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venerdì 14 dicembre 2012

Salviamo il mare: lunedì la marcia a Policoro

“L’impegno contro le trivelle e per i nostri mari continua, dall’Adriatico, allo Ionio al Mediterraneo europeo”: il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna rappresenterà la Puglia alla manifestazione in programma a Policoro, lunedì prossimo, 17 dicembre, contro i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo della Basilicata ionica e della Calabria.
La Regione Puglia sarà presente con il presidente della massima Assemblea elettiva e il Gonfalone alla marcia pacifica nel centro lucano, per protestare contro la nuova minaccia alla salute delle coste e all’economia turistica e marinara, che sposta lo spettro delle piattaforme e delle torri dal Medio e Basso Adriatico ai litorali dello Ionio.
Come  a Termoli e a Peschici, a Monopoli e a Manfredonia, "Salviamo il mare” sarà lo slogan del corteo e l’oggetto degli interventi di tutte le autorità e delle associazioni nell’incontro che si svolgerà nel PalaErcole e che si concluderà con la firma di un protocollo di intesa delle istituzioni per azioni concordate. L’obiettivo è fermare le richieste di prospezione della società Shell, che le comunità delle tre regioni interessate denunciato come “ un vero assalto al mare”, alla biodiversità, ai valori naturalistici, al turismo, all’industria della pesca e all’agricoltura.
di Vincenzo Matano

martedì 27 novembre 2012

Parità di genere, tutti la vogliono (a parole), ma la bocciano in Aula

Tutti la vogliono questa legge di iniziativa popolare, almeno a parole. Poi però al momento dei fatti viene chiesto il voto segreto in Aula e... guarda caso, la legge non passa.
In ballo in Consiglio Regionale  la proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere. Due gli articoli elaborati dal Comitato promotore - da una parte si stabilisce che in ogni lista sia garantita parità di rappresentanza per i due sessi (pena l’inammissibilità della stessa) e che la presenza paritaria sia rispettata nei programmi di comunicazione politica e nei messaggi autogestiti, dall’altra si introduce la possibilità per l’elettore di esprimere la doppia preferenza, che non può essere attribuita a candidati/e dello stesso sesso - e per la cui approvazione era necessaria la maggioranza qualificata (36 voti).
Il nodo della polemica in aula è stato inerente alla possibilità di recepire la proposta di legge di iniziativa popolare all'interno di una riformulazione complessiva della legge elettorale (che tra l'altro deve essere assolutamente approvata prima della fine di questa legislatura per poter avere una coerenza con lo Statuto, sia alla luce dei provvedimenti della Corte Costituzionale, sia perchè bisogna ridurre da 70 a 50 il numero dei Consiglieri regionali.
L'aula non è arrivata però ad esprimere il voto finale dal momento che ha bocciato i singoli articoli del testo, facendo ricorso al voto segreto. Modalità a cui si è fatto ricorso su richiesta di sette consiglieri del centrodestra, dopo che il capogruppo PdL Rocco Palese aveva deciso di ritirare l’ordine del giorno, con il quale "il Consiglio regionale si impegnava a rinviare alla VII commissione, competente in materia, la proposta di legge in questione con l’impegno a recepirla contestualmente alla revisione complessiva della legge elettorale regionale".
La proposta era stata formulata da Palese nel corso del dibattito precedente al voto, allo scopo di “procedere in maniera ordinata e arrivare all’approvazione organica della norma”, ma, dopo che nell'incontro con il presidente del Consiglio Onofrio Introna, il Comitato promotore aveva preferito rimettere al Consiglio ogni decisione, il capogruppo PdL ha fatto marcia-indietro, ritirando l'odg.
Vano anche l’invito del presente della Regione Vendola, che nel suo intervento a favore dell’approvazione della legge, aveva chiesto ai consiglieri di esprimere il loro voto in maniera “trasparente, senza ricorre a sotterfugi”. Favorevole alla proposta anche la maggioranza ad eccezione del consigliere regionale IdV Patrizio Mazza, dichiaratosi “contrario”: come lui molti esponenti dell’opposizione, pur con alcuni distinguo.
Alla fine si è andati alla conta e, sorpresa, ne è scaturito un no che allontana la parità di genere.
Con la mancata approvazione della legge ‘rosa’, “è stata sciupata una bella pagina di politica, ma nulla è perduto, il prossimo Consiglio regionale rispetterà la parità di genere”. È più di un auspicio quello di Onofrio Introna.
“Al di là della delusione di chi attendeva un voto positivo, questo stop non pregiudica il percorso verso una parità compiuta in quest’Aula, nella prossima legislatura regionale”, aggiunge il presidente.
Introna ha sottolineato lo sforzo dell’Ufficio di Presidenza di trovare un’intesa con le rappresentanti del Comitato che consentisse di uscire dall’empasse. Le assenze giustificate, per motivi istituzionali, di diversi consiglieri del centrosinistra rendevano difficile raggiungere la maggioranza qualificata richiesta. Servivano 36 voti per far passare il testo di legge in esame.
In verità, a sentire i rumors che circolano negli ambienti bene informati, sono pochi i Consiglieri disposti ad andare fino in fondo in questa battaglia.
In fondo si dimezzerebbero i posti in lista, in liste che già saranno più magre per via del taglio del numero dei consiglieri.
Solo fantapolitica? Per adesso l'Aula ha scelto il muro contro muro, che ha portato al voto contrario. Introna dice e sottolinea che nulla è perduto e che si può ancor raggiungere questo obiettivo. Evidentemente il Presidente del Consiglio conosce qualche metodo efficace per convincere i riottosi (di maggioranza ed opposizione) a fare un passo indietro.

martedì 13 novembre 2012

L'Aqp al centro del prossimo Consiglio regionale. Vendola riferirà in Consiglio o sarà troppo preso dalle primarie?

Nichi Vendola
Il presidente Introna ha convocato il Consiglio regionale per martedì 20 e mercoledì 21 novembre. Tra gli argomenti iscritti all’ordine del giorno due su tutti gli altri meritano attenzione, in considerazione della loro importanza.
Ancora una seduta sulla proposta di legge di iniziativa popolare “50 e 50” per la parità di genere e la relazione del presidente della Regione, Nichi Vendola, sulla revoca dell’amministratore unico di Acquedotto Pugliese SpA.
Su questo punto l'opposizione nei giorni scorsi (ne abbiamo parlato diffusamente) ha chiesto l'intervento in aula di Nichi Vendola, anche se da parte di chi ha puntato gran parte del proprio fondo alle primarie per le prossime elezioni politiche difficilmente ci potrà essere la dovuta attenzione ai "piccoli fatterelli di casa nostra".
Se non fosse che quei piccoli fatterelli devono rappresentare, almeno fino a quando non ci saranno ufficialmente le dimissioni di Nichi Vendola dal suo incarico di Presidente della Giunta Regionale, il più importante dei suoi obiettivi, visto che per la gestione anche di quei fatterelli è stato eletto dai pugliesi.
“E’ perfettamente inutile che si convochi il Consiglio regionale per ascoltare le ragioni per le quali il Presidente Vendola ha avviato il procedimento di revoca per giusta causa del rapporto che lega AQP all’ingegnere Ivo Monteforte, Amministratore Unico della più grande azienda della Regione Puglia. Nella migliore delle ipotesi saremmo obbligati a sorbirci l’ennesima e ormai stucchevole poetica narrazione del nulla da parte del Governatore della Puglia. Nella peggiore (e cioè, nel caso di una sua (scontata) assenza) saremmo costretti a registrare l’ennesimo sgarbo nei confronti del Consiglio regionale”.
Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Futuro e Libertà, Euprepio Curto.
“E’, invece, assolutamente necessario – dichiara Curto – individuarne le ragioni più vere e, proprio per questo motivo, recondite; quelle che, molto probabilmente, potrebbero far apparire torbida la già scarsa acqua di AQP”.
“Ad esempio – evidenzia l’esponente di Fli – tra le ragioni da non rivelare ve ne potrebbe essere una di natura squisitamente politica: l’esigenza di una sorta di spoil system da effettuare proprio alla vigilia del congedo di Vendola dalla guida della Regione Puglia. Pratica discutibile, ma che, tutto sommato, non farebbe gridare allo scandalo essendo trasversalmente detestata a parole ma apprezzata nei fatti”.
“L’altra – continua Curto – è, invece, molto più delicata. Sotto la gestione Monteforte AQP avrebbe espletato oltre 2000 gare per un importo di 1,5 miliardi di euro (Gazzetta del Mezzogiorno). Mentre ieri l’altro la Giunta regionale ha deliberato una fideiussione a favore di AQP finalizzata all’accensione di un mutuo presso la BEI (Banca Europea degli Investimenti) per consentire l’attivazione di altre ingentissime risorse (Nuovo Quotidiano di Puglia)…. e quindi l’avvio di molti appalti“.
“Vendola – aggiunge Curto – non può trincerarsi dietro un imbarazzato silenzio, o limitarsi a decantare i risultati ottenuti dal manager nel mentre se ne libera abbastanza rozzamente. Deve dire qualcosa di più sul modello Monteforte di gestione dell’Acquedotto, e sulla sua capacità di corrispondere al modello ideale sia di Vendola che della sua inquieta maggioranza”.
“Sono motivi sufficienti – conclude Curto – per concludere che la convocazione del Consiglio regionale non basta per fare totale chiarezza sul tema? Altri, e ben più efficaci, dovranno essere gli strumenti conoscitivi!”.
di Roberto Mastrangelo

sabato 10 novembre 2012

Da Venezia parte la Lega Adriatica per la tutela delle coste e dell'ambiente

9 novembre - Un momento della Conferenza di Venezia
Una Lega Adriatica nel nome della salvaguardia del mare e dell’ambiente contro le multinazionali del petrolio che, invece, vorrebbero trasformare l’Adriatico e lo Ionio in zone di prospettazione e (possibilmente) di estrazione petrolifera. Sono 70, infatti, le richieste di autorizzazione alla prospettazione di idrocarburi attualmente al vaglio del Ministero dell’Ambiente, considerando soltanto il Mare Adriatico. 
Dall’altro lato c’è la quasi totalità della classe politica locale, apertamente schierata contro le prospettazioni in tratti di mare anche adiacenti la costa, soprattutto in tratti di mare ad altissima vocazione turistica in luoghi che hanno fatto del turismo la principale, e spesso l’unica, attrattiva economica. 
A fondare la Lega Adriatica sono state Puglia, Molise, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Montenegro. 
Il dibattito in Puglia riguardante le possibili nuove autorizzazioni alla prospettazione, e più in generale la politica energetica del governo, ha visto scendere in piazza ampie fette dell’opinione pubblica in difesa della tutela del nostro mare ed in favore delle associazioni e dei movimenti, anche spontanei, che si oppongono a queste autorizzazioni. 
A parlare è il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini. 
“Con la strategia energetica nazionale in discussione che riapre la strada alla ricerca ed estrazione di idrocarburi in Italia, si sta operando una scelta insensata. Le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico valutano nei nostri fondali marini la presenza di 10,3 milioni di tonnellate di che, stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato il totale delle riserve nel Paese verrebbe consumato in 13 mesi. Il gioco non vale la candela”. 
Chi ha mostrato commenti entusiastici è il promotore della conferenza che si è svolta l’altro giorno a Venezia, il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna. 
“C’è forte e chiaro il grudo contro politiche di corto respiro in materia di energia. È chiaro che, essendosi espressi i cittadini contro il nucleare, bisogna puntare forte, in maniera radicale e con coraggio su contenimento dei consumi, energie rinnovabili, politiche sulla mobilità”. 
Silvia Russo, Lorenzo Nicastro ed Onofrio Introna a Venezia
“Se qualcuno crede che rimarremo immobili dinanzi alla corsa al dominio sui nostri mari attraverso la coltivazione degli idrocarburi, ci ha sottovalutati". Così l'Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro.
"Sono persuaso che su tematiche così delicate il principio di precauzione sia essenziale rispetto al fatto che l'accresciuta sensibilità sociale ai temi ambientali determina attese maggiori rispetto al passato. Cercare di prevedere le ripercussioni di scelte compiute qui ed oggi sui prossimi vent'anni è una responsabilità precisa di chi amministra. Per questo siamo fermi sul punto”.
“Il grido d'allarme lanciato dai cittadini e fatto proprio dalle istituzioni locali e regionali, deve trovare ascolto e atteggiamenti conseguenti a livello nazionale, europeo ed internazionale, con una iniziativa legislativa che interessi la macro area del Mediterraneo: la vocazione turistica di questa area, le attività di pesca, le ricchezze espresse dalla natura in termini di biodiversità e prodotti agroalimentari hanno bisogno di una forte tutela che scongiuri una volta per tutte – conclude l'Assessore pugliese – il rischio di una invasione, circa 70 in totale le richieste in tutto il bacino, di piattaforme petrolifere”.
A Venezia c’era anche il Comitato “No Petrolio, Si Energie Rinnovabili” di Monopoli, a nome dell’ampio e variegato mondo delle Associazioni, dei Comitati e dei Movimenti che, soprattutto negli ultimi tre anni, hanno mobilitato la Puglia intera a salvaguardia e tutela del suo territorio e del suo mare. 
“Dagli inizi del 2010 – conferma Silvia Russo, portavoce del Comitato monopolitano - ecine di migliaia di cittadini pugliesi, in diverse piazze e svariate circostanze, hanno manifestato il No definitivo e assoluto a ogni imposizione statale sull’installazione di piattaforme petrolifere offshore nell’Adriatico e nello Ionio”. 
Il Comitato durante il suo intervento ha ribadito, ancora una volta, le ragioni di un rifiuto fermo e netto, basato sulla realtà ambientale di un mare chiuso e poco profondo, già fortemente compromesso, e sulla valorizzazione e la tutela del territorio quale fonte primaria di tutte le economie locali adriatiche. “Un No basato sulle scelte energetiche avviate da molte Regioni – spiega Russo - sempre più orientate alle fonti rinnovabili e al superamento del modello di sviluppo anacronistico di sfruttamento delle fonti fossili”. 
“La presenza oggi alla Conferenza del Movimento No Petrolio, Sì Rinnovabili – ci tiene a sottolineare Silvia Russo - è dovuta all’eccezionale sinergia e al rapporto di fiducia costruttivi che si sono venuti a creare in Puglia tra società civile e istituzioni, Presidente Introna e intero Consiglio regionale. Un’intesa che si va estendendo a macchia d’olio alle Regioni sensibili d’Italia e che sta suscitando apertura e attenzione in altri Paesi adriatici, alcuni presenti in questa sede”. 
“Tale convergente sensibilità ambientale, riveniente dai territori, insieme ai moderni modelli di sviluppo perseguiti dalle istituzioni regionali, spinge ad avere una voce sola nel reclamare una posizione chiara e ufficiale da parte delle Segreterie nazionali dei Partiti politici”. 
“Solo – conclude - una rinnovata capacità delle Forze politiche nazionali ed europee di farsi portatrici di progetti risolutivi delle istanze dei singoli territori, potrà garantire all’Area adriatica una prospettiva autentica di futuro, di benessere e di pace”.
di Eliona Cela

Ecco, di seguito, l'ordine del giorno approvato a Venezia

Ordine del giorno
conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche 
Venezia 9 novembre 2012


“Salvaguardia delle coste delle regioni del Mar Mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

considerato l’ordine del giorno della Conferenza del 20 settembre 2012;

considerato che ad oggi le Assemblee delle Regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Veneto hanno approvato alla unanimità una proposta di legge al Parlamento ai sensi dell’art.121 della Costituzione ai fini del divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nel mare adriatico;

considerato anche l’impegno delle altre Regioni che a tale proposito con progetti di legge in itinere presso le competenti Commissioni consiliari;

vista la proposta della Commissione europea del gennaio 2011che invita l’Unione ad aderire al “protocollo offshore” della Convenzione di Barcellona, per la protezione dell’ambiente marino e del mediterraneo, che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività di esplorazione nel sottosuolo marino a causa della sua configurazione semichiusa e della notevole sismicità dei relativi territori;

Le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome riunite a Venezia il 9 novembre 2012 e promotrici della conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche

invitano
 il Parlamento ed il governo italiano a:

sostenere la ratifica del protocollo “offshore” – che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività - da parte dell’Unione europea ed a sostenere le proposte legislative della Commissione circa il regolamento sulla sicurezza offshore proposte dalla Commissione (IP/11/1260 e MEMO/11/740) al fine di regolamentare le attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi nel Mar Mediterraneo;

promuovere con i Paesi dell’Unione e non che si affacciano sul mare Adriatico e Ionio ogni utile attività di cooperazione interistituzionale che porti nel breve periodo alla firma di un protocollo di Intesa per una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi al fine di proteggere l’ambiente marino e costiero;
in particolar modo per quanto attiene ad una disciplina comune dell’utilizzo e dello smaltimento di sostanze pericolose per la sicurezza, i piani di emergenza ed il monitoraggio della stabilità del suolo che ricadrebbero esclusivamente a livello di costo sugli Enti locali senza alcun onore a carico delle aziende impegnate nelle attività estrattive;

sollecitare lo IAI (iniziativa adriatico-ionica) ad avviare le attività conoscitive per individuare la reale portata e significativa dei sistemi di monitoraggio dell’ambiente marino e di risposta alle emergente.

rivedere il piano energetico nazionale nella parte concernente la deregolamentazione in merito alle attività estrattive di idrocarburi, attivando un confronto con le Regioni;


impegnano

i Presidenti, le Giunte Regionali e gli assessori all’Ambiente ad azioni al fine di concorrere agli obiettivi di cui in premessa ed a concorrere al miglioramento della governance del piano energetico nazionale al fine di promuovere i territori come potenziali sorgenti di sviluppo energetico sostenibile e non come terminali di sfruttamento di attività estrattive conciliando così, in modo coerente, politiche di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome presenti alla Conferenza internazionale di Venezia

si impegnano

a promuovere presso la Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome un’azione istituzionale al fine di attivare il comma 2 dell’art.138 della Costituzione per sottoporre a referendum l’abrogazione dell’art 35 del dl 22 giugno 2012 n.83 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n.134 in materia di ricerca estrazione di idrocarburi-

inoltre


i soggetti istituzionali presenti alla conferenza di Venezia del 9 novembre 2012
“Salvaguardia delle coste delle regioni del mar mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

condividendo le considerazioni e motivazioni espresse in premessa, condividono la necessità di attivare un Tavolo di confronto e approfondimento tra tutti i soggetti istituzionali delle Regioni e dei Paesi. che si affacciano sull’Adriatico che definisca principi e regole comuni al fine di contemperare  le attività di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


giovedì 25 ottobre 2012

Parità di genere, Vendola mette in mora in Consiglio Regionale. Curto: "Spot a buon mercato. Il Consiglio è autonomo"

Nichi Vendola
Ogni occasione è buona per fare campagna elettorale. Perchè no, anche l'attività istituzionale, entrando nelle prerogative proprie degli altri organi con la consueta prepotenza e personalità.
Nichi Vendola bacchetta Introna e il Consiglio Regionale sulla legge per la rappresentanza di genere nelle liste per le elezioni regionali, forse anche per spostare l'attenzione sui suoi problemi giudiziari, legati alla richiesta della Procura di una condanna ad 1 anno ed 8 mesi di detenzione per abuso d'ufficio nella vicenda che vede coinvolto il Presidente della Giunta insieme all'ex general manager della Asl di Bari Lea Cosentino.
Lo fa con una lettere inviata al Presidente del Consiglio Onofrio Introna per sollecitare i lavori della VII Commissione sulla rappresentanza di genere.
"Caro Presidente, le 30.000 firme raccolte per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare 50/50 sul riequilibrio della rappresentanza di genere, avanzata da una larga platea di donne, appartenenti ai partiti, ai movimenti, alle associazioni e agli enti di parità meritano una risposta immediata da parte del Consiglio regionale.
Ti invito pertanto a sollecitare e a vigilare affinché i lavori della VII Commissione consiliare abbiano, nella prossima seduta, all’ordine del giorno l’esame della proposta di legge su “Disposizioni in materia di riequilibrio della rappresentanza di genere nelle elezioni del Consiglio Regionale”, come da impegno preso martedì 16 u.s. con le donne del Comitato Promotore. Mi auguro altresì che la discussione arrivi in Consiglio quanto prima in modo da scongiurare quanto accaduto in altre Regioni in tempi recenti. Noi sappiamo quanto male farebbe alla politica un incidente di percorso di questo genere".
Si tratta di "una palese delegittimazione del ruolo del Presidente dell’Assemblea di Via Capruzzi, una interferenza grave e intollerabile sull’autonomia del Consiglio regionale, una pressione indebita nei confronti del Presidente della Settima Commissione,e, soprattutto, un atto di arroganza politica che va da subito respinto con forza al mittente”.
Lo sostiene Euprepio Curto, consigliere regionale di Futuro e Libertà, che in una nota attacca frontalmente Vendola, all’indomani della lettera con cui, sul tema della parità di genere, il Governatore della Puglia aveva “sostanzialmente messo in mora Introna, la settima Commissione e lo stesso Consiglio regionale”.
“Non è questione di merito – dichiara Curto - anche se andrebbe rilevato che la nuova legge elettorale della Regione Puglia dovrà affrontare anche altri temi importanti almeno quanto la parità di genere, ad iniziare dalla revisione di quei meccanismi che consentono, sia pure all’interno della medesima lista, l’attribuzione di seggi e l’elezione di candidati appartenenti alle province col maggior numero di elettori , nonostante che le liste in questione abbiano ottenuto percentuali inferiori rispetto alle omologhe di altre province e gli stessi candidati abbiano ottenuto un minor numero di preferenze”.
Euprepio Curto
“Ma ciò che è intollerabile – sottolinea l’esponente Fli – è che Vendola possa continuare a pensare che non solo i consiglieri regionali, ma anche tutti i pugliesi abbiano l’anello al naso, e cioè che non comprendano che tutta questa sua presunta passione civile è mossa da un solo, esclusivo e cinico interesse: quello di abbandonare la Puglia, così come il fatal Schettino fece con la nave che lui stesso aveva condotto sugli scogli, dopo aver capitalizzato consensi elettorali con spot a buon mercato”.
“Allora – incalza Curto – siccome Vendola non può illudersi di sottrarsi al processo (politico, s’intende!) che ne deriverà, faccia almeno una sola cosa: si presenti in aula (a via Capruzzi, è chiaro!) e renda dichiarazioni spontanee, dicendo chiaramente se ha intenzione di rimanere alla guida della Puglia, oppure (da qui la fretta per l’approvazione della riforma) andar via”. 
“Resta una gravissima violazione – conclude Curto – delle regole elementari sui cui deve poggiare il rapporto, distinto e autonomo, tra esecutivo e assemblea, che, in questa vicenda ha visto, tra le altre, la delegittimazione della figura e della funzione di un Presidente di Consiglio regionale apparso succube e prono ai diktat del Presidente della Regione. Il Presidente Introna ne prenda atto, e, prima che Vendola prenda il largo, presenti egli le sue personali dimissioni”.

mercoledì 5 settembre 2012

Switch-off, ancora caos in Puglia, chiesti chiarimenti ai network televisivi

Lo switch off in Puglia ha avuto, e sta tutt’ora avendo, nonostante siano ormai passati tre mesi dal passaggio al digitale terrestre, notevoli problemi. 
E in Puglia si corre ai ripari: interventi sulla sintonizzazione e sul “puntamento” dei ripetitori, più controlli e informazione ai cittadini. L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale, informa il presidente Onofrio Introna, ha preso atto del pacchetto di iniziative messe a punto dal Corecom, per affrontare “le disfunzioni che si verificano quotidianamente dopo lo switch off”. 
Tra segnali perduti, canali oscurati, disturbi e interferenze, i pugliesi sono quasi tutti alle prese con i disagi sperimentati da mezza Italia, tanto da non poter più vedere spesso i programmi tv preferiti. E i problemi sono aggravati dalla mancanza di notizie, dato che le campagne informative sono terminate a maggio. 
A tre mesi dall’avvento del digitale, i problemi maggiori si riscontrano tra Capitanata e Subappennino, a Bari, nella Bat e in qualche paese nel Salento. Nelle ultime settimane la Rai, soprattutto, e Mediaset hanno mostrato criticità senza rimedio. Il Corecom, attraverso le segnalazioni raccolte dalle associazioni dei consumatori, ha predisposto una tabella delle disfunzioni sull’intero territorio regionale. 
Secondo tecnici e antennisti, i problemi si protrarranno ancora per parecchio tempo, perlomeno fino alla fine dell’anno. 
Il consiglio è sempre di tentare una nuova sintonizzazione delle frequenze, nella speranza di ritrovare i canali persi, affidandosi al caso, al vento e alla fortuna. 
“Pur considerando che la Regione non ha competenze e che la materia fa capo al Ministero delle Comunicazioni – fa notare Introna – il Corecom ha cercato di venire incontro alle attese degli utenti, mettendo in atto alcune misure di pronta attuazione”. 
Si va dalla convocazione presso il Corecom dei responsabili Rai, Mediaset e La 7 per rivedere il puntamento degli impianti nelle zone ad alta criticità, con la collaborazione dell’Ispettorato Territoriale delle Comunicazioni. Rai e Mediaset dovranno anche correggere la cattiva sintonizzazione dei ripetitori e dare ampia comunicazione all’utenza sulle soluzioni. 
Saranno coinvolte le emittenti locali che hanno a loro volta problemi di diffusione del segnale e si punta a consolidare il rapporto con le associazioni dei consumatori, per continuare il monitoraggio, attraverso i loro punti di ascolto. 
Spiegazioni e risposte dei tecnici Rai e Mediaset verranno diffuse sui siti istituzionali di Regione e Comuni. Verranno inoltre pubblicizzati i numeri assegnati alle emittenti sul telecomando, per facilitare il riconoscimento tra le tante frequenze disponibili. 
Ma intanto qualità della ricezione dei canali a picco dopo il passaggio generale al digitale: i Consigli regionali e il coordinamento dei Corecom sollecitano l’intervento del Ministero dello sviluppo economico. 
Un incontro urgente è stato chiesto al ministro Passera dal referente nazionale per la comunicazione della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, Onofrio Introna. 
“La transizione al digitale terrestre sta provocando disagi in quasi tutta Italia”, osserva il presidente del Consiglio regionale della Puglia, interprete delle disfunzioni che si verificano dovunque. “Attraverso le Associazioni dei consumatori – segnala Introna al ministro - i Comitati regionali per le comunicazioni raccolgono le proteste di tantissimi cittadini e di intere comunità, soprattutto nel Mezzogiorno. Pressochè l’intero Paese lamenta disfunzioni che arrivano in non pochi casi ad impedire o a cancellare del tutto la visione dei programmi preferiti”. Tanto vale, in particolare, per Rai e Mediaset, ma anche per La7 e le antenne private locali e “comporta di fatto un parziale, quando non totale, black out dell’informazione. Un deficit di democrazia, una situazione “inaccettabile”, fa notare il presidente pugliese, “tanto più di fronte alla corresponsione di canone da parte degli utenti, come accade per il servizio pubblico”. 
“Il tavolo col ministro – anticipa Introna - servirà a rappresentare le doglianze infinite dei cittadini”: assenze di segnale, canali introvabili, confusione delle frequenze, problemi di sintonizzazione, disturbi e interferenze di ogni genere. “Il passaggio al digitale è stato gestito dal Governo nazionale e le Regioni lo stanno subendo. In materia non hanno competenze, possono giocare solo un ruolo di supporto, di assistenza agli utenti e di sollecitazione, come intendiamo fare contando sulla sensibilità del ministro Passera”, aggiunge il referente dei Consigli regionali. 
Da qui, “in considerazione delle difficoltà generalizzate dopo lo switch off in tutto il Paese, l’esigenza di un confronto urgente a Roma, d’intesa con il Coordinamento nazionale dei Corecom, allo scopo di verificare ogni opportuno intervento si renda necessario per superare o limitare i disagi degli utenti”. 

martedì 19 giugno 2012

Salento: sette migranti dispersi in mare dopo un naufragio

Sette immigrati risultano ancora dispersi nel canale d'Otranto dopo che la loro piccola imbarcazione è naufragata alle prime luci dell'alba di oggi in un tratto di mare a circa sei miglia dalla costa salentina, tra Santa Maria di Leuca e Torre Vado. Sul posto sono immediatamente sopraggiunti mezzi della guardia costiera, della polizia e della guardia di finanza, sia per soccorrere i superstiti a bordo del relitto che impegnati nella ricerca delle altre sette persone, stando al racconto dei sopravvissuti, di cui non si hanno notizie e che si trovavano a bordo dell'imbarcazione. L'allarme è scattato alle 6.30 da una barca a vela che faceva rotta nel tratto di mare adiacente la costa di Santa Maria di Leuca. Quattro uomini sono stati ritrovati in acqua: due libici, un afghano e un tunisino, tutti con un principio di assideramento, e sono stati tratti in salvo e condotti nell'ospedale di Tricase per le cure del caso. Dai racconti dei sopravvissuti, gli investigatori hanno ricostruito il drammatico viaggio della speranza dei quattro uomini. Partiti dal Nord africa, probabilmente a bordo di una nave più grande, gli uomini sarebbero stati trasbordati sul piccolo natante a motore una volta giunti al limite delle acque territoriali italiane. "Mentre passano le ore diminuiscono le speranze di trovare in mare persone ancora vive, ma le possibilità, per quanto remote, esistono e noi continueremo a cercare finché le condizioni di visibilità ce lo consentiranno". Così l’ammiraglio Giovanni De Tullio, comandante della Direzione marittima della Puglia e Basilicata, segue e coordina da Bari le operazioni di ricerca dei dispersi. "C'è un dispositivo imponente, con mezzi dotati di sofisticate tecnologie nel tentativo di trovare i superstiti. "Le operazioni sono in corso su un’area molto vasta ma il coordinamento tra le forze in campo ci consente di monitorare tutto con attenzione. Dalla nostra base di Catania è decollato anche un altro aereo, che si alternerà nelle ricerche con quelli della guardia di finanza e della marina militare". Appare, in ogni modo, improbabile che i naufraghi abbiano potuto raggiungere la costa a nuovo, o che abbiano potuto resistere in acqua, considerando la temperatura dell'acqua e le ore trascorse dal naufragio.
Immediata è giunta la solidarietà del mondo politico regionale, insieme al ringraziamento per il lavoro che le forze dell'ordine stanno ancora svolgendo in queste ore. “Questa volta la tragedia del mare non è lontana da noi: è avvenuto nelle nostre acque”, ad appena cinque miglia dal Capo di Leuca, il naufragio che ha coinvolto 11 immigrati, sette dei quali risultano dispersi. “La Puglia segue con apprensione le ricerche ed assiste con sgomento all’ennesimo triste episodio dell’immigrazione clandestina”, sono le parole del presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, che esprime il dolore dell’Assemblea.
“Torna tragicamente d’attualità un dramma che altre urgenze hanno solo nascosto ma non cancellato: l'immigrazione torna a rivelarsi un’emergenza di fronte alla quale scontiamo la mancanza di una politica d'insieme europea”. 
“Dimenticando l’esodo dei profughi tunisini del 2011 e le scene di Manduria, l’Europa ha ignorato un segnale d’allarme che ora si ripropone in tutta la sua dolorosa evidenza. Un anno sembra trascorso invano, senza un solo passo avanti per la comprensione del problema”. Secondo Introna, occorre aiutare i paesi d'origine dei migranti per favorirne lo sviluppo. “È la povertà a spingere verso il nostro continente ed è una spinta irresistibile. Non può essere un problema solo della Puglia, che pure lo conosce bene e che ha imparato a gestire con il doveroso rispetto per la vita delle persone. Non è nemmeno solo dell'Italia: l’Europa deve farsi carico di una migrazione epocale che non va affrontata col filo spinato ma con le risorse del bene, sull’esempio dei pugliesi: accoglienza, sensibilità, solidarietà”. Così, invece, la nota congiunta del Presidente de La Puglia per Vendola, Angelo Disabato e di Sinistra ecologia e libertà, Michele Losappio. “Il cordoglio di una tragedia annunciata siamo costretti ad esprimere oggi ai migranti vittime del naufragio del Canale d’Otranto. La nostra solidarietà va a tutti i dispersi che in questo momento stanno lottando contro la morte affinché siano presto trovati e portati in salvo. I soccorsi e tutte le risorse umane ed istituzionali che si stanno spiegando in queste ore nell’accoglienza dei superstiti confermano la vocazione naturale della Puglia alla solidarietà e all’accoglienza dei più deboli. Ma non basta. Sono diventati quanto mai necessari interventi di politiche migratorie e legislativi nazionali rivolti all’inclusione verso i flussi migratori. Solo un’audace emancipazione delle nostre politiche e di quelle europee che siano in grado di riconoscere la sofferenza umana, la dignità e i diritti schiacciati dei migranti potrebbero fermare questo perpetuarsi di stragi di esseri umani”.

giovedì 17 maggio 2012

Numero dei Consiglieri regionali: riforma? Vogliono farla con calma

Due facce della stessa medaglia, ed un cambiamento che se nelle parole di tutti è fondamentale ed irrinunciabile, nella realtà dei fatti diventa un peso rinviabile. 
Intanto una cosa è certa. Fino al 2015 il numero dei Consiglieri regionali rimarrà di 70. Con buona pace di tutti quelli che, nei giorni scorsi, si sono fatti belli nello sbandierare il taglio dei costi della politica pugliese. 
Perchè non farla fin da subito? 
Perchè non modificare sia lo statuto che la legge elettorale con una procedura irrituale ma evidentemente necessaria? 
I numeri in Consiglio Regionale, dati alla mano, ci sono tutti. C’è quasi l’unanimità. Un solo astenuto, Davide Bellomo (che ci spiega in una intervista a parte i motivi della sua astensione), e tutta una platea di voti favorevoli. 
Con una maggioranza del genere si possono cambiare leggi, statuti, regolamenti e perfino mentalità in un colpo solo. 
Oppure, in perfetto stile politico-pugliese, si possono fare le cose a metà, si può rinviare la riforma complessiva in un secondo momento. 
Come se statuto e legge elettorale non debbano andare a braccetto nel regolamentare questa materia. 
Quasi come a volersi garantire una possibile via d’uscita, o una scappatoia burocratica nel caso in cui qualcosa andasse storto e non si mantenessero gli impegni presi. 
O magari se qualcosa dovesse portare ad elezioni anticipate (leggasi l’eventuale candidatura di Nichi Vendola a Premier l’anno prossimo, cosa che porterebbe allo scioglimento del Consiglio regionale ed a nuove elezioni che con ogni probabilità si terrebbero con l’attuale legge elettorale, e quindi con l’attuale numero di Consiglieri regionali eletti). 
Un papocchio, insomma, che rischia di trovare di riffa o di raffa la scure della Corte Costituzionale. 
Non sono bastati i ricorsi e i tagli della Consulta sui consiglieri-bonus della maggioranza, non è bastata una chiarissima indicazione della necessità di cambiare la legge elettorale pugliese. 
Anche questa riforma rischia di nascere zoppa. E di andare incontro alla bocciatura della Corte. 
La legge nazionale, infatti, assegna alla Puglia per numero di abitanti 50 Consiglieri, e non 60. 
Uno sforzo della politica regionale avrebbe potuto non soltanto armonizzare con le indicazioni di austerità chieste dal Governo centrale, ma avrebbe potuto anche fare qualcosa in più, sia in termini di risparmio che di capacità di gestione della macchina politica. 
E’ stato partorito (sarebbe meglio dire che c’è la gestazione ma non ancora il parto) un topolino rispetto alle necessità elefanteste che ci sono. 
“Il Consiglio regionale della Puglia ha offerto una prova di autorevolezza istituzionale: il cantiere dell’autoriforma è aperto”. 
Il presidente Onofrio Introna sottolinea il significato della modifica dello Statuto approvata in Aula in seconda lettura, a grande maggioranza, con la riduzione del numero dei consiglieri a 60 e degli assessori a 12, solo un quarto dei quali esterni all’Assemblea. 
“Si tratta – ricorda – della prima importante tappa di un percorso virtuoso che il Consiglio regionale è determinato a portare avanti, per dare una risposta importante sul versante del contenimento dei costi della politica, senza perdere di vista la funzionalità dell’Istituzione regionale, che deve snellire la propria azione legislativa e amministrativa ed esaltare il ruolo della Regione nella società moderna”. 
“La ‘casta’ si avvicina così ai cittadini e porta avanti un rinnovamento destinato a rilanciare la funzionalità, l’efficienza e soprattutto la prossimità dell’Istituzione alle attese reali della società civile. Ringrazio tutti i colleghi per questa bella pagina scritta insieme”. 
Siamo daccordo con il Presidente Introna. 
Ma ci chiediamo perchè fare un passo alla volta, con calma e per piacere? 
Qui, oggi ed ora, il Consiglio regionale ha davvero la possibilità di fare un grande passo. Anzi, una serie di passi virtuosi verso gli obiettivi che tutti vediamo come comuni. 
Un passo alla volta ci sembra troppo poco, quando c’è la necessità di spingere sull’acceleratore.

venerdì 11 maggio 2012

Regione Puglia, si dell'aula alla legge salva-precari della sanità, ma ora emergono i ritardi sulle piante organiche delle aziende pugliesi.

Con un solo astenuto, il Consiglio regionale ha detto sì alla legge che contiene “misure urgenti per l’accelerazione della determinazione delle dotazioni organiche delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale e di tutela assistenziale”, ergo: termina l’incubo per i 270  medici in attesa di stabilizzazione.
Il dibattito è stato lungo e “proficuo” come ha sottolineato l’assessore alle politiche della salute, Ettore Attolini, perché ha consentito di far emergere temi importanti.
Fra gli altri, quello sollevato da un emendamento  “in chiave foggiana”, a firma di Lucio Tarquinio, Francesco Damone e Giannicola De Leonardis (presentato e poi ritirato),  con il quale si chiedeva sostanzialmente di aggiungere ai 270 medici che rientrano nella fattispecie prevista dalla legge, anche quelli della Asl di Foggia. L’assessore ha spiegato che al momento della definizione delle stabilizzazioni, la stessa Asl foggiana, ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per procedere in quella direzione, licenziando il personale sanitario.
Cosa fare adesso? La soluzione prospettata dall’assessore Attolini è quella di bandire avvisi pubblici per coprire le carenze di personale determinate proprio da quei licenziamenti.
La sede del Consiglio Regionale della Puglia a Bari
Sono due gli articoli della legge, con i quali da una parte si impone l’obbligo ai direttori sanitari di approvare le piante organiche entro trenta giorni dall’approvazione della iniziativa legislativa, in caso di mancato rispetto del termine, la Giunta regionale procederà nei dieci giorni successivi, alla nomina di un commissario ad acta; dall’altra per assicurare i livelli essenziali di tutela assistenziale, le aziende e gli enti di servizio sanitario regionale fino all’espletamento delle procedure per la copertura dei posti vacanti e comunque per un periodo non superiore ai sei mesi dall’approvazione della legge,  utilizzeranno il personale che a causa della sentenza della Corte Costituzionale del 2011, ha perso il lavoro ma soprattutto la certezza della stabilizzazione.
“Questa legge – ha spiegato l’assessore alla sanità, Ettore Attolini – si inserisce nel contesto delicato e più ampio della gravissima generale carenza di personale nel nostro sistema sanitario”. L’assessore ha ricordato le condizioni di precarietà e di asfissia in cui i medici sono costretti a lavorare, coprendo con piante organiche inadeguate il lavoro che in altre realtà viene svolto da centinaia di unità in più.
“Sino a quando non usciamo dal Piano di rientro – ha ricordato Attolini – ci aspettano ancora sacrifici. Questa legge serve ad evitare il tracollo, ma certamente non risolve completamente il problema delle carenze strutturali”.
Ma un altro spettro si aggira e neanche tanto nell’ombra, sulla tenuta del nostro sistema sanitario, la possibilità, che l’assessore ha inteso emergere dalla ultime riunioni romane, che vi sia un ulteriore dimagrimento del Piano di riparto sanitario.
Un ridimensionamento che fra l’altro rischia di spostare ancora di più l’asse decisionale su questa materia a livello romano, scippando così ancora altra sovranità alle regioni.
Il presidente del Consiglio, Onofrio Introna, ha sottolineato la necessità che l’intero Consiglio regionale predisponga un ordine del giorno che manifesti il disappunto sulla eventualità che questa minaccia si materializzi, stigmatizzando tutte le ricadute negative sulla tenuta del sistema sanitario pugliese.
Ma non è tutt'oro quello che luccica. Per il vicecapogruppo Pdl Massimo Cassano "la “leggina”  salva de-stabilizzati, se da una parte mette finalmente un punto fermo e pone una scadenza improrogabile all’approvazione delle piante organiche da parte delle Asl (30 giorni dall’entrata in vigore della legge, pena la nomina di un commissario da parte della giunta regionale nei 10 giorni successivi), dall'altra apre un vero e proprio caso sui ritardi delle stesse Aziende sanitaria locali in materia".
"Perché – chiediamo al presidente Nichi Vendola e a tutti gli assessori alle politiche della salute di questi anni di amministrazione di centrosinistra – nessuno finora si è mai posto il problema? Eppure i ritardi nell'approvazione delle piante organiche da parte delle Asl pugliesi continuano a causare enormi disagi agli operatori della sanità che non riescono ad avere certezza del proprio futuro lavorativo e ai poveri incolpevoli pazienti che non riescono a vedere garantiti neanche i livelli essenziali di assistenza.
Una situazione che non solo non potrà più essere tollerata e che riguarda tutti i territori della Puglia interessati da dismissioni degli ospedali. Ma che ha anche già provocato danni enormi al sistema sanitario regionale creando nuovi precari e situazioni di caos eccezionali negli ospedali che hanno retto all'impatto del piano di riordino. Soprattutto una situazione che ha messo la Puglia in una posizione di disagio nei confronti del governo nazionale.
Come da noi più volte denunciato la storia della mancata approvazione delle piante organiche nelle Asl, sottolinea il disinteresse politico e gli evidenti errori con cui le varie questioni sono state affrontate. Nel silenzio del presidente Vendola".
Sulla legge è intervenuto anche Rocco Palese (Pdl) “La Legge approvata oggi in Consiglio sui cosiddetti medici destabilizzati, è l’unica strada che, nella certezza del rispetto delle Leggi, consente nell’immediato di garantire certezze e continuità lavorativa agli operatori e di non interrompere la continuità dell’assistenza sanitaria. Mette poi finalmente un importante punto fermo sui tempi dell’approvazione delle piante organiche da parte delle Asl: hanno trenta giorni di tempo per approvarle, altrimenti nei 10 giorni successivi sarà la Giunta Regionale, commissariando le Asl inadempienti, a procedere”.
Il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia poi ha aggiunto: “Come opposizione non abbiamo doveri né responsabilità politico-gestionali, ma sentiamo il dovere morale di fornire il nostro contributo per andare incontro agli oltre 200 medici interessati e alle centinaia di pazienti che, se questi medici andassero a casa, vedrebbero messi a rischio i livelli essenziali di assistenza. Peraltro, essendo stata accolta la nostra proposta di inserire in questa stessa legge tempi certi e inderogabili per l’approvazione delle piante organiche, abbiamo anche contribuito a creare le condizioni affinchè entro massimo 40 giorni vi sia una fotografia reale sulla situazione del personale sanitario e non degli ospedali pugliesi, con certezze sul numero di posti vacanti da coprire e anche sulle modalità previste dalle Leggi per coprirli.
Pur rispettando altre strade che si sta cercando di percorrere, come quella parlamentare, e posizioni differenti assunte da alcuni colleghi su questa Legge – conclude Palese - abbiamo ritenuto giusto sostenere questo atto legislativo per dare certezze immediate ai medici interessati e restituire speranza a tutto il personale sanitario e aspirante tale e, soprattutto, ai poveri incolpevoli e tartassati cittadini pugliesi che, pagando 338 milioni di euro di tasse regionali aggiuntive all’anno proprio per i ‘buchi’ della sanità, non meritano di restare privi di assistenza”.

lunedì 30 aprile 2012

Introna: un primo maggio per riflettere sul lavoro e sullo sviluppo"

“Un Primo maggio all’insegna della crisi, un Primo maggio alla ricerca delle soluzioni, un Primo maggio per riparlare di crescita e di sviluppo”. Questo il senso della Giornata del Lavoro, quest’anno, secondo il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna: “non una semplice celebrazione ma un confronto senza paraocchi sulla necessità di rilanciare il Paese, anzi l’intera Eurozona. Al centro, l’esigenza di dare voce alla domanda di occupazione dei giovani, delle donne, dei precari, di sostenere i pensionati, di rigenerare la fiducia nel futuro. È prioritario, la vera urgenza tra le urgenze, che il governo sappia trovare una risposta di civiltà e di rispetto agli esodati, cittadini che non hanno più lavoro ma non hanno ancora né stipendio nè pensione e che non possono essere diventati all’improvviso dei fantasmi”.
Onofrio Introna, Presidente del Consiglio Regionale pugliese
“E sono indispensabili maggiori investimenti per la cultura e la formazione, soprattutto per la ricerca: la sfida della competizione si vince aumentando la capacità produttiva e migliorando la qualità”.
Si tratta di impegni doverosi, in uno scenario tutt’altro che positivo, come quello che il presidente della Banca Comune Europea, Mario Draghi, ha illustrato nell’audizione al Parlamento Europeo.
“Le sue considerazioni non possono non impensierirci”, fa notare Introna. “Basta tasse, riscopriamo la crescita. Agendo solo sulla leva delle imposte si genera recessione, serve una visione di prospettiva più coraggiosa: è un appello che rivolgiamo al presidente Monti. È socialmente gravoso ed anche economicamente miope rimettere in ordine i conti impoverendo le famiglie, perché la pressione fiscale e la perdita del potere di acquisto degli stipendi e dei salari le costringono a ricorrere ai risparmi, avvicinandole alla soglia di povertà in numero sempre maggiore. Si rendono invece necessarie riforme: in Italia come in Europa è indispensabile ridare slancio all’economia, per uscire dalla crisi, riavviare la macchina produttiva, stabilizzare i mercati finanziari, combattere la delocalizzazione, sconfiggere la disoccupazione”.
“Il pareggio di bilancio attraverso le imposte potrebbe anche non bastare a salvare l’Italia – nota il presidente dell’Assemblea pugliese – quello che occorre è una politica che punti con decisione agli investimenti, a cominciare dalle infrastrutture. Ne ha bisogno tanto più il Mezzogiorno, per superare i nodi territoriali che lo rallentano. E questo potrebbe essere un momento favorevole proprio per il Sud, ancora in attesa di un riequilibrio infrastrutturale con il CentroNord dell’Italia e l’Europa, un Meridione che chiede l’alta capacità ferroviaria, il completamento della rete stradale e autostradale, la conclusione dei lavori infiniti sulla Salerno-Reggio Calabria, la modernizzazione dei sistemi portuali, di quelli metropolitani, delle condotte idriche”.
“È necessario un cambio di passo – sottolinea il presidente Introna – rigore sì, ma senza rinunciare alla crescita, proprio come richiesto dalla BCE. Non solo quindi politiche di lacrime e sangue, per l’Italia come per i Paesi più a rischio. E basta anche con questo o quell’asse tra le nazioni leader: noi crediamo nell’unione di tutti i Paesi, non solo di qualcuno”.
“Il nostro Mezzogiorno, il Paese, gli italiani, gli europei vanno riconquistati all’idea della grande Europa: i Governi lavorino con maggiore convinzione alla costruzione dell’Europa dei popoli, rinnovando una grande sfida per un patto per la crescita, che serva ad avviare le riforme strutturali, le liberalizzazioni, le privatizzazioni, il sostegno al mercato del lavoro”