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martedì 27 novembre 2012

Parità di genere, tutti la vogliono (a parole), ma la bocciano in Aula

Tutti la vogliono questa legge di iniziativa popolare, almeno a parole. Poi però al momento dei fatti viene chiesto il voto segreto in Aula e... guarda caso, la legge non passa.
In ballo in Consiglio Regionale  la proposta di legge di iniziativa popolare sulla parità di genere. Due gli articoli elaborati dal Comitato promotore - da una parte si stabilisce che in ogni lista sia garantita parità di rappresentanza per i due sessi (pena l’inammissibilità della stessa) e che la presenza paritaria sia rispettata nei programmi di comunicazione politica e nei messaggi autogestiti, dall’altra si introduce la possibilità per l’elettore di esprimere la doppia preferenza, che non può essere attribuita a candidati/e dello stesso sesso - e per la cui approvazione era necessaria la maggioranza qualificata (36 voti).
Il nodo della polemica in aula è stato inerente alla possibilità di recepire la proposta di legge di iniziativa popolare all'interno di una riformulazione complessiva della legge elettorale (che tra l'altro deve essere assolutamente approvata prima della fine di questa legislatura per poter avere una coerenza con lo Statuto, sia alla luce dei provvedimenti della Corte Costituzionale, sia perchè bisogna ridurre da 70 a 50 il numero dei Consiglieri regionali.
L'aula non è arrivata però ad esprimere il voto finale dal momento che ha bocciato i singoli articoli del testo, facendo ricorso al voto segreto. Modalità a cui si è fatto ricorso su richiesta di sette consiglieri del centrodestra, dopo che il capogruppo PdL Rocco Palese aveva deciso di ritirare l’ordine del giorno, con il quale "il Consiglio regionale si impegnava a rinviare alla VII commissione, competente in materia, la proposta di legge in questione con l’impegno a recepirla contestualmente alla revisione complessiva della legge elettorale regionale".
La proposta era stata formulata da Palese nel corso del dibattito precedente al voto, allo scopo di “procedere in maniera ordinata e arrivare all’approvazione organica della norma”, ma, dopo che nell'incontro con il presidente del Consiglio Onofrio Introna, il Comitato promotore aveva preferito rimettere al Consiglio ogni decisione, il capogruppo PdL ha fatto marcia-indietro, ritirando l'odg.
Vano anche l’invito del presente della Regione Vendola, che nel suo intervento a favore dell’approvazione della legge, aveva chiesto ai consiglieri di esprimere il loro voto in maniera “trasparente, senza ricorre a sotterfugi”. Favorevole alla proposta anche la maggioranza ad eccezione del consigliere regionale IdV Patrizio Mazza, dichiaratosi “contrario”: come lui molti esponenti dell’opposizione, pur con alcuni distinguo.
Alla fine si è andati alla conta e, sorpresa, ne è scaturito un no che allontana la parità di genere.
Con la mancata approvazione della legge ‘rosa’, “è stata sciupata una bella pagina di politica, ma nulla è perduto, il prossimo Consiglio regionale rispetterà la parità di genere”. È più di un auspicio quello di Onofrio Introna.
“Al di là della delusione di chi attendeva un voto positivo, questo stop non pregiudica il percorso verso una parità compiuta in quest’Aula, nella prossima legislatura regionale”, aggiunge il presidente.
Introna ha sottolineato lo sforzo dell’Ufficio di Presidenza di trovare un’intesa con le rappresentanti del Comitato che consentisse di uscire dall’empasse. Le assenze giustificate, per motivi istituzionali, di diversi consiglieri del centrosinistra rendevano difficile raggiungere la maggioranza qualificata richiesta. Servivano 36 voti per far passare il testo di legge in esame.
In verità, a sentire i rumors che circolano negli ambienti bene informati, sono pochi i Consiglieri disposti ad andare fino in fondo in questa battaglia.
In fondo si dimezzerebbero i posti in lista, in liste che già saranno più magre per via del taglio del numero dei consiglieri.
Solo fantapolitica? Per adesso l'Aula ha scelto il muro contro muro, che ha portato al voto contrario. Introna dice e sottolinea che nulla è perduto e che si può ancor raggiungere questo obiettivo. Evidentemente il Presidente del Consiglio conosce qualche metodo efficace per convincere i riottosi (di maggioranza ed opposizione) a fare un passo indietro.

Tatarella: La Capitanata è stufa e boccia Vendola



“In queste ore politologi ed analisti di vario conio si affannano ad analizzare le ragioni del mediocre risultato di Nichi Vendola alle primarie del Pd, che è decisamente inferiore alle attese in Puglia e catastrofico in Capitanata.” Lo dichiara il coordinatore provinciale di Futuro e Libertà per l’Italia Fabrizio Tatarella, che aggiunge: “Senza voler scomodare sofisticati strumenti di lettura del dato, a me sembra evidente che Vendola ha perso le primarie perché la Capitanata ha perso la pazienza.”
“Ricordo” prosegue il coordinatore di Fli, “che la provincia di Foggia fu decisiva per l’attuale governatore sia nelle primarie che nelle regionali del 2005. L’inversione di tendenza c’era già stata nel 2010, ed ora ce n’è un’altra clamorosa riprova.”
“Una bocciatura impietosa del malgoverno di Vendola” conclude Fabrizio Tatarella “che è stata probabilmente resa più netta dalla sprezzante disattenzione di un presidente totalmente assorbito dalla campagna elettorale. I cittadini foggiani spaventati dalle bombe del racket, ad esempio, hanno atteso invano, sia nel momento degli attentati che in quello della reazione civica, parole di responsabilità e di sostegno da parte di Nichi Vendola, che pure di parole ne dispensa da anni a piene mani. Come si vede, non c’è nulla di cui meravigliarsi”.

lunedì 26 novembre 2012

XXXI Congresso Forense, un successo o un'altra occasione mancata?

Gianfranco Di Noia
Con le note di Nel blu dipinto di blu cantata da Domenico Modugno, nella splendida cornice del Petruzzelli di Bari, si è chiuso il XXXI Congresso Nazionale Forense. Un'organizzazione fantastica, per la quale dobbiamo ringraziare il CoA di Bari, ha alleviato la fatica di delegati e congressisti nei tre giorni della manifestazione.
La massima assise dell'avvocatura ha visto gli interventi non solo di avvocati ma anche di politici che non sempre hanno riscosso il consenso dei presenti. Applausi per il Presidente del Senato, Renato Schifani e per il Governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola. Quest'ultimo è intervenuto per affermare senza mezzi termini il ruolo primario dell'avvocatura nell'amministrazione della giustizia che, secondo le logiche attuali, è sempre più penalizzata, tanto da renderne quasi impossibile l'accesso ai cittadini per il continuo aumento di costi e adempimenti richiesti.
Grande assente del Congresso il Ministro della Giustizia, Paola Severino, nei cui confronti si sono levate parecchie voci critiche.
Il congresso doveva focalizzare e risolvere due questioni principali: la riforma professionale e la rappresentanza.
La prima - in attesa di approvazione da parte del Parlamento - a sentire quanti si sono alternati sul palco non piace quasi a nessuno ma è stata votata da tanti insieme ad un'altra mozione che già prevede, con la nuova legislatura, degli interventi correttivi e migliorativi.
I principali motivi di dissenso riguardano la formazione professionale continua, le specializzazioni e l'accesso alla professione, soprattutto alla luce delle consistenti riduzioni di reddito che la sciagurata rivisitazione delle tariffe forensi, oggi dette parametri, unita ad altri interventi penalizzanti, ha comportato.
Altro problema, per molti - i meno abbienti e più giovani - riguarda i consistenti contributi minimi previdenziali.
Ma il congresso è anche politica e quello di Bari, a mio avviso, ha visto un rafforzamento del Consiglio Nazionale Forense che, con la legge di riforma, vedrà concentrati al suo interno tutti i poteri, pur rimanendo privo di rappresentatività.
Rappresentatività che è prerogativa dell'OUA - che dal voto esce indebolita, anche da un punto di vista economico -, degli Ordini e delle Associazione Forensi maggiormente rappresentative.
Mi ero augurato che dal Congresso uscisse una proposta concreta e condivisa sulla governance dell'avvocatura, con l'OUA al centro di un sistema che veda il contributo, non solo consultivo, delle Associazioni Forensi; ma le questioni legate alla riforma e il tentativo - fallito - di ottenere una proroga per l'uscente Presidente Maurizio de Tilla, unito a tanti sofismi e tatticismi che molti avrebbero potuto risparmiarci, hanno impedito di fatto ciò. Ma forse sono in errore io che auspico la figura del "rappresentante unico" mentre questa non è un bene sia per la democrazia che per quanti vogliono salvaguardare i loro infinitesimali spicchi di potere.
Gianfranco Di Noia
(Presidente Associazione Forense di Cerignola)

martedì 13 novembre 2012

L'Aqp al centro del prossimo Consiglio regionale. Vendola riferirà in Consiglio o sarà troppo preso dalle primarie?

Nichi Vendola
Il presidente Introna ha convocato il Consiglio regionale per martedì 20 e mercoledì 21 novembre. Tra gli argomenti iscritti all’ordine del giorno due su tutti gli altri meritano attenzione, in considerazione della loro importanza.
Ancora una seduta sulla proposta di legge di iniziativa popolare “50 e 50” per la parità di genere e la relazione del presidente della Regione, Nichi Vendola, sulla revoca dell’amministratore unico di Acquedotto Pugliese SpA.
Su questo punto l'opposizione nei giorni scorsi (ne abbiamo parlato diffusamente) ha chiesto l'intervento in aula di Nichi Vendola, anche se da parte di chi ha puntato gran parte del proprio fondo alle primarie per le prossime elezioni politiche difficilmente ci potrà essere la dovuta attenzione ai "piccoli fatterelli di casa nostra".
Se non fosse che quei piccoli fatterelli devono rappresentare, almeno fino a quando non ci saranno ufficialmente le dimissioni di Nichi Vendola dal suo incarico di Presidente della Giunta Regionale, il più importante dei suoi obiettivi, visto che per la gestione anche di quei fatterelli è stato eletto dai pugliesi.
“E’ perfettamente inutile che si convochi il Consiglio regionale per ascoltare le ragioni per le quali il Presidente Vendola ha avviato il procedimento di revoca per giusta causa del rapporto che lega AQP all’ingegnere Ivo Monteforte, Amministratore Unico della più grande azienda della Regione Puglia. Nella migliore delle ipotesi saremmo obbligati a sorbirci l’ennesima e ormai stucchevole poetica narrazione del nulla da parte del Governatore della Puglia. Nella peggiore (e cioè, nel caso di una sua (scontata) assenza) saremmo costretti a registrare l’ennesimo sgarbo nei confronti del Consiglio regionale”.
Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Futuro e Libertà, Euprepio Curto.
“E’, invece, assolutamente necessario – dichiara Curto – individuarne le ragioni più vere e, proprio per questo motivo, recondite; quelle che, molto probabilmente, potrebbero far apparire torbida la già scarsa acqua di AQP”.
“Ad esempio – evidenzia l’esponente di Fli – tra le ragioni da non rivelare ve ne potrebbe essere una di natura squisitamente politica: l’esigenza di una sorta di spoil system da effettuare proprio alla vigilia del congedo di Vendola dalla guida della Regione Puglia. Pratica discutibile, ma che, tutto sommato, non farebbe gridare allo scandalo essendo trasversalmente detestata a parole ma apprezzata nei fatti”.
“L’altra – continua Curto – è, invece, molto più delicata. Sotto la gestione Monteforte AQP avrebbe espletato oltre 2000 gare per un importo di 1,5 miliardi di euro (Gazzetta del Mezzogiorno). Mentre ieri l’altro la Giunta regionale ha deliberato una fideiussione a favore di AQP finalizzata all’accensione di un mutuo presso la BEI (Banca Europea degli Investimenti) per consentire l’attivazione di altre ingentissime risorse (Nuovo Quotidiano di Puglia)…. e quindi l’avvio di molti appalti“.
“Vendola – aggiunge Curto – non può trincerarsi dietro un imbarazzato silenzio, o limitarsi a decantare i risultati ottenuti dal manager nel mentre se ne libera abbastanza rozzamente. Deve dire qualcosa di più sul modello Monteforte di gestione dell’Acquedotto, e sulla sua capacità di corrispondere al modello ideale sia di Vendola che della sua inquieta maggioranza”.
“Sono motivi sufficienti – conclude Curto – per concludere che la convocazione del Consiglio regionale non basta per fare totale chiarezza sul tema? Altri, e ben più efficaci, dovranno essere gli strumenti conoscitivi!”.
di Roberto Mastrangelo

venerdì 9 novembre 2012

L'Aqp, i tira e molla politici, le primarie e gli smarcamenti. Oppure Vendola.

La sede Aqp di Bari
Che la censura della Corte dei Conti fosse soltanto il pretesto per togliere di mezzo il manager dell'Aqp Ivo Monteforte sono in molti a sospettarlo.
A dar fuoco alle polveri è anche lo stesso interessato, che rilasciando dichiarazioni alla stampa pugliese nei giorni scorsi ha alimentato queste ipotesi che in molti hanno "bollato" come dietrologistiche.
"La Regione era a conoscenza, fin dal novembre 2010, degli atti da me compiuti, corretti e pienamente legittimi".
"Sento il dovere - riferisce Monteforte in una nota stampa - di chiarire la correttezza dei comportamenti e la piena legittimità delle mie decisioni. Una esigenza che nasce dalla necessità di difendere la mia storia umana e professionale ispirata ai valori di correttezza, onestà, intransigenza, dedizione al lavoro e spirito di servizio, nell’esclusivo interesse pubblico. Non vi è stato un solo momento in questa intensa, per certi versi esaltante, esperienza in Puglia che non sia stato ispirato a questi principi".
Il problema che ha portato Monteforte ad essere "cassato" dalla Corte dei Conti è legato alla trasformazione del contratto a tempo determinato del direttore generale Massimiliano Bianco, in contratto a tempo indeterminato. "L’azionista Regione aveva avuto piena contezza, nel corso dell’assemblea del 3 novembre 2010, ed aveva dichiarato di voler mantenere fermo tale contratto".
Per cui che non ci fosse stato un bando per ricoprire quel ruolo a tempo indeterminato in Via Capruzzi lo sapevano dal due anni esatti.
Nichi Vendola
Ora, dopo una procedura che è stata attivata da qualche mese (dalla scorsa primavera), è arrivata la censura della Corte dei Conti, ma soprattutto è arrivata l'entrata a gamba tesa di Nichi Vendola, che martedì scorso ha chiesto la testa di Monteforte.
Dopo di allora da Vendola nessun commento diretto sulla vicenda. A parlare è stato soprattutto l'Assessore Fabiano Amati, che ha difeso la posizione del Governatore e legittimato la sua richiesta di dimissioni.
"La Regione - ha detto Amati - ignorava che quel contratto fosse stato stipulato con una procedura giudicata illegittima dalla Corte dei conti. L’azionista, cioè la Regione, non è la Corte dei conti. Ci era stato segnalato un nuovo contratto e ci siamo limitati a prenderne atto".
Che ci sia bisogno di portare urgentemente la questione in Aula è chiaro un po' a tutti. Soprattutto dall'opposizione si alzano le principali voci.
Salvatore Negro (Udc): “Le dichiarazioni dell’ex manager Aqp, Ivo Monteforte, le modalità, le circostanze ed i tempi del suo licenziamento, lasciano dubbi e ombre sulle quali il presidente Vendola ha il dovere di fare chiarezza in Consiglio regionale. Le dichiarazioni di Monteforte, le modalità, le circostanze ed i tempi del suo licenziamento, lasciano dubbi e ombre sulle quali il presidente Vendola ha il dovere di fare chiarezza in Consiglio regionale”.
Sulla stessa linea Domi Lanzillotta (Pdl): “Le dichiarazioni del defenestrato amministratore unico di AQP, Ivo Monteforte, riportate dalla stampa, gettano ombre sulle reali motivazioni che stanno alla base del suo licenziamento. Per diradare le ombre e far luce su una vicenda che sembra richiamare, nelle modalità, analoghi casi di dimissionamenti-licenziamenti, il Presidente Vendola, farebbe bene, in una pausa dai suoi tanti impegni da leader di Sel, a riferire in Consiglio".
Questo il commento di Andrea Carroppo (PPDT): "La verità è che anche questa è una prova del fallimento del governo-Vendola, illustratosi per una campagna oltranzista sull’ “acqua pubblica” ed oggi, senza avere in alcun modo onorato il mandato referendario pur tanto sollecitato per esempio in materia tariffe, scopre all’ improvviso la gestione privatistica, se non addirittura personalistica, che alla sua ombra si sarebbe perpetrata nel più grande Acquedotto d’Europa. Né è un caso se ci si guarda bene dal relazionare ad un Consiglio Regionale completamente escluso dalle sue problematiche come se queste non riguardassero pesantemente il Popolo di Puglia e non fossero comunque di diretto interesse pubblico".
Nei fatti il Consiglio Regionale tornerà a riunirsi soltanto tra 10 giorni, nell'immediata vigilia delle Primarie del Centrosinistra e l'avvicendamento ai vertici di Aqp ben si intreccia con operazioni pre-elettorali sull'asse Bersani-Vendola.
Intanto appare probabile che Vendola non possa essere in Aula per chiarire la vicenda. Sarà troppo impegnato a raccogliere voti.
Il sospetto è che si sia barattato l'Aqp per qualcosa che con l'acqua pugliese ha poco a che fare. E la scelta dei modi, dei tempi e delle circostanze lascia presagire altre nubi nere sulla vicenda. 
Oppure Vendola, naturalmente. Perchè è nello stesso slogan scelto da Nichi la sua ormai consueta modalità di smarcamento dai problemi. Lui non sa nulla e non c'entra nulla. I cattivi sono sempre gli altri. In Puglia l'abbiamo imparata molto bene la lezione.
di Roberto Mastrangelo

giovedì 8 novembre 2012

Aqp: squadra che vince... si cambia. O c'è dell'altro?

Il Palazzo dell'Aqp a Bari
Irregolarità di un atto o c’è dell’altro? Intanto registriamo il repentino e brusco passo indietro di Nichi Vendola sull’Aqp, a pochi giorni dall’elogio per i risultati di bilancio raggiunti è stata, infatti, avviata la procedura per la revoca dell’incarico di manager dell’Aquedotto Pugliese ad Ivo Monteforte. 
Le motivazioni sono da ricercarsi nei rilievi che la Corte dei Conti ha fatto a Monteforte, avendo contestato la regolarità dell’assunzione del direttore generale Massimiliano Bianco. 
“La ragione di tale decisione - ha spiegato in una nota Vendola - attiene all'obbligo di osservanza ai rilievi di legittimità formulati dalla Corte dei conti e dal collegio dei sindaci, sulla trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato del contratto dirigenziale di lavoro del direttore generale”. 
“Non potremmo fare altrimenti – ha dichiarato di rimando l’assessore alle Opere Pubbliche della Regione Puglia Fabiano Amati - la Regione, se resta inerte, potrebbe anche essere accusata di danno di responsabilità erariale”. 
Una azienda, ma sono in molti a vederlo come un vero e proprio “carrozzone” che negli ultimi anni ha vissuto una serie di avvicendamenti ai vertici (prima la nomina di Petrella, dopo due anni l’arrivo di Monteforte, ora il nuovo atto di revoca), e che sta lentamente cercando di recuperare un pesante passivo. 
Ad apprezzare l’atto di revoca di Vendola, compatto, il centrosinistra alla Regione Puglia, con l’appoggio anche del sindaco di Bari Michele Emiliano. 
Chi invece sta facendo sentire la propria voce è l’opposizione. 
A parlare per primo è Rocco Palese, capogruppo Pdl in Consiglio Regionale. 
“Purtroppo non c’è due senza tre, quindi temiamo che anche il terzo manager dell’Acquedotto Pugliese negli otto anni di Governo Vendola, sarà presentato come luminare e massimo esperto mondiale di acqua per poi fare la fine dei suoi predecessori: essere mandato via per conclamati fallimenti e/o presunte irregolarità commesse”. 
“L’Acquedotto pugliese, la più grande azienda della Puglia e il più grande Acquedotto d’Europa, è l’emblema del fallimento di otto anni di governo della sinistra in Puglia. Oggi il Presidente Vendola manda via Monteforte come a dicembre 2006 mandò via Petrella (peraltro pure dimissionario), adducendo motivazioni, presunte censure della Corte dei Conti e presunte irregolarità commesse da Monteforte nella trasformazione a tempo indeterminato del contratto del Direttore Generale di AQP. E’ indispensabile che la prossima seduta del Consiglio regionale, quindi ben prima della nomina del nuovo Amministratore Unico di AQP, si apra con una informativa urgente del Presidente Vendola al Consiglio regionale e con la distribuzione a tutti i consiglieri della documentazione che ha indotto il Presidente ad assumere ieri la decisione di licenziare Monteforte”. 
Sulla stessa linea Massimo Cassano (vicecapogruppo Pdl). 
“Pochi giorni fa l'esaltazione dei traguardi e dei successi raggiunti dalla gestione dell'Acquedotto pugliese, ieri la ‘rimozione forzata’ di Ivo Monteforte, terzo manager della gestione Vendola ad essere praticamente licenziato in tronco, dopo essere stato presentato come uno dei massimi esperti in materia. Perché ormai di certo c'è solo l'interesse morboso della politica regionale nei confronti“. 
Ancora più esplicito e pesante è D’Ambrosio Lettieri (coordinatore Pdl di Bari). 
“E’ la seconda volta in pochi anni che il presidente Vendola mette alla porta i vertici dell’Acquedotto Pugliese, oltretutto nominati da lui: qui c’è qualcosa che non quadra. L’impressione è che la censura della Corte di Conti su presunte irregolarità nel contratto di lavoro del direttore generale sia la classica foglia di fico dietro cui nascondere ben altre verità. 
A giudicare dalle notizie di stampa, si profilerebbe un futuro prossimo da basso impero per la gestione di Aqp, tra nomina di un consiglio di amministrazione al posto di un amministratore unico e voce in capitolo alla politica anche per la nomina del direttore generale. 
Siccome la sinistra ci ha abituato alle scorribande elettorali di questi anni a danno della cosa pubblica e a vantaggio delle personalissime Fabbriche, l’auspicio è che si tratti solo di fantasiose indiscrezioni”. 
Questo invece il commento di Giammarco Surico (Consigliere regionale Fli). 
“La vicenda del licenziamento su due piedi dell’amministratore unico di Aqp, Monteforte ha del paradossale. Ma ancora più paradossale è la motivazione di tale licenziamento che coinvolge oltretutto un dirigente come Massimiliano Bianco, direttore generale, che sino ad oggi, fino a prova contraria, ha dimostrato sul campo la sua valenza con una gestione specchiata, all’insegna della trasparenza e dell’efficienza. Insomma, in Puglia, squadra che vice…si toglie di mezzo. 
Al di là della censura pure importante della Corte dei Conti, ma che va inquadrata nel giusto contesto, la repentina presa di posizione del presidente della giunta regionale assomiglia più ad un pretesto colto al volo per togliere di mezzo persone non funzionali al sistema clientelare della galassia vendoliana che ad una reale necessità di pulizia. 
A meno che Vendola sino ad oggi ci abbia taciuto la verità sulla gestione dell’Aqp, sui risultati raggiunti in termini di risanamento e di rilancio e sui rapporti intercorsi con il primo amministratore unico, Petrella - anche lui liquidato seppure più elegantemente - e il secondo - appunto Monteforte, defenestrato senza colpo ferire – ci spieghi perché la Puglia dovrebbe rinunciare al criterio della meritocrazia, visti i risultati positivi raggiunti dal tandem Monteforte-Bianco, per adeguarsi a quello dell’appartenenza elettorale e ideologica”. 
Ecco, infine, il commento di Salvatore Tatarella, europarlamentare Fli, in un post su Facebook. “Vendola licenzia l'amministratore di Ap. motivo apparente il contratto del direttore generale. O c'ê dell'altro e Vendola, come al solito, prende le distanze?”

mercoledì 31 ottobre 2012

Bari - Vendola e Cosentino assolti

Nichi Vendola
Il presidente della regione Puglia Nichi Vendola è stato assolto perchè il fatto non sussiste dai giudici di Bari Nichi insieme al'ex manager della Asl di Bari Lea Cosentino dal reato di concorso in abuso di ufficio. 
Il gup Susanna De Felice non ha accolto la richiesta di condanna fatta dalla Procura di Bari - che aveva chiesto nei giorni scorsi 20 mesi di reclusione per entrambi gli imputati (presenti in aula al momento della lettura della sentenza).
La tesi dell'accusa, non confermata dai giudici, sosteneva che Vendola avrebbe fatto pressioni sul'allora direttore generale della Asl barese, Lea Cosentino, affinché venissero riaperti i termini di un bando di gara attraverso cui sarebbe stato scelto il primario del reparto di unità complessa di Chirurgia toracica dell`ospedale "San Paolo". 
In questo modo per l'accusa Vendola e Cosentino avrebbero favorito Paolo Sardelli che nel 2009, ottenne l`incarico (quinquennale) di primario e che ancora oggi guida del reparto. Questa ipotesi di reato è stata giudicata inesistente dal giudice, e quindi entrambi gli imputati sono stati pienamente assolti.
Nei giorni scorsi il leader di Sel, attualmente in corsa per le primarie del centrosinistra alla carica di Premier, aveva dichiarato che in caso di condanna sarebbe uscito dalla vita politica.

giovedì 25 ottobre 2012

Parità di genere, Vendola mette in mora in Consiglio Regionale. Curto: "Spot a buon mercato. Il Consiglio è autonomo"

Nichi Vendola
Ogni occasione è buona per fare campagna elettorale. Perchè no, anche l'attività istituzionale, entrando nelle prerogative proprie degli altri organi con la consueta prepotenza e personalità.
Nichi Vendola bacchetta Introna e il Consiglio Regionale sulla legge per la rappresentanza di genere nelle liste per le elezioni regionali, forse anche per spostare l'attenzione sui suoi problemi giudiziari, legati alla richiesta della Procura di una condanna ad 1 anno ed 8 mesi di detenzione per abuso d'ufficio nella vicenda che vede coinvolto il Presidente della Giunta insieme all'ex general manager della Asl di Bari Lea Cosentino.
Lo fa con una lettere inviata al Presidente del Consiglio Onofrio Introna per sollecitare i lavori della VII Commissione sulla rappresentanza di genere.
"Caro Presidente, le 30.000 firme raccolte per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare 50/50 sul riequilibrio della rappresentanza di genere, avanzata da una larga platea di donne, appartenenti ai partiti, ai movimenti, alle associazioni e agli enti di parità meritano una risposta immediata da parte del Consiglio regionale.
Ti invito pertanto a sollecitare e a vigilare affinché i lavori della VII Commissione consiliare abbiano, nella prossima seduta, all’ordine del giorno l’esame della proposta di legge su “Disposizioni in materia di riequilibrio della rappresentanza di genere nelle elezioni del Consiglio Regionale”, come da impegno preso martedì 16 u.s. con le donne del Comitato Promotore. Mi auguro altresì che la discussione arrivi in Consiglio quanto prima in modo da scongiurare quanto accaduto in altre Regioni in tempi recenti. Noi sappiamo quanto male farebbe alla politica un incidente di percorso di questo genere".
Si tratta di "una palese delegittimazione del ruolo del Presidente dell’Assemblea di Via Capruzzi, una interferenza grave e intollerabile sull’autonomia del Consiglio regionale, una pressione indebita nei confronti del Presidente della Settima Commissione,e, soprattutto, un atto di arroganza politica che va da subito respinto con forza al mittente”.
Lo sostiene Euprepio Curto, consigliere regionale di Futuro e Libertà, che in una nota attacca frontalmente Vendola, all’indomani della lettera con cui, sul tema della parità di genere, il Governatore della Puglia aveva “sostanzialmente messo in mora Introna, la settima Commissione e lo stesso Consiglio regionale”.
“Non è questione di merito – dichiara Curto - anche se andrebbe rilevato che la nuova legge elettorale della Regione Puglia dovrà affrontare anche altri temi importanti almeno quanto la parità di genere, ad iniziare dalla revisione di quei meccanismi che consentono, sia pure all’interno della medesima lista, l’attribuzione di seggi e l’elezione di candidati appartenenti alle province col maggior numero di elettori , nonostante che le liste in questione abbiano ottenuto percentuali inferiori rispetto alle omologhe di altre province e gli stessi candidati abbiano ottenuto un minor numero di preferenze”.
Euprepio Curto
“Ma ciò che è intollerabile – sottolinea l’esponente Fli – è che Vendola possa continuare a pensare che non solo i consiglieri regionali, ma anche tutti i pugliesi abbiano l’anello al naso, e cioè che non comprendano che tutta questa sua presunta passione civile è mossa da un solo, esclusivo e cinico interesse: quello di abbandonare la Puglia, così come il fatal Schettino fece con la nave che lui stesso aveva condotto sugli scogli, dopo aver capitalizzato consensi elettorali con spot a buon mercato”.
“Allora – incalza Curto – siccome Vendola non può illudersi di sottrarsi al processo (politico, s’intende!) che ne deriverà, faccia almeno una sola cosa: si presenti in aula (a via Capruzzi, è chiaro!) e renda dichiarazioni spontanee, dicendo chiaramente se ha intenzione di rimanere alla guida della Puglia, oppure (da qui la fretta per l’approvazione della riforma) andar via”. 
“Resta una gravissima violazione – conclude Curto – delle regole elementari sui cui deve poggiare il rapporto, distinto e autonomo, tra esecutivo e assemblea, che, in questa vicenda ha visto, tra le altre, la delegittimazione della figura e della funzione di un Presidente di Consiglio regionale apparso succube e prono ai diktat del Presidente della Regione. Il Presidente Introna ne prenda atto, e, prima che Vendola prenda il largo, presenti egli le sue personali dimissioni”.

martedì 23 ottobre 2012

Province, la Regione decide di non decidere. E di Vendola nessuna traccia.

Alla fine il Consiglio regionale ha deciso di non dover decidere. Nonostante alcune dichiarazioni in senso contrario anche all’interno della maggioranza (come quella del consigliere del Pd Caracciolo, per cui “La Regione non doveva abdicare al suo ruolo”) alla fine è stato approvato a maggioranza (astenuto Giovanni Alfarano -PdL, con gli unici voti contrari di Eupreprio Curto - Fli e Ruggiero Mennea - PD) la relazione dell’assessore al Federalismo Marida Dentamaro sul nuovo assetto delle Province in Puglia. 
Un consiglio regionale più che dimezzato, che ha visto in aula al momento del voto soltanto 20 consiglieri (sui 70 eletti) anche perché il Pdl ha preferito uscire dall’aula e non partecipare al voto. 
Il dispositivo proposto dal presidente del consiglio Onofrio Introna, prende atto delle deliberazioni dei consigli comunali e delle dichiarazioni dei sindaci pervenute e chiede al Governo nazionale di attenersi alle volontà espresse degli enti locali, come rappresentate negli atti deliberativi degli stessi. 
La relazione, rivista nella stesura originaria, soprattutto per quanto riguarda gli atti deliberativi assunti dai Comuni della provincia di Brindisi con l’acquisizione dell’atto formale dell’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, invita anche il Governo e il Parlamento al superamento delle criticità rilevate in relazione alla mancanza dei requisiti minimi demo-territoriali previsti. 
L’assemblea ha preso atto anche del fatto che, allo stato, per la provincia di Barletta-Andria-Trani “non vi è materia né spazio per la formulazione di proposte o pareri regionali”. 
Di conseguenza l’istituenda Città metropolitana di Bari risulta costituita dai comuni delle provincia di Bari, escluso il Comune di Molfetta che ha espressamente dichiarato di non voler aderire e compreso il comune di Fasano che ha deliberato l’adesione a seguito di referendum. 
La Provincia Brindisi-Taranto comprende i comuni facenti parte delle due province soppresse fatta eccezione per Fasano e per quelli che hanno aderito alla provincia di Lecce avendo il requisito della continuità territoriale (Cellino San Marco, Erchie, Mesagne, San Donaci, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, Torchiarolo e Torre Santa Susanna). 
La Provincia di Lecce comprende i comuni già facenti parte della stessa provincia nonché quelli delle province di Brindisi e Taranto, avendone il requisito della continuità territoriale, che hanno optato per il passaggio alla stessa provincia di Lecce: Cellino San Marco, Mesagne, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vemotico, Torre Santa Susanna, Erchie, San Donaci e Torchiarolo (BR) e Avetrana (TA). 
“Il rischio è quello di dar vita ad un riordino..disordinato, dove a farne le spese, come sovente avviene, saranno i servizi offerti al cittadino e la stessa governabilità dei territori. D'accordo con le osservazioni dell'assessore Marida Dentamaro, occorre fare scelte - noi aggiugiamo, coraggiose - in grado di corrispondere alle situazioni e alle esigenze vere dei territori. E invece pare che si vada nel senso opposto dei criteri di ordine esclusivamente quantitativo. In realtà ancora una volta vengono alla luce i ritardi dell'attuale governo regionale pugliese che sottolineano un disinteresse, un non volere assumere responsabilità nei confronti sia delle realtà locali quanto del governo nazionale. Il risultato? Il caos”. Così ha commentato il vicecapogruppo del Pdl Massimo Cassano. 
Di parere completamente opposto, invece, il capogruppo Pd Antonio Decaro, secondo cui “la Regione Puglia rispetterà l'autonomia dei comuni e dei sindaci pugliesi che hanno rimesso alla nostra attenzione le decisioni che hanno assunto in merito alla riorganizzazione delle province. Per questo trasmetteremo tutte le delibere e gli atti al governo nazionale che in questa maniera potrà valutare se, e come, ottemperare alle volontà dei Comuni e dei sindaci della Puglia". 
Nichi Vendola, le primarie nel mirino, la Puglia nell'oblio
Secondo Decaro "il governo, dopo aver deciso, sbagliando, di non sopprimere più le Province, ha provveduto, con le norme inserite nella Spending Review, a ridefinire le funzioni di Area vasta con le Province come Ente di riferimento. In questa ottica - spiega - il governo a previsto una riorganizzazione delle Province in base a criteri che tengono conto dell'ampiezza territoriale e della popolazione residente. E ha dato ai territori soltanto l'illusione di poter partecipare attivamente alla riorganizzazione delle province. Una partecipazione meramente eventuale perché, in ogni caso, la decisione finale spetta comunque al governo. Allora - conclude - noi daremo all'Esecutivo tutti gli strumenti per decidere, trasmettendogli le delibere dei consigli comunali, gli atti e le dichiarazioni dei sindaci che abbiamo ricevuto". 
Senza però decidere alcunché nel merito. 
Intanto di Nichi Vendola, ieri pomeriggio a Bari nessuna traccia. 
Il Governatore è troppo impegnato nella sua campagna elettorale per le primarie del centrosinistra per avere a cuore le sorti della Puglia, terra di cui, fino a dimissioni, è ancora Governatore, ma di cui sembra essersi completamente dimenticato.

venerdì 5 ottobre 2012

Trasparenza e controlli in Regione, ma per Vendola è campagna elettorale


“Siamo ad un passaggio davvero drammatico della vita democratica del Paese, ciascuno è chiamato a dare un buon esempio. Mi si consenta di farlo in modo unilaterale, come un atto di responsabilità: io taglio il mio emolumento di altri 50 mila euro all’anno”. Queste le parole di Nichi Vendola in una lettera al presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna annuncianti la decurtazione del proprio compenso. E spuntano immediatamente le prime polemiche. Dall’opposizione del Pdl l’accusa di essere una manovra elettorale: “Se, com’è praticamente scontato, dovesse candidarsi al Parlamento alle imminenti elezioni politiche, sarebbe chi gli succederà a pagare il conto della sua auto-propaganda”, accusa il vice presidente dell’Assemblea Nino Marmo, “alla sua indennità provvederebbero comunque gli Italiani senza alcuna decurtazione attraverso la Camera, se non il Ministero, di destinazione”.
Trasparenza, controlli di bilanci e risorse da affidare alla Corte dei Conti e una drastica riduzione dei fondi destinati ai gruppi consiliari come richiesto dal Governo centrale. La Puglia è già al lavoro: on line i bilanci di tutti i gruppi consiliari, rendiconto delle spese già al vaglio della Corte dei Conti e cifre a prova di fantomatici Batman. I conti del 2011 relativi ai rimborsi dei gruppi, in realtà, erano già buoni se paragonati ad altre Regioni: poco più di 700mila euro. I pidiellini hanno avuto una spesa di 163mila 700 euro, con 21 consiglieri, seguiti dai 135mila euro del Pd, che di consiglieri ne ha 16. E poi i 94mila di Sel, che però ne ha risparmiati 4mila, aggiungendoli ai 20mila di avanzo di cassa del 2010, e la “Puglia per Vendola”, che ne ha spesi 50mila, rispetto ai 58 disponibili. All’Italia dei Valori si fermano a 53mila euro, che diventano 62mila e 700 per “La Puglia prima di tutto”, lista che elesse Raffaele Fitto Governatore, mentre i centristi dell’Udc si fermano poco al di sopra dei 50mila. Tutti gli altri scendono al di sotto di quella soglia. C’è chi ha anche deciso di fare di più. Pdl e Pd hanno deciso di restituire alla Regione una parte dei loro avanzi di cassa. 33mila euro di avanzo e 13mila restituiti dal Pd e 85mila euro di avanzo di cassa per il Pdl che si dice pronto a fare lo stesso, ma per il momento tergiversa dichiarando tramite Palese: “Purché siano utilizzate per spese sociali e non finiscano in un unico calderone che alimenti spese improduttive, che ancora esistono in settori della Regione gestiti dalla sinistra”.
Ma la Puglia non è così virtuosa nel campo degli sprechi. Tante sono le agenzie, consorzi ed enti presenti sul territorio senza alcun senso di esistere e finanziate lautamente con soldi pubblici così come denuncia il presidente della Bat Ventola: “E’ il caso dell’ARIF (Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali). Un’agenzia che, formalmente si dovrebbe occupare di tutte le attività preventive contro gli incendi forestali ma che sostanzialmente fa ben altro”.
Ma in tema di spending review e, sulla scia degli scandali della Regione Lazio, in tutta Italia i governatori ricorrono ai ripari tanto da chiedere al Governo, tramite provvedimento lampo, un decreto che fissi dei criteri di spesa per le Regioni. Insomma, Vendola sembra essere parzialmente ricorso a ripari anticipando i tempi.
di Andrea Dammacco

lunedì 10 settembre 2012

Cultura in Puglia: una questione di potere

Quando Nichi Vendola non sarà più presidente della Regione Puglia, a meno che non gli succeda uno dei suoi bracci armati, la prof. Silvia Godelli, le due agenzie dedicate al cinema e alla musica (Apulia Film Commission e Puglia Sounds) saranno probabilmente sciolte o appaltate dai nuovi padroni del vapore.
Quanto al Teatro Pubblico Pugliese, attualmente in fase di grande dinamismo politico, tornerà ad essere quello che è sempre stato: il gestore di spettacoli di importazione da piazzare nei vari teatri della regione, incapace di promuovere niente oltre alla sopravvivenza di chi ci lavora e ci guadagna uno stipendio.
I fedelissimi di Nichi, da Silvio Maselli a Antonio Princigalli, passando per quegli ex operai delle Fabbriche ormai chiuse che hanno trovato posto e gratitudine nelle varie agenzie e sub agenzie, si aspettano una carriera a Roma, in quel Ministero che Nichi occuperà se non riuscirà a vincere le primarie contro Renzi e Bersani.
Intanto si sta strutturando un "polo culturale" che vede nel Petruzzelli il suo punto più alto ma che con la recente acquisizione del Kursaal Santa Lucia, venduto all'asta sul quale la regione ha esercitato il diritto di prelazione, rende più chiaro e leggibile il disegno egemonico di Silvia Godelli che ormai ha le mani su tutto. Anche piazzando nei posti chiave persone di sua fiducia o che meritano la sua gratitudine.
E' infatti molto verosimile che tutti i teatri pubblici di Bari rientrino sotto l'unica egida della Fondazione Petruzzelli e che la figura del Sovrintendente sia unica per tutte le strutture. Se si considera il progetto di riunire sotto il cartellone del teatro Stabile, le deboli e poco autorevoli forze di un cosiddetto teatro barese, in cui si distingue solo, e da decenni, l'esperienza del Kismet, da sempre alieno al provincialismo asfittico di altre compagnie "locali" rappresentate.
L'assessore regionale Godelli
A dirigere questa Fondazione allargata sarà, fra qualche anno, Silvio Maselli, attuale direttore dell'Apulia Film Commission, in predicato per andare a farsi le ossa a Cagliari, grazie ai rapporti politici fra il sindaco di Cagliari, il sellino Massimo Zedda e il suo leader Nichi Vendola, grande protettore di Maselli.

Oggi forse, alla luce di questa prospettiva, si può capire perchè Maselli non si sia vergognato, da direttore in carica, di firmare insieme al vicepresidente De Luca e alla presidente Gaeta, il film di Daniele Vicari, la Nave Dolce, dedicato all'epopea degli albanesi della Vlora.
Tutto può fare curriculum, per chi si accinge a dirigere una fondazione che si occupa anche di lirica e danza senza che dalle note biografiche, al momento, appaiano tracce di una sia pur superficiale conoscenza di queste due arti, difficili e sublimi.
Firmare un film diretto da un regista famoso, poi (e Vicari lo è diventato grazie a Diaz), fa certo molto più curriculum che firmare insieme a un semisconosciuto come Angelo Amoroso d'Aragona, che con "Lo Stadio della Vittoria" stava da anni realizzando un documentario molto simile a quello di Vicari.




giovedì 6 settembre 2012

Sanità, la lettera aperta dei medici di famiglia a Nichi Vendola

Filippo Anelli
L’approvazione del Decreto Balduzzi ieri da parte del Consiglio dei Ministri sulla riorganizzazione dell’Assistenza Primaria interviene in un momento particolare per la Puglia che all’indomani della chiusura degli ospedali e dei pesanti tagli all’assistenza si ritrova drammaticamente ancora in attesa delle misure regionali intese a potenziare l’Assistenza Territoriale, più volte preannunciate e sbandierate ai quattro venti e mai realizzate. Eppure, secondo il Ministro Balduzzi: “Questi interventi hanno conferito carattere di urgenza alla necessità di procedere a una riorganizzazione di alcuni fondamentali elementi del Servizio Sanitario Nazionale. Ciò richiede un urgente riassetto, in primo luogo, del sistema delle cure territoriali…”.
Siamo rimasti sconcertati dalla posizione assunta dall’Assessore alla Salute della Regione Puglia che insieme ai suoi Colleghi di tutte le altre Regioni ha espresso un parere negativo sulla riorganizzazione delle Cure Primarie sostenendo direttamente il passaggio alla dipendenza dei medici di famiglia - quindi mettendo in crisi il rapporto di fiducia che lega i cittadini a questi professionisti – piuttosto che puntare sul miglioramento del sistema attuale. Eppure, la Puglia grazie alle scelte effettuate dal Governo regionale con gli Assessori Tedesco e Fiore, rappresenta una delle regioni più avanzate avvicinandosi al modello previsto nel Decreto Balduzzi. Peccato che l’Assessore Attolini, a 6 mesi dal suo insediamento, non ha ritenuto di incontrare, pur se sollecitato diverse volte, i rappresentanti della medicina territoriale per far conoscere la sua opinione ed il programma della sua azione di governo.
In Puglia i medici di medicina generale svolgono la loro attività nell’80% dei casi in forma associata. La metà di questi medici condivide un unico studio aperto mediamente 9 ore al giorno, mentre la restante parte, per garantire la stessa prestazione, adotta la condivisione informatica dei dati clinici dei pazienti in carico. Gran parte di questi medici ha assunto un collaboratore di studio per la gestione delle incombenze burocratiche. A causa di problemi di finanziamento regionale solo 1/3 dei medici è in grado di assicurare anche l’assistenza infermieristica.
Nel contratto regionale, già in vigore da anni, sono previsti strumenti e forme organizzative di lavoro dei medici che possono migliorare i livelli di assistenza sino a raggiungere gli obiettivi che oggi il Decreto Balduzzi pone e che, se attuati, avrebbero potuto e potrebbero ancora oggi rendere la Puglia la regione più avanzata in Italia nel campo dell’assistenza territoriale.
Infatti, in tutta la Regione giacciono inevase le domande presentate dai medici ai Direttori Generali delle proprie ASL per la istituzione dei Centri Polifunzionali Territoriali (CPT) che assicurano, secondo le norme vigenti, l’apertura per 12 ore continuative degli ambulatori (solo nella ASL di Bari ci sono 10 domande inevase). La riorganizzazione della Continuità Assistenziale (Guardia medica) e l’interazione con il Servizio di Emergenza Territoriale (118) consentirebbe alla nostra Regione agevolmente di raggiungere la copertura H24, 7 giorni su 7 di assistenza, con modelli sostanzialmente già condivisi.
In queste strutture la presenza di figure professionali diverse, come ad esempio gli infermieri, consentirebbe di migliorare l’offerta assistenziale attraverso l’erogazione di prestazioni diagnostiche di primo livello come la telemedicina, l’ecografia generalistica, la spirometria e così via. La gestione della cronicità, infatti, rappresenta l’obiettivo principale delle cure primarie. Ad esempio, se tutti gli ipertesi effettuassero un elettrocardiogramma presso gli studi dei medici di famiglia, ci sarebbe un milione e mezzo di accessi in meno negli ospedali.
Presidente Vendola ora più che mai è il momento di prendere decisioni. La chiusura degli ospedali nei programmi era condizionata al contestuale potenziamento delle cure territoriali al fine di non compromettere la piena erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Gli studi ed i report dimostrano che ciò non è avvenuto perché il territorio non è stato potenziato. Le chiediamo, pertanto, un incontro urgente al fine di riprendere il dialogo che inspiegabilmente sembra essersi interrotto.
Bari, 6 settembre 2012
Filippo Anelli
Segretario Generale Regionale
FIMMG
(Federazione Italiana Medici di Famiglia)

mercoledì 5 settembre 2012

Per la Puglia necessario Governo di Salute pubblica. L'appello di Surico


Giammarco Surico
Di fronte al disastro annunciato e, purtroppo, divenuto realtà, non vi possono essere più deroghe: la Puglia ha bisogno urgente di un Governo di Salute pubblica, nel senso più letterale del termine. L’assessore Attolini prenda atto, con onestà intellettuale, che la situazione della sanità pugliese non può più essere gestita in questo modo e ne tiri le adeguate conseguenze.
Non ci sono più scuse. Il cartello <work in progress> esposto dal governo regionale davanti al cantiere sanità aperto ormai da oltre sette anni non è accettabile sotto alcun profilo, tantomeno quello della sicurezza e della salute dei cittadini pugliesi, costretti a fare i conti con una gestione schizofrenica, approssimativa e clientelare. E non bastano le verifiche-farsa propinate sino a questo momento. Occorre un cambiamento sostanziale che da un lato dia alla popolazione la certezza di servizi efficienti e ripristini il diritto sacrosanto a godere dei livelli essenziali di assistenza garantiti dalla Carta costituzionale. Dall’altro restituisca dignità e rispetto al lavoro di tanti operatori della sanità che si dibattono tra difficoltà e condizioni di lavoro intollerabili, mentre restano irrisolte le questioni relative alle piante organiche, agli ex stabilizzati e a vertenze occupazionali aperte anche sul fronte della sanità convenzionata lasciate incancrenire.
È emergenza. Lo dicono i fatti. Il territorio pugliese sta pagando lo smantellamento sistematico di strutture d’eccellenza e di servizi primari, come accade per i Punti di primo intervento di Mola e di tutto il sud barese, per il centro Dialisi di Francavilla Fontana, ma anche per le Cardiologie-UTIC di Monopoli e Putignano la cui chiusura lascia praticamente scoperto tutto il territorio che va da Bari a Brindisi, ma anche tutto il Nord barese, trasferendo il peso, anche delle UTIC senza laboratorio di emodinamica - determinanti per intervenire tempestivamente con una angioplastica primaria salvavita - su quelle del capoluogo. Una decisione assurda che va nella direzione opposta della necessità di organizzare una rete territoriale interospedaliera per l’emergenza coronarica in modo da poter garantire a tutti i cittadini le cure migliori e più efficaci, ovunque risiedano.
Non va meglio sul fronte dell’organizzazione del personale che evidenzia discrasie e contraddizioni deleterie per il buon funzionamento di un ospedale e che vede la soppressione di reparti, di primari e direttori di strutture complesse a fronte di una domanda di salute sempre più stringente e specifica.
Le liste d’attesa s’allungano e c’è chi è costretto a rivolgersi al privato, se può, oppure, come accaduto ad una signora di Manduria, a girare per ben quattro ospedali prima di poter partorire in pace e in sicurezza.
Con la mancata classificazione per funzione degli ospedali e con un piano costruito in base a logiche che francamente non sembrano rispondere al bene collettivo, si è finito per bruciare risorse inutilmente, senza fermare l’emorragia degli sprechi, come dimostra anche la inquietante vicenda della riabilitazione psichiatrica a Bari.
Ciliegina sulla torta: il governo regionale pensa di poter continuare sulla lunghezza d’onda della propaganda, promettendo nuovi ed efficienti ospedali. Peccato che non vi sia la certezza delle risorse finanziarie.
(Consigliere Regionale Fli)

martedì 4 settembre 2012

La nave dolce, i torti e le ragioni di una polemica

C’è “una distanza inseparabile”, per dirla con Camillo Pennati, fra l’ovazione veneziana che ha accolto “La nave dolce”, il docufilm realizzato da Daniele Vicari sulla vicenda della Vlora, l’imbarcazione carica di migliaia di albanesi che nell’agosto del 1991 giunse a Bari, e i veleni di cui lo si è voluto caricare. Ne parlo, pur essendo componente del Consiglio di Amministrazione dell’Apulia Film Commission, coproduttrice del film, perché tutti gli atti relativi sono stati adottati in un’epoca antecedente al mio ingresso nell’organismo. Lo dico –sia chiaro- con rammarico e non con sollievo, perché credo che si tratti di una delle operazioni di maggior spessore realizzate in Puglia, della quale i miei predecessori, con in testa Oscar Iarussi (che ha finora serbato –certo per discrezione- un silenzio di cui non riesco a fare a meno di stupirmi), possono andar fieri. 
Il clima irrespirabile che su questa testata ha denunciato Fortunata dell’Orzo [link] (si è addirittura insinuato che la sua partecipazione al film nel ruolo di se stessa abbia tacitato o “comprato” un’inusuale indulgenza da parte sua) è creato, a mio parere, da un cocktail micidiale di malevola pitoccheria, di faide cortigiane, di palese e spero temporaneo ottundimento della capacità di analisi di alcune menti brillanti. 
Non essendo mai stato vendoliano faccio un po’ fatica a districarmi nei labirinti e nei pantani che accompagnano il vendolismo (del tutto seriali rispetto ai consimili luoghi del berlusconismo e del dalemismo); non essendo barese mi sfuggono probabilmente biografie e intersezioni della mappa del potere culturale. Tuttavia riconosco una sciocchezza quando la vedo: e le querimonie sulla Nave dolce su una ragguardevole mole di sciocchezze mi appaiono costruite. 
Si prenda il conflitto di interessi, tema serio e dirimente delle società complesse: il professor Onofrio Romano ne costruisce una mostruosa “versione retroattiva”, in base alla quale la sceneggiatrice de “La nave dolce”, Antonella Gaeta, si sarebbe trovata in fallo nel momento in cui è stata nominata, dopo le impreviste ed imprevedibili dimissioni di Iarussi, presidente di Apulia Film Commission. L’incarico di sceneggiatore non è stato conferito a Gaeta da Afc, né come presidente di Afc Gaeta ha adottato alcun atto di finanziamento della Nave dolce, ma all’occhiuta vigilanza dei Torquemada alle cime di rapa ciò non basta. Il professore anzi scrive che questo vulnus immaginario avrebbe dovuto essere “sanato”, anche se non è chiara la possibile sanatoria. 
Gli Azzeccagarburgli di circostanza suggeriscono sottovoce che Gaeta avrebbe dovuto “ritirare la firma” dalla pellicola. Per comprendere l’assurdità di una tale prospettiva, poniamo l’esempio di un pittore di fama che abbia venduto alcune sue tele ad una Pinacoteca pubblica, e che successivamente sia chiamato a presiedere l’organismo che questa pinacoteca amministra: according to Romano, dovrebbe togliere le proprie tele dagli spazi espositivi per riporle in qualche buio scantinato ovvero, con adeguati interventi di scolorina, rimuoverne la sua firma. Sono questi tristi paradossi la naturale conseguenza del far degradare il conflitto di interessi a slancio mistico o insulsaggine grillina. Vi è poi la questione del turpe intrigo di cui sarebbe stato vittima il filmaker barese Angelo Amoroso d’Aragona, il cui progetto di documentario “Lo stadio della Vittoria”, che aveva come oggetto la stessa vicenda, sarebbe stato boicottato (al punto che, come scrive Massimo Scagliarini nell’impresentabile articolo della “Gazzetta” [link], se ne sarebbero “perse le tracce”) per le proprie fosche mire da Silvio Maselli e Gigi De Luca (il film viene da una idea condivisa fra loro due e il produttore albanese Ilir Butka, idea per la quale –poveracci!- non hanno preso il becco di un quattrino, né mai lo prenderanno). Come i due gaglioffi hanno condotto il loro tristo proposito? 
Istruendo l’uno e approvando con altri il secondo la pratica di finanziamento del documentario di d’Aragona! Non sono un cineasta, ma, in caso, mi auguro di imbattermi sempre in sabotatori di tal fatta. Come che sia, “Lo stadio della Vittoria”, malgrado l’impegno del suo autore, non ha potuto essere realizzato, perché non è riuscito a convincere altri investitori pubblici e privati. Apulia avrebbe potuto produrre in proprio “Lo stadio della Vittoria” anziché “La nave dolce”, scegliere d’Aragona anziché Vicari? Certo. Avrebbe dovuto? Ne dubito assai. Non solo perché il nome di d’Aragona sarebbe stato forse meno appetibile di quello di Vicari per i coproduttori (Indigo Film, Rai Cinema e l’albanese Skan-dal), e perché forse si deve anche al credito di cui gode Vicari se “La nave dolce” verrà distribuito (in sala!) da Microcinema. 
Anche e soprattutto perché –e qui viene la parte conclusiva e cruciale di questo troppo lungo ragionamento- Apulia Film Commission non è la struttura burocratica con cui la Regione Puglia eroga servizi di vario genere all’industria cinematografica, ma uno strumento partecipato di attuazione della sua politica culturale. Una politica culturale che, ferma restando la sua ovvia discutibilità, rappresenta un punto decisivo delle attività del Governo Vendola, una modalità che ha cambiato in modo irreversibile la percezione della Regione in questo settore. 
È per uno strumento di questa ambizione che è valsa la pena scomodare intellettuali di vaglia come De Luca, Gaeta, Iarussi e Maselli (in rigoroso ordine alfabetico), per tacere delle validissime professionalità interne alla Fondazione. Non per una sorta di mini-ministero a cui strappare qualche lacerto di contribuzione, ma per una struttura complessa, che favorisce e stimola talenti e visioni, che “vende” la Puglia e le sue storie a produttori, ma anche a sceneggiatori in erba o collaudati, a registi e narratori, agli stessi pugliesi (per il tramite del circuito “d’Autore”). 
Una struttura che sceglie, che azzarda, che osa. Arte difficile in tempi di viltà, mi rendo conto. Ma separiamo, per favore, il terreno delle opinioni contendibili, delle legittime e benefiche critiche, delle doverose richieste di trasparenza (quella di Afc supera i gusti esigenti dell’Unione Europea, per esempio), dalle deduzioni senza premesse, dalle insinuazioni viscide, dalle follie dissennate. Non pretendo di gareggiare in dottrina e in acume con il professor Romano; ma egli dice che, se oggi consentiamo che un film nato in qualche modo da un’idea di esponenti dell’Afc sia prodotto dalla Fondazione medesima, domani un altro direttore o un altro amministratore potrebbero ideare e produrre un cinepanettone in sedicesimo a Trepuzzi senza che gli si possa imputare alcunché. Ecco, l’idea che la trincea del giudizio critico sia dannata ad occuparsi dei profili di correttezza formale di un’attività anziché dei suoi esiti mi pare un po’ raggelante; e che faccia intravvedere, in filigrana alla sussiegosa rampogna, il più becero dei qualunquismi. 
Perché –vedete- Vicari per “La nave dolce” ha scelto di acquisire la testimonianza di Fortunata Dell’Orzo, fra le decine di giornalisti che seguirono lo sbarco della Vlora, perché lei ne costruì il racconto (e lo “visse”) in maniera del tutto peculiare rispetto ai nostri colleghi. Una testimonianza diversa sarebbe stata illegittima? Naturalmente no. Ma narrare significa scegliere. Ed anche amministrare.

domenica 29 luglio 2012

Una riflessione estiva per Vendola

Caro Presidente Vendola, non ho intenzione i darle i compiti per le vacanze: non ne avrei titolo e neanche voglia. Desidero, invece, sottoporLe una riflessione che spero possa tornar utile a Lei, ma ancor più alla comunità pugliese.
Nichi Vendola
>Che la Puglia sia a rischio desertificazione è una triste certezza. Se da oggi, non da domani, non si assumono serie iniziative, quel processo diventerà irreversibile.
Potrei sbagliare non essendo né un geologo, nè un metereologo, ma quei provvedimenti che “ingessano” la nostra cara Murgia, credo vadano rivisti.
>Sono in questi giorni a Targu Neamt, un paese della Moldavia, o meglio Moldova, romena, di poco più di ventimila abitanti, con un altitudine poco superiore ai 350 metri.
Sono immerso nel verde, i boschi di abeti, pini, querce ed altro ancora la circondano. L’aria è ovviamente ossigenata, l’inquinamento una parola sconosciuta, le frane impossibili perché il terreno è incatenato dalle radici della secolare vegetazione. Contribuisce a sostenere un’economia non florida il taglio e l’esportazione del legname, ma per un abete abbattuto se ne ripiantano molti di più. Piove spesso, la foresta attira la pioggia e alimenta il fiume Neamt, da qualche tempo impoverito. Guardando quei boschi, mi sono chiesto perché non piantarne sulla nostra Murgia.
Presidente, non le chiedo di fare della o nella Murgia, discariche, coltivazioni intensive o altre forme di sfruttamento e contestuale impoverimento del territorio: Le chiedo di arricchirla di vegetazione compatibile con la sua natura e bellezza originaria. Perchè spesso a guardarla bene, finanche con un occhio innamorato, appare come un’arida pietraia che da un massiccio rimboschimento non può che trarre giovamento.
Un pensiero finale lo rivolgo all’uomo che ama la poesia: che bello sarebbe se la Murgia, per tanti secoli considerata una palla al piede per il nostro territorio e la nostra economia, fosse tra pochi decenni quella capace di arrestare la desertificazione della Puglia e cancellare quell’incubo sul nostro futuro, perché desertificazione è il preambolo della scomparsa.
Presidente, facciamo una scommessa? Vuol vedere che una ricetta così semplice può salvare la Puglia? Scommettiamo pure terreni e case, tanto, se non si fa subito qualcosa di serio, un giorno non lontanissimo non ci saranno più.

di Gianvito Pugliese

venerdì 27 luglio 2012

Puglia d'oggi n.28 disponibile online



Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 28 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 27 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Con questo numero ci prendiamo una piccola pausa per le vacanze estive. Torneremo puntuali con la distribuzione alla finedi agosto. Ma il nostro lavoro sul sito prosegue, in attesa di sostanziali e (auspichiamo) belle novità. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • Il valzer dei candidati;
  • Ilva, ora basta;
  • Nè rinnegati, nè convertiti?
  • La nemesi di Nichi;
  • L'umiltà ci renderà liberi;
  • L'uscita dall'Euro? Una sconfitta per tutti;
  • Che la danza abbia inizio;
  • Nichi Vendola rinviato a giudizio per la nomina di Sardelli;
  • Regione Puglia: e si continua a perdere tempo
  • L'intergruppo di Amati, una Santa Alleanza?
  • Sui Consiglieri di Bari adesso indaga anche la Corte dei Conti;
  • Una Provincia a gettone che cade dalle nuvole;
  • Quella delibera della vergogna;
  • Costantino, quanto ci costi;
  • Fli, la festa d'estate è a Manfredonia;
  • La Città Metropolitana, un'occasione per tutti;
  • Europa: la Spagna nel mirino;
  • Un'Europa in affanno guarda alle Olimpiadi;
  • Foggia: e Mongelli si mette a sfogliare la margherita;
  • Foggia: la musica adesso è finita;
  • Giannatempo no-limits, e i vigili sono senza mezzi:
  • I vampiri che non ti aspetti;
  • Sabrina Merolla, dove ci porta il BuonVento?
  • I conigli di Torre Pelosa, il romanzo di Sammarelli

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venerdì 20 luglio 2012

Puglia d'oggi n. 27 online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 27 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 20 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Vi ricordo che la settimana prossima verrà pubblicato l'ultimo numero prima della pausa estiva, mentre  proseguiremo il nostro lavoro quotidianamente sul sito, in attesa di sostanziali e (auspichiamo) belle novità. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • E adesso tutta la verità;
  • Giudici e politici;
  • Trattati e papelli, cosa c'è di vero?
  • Non furono soltanto degli eroi;
  • Le frasi e gli scritti di due icone hanno fatto breccia nei ragazzi;
  • Dismissioni, ora in Aula;
  • Diario di bordo, da Napolitano ai grillini;
  • Nubi nere sul futuro dell'Ilva;
  • Petruzzelli, perchè i baresi non dovevano e non devono sapere?
  • Commissioni, ora indaga la finanza!
  • Tutti gli uomini di Emiliano;
  • Si va verso l'assemblea dei Mille per ridare una speranza all'Italia;
  • Bari Città Metropolitana tra opportunità e punti di criticità;
  • Chiamati a recuperare la fiducia dei cittadini;
  • Volano le richieste e i prezzi per le località pugliesi premiate con la Bandiera Blu;
  • La festa estiva di Fli a Manfredonia;
  • Europa: innovare per il futuro;
  • Europa: infrazioni in calo, dimezzate in sei anni;
  • Foggia: per la giunta Mongelli ecco il finale di partita;
  • Foggia: fine amara per il calcio in città;
  • Non c'è due senza tre, ora toccherà a Cerignola?
  • Il grande fallimento dell'isola pedonale;
  • A Bari Hip hop e cultura digitale
  • Con tre mostri sacri del jazz si chiude il Festival di Bari;

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venerdì 13 luglio 2012

Puglia d'oggi numero 26 disponibile online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 26 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 13 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
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Vi ricordo che tra due settimane il giornale sospenderà le pubblicazioni per la pausa estiva, mentre proseguiremo il nostro lavoro quotidianamente sul sito. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • La nostra spending review;
  • Varenne, l'invincibile;
  • Lo scandalo del grande eretico:
  • Puglia, ecco la spending review;
  • Ospedali, con quali fondi?;
  • Curto: penalizzata tutta la provincia di Brindisi;
  • I dettagli del piano di riordino: spese low-cost per le Asl con il centro acquisti unico;
  • Regione Puglia freeware ed Open data;
  • Bari, tessere false, l'affare si ingrossa;
  • Il Pdl pugliese verso la frammentazione?
  • Fitto rinuncia alla prescrizione, una lezione per Berlusconi;
  • Una deludente passerella al forum delle liste civiche;
  • FOCUS: Lo sport pugliese rischia di sparire da tutti i campionati più importanti;
  • FOCUS: Tutta la crisi del calcio pugliese in cinque mosse;
  • FOCUS: A Foggia è l'ora di pronunciare "mai più"?
  • Bari: Riformare per l'interesse nazionale, lunedì il convegno;
  • L'Inchiesta: Teatro Piccinni, prosegue il restauro, ma è stato inagibile?;
  • Cerignola: Ora il rischio per il dissesto finanziario è pericolo reale;
  • Cerignola: Fuga dal Pdl, De Cosmo verso Italia Futura di Montezemolo?;
  • Europa: Romania: progressi a rischio;
  • Polignano, ecco il libro ottimista
  • Concato e Sud Sound System al prossimo premio Barocco;
  • Il mare e la stessa, una serata tutta nel ricordo di Lucio Dalla;

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venerdì 6 luglio 2012

Puglia d'oggi numero 25 disponibile online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 25 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 6 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI

In questo numero:

  • Stati Uniti d'Europa;
  • Ora legale anticaldo;
  • Ed ora, tutti in pista:
  • La straordinaria ordinarietà;
  • Monti, sulla strada del risanamento;
  • Regione Puglia. Tagli? Non nel mio paese;
  • Legambiente: gli eco-crimini in aumento;
  • Decentramento. I prossimi, mandateli a scuola;
  • Province: una poltrona per due o due poltrone per uno?
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martedì 3 luglio 2012

Riordino sanitario: le audizioni e le polemiche in Commissione


Modificabile o non modificabile? Mentre la politica regionale continua ad interrogarsi sul Piano di Riordino voluto dalla Giunta, tra le polemiche e le prese di posizione politica, proseguono i lavori consiliari sull'argomento.
Mentre negli scorsi giorni era ventilata da più parti l'ipotesi di una possibile, ed anche profonda modifica del Piano di Vendola e dell'Assessore Attollini, sembra che le Asl abbiano già dato il via allo stesso, rendendolo di fatto già operativo e quindi non modificabile. Caos che si aggiunge a caos, con tutti i Sindaci che si sono detti contrari al Piano e l'Anci che ha disertato la riunione di oggi per protestare contro i tempi ristretti per la convocazione (da venerdì a martedì).
Direttori generali di aziende sanitarie ed universitarie, presidenti provinciali degli ordini dei medici sono stati gli interlocutori pomeridiani della terza sessione di audizioni calendarizzata dalla Commissione sanità in previsione del parere alla delibera di giunta regionale che ridisegna la mappa dei punti nascita ed avvia la seconda fase del piano di rientro, con l’ulteriore riorganizzazione della rete ospedaliera.
Agli inviti recapitati dalla Commissione, senza alcuna eccezione, hanno risposto tutti i direttori generali, in molti dei casi assistiti anche da direttori amministrativi e sanitari.
Alla commissione sono stati forniti ragguagli in merito allo stato di attuazione dei programmi di razionalizzazione e riorganizzazione che ciascuna ASL ed Azienda universitaria ha concluso o sta attuando attraverso accorpamenti, trasferimenti di reparti, riconversioni in strutture socio-sanitarie dei presidi ospedalieri già dismessi o in procinto di esserlo.
In molti casi sono stati forniti elementi circa la situazione degli organici rideterminati dal licenziamento di medici, personale amministrativo ed infermieristico interessato da procedure di de-stabilizzazione.
“Non abbiamo convocato i direttori generali per saper se abbiano o meno condiviso le scelte operate dall’assessorato alla sanità relativamente alla riorganizzazione della rete regionale dei punti nascita o sulla razionalizzazione della rete ospedaliera pugliese in conseguenza dell’attuazione della “fase 2” del piano di rientro che comporterà il taglio di altre centinaia di posti letto nelle strutture pubbliche e private – ha affermato il presidente della Commissione sanità Dino Marino. – Il compito cui siamo stati chiamati è quello di acquisire il maggior numero di informazioni che ci permetta di fotografare chiaramente ed oggettivamente la situazione in ogni territorio, in modo da poter intervenire con eventuali correttivi nella direzione di una distribuzione quanto più equa possibile di tutti i servizi. Per questo – ha concluso Marino – il nostro lavoro non si esaurisce oggi, ma proseguirà con le altre audizioni già calendarizzate”.
Chi non è stato affatto daccordo su queste audizioni e sulla loro utilità è stato Giammarco Surico, Consigliere regionale di Fli.
“Queste audizioni in Commissione Sanità sono una ignobile farsa, una gigantesca operazione di marketing travestita da concertazione. I manager Asl, come hanno peraltro confermato, hanno già dato piena attuazione alla delibera approvata a giugno dalla giunta regionale per realizzare la seconda fase del piano di rientro.
Non si può, evidentemente, modificare l’immodificabile, aggiungendo caos al caos, incertezza all’incertezza, clientela alla clientela.
Ci auguriamo, ma ci sembra che sia così, a giudicare dalle prime dichiarazioni dei sindaci, che i Comuni interessati a tagli effettuati dalle forbici di un decisore guidato dalla bussola della clientela invece che da quella del reale fabbisogno del sistema sanitario pugliese, non abbiano intenzione di lasciarsi trasformare in allodole attratte da uno specchietto che riflette una realtà falsata da aperture e dialogo assolutamente inutili ai fini di una razionale riorganizzazione ospedaliera sul territorio”.
Sostanzialmente sullo stesso piano anche Massimo Cassano, vicecapogruppo Pdl.

“Per quanto la Commissione sia un luogo istituzionalmente deputato all’ascolto, le audizioni sul Piano di Rientro dovevano essere fatte prima dalla Giunta regionale in fase di redazione del Piano di Rientro, poi dalla Commissione, per apportare eventuali miglioramenti. Le audizioni postume rispetto ad un Piano praticamente blindato e scritto sulla base di scelte discrezionali, con Sindaci che protestano per le chiusure e Direttori Generali che alzano le braccia, sono una presa in giro per i cittadini pugliesi ed una sorta di in utile contentino che il Governo regionale crede di dare a noi Consiglieri”.
“Chi subisce i tagli (Comuni e Province) viene a lamentarsi – dice Cassano - chi deve applicarli (vertici di Asl e Ospedali) alza le braccia; l’assessore cerca di trovare appigli tecnici per scelte che tecniche non sono state; il Presidente della Commissione fa il moderatore e manca il decisore politico, ossia il Presidente Vendola, che mentre in Puglia chiude gli ospedali, nel resto d’Italia va dicendo che un ospedale aperto è meglio di un F35. Manca un progetto, mancano scelte chiare, manca certezza sul futuro degli ospedali pugliesi che, anche laddove restano aperti, avrebbero bisogno di essere completamente ristrutturati, magari con quei fondi di edilizia sanitaria con cui in vece Vendola promette di voler costruire ospedali nuovi chissà tra quanti anni. Queste audizioni servono solo a delineare un quadro drammatico che, purtroppo, conoscevamo già e al quale il Governo Vendola non cerca neanche di porre rimedio”.
“Questa mattina i Presidenti delle conferenze dei Sindaci di Bari, Lecce e Foggia, al di là delle appartenenze politiche, hanno riservato un fiume di critiche al merito e al metodo delle scelte adottate dal Governo regionale per la chiusura di ospedali e punti nascita senza preventiva concertazione con gli stessi Presidenti e con i Comuni che essi rappresentano. Nel pomeriggio, invece, dal Direttore Generale della Asl di Taranto abbiamo avuto le prime inquietanti ‘rivelazioni’ sulla situazione del personale rinveniente dalla Pianta organica”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, che spiega: “Mentre i rappresentanti degli Enti Locali continuano a confermare di non essere stati minimamente coinvolti dal Governo Regionale nella fase di redazione del Piano di Rientro e, quindi, nella fase delle scelte da compiere sui singoli territori e i vertici delle Asl e delle Aziende Ospedaliere hanno elencato le tante criticità che stanno incontrando, il Direttore Generale della Asl di Taranto ci ha illustrato la situazione del personale della sua Asl, così come rinviene dalla Pianta organica. Su un totale di 4.200 dipendenti previsti nel territorio della Asl di Taranto, ce ne sono 621 che, usufruendo dei benefici della Legge 104/92, lavorano meno di 36 ore a settimana; altri 600 per cui le commissioni medico – collegiali hanno stabilito funzioni diverse rispetto a quelle per cui erano stati assunti; 52 in maternità e 12 in distacco sindacale. Ciò significa che nella Asl di Taranto il personale in servizio permanente effettivo e a tempo pieno è solo il 70% di quello previsto in Pianta Organica. Da qui si evince l’utilità della nostra battaglia degli ultimi anni per la veloce approvazione delle Piante organiche di tutte le Asl e le aziende ospedaliere della Puglia, in modo tale da poter avere contezza del numero dei posti da coprire e poter decidere come, quando e dove andare a coprire le carenze. E’ evidente - conclude Palese - che se già in partenza in una Asl il 30% del personale, per svariati motivi, non lavora a tempo pieno, è impossibile poter programmare il lavoro e garantire assistenza ai pazienti, specie nei periodi in cui si aggiunge anche il personale in ferie. Continuiamo quindi a chiedere che tutte le piante organiche siano approvate entro il 5 luglio prossimo, così come prevede la Legge Regionale 11/2012, poiché è fin troppo evidente che le criticità dovute alle carenze di personale, non sono da imputare solo ai vincoli finanziari da rispettare”.