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mercoledì 14 novembre 2012

Apulia Film Commission: come ti faccio diventare un Produttore

Dalle note biografiche di un blog dedicato alle "eccellenze pugliesi":
SILVIO MASELLI: Nasce nel 1975 a Bari dove studia Scienze politiche, laureandosi in storia contemporanea.
Dopo un master in “Management culturale”, va a vivere a Roma dove si occupa dapprima di distribuzione cinematografica, comunicazione, marketing ed eventi culturali e successivamente di gestione aziendale in Fandango. Dal 2004 è docente a contratto in “Tecniche delle produzioni audiovisive” presso l’Università degli Studi di Bari.
Dal 2005 al 2007 si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica a Bari, lavorando come account e analista strategico presso l’agenzia di comunicazione Proforma.
Dal luglio 2007 è il primo direttore generale della Apulia Film Commission, Fondazione istituita dalla Regione Puglia per attrarre investimenti nel settore dell’audiovisivo, accogliere le produzioni cinematografiche e presiedere alle politiche di sviluppo del settore audiovisivo in Puglia.
Dopo un master in “Management culturale”, va a vivere a Roma dove si occupa dapprima di distribuzione cinematografica, comunicazione, marketing ed eventi culturali e successivamente di gestione aziendale in Fandango. Dal 2004 è docente a contratto in “Tecniche delle produzioni audiovisive” presso l’Università degli Studi di Bari.
Dal 2005 al 2007 si occupa di comunicazione commerciale, istituzionale e politica a Bari, lavorando come account e analista strategico presso l’agenzia di comunicazione Proforma.
Dal luglio 2007 è il primo direttore generale della Apulia Film Commission, Fondazione istituita dalla Regione Puglia per attrarre investimenti nel settore dell’audiovisivo, accogliere le produzioni cinematografiche e presiedere alle politiche di sviluppo del settore audiovisivo in Puglia.
Non vi è dunque traccia di alcuna attività di "produzione cinematografica" in senso proprio e stretto nella tutto sommato banale carriera di questo giovane "manager" barese.
Ma andiamo a controllare la voce "Silvio Maselli" sul più prestigioso (e caro) database dedicato al cinema e in genere al mondo delle arti audiovisive, IMDb:

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Producer (14 titles)
2012
La sala (short) (producer) 

2012
La nave dolce (documentary) (producer) 

2011
Il Bando (short) (producer) 

2011
Lutto di civiltà (short) (producer) 

2011
Mimmo, Mimino e Mimì (documentary) (producer) 

2011
Pòppitu (short) (producer) 

2010
Giardini di luce (short) (producer) 

2009
Danze di palloni e di coltelli (documentary short) (producer) 

2009
Il vento è cambiato (short) (producer) 

2009
Kalif (documentary short) (producer) 

2009
Di chi sei figlio (documentary short) (producer) 

2009
Otnarat (documentary short) (producer) 

2009
Salento terra di popoli (documentary short) (producer) 

2009
Vituccio, terra e canti (documentary short) (producer) 

Se poi si fa lo stesso tipo di verifica con la voce "Apulia Film Commission" viene fuori questo articolato elenco:
 
  1. Come il vento (2013) ... Production Company (support)
  2. E la chiamano estate (2012) ... Production Company (support)
  3. La sala (2012) ... Production Company
  4. La nave dolce (2012) ... Production Company
  5. È stato il figlio (2012) ... Production Company (support)
  6. Il sole dentro (2012) ... Production Company (support)
  7. La Casa Nuova (2012) ... Production Company
  8. Non me lo dire (2012) ... Production Company
  9. Il paese delle spose infelici (2011) ... Production Company (support)
  10. Appartamento ad Atene (2011) ... Production Company (support)
  11. Il villaggio di cartone (2011) ... Production Company (support)
  12. Ruggine (2011) ... Production Company (support)
  13. Dreamland: La terra dei sogni (2011) ... Production Company (support)
  14. Il Bando (2011) ... Production Company
  15. Lutto di civiltà (2011) ... Production Company
  16. Poppitu (2011) ... Production Company
  17. Se sei così ti dico sì (2011) ... Production Company (support)
  18. Il colore del vento (2011) ... Production Company (support)
  19. Biondina (2011) ... Production Company (participation)
  20. Pòppitu (2011) ... Production Company
  21. L'estate di Martino (2010) ... Production Company (support)
  22. Il primo incarico (2010) ... Production Company (support)
  23. Noi credevamo (2010) ... Production Company (support)
  24. Mine vaganti (2010) ... Production Company (support)
  25. Giardini di luce (2010) ... Production Company
  26. L'uomo nero (2009) ... Production Company (support)
  27. L'altra metà (2009) ... Production Company (support)
  28. Cado dalle nubi (2009) ... Production Company (support)
  29. Uerra (2009) ... Production Company (support)
  30. Danze di palloni e di coltelli (2009) ... Production Company (production company)
  31. Il vento è cambiato (2009) ... Production Company (production company)
  32. Non Ti Voltare (2009) ... Production Company (support)
  33. Kalif (2009) ... Production Company (production company)
  34. Di chi sei figlio (2009) ... Production Company (production company)
  35. Otnarat (2009) ... Production Company (production company)
  36. Salento terra di popoli (2009) ... Production Company (production company)
  37. Vituccio, terra e canti (2009) ... Production Company (production company)
  38. Il passato è una terra straniera (2008) ... Production Company (support)
Distributor - filmography
  1. Il Bando (2011) ... Distributor (2011) (Italy) (theatrical)
  2. Lutto di civiltà (2011) ... Distributor (2011) (Italy) (all media)
  3. Pòppitu (2011) ... Distributor (2011) (Italy) (theatrical)
  4. Il vento è cambiato (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
  5. Kalif (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
  6. Di chi sei figlio (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
  7. Otnarat (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
  8. Salento terra di popoli (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
  9. Vituccio, terra e canti (2009) ... Distributor (2009) (Italy) (all media)
Miscellaneous Company - filmography
  1. Controra (2013) ... Funding

Per cui Silvio Maselli risulta Producer (produttore) di 14 film, ma non in quanto direttore dell'Apulia Film Commission (ruolo che ricopre dal 2007) ma in quanto Silvio Maselli.
Stare su Internet Movie Database (IMDb) non è gratuito. Un abbonamento "medio" costa circa 125 dollari l'anno per ogni voce listata. Ci chiediamo chi abbia pagato per far diventare un impiegato della Fandango, nonchè "analista Strategico" di Proforma, un Producer, cioè un produttore cinematogarfico, una definizione che ci fa ricordare nomi come Ponti e de Laurentis.

sabato 22 settembre 2012

Bando per la mediateca: l'Apulia Film Commission verso l'annullamento?


Voci insistenti, interne alla Regione Puglia, parlano di un imminente annullamento del concorso che avrebbe portato all'assunzione di Angelo Amoroso D'Aragona come Esperto/a in film making, attività di conservazione e promozione della cultura dell’audiovisivo, risultato unico candidato idoneo al posto, nonostante non avesse la laurea, come esplicitamente richiesto dal bando.
Stando a quando a suo tempo dichiarato da Silvio Maselli, direttore dell'Apulia Film Commission "Nel caso del profilo di Angelo, relativo cioe a videomaker che avessero esperienza di conservazione, gestione, restauro e valorizzazione di contenuti audiovisivi, abbiamo ritenuto - come altre volte e per altri profili che pure lavorano con noi - non fosse indispensabile la laurea, giacche' la grandissima parte dei videomaker che conosciamo sono solo diplomati oppure hanno un titolo di studio come il Centro sperimentale di cinematografia o la civica di Milano che non sono equiparabili a una laurea tipo vecchio ordinamento. Ma soprattutto hanno molta esperienza maturata sul campo, quel che per noi più importava".
Sta di fatto che Angelo Amoroso d'Aragona, risultava l'unico idoneo a fronte di 90 candidature pervenute, di cui 21 hanno superato i criteri di ammissibilità, ma solo 1 (appunto Amoroso d'Aragona) otteneva il punteggio minimo di 70.
La vicenda aveva suscitato subito polemiche e boatos, soprattutto perchè la stessa Film Commission aveva realizzato e presentato a Venezia, il film "La Nave dolce", il cui soggetto sembrava assolutamente simile se non identico ad un documentario di Amoroso d'Aragona, ben noto alla AFC, ma mai terminato nonostante alcune decine di migliaia di euro ricevuti per il suo completamento.
Un velenoso editoriale di un blog aveva ipotizzato fra le righe quasi uno scambio fra l'assunzione di Amoroso D'Aragona e il silenzio dello stesso circa un presunto "scippo di idee" con il film di Vicari, firmato in prima persona da Silvio Maselli, Antonella Gaeta, presidente di AFC.
Di certo c'è che in Procura, a Bari, è stato aperto un fascicolo e dunque sembrerebbe assolutamente consequenziale che, in autotutela, come è previsto dalla legge, in Regione abbiano deciso di annullare il concorso. Di guai con la Giustizia, in effetti, Vendola e soci ne hanno anche troppi.
di Fortunata Dell'Orzo

sabato 8 settembre 2012

Venezia è dolce per l'Apulia Film Commission

Il regista Daniele Vicari, autore del documentario fuori concorso 'La nave dolce', ha vinto il premio Pasinetti come miglior film documentario alla 69esima edizione della Mostra del cinema di Venezia. Il film è coprodotto da Apulia Film Commission, Indigo Film e Rai Cinema. Ne dà notizia una nota dell'Apulia Film Commission.
'La nave dolce', racconta il drammatico approdo della nave Vlora nel porto di Bari, avvenuto l'8 agosto 1991, con a bordo circa ventimila cittadini albanesi. Il film è in Puglia al centro di polemiche e di un'indagine conoscitiva della magistratura barese perché i vertici dell'Apulia Film Commission (commissione pubblica di nomina regionale) hanno firmato il docufilm: si tratta di Luigi De Luca e Silvio Maselli, rispettivamente vicepresidente e direttore dell'Apulia Film Commission, e di Antonella Gaeta, presidente della Apulia.
De Luca e Maselli risultano ideatori del progetto, che la Gaeta ha invece sceneggiato. La Film Commission ha replicato ai sospetti sull'incauto utilizzo di fondi pubblici minacciando querele e sostenendo che la Gaeta aveva completato la sceneggiatura prima di essere nominata presidente, mentre gli ideatori De Luca e Maselli hanno reso noto di non aver percepito alcun compenso anche sotto forma di royalties future, rinunciandovi espressamente.

martedì 4 settembre 2012

La nave dolce, i torti e le ragioni di una polemica

C’è “una distanza inseparabile”, per dirla con Camillo Pennati, fra l’ovazione veneziana che ha accolto “La nave dolce”, il docufilm realizzato da Daniele Vicari sulla vicenda della Vlora, l’imbarcazione carica di migliaia di albanesi che nell’agosto del 1991 giunse a Bari, e i veleni di cui lo si è voluto caricare. Ne parlo, pur essendo componente del Consiglio di Amministrazione dell’Apulia Film Commission, coproduttrice del film, perché tutti gli atti relativi sono stati adottati in un’epoca antecedente al mio ingresso nell’organismo. Lo dico –sia chiaro- con rammarico e non con sollievo, perché credo che si tratti di una delle operazioni di maggior spessore realizzate in Puglia, della quale i miei predecessori, con in testa Oscar Iarussi (che ha finora serbato –certo per discrezione- un silenzio di cui non riesco a fare a meno di stupirmi), possono andar fieri. 
Il clima irrespirabile che su questa testata ha denunciato Fortunata dell’Orzo [link] (si è addirittura insinuato che la sua partecipazione al film nel ruolo di se stessa abbia tacitato o “comprato” un’inusuale indulgenza da parte sua) è creato, a mio parere, da un cocktail micidiale di malevola pitoccheria, di faide cortigiane, di palese e spero temporaneo ottundimento della capacità di analisi di alcune menti brillanti. 
Non essendo mai stato vendoliano faccio un po’ fatica a districarmi nei labirinti e nei pantani che accompagnano il vendolismo (del tutto seriali rispetto ai consimili luoghi del berlusconismo e del dalemismo); non essendo barese mi sfuggono probabilmente biografie e intersezioni della mappa del potere culturale. Tuttavia riconosco una sciocchezza quando la vedo: e le querimonie sulla Nave dolce su una ragguardevole mole di sciocchezze mi appaiono costruite. 
Si prenda il conflitto di interessi, tema serio e dirimente delle società complesse: il professor Onofrio Romano ne costruisce una mostruosa “versione retroattiva”, in base alla quale la sceneggiatrice de “La nave dolce”, Antonella Gaeta, si sarebbe trovata in fallo nel momento in cui è stata nominata, dopo le impreviste ed imprevedibili dimissioni di Iarussi, presidente di Apulia Film Commission. L’incarico di sceneggiatore non è stato conferito a Gaeta da Afc, né come presidente di Afc Gaeta ha adottato alcun atto di finanziamento della Nave dolce, ma all’occhiuta vigilanza dei Torquemada alle cime di rapa ciò non basta. Il professore anzi scrive che questo vulnus immaginario avrebbe dovuto essere “sanato”, anche se non è chiara la possibile sanatoria. 
Gli Azzeccagarburgli di circostanza suggeriscono sottovoce che Gaeta avrebbe dovuto “ritirare la firma” dalla pellicola. Per comprendere l’assurdità di una tale prospettiva, poniamo l’esempio di un pittore di fama che abbia venduto alcune sue tele ad una Pinacoteca pubblica, e che successivamente sia chiamato a presiedere l’organismo che questa pinacoteca amministra: according to Romano, dovrebbe togliere le proprie tele dagli spazi espositivi per riporle in qualche buio scantinato ovvero, con adeguati interventi di scolorina, rimuoverne la sua firma. Sono questi tristi paradossi la naturale conseguenza del far degradare il conflitto di interessi a slancio mistico o insulsaggine grillina. Vi è poi la questione del turpe intrigo di cui sarebbe stato vittima il filmaker barese Angelo Amoroso d’Aragona, il cui progetto di documentario “Lo stadio della Vittoria”, che aveva come oggetto la stessa vicenda, sarebbe stato boicottato (al punto che, come scrive Massimo Scagliarini nell’impresentabile articolo della “Gazzetta” [link], se ne sarebbero “perse le tracce”) per le proprie fosche mire da Silvio Maselli e Gigi De Luca (il film viene da una idea condivisa fra loro due e il produttore albanese Ilir Butka, idea per la quale –poveracci!- non hanno preso il becco di un quattrino, né mai lo prenderanno). Come i due gaglioffi hanno condotto il loro tristo proposito? 
Istruendo l’uno e approvando con altri il secondo la pratica di finanziamento del documentario di d’Aragona! Non sono un cineasta, ma, in caso, mi auguro di imbattermi sempre in sabotatori di tal fatta. Come che sia, “Lo stadio della Vittoria”, malgrado l’impegno del suo autore, non ha potuto essere realizzato, perché non è riuscito a convincere altri investitori pubblici e privati. Apulia avrebbe potuto produrre in proprio “Lo stadio della Vittoria” anziché “La nave dolce”, scegliere d’Aragona anziché Vicari? Certo. Avrebbe dovuto? Ne dubito assai. Non solo perché il nome di d’Aragona sarebbe stato forse meno appetibile di quello di Vicari per i coproduttori (Indigo Film, Rai Cinema e l’albanese Skan-dal), e perché forse si deve anche al credito di cui gode Vicari se “La nave dolce” verrà distribuito (in sala!) da Microcinema. 
Anche e soprattutto perché –e qui viene la parte conclusiva e cruciale di questo troppo lungo ragionamento- Apulia Film Commission non è la struttura burocratica con cui la Regione Puglia eroga servizi di vario genere all’industria cinematografica, ma uno strumento partecipato di attuazione della sua politica culturale. Una politica culturale che, ferma restando la sua ovvia discutibilità, rappresenta un punto decisivo delle attività del Governo Vendola, una modalità che ha cambiato in modo irreversibile la percezione della Regione in questo settore. 
È per uno strumento di questa ambizione che è valsa la pena scomodare intellettuali di vaglia come De Luca, Gaeta, Iarussi e Maselli (in rigoroso ordine alfabetico), per tacere delle validissime professionalità interne alla Fondazione. Non per una sorta di mini-ministero a cui strappare qualche lacerto di contribuzione, ma per una struttura complessa, che favorisce e stimola talenti e visioni, che “vende” la Puglia e le sue storie a produttori, ma anche a sceneggiatori in erba o collaudati, a registi e narratori, agli stessi pugliesi (per il tramite del circuito “d’Autore”). 
Una struttura che sceglie, che azzarda, che osa. Arte difficile in tempi di viltà, mi rendo conto. Ma separiamo, per favore, il terreno delle opinioni contendibili, delle legittime e benefiche critiche, delle doverose richieste di trasparenza (quella di Afc supera i gusti esigenti dell’Unione Europea, per esempio), dalle deduzioni senza premesse, dalle insinuazioni viscide, dalle follie dissennate. Non pretendo di gareggiare in dottrina e in acume con il professor Romano; ma egli dice che, se oggi consentiamo che un film nato in qualche modo da un’idea di esponenti dell’Afc sia prodotto dalla Fondazione medesima, domani un altro direttore o un altro amministratore potrebbero ideare e produrre un cinepanettone in sedicesimo a Trepuzzi senza che gli si possa imputare alcunché. Ecco, l’idea che la trincea del giudizio critico sia dannata ad occuparsi dei profili di correttezza formale di un’attività anziché dei suoi esiti mi pare un po’ raggelante; e che faccia intravvedere, in filigrana alla sussiegosa rampogna, il più becero dei qualunquismi. 
Perché –vedete- Vicari per “La nave dolce” ha scelto di acquisire la testimonianza di Fortunata Dell’Orzo, fra le decine di giornalisti che seguirono lo sbarco della Vlora, perché lei ne costruì il racconto (e lo “visse”) in maniera del tutto peculiare rispetto ai nostri colleghi. Una testimonianza diversa sarebbe stata illegittima? Naturalmente no. Ma narrare significa scegliere. Ed anche amministrare.

venerdì 31 agosto 2012

La nave "amara" dell'Apulia Film Commission

1991 - La nave Vlora con il suo carico di disperati
Anche quest’anno la Puglia del cinema sarà presente alla 69^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 29 agosto all’8 settembre 2012, diretta da Alberto Barbera con quattro produzioni filmiche.
Tre sono le opere cinematografiche girate nella Regione con il sostegno operativo e il contributo economico dell’Apulia Film Commission: “È stato il figlio” di Daniele Ciprì (in concorso Venezia 69), il documentario “La nave dolce” di Daniele Vicari (fuori concorso, evento speciale), ideato e coprodotto da Apulia Film Commission con la Indigo Film, e il cortometraggio “La sala” di Alessio Giannone (sezione “Orizzonti”), prodotto dal Comune di Bari con Apulia Film Commission.
Infine, il film “Carmela, salvata dai filibustieri” di Giovanni Maderna, girato anche a Taranto con l’assistenza di Apulia Film Commission, inserito nella nuova sezione “Cinema Corsaro” delle Giornate degli Autori diretta da Giorgio Gosetti.
Ma questa vigilia è stata "avvelenata" da una polemica sorta sulle colonne di un blog (il Golem) dove una misteriosa Giuseppina Belvedere (che si sospetta sia il fake di qualcuno ben informato o avvelenato nei confronti dell'ente presieduto da Antonella Gaeta) ha senza nemmeno troppi giri di parole avanzato il sospetto che il film diretto da Vicari, dedicato all'epopea degli albanesi della Vlora e ai baresi che l'affrontarono, non sia nient'altro che il rifacimento di un altro film, mai completato, "Lo stadio della Vittoria", di Angelo Amoroso d'Aragona, che, in cambio del silenzio per lo "scippo", abbia ricevuto un bel posto alla mediateca pugliese, dopo un concorso fatto su misura per lui.
Non solo: Belvedere (o chi per lei) denuncia il doppio ruolo dell'AFC, anche in veste di produttore e non solo di promotore, e il sovrapporsi dei suoi massimi dirigenti apicali (presidente, direttore e vicedirettore) nei "credits" dello stesso film diretto da Vicari. C'è da dire subito che, nonostante la materia incandescente e indubbiamente appetitosa per qualsiasi giornalista, nessuno dei paludati organi di stampa pugliesi abbia pensato bene di dedicare qualche riga alla storia. E questa, secondo noi, è già una notizia.
I filoni di indagine (giornalistica) sono ameno due: la paternità dell'idea e il concorso alla mediateca. Andiamo con ordine. Angelo Amoroso d'Aragona, filmaker storico della Puglia, stava lavorando da anni a un progetto che circa 5 anni fa ricevette dall'assessora Silvia Godelli (responsabile regionale della cultura) circa quarantamila euro di contributi per terminare il lavoro. Con questi soldi d'Aragona andò anche in Albania, per poter completare le riprese ed effettuare alcune interviste.  C'è anche da dire che nessuno dell'Apulia Film Commission ha negato di conoscere il lavoro di d'Aragona, anzi, nel comunicato di smentita e rettifica a Golem si legge che "Il progetto di documentario “Lo stadio della Vittoria” di Angelo Amoroso D’Aragona finanziato dall’Apulia Film Fund nel 2008 non è mai stato terminato né consegnato alla Fondazione AFC che pure aveva provato a sollecitare interventi di altri finanziatori, avendone visionato i primi frammenti."
Dunque Gaeta (attuale presidente) e Maselli (attuale direttore) lo conoscevano, o meglio erano al corrente che d'Aragona ci stesse lavorando. Ma poi, si preferisce produrre un altro film, ex novo, con un altro regista (Vicari, prestigioso autore di "Diaz") recuperando vecchi spezzoni e realizzando interviste ai testimoni (fra cui anche chi scrive) che si trovaronoin prima linea quell'8 agosto del 1991. 
Resta da sapere perchè d'Aragona non sia stato coinvolto, almeno come fornitore di riprese (che il regista barese aveva effettuato soprattutto allo stadio della Vittoria), se non proprio come coautore. E' qui che la velenosa Belvedere innesta i suoi sospetti più amari: è bastato dargli un posto alla mediateca per tacitarlo, comprando così il suo silenzio in cambio di un posto, sia pure a progetto, sa pure per soli due anni. L'Apulia film Commission, ovviamente, respinge sdegnosamente le accuse e minaccia querele: nessun concorso ritagliato a misura d'Aragona, nessun bando addomesticato. Nell'ambiente, però, che a ben guardare si rivela un vero e proprio verminaio, tutti sono pronti a raccontare delle difficoltà economiche e personali in cui si trova d'Aragona, del suo bisogno irrimandabile di trovare un lavoro, dei suoi ritardi nel terminare i progetti...Insomma anche se non ci dovesse essere nessuna irregolarità, il clima è appestato dalla situazione generale di crisi e difficoltà in cui si dibattono in genere artisti e filmaker.
Sullo sfondo resta, alla fine di tutto, proprio L'Apulia Film Commission, che oggi può produrre in proprio oltre che promuovere il cinema. E' la terza "mano" di Silvia Godelli, dopo il teatro Pubblico Pugliese e l'Apulia Sounds. Tre carrozzoni, dice qualcuno, tre piccoli ministeri che insieme fanno una sorta di Minculpop, dice qualcun altro, dove lavora solo "chi vogliono loro". Fra le tante realizzazioni della Giunta Vendola, forse questi strumenti per il controllo della produzione culturale, più che per la promozione, dovrebbero subire, in futuro, un serio ripensamento e un profondo restyling.
Gli stessi veleni che suscitano, per quanto possano essere giudicati infondati e ingiusti, buttano ombre sull'intera gestione vendoliana della cultura regionale e il silenzio di tutte le testate (terrorizzate forse dal non ricevere più pubblicità istituzionale dalla regione) la dice lunga sullo stato in cui versa l'informazione in Puglia. C'è stato persino chi ha avanzato il sospetto che chi scrive, avendo partecipato al film come intervistata (gratis, con liberatoria), non avesse interesse a parlare di questa vicenda. E' un clima irrespirabile, non giova nè alla verità nè alla cultura. Ma i metodi godelliani (vendoliani) di gestire la cultura hanno decisamente contribuito a crearlo.