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lunedì 17 dicembre 2012

Calabria, Basilicata e Puglia unite contro le trivellazioni petrolifere

La manifestazione di oggi a Policoro è la dimostrazione che c'è un fronte unico, trasversale tra le forze politiche che continua imperterrito a manifestare la propria contrarietà alla minaccia di nuove prospettazioni petrolifere nei nostri mari.
Le istituzioni assieme alle associazioni e ai cittadini della Basilicata, della Calabria e della Puglia si sono dati appuntamento per impedire che il ministero dia il via libera ai permessi di ricerca di petrolio e gas nello Jonio settentrionale e nel Golfo di Taranto che due compagnie - Shell e Apennine Energy - hanno presentato per verificare la presenza di idrocarburi nei fondali.
“La ricerca di petrolio in mare pone un’ipoteca inaccettabile sul futuro dell’ambiente e delle persone. No alle trivellazioni nello Ionio, nell’Adriatico, in tutto il Mediterraneo. Difendiamo i nostri mari e facciamolo insieme: Istituzioni, associazioni, cittadini, ragazze e ragazzi”. Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, ribadisce l’esigenza di sollecitare un confronto del movimento istituzionale e sociale “No petrolio” con il governo centrale, per condividere un piano nazionale che faccia il punto dell’effettivo fabbisogno energetico e compia scelte strategiche investendo sulle fonti rinnovabili. Lo ha fatto a Policoro, nella manifestazione contro le prospezioni nell’area lucana e calabrese del Golfo di Taranto e nello Ionio meridionale.
“Il petrolio nei mari italiani è scadente, scarso, insufficiente, pericoloso e mentre l’attenzione delle multinazionali si sposta dall’Adriatico allo Ionio – fa notare Introna – comincio ad intravedere un progetto difficile, ma non irrealizzabile: quello di una conferenza mediterranea, un grande dialogo sulla salute e sullo sfruttamento del mare comune. Si tratta di esportare all’intero bacino il modello di confronto tra le Regioni e i Paesi adriatici, che sta portando ad un protocollo off shore allargato”.
Il problema è di tutto il Mediterraneo, non solo dell’Adriatico ed ora dello Ionio, insiste il presidente del Consiglio regionale pugliese. “E’ tutt’altro che un mare sconfinato e gli effetti negativi di un solo incidente ad una sola piattaforma petrolifera si estendono ad un’area straordinariamente ampia, come accaduto nel Golfo del Messico. Per questo, credo che tutte le Nazioni mediterranee abbiano interesse a decidere insieme sul futuro del loro mare, delle loro coste e delle loro economie. E possono farlo puntando sull’energia pulita, visto che il petrolio è pessimo, inquinante e destinato ad esaurirsi nel giro di pochi decenni”.
A Policoro, al corteo e poi nel Palazzetto dello Sport, si sono riuniti rappresentanti delle Amministrazioni locali, dei movimenti ambientalisti e studenti (tantissimi i giovani). La prof.ssa. Maria Rita D’Orsogna, docente dell’università di California di origini abruzzesi, ha segnalato le tante ragioni del “NO”.
Il petrolio nel nostro sottosuolo marino è di qualità scadente, “amaro e pesante”, una fanghiglia oleosa, corrosiva, da desolforare con costi ambientali aggiuntivi. Danni, impatti e rischi sono presenti di fatto in ogni fase. In quella della ricerca, la tecnica dell’air gun riduce del 40% il pescato ed ogni sparo sottomarino ad altissima pressione verso i fondali provoca il rumore di 1 milione di concerti rock contemporanei. Durante le trivellazioni, vengono usati fanghi e fluidi di perforazione, la cui nocività è coperta da segreto industriale. Quanto alla “coltivazione”, l’estrazione insomma, difetti nella tenuta stagna dei pozzi creano infiltrazioni nelle falde, le torri rilasciano rifiuti petroliferi e sostanze tossiche costosi da smaltire come rifiuti speciali.
Ultimo aspetto, la bassa redditività: le royalty nei mari italiani non sono da “oro nero”, si fermano al 4%. All’opposto, per il petrolio libico, “dolce e leggero”, sfiorano invece quota 90%.
In conclusione, il presidente ha preso visione con interesse del “Protocollo di Heraklea”, che sarà sottoscritto dalle Amministrazioni per ribadire un secco “NO” alle undici istanze presentate da sei compagnie petrolifere nello Ionio.
"È folle autorizzare nelle nostre acque simili operazioni che, nelle fasi esplorative ed estrattive, riversano in mare enormi quantitativi di idrocarburi, danneggiando irreversibilmente l'intero ecosistema, le attività di pesca e il turismo. Senza considerare che l'estrazione di petrolio in Italia non è un'attività redditizia come in altre Paesi, né tanto meno può avere ricadute occupazionali positive come dimostra il caso lucano della Val d'Agri. La Puglia, che ha detto sì alle rinnovabili, deve ostacolare con tutte le forze lo sfruttamento delle fonti energetiche inquinanti ed esauribili”. Lo ha dichiarato, infine, il consigliere regionale Pd, Giovanni Epifani.
di Vincenzo Matano

venerdì 14 dicembre 2012

Salviamo il mare: lunedì la marcia a Policoro

“L’impegno contro le trivelle e per i nostri mari continua, dall’Adriatico, allo Ionio al Mediterraneo europeo”: il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna rappresenterà la Puglia alla manifestazione in programma a Policoro, lunedì prossimo, 17 dicembre, contro i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo della Basilicata ionica e della Calabria.
La Regione Puglia sarà presente con il presidente della massima Assemblea elettiva e il Gonfalone alla marcia pacifica nel centro lucano, per protestare contro la nuova minaccia alla salute delle coste e all’economia turistica e marinara, che sposta lo spettro delle piattaforme e delle torri dal Medio e Basso Adriatico ai litorali dello Ionio.
Come  a Termoli e a Peschici, a Monopoli e a Manfredonia, "Salviamo il mare” sarà lo slogan del corteo e l’oggetto degli interventi di tutte le autorità e delle associazioni nell’incontro che si svolgerà nel PalaErcole e che si concluderà con la firma di un protocollo di intesa delle istituzioni per azioni concordate. L’obiettivo è fermare le richieste di prospezione della società Shell, che le comunità delle tre regioni interessate denunciato come “ un vero assalto al mare”, alla biodiversità, ai valori naturalistici, al turismo, all’industria della pesca e all’agricoltura.
di Vincenzo Matano

sabato 10 novembre 2012

Da Venezia parte la Lega Adriatica per la tutela delle coste e dell'ambiente

9 novembre - Un momento della Conferenza di Venezia
Una Lega Adriatica nel nome della salvaguardia del mare e dell’ambiente contro le multinazionali del petrolio che, invece, vorrebbero trasformare l’Adriatico e lo Ionio in zone di prospettazione e (possibilmente) di estrazione petrolifera. Sono 70, infatti, le richieste di autorizzazione alla prospettazione di idrocarburi attualmente al vaglio del Ministero dell’Ambiente, considerando soltanto il Mare Adriatico. 
Dall’altro lato c’è la quasi totalità della classe politica locale, apertamente schierata contro le prospettazioni in tratti di mare anche adiacenti la costa, soprattutto in tratti di mare ad altissima vocazione turistica in luoghi che hanno fatto del turismo la principale, e spesso l’unica, attrattiva economica. 
A fondare la Lega Adriatica sono state Puglia, Molise, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Montenegro. 
Il dibattito in Puglia riguardante le possibili nuove autorizzazioni alla prospettazione, e più in generale la politica energetica del governo, ha visto scendere in piazza ampie fette dell’opinione pubblica in difesa della tutela del nostro mare ed in favore delle associazioni e dei movimenti, anche spontanei, che si oppongono a queste autorizzazioni. 
A parlare è il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini. 
“Con la strategia energetica nazionale in discussione che riapre la strada alla ricerca ed estrazione di idrocarburi in Italia, si sta operando una scelta insensata. Le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico valutano nei nostri fondali marini la presenza di 10,3 milioni di tonnellate di che, stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato il totale delle riserve nel Paese verrebbe consumato in 13 mesi. Il gioco non vale la candela”. 
Chi ha mostrato commenti entusiastici è il promotore della conferenza che si è svolta l’altro giorno a Venezia, il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna. 
“C’è forte e chiaro il grudo contro politiche di corto respiro in materia di energia. È chiaro che, essendosi espressi i cittadini contro il nucleare, bisogna puntare forte, in maniera radicale e con coraggio su contenimento dei consumi, energie rinnovabili, politiche sulla mobilità”. 
Silvia Russo, Lorenzo Nicastro ed Onofrio Introna a Venezia
“Se qualcuno crede che rimarremo immobili dinanzi alla corsa al dominio sui nostri mari attraverso la coltivazione degli idrocarburi, ci ha sottovalutati". Così l'Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro.
"Sono persuaso che su tematiche così delicate il principio di precauzione sia essenziale rispetto al fatto che l'accresciuta sensibilità sociale ai temi ambientali determina attese maggiori rispetto al passato. Cercare di prevedere le ripercussioni di scelte compiute qui ed oggi sui prossimi vent'anni è una responsabilità precisa di chi amministra. Per questo siamo fermi sul punto”.
“Il grido d'allarme lanciato dai cittadini e fatto proprio dalle istituzioni locali e regionali, deve trovare ascolto e atteggiamenti conseguenti a livello nazionale, europeo ed internazionale, con una iniziativa legislativa che interessi la macro area del Mediterraneo: la vocazione turistica di questa area, le attività di pesca, le ricchezze espresse dalla natura in termini di biodiversità e prodotti agroalimentari hanno bisogno di una forte tutela che scongiuri una volta per tutte – conclude l'Assessore pugliese – il rischio di una invasione, circa 70 in totale le richieste in tutto il bacino, di piattaforme petrolifere”.
A Venezia c’era anche il Comitato “No Petrolio, Si Energie Rinnovabili” di Monopoli, a nome dell’ampio e variegato mondo delle Associazioni, dei Comitati e dei Movimenti che, soprattutto negli ultimi tre anni, hanno mobilitato la Puglia intera a salvaguardia e tutela del suo territorio e del suo mare. 
“Dagli inizi del 2010 – conferma Silvia Russo, portavoce del Comitato monopolitano - ecine di migliaia di cittadini pugliesi, in diverse piazze e svariate circostanze, hanno manifestato il No definitivo e assoluto a ogni imposizione statale sull’installazione di piattaforme petrolifere offshore nell’Adriatico e nello Ionio”. 
Il Comitato durante il suo intervento ha ribadito, ancora una volta, le ragioni di un rifiuto fermo e netto, basato sulla realtà ambientale di un mare chiuso e poco profondo, già fortemente compromesso, e sulla valorizzazione e la tutela del territorio quale fonte primaria di tutte le economie locali adriatiche. “Un No basato sulle scelte energetiche avviate da molte Regioni – spiega Russo - sempre più orientate alle fonti rinnovabili e al superamento del modello di sviluppo anacronistico di sfruttamento delle fonti fossili”. 
“La presenza oggi alla Conferenza del Movimento No Petrolio, Sì Rinnovabili – ci tiene a sottolineare Silvia Russo - è dovuta all’eccezionale sinergia e al rapporto di fiducia costruttivi che si sono venuti a creare in Puglia tra società civile e istituzioni, Presidente Introna e intero Consiglio regionale. Un’intesa che si va estendendo a macchia d’olio alle Regioni sensibili d’Italia e che sta suscitando apertura e attenzione in altri Paesi adriatici, alcuni presenti in questa sede”. 
“Tale convergente sensibilità ambientale, riveniente dai territori, insieme ai moderni modelli di sviluppo perseguiti dalle istituzioni regionali, spinge ad avere una voce sola nel reclamare una posizione chiara e ufficiale da parte delle Segreterie nazionali dei Partiti politici”. 
“Solo – conclude - una rinnovata capacità delle Forze politiche nazionali ed europee di farsi portatrici di progetti risolutivi delle istanze dei singoli territori, potrà garantire all’Area adriatica una prospettiva autentica di futuro, di benessere e di pace”.
di Eliona Cela

Ecco, di seguito, l'ordine del giorno approvato a Venezia

Ordine del giorno
conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche 
Venezia 9 novembre 2012


“Salvaguardia delle coste delle regioni del Mar Mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

considerato l’ordine del giorno della Conferenza del 20 settembre 2012;

considerato che ad oggi le Assemblee delle Regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Veneto hanno approvato alla unanimità una proposta di legge al Parlamento ai sensi dell’art.121 della Costituzione ai fini del divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nel mare adriatico;

considerato anche l’impegno delle altre Regioni che a tale proposito con progetti di legge in itinere presso le competenti Commissioni consiliari;

vista la proposta della Commissione europea del gennaio 2011che invita l’Unione ad aderire al “protocollo offshore” della Convenzione di Barcellona, per la protezione dell’ambiente marino e del mediterraneo, che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività di esplorazione nel sottosuolo marino a causa della sua configurazione semichiusa e della notevole sismicità dei relativi territori;

Le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome riunite a Venezia il 9 novembre 2012 e promotrici della conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche

invitano
 il Parlamento ed il governo italiano a:

sostenere la ratifica del protocollo “offshore” – che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività - da parte dell’Unione europea ed a sostenere le proposte legislative della Commissione circa il regolamento sulla sicurezza offshore proposte dalla Commissione (IP/11/1260 e MEMO/11/740) al fine di regolamentare le attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi nel Mar Mediterraneo;

promuovere con i Paesi dell’Unione e non che si affacciano sul mare Adriatico e Ionio ogni utile attività di cooperazione interistituzionale che porti nel breve periodo alla firma di un protocollo di Intesa per una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi al fine di proteggere l’ambiente marino e costiero;
in particolar modo per quanto attiene ad una disciplina comune dell’utilizzo e dello smaltimento di sostanze pericolose per la sicurezza, i piani di emergenza ed il monitoraggio della stabilità del suolo che ricadrebbero esclusivamente a livello di costo sugli Enti locali senza alcun onore a carico delle aziende impegnate nelle attività estrattive;

sollecitare lo IAI (iniziativa adriatico-ionica) ad avviare le attività conoscitive per individuare la reale portata e significativa dei sistemi di monitoraggio dell’ambiente marino e di risposta alle emergente.

rivedere il piano energetico nazionale nella parte concernente la deregolamentazione in merito alle attività estrattive di idrocarburi, attivando un confronto con le Regioni;


impegnano

i Presidenti, le Giunte Regionali e gli assessori all’Ambiente ad azioni al fine di concorrere agli obiettivi di cui in premessa ed a concorrere al miglioramento della governance del piano energetico nazionale al fine di promuovere i territori come potenziali sorgenti di sviluppo energetico sostenibile e non come terminali di sfruttamento di attività estrattive conciliando così, in modo coerente, politiche di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome presenti alla Conferenza internazionale di Venezia

si impegnano

a promuovere presso la Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome un’azione istituzionale al fine di attivare il comma 2 dell’art.138 della Costituzione per sottoporre a referendum l’abrogazione dell’art 35 del dl 22 giugno 2012 n.83 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n.134 in materia di ricerca estrazione di idrocarburi-

inoltre


i soggetti istituzionali presenti alla conferenza di Venezia del 9 novembre 2012
“Salvaguardia delle coste delle regioni del mar mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

condividendo le considerazioni e motivazioni espresse in premessa, condividono la necessità di attivare un Tavolo di confronto e approfondimento tra tutti i soggetti istituzionali delle Regioni e dei Paesi. che si affacciano sull’Adriatico che definisca principi e regole comuni al fine di contemperare  le attività di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


venerdì 5 ottobre 2012

Noi e le trivelle

Il possente movimento che, anche grazie all’infaticabile opera di Raffaele Vigilante, esprimerà domani, sabato 6 ottobre a Manfredonia, il No dell’opinione pubblica di Puglia e Molise (ma pensiamo sia anche molto più esteso) ai sondaggi della Petroceltic, ci vede presenti senza primogeniture e senza complessi. Non abbiamo politici da mandare in passerella, secondo una modalità che ha destato la giusta protesta del Wwf; siamo semplicemente lì dove è naturale che siamo, visto che la protesta contro questo scempio, attestata anche da documenti ufficiali, è da parte nostra anteriore persino alla nascita di Futuro e Libertà. Riteniamo che sarebbe un grave errore per i manifestanti di domani e per quanti vogliono un Adriatico libero da trivelle, cullarsi sugli allori e rilassarsi, all’indomani della sentenza del Tar che cancella l’autorizzazione ministeriale. 
La motivazione di questo provvedimento, pur salutare, non è tale da rassicurare: un vizio di forma può essere superato, e in ogni caso gli uffici ministeriali sono tenuti ad applicare le norme, perché diversamente si macchierebbero di abuso di potere. Per allontanare dall’arcipelago di Tremiti e da altri luoghi del nostro mare lo spauracchio di perforazioni devastanti per l’ecosistema abbiamo bisogno di imboccare la strada maestra di una conferenza internazionale degli Stati rivieraschi che definisca in modo chiaro un orientamento complessivo in materia di estrazioni off-shore. È un’iniziativa verso la quale si è già espresso favorevolmente il ministro Clini, che trova l’assenso delle Commissioni Ambiente, Energia e Pesca del Parlamento Europeo, per la quale i tradizionali rapporto di buon vicinato con la Croazia, la Slovenia, l’Albania e la Grecia possono favorire soluzioni sensate e rispettose. È importante, è fondamentale che il sacrosanto No alle trivelle che andiamo a scandire a Manfredonia si sposi e si intrecci con il Sì a soluzioni stabili e condivise. 
Ed è questo, non la passerella, il ruolo che compete ad una politica degna di questo nome.

di Fabrizio Tatarella

martedì 2 ottobre 2012

Trivelle in Adriatico: il Tar del Lazio dice no

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dalla Regione Puglia contro l'autorizzazione concessa alla Petrolceltic dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero dello Sviluppo Economico per le trivellazioni nel mare delle Tremiti.
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Peschici, Rodi Garganico, Vico del Gargano, Vieste e Manfredonia i comuni ricorrrenti, difesi dagli avvocati Maria Pia vigilante e Pasquale Chionchio.

Qui il testo integrale della sentenza.

venerdì 21 settembre 2012

Trivellazioni, si forma la rete di associazioni contrarie. No anche da tutte le Regioni d'Italia


Si costituisce in Puglia una rete di associazioni e di enti concorde nel respingere le istanze di prospezione e ricerca di idrocarburi  al largo delle Isole Tremiti.
I rappresentanti delle associazioni regionali di  WWF, Legambiente, GreenPeace, Comitato ‘No petrolio, sì energie rinnovabili’e l’A.B.A.P. e il presidente del Parco Nazionale del Gargano, si sono riuniti nei giorni scorsi presso la sede regionale di Legambiente Puglia per discutere sulle modalità attraverso le quali intervenire sul tema delle trivellazioni al  largo delle Isole Tremiti.
“Al termine di un articolato e costruttivo confronto tutti gli intervenuti hanno convenuto sulla necessità di potenziare la piattaforma programmatica ed operativa attraverso la massima condivisione con tutti gli attori di questa battaglia di civiltà”. Così recita il comunicato stampa di Legambiente Puglia. In altre parole tutte queste associazioni sono pronte a scendere in campo insieme a chi, dalle istituzioni ai cittadini, dai comuni alla Regione Puglia ai media, si sono dichiaratamente schierati contro la scelta del governo, e del ministro Clini in particolare, di proseguire con l’adozione di nuove autorizzazioni per la prospettazione nel mare adiatrico, a 5 miglia al largo delle nostre coste.
Parallelamente si è condivisa l’esigenza di creare momenti pubblici di discussione sulla rete web e manifestazioni di piazza per diffondere e sollecitare la fondamentale e consapevole personale partecipazione dei cittadini.
L’assemblea, che ha deciso di adire ad una azione di concretezza e responsabilizzazione nei confronti di tutti i soggetti politico-istituzionali e civili coinvolti nella vicenda, si riaggiornerà nello stretto giro di pochi giorni aprendosi alla partecipazione e collaborazione di tutte le realtà pubbliche ed associative.
Dunque, si allarga, si compatta e si arricchisce il Comitato/Laboratorio delle Istituzioni e delle Regioni dell'Adriatico, costituito lo scorso 6 settembre a Termoli - dove già vi avevano partecipato i rappresentanti di Federparchi, dei Comuni e delle Province della costa adriatica - con il compito di preparare le azioni di ogni genere per opporsi allo sfruttamento del nostro mare Adriatico, finalizzato alla ricerca ed estrazione di idrocarburi (petrolio).
Fra le suddette azioni, rientra la manifestazione organizzata a Manfredonia, in calendario il prossimo 6 ottobre, a cui l’assemblea ha dato prova di voler partecipare.
La battaglia della Puglia contro le trivelle in mare vede ora alleate tutte le venti Regioni. Già ad agosto, il Veneto aveva adottato una proposta di legge alle Camere per il divieto dello sfruttamento del mare a scopi petroliferi. L'iniziativa legislativa segue il modello di quella avanzata dal Consiglio regionale pugliese all'unanimità fin dal luglio 2011, con la richiesta al Parlamento di approvare una legge nazionale no petrolio. Ieri, la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome ha adot¬tato un ordine del giorno «secco e preciso sul bersaglio», rende noto «con soddisfazione» il presidente del Consiglio pugliese, Onofrio Introna, alla cui iniziativa si deve il documento unanime dell'organismo che riunisce i vertici di tutti i parlamenti regionali. Condiviso nella ple¬naria della Conferenza, a Roma, l'odg «impegna. i presidenti, le giunte re¬gionali e gli assessori all'ambiente di opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qual¬siasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e col¬tivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio».
I presidenti dei Consigli convengono inoltre «sull'organizzazione di una Conferenza di tutte Regioni adriatiche e ioniche, italiane e non, da tenersi a Venezia l' 8 e 9 novembre, con la partecipazione, già confermata, del ministro per l'ambiente Corrado Clini». «L'obiettivo è il divieto assoluto di perforare i nostri mari - ricorda Introna - per metterli in sicurezza da ogni rischio di inquinamento, che sarebbe fatale per un'economia fiorente come quella turistica e marinara».
Intanto, anche il Touring Club Italiano si schiera a fianco del coordinamento dei Comuni per dire no alle ricerche di idrocarburi nel mare Adriatico, in particolare allargo delle Isole Tremiti. «A nome del Touring - afferma Fabrizio Galeotti, direttore generale del TCI - aderisco al Comitato No Triv e invito il Ministero dell'Ambiente a tutelare il patrimonio prezioso che la natura ci ha regalato».
di Vincenzo Matano

martedì 18 settembre 2012

Energia rinnovabile, passa la legge. Perplessità sui controlli. Curto "Varchi sull'aggressione dell'economia illegale"

Fonti rinnovabili e trivellazioni petrolifere. Il consiglio regionale della puglia, nella sua seduta conclusasi da poco, ha confermato le sue scelte. L’opposizione ha scelto la via dell’astensione, con l’intenzione di sottolineare comunque i punti di criticità di una legge, quella approvata dalla maggioranza, che soprattutto un materia di controlli e di accertamenti avrebbe dovuto, e potuto, essere notevolmente migliorata. 
È con l’astensione dell’opposizione infatti, che il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge che regola l’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Una astensione non nel merito della scelta ma relativa alla “preoccupazione di una mancanza di regolamentazione più incisiva del settore”. 
E la scelta della Puglia risulta ancor più significativa se rapportata all’assenza dello Stato in questo settore. “Non abbiamo ancora un Piano energetico nazionale di riferimento” – ha sottolineato l’assessore Loredana Capone. Quello del governo centrale per l’assessore Capone è un grave carenza che inibisce la presenza di numerosi investitori, che per questa carenza considerano la piazza italiana poco affidabile. 
Ma la Puglia invece continua a perseguire l’obiettivo della prima ora: la green economy in una prospettiva di medio e lungo termine in cui si consenta una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla Regione. 
“Questa legge – ha ribadito l’assessore Capone – propone un quadro normativo chiaro, coerente e utile per ridare certezze e fiducia agli investitori e stimolare una ripresa di una green economy sostenibile, partecipata efficiente ed inclusiva”. 
La scelta della Regione Puglia, secondo Michele Losappio (capogruppo Sel) è in contrapposizione a quella del governo Monti che va nella direzione del petrolio e dei rigassificatori: “oggi noi in questo contesto, ribadiamo il nostro no”. Anche il capogruppo del Pdl Rocco Palese conferma l’attenzione alla tutela ambientale e conferma la presenza anche del Pdl alla prossima manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia, contro le trivellazioni, ma “avvertiamo però la necessità di tenere alta la guardia per evitare che lo sviluppo delle fonti rinnovabili non diventi un’arma contro il territorio”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dell’Udc, Salvatore Negro, che sollecita l’istituzione dell’anagrafe degli impianti un regolamento che disciplini le installazioni di fotovoltaico e pale eoliche. 
Per Giovanni Epifani (Pd), quella della Puglia è una scelta di campo: “sfruttiamo al massimo quelle che sono le nostre risorse, sole e vento. No al petrolio, che non è, e non può diventare una nostra ricchezza”. Gli stessi no ribaditi dal capogruppo de la Puglia per Vendola, Angelo Disabato
Per il capogruppo della Puglia prima di tutto, Francesco Damone è necessaria un particolare attenzione alle strutture burocratiche che devono poi applicare la legge e che “ignorano da mesi una serie di domande presentate da aziende con grandi competenze nel settore”. 
Anche il consigliere Patrizio Mazza ha espresso la preoccupazione che “una indiscriminata installazione di pale eoliche e pannelli fotovoltaici possa diventare un boomerang per il territorio pugliese”. 
Il consigliere regionale Euprepio Curto, di Fli, ha così giustificato la sua astensione. 
“Ho ritenuto opportuno non partecipare al voto della Proposta di Legge recante Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, quale sia pur flebile protesta contro un governo regionale e una maggioranza che, dopo aver giudicato importante ed opportuna la Proposta di Legge finalizzata alla istituzione dell’anagrafe storica degli impianti eolici e fotovoltaici, di cui ero primo firmatario, l’ha sostanzialmente demolita aprendo varchi inquietanti all’aggressione dell’economia illegale”. 
“Per quanto mi riguarda – prosegue Curto – avrei insistito anche sulla richiesta di numero legale (al di là e al di sopra dell’effettivo conseguimento del risultato) quale segnale politico ad un governo regionale e ad una maggioranza che stanno facendo strame di gran parte della opposizione, anche a causa delle posizioni ondivaghe assunte costantemente da alcune forze politiche”. 
“Ma dispiace soprattutto – conclude Curto – per la grande occasione perduta per mettere ordine ad un settore che fino ad ora ha solamente devastato il territorio pugliese senza contribuire, neppure in minima parte al suo rilancio economico ed occupazionale”. 
Così, invece, il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano: “Conferma di una linea politica che mette al primo posto la tutela dell'ambiente e invito alla partecipazione attiva alla manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia per ribadire il no di tutta la comunità pugliese alle trivellazioni in Adriatico. È questa la posizione del Pdl pugliese che però esprime anche dubbi, forti dubbi in merito all'approvazione della proposta di legge che vorrebbe regolare l’uso dell’energia da fonti rinnovabili”. 
“È vero che l'attenzione alla green economy consente una crescita delle rinnovabili con la contemporanea attenzione alla dinamica dei costi e allo sviluppo di una filiera industriale interna alla regione, ma è altrettanto vero che questo sviluppo in materia energetica richiede, a maggior ragione nel Sud Italia, regole ben precise e controlli altrettanto rigorosi”. 
“Altrimenti c'è il pericolo di ottenere un risultato che è esattamente all'opposto di quello prospettato con il rischio, in alcune zone della Puglia è già realtà, di favorire lo sviluppo di nuove armi a danno del territorio stesso e delle sue peculiarità sociali, culturali, economiche. Purtroppo, i segnali non sono dei più incoraggianti: continua a mancare l'anagrafe degli impianti e un regolamento che disciplini la installazione degli stessi, soprattutto con riferimento al fotovoltaico e all'eolico, mentre la burocrazia procede senza quelle precise linee guida che tocca alla politica definire Non è questa la tutela ambientale che vogliamo, seppure ci sia condivisione di intenti in materia, il centrosinistra pugliese ha ancora una volta mostrato un'ambigua incapacità nell'amministrare e tutelare il territorio, salvaguardando al contempo la salute dei cittadini” ha concluso Cassano.

giovedì 13 settembre 2012

Tatarella guida delegazione FLI a Manfredonia il 6 ottobre per dire no alle trivellazioni

Sabato 6 ottobre una delegazione di Futuro e Libertà per l´Italia sarà a Manfredonia alla manifestazione nazionale indetta contro le trivellazioni alle Isole Tremiti finalizzate alla ricerca del petrolio nel mare adriatico. Un impegno coerente e concreto quello del movimento vicino al Presidente della Camera Gianfranco Fini che era stato già presente anche alla manifestazione di un anno fa a Termoli (nella foto Salvatore e Fabrizio Tatarella con Emilio Gaeta a Termoli), conclusa dall’indimenticabile cantautore Lucio Dalla amante delle Isole Tremiti.
"L´improvvisa ed improvvida decisione del Ministro Clini di autorizzare le trivellazioni al largo del parco naturale delle isole Tremiti - afferma l´europarlamentare di Fli, Salvatore Tatarella - va combattuta in ogni sede, dal Parlamento alle aule giudiziarie, ma non mancheranno di farsi sentire i cittadini pugliesi e tutti gli amanti dell´incantevole mare di Tremiti. Per questo dopo Termoli saremo presenti anche a Manfredonia".
La delegazione finiana sarà composta, tra gli altri, oltre che dal parlamentare europeo Salvatore Tatarella, anche dal consigliere provinciale di Foggia Emilio Gaeta, dal Coordinatore provinciale di FLI, Fabrizio Tatarella, dal coordinatore cittadino di FLI a Foggia Umberto Candela e dal Coordinatore cittadino Vincenzo Lo Riso.

venerdì 31 agosto 2012

Trivellazioni, per Legambiente: “È una follia, l’autorizzazione alle prospezioni di Petroceltic priverebbe la Puglia del suo bene più prezioso: il mare”

“L’estrazione del petrolio al largo delle Tremiti ̶ dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia ̶ è un progetto folle che ipoteca lo sviluppo futuro della nostra economia, fondata sull’uso sostenibile del mare, sul turismo e sulla pesca. La Puglia non può e non deve essere privata del suo bene più prezioso: il mare”.
Proprio Legambiente, insieme alle altre associazioni ambientaliste, lo scorso giugno aveva fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il ministero dell'Ambiente dava il via libera alle ispezioni in Adriatico, nei pressi delle acque che circondano le Tremiti.
Nei mari del Belpaese – come risulta dal dossier nazionale di Legambiente “Trivella Selvaggia”, presentato in Puglia con la collaborazione di Goletta Verde ̶ sono già attive 9 piattaforme di estrazione petrolifera ma, grazie ai colpi di spugna normativi dell’ultimo anno, si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle per una superficie di 30mila km² di mare. Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati (gli ultimi due sono stati sbloccati il 15 giugno scorso nel tratto abruzzese di Adriatico di fronte la costa tra Vasto e Ortona); 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. In definitiva, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.
“Continuare a puntare sull’energia fossile ̶ spiega Tarantini ̶ non solo è rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini ma è anche un investimento miope ed anacronistico. Le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornate a dicembre 2011 indicano come certa la presenza nei fondali marini di solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, ai consumi attuali, sarebberosufficienti per il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al totale delle riserve certe, comprese quelle presenti nel sottosuolo italiano, concentrate soprattutto in Basilicata, nel complesso verrebbero consumate in appena 13 mesi”.
Questi dati dimostrano l’assoluta insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto nella nuova Strategia energetica nazionale prospettata dal ministro Passera, in cui uno dei pilastri sembra essere proprio la spinta verso nuove trivelle volte a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro.
I favori ai petrolieri non si limitano solo al via libera alle trivelle bloccate due anni fa. A questo si aggiunge anche l’irrisorio incremento delle royalties, previsto e propagandato per supportare attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte degli enti competenti. Si passa infatti dall’attuale 4% al 7%, percentuali che fanno sorridere rispetto a quelle praticate nel resto del mondo dove oscillano tra il 20% e l’80%. Si tratta di condizioni molto vantaggiose che ovviamente richiamano nel nostro Paese molte compagnie straniere: delle 41 istanze per permessi di ricerca attualmente in valutazione, infatti, solo 3 fanno capo a compagnie italiane (2 ad Eni e 1 a Enel) mentre tutte le altre sono richieste provenienti da società straniere. 
Tarantini aggiunge: "Ciò che colpisce è pure il mancato coinvolgimento della Regione Puglia in un processo decisionale così delicato. Per ovvie ragioni il Governo ha preferito agire autonomamente, certo del parere sfavorevole che avrebbe ricevuto per l'ennesima volta".
“Legambiente – conclude il presidente regionale ̶ continuerà ad opporsi alla decisione del ministro Clini e lo farà al fianco di tutti coloro, compresi i cittadini, che si batteranno per ostacolare una attività che, oltre a rappresentare una seria minaccia per la conservazione della biodiversità, andrebbe in controtendenza rispetto a una Regione che ha fatto suoi tre principi: turismo di qualità, fonti energetiche rinnovabili e tutela del territorio e delle aree protette. Sono queste il vero petrolio della Puglia”.
di Annalisa Tatarella

giovedì 30 agosto 2012

Trivellazioni, Clini autorizza, in Puglia non le vuole nessuno

Le trivellazioni in Puglia non le vogliamo. Forte e chiaro è il messaggio che, da due anni a questa parte, ogni forza politica e l'intera comunità lancia per fermare le prospettazioni petrolifere al largo delle nostre coste. 
Ma qualcuno le vuole a tutti i costi, ed è talmente tanta la sua voglia che, in piena pausa agostana, riesce ad ottenere l'autorizzazione del Ministro Clini. In barba a ogni richiesta della Puglia.
“L’improvvisa ed improvvida decisione del Ministro Clini di autorizzare le trivellazioni al largo del parco naturale delle isole Tremiti va combattuta in ogni sede, dal Parlamento alle aule giudiziarie, ma non mancheranno di farsi sentire i cittadini pugliesi e tutti gli amanti dell'incantevole mare di Tremiti”.
Così si esprime l'europarlamentare di Futuro e Libertà Salvatore Tatarella.
Nel bel mezzo della pausa agostana, infatti, il ministro Clini decide di autorizzare la Petrolceltic alle trivellazioni, o meglio prospezioni, al largo delle Isole Tremiti; ma la comunicazione in Regione Puglia è giunta soltanto nei giorni scorsi, scatenando le reazioni della politica, in primis l'assessore Nicastro.
“Apprendo oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto il Ministro dell'Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti. Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all'oro nero. E' una ulteriore conferma della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell'attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così”.
Così l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro commenta la notizia, comunicata dal Ministero, di parere positivo alle prospezioni.“La nostra regione, la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata: nonostante il corale 'no' gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un 'embargo' sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo. Il parere del Ministero conferma la direzione ostinata del Governo nazionale – prosegue Nicastro – verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili e, riteniamo, crea un pericoloso precedente per il destino del nostro mare. Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero.
Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l'amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione”.“Fin da ora dico che non ci daremo per vinti e che – conclude l'assessore – oltre a ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali, proseguiremo con le modalità civili proprie dei pugliesi a manifestare il nostro dissenso e la nostra protesta nella battaglia per affermare il diritto della Puglia a progettare un futuro diverso rispetto a quello che altri pensano di disegnare. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia”.
Rilancia le accuse anche il presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna.
“È irritante, è spiazzante e delude profondamente l’iniziativa del ministro Clini di autorizzare le prospezioni di idrocarburi della multinazionale Petroceltic, al largo delle isole Tremiti”. Il presiedente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna commenta con sorpresa la firma apposta “in pieno clima vacanziero”, dal responsabile del Dicastero dell'ambiente.
“Il ministro Clini non può venire in Puglia e vestire alternativamente i panni del dottor Jeckill e di mister Hyde. Abbiamo apprezzato la determinazione con la quale ha difeso le ragioni dell’occupazione, in una questione ambientale delicata come quella tarantina, ma ci lascia sconcertati apprendere che nello stesso tempo, con il Paese distratto dal ferragosto imminente, ha dato il via libera a quella che da sempre consideriamo una pericolosa aggressione ad uno dei nostri patrimoni naturali importanti”.
Il sì del ministro è intervenuto il 7 agosto e interessa un’area a ridosso del parco marino delle Tremiti, nonostante il parere contrario delle Regioni Puglia e Molise.
“Al di là del delitto che si vuole commettere ai danni di un’area paesaggistica di pregio straordinario”, la decisione del governo nazionale rappresenta per Introna “una violenza alla Puglia e a quanti guardano all’ambiente e confidano in un futuro di mare pulito, di aria sana, di sole e salute”.
di Vincenzo Matano