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martedì 27 novembre 2012

Parità di genere, tutti la vogliono (a parole), ma la bocciano in Aula

Tutti la vogliono questa legge di iniziativa popolare, almeno a parole. Poi però al momento dei fatti viene chiesto il voto segreto in Aula e... guarda caso, la legge non passa.
In ballo in Consiglio Regionale  la proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere. Due gli articoli elaborati dal Comitato promotore - da una parte si stabilisce che in ogni lista sia garantita parità di rappresentanza per i due sessi (pena l’inammissibilità della stessa) e che la presenza paritaria sia rispettata nei programmi di comunicazione politica e nei messaggi autogestiti, dall’altra si introduce la possibilità per l’elettore di esprimere la doppia preferenza, che non può essere attribuita a candidati/e dello stesso sesso - e per la cui approvazione era necessaria la maggioranza qualificata (36 voti).
Il nodo della polemica in aula è stato inerente alla possibilità di recepire la proposta di legge di iniziativa popolare all'interno di una riformulazione complessiva della legge elettorale (che tra l'altro deve essere assolutamente approvata prima della fine di questa legislatura per poter avere una coerenza con lo Statuto, sia alla luce dei provvedimenti della Corte Costituzionale, sia perchè bisogna ridurre da 70 a 50 il numero dei Consiglieri regionali.
L'aula non è arrivata però ad esprimere il voto finale dal momento che ha bocciato i singoli articoli del testo, facendo ricorso al voto segreto. Modalità a cui si è fatto ricorso su richiesta di sette consiglieri del centrodestra, dopo che il capogruppo PdL Rocco Palese aveva deciso di ritirare l’ordine del giorno, con il quale "il Consiglio regionale si impegnava a rinviare alla VII commissione, competente in materia, la proposta di legge in questione con l’impegno a recepirla contestualmente alla revisione complessiva della legge elettorale regionale".
La proposta era stata formulata da Palese nel corso del dibattito precedente al voto, allo scopo di “procedere in maniera ordinata e arrivare all’approvazione organica della norma”, ma, dopo che nell'incontro con il presidente del Consiglio Onofrio Introna, il Comitato promotore aveva preferito rimettere al Consiglio ogni decisione, il capogruppo PdL ha fatto marcia-indietro, ritirando l'odg.
Vano anche l’invito del presente della Regione Vendola, che nel suo intervento a favore dell’approvazione della legge, aveva chiesto ai consiglieri di esprimere il loro voto in maniera “trasparente, senza ricorre a sotterfugi”. Favorevole alla proposta anche la maggioranza ad eccezione del consigliere regionale IdV Patrizio Mazza, dichiaratosi “contrario”: come lui molti esponenti dell’opposizione, pur con alcuni distinguo.
Alla fine si è andati alla conta e, sorpresa, ne è scaturito un no che allontana la parità di genere.
Con la mancata approvazione della legge ‘rosa’, “è stata sciupata una bella pagina di politica, ma nulla è perduto, il prossimo Consiglio regionale rispetterà la parità di genere”. È più di un auspicio quello di Onofrio Introna.
“Al di là della delusione di chi attendeva un voto positivo, questo stop non pregiudica il percorso verso una parità compiuta in quest’Aula, nella prossima legislatura regionale”, aggiunge il presidente.
Introna ha sottolineato lo sforzo dell’Ufficio di Presidenza di trovare un’intesa con le rappresentanti del Comitato che consentisse di uscire dall’empasse. Le assenze giustificate, per motivi istituzionali, di diversi consiglieri del centrosinistra rendevano difficile raggiungere la maggioranza qualificata richiesta. Servivano 36 voti per far passare il testo di legge in esame.
In verità, a sentire i rumors che circolano negli ambienti bene informati, sono pochi i Consiglieri disposti ad andare fino in fondo in questa battaglia.
In fondo si dimezzerebbero i posti in lista, in liste che già saranno più magre per via del taglio del numero dei consiglieri.
Solo fantapolitica? Per adesso l'Aula ha scelto il muro contro muro, che ha portato al voto contrario. Introna dice e sottolinea che nulla è perduto e che si può ancor raggiungere questo obiettivo. Evidentemente il Presidente del Consiglio conosce qualche metodo efficace per convincere i riottosi (di maggioranza ed opposizione) a fare un passo indietro.

martedì 20 novembre 2012

Donne: la marcia in più

Un corso di alta formazione dedicato al Personal Branding e alla managerialità femminile sta prendendo vita e sostanza a cura della LUM, Università Jean Monnet di Casamassima-Trani e l'AIDDA, l'Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d'Azienda.

Tre moduli per per complessive 70 ore, diretti da Candida Bussoli, sono stati pensati per istruire valorizzando le donne che decidano di intraprendere attività imprenditoriali o che già siano alla testa di aziende, grandi o piccole.

Collaborazione quasi obbligatoria, dunque, con la CONFAPI, la Confederazione della Piccola Industria, da sempre la vera spina dorsale del sistema produttivo italiano e pugliese in particolare, le cui Aziende si sono già dichiarate disposte ad ospitare gli stage delle partecipanti, ove queste ultime non fossero già collocate in azienda.

Il Corso è stato presentato a Bari dalla Lum e dall'Aidda con l'apporto di alcuni studiosi dei settroi legati al branding e al managing come Mariano Tria, Angela D'Onghia e Giovanna dell'Onte, già premio AIDDA 2012 per le giovani imprenditrici.

Le lezioni si terranno il venerdi dalledalle 10 alle 18, con un'ora di pausa, presso la sede di Casamassima della Lum. Il costo per i tre moduli è di 1.500.00 euro. Info 080 6978259 - postgraduate@lum.it.

"Le donne hanno una marcia in più - ci ha dichiarato Anna Degennaro, del Consiglio di Amministrazione Lum - e la loro presenza, la loro capacità di prendersi cura e di organizzarsi sono fattori indispensabili per qualsiasi azienda, specie in tempi di crisi come questi".

Le facciamo notare che però è ancora molto difficile per le donne sperare di occupare posti di responsabilità nei punti apicali delle imprese, pubbliche o private che siano.
"Certo, non è facile - ci risponde - la mentalità è sempre granitica ed è quella che per decenni ha usato le donne come prestanome o paravento per proteggere gli uomini dai pericoli di un fallimento, o che ha ritardato il nostro ingresso in Magistratura perchè siamo 'instabili'. Ma esperienze come questo Corso di Alta formazione sono indispensabili per sgretolare questa mentalità e rendere la parità di genere e le pari opportunità una realtà concreta".

Aqp, Ccr, parità di genere, ma il Consiglio regionale salta. Ci sono le primarie!

"È rinviata a martedì 27 e mercoledì 28 novembre la seduta del Consiglio regionale già fissata per domani e il 21".
Uno scarno ed essenziale comunicato stampa del Consiglio Regionale della Puglia per dire, come è ovvio, che è slittato di una settimana la seduta che avrebbe dovuto tenersi quest'oggi e domani.
Motivo? Ufficialmente non è dato saperlo.
Però si sà che i punti all'ordine del giorno erano davvero importanti.
Innanzitutto sarebbe arrivata in aula, d'ufficio dopo i ritardi in Commissione, la proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere nella legge elettorale. Una legge che, più o meno velatamente, piace poco ai Consiglieri Regionali, di tutti i gruppi.
Piace poco perchè se venisse approvata significherebbe automaticamente meno posti nelle liste elettorali, dovendo fare forzatamente spazio ad esponenti femminili per permettere l'esercizio del doppio voto di genere.
E già ci saranno meno consiglieri da eleggere (e quindi meno posti in lista) vista la riduzione del numero degli eletti da 70 a 50.
Ma in fondo non è nemmeno questo il motivo principale del rinvio, almeno nelle nostre ipotesi (e considerando che non abbiamo avuto risposta dalla segreteria dell'ufficio di presidenza, contattato telefonicamente già nel pomeriggio di ieri e nuovamente questa mattina n.d.r.).
L'altro punto all'ordine del giorno erano (o meglio, avrebbero dovuto essere) le comunicazioni di Nichi Vendola in Consiglio regionale in merito all'avvicendamento ai vertici dell'Aqp tra Monteforte e Maselli.
"La Regione sapeva tutto" ha dichiarato l'ex amministratore unico dell'Acquedotto Pugliese, riferendosi alla questione del contratto del direttore generale, che ha portato Vendola all'avvicendamento.
C'era attesa per capire le motivazioni del Presidente della Giunta, ma bisognerà aspettare ancora una settimana.
Perchè?
La risposta sembra perfino banale. Domenica ci sono le primarie in tutt'Italia. E' logico quindi che Nichi ha troppe cose da fare per pensare a piccoli dettagli come, ad esempio, amministrare la Regione che lo ha eletto Presidente della Giunta, o giustificare di fronte all'organo politico elettivo che fa da contraltare del suo potere (almeno nella teoria) le scelte della sua amministrazione.
E volete che la Puglia sia più importante di un dibattito radiofonico o di un comizio in giro per le fabbriche di tutt'Italia? Oppure Vendola.
Ed ancora.
Oggi si sarebbe affrontata un'altra grana, legata alla questione degli ex dipendenti delle Ccr di Bari. La polemica nei giorni scorsi è scaturita sui metodi di assunzione spesso utilizzati dalla Regione Puglia nei propri bandi che non rispetterebbero gli accordi esistenti per il reintegro  lavorativo degli ex dipendenti delle Case di Cura Riunite di Bari, ormai da troppo tempo in cassa integrazione a zero ore.
A parlare è il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. "Non è giusto che i pugliesi vivano con il punto interrogativo sul futuro del governo regionale. Non è giusto rinviare, per motivi davvero misteriosi, un consiglio regionale, proprio quando noi del Pdl eravamo pronti a raccogliere le firme per presentare un ordine del giorno per garantire un futuro migliore ai dipendenti delle ex Ccr e alle loro famiglie".
Ancora una volta sono i cittadini più deboli a pagare per una politica in tutt'altre faccende occupate.
Ma cosa volete che sia... ci sono le primarie. Salta il turno e resta fermo un giro. Come nel gioco dell'oca.
di Roberto Mastrangelo

sabato 10 novembre 2012

Regione Puglia, la legge sulla parità di genere passa all'ordine del giorno del prossimo Consiglio

Due sono gli avvenimenti di questa settimana che ritengo valga la pena menzionare: “ La misurazione del benessere equo e sostenibile”(bes), tema dibattuto nel corso dell’ incontro che ha avuto luogo nell’ Aula Consigliare della Regione Puglia, organizzato dalla Consulta femminile regionale e l’inserimento all’ ordine del giorno del prossimo Consiglio Regionale della proposta di legge sulla Parità di genere. 
Per quanto concerne il primo, si tratta di un progetto nato da un’ iniziativa del CNEL e ISTAT che si inserisce nel dibattito internazionale sul superamento del PIL che è da sempre l’ unità di misura dello stato di salute del mercato economico ,partendo dal presupposto che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non debbano essere solo economici ma anche ambientali e sociali. 
In effetti il PIL non è stato pensato per misurare il progresso economico e sociale a lungo termine, e, quindi la capacità di una società di affrontare questioni quali i cambiamenti climatici, l’ inclusione sociale, la salute, l’ istruzione. 
A completamento dello stesso si sono individuate azioni per misurare meglio il progresso economico, sociale, ambientale dai quali dipende il benessere dei cittadini. 
L’ iniziativa CNEL e ISTAT ha portato alla definizione di un COMITATO D’INDIRIZZO sulla misura del progresso della società italiana,incaricato di elaborare una proposta sulle dimensioni principali del benessere e composto da rappresentanti delle parti sociali e della società civile( ambientalisti, imprenditori, associazioni, sindacati e Consulta regionale femminile della Puglia, Lazio e Piemonte) 
Il Comitato ha identificato dodici dimensioni di benessere rilevanti per il nostro Paese: ambiente, salute, benessere economico, istituzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi e politica e istituzioni. 
Il Presidente dell’ ISTAT Enrico Giovannini ha spiegato che “ La felicità e il benessere non si misurano solo con il reddito ma ad esso contribuiscono anche altri indicatori che ci devono indicare quale sarà il tipo di società che vogliamo costruire” 
“Non è solo una nuova costituzione statistica che va oltre il PIL ma è un tema politico ; Il Report, che sarà pronto a gennaio potrà essere una base di partenza su cui la politica dovrà riflettere per valutare come intervenire” 
“L’obiettivo del progetto, continua Giovannini, è quello di costituire una rete delle città che si impegnino a confrontarsi sulla base degli stessi parametri in materia di ambiente, salute, istruzione, lavoro, sicurezza e benessere economico e si propone una rendicontazione periodica sullo stato delle città per favorire la consapevolezza degli amministratori, che possono così essere giudicati dai cittadini per i risultati della loro azione di governo “ 

La consulta regionale femminile, di cui faccio parte vuole proporre un nuovo metodo da applicare alla politica. 

Francesca D'Ascoli
Violento è il modello attuale di sviluppo, scarsa l’applicazione del modello partecipativo ai livelli piu alti. 
Sono proprio le donne in effetti ad essere escluse dai livelli piu alti nella politica, così come nell’ economia e nella gestione sconsiderata dei beni comuni. 
Abbiamo raccolto 30000 firme per la legge sulla parità di genere, sottoscritte da donne e uomini di Puglia e abbiamo chiesto che la Regione faccia proprio un principio: quello che le donne assieme agli uomini devono essere in tutti i luoghi in cui si decide. 
Abbiamo chiesto che fosse applicato un principio costituzionale esplicitato dall’ art. 3 e dall’ art. 51 della Costituzione Italiana. 
La settima commissione regionale ha trattenuto in giacenza, per piu di tre mesi la proposta di legge e i tempi sono scaduti. 
La stessa è stata quindi immediatamente istruita ed inviata all’Ufficio di Presidenza perché venga inserita all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Regionale. 
Vogliamo richiamare l’attenzione di tutte le forze politiche sulla nostra proposta normativa, che, forte delle 30000 firme raccolte esprime una manifesta volontà popolare che non può restare inascoltata. 
L’immagine di una Puglia che non vota un principio costituzionale non sarà, a mio avviso, assolutamente edificante.
Francesca D'Ascoli
Componente Consulta Regionale Femminile