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giovedì 29 novembre 2012

Ilva, una bomba sociale che sta per colpire l'intero sistema-Puglia

Una vera bomba sociale di dimensioni vastissime sta per colpire l’intero sistema produttivo della nostra regione; all’annoso problema ambientale della città di Taranto si aggiunge ora un’emergenza occupazionale pesantissima che coinvolge tutta la provincia ionica, ma anche il brindisino, l’alto Salento e il sud barese.
Per l’ANCI Puglia è fondamentale far comprendere a tutti gli attori di questa vicenda che quello dell’ILVA non è e non deve essere trattato come un problema della sola città di Taranto, e che invece la crisi del siderurgico tarantino tocca nel vivo un territorio ampio, decine di realtà comunali e un comprensorio interprovinciale.
In questi giorni l’Associazione dei Comuni si mobiliterà accanto gli amministratori dei territori più colpiti da questa crisi per organizzare gli sforzi e condividere iniziative politiche unitarie, al fine di individuare e sostenere una soluzione che sia nell’interesse esclusivo dei cittadini pugliesi.
“C’è grande preoccupazione nei nostri territori per la vicenda e per il conseguente gravissimo impatto sociale. - ha commentato il presidente Anci Puglia Luigi Perrone - Da un lato il fondamentale diritto alla salute e dall’altro quello sacrosanto al lavoro in piena contrapposizione, mentre la nostra economia è in recessione. Serve immediato intervento del Governo per procedere a risanamento area e per consentire produzione siderurgica sicura e sostenibile. Domani riuniremo Comitato Direttivo e nei prossimi giorni incontreremo sindaci pugliesi per concordare iniziative e azioni congiunte.”
“Situazione gravissima - ha dichiarato Gianvito Matarrese, vicepresidente Vicario Anci Puglia - penso ai mutui delle famiglie dei lavoratori, penso alla disoccupazione come terreno fertile per la criminalità, ma anche al diritto alla salute dei Tarantini. Oggi anche il maltempo si accanisce su questa vicenda. Politica e giustizia si confrontino subito, ma intervengano con coscienza e in fretta per evitare una grave emergenza sociale.”
Intanto oggi è previsto a Roma un vertice sulla questione Ilva, e ci si aspetta un decreto legge che possa portare alla riapertura dello stabilimento, così come ripetuto più volte sia dal ministro Clini che dal ministro Fornero.
“Valuteremo la proposta del presidente Monti e poi decideremo. Se il decreto non dovesse tener conto dei profili di danno sanitario servirebbe soltanto a risolvere il problema occupazionale ma potrebbe non essere sufficiente a dare risposte alle tematiche di natura sanitaria ed ambientale. La priorità, evidentemente, è quella della tutela del diritto alla salute ma confido sempre nella possibilità di una via che risolva entrambe le questioni”. 
A dichiararlo l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro che, dopo aver partecipato ieri all'incontro con tutti gli assessori regionali all'Ambiente ed il Ministro Clini parteciperà a Palazzo Chigi a vertice sulla vicenda Ilva.
di Eliona Cela

domenica 14 ottobre 2012

Ilva, dopo il documento del ministro c'è attesa per la conferenza di servizi sull'Aia

Si è svolta nella giornata di sabato a Taranto una manifestazione organizzata dal Comitato di 'Cittadini e lavoratori liberi e pensanti' per difendere salute, ambiente, e occupazione. Il corteo, partito da piazzale Democrate, si è snodato fino a piazza De Amicis, nel rione Tamburi ,il più esposto all'inquinamento di origine industriale. Numerosi manifestanti hanno indossato la maglia con il logo dell'Apecar, che ricorda la contestazione del 2 agosto scorso quando fu interrotto il comizio dei leader di Cgil, Cisl e Uil. 
Intanto si dibatte provvedimento di riesame dell’Aia redatta nei giorni scorsi dal ministero dell’ambiente. 
A parlare è l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastri. 
“Registro con piacere il passo avanti fatto in queste ore con la definizione dei punti che dovrebbero rientrare nel provvedimento di riesame dell'Aia per lo stabilimento Ilva di Taranto. Devo tuttavia dire che di questo si parla, appunto, di un passo, non del punto di arrivo che sarà invece costituito dal provvedimento di Autorizzazione. Un provvedimento che non è una specie di pietra tombale che chiude definitivamente una vicenda ma che, invece, deve essere duttile soprattutto in relazione alle evidenze che, eventualmente, dovessero emergere dalla valutazione sanitaria dell'inquinamento”. 
Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente in relazione alle notizie relative al riesame dell'Aia per lo stabilimento Ilva di Taranto. 
“E' importante sottolineare che il lavoro del comitato istruttore ha tenuto conto di tre elementi documentali: il piano di risanamento per la qualità dell'aria del quartiere tamburi di Taranto, la legge sulla valutazione del danno sanitario e le indicazioni contenute nelle perizie che hanno portato al provvedimento di sequestro della magistratura ionica. Attendiamo i lavori della conferenza di servizi – prosegue Nicastro – che dovrà far sintesi del lavoro fatto dal comitato istruttore nel confronto anche con tutte le realtà che hanno chiesto di essere ascoltate. Solo dopo il definitivo provvedimento, completo di prescrizioni ed interventi da realizzare, avremo un quadro più chiaro del futuro”. 
“Torno a chiarire che l'eventuale Autorizzazione Integrata Ambientale non è un monolite che chiude in modo definitivo la questione: la Regione Puglia con la richiesta di inserire come prescrizione il raffronto tra le indicazioni dell'Aia stessa con le evidenze delle valutazioni sanitarie che emergeranno nel tempo intende garantire sempre migliori performance ambientali. Intendiamo – conclude Nicastro – come abbiamo detto in occasione del varo della legge sulla valutazione del danno sanitario non fermarci ai limiti emissivi ma mettere al centro l'uomo e la sua salute tenendo come cartina di Tornasole le ripercussioni dei carichi ambientali sulla salute dei cittadini”. 
Arrivano commenti positivi da Legambiente. 
"Ad un primo esame del parere istruttorio conclusivo arrivato ieri notte nella nostra casella di posta elettronica ci sembra di poter dire che, per molti versi, la nuova Aia rappresenti un considerevole punto di discontinuita' con il passato". Queste le prime dichiarazioni di Lunetta Franco e Leo Corvace, del Circolo Legambiente di Taranto, sul documento istruttorio conclusivo della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale per l'Ilva di Taranto. "Va rilevato con favore - aggiungono - l'accoglimento sostanziale della maggior parte delle disposizioni della magistratura nonche' di molte delle richieste che Legambiente ha presentato alla Commissione Ippc ed al Ministero dell'Ambiente sia in questa fase che nel precedente iter autorizzativo dell'Aia 2011". 
In particolare tra gli aspetti che Legambiente sottolinea positivamente ci sono la chiusura definitiva dell'altoforno 3, la chiusura immediata di Afo 1 (altoforno), Afo 2 e delle Batterie 3, 4, 5, 6, 9 e 10, il rifacimento e la gestione condizionata delle cokerie con l'allungamento dei tempi di distillazione del coke e l'installazione del sistema Proven per la decompressione, l'eliminazione del pet-coke, la definizione di limiti quantitativi alle emissioni dei fumi (diminuzione dei flussi di massa) per tutti i settori impiantistici dell'area a caldo, la sensibile diminuzione dei limiti posti alle emissioni che sono in larga misura prossimi ai valori piu' bassi previsti nelle nuove migliori tecnologie disponibili, la copertura dei nastri trasportatori e lo scarico automatico dei minerali dalle navi, l'installazione di depolveratori nella Acciaieria 1. 
"Tutte cose - sottolineano Franco e Corvace - che avevamo chiesto in tutte le sedi e in piu' occasioni. Mancano ancora, pero', prescrizioni in merito ad un sistema di abbattimento delle emissioni della cokeria ed allo spegnimento a secco del coke e si lascia ad uno studio di fattibilita' l'eventuale adozione di filtri a tessuto in uno degli impianti piu' inquinanti, l'Agglomerato". 
Ma di cosa si parla nel documento licenziato dal ministro Climi? 
In breve: 
  • Fermata e rifacimento dell'alto forno Afo5 entro il 30 giugno 2014. 
  • Produzione limitata a 8 milioni di tonnellate di acciaio l'anno, anziché 15 (l'anno scorso l'Ilva ne ha prodotte 7 milioni e più, la cifra record è stata di 10 milioni di tonnellate qualche anno fa) . 
  • Entro due mesi dal provvedimento, lo stabilimento deve presentare il progetto di copertura dei parchi. 
  • Un piano per monitorare e tutelare la salute dei cittadini. 
  • Interventi strutturali da avviare entro il 2013: la rete di idranti, gli sparanebbia, copertura completa dei nastri e copertura del calcare. 
Questo quanto previsto dalla nuova Aia per l'Ilva di Taranto, illustrata dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini in una conferenza al ministero. "Non sono in grado di dare un numero relativo ai costi - ha detto Clini - mi pare evidente che parliamo di miliardi e non di milioni; sono prescrizioni che hanno comunque costi molto ma molto più importanti dei 400 milioni che l'azienda aveva prospettato". "Quello che io auspico - ha aggiunto - è che ora l'azienda e la Procura e il Gip possano giungere a soluzioni non conflittuali, e ci sono tutte le condizioni perché questo documento possa facilitare il percorso parallelo avviato dalla Procura di Taranto". 
"Tra le azioni da adottare subito - ha spiegato Clini - è necesssario che la produzione dello stabilimento sia limitata a 8 milioni di tonnellate di acciaio l'anno, invece di 15 milioni". Si tratta "di quasi il 50 per cento in meno rispetto al limite autorizzato con l'Aia del 2011". Lo spegnimento dell'altoforno 5 è stato uno dei nodi più spinosi dell'Autorizzazione. Nel documento lo spegnimento di Afo 5, il più grande d'Europa, è prevista nel 2014. 
"Le misure che abbiamo indicato - ha spiegato il ministro - come misure urgenti da realizzare sono state individuate con l'obiettivo di interrompere, qualora fossero in atto, reati". I costi? Si parla di dieci miliardi, di cifre rilevanti, ma Clini non smentisce né conferma. "L'Aia verrà rivista per quelle parti che richiedessero eventualmente una revisione non appena sarà definito il documento per la valutazione del danno sanitario previsto dalla legge della Regione Puglia", ha spiegato ancora Clini annunciando un piano sanitario per la popolazione "esposta per decenni a un inquinamento molto pesante". "Dobbiamo realizzare un'iniziativa importante a Taranto per avviare l'osservazione e la protezione sanitaria della popolazione, in cui sono coinvolti anche l'Organizzazione mondiale per la sanità, l'Istituto superiore di sanità, il ministero della Salute, la Regione Puglia. Un piano necessario, è stato spiegato, perché lo stabilimento ha cinquant'anni di vita e in questi decenni le produzioni hanno generato inquinamento e una serie di conseguenze sulla salute della popolazione. 
Prima che il decreto sia firmato dal ministro Clini, l'Aia avrà nei prossimi giorni un ultimo esame: quello della conferenza dei servizi alla quale parteciperanno oltre al ministero dell'Ambiente, Regione Puglia, Comuni di Taranto e Statte e Provincia di Taranto, mentre le associazioni ambientaliste hanno fatto pervenire al ministero una serie di proposte. L'incontro è slittato di un giorno e si terrà giovedì 18 ottobre.

venerdì 21 settembre 2012

Trivellazioni, si forma la rete di associazioni contrarie. No anche da tutte le Regioni d'Italia


Si costituisce in Puglia una rete di associazioni e di enti concorde nel respingere le istanze di prospezione e ricerca di idrocarburi  al largo delle Isole Tremiti.
I rappresentanti delle associazioni regionali di  WWF, Legambiente, GreenPeace, Comitato ‘No petrolio, sì energie rinnovabili’e l’A.B.A.P. e il presidente del Parco Nazionale del Gargano, si sono riuniti nei giorni scorsi presso la sede regionale di Legambiente Puglia per discutere sulle modalità attraverso le quali intervenire sul tema delle trivellazioni al  largo delle Isole Tremiti.
“Al termine di un articolato e costruttivo confronto tutti gli intervenuti hanno convenuto sulla necessità di potenziare la piattaforma programmatica ed operativa attraverso la massima condivisione con tutti gli attori di questa battaglia di civiltà”. Così recita il comunicato stampa di Legambiente Puglia. In altre parole tutte queste associazioni sono pronte a scendere in campo insieme a chi, dalle istituzioni ai cittadini, dai comuni alla Regione Puglia ai media, si sono dichiaratamente schierati contro la scelta del governo, e del ministro Clini in particolare, di proseguire con l’adozione di nuove autorizzazioni per la prospettazione nel mare adiatrico, a 5 miglia al largo delle nostre coste.
Parallelamente si è condivisa l’esigenza di creare momenti pubblici di discussione sulla rete web e manifestazioni di piazza per diffondere e sollecitare la fondamentale e consapevole personale partecipazione dei cittadini.
L’assemblea, che ha deciso di adire ad una azione di concretezza e responsabilizzazione nei confronti di tutti i soggetti politico-istituzionali e civili coinvolti nella vicenda, si riaggiornerà nello stretto giro di pochi giorni aprendosi alla partecipazione e collaborazione di tutte le realtà pubbliche ed associative.
Dunque, si allarga, si compatta e si arricchisce il Comitato/Laboratorio delle Istituzioni e delle Regioni dell'Adriatico, costituito lo scorso 6 settembre a Termoli - dove già vi avevano partecipato i rappresentanti di Federparchi, dei Comuni e delle Province della costa adriatica - con il compito di preparare le azioni di ogni genere per opporsi allo sfruttamento del nostro mare Adriatico, finalizzato alla ricerca ed estrazione di idrocarburi (petrolio).
Fra le suddette azioni, rientra la manifestazione organizzata a Manfredonia, in calendario il prossimo 6 ottobre, a cui l’assemblea ha dato prova di voler partecipare.
La battaglia della Puglia contro le trivelle in mare vede ora alleate tutte le venti Regioni. Già ad agosto, il Veneto aveva adottato una proposta di legge alle Camere per il divieto dello sfruttamento del mare a scopi petroliferi. L'iniziativa legislativa segue il modello di quella avanzata dal Consiglio regionale pugliese all'unanimità fin dal luglio 2011, con la richiesta al Parlamento di approvare una legge nazionale no petrolio. Ieri, la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome ha adot¬tato un ordine del giorno «secco e preciso sul bersaglio», rende noto «con soddisfazione» il presidente del Consiglio pugliese, Onofrio Introna, alla cui iniziativa si deve il documento unanime dell'organismo che riunisce i vertici di tutti i parlamenti regionali. Condiviso nella ple¬naria della Conferenza, a Roma, l'odg «impegna. i presidenti, le giunte re¬gionali e gli assessori all'ambiente di opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qual¬siasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e col¬tivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio».
I presidenti dei Consigli convengono inoltre «sull'organizzazione di una Conferenza di tutte Regioni adriatiche e ioniche, italiane e non, da tenersi a Venezia l' 8 e 9 novembre, con la partecipazione, già confermata, del ministro per l'ambiente Corrado Clini». «L'obiettivo è il divieto assoluto di perforare i nostri mari - ricorda Introna - per metterli in sicurezza da ogni rischio di inquinamento, che sarebbe fatale per un'economia fiorente come quella turistica e marinara».
Intanto, anche il Touring Club Italiano si schiera a fianco del coordinamento dei Comuni per dire no alle ricerche di idrocarburi nel mare Adriatico, in particolare allargo delle Isole Tremiti. «A nome del Touring - afferma Fabrizio Galeotti, direttore generale del TCI - aderisco al Comitato No Triv e invito il Ministero dell'Ambiente a tutelare il patrimonio prezioso che la natura ci ha regalato».
di Vincenzo Matano

venerdì 31 agosto 2012

Trivellazioni, per Legambiente: “È una follia, l’autorizzazione alle prospezioni di Petroceltic priverebbe la Puglia del suo bene più prezioso: il mare”

“L’estrazione del petrolio al largo delle Tremiti ̶ dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia ̶ è un progetto folle che ipoteca lo sviluppo futuro della nostra economia, fondata sull’uso sostenibile del mare, sul turismo e sulla pesca. La Puglia non può e non deve essere privata del suo bene più prezioso: il mare”.
Proprio Legambiente, insieme alle altre associazioni ambientaliste, lo scorso giugno aveva fatto ricorso al Tar del Lazio contro il decreto con cui il ministero dell'Ambiente dava il via libera alle ispezioni in Adriatico, nei pressi delle acque che circondano le Tremiti.
Nei mari del Belpaese – come risulta dal dossier nazionale di Legambiente “Trivella Selvaggia”, presentato in Puglia con la collaborazione di Goletta Verde ̶ sono già attive 9 piattaforme di estrazione petrolifera ma, grazie ai colpi di spugna normativi dell’ultimo anno, si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle per una superficie di 30mila km² di mare. Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati (gli ultimi due sono stati sbloccati il 15 giugno scorso nel tratto abruzzese di Adriatico di fronte la costa tra Vasto e Ortona); 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. In definitiva, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.
“Continuare a puntare sull’energia fossile ̶ spiega Tarantini ̶ non solo è rischioso per l’ambiente e la salute dei cittadini ma è anche un investimento miope ed anacronistico. Le ultime stime del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornate a dicembre 2011 indicano come certa la presenza nei fondali marini di solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, ai consumi attuali, sarebberosufficienti per il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al totale delle riserve certe, comprese quelle presenti nel sottosuolo italiano, concentrate soprattutto in Basilicata, nel complesso verrebbero consumate in appena 13 mesi”.
Questi dati dimostrano l’assoluta insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto nella nuova Strategia energetica nazionale prospettata dal ministro Passera, in cui uno dei pilastri sembra essere proprio la spinta verso nuove trivelle volte a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro.
I favori ai petrolieri non si limitano solo al via libera alle trivelle bloccate due anni fa. A questo si aggiunge anche l’irrisorio incremento delle royalties, previsto e propagandato per supportare attività di salvaguardia del mare e di sicurezza delle operazioni offshore da parte degli enti competenti. Si passa infatti dall’attuale 4% al 7%, percentuali che fanno sorridere rispetto a quelle praticate nel resto del mondo dove oscillano tra il 20% e l’80%. Si tratta di condizioni molto vantaggiose che ovviamente richiamano nel nostro Paese molte compagnie straniere: delle 41 istanze per permessi di ricerca attualmente in valutazione, infatti, solo 3 fanno capo a compagnie italiane (2 ad Eni e 1 a Enel) mentre tutte le altre sono richieste provenienti da società straniere. 
Tarantini aggiunge: "Ciò che colpisce è pure il mancato coinvolgimento della Regione Puglia in un processo decisionale così delicato. Per ovvie ragioni il Governo ha preferito agire autonomamente, certo del parere sfavorevole che avrebbe ricevuto per l'ennesima volta".
“Legambiente – conclude il presidente regionale ̶ continuerà ad opporsi alla decisione del ministro Clini e lo farà al fianco di tutti coloro, compresi i cittadini, che si batteranno per ostacolare una attività che, oltre a rappresentare una seria minaccia per la conservazione della biodiversità, andrebbe in controtendenza rispetto a una Regione che ha fatto suoi tre principi: turismo di qualità, fonti energetiche rinnovabili e tutela del territorio e delle aree protette. Sono queste il vero petrolio della Puglia”.
di Annalisa Tatarella

giovedì 30 agosto 2012

Trivellazioni, Clini autorizza, in Puglia non le vuole nessuno

Le trivellazioni in Puglia non le vogliamo. Forte e chiaro è il messaggio che, da due anni a questa parte, ogni forza politica e l'intera comunità lancia per fermare le prospettazioni petrolifere al largo delle nostre coste. 
Ma qualcuno le vuole a tutti i costi, ed è talmente tanta la sua voglia che, in piena pausa agostana, riesce ad ottenere l'autorizzazione del Ministro Clini. In barba a ogni richiesta della Puglia.
“L’improvvisa ed improvvida decisione del Ministro Clini di autorizzare le trivellazioni al largo del parco naturale delle isole Tremiti va combattuta in ogni sede, dal Parlamento alle aule giudiziarie, ma non mancheranno di farsi sentire i cittadini pugliesi e tutti gli amanti dell'incantevole mare di Tremiti”.
Così si esprime l'europarlamentare di Futuro e Libertà Salvatore Tatarella.
Nel bel mezzo della pausa agostana, infatti, il ministro Clini decide di autorizzare la Petrolceltic alle trivellazioni, o meglio prospezioni, al largo delle Isole Tremiti; ma la comunicazione in Regione Puglia è giunta soltanto nei giorni scorsi, scatenando le reazioni della politica, in primis l'assessore Nicastro.
“Apprendo oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto il Ministro dell'Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti. Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all'oro nero. E' una ulteriore conferma della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell'attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così”.
Così l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro commenta la notizia, comunicata dal Ministero, di parere positivo alle prospezioni.“La nostra regione, la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata: nonostante il corale 'no' gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un 'embargo' sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo. Il parere del Ministero conferma la direzione ostinata del Governo nazionale – prosegue Nicastro – verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili e, riteniamo, crea un pericoloso precedente per il destino del nostro mare. Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero.
Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l'amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione”.“Fin da ora dico che non ci daremo per vinti e che – conclude l'assessore – oltre a ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali, proseguiremo con le modalità civili proprie dei pugliesi a manifestare il nostro dissenso e la nostra protesta nella battaglia per affermare il diritto della Puglia a progettare un futuro diverso rispetto a quello che altri pensano di disegnare. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia”.
Rilancia le accuse anche il presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna.
“È irritante, è spiazzante e delude profondamente l’iniziativa del ministro Clini di autorizzare le prospezioni di idrocarburi della multinazionale Petroceltic, al largo delle isole Tremiti”. Il presiedente del Consiglio regionale della Puglia Onofrio Introna commenta con sorpresa la firma apposta “in pieno clima vacanziero”, dal responsabile del Dicastero dell'ambiente.
“Il ministro Clini non può venire in Puglia e vestire alternativamente i panni del dottor Jeckill e di mister Hyde. Abbiamo apprezzato la determinazione con la quale ha difeso le ragioni dell’occupazione, in una questione ambientale delicata come quella tarantina, ma ci lascia sconcertati apprendere che nello stesso tempo, con il Paese distratto dal ferragosto imminente, ha dato il via libera a quella che da sempre consideriamo una pericolosa aggressione ad uno dei nostri patrimoni naturali importanti”.
Il sì del ministro è intervenuto il 7 agosto e interessa un’area a ridosso del parco marino delle Tremiti, nonostante il parere contrario delle Regioni Puglia e Molise.
“Al di là del delitto che si vuole commettere ai danni di un’area paesaggistica di pregio straordinario”, la decisione del governo nazionale rappresenta per Introna “una violenza alla Puglia e a quanti guardano all’ambiente e confidano in un futuro di mare pulito, di aria sana, di sole e salute”.
di Vincenzo Matano