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mercoledì 19 dicembre 2012

Ecotassa, via libera al rinvio. Per Legambiente ha vinto il "partito delle discariche"

Tra le pieghe del bilancio regionale, uno dei provvedimenti che più degli altri ha fatto discutere, e trova forti voci contrarie, è il rinvio dell’Ecotassa, legata al mancato raggiungimento dei livelli previsti per la raccolta differenziata, la cui applicazione sarà rinviata al 2014. Rinvio chiesto a gran voce dai Comuni e dall’Anci per venire incontro alle difficoltà di tanti sindaci, ed accordato in sede di approvazione del bilancio nella Commissione regionale. Domani e dopodomani toccherà all’Aula discutere e votare il provvedimento.
Fortemente contraria la posizione di Legambiente, che parla senza mezzi termini di un “partito delle discariche” che è stato in grado di influenzare le decisioni della Regione e di far slittare di un anno la sanzione per i Comuni meno bravi.
Così parla Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia.
“Un errore grave e imperdonabile la proroga dell’ecotassa, in una regione come la nostra in cui oltre 200 comuni sono al di sotto del 25% di raccolta differenziata”.
Dal rapporto rifiuti 2012 di Ispra, la Puglia nel 2010 aveva smaltito in discarica il 67% dei suoi rifiuti urbani. Fra inerzie, resistenze culturali e questioni economiche, la Puglia continua ad essere fra le regioni che continuano ad affidarsi alla discarica per smaltire la maggior parte dei propri rifiuti.
“La penalizzazione economica dello smaltimento in discarica può contribuire non poco a far salire le percentuali di raccolta differenziata, come ad esempio già fatto in Sardegna negli ultimi anni, e a farci uscire dalla dittatura delle discariche e dei termovalorizzatori”.
Ecco, dall’altro lato, il commento di Luigi Perrone, presidente dell’Anci Puglia, che sottolinea il notevole costo del servizio di igiene urbana a carico dei Comuni.
“L’obbiettivo del 40% di raccolta differenziata (L.R. 38/12) comporta per buona parte delle amministrazioni comunali un notevole incremento del costo del servizio di igiene urbana e del relativo tributo, con ovvie ricadute sul territorio. Inoltre, il divieto di indire nuove procedure di gara per l’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto (art. 24 L.R. 24/2012), ha aggravato la gestione del ciclo rifiuti, compromettendo l’obiettivo di differenziata ed esponendo il Comune al massimo livello della sanzione “ecotassa”. Dopo l’esame in V^ Commissione Consiglio Regionale, anche su nostra richiesta, c’è stato un orientamento del Governo regionale verso un rinvio dell’ecotassa, provvedimento che riteniamo opportuno, assieme alla modifica della Legge 24/12”.
A commentare il rinvio è anche Rocco Palese, capogruppo Pdl in Consiglio Regionale, firmatario del provvedimento approvato in Commissione sul rinvio delle sanzioni a carico dei Comuni.
“Il rinvio al 2014 dell’entrata in vigore delle penalizzazioni dell’Ecotassa da noi proposto e approvato già in Commissione, è certamente un fatto positivo, ma restiamo convinti che nel Bilancio di previsione 2013 il Governo Regionale poteva fare molto di più andare incontro ai cittadini in questo momento di gravissima crisi, abbassando ulteriormente (e non solo ritoccando in modo impercettibile) le tasse regionali aggiuntive a carico dei pugliesi, che per il 2013 ammonteranno a 283,480 milioni di euro”.
“Ci auguriamo che in sede di Consiglio Regionale anche Governo e maggioranza concordino sulla necessità di tagliare spese improduttive e sprechi per arrivare per esempio almeno alla eliminazione del ticket e dell’accisa regionale sulla benzina che pesa nelle tasche dei pugliesi per 2,5 centesimi al litro. Inoltre rinnoviamo l’appello acchè la seduta sul Bilancio non si trasformi in un assalto alla diligenza e per questo abbiamo preparato una serie di altri emendamenti che ci riserviamo di formalizzare se non sarà rispettato l’orientamento di ammettere solo emendamenti di natura finanziaria e contabile e proroghe ineludibili”.
di Roberto Mastrangelo

venerdì 14 dicembre 2012

E' Monteparano il Comune riciclone. Male i capoluoghi, si salva solo Andria

Monteparano (Ta) è anche per questa edizione, e per la terza volta consecutiva, l’unico Comune Riciclone di Puglia. Questo piccolo ma virtuoso Comune di 2.411 abitanti della Provincia di Taranto, nel 2011 ha raggiunto la media del 73,2% di RD, superando abbondantemente il limite minimo del 60% di RD imposto dalla legge nazionale. La campagna “Mai più cassonetti”, che prevede il sistema di raccolta differenziata ‘porta a porta’ esteso sull’intera città per tutte le frazioni merceologiche, compreso il vetro, dimostra ancora una volta l’efficienza di questo modello di gestione integrata di rifiuti urbani.
I Comuni di San Pancrazio Salentino (Br), San Michele Salentino (Br), Anzano di Puglia (Fg) ed Erchie (Br), con una media di RD rispettivamente del 58,1%, 57,7%, 57,6,% e 57% si aggiudicano il Premio di Seconda Categoria. Quest’ultimo è assegnato a quei Comuni che hanno raggiunto e superato l'obiettivo di Piano Regionale del 56% fissato per il 2011.
Ricevono il Premio Start Up i Comuni di Cellamare (Ba), Mesagne (Br), Mola di Bari (Ba), Torre Santa Susanna (Br) e Rutigliano (Ba) per aver raggiunto nel periodo che va da settembre/ottobre 2011 a settembre/ottobre 2012 percentuali superiori al 56% di RD, pari all’obiettivo di Piano Regionale del 56% fissato per il 2011.
La Menzione Speciale Teniamoli D'Occhio, quest’anno, viene assegnata ai comuni di: Andria (Bt), Canosa di Puglia (Bt) e Ostuni (Br). Questo riconoscimento viene assegnato a tutti quei comuni che negli ultimi mesi del 2012 hanno avviato un nuovo modello di una raccolta differenziata raggiungendo percentuali in linea con gli obiettivi regionali e nazionali.
Questi sono solo alcuni dei dati dell’edizione pugliese di “Comuni Ricicloni”, la storica iniziativa nazionale di Legambiente che dal 1994 premia comunità locali, amministratori e cittadini che hanno ottenuto i migliori risultati nella gestione dei rifiuti e nelle buone pratiche.
La 5^ edizione pugliese di Comuni Ricicloni è stata realizzata da Legambiente Puglia grazie al contributo dell'Assessorato alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia e al patrocinio di Anci Puglia. Le classifiche sono state elaborate incrociando i dati raccolti mediante l’invio dell’apposito questionario alle Amministrazioni locali e quelli forniti dai Comuni al Servizio Ciclo dei Rifiuti e Bonifica della Regione Puglia e pubblicati sul Portale Ambientale della Regione Puglia. In graduatoria compaiono i Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente e i Comuni che hanno trasmesso le 12 comunicazioni mensili alla Regione. Pertanto, su 258 Comuni pugliesi, è stato possibile prenderne in esame 252 (pari al 97,7% del totale), mentre i Comuni che hanno risposto alla scheda inviata sono stati solo 71, ossia il 27,5% del totale.
Il dossier è stato presentato questa mattina, a Bari, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, Luigi Perrone, Presidente dell’Anci Puglia e Stefano Ciafani, Vice Presidente Nazionale di Legambiente.
“Finalmente anche la Puglia può vantare un comune capoluogo riciclone ossia Andria – dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – Questo Comune, con più di 100 mila abitanti, ha avviato, da settembre scorso, la raccolta differenziata porta a porta raggiungendo percentuali in linea con gli obiettivi regionali e nazionali. Insieme ad Andria, in questa edizione, abbiamo premiato altri dodici comuni, tra cui Monteparano, che per la terza volta si aggiudica il premio di Comune Riciclone. Ma oltre queste eccezioni -continua Tarantini- lo scenario rimane desolante con solo 17 Comuni sopra la soglia del 40% di RD, e con una media regionale di poco superiore al 17% di RD, a conferma che la Puglia continua ad essere fra le regioni che continuano ad affidarsi alla discarica per smaltire la maggior parte dei propri rifiuti. A questo si aggiunge il trend decisamente negativo dei capoluoghi di provincia e la richiesta di proroga dell’ecotassa da parte dei comuni inadempienti. In questo contesto dalle tinte in chiaroscuro, -conclude Tarantini- occorre una svolta su alcune priorità quali: il completamento degli impianti, ed in particolare la realizzazione di quelli per il trattamento della frazione umida, l’avvio della la raccolta differenziata porta a porta e l’approvazione dell’aggiornamento del Piano regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani”.
La Top Ten Assoluta, ovvero la classifica dei primi dieci Comuni della Puglia, registra la presenza importante dei Comuni dell’ex ATO BR2 che occupano 5 posizioni su 10. Entrano nella top ten assoluta i Comuni di Troia (Fg) e Apricena (Fg), rispettivamente con il 52,8% e il 46,3% di RD.
Nella Top Ten dei Piccoli Comuni, ossia quelli al di sotto dei 5.000 abitanti, anche quest’anno si confermano: Monteparano (Ta), Candela (Fg) ed Anzano di Puglia (Fg).
Nella Top Ten dei Comuni di media dimensione, ossia quelli tra i 5.001 e i 20.000 abitanti, le prime tre posizioni sono occupate da altrettanti Comuni brindisini: San Pancrazio Salentino (Br) 58,1%, San Michele Salentino (Br) 57,7% e Erchie (Br) 57,0%. A seguire in classifica ci sono Troia (Fg), Latiano (Br), Oria (Br), Apricena (Fg), Villa Castelli (Br), Maglie (Le) e il solo Comune di Toritto per la Provincia di Bari.
Nella Top Ten dei grandi Comuni, ossia quelli sopra i 20.000 abitanti, troviamo al primo posto Francavilla Fontana (Br) con il 45,6%, seguito da Ceglie Messapica (Br) con il 43,7% e San Severo (Fg) con il 36,3%.
Infine, restano deludenti anche per questa edizione i risultati conseguiti dai Capoluoghi di Provincia. Il Comune di Brindisi, infatti, al primo posto, riesce a raggiungere solo il 28,2% di RD. Barletta e Bari, rispettivamente al secondo e terzo posto, superano di poco il 20%. Lecce e Trani raggiungono invece la stessa percentuale del 15,7%. In questa classifica, il Comune di Andria compare con una percentuale ancora del 10,3% riferita al 2011, in quanto il nuovo modello di raccolta dei rifiuti con il sistema ‘porta a porta’ è partito solo dal mese di settembre 2012. Decisamente negativo il trend per i Comuni di Taranto al 8,9% e Foggia, fanalino di coda con solo il 2,9% di RD.
“Nella Regione Puglia -dichiara Stefano Ciafani, Vice Presidente Legambiente Nazionale- le esperienze positive si limitano ancora a poche realtà. Nella limitrofa Regione Campania, per avere un termine di paragone, i Comuni Ricicloni che nel 2011 avevano una raccolta differenziata superiore al 60% sono stati ben 161. Per voltare pagina definitivamente si dovranno replicare le buone pratiche gestionali di raccolta domiciliare in tutti i Comuni, a partire dai capoluoghi, sul modello di quanto fatto finalmente anche in Puglia come ad Andria e Canosa. Un obiettivo che potrà essere raggiunto solo penalizzando economicamente lo smaltimento in discarica ed è per questo che sarebbe un errore grave e imperdonabile prorogare l’entrata in vigore della nuova legge sull’ecotassa regionale, come richiesto”.
“Per il quinto anno ANCI Puglia collabora all’edizione regionale di Comuni Ricicloni, l’iniziativa di Legambiente, che va assumendo un ruolo fondamentale per il consolidamento della cultura della raccolta differenziata di qualità e del riciclo – spiega Luigi Perrone, Presidente Anci Puglia – I rifiuti possono e devono diventare beni riciclabili con enormi vantaggi economici e ambientali per la collettività. Di questo i sindaci sono consapevoli e sono pronti a prendersi le proprie responsabilità, lo dimostrano proprio le eccellenze rappresentate dai comuni che premiamo oggi. Ma va anche detto delle difficoltà emerse nell’applicazione della nuova normativa regionale. L’obbiettivo del 40% di raccolta differenziata (L.R. 38/12) comporta per buona parte delle amministrazioni comunali un notevole incremento del costo del servizio di igiene urbana e del relativo tributo, con ovvie ricadute sul territorio. Inoltre, il divieto di indire nuove procedure di gara per l’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e trasporto (art. 24 L.R. 24/2012), ha aggravato la gestione del ciclo rifiuti, compromettendo l’obiettivo di differenziata ed esponendo il Comune al massimo livello della sanzione “ecotassa”. Dopo l’esame in V^ Commissione Consiglio Regionale, anche su nostra richiesta, pare vi sia un orientamento del Governo regionale verso un rinvio dell’ecotassa, provvedimento che riteniamo opportuno, assieme alla modifica della Legge 24/12”.

venerdì 30 novembre 2012

Industria e Green Economy, Legambiente ne discute a Taranto

La politica industriale nel Sud alla prova della Green Economy è il titolo della conferenza nazionale organizzata nella città pugliese sabato 1 dicembre da Legambiente.
L'associazione sceglie infatti la città dell'Ilva, martoriata dalla crisi occupazionale e ambientale, per aprire un confronto sulle politiche industriali utili per la città, per il Mezzogiorno e per tutto il nostro paese. Un confronto in cui le ragioni dell'ambiente solleciteranno la buona politica industriale, la buona economia e il buon lavoro.
"Vogliamo essere vicini ai lavoratori e ai cittadini tarantini - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - e dare un contributo per indirizzare l'uscita dalla crisi. Le decisioni che saranno prese per il centro siderurgico di Taranto e per il risanamento del territorio mostreranno, infatti, l'indirizzo che si vorrà dare all'industria di base del nostro paese e allo sviluppo del manifatturiero.
Occorrono al più presto politiche industriali lungimiranti per riparare i danni fatti e per innovare prodotti, processi e modelli produttivi al servizio del benessere di tutti - prosegue Cogliati Dezza - . Politiche industriali che assumano i vincoli delle risorse naturali, rispettino la salute dei cittadini e dei lavoratori, valorizzino i territori e le comunità locali".
L'incontro si terrà presso il Salone degli specchi di Palazzo di città in Piazza Municipio a partire dalle 9.30 e vedrà la partecipazione, tra gli altri, oltre al presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, di Stefano Ciafani (Vicepresidente nazionale Legambiente), Marco Versari (Novamont), Duccio Bianchi (Istituto di ricerche Ambiente Italia), Sergio Prete (Presidente Autorità Portuale di Taranto).
A seguire, una tavola rotonda sulle Politiche, gli strumenti, le risorse e i contesti per favorire politiche industriali green nel Mezzogiorno, coordinata dal giornalista Domenico Palmiotti, con, tra gli altri, Elena Lattuada (Responsabile politiche industriali Segreteria nazionale Cgil), Giusi Nicolini (Sindaco di Lampedusa), Giovanni Valentini (Giornalista, scrittore).
Alle 21.30 concerto del gruppo Area di solidarietà alla città - promosso da Legambiente, Crest e FestambienteSud - al Teatro TaTà (Via Grazia Deledda - tel. 099-4725780). Gli incassi saranno destinati al sostegno della popolazione, tramite un fondo gestito dal circolo di Legambiente Taranto.

sabato 10 novembre 2012

Da Venezia parte la Lega Adriatica per la tutela delle coste e dell'ambiente

9 novembre - Un momento della Conferenza di Venezia
Una Lega Adriatica nel nome della salvaguardia del mare e dell’ambiente contro le multinazionali del petrolio che, invece, vorrebbero trasformare l’Adriatico e lo Ionio in zone di prospettazione e (possibilmente) di estrazione petrolifera. Sono 70, infatti, le richieste di autorizzazione alla prospettazione di idrocarburi attualmente al vaglio del Ministero dell’Ambiente, considerando soltanto il Mare Adriatico. 
Dall’altro lato c’è la quasi totalità della classe politica locale, apertamente schierata contro le prospettazioni in tratti di mare anche adiacenti la costa, soprattutto in tratti di mare ad altissima vocazione turistica in luoghi che hanno fatto del turismo la principale, e spesso l’unica, attrattiva economica. 
A fondare la Lega Adriatica sono state Puglia, Molise, Abruzzo, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Montenegro. 
Il dibattito in Puglia riguardante le possibili nuove autorizzazioni alla prospettazione, e più in generale la politica energetica del governo, ha visto scendere in piazza ampie fette dell’opinione pubblica in difesa della tutela del nostro mare ed in favore delle associazioni e dei movimenti, anche spontanei, che si oppongono a queste autorizzazioni. 
A parlare è il presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini. 
“Con la strategia energetica nazionale in discussione che riapre la strada alla ricerca ed estrazione di idrocarburi in Italia, si sta operando una scelta insensata. Le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico valutano nei nostri fondali marini la presenza di 10,3 milioni di tonnellate di che, stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato il totale delle riserve nel Paese verrebbe consumato in 13 mesi. Il gioco non vale la candela”. 
Chi ha mostrato commenti entusiastici è il promotore della conferenza che si è svolta l’altro giorno a Venezia, il presidente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna. 
“C’è forte e chiaro il grudo contro politiche di corto respiro in materia di energia. È chiaro che, essendosi espressi i cittadini contro il nucleare, bisogna puntare forte, in maniera radicale e con coraggio su contenimento dei consumi, energie rinnovabili, politiche sulla mobilità”. 
Silvia Russo, Lorenzo Nicastro ed Onofrio Introna a Venezia
“Se qualcuno crede che rimarremo immobili dinanzi alla corsa al dominio sui nostri mari attraverso la coltivazione degli idrocarburi, ci ha sottovalutati". Così l'Assessore regionale alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro.
"Sono persuaso che su tematiche così delicate il principio di precauzione sia essenziale rispetto al fatto che l'accresciuta sensibilità sociale ai temi ambientali determina attese maggiori rispetto al passato. Cercare di prevedere le ripercussioni di scelte compiute qui ed oggi sui prossimi vent'anni è una responsabilità precisa di chi amministra. Per questo siamo fermi sul punto”.
“Il grido d'allarme lanciato dai cittadini e fatto proprio dalle istituzioni locali e regionali, deve trovare ascolto e atteggiamenti conseguenti a livello nazionale, europeo ed internazionale, con una iniziativa legislativa che interessi la macro area del Mediterraneo: la vocazione turistica di questa area, le attività di pesca, le ricchezze espresse dalla natura in termini di biodiversità e prodotti agroalimentari hanno bisogno di una forte tutela che scongiuri una volta per tutte – conclude l'Assessore pugliese – il rischio di una invasione, circa 70 in totale le richieste in tutto il bacino, di piattaforme petrolifere”.
A Venezia c’era anche il Comitato “No Petrolio, Si Energie Rinnovabili” di Monopoli, a nome dell’ampio e variegato mondo delle Associazioni, dei Comitati e dei Movimenti che, soprattutto negli ultimi tre anni, hanno mobilitato la Puglia intera a salvaguardia e tutela del suo territorio e del suo mare. 
“Dagli inizi del 2010 – conferma Silvia Russo, portavoce del Comitato monopolitano - ecine di migliaia di cittadini pugliesi, in diverse piazze e svariate circostanze, hanno manifestato il No definitivo e assoluto a ogni imposizione statale sull’installazione di piattaforme petrolifere offshore nell’Adriatico e nello Ionio”. 
Il Comitato durante il suo intervento ha ribadito, ancora una volta, le ragioni di un rifiuto fermo e netto, basato sulla realtà ambientale di un mare chiuso e poco profondo, già fortemente compromesso, e sulla valorizzazione e la tutela del territorio quale fonte primaria di tutte le economie locali adriatiche. “Un No basato sulle scelte energetiche avviate da molte Regioni – spiega Russo - sempre più orientate alle fonti rinnovabili e al superamento del modello di sviluppo anacronistico di sfruttamento delle fonti fossili”. 
“La presenza oggi alla Conferenza del Movimento No Petrolio, Sì Rinnovabili – ci tiene a sottolineare Silvia Russo - è dovuta all’eccezionale sinergia e al rapporto di fiducia costruttivi che si sono venuti a creare in Puglia tra società civile e istituzioni, Presidente Introna e intero Consiglio regionale. Un’intesa che si va estendendo a macchia d’olio alle Regioni sensibili d’Italia e che sta suscitando apertura e attenzione in altri Paesi adriatici, alcuni presenti in questa sede”. 
“Tale convergente sensibilità ambientale, riveniente dai territori, insieme ai moderni modelli di sviluppo perseguiti dalle istituzioni regionali, spinge ad avere una voce sola nel reclamare una posizione chiara e ufficiale da parte delle Segreterie nazionali dei Partiti politici”. 
“Solo – conclude - una rinnovata capacità delle Forze politiche nazionali ed europee di farsi portatrici di progetti risolutivi delle istanze dei singoli territori, potrà garantire all’Area adriatica una prospettiva autentica di futuro, di benessere e di pace”.
di Eliona Cela

Ecco, di seguito, l'ordine del giorno approvato a Venezia

Ordine del giorno
conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche 
Venezia 9 novembre 2012


“Salvaguardia delle coste delle regioni del Mar Mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

considerato l’ordine del giorno della Conferenza del 20 settembre 2012;

considerato che ad oggi le Assemblee delle Regioni Abruzzo, Molise, Puglia, Veneto hanno approvato alla unanimità una proposta di legge al Parlamento ai sensi dell’art.121 della Costituzione ai fini del divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nel mare adriatico;

considerato anche l’impegno delle altre Regioni che a tale proposito con progetti di legge in itinere presso le competenti Commissioni consiliari;

vista la proposta della Commissione europea del gennaio 2011che invita l’Unione ad aderire al “protocollo offshore” della Convenzione di Barcellona, per la protezione dell’ambiente marino e del mediterraneo, che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività di esplorazione nel sottosuolo marino a causa della sua configurazione semichiusa e della notevole sismicità dei relativi territori;

Le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome riunite a Venezia il 9 novembre 2012 e promotrici della conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche

invitano
 il Parlamento ed il governo italiano a:

sostenere la ratifica del protocollo “offshore” – che impone una serie di condizioni da soddisfare prima che sia consentito l’avvio delle attività - da parte dell’Unione europea ed a sostenere le proposte legislative della Commissione circa il regolamento sulla sicurezza offshore proposte dalla Commissione (IP/11/1260 e MEMO/11/740) al fine di regolamentare le attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi nel Mar Mediterraneo;

promuovere con i Paesi dell’Unione e non che si affacciano sul mare Adriatico e Ionio ogni utile attività di cooperazione interistituzionale che porti nel breve periodo alla firma di un protocollo di Intesa per una regolamentazione comune delle attività estrattive e di esplorazione degli idrocarburi liquidi al fine di proteggere l’ambiente marino e costiero;
in particolar modo per quanto attiene ad una disciplina comune dell’utilizzo e dello smaltimento di sostanze pericolose per la sicurezza, i piani di emergenza ed il monitoraggio della stabilità del suolo che ricadrebbero esclusivamente a livello di costo sugli Enti locali senza alcun onore a carico delle aziende impegnate nelle attività estrattive;

sollecitare lo IAI (iniziativa adriatico-ionica) ad avviare le attività conoscitive per individuare la reale portata e significativa dei sistemi di monitoraggio dell’ambiente marino e di risposta alle emergente.

rivedere il piano energetico nazionale nella parte concernente la deregolamentazione in merito alle attività estrattive di idrocarburi, attivando un confronto con le Regioni;


impegnano

i Presidenti, le Giunte Regionali e gli assessori all’Ambiente ad azioni al fine di concorrere agli obiettivi di cui in premessa ed a concorrere al miglioramento della governance del piano energetico nazionale al fine di promuovere i territori come potenziali sorgenti di sviluppo energetico sostenibile e non come terminali di sfruttamento di attività estrattive conciliando così, in modo coerente, politiche di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


le Assemblee delle Regioni e delle Province autonome presenti alla Conferenza internazionale di Venezia

si impegnano

a promuovere presso la Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome un’azione istituzionale al fine di attivare il comma 2 dell’art.138 della Costituzione per sottoporre a referendum l’abrogazione dell’art 35 del dl 22 giugno 2012 n.83 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n.134 in materia di ricerca estrazione di idrocarburi-

inoltre


i soggetti istituzionali presenti alla conferenza di Venezia del 9 novembre 2012
“Salvaguardia delle coste delle regioni del mar mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare”

condividendo le considerazioni e motivazioni espresse in premessa, condividono la necessità di attivare un Tavolo di confronto e approfondimento tra tutti i soggetti istituzionali delle Regioni e dei Paesi. che si affacciano sull’Adriatico che definisca principi e regole comuni al fine di contemperare  le attività di sviluppo energetico, ambientale, climatico ed economico.


venerdì 21 settembre 2012

Trivellazioni, si forma la rete di associazioni contrarie. No anche da tutte le Regioni d'Italia


Si costituisce in Puglia una rete di associazioni e di enti concorde nel respingere le istanze di prospezione e ricerca di idrocarburi  al largo delle Isole Tremiti.
I rappresentanti delle associazioni regionali di  WWF, Legambiente, GreenPeace, Comitato ‘No petrolio, sì energie rinnovabili’e l’A.B.A.P. e il presidente del Parco Nazionale del Gargano, si sono riuniti nei giorni scorsi presso la sede regionale di Legambiente Puglia per discutere sulle modalità attraverso le quali intervenire sul tema delle trivellazioni al  largo delle Isole Tremiti.
“Al termine di un articolato e costruttivo confronto tutti gli intervenuti hanno convenuto sulla necessità di potenziare la piattaforma programmatica ed operativa attraverso la massima condivisione con tutti gli attori di questa battaglia di civiltà”. Così recita il comunicato stampa di Legambiente Puglia. In altre parole tutte queste associazioni sono pronte a scendere in campo insieme a chi, dalle istituzioni ai cittadini, dai comuni alla Regione Puglia ai media, si sono dichiaratamente schierati contro la scelta del governo, e del ministro Clini in particolare, di proseguire con l’adozione di nuove autorizzazioni per la prospettazione nel mare adiatrico, a 5 miglia al largo delle nostre coste.
Parallelamente si è condivisa l’esigenza di creare momenti pubblici di discussione sulla rete web e manifestazioni di piazza per diffondere e sollecitare la fondamentale e consapevole personale partecipazione dei cittadini.
L’assemblea, che ha deciso di adire ad una azione di concretezza e responsabilizzazione nei confronti di tutti i soggetti politico-istituzionali e civili coinvolti nella vicenda, si riaggiornerà nello stretto giro di pochi giorni aprendosi alla partecipazione e collaborazione di tutte le realtà pubbliche ed associative.
Dunque, si allarga, si compatta e si arricchisce il Comitato/Laboratorio delle Istituzioni e delle Regioni dell'Adriatico, costituito lo scorso 6 settembre a Termoli - dove già vi avevano partecipato i rappresentanti di Federparchi, dei Comuni e delle Province della costa adriatica - con il compito di preparare le azioni di ogni genere per opporsi allo sfruttamento del nostro mare Adriatico, finalizzato alla ricerca ed estrazione di idrocarburi (petrolio).
Fra le suddette azioni, rientra la manifestazione organizzata a Manfredonia, in calendario il prossimo 6 ottobre, a cui l’assemblea ha dato prova di voler partecipare.
La battaglia della Puglia contro le trivelle in mare vede ora alleate tutte le venti Regioni. Già ad agosto, il Veneto aveva adottato una proposta di legge alle Camere per il divieto dello sfruttamento del mare a scopi petroliferi. L'iniziativa legislativa segue il modello di quella avanzata dal Consiglio regionale pugliese all'unanimità fin dal luglio 2011, con la richiesta al Parlamento di approvare una legge nazionale no petrolio. Ieri, la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome ha adot¬tato un ordine del giorno «secco e preciso sul bersaglio», rende noto «con soddisfazione» il presidente del Consiglio pugliese, Onofrio Introna, alla cui iniziativa si deve il documento unanime dell'organismo che riunisce i vertici di tutti i parlamenti regionali. Condiviso nella ple¬naria della Conferenza, a Roma, l'odg «impegna. i presidenti, le giunte re¬gionali e gli assessori all'ambiente di opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qual¬siasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e col¬tivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio».
I presidenti dei Consigli convengono inoltre «sull'organizzazione di una Conferenza di tutte Regioni adriatiche e ioniche, italiane e non, da tenersi a Venezia l' 8 e 9 novembre, con la partecipazione, già confermata, del ministro per l'ambiente Corrado Clini». «L'obiettivo è il divieto assoluto di perforare i nostri mari - ricorda Introna - per metterli in sicurezza da ogni rischio di inquinamento, che sarebbe fatale per un'economia fiorente come quella turistica e marinara».
Intanto, anche il Touring Club Italiano si schiera a fianco del coordinamento dei Comuni per dire no alle ricerche di idrocarburi nel mare Adriatico, in particolare allargo delle Isole Tremiti. «A nome del Touring - afferma Fabrizio Galeotti, direttore generale del TCI - aderisco al Comitato No Triv e invito il Ministero dell'Ambiente a tutelare il patrimonio prezioso che la natura ci ha regalato».
di Vincenzo Matano

giovedì 6 settembre 2012

Legambiente Puglia boccia la proposta di modifica della legge sulla tutela degli oliveti monumentali di Puglia

"Il paesaggio degli uliveti monumentali pugliesi va tutelato e difeso. Sarebbe opportuno che la Regione Puglia proceda con politiche di valorizzazione di territori caratterizzati da questo patrimonio di incommensurabile valore e soprattutto renda distinguibile e promuova l’olio di oliva ottenuto dalle piante millenarie al fine di assicurare il giusto prezzo ad un prodotto che è in grado di raccontare la storia e la cultura di questa regione. Ciò assicurerebbe il giusto reddito ai tanti agricoltori-custodi di un paesaggio millenario".
Si esprime così Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia - all’indomani dell’audizione delle associazioni ambientaliste nella V Commissione Consiliare Permanente Ambiente-Assetto e utilizzazione del territorio della Regione Puglia - sulla proposta di modifica alla L.R. n. 14 del 2007 sulla tutela e valorizzazione del paesaggio degli olivi monumentali di Puglia. 
Legambiente ritiene che la proposta di estendere la deroga “ai piani attuativi di strumenti urbanistici generali approvati prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 14/2007 /2007” ̶ oltre a snaturare i principi fondanti della legge stessa, che prevede la concessione di deroghe ai divieti di abbattimento degli alberi di ulivo esclusivamente per motivi di pubblica utilità o per opere i cui procedimenti autorizzativi siano stati completati alla data di entrata in vigore – mette a serio rischio le parti più autentiche e suggestive del paesaggio agrario pugliese, oggettivando il rischio di piani urbanistici già approvati prima della legge di tutela.
"Alla luce della crescita culturale avvenuta in questo ultimo decennio da parte della comunità pugliese che ha anche incentrato il suo sviluppo turistico sulle risorse paesaggistiche – conclude Tarantini ̶ sarebbe opportuno ripensare a come valorizzare le aree agricole di pregio che confinano che la periferia delle città adeguando e rendendo coerenti i piani attuativi degli strumenti urbanistici antecedenti all’entrata in vigore della Legge del 2007 alle finalità della stessa e non viceversa".

venerdì 31 agosto 2012

Trivellazioni, per Legambiente: “È una follia, l’autorizzazione alle prospezioni di Petroceltic priverebbe la Puglia del suo bene più prezioso: il mare”

“L’estrazione del petrolio al largo delle Tremiti ̶ dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia ̶ è un progetto folle che ipoteca lo sviluppo futuro della nostra economia, fondata sull’uso sostenibile del mare, sul turismo e sulla pesca. La Puglia non può e non deve essere privata del suo bene più prezioso: il mare”.
Proprio Legambiente, insieme alle altre associazioni ambientaliste, lo scorso giugno aveva fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il ministero dell'Ambiente dava il via libera alle ispezioni in Adriatico, nei pressi delle acque che circondano le Tremiti.
Nei mari del Belpaese – come risulta dal dossier nazionale di Legambiente “Trivella Selvaggia”, presentato in Puglia con la collaborazione di Goletta Verde ̶ sono già attive 9 piattaforme di estrazione petrolifera ma, grazie ai colpi di spugna normativi dell’ultimo anno, si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle per una superficie di 30mila km² di mare. Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati (gli ultimi due sono stati sbloccati il 15 giugno scorso nel tratto abruzzese di Adriatico di fronte la costa tra Vasto e Ortona); 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. In definitiva, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.
“Continuare a puntare sull’energia fossile ̶ spiega Tarantini ̶ non solo è rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini ma è anche un investimento miope ed anacronistico. Le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornate a dicembre 2011 indicano come certa la presenza nei fondali marini di solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, ai consumi attuali, sarebberosufficienti per il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al totale delle riserve certe, comprese quelle presenti nel sottosuolo italiano, concentrate soprattutto in Basilicata, nel complesso verrebbero consumate in appena 13 mesi”.
Questi dati dimostrano l’assoluta insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto nella nuova Strategia energetica nazionale prospettata dal ministro Passera, in cui uno dei pilastri sembra essere proprio la spinta verso nuove trivelle volte a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro.
I favori ai petrolieri non si limitano solo al via libera alle trivelle bloccate due anni fa. A questo si aggiunge anche l’irrisorio incremento delle royalties, previsto e propagandato per supportare attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte degli enti competenti. Si passa infatti dall’attuale 4% al 7%, percentuali che fanno sorridere rispetto a quelle praticate nel resto del mondo dove oscillano tra il 20% e l’80%. Si tratta di condizioni molto vantaggiose che ovviamente richiamano nel nostro Paese molte compagnie straniere: delle 41 istanze per permessi di ricerca attualmente in valutazione, infatti, solo 3 fanno capo a compagnie italiane (2 ad Eni e 1 a Enel) mentre tutte le altre sono richieste provenienti da società straniere. 
Tarantini aggiunge: "Ciò che colpisce è pure il mancato coinvolgimento della Regione Puglia in un processo decisionale così delicato. Per ovvie ragioni il Governo ha preferito agire autonomamente, certo del parere sfavorevole che avrebbe ricevuto per l'ennesima volta".
“Legambiente – conclude il presidente regionale ̶ continuerà ad opporsi alla decisione del ministro Clini e lo farà al fianco di tutti coloro, compresi i cittadini, che si batteranno per ostacolare una attività che, oltre a rappresentare una seria minaccia per la conservazione della biodiversità, andrebbe in controtendenza rispetto a una Regione che ha fatto suoi tre principi: turismo di qualità, fonti energetiche rinnovabili e tutela del territorio e delle aree protette. Sono queste il vero petrolio della Puglia”.
di Annalisa Tatarella

mercoledì 4 luglio 2012

Ecomafie: la Puglia è maglia rosa

33.817, tanti sono stati i reati ambientali scoperti nel 2011, il 9,7% in più rispetto al 2010.Aumentano i reaticontro il patrimonio faunistico,gli incendi boschivi, i furti delle opere d’arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. E sono già 18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose solo nei primi mesi del 2012, per reati spesso legati al ciclo illegale del cemento.
Un momento della conferenza stampa
Nello specifico, le forze dell’ordine hanno accertato 5.284 illeciti relativi al ciclo dei rifiuti. Nel 2011 sono state 17 le inchieste sull’unico delitto ambientale, quello contro i professionisti del traffico illecito di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/06). Mentre nei primi quattro mesi del 2012 leinchieste già concluse sonocinque. I rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati, nel 2011 in Italia, si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri. Ma i traffici illeciti di rifiuti si stanno spostando sempre di più nello scacchiere internazionale, dove stanno prendendo il predominio lemafie transazionali.
Nel 2011, l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato nei porti italiani 7.400 tonnellate di rifiuti (principalmente avanzi e cascami di plastica e metalli) diretti all’esportazione in gran parte verso la Cina.Sono invece 6.662 gli illeciti e 8.745 le persone denunciate nel ciclo del cemento, dove nonostante la crisi e il calo del 20% stimato dal Cresme nel mercato legale, l’abusivismo ha fatto registrare 25.800 casi tra nuove costruzioni o grandi ristrutturazioni, con un fatturato che si conferma stabile intorno a 1,8 miliardi di euro.
La Campania continua a occupare il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale seguita dalle altre regioni a tradizionale presenza mafiosa: nell’ordine Calabria, Sicilia e Puglia. Quanto al business prodotto dall’ecomafia, esso si attesta intorno ai 16,6 miliardi di euro mentre sale a 296 il numero dei clan coinvolti (nel 2010 erano 290).
A Bari, i dati pugliesi del Rapporto Ecomafia 2012, l’indagine annuale di Legambiente sull’illegalità ambientale, sono stati presentati da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia alla presenza di AntonioLaudati, Procuratore della Repubblica di Bari e Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia.
“Nel Rapporto Ecomafia 2012, pur rimanendo stabile al quarto posto nella classifica generale delle illegalità ambientali-dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia- la nostra regione peggiora sia sul fronte del ciclo illegale del cemento che del racket degli animali. Il mattone selvaggio imperversa e le costruzioni spuntano ovunque: nelle aree sottoposte a vincolo paesaggistico o idrogeologico e soprattutto sui litorali. A questo-continua Tarantini- si aggiungono le corse clandestine di cavalli, la macellazione clandestina, il record di discariche abusive di pneumatici fuori uso. Inoltre, la Puglia, anche se scende al terzo posto, rimane sul podio nel ciclo illegale dei rifiuti e si conferma base logistica di traffici internazionali di rifiuti”.
Nella classifica generale dell’illegalità ambientale in Italia nel 2011, la Puglia rimane stabile al quarto posto con 3.345infrazioni accertate, 2.971 persone denunciate, 57arrestate e 1.281 sequestri effettuati. Rispetto al 2010, aumentano le infrazioniaccertate, le persone denunciate e quelle arrestate. Per quanto riguarda i sequestri effettuati, la nostra regione nel 2011 si colloca al primo posto. Mentre nella classifica delle prime dieci province per l’illegalità ambientale in Italia nel 2011 ne troviamo ben tre pugliesi: Bari al 4° posto con 1.097 infrazioni accertate, Foggia (passata dal sedicesimo all’ottavo posto) con 775 infrazioni accertate e Lecce (passata dal tredicesimo al nono) con 742 infrazioni accertate.
“I crimini ambientali hanno una peculiarità: sono reati vaghi e diffusi, che coinvolgono tutti -ha dichiarato Laudati- I reati ambientali in Puglia stanno diminuendo grazie al lavoro delle forze dell’ordine, ma tuttavia la nostra regione ha delle particolari caratteristiche che determinano ogni anno la sua presenza tra i primi posti nel Rpporto Ecomafia: la Puglia è una regione effervescente, con una profonda cultura mercantile e commerciale, con numerosi contatti con gli altri Paesi del Mediterraneo e questo può comportare lo sviluppo di traffici internazionale di rifiuti. Il tema dell’ecomafia deve essere approfondito dai mass media tutto l’anno e non solo in determinate occasioni quali la presentazione del Rapporto Ecomafia”.
“Per la Puglia, più che di maglia nera parlerei di maglia rosa – sostiene Nicastro- i dati infatti non testimoniano che in Puglia ci sono più reati che altrove ma che se ne scoprono di più grazie al lavoro straordinario ed efficace delle forze dell’ordine che nella nostra regione lavorano in sinergia con Arpa e Cnr. Condivido la richiesta di Legambiente di considerare gravissimi i reati ambientali con un apposito assetto sanzionatorio da inserire nel codice penale, perché quando tuteliamo l’ambiente, tuteliamo il diritto alla salute nostro e dei nostri figli”.
Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia scende al terzo posto, subito dopo la Campania e la Calabria, con 421infrazioni accertate (il 30,9% in meno rispetto al precedente rapporto), 441 persone denunciate e 250 sequestri effettuati. La maggior parte delle infrazioni accertate si concentrano nelle province di Bari (105), Lecce (104) e Foggia (94).
In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 39 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda lo smaltimento illegale di pneumatici fuori uso, la Puglia è in testa alla classifica per regioni con 28 discariche sequestrate. Il dato si riferisce al periodo ottobre 2011-maggio2012, durante il quale le forze dell’ordine hanno sequestrato, a livello nazionale, 93 discariche abusive di pneumatici fuori uso per una superficie totale compromessa da questi smaltimenti illeciti che supera i 500.000 metriquadri. Dalla Puglia, soprattutto dal porto di Taranto, continuano a partire illecitamente rifiuti diretti in Asia. Si tratta di rifiuti costituiti principalmente da materiale plastico di scarto, carta da macero, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici che però ritornano in Europa, sotto forma di prodotti finiti, dopo essere stati lavorati illegalmente all'estero senza alcuna precauzione per la salute dei lavoratori e dell’ambiente. Un caso su tutti: l’operazione Gold Plastic, con la quale, il 6 dicembre scorso, si è conclusa una complessa indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce, riguardante un ingente traffico illecito di rifiuti costituiti da materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso. L’indagine è stata avviata nel 2009 dall’Ufficio delle dogane di Taranto e dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Taranto e ha portato all’esecuzione di 54 ordinanze di custodia cautelare e al sequestro e alla perquisizione delle sedi aziendali di 21 aziende con sedi in ben 13 regioni italiane per un valore di oltre 6 milioni di euro.
Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia quest’anno sale al terzo posto (era al quinto lo scorso anno) con 683 infrazioni accertate (un incremento pari al 20,7%), 1.040 persone denunciate, un arresto e 356 sequestri effettuati. Entrano nella “top ten” delle province italiane per il mattone illegale quelle di Bari (ottavo posto con 165 reati, il 17,9% in più rispetto al 2010) e Foggia(nono posto con 157 illeciti, il 57% in più rispetto al 2010).
Lecce, invece, sale al quinto al sesto posto nella classifica delle province del mattone selvaggio con 229 infrazioni accertate, 413 persone denunciate e 131 sequestri effettuati. Tra le principali operazioni condotte in Puglia dalle forze dell’ordine contro il mattone illegale da segnalare l’operazione “Le mani sulla città” dello scorso giugno. Dopo mesi di indagini a cura della Procura della Repubblica di Trani, gli uomini del Corpo forestale dello Stato, con l’ausilo della polizia municipale di Molfetta, hanno ricostruito la fitta rete di interessi e di illegalità che ha praticamente“paralizzato” l’attività edilizia della cittadina a nord di Bari. Questi i reati ipotizzati dalla Procura di Trani: associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati dicorruzione,concussioneoltre che dei reati connessi in danno all’ambiente consistenti in vere e proprie lottizzazioni abusive nel territorio di Molfetta, con gravissimi rischi idrogeologici. Ben cinquantunosono state le persone indagate e nove le persone arrestate di cui otto poste agli arresti domiciliari mentre numerosissimi sono gli immobili sequestrati.

Per quanto riguarda il racket degli animali (corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffico di animali da compagnia, commercio di specie protette, macellazione clandestina, bracconaggio e pesca di frodo) la Puglia sale sul podio al terzo posto (l’anno scorso era al quinto) con 909 infrazioni accertate, 890 persone denunciate e 406 sequestri effettuati (+81% infrazioni accertate rispetto allo scorso rapporto). Tra le prime dieci province italiane per infrazioni contro la fauna troviamo Bari con 361 infrazioni accertate (al 3° posto), Foggia con 219 (al 7° posto) e Lecce con 218 (all’8°posto). Nella nostra regione restano zone privilegiate per l’addestramento e il combattimento tra cani leprovince di Bari e Foggia mentre rimanediffuso il fenomeno delle corse clandestine di cavalli un business quasi interamente sotto il controllo della criminalità organizzata.
Lo scorso aprile nel leccese gli uomini della squadra mobile della Questura di Lecce e del Corpo Forestale dello Stato fanno irruzione in un ippodromo formalmente in disuso. L’operazione Febbre da Cavallo si chiude con un bilancio di 13 persone indagate e 13 cavalli sequestrati. Le indagini portano alla scoperta di una vera e propria associazione a delinquere, composta da imprenditori e liberi professionisti del leccese. La Puglia, insieme alla Campania e Molise, è la regione che registra il maggior numero di casi di macellazione clandestina che spesso è la destinazione finale di equini utilizzati nelle corse clandestine.
Per quanto riguarda le rinnovabili, proseguono i processi scaturiti dalle operazioni “Ventus”, che riguardava la costruzione abusiva di un impianto eolico nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, “Turbines Walking” del Corpo Forestale dello Stato che mette sotto sequestro 51 aerogeneratori a Sant’Agata di Puglia (Fg), e “Canali”,condotta dal Comando provinciale dei Carabinieri di Brindisi e che vede alla sbarra gli affiliati del clan Bruno per l’eolico nell’area di Torre Santa Susanna. Inoltre, soprattutto in provincia di Brindisi, diversi sono i sequestri di parchi fotovoltaici a terra effettuati dalle forze dell’ordine. Sul fronte dell’archeomafia, l’aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, la Puglia, una delle regioni più ricche di reperti archeologici ma anche di tombaroli attivi, rimane stabile al decimo postocon 41 furti.
“Per fortuna, -conclude Tarantini- a fronte di una così forte pressione criminale non mancano le risposte, anche, da parte delle istituzioni regionali. Infatti, la regione Puglia ha messo in piedi, sin dal 2007, una task force composta da tutte le forze dell’ordine, Arpa Puglia e Cnr-Irsa per monitorare, contrastare e prevenire i reati ambientali, che ha raggiunto buoni risultati con 1.745 siti sequestrati. Il lavoro delle magistratura e delle forze dell’ordine continua a dare ottimi risultati, seppure in un contesto normativo ancorato a un sistema sanzionatorio penale di tipo contravvenzionale, del tutto inadeguato alla sfida lanciata dagli ecocriminali. L’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel nostro
codice penale renderebbe più efficace la tutela penale dell’ambiente, attraverso la previsione di sanzioni proporzionate, efficaci e dissuasive”.

lunedì 2 luglio 2012

Legambiente, mercoledì il rapporto sull'Ecomafia

I traffici di rifiuti e l’abusivismo edilizio, la criminalità nella filiera agroalimentare e gli incendi dolosi, il racket degli animali e il saccheggio dei beni archeologici, l’attività di repressione da parte delle forze dell’ordine e i clan mafiosi coinvolti: tutti le storie e i numeri della criminalità ambientale nella 19a edizione di Ecomafia, il rapporto annuale di Legambiente, che sarà ufficialmente presentato alla stampa mercoledì prossimo, 4 luglio, alle ore 11, presso la sede distrettuale di Legambiente Puglia, a Bari, in via della Resistenza 48, palazzina 2B.
Saranno presenti, tra gli altri, Antonio Laudati, Procuratore della Repubblica di Bari, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia e Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia, oltre ai rappresentanti delle forze dell'ordine.