, essendo un semplice voto di protesta che come il vento, prima o poi passerà. Quando vi saranno i primi eletti, privi di ogni esperienza politica, le prime visioni diverse sul da farsi, non avendo questo movimento nessuna idea di governo, nasceranno le prime crepe di un movimento che non potrà avere solo in Grillo il capo indiscusso.  Astensione e anti-politica sono frutto del rifiuto di questa politica e di questa classe dirigente. Ha ragione Sergio Romano nel suo editoriale sul “Corriere della Sera” di giovedì 10 maggio “ La Risposta che non c’è” in cui parla dell’ultima chiamata per i partiti che non sono riusciti a dare risposte sull’abrogazione delle province, su una nuova legge elettorale, sulla riduzione dei parlamentari, sulla eliminazione del finanziamento pubblico dei partiti e su una nuova architettura istituzionale con una troppe volte rinviata riforma della Costituzione. Astensione e anti-politica possono essere sconfitte solo con una risposta di novità e con esempi concreti di buona politica. Chi comprenderà questo vincerà le prossime elezioni politiche.

lunedì 30 aprile 2012

Parco Tatarella: Pinuccio appartiene a tutti.

Riproponiamo una nota del consigliere regionale Fli, Euprepio Curto.
"Apprendo dalla stampa della intitolazione a Pinuccio Tatarella del parco allocato nel quartiere San Lorenzo di Francavilla Fontana. Nulla quaestio, ovviamente, sull’autorevole esponente politico invitato all’iniziativa.
Molto da ridire, invece, sul mancato invito dei consiglieri comunali, essendo il parco patrimonio di tutta la città, e, ancor di più, sull’appropriazione indebita di una figura, come quella dell’onorevole Giuseppe Tatarella che, avendo scritto pagine importanti della storia regionale e nazionale, proprio per questo motivo non può appartenere ad una sola parte, ma a tutti.
Pinuccio Tatarella
Non intendo fare polemica politica con nessuno, nemmeno con chi, pur non avendo titolo sulle cose francavillesi, ha probabilmente miserevolmente influenzato l’organizzazione dell’evento. Né con coloro che l’hanno subìta.
Osservo solo quanto si sia involuta e immiserita l’attuale politica francavillese rispetto ad un altro evento – l’intitolazione nel 1990 , sempre nel quartiere San Lorenzo, di una via a Giorgio Almirante – che vide la partecipazione di quasi tutti i partiti presenti nel consiglio comunale di Francavilla , ad eccezione del Pci dell’epoca, che, però – va sottolineato –, quando si trattò di votare in Consiglio per l’intitolazione di una via al mai dimenticato leader del Movimento Sociale Italiano , non si oppose, tenendo, al contrario, un atteggiamento molto responsabile. Altri tempi.
Ma c’è un altro fatto che m’indigna, in quanto non rientra nel solco dell’incultura istituzionale, ma, al contrario, nell’ambito della semplice “ cattiva educazione “: il non aver invitato l’onorevole Salvatore Tatarella, che di Pinuccio è il fratello.
Capisco che l’attuale collocazione in Fli dell’onorevole Tatarella possa non garbare a molti, impegnati ad evitare ipotetiche “ contaminazioni “ politiche. Capisco tutto. Ma la cattiva educazione francamente no".
di Annalisa Tatarella

Regione: pari opportunità, Fli aderisce alla proposta di legge per la modifica della legge elettorale.

FLI Puglia con le donne per garantire pari opportunità ed equilibrio di genere nelle rappresentanze istituzionali della Regione. In questa ottica l’Ufficio Politico del partito, su proposta del Coordinamento Regionale FLI Donne, ha aderito alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Norme per l’equilibrio di genere nell’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Regione”.
L’iniziativa, promossa dal Comitato “50/50 mai più senza” punta alla modifica della legge elettorale regionale (n. 2 del 28 gennaio 2005), per sensibilizzare, promuovere e garantire parità di accesso delle donne e degli uomini alle cariche elettive.
Costituita anche una Commissione interna al partito - composta dai consiglieri regionali Giammarco Surico ed Euprepio Curto, insieme ai componenti dell’Ufficio Politico regionale,  che si occuperà di redarre una proposta emendativa migliorativa per superare, sia pur in modo graduale, la logica delle cosiddette "quote di riserva", in favore della promozione a monte della effettiva partecipazione e della formazione delle donne in politica.