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martedì 20 novembre 2012

Gli studenti nell'aula regionale: "Vogliamo essere ascoltati"

“Siamo cittadini di oggi e vogliamo essere ascoltati”: lo hanno affermato con forza gli studenti delle scuole superiori pugliesi riuniti nel pomeriggio nell’aula del Consiglio regionale della Puglia in occasione della 23esima Giornata internazionale per i diritti dei bambini e degli adolescenti.
Chissà se all'appello, lanciato in un'aula piena di ragazzi, ma scarsamente popolata di politici, sarà raccolto, proprio nel giorno in cui il Consiglio regionale è stato rinviato di una settimana pur di non disturbare il Presidente impegnato nelle primarie del centrosinistra.
Una data significativa in cui si ricorda la firma della Convenzione Onu avvenuta il 20 novembre 1989, e che l’Ufficio del Garante dei Minori della Puglia ha voluto celebrare con il convegno “Dalla PARTEcipazione alle protezione delle ragazze e dei ragazzi” organizzato in collaborazione con l’Unicef Puglia e l’Ufficio scolastico regionale e al qaule hanno partecipato i ragazzi provenienti dagli istituti “Vico” di Laterza, “Platone- Da Vinci” di Cassano delle Murge, “Bianchi Dottula” e “Marconi di Bari.
Obiettivo dell’iniziativa, sensibilizzare i ragazzi sui temi del rispetto e della tutela dei loro diritti, attraverso un momento di incontro e di riflessione sulle criticità che ancora ostacolano la piena esigibilità dei diritti da parte dei minori: diritto di cittadinanza, diritto alla partecipazione, diritto alla protezione da abusi e violenze.
Significativa anche la scelta della location: il confronto si è svolto nell’aula consiliare, spazio simbolico in quanto luogo delle decisioni degli adulti, offerto per l’occasione al protagonismo e alla soggettività delle cittadine e dei cittadini più giovani.
Ad avviare il dibattito, la Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, Rosy Paparella, che insieme al presidente Unicef Puglia, Silvana Calaprice e alla referente dell’Ufficio scolastico regionale Rossella Diana, ha insistito sull’importanza della “partecipazione” intesa nella doppia accezione di “fare la propria parte” e “prendere” parte alla comunità sociale, come uno dei più importanti fattori di protezione e prevenzione.
“L’Italia - ha spiegato la Paparella - è un Paese in cui è ancora difficile per i più giovani far sentire la propria voce, esprimersi su ciò che accade intorno a loro: quella di oggi vuole essere un’occasione per sperimentare questo diritto e per riflettere anche sulle disparità, sulle violenze che purtroppo colpiscono molti minori”.
La Garante ha poi ammonito i ragazzi sui pericoli “nuovi” che vengono dal web. “Strumenti che, però, devono essere più diffusi, più conosciuti anche da chi è chiamato ad applicarli, dalle persone che lavorano a contatto con i bambini".
Un pensiero è stato poi rivolto alle piccole vittime di Gaza, e a tutti i figli di immigrati, nati in Italia, ma ai quali lo Stato non riconosce il diritto di cittadinanza. 

martedì 23 ottobre 2012

Province, la Regione decide di non decidere. E di Vendola nessuna traccia.

Alla fine il Consiglio regionale ha deciso di non dover decidere. Nonostante alcune dichiarazioni in senso contrario anche all’interno della maggioranza (come quella del consigliere del Pd Caracciolo, per cui “La Regione non doveva abdicare al suo ruolo”) alla fine è stato approvato a maggioranza (astenuto Giovanni Alfarano -PdL, con gli unici voti contrari di Eupreprio Curto - Fli e Ruggiero Mennea - PD) la relazione dell’assessore al Federalismo Marida Dentamaro sul nuovo assetto delle Province in Puglia. 
Un consiglio regionale più che dimezzato, che ha visto in aula al momento del voto soltanto 20 consiglieri (sui 70 eletti) anche perché il Pdl ha preferito uscire dall’aula e non partecipare al voto. 
Il dispositivo proposto dal presidente del consiglio Onofrio Introna, prende atto delle deliberazioni dei consigli comunali e delle dichiarazioni dei sindaci pervenute e chiede al Governo nazionale di attenersi alle volontà espresse degli enti locali, come rappresentate negli atti deliberativi degli stessi. 
La relazione, rivista nella stesura originaria, soprattutto per quanto riguarda gli atti deliberativi assunti dai Comuni della provincia di Brindisi con l’acquisizione dell’atto formale dell’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, invita anche il Governo e il Parlamento al superamento delle criticità rilevate in relazione alla mancanza dei requisiti minimi demo-territoriali previsti. 
L’assemblea ha preso atto anche del fatto che, allo stato, per la provincia di Barletta-Andria-Trani “non vi è materia né spazio per la formulazione di proposte o pareri regionali”. 
Di conseguenza l’istituenda Città metropolitana di Bari risulta costituita dai comuni delle provincia di Bari, escluso il Comune di Molfetta che ha espressamente dichiarato di non voler aderire e compreso il comune di Fasano che ha deliberato l’adesione a seguito di referendum. 
La Provincia Brindisi-Taranto comprende i comuni facenti parte delle due province soppresse fatta eccezione per Fasano e per quelli che hanno aderito alla provincia di Lecce avendo il requisito della continuità territoriale (Cellino San Marco, Erchie, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Torre Santa Susanna). 
La Provincia di Lecce comprende i comuni già facenti parte della stessa provincia nonché quelli delle province di Brindisi e Taranto, avendone il requisito della continuità territoriale, che hanno optato per il passaggio alla stessa provincia di Lecce: Cellino San Marco, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vemotico, Torre Santa Susanna, Erchie, San Donaci e Torchiarolo (BR) e Avetrana (TA). 
“Il rischio è quello di dar vita ad un riordino..disordinato, dove a farne le spese, come sovente avviene, saranno i servizi offerti al cittadino e la stessa governabilità dei territori. D'accordo con le osservazioni dell'assessore Marida Dentamaro, occorre fare scelte - noi aggiugiamo, coraggiose - in grado di corrispondere alle situazioni e alle esigenze vere dei territori. E invece pare che si vada nel senso opposto dei criteri di ordine esclusivamente quantitativo. In realtà ancora una volta vengono alla luce i ritardi dell'attuale governo regionale pugliese che sottolineano un disinteresse, un non volere assumere responsabilità nei confronti sia delle realtà locali quanto del governo nazionale. Il risultato? Il caos”. Così ha commentato il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. 
Di parere completamente opposto, invece, il capogruppo Pd Antonio Decaro, secondo cui “la Regione Puglia rispetterà l'autonomia dei comuni e dei sindaci pugliesi che hanno rimesso alla nostra attenzione le decisioni che hanno assunto in merito alla riorganizzazione delle province. Per questo trasmetteremo tutte le delibere e gli atti al governo nazionale che in questa maniera potrà valutare se, e come, ottemperare alle volontà dei Comuni e dei sindaci della Puglia". 
Nichi Vendola, le primarie nel mirino, la Puglia nell'oblio
Secondo Decaro "il governo, dopo aver deciso, sbagliando, di non sopprimere più le Province, ha provveduto, con le norme inserite nella Spending Review, a ridefinire le funzioni di Area vasta con le Province come Ente di riferimento. In questa ottica - spiega - il governo a previsto una riorganizzazione delle Province in base a criteri che tengono conto dell'ampiezza territoriale e della popolazione residente. E ha dato ai territori soltanto l'illusione di poter partecipare attivamente alla riorganizzazione delle province. Una partecipazione meramente eventuale perché, in ogni caso, la decisione finale spetta comunque al governo. Allora - conclude - noi daremo all'Esecutivo tutti gli strumenti per decidere, trasmettendogli le delibere dei consigli comunali, gli atti e le dichiarazioni dei sindaci che abbiamo ricevuto". 
Senza però decidere alcunché nel merito. 
Intanto di Nichi Vendola, ieri pomeriggio a Bari nessuna traccia. 
Il Governatore è troppo impegnato nella sua campagna elettorale per le primarie del centrosinistra per avere a cuore le sorti della Puglia, terra di cui, fino a dimissioni, è ancora Governatore, ma di cui sembra essersi completamente dimenticato.

venerdì 19 ottobre 2012

Palese-Santo Spirito, il fascio ferroviario e le fibrillazioni in Circoscrizione

Cancellato definitivamente, l’interramento dei 9 km di linea che attraversano Palese e Santo Spirito: sia per ragioni tecniche, sia perché il finanziamento è (e resta) solo teorico. Per ricucire i quartieri a nord di Bari bisognerà dunque individuare un’altra soluzione adeguata alla necessità di far transitare circa 200 treni al giorno.
Ebbene, dopo 29 anni di fiumi di parole, delibere, accordi di programma e chiacchiere varie, i politici, amministratori e tecnici non hanno ancora una idea progettuale definitiva e cantierizzabile per risolvere il problema del ferro che divide in due Palese. Nel 1989 cadde il muro di Berlino, quando Palese sarà Liberata dal fascio dei Binari che ancor oggi la divide in due?
I passaggi a livello presenti sul nostro territorio circoscrizionale, oltre a provocare notevoli disagi alla cittadinanza ed alla viabilità, sono  purtroppo spesso lo scenario di tragedie più volte riportare dagli organi di stampa, anche nei giorni scorsi.
Specie l’abitato di Palese è attraversata da binari delle Ferrovie dello Stato, con una percorrenza continua di treni e con conseguente chiusura dei passaggi a livello , anche per oltre mezz’ora. 
Dati i disagi e le situazioni di pericolo per la pubblica incolumità, anche mortale invito le autorità competenti ad attivarsi affinchè risolvano definitivamente il problema DEL FERRO A PALESE E SANTO SPIRITO.
Nel corso della seduta del Consiglio Circoscrizionale di Venerdì 12 Ottobre 2012, il Prof. Saverio Di Liso ha preannunciato di dimettersi per incompatibilità tra il suo operato politico sul territorio e quello espletato dalla Giunta Emiliano. 
La goccia che avrebbe fatto travasare il vaso è stata il mancato finanziamento da parte del Cipe, dell’interramento del fascio dei binari delle Ferrovie dello Stato. 
 Io che ero presente in Consiglio, e ho vissuto in prima persona le vicende di questi tre anni di mandato, mi permetto di dichiarare che al centro della decisione della dimissioni del Presidente Prof. Saverio Di Liso, è la questione della realizzazione della pista ciclabile da realizzare a Santo Spirito, questione che ha bloccato per due anni i lavori del Consiglio per un capriccio del Presidente e del suo Partito l’Italia dei Valori.
In odor di campagna elettorale imminente a tutti i livelli istituzionali, i rappresentanti locali dell'Italia dei Valori non stanno perdendo occasione e tempo per attivarsi. 
Infatti il Presidente Di Liso ed il  Consigliere Circoscrizionale Lomazzo Domenico (Italia dei Valori), forse volendo cambiare casacca come i vari Scilipoti e altri del loro partito per garantirsi un seguito politico e salire sul carro dei vincitori, stanno pensando più che seriamente di accasarsi presso il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo o di proporsi con liste ad hoc fai da te.
Sulle dimissioni preannunciate, da confermare dal Presidente Di Liso, non voglio polemizzar, anzi. 
Però bisogna dire la verità. 
Si sapeva da tempo che il Cipe aveva finanziato l'interramento del tratto sud di Bari e bocciato il tratto a nord cioè quello di Palese e Santo Spirito, e anche sulla questione aereoportuale sono anni che si sapeva del progetto di ampliamento della pista e del suo potenziamento e che era stato finanziato. 
Perché solo oggi nasce il caso? 
 In tre anni di mandato cosa si è fatto? La commissione Lavori Pubblici Circoscrizionale, ed io ne sono un componente, dal primo giorno che si è insediata ha chiesto lumi sulla vicenda dei passaggi a livello ed altro, ed ha chiesto al Presidente di attivarsi affinchè ci fosse un incontro istituzionale con le parti interessate.
A tutt'oggi questo incontro non si è ancora fatto....
Le colpe del fallimento Politico e Amministrativo in Prima Circoscrizione è, senza ombra di dubbio, di tutte le forze politiche, ma da anni il Comune di Bari e la Regione Puglia è Governata da Giunte di Centro Sinistra, ed il nostro territorio ha eletto anche dei Consiglieri di Sinistra residenti in Prima Circoscrizione, uomini del territorio che non hanno fatto nulla per migliorare la qualità della vita e ben amministrare. 
Presidente Di Liso, se l’impegno profuso per la pista ciclabile da realizzare a Santo Spirito fosse stato lo stesso per risolvere i piccoli e grandi problemi presenti sul nostro territorio, oggi si starebbe parlando di altro, e non di dimissioni preannunciate da confermare? 
Di anno in anno, mandato dopo mandato, il Consiglio Circoscrizionale è sempre più dequalificante.
Noi cittadini residenti non meritiamo tutto questo. 
Per dimostrare ai notabili baresi che esistiamo e facciamo sul serio, Presidente,  ti devi dimettere e ovviamente insieme a te, tutto il Consiglio.
Quando lo si farà, sarà sempre troppo tardi.
Mi aspettavo le dimissioni del Presidente già dal mancato decentramento amministrativo approvato dal Comune  di Bari, dalla bocciatura del Comune Autonomo, dalle opere pubbliche mai realizzate sul nostro territorio come quella dei passaggi a livello, fogna bianca, cimitero, strade vicinali in uno stato di degrado e abbandono, riqualificazione del porto di Santo Spirito, riqualificazione del porticciuolo di Palese, riqualificazione dell'area di Via torre di Brengola - lascito Garofalo Benedetto, ostello della gioventù, realizzazione di un centro sportivo culturale per il tempo libero, la realizzazione di un teatro... Presidente, le dimissioni si danno, non si annunciano!

di Antonio Demichele
Consigliere e Capogruppo della 1a Circoscrizione 
di Futuro e Libertà

mercoledì 26 settembre 2012

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

venerdì 21 settembre 2012

Torremaggiore, le domande di Monteleone in consiglio comunale

Torremaggiore, Palazzo di Città
Nell'ultima seduta del consiglio comunale, tenutasi a Torremaggiore martedì scorso, il consigliere comunale di Futuro e Libertà, Pasquale Monteleone ha presentato una serie di interrogazioni finalizzate a verificare l'attività amministrativa svolta in questi mesi, la legittimità delle azioni messe in campo e quali impegni vuol prendere la civica Amministrazione intorno ad argomenti importanti riguardanti la vita della città.
Il Consigliere Monteleone ha presentato quattro interrogazioni orali e due scritte in cui, in sintesi, si chiedono:
  1. Le ragioni per cui i lavori di ristrutturazione della via del centro storico Francesco De Sanctis sono fermi da settimane;
  2. Si è richiesto al Sindaco se l’impianto fotovoltaico ubicato su scuola media P. Pio di via Nenni divelto nei mesi scorsi a causa di intemperie sia funzionante e quali eventuali si siano prese al fine di ripristinare lo stato dell'arte e prevenire eventuali rischi di incolumità per gli utenti della scuola e per i cittadini in generale.
  3. Se non fosse il caso, ai fini della trasparenza politico amministrativa ripristinare, da parte dell'Amministrazione comunale la registrazione video delle sedute del consiglio comunale da rendere poi disponibili su internet, iniziativa lodevole avviata nel corso della scorsa Amministrazione Ciancio.
  4. si è richiesto inoltre di conoscere dove sia conservato l'orologio antico, un tempo incastonato nella vecchia sede municipale, poi divenuta sede della ex biblioteca, in piazza Gramsci, se sia conservato e se è stato oggetto di riparazioni nel tempo e allo stesso tempo si è chiesto se la riparazione dell'orologio posto sulla attuale sede municipale sia stata effettuata da ditta specializzata e per quali importi.
Le due interrogazioni scritte, invece riguardano:
  • l’istallazione dei cestini e delle panchine di ferro zincato. In particolare si è chiesto se per caso, per quanto riguarda i cestini questa particolare non fosse già compresa nell’appalto della ditta che gestisce la nettezza urbana.
  • Perché sono stati chiesti preventivi a sole aziende esterne a Torremaggiore per lo svolgimento dei lavori
  • Quali sono le risorse finanziarie impiegate per pagare tali lavori non risultando al momento impegni di spesa (come da informazioni raccolte dal consigliere Monteleone presso gli uffici).
La seconda interrogazione ha riguardato lo svolgimento dei lavori di verde pubblico:
  • In particolare se siano stati svolti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria della Pineta Comunale, della Villa Comunale, delle altre aree verdi.
  • Quale azienda (eventualmente) ha svolto i lavori
  • Quali e quante risorse siano state impiegate sia in termini economici che di personale
  • Se per i lavori fosse prevista copertura finanziaria.

martedì 18 settembre 2012

Energia rinnovabile, passa la legge. Perplessità sui controlli. Curto "Varchi sull'aggressione dell'economia illegale"

Fonti rinnovabili e trivellazioni petrolifere. Il consiglio regionale della puglia, nella sua seduta conclusasi da poco, ha confermato le sue scelte. L’opposizione ha scelto la via dell’astensione, con l’intenzione di sottolineare comunque i punti di criticità di una legge, quella approvata dalla maggioranza, che soprattutto un materia di controlli e di accertamenti avrebbe dovuto, e potuto, essere notevolmente migliorata. 
È con l’astensione dell’opposizione infatti, che il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che regola l’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Una astensione non nel merito della scelta ma relativa alla “preoccupazione di una mancanza di regolamentazione più incisiva del settore”. 
E la scelta della Puglia risulta ancor più significativa se rapportata all’assenza dello Stato in questo settore. “Non abbiamo ancora un Piano energetico nazionale di riferimento” – ha sottolineato l’assessore Loredana Capone. Quello del governo centrale per l’assessore Capone è un grave carenza che inibisce la presenza di numerosi investitori, che per questa carenza considerano la piazza italiana poco affidabile. 
Ma la Puglia invece continua a perseguire l’obiettivo della prima ora: la green economy in una prospettiva di medio e lungo termine in cui si consenta una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla Regione. 
“Questa legge – ha ribadito l’assessore Capone – propone un quadro normativo chiaro, coerente e utile per ridare certezze e fiducia agli investitori e stimolare una ripresa di una green economy sostenibile, partecipata efficiente ed inclusiva”. 
La scelta della Regione Puglia, secondo Michele Losappio (capogruppo Sel) è in contrapposizione a quella del governo Monti che va nella direzione del petrolio e dei rigassificatori: “oggi noi in questo contesto, ribadiamo il nostro no”. Anche il capogruppo del Pdl Rocco Palese conferma l’attenzione alla tutela ambientale e conferma la presenza anche del Pdl alla prossima manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia, contro le trivellazioni, ma “avvertiamo però la necessità di tenere alta la guardia per evitare che lo sviluppo delle fonti rinnovabili non diventi un’arma contro il territorio”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dell’Udc, Salvatore Negro, che sollecita l’istituzione dell’anagrafe degli impianti un regolamento che disciplini le installazioni di fotovoltaico e pale eoliche. 
Per Giovanni Epifani (Pd), quella della Puglia è una scelta di campo: “sfruttiamo al massimo quelle che sono le nostre risorse, sole e vento. No al petrolio, che non è, e non può diventare una nostra ricchezza”. Gli stessi no ribaditi dal capogruppo de la Puglia per Vendola, Angelo Disabato
Per il capogruppo della Puglia prima di tutto, Francesco Damone è necessaria un particolare attenzione alle strutture burocratiche che devono poi applicare la legge e che “ignorano da mesi una serie di domande presentate da aziende con grandi competenze nel settore”. 
Anche il consigliere Patrizio Mazza ha espresso la preoccupazione che “una indiscriminata installazione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici possa diventare un boomerang per il territorio pugliese”. 
Il consigliere regionale Euprepio Curto, di Fli, ha così giustificato la sua astensione. 
“Ho ritenuto opportuno non partecipare al voto della Proposta di Legge recante Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quale sia pur flebile protesta contro un governo regionale e una maggioranza che, dopo aver giudicato importante ed opportuna la Proposta di Legge finalizzata alla istituzione dell’anagrafe storica degli impianti eolici e fotovoltaici, di cui ero primo firmatario, l’ha sostanzialmente demolita aprendo varchi inquietanti all’aggressione dell’economia illegale”. 
“Per quanto mi riguarda – prosegue Curto – avrei insistito anche sulla richiesta di numero legale (al di là e al di sopra dell’effettivo conseguimento del risultato) quale segnale politico ad un governo regionale e ad una maggioranza che stanno facendo strame di gran parte della opposizione, anche a causa delle posizioni ondivaghe assunte costantemente da alcune forze politiche”. 
“Ma dispiace soprattutto – conclude Curto – per la grande occasione perduta per mettere ordine ad un settore che fino ad ora ha solamente devastato il territorio pugliese senza contribuire, neppure in minima parte al suo rilancio economico ed occupazionale”. 
Così, invece, il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano: “Conferma di una linea politica che mette al primo posto la tutela dell'ambiente e invito alla partecipazione attiva alla manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia per ribadire il no di tutta la comunità pugliese alle trivellazioni in Adriatico. È questa la posizione del Pdl pugliese che però esprime anche dubbi, forti dubbi in merito all'approvazione della proposta di legge che vorrebbe regolare l’uso dell’energia da fonti rinnovabili”. 
“È vero che l'attenzione alla green economy consente una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla regione, ma è altrettanto vero che questo sviluppo in materia energetica richiede, a maggior ragione nel Sud Italia, regole ben precise e controlli altrettanto rigorosi”. 
“Altrimenti c'è il pericolo di ottenere un risultato che è esattamente all'opposto di quello prospettato con il rischio, in alcune zone della Puglia è già realtà, di favorire lo sviluppo di nuove armi a danno del territorio stesso e delle sue peculiarità sociali, culturali, economiche. Purtroppo, i segnali non sono dei più incoraggianti: continua a mancare l'anagrafe degli impianti e un regolamento che disciplini la installazione degli stessi, soprattutto con riferimento al fotovoltaico e all'eolico, mentre la burocrazia procede senza quelle precise linee guida che tocca alla politica definire Non è questa la tutela ambientale che vogliamo, seppure ci sia condivisione di intenti in materia, il centrosinistra pugliese ha ancora una volta mostrato un'ambigua incapacità nell'amministrare e tutelare il territorio, salvaguardando al contempo la salute dei cittadini” ha concluso Cassano.

venerdì 6 luglio 2012

Università di Foggia, ecco i nuovi delegati e il Prorettore


E’ stato firmato questa mattina dal Rettore Giuliano Volpe il decreto che stabilisce il rinnovo di alcune deleghe rettorali resosi necessario a seguito dell’adozione del nuovo assetto organizzativo nell’ambito del processo di riforma della governance di Ateneo.
L'Università degli Studi di Foggia
 Voglio innanzitutto esprimere la mia personale gratitudine, e quella dell’intera comunità universitaria, ai colleghi e amici delegati che hanno collaborato con me in questi anni, svolgendo con competenza, impegno e generosità un lavoro di grande rilevanza, che ha dato ottimi risultati in tutti i settori.  - Ha dichiarato il Rettore Giuliano Volpe. -   Alcuni  delegati non sono più presenti nel nuovo gruppo di lavoro che mi accompagnerà fino alla fine del mio mandato sia perchè chiamati a svolgere altre importanti funzioni nella nostra Università, come l’ex Prorettore Andrea Di Liddo, divenuto Direttore del Dipartimento di Economia, al quale esprimo una particolare gratitudine per l’ottimo e prezioso contributo dato in questi anni di mandato, l’ex delegato alla ricerca Lorenzo Lo Muzio, eletto Direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, gli ex delegati all’orientamento Donato Pastore e al personale Claudio Nigro entrati a far parte rispettivamente del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, sia per  impegni personali e di studio, come Anna Chimenti, Marina De Nicolò, Giunio Rizzelli e Domenico Viti".
Il rettore Giuliano Volpe
"A tutti loro -ha proseguito il rettore- un ringraziamento sentito e un augurio di buon lavoro per le nuove cariche, nella certezza che continueranno, anche per l’amicizia che ci lega, a garantirmi la loro piena collaborazione. Nel nuovo Consiglio dei Delegati, ridotto nei numeri coerentemente con la politica di semplificazione e di razionalizzazione seguita in tutta la riorganizzazione dell’Ateneo, oltre alle numerose conferme di amici che lavorano con me da anni, come, Alfredo Calderale, Giuseppe Cibelli, Laura De Palma, Massimiliano Granieri, Massimo Monteleone, Stefan Nienhaus, Maurizio Quinto, Elena Ranieri, Sebastiano Valerio, nel nuovo assetto anche con altri impegni, si aggiungono nuove competenze ed energie, come quelle di Antonella Cagnolati, Giuseppe Calabrese, Mario Cardillo, Cristoforo Pomara. Nelle scelte effettuate, oltre a garantire un certo equilibrio nella rappresentanza di tutti i nuovi Dipartimenti, delle tre fasce accademiche (3 professori ordinari, 8 professori associati, 3 ricercatori) e ad evitare cumuli di cariche, soprattutto per chi ha incarichi negli Organi di Governo o in altre importanti Commissioni, si è inteso valorizzare l’apporto di giovani e capaci ricercatori in ruoli importanti come la ricerca, il trasferimento tecnologico, l’orientamento e il placement. A tutti loro i miei più sentiti auguri di buon lavoro, nella piena convinzione che metteranno a disposizione dell’Università tutto il loro impegno, le loro competenze e il loro spirito di appartenenza per la nostra Università. Infine, vorrei esprimere un augurio speciale al nuovo Prorettore Giuseppe Carrieri, che conserva anche la delega all’area medica, ottimo chirurgo, docente e ricercatore e caro amico”.

Il Consiglio dei Delegati, nella nuova composizione, si riunirà nei prossimi giorni per discutere dei progetti in corso e di nuove iniziative da attivare nei diversi settori.



Di seguito l’elenco dei delegati con l’indicazione degli ambiti di competenza:


 

Incarico
Nome
Dipartimento
1
Economia, finanze, Bilancio, Modelli organizzativi e Risorse Umane
Mario Cardillo
Economia
2
Rapporti internazionali
Elena Ranieri
Scienze Mediche e Chirurgiche
3
Ricerca scientifica e tecnologica
Cristoforo Pomara
Medicina Clinica e Sperimentale
4
Trasferimento tecnologico e rapporti con le imprese
Massimiliano Granieri
Giurisprudenza
5
Innovazione didattica, servizi agli studenti, Presidio di Qualità
Laura De Palma
Agraria
6
Orientamento, Tutorato, Placement
Giuseppe Calabrese
Economia
7
Sistema Bibliotecario, Archivi e Musei, Comunicazione, Cultura
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Studi umanistici
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Medicina Clinica e Sperimentale
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Studi umanistici
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Agraria
13
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Giurisprudenza



martedì 26 giugno 2012

Bilancio approvato: opposizione soporifera, resta la gabella sulla salute.


È stato approvato a maggioranza (con voto contrario del Pdl e l’Udc) il rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2011 della Regione Puglia. 56 i presenti, 36 i voti garantiti dalla maggioranza per l’approvazione del disegno di legge.
I lavori del Consiglio regionale proseguono con l’esame del DDL sull’assestamento e di prima variazione al quale sono stati presentati una sessantina di emendamenti.
“Altro che Consiglio regionale di 50 0 60 consiglieri, ormai quello della Regione Puglia potrebbe essere composto anche da solo dieci, in quanto non conta più nulla, e anche quando tenta di dare qualche timido segno di esistenza in vita è solo per perpetuare un rito stanco e, soprattutto, privo di qualsiasi capacità d’incidere sulle scelte dell’esecutivo”. Duro il commento dell’ex senatore Uccio Curto, attualmente consigliere regionale di Futuro e Libertà, al termine della discussione generale sul rendiconto e sull’assestamento di bilancio 2011, unico punto all’ordine del giorno del consiglio regionale convocato per oggi.
“Molti banchi vuoti nelle fila della maggioranza, idem in quelli del governo regionale, con un Vendola presente solo a tratti, e con l’assessore Pelillo chiamato ad un compito improbo: dare agli aridi numeri un minimo di lettura politica. Detto con molta franchezza – ha dichiarato Curto – l’immagine offerta oggi è quella di una Regione Puglia in disarmo sotto molti aspetti, ma soprattutto in termini politici”.
“Eppure – ha proseguito l’esponente politico finiano – molti potevano essere gli argomenti capaci di nobilitare il dibattito : dai dati ( negativi ) sulla occupazione in Puglia emersi dal rapporto di Bankitalia, ai correttivi in tema di lavoro suggeriti dal’onorevole Ichino, illustre giuslavorista, utili a rendere   più appetibili gli investimenti in Puglia; dallo snellimento burocratico necessario a rendere più attrattivo un territorio (quello pugliese) ammalato di procedure elefantiache, al tema dell’abnorme   mole di contenzioso generato da bandi di gara molto spesso oscuramente equivoci”.
“Ma – ha concluso Curto – qui risiede la più grande contraddizione: una Puglia guidata da un Vendola che prima ancora di essere amministratore è un politico, non riesce a fare politica. Il dubbio che gran parte della opposizione sia stata, per propria colpa, anestetizzata è molto, molto forte”.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Giammarco Surico, di Fli, che rincara la dose dopo che un emendamento di Fli è stato respinto in aula.
"La gabella sulla salute dei pugliesi resta. I cittadini ringrazino ancora una volta il governo regionale e l'intera maggioranza che lo sostiene. Il centrosinistra ha respinto, infatti, l'emendamento presentato da Fli per abolire l'odiosa tassa di un euro a ricetta, che invece ha riscontrato il voto favorevole e compatto di tutto il centrodestra.
Dunque, se ancora non fosse chiaro, adesso non ci sono scuse e veli: la maggioranza non sta dalla parte dei cittadini, ai quali continua a non dare risposte né sul fronte del diritto alla cura e alla prevenzione, tantomeno su quello dell'alleggerimento del carico fiscale.
Poteva essere l'occasione per iniziare un nuovo virtuoso percorso a favore dei più deboli. Ma blindandosi la maggioranza ha avvalorato la tesi, da noi più volte esposta nei giorni scorsi, che nelle pieghe di questo bilancio, nonostante gli sbandierati tagli alla spesa e risparmi, c'è più di una cosa che non quadra.
Cittadini traditi, insomma, e conti pieni di ombre.
La verità è che la maggioranza deve mantenere il moccolo ad un bilancio che si tiene in piedi solo sui sacrifici dei pugliesi e non può privarsi neanche di quei 45 mln di euro di pura ingiustizia e vessazione sociale".
Questo, infine, un breve sunto del dibattito in Aula sul bilancio.

Leonardo Di Gioia (Pdl) 
"Una tecnica contabile ineccepibile, una buona base sulla quale avviare una discussione sui meccanismi. Vanno però segnalate alcune scelte di governo non condivisibili e che dovrebbero essere oggetto di attenzione. Pochi esempi: spese legali in eccesso, spreco insostenibile per consulenze, manifestazioni e convegni, assunzioni fuori controllo in alcune delle Agenzie regionali, e tanto altro. Su questi temi andrebbe puntato l’obiettivo.
Francesco Damone (Ppdt) 
Parlare come sempre in un’aula distratta, con la totale assenza del governo a partire dal presidente Vendola, è un esercizio che non mi appassiona più. In questa Regione manca l’interlocutore e quindi rimane inascoltato qualunque grido di dolore provenga dai cittadini. Ma la mia maggiore preoccupazione è da una parte quella di una spesa fuori controllo, dall’altra dalla assoluta mancanza di un sistema sanitario in grado di servire adeguatamente l’utenza.

Saverio Congedo (Pdl) 
Ineccepibile lavoro di chiarezza sui conti, dal punto di vista dei documenti contabili. Non si può non osservare che l’87% del bilancio è assorbito dalla sanità che come tutti sappiamo è la nota dolente di questa Regione. Bisognerebbe fare uno sforzo maggiore nell’impostare le politiche fiscali dirette ad alleviare le sofferenze dei pugliesi, che in questo grave momento di crisi soffrono pesantemente. In Puglia c’è una pressione fiscale devastante, inoltre siamo la Regione con le tariffe più alte dell’acqua. Purtroppo emerge un dato, però: le ambizioni di Vendola temo che influenzino non poco l’efficacia dell’azione politica del governo.

Maurizio Friolo (Pdl)
Il bilancio tecnicamente non fa una piega. Ma il bilancio non può essere un arido conto ragionieristico, deve avere un’anima. Dobbiamo capire per esempio se i soldi spesi siano stati investiti per il benessere dei pugliesi e se i cittadini siano soddisfatti. Serve un po’ di cuore. Avreste potuto ridurre le tasse, era stato annunciato, ma non è stato fatto per tecnicismi esasperati. La nostra regione vive un periodo di grande dramma: disoccupati, aziende in crisi, famiglie sulla soglia della povertà, ragazzi costretti ad allontanarsi dalla proprio famiglia alla ricerca di lavoro. Tutto questo ed altro sta facendo perdere la speranza ai pugliesi. Per non parlare della sanità. Non ci siamo accorti dei miglioramenti promessi durante la campagna elettorale del 2005

Giannicola De Leonardis (Udc)
Ottimo lavoro degli uffici nel realizzare un conto economico di livello. La Regione in modo virtuoso ha raggiunto un risanamento encomiabile. Ma la mia preoccupazione è che il virtuosismo sia solo interno e che sia, invece, assolutamente fuori controllo la spesa all’esterno, perché stiamo procedendo ad esternalizzare troppo. Abbiamo certezza sui residui, ma non abbiamo certezza su come questi residui possano essere utilizzati. Potrebbero essere impiegati per esempio, per aiutare i lavoratori in difficoltà attivando cassintegrazione e altri ammortizzatori sociali.

Eupreprio Curto (Fli)
Avremmo potuto fare meglio. Soprattutto avremmo dovuto far intendere alla gente se questa è una Regione vocata allo sviluppo oppure no. E la categoria che contribuisce principalmente allo sviluppo  è il lavoro. Se c’è il lavoro si cresce. Su questo tema Vendola qualche risposta ha il dovere di darla, anche perché governa da sette anni con una opposizione anestetizzata. Il presidente ha il dovere di assumersi le sue responsabilità nei confronti dei pugliesi che sono quelli destinati a pagare lo scotto delle sue scelte. 

Salvatore Negro (Udc)
Non mancano spunti di riflessione. La prima cosa che salta agli occhi è la disattenzione alle tensioni sociali e al malessere che inonda le famiglie pugliesi in questo momento. Servono azioni concrete per allentare gli effetti di questa crisi a tenaglia. Sul fronte della sanità, poi mi sento di denunciare l’assoluta assenza di ascolto da parte del governo alle istanze dei comuni. Si sta procedendo a tagliare e chiudere ospedali senza avere un momento di confronto. Un Consiglio regionale sempre più spogliato delle proprie funzioni e una Giunta, invece dal potere assoluto. La Puglia è al top negativo per quello che riguarda il lavoro, l’occupazione. Adesso serve speranza. Servono risposte alle domande della gente in tempi concreti.


Patrizio Mazza (Idv)
Un bilancio non è solo un fatto contabile, dato che deve presentare anche prospettive sul piano sociale, delle aspettative di lavoro, dei giovani. La situazione congiunturale impone la necessità di fare i conti con situazioni di spesa restrittive e, quindi, con pochi margini. S’impone, quindi, la necessità di individuare più che mai le fasce di spreco. Un sforzo che può essere fatto anche in Consiglio regionale in un clima pacato che consenta di spalmare le economie che si potranno realizzare a beneficio di tutte le situazioni di necessità.
di Annalisa Tatarella

venerdì 8 giugno 2012

I consiglieri regionali sono 70 e non 78. Fine del discorso. Ed ora si possono ridurre a 50

La vicenda del giudizio costituzionale sul numero dei consiglieri regionali pugliesi, al di là della legittima soddisfazione di chi lo promosse - SalvatoreTatarella e Francesco Cirací - e dei loro legali - Francesco Mariani, Francesco Bello e Fabrizio Tatarella - per il vittorioso risultato ottenuto, offre lo spunto per alcune considerazioni, che possono tornare utili sopratutto a Fli. La vicenda, come è noto, nasce all'indomani dello scrutinio delle regionali del 2010. Secondo alcuni, in applicazione della legge elettorale, ma in dispregio dello Statuto regionale, la Corte d'appello avrebbe dovuto proclamare 78 e non 70 consiglieri regionali, in modo da garantire alla sinistra un ampio premio di maggioranza.
Allora Fli non era ancora nata e Tatarella e Cirací militavano entrambi nel Pdl. Proprio questo partito, pur essendo il piû interessato alla questione e pur fortemente sollecitato da Tatarella, non prendeva alcuna decisione. Forse per timidezza, forse perchè ancora tramortito dalla sconfitta, forse per difetto di leadership.
Il Consiglio Regionale della Puglia
È allora che prende l'iniziativa Tatarella. Con Cirací  promuove e costituisce il  Comitato per la difesa dello Statuto regionale. A nome del Comitato e come elettore invia un esposto diffida alla Corte d'appello e organizza una raccolta di firme in calce ad una petizione  popolare. I consiglieri da proclamare devono essere solo 70. Come vuole lo Statuto. Le ragioni tecnico giuridiche sono spiegate dai legali. Nessun altro  si muove in questa fase e la Corte accoglie l'impostazione del Comitato.
I consiglieri proclamati sono 70. Gli otto esclusi, naturalmente, ricorrono al Tar, ma anche qui il Comitato si costituisce e solleva una questione di costituzionalità, che la Corte accoglie. In questa fase si costituisce finalmente anche il Pdl, ma l'eccezione vincente la fa solo il Comitato.  Si va alla Corte Costituzionale e anche in questa sede la tesi del Comitato trova accoglimento. La legge elettorale della Regione viene dichiarata parzialmente incostituzionale.
L'ultimo atto della vicenda processuale una settimana fa innanzi al Tar, che scrive la parola fine. I consiglieri restano 70. Questa vicenda, esemplare nel suo genere, dimostra che in politica si puô essere determinanti e cogliere clamorosi successi, anche senza un grande partito alle spalle. È sufficiente cogliere il momento giusto e il giusto argomento.
Se Tatarella non avesse promosso il Comitato e non si fosse costituito in giudizio sin dalla fase innanzi la Corte d'appello, forse, ancora oggi avremmo 78 consiglieri regionali. Lo stesso, purtroppo, non è accaduto sulla modifica dello Statuto. La Regione ha ridotto il numero dei consiglieri, ma solo portandoli da 70 a 60. Secondo noi era più giusto portarli a 50, come prescrive una legge nazionale. Ci sarebbe il tempo e l'opportunità, perchê Fli si faccia portatore di questa ulteriore riduzione. Certo, non ha i numeri  per farla passare, ma può comunque proporla. Il resto potrebbe farlo la stampa e l'opinione pubblica. Uccio Curto e Giammarco Surico hanno il dovere di provarci.

mercoledì 16 maggio 2012

Agenzie regionali, il centrodestra affonda il colpo. Per il Pd "polverone inutile"



Affondo del centrodestra pugliese contro le agenzie regionali, in particolare contro l'Arif, per il controllo ballerino nella gestione economica degli stessi e per la necessità di porre un freno a questa situazione.
"E’ fatto divieto alla agenzie regionali e agli IACP di procedere a nuove assunzioni, alla stipula di convenzioni e consulenze, senza aver acquisito preventivamente l’autorizzazione da parte della Giunta regionale".
Questo è quanto prevede la proposta di legge, a firma dei capigruppo del PdL Rocco Palese, della Puglia prima di tutto Francesco Damone e dei Pugliesi Davide Bellomo, che è stata presentata in una conferenza stampa nel corso della quale i primi due si sono soffermati in particolare sulla situazione in cui versa l’ARIF (Agenzia regionale attività irrigue e forestali).  
Il Consiglio Regionale della Puglia
Palese ha evidenziato che la situazione della stessa è fuori controllo, nonostante il taglio del 3% disposto per tutte le agenzie regionali con la legge di bilancio 2012 della Regione.  L’Arif ha assorbito circa 700 dipendenti regionali proveniente dalle attività irrigue e forestali. Successivamente, a seguito di un provvedimento della Giunta regionale – ha aggiunto – (che non è passato nel competente commissione consiliare né dal Consiglio regionale) si è deciso di procedere all’internalizzazione di altro personale  facente capo alla società SMA (del gruppo Intini), che in precedenza ha provveduto a garantire il servizio prevenzione incendi, cui si sono aggiunti contratti di somministrazione, prestazioni libero professionali e di consulenza. Il numero complessivo dei dipendenti è lievitato così nell’arco di pochi mesi a 1300 unità ed è contraddistinto da un contenzioso piuttosto alto.
Rocco Palese
“Una piccola Regione” ha commentato il capogruppo PdL, che ha sottolineato la situazione di grande confusione e preoccupazione venutasi a creare, alimentata dalla mancanza di direttive da parte della Giunta regionale, da un bilancio approvato “con riserva” dalla Giunta regionale dopo un esercizio provvisorio di 4 mesi, da un collegio dei revisori che si è insediato solo il 29 marzo scorso, da mansioni che vanno a sovrapporsi a quelle della protezione civile  e dei consorzi di bonifica.  A questo si aggiunge l’incarico attribuito recentemente  dall’Arif a un’agenzia per l’assunzione, per le esigenze del periodo estivo, di ulteriore personale (operati, impiegati, periti, etc).
Rispetto al personale ex SMA Palese ha evidenziato l’esigenza di capire se c’è l’obbligo o meno da parte dell’Arif di procedere al percorso di stabilizzazione e come sia possibile conseguire risparmi di spesa (discorso che vale, peraltro, per tutte le agenzie regionali), affidando servizi comuni laddove possibile  a società regionali (ad esempio, la gestione delle buste paga a InnovaPuglia anziché ad aziende private).
La gestione del personale delle Agenzie regionali va posta sotto controllo – ha aggiunto il capogruppo PdL - , che ha citato l’esempio di Puglia Promozione che si trova a dover gestire progetti Ue per circa 30 milioni di euro e che necessita di personale. Cosa succede  una volta che sono esaurite le risorse finanziarie garantite dall’assistenza tecnica comunitaria? Di qui la pdl presentata che punta a porre sotto controllo l’attività delle agenzie regionali in un’ottica di gestione equilibrata delle risorse.
Il capogruppo della Ppdt Damone ha denunciato, infine, la mancanza delle piccole attrezzature agli operai, degli indumenti,  della definizione di compiti e mansioni dei dipendenti che operano nei cantieri di lavoro e una gestione del personale in generale che sta portando a un contenzioso massiccio.
Dalla maggioranza a rispondere a Palese, Damone e Bellomo è il Capogruppo del Pd Antonio Decaro, che insieme al consigliere Antonio Maniglio ha parlato di "polveroni inutili e strumentali sulle agenzie regionali e, in particolare, sull'Arif".
"I capigruppo Palese, Damone e Bellomo – si legge nella nota - non ricordano, evidentemente, la discussione e le decisioni assunte in prima commissione dal direttore generale dell’Agenzia. In quella sede fu presentato un bilancio vero delle attività svolte, sia nelle attività di emergenza che in quelle di prevenzione. E tutti convenimmo che una struttura così importante deve essere meglio utilizzata dalla Regione anche per contenere le spese di appalti esterni.
Antonio Decaro (Pd)
Uno degli impegni assunti, tra l’altro, fu proprio quello di redigere una graduatoria delle domande pervenute, in modo tale da evitare l’utilizzo di criteri discrezionali e personalistici nell’eventuale attribuzione di incarichi. E ciò anche per evitare il ripetersi di scelte compiuti negli anni più lontani quando si sono create artatamente sacche di precarietà che il governo di centrosinistra sta tentando di svuotare.
E’ singolare, pertanto, che l’opposizione contesti la decisione, condivisa con le organizzazioni dei lavoratori, di rendere trasparenti e accessibili a tutti i criteri attraverso i quali saranno assegnati eventuali altri incarichi.
Vogliamo rassicurare l’opposizione: siamo convinti della necessità che ogni atto del governo regionale e delle aziende ad esso collegato corrisponda ai criteri di trasparenza; e anche il gruppo del PD eserciterà le sue prerogative di indirizzo e di controllo della gestione. Ma è altrettanto evidente che sino ad oggi ogni decisione del governo si è attenuta scrupolosamente a tale esigenza.
E ciò vale anche per l’Arif. L’audizione di qualche mese fa è stata richiesta d’altronde dal Direttore Generale dell’Arif e i dati forniti in quell’occasione rassicurarono i consiglieri regionali".
"Così come fu chiarito –prosegue la nota- carte e conti alla mano, ogni aspetto sulle scelte dei consulenti e sull’utilizzo dei contratti interinali; un chiarimento tale da non lasciare dubbi sulla loro legittima applicazione".
Ecco perché sorprendono i toni inutilmente accesi dell’opposizione, ci auguriamo quindi che, come si è fatto per l’Arif, si torni nelle commissioni consiliari per affrontare tutti i nodi delle agenzie regionali, con la massima chiarezza e la massima disponibilità da parte del PD. E per questo auspichiamo che non si sollevino polveroni che servono solo a gettare discredito sulle istituzioni. Forse non è proprio il momento opportuno”.
La controreplica di Palese non si è fatta attendere. “Posto che diciamo sostanzialmente le stesse cose e che peraltro noi siamo opposizione, non capiamo perché una nostra Proposta di Legge debba essere considerata ‘inutile polverone’. Ci auguriamo piuttosto che, avendo tutti lo stesso obiettivo, si possa davvero andare subito in Commissione a discutere la nostra Proposta di Legge”.