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venerdì 14 dicembre 2012

Bitonto dice "NO" al racket

È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l'infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d'intermediari che sono la piaga dello Stato legale..” così tuonava ardito Don Peppe Diana sul pulpito della Chiesa San Nicola di Bari di Casal di Principe. 
 A celebrare la sua tempra di uomo e sacerdote lo spettacolo intitolato “Io non tacerò!”, messo in scena a Bitonto il 12 dicembre al Teatro Traetta, firmato dal Teatrermitage, con testi e regia di Vito d’Ingeo e interpretato da Giordano Cozzoli, Mauro Gesmundo, Piero Dell'Olio e Marco Pezzella. 
La rappresentazione scenica riporta in breve gli ultimi istanti di vita di Don Peppe Diana assassinato dalla Camorra il 19 marzo 1994, è un viaggio nel passato tutt’ora presente nel mondo della camorra e delle organizzazioni criminali ormai infiltrate in ogni casello della società civile lasciandole ben poca civiltà in seno. I suoi sporchi affari macinano tanto denaro da comprare vite che si vendono dietro il falso compenso di un successo a buon mercato, ma che si paga invece a caro prezzo. 
La carneficina dei traffici illeciti riguarda vittime e carnefici, non si sfugge dal destino di morte e sangue, chi lotta contro questo sistema muore, ma come il seme del Vangelo questo porta frutto: è ormai chiaro che spesso la illegalità sta alla base della legalità apparente. 
Non si può più tacere. Occorre agire, denunciare, prendere una posizione netta contro questo morbo che uccide ogni giorno e ci incancrenisce l’aria, il mare, le scuole, i luoghi di aggregazione giovanile, le istituzioni. Io non tacerò!, è nato in collaborazione con l'associazione "Libera" e si preannuncia come l’antivigilia della marcia Antiracket- Antimafia, organizzata a Bitonto per giovedì scorso sempre a Bitonto, aderendo a 100 STRADE PER UN NATALE ANTIRACKET, evento promosso dal MINISTERO DELL'INTERNO e dal FAI- Federazione Associazione antiracket e antimafia Italiane. La marcia si è mossa dal Palazzo del Comune sul Corso Vittorio Emanuele ed è terminata in Piazza Cavour.
di Anna Chiapparino

venerdì 7 dicembre 2012

Il XV Premio Pascali va alla coppia svedese Djurberg- Berg

Venerdì 7 dicembre, alle ore 19.00, presso la Fondazione Museo Pino Pascali, sarà conferito un premio agli artisti Nathalie Djurberg e Hans Berg per la XV edizione del Premio Pascali.
La commissione composta da Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Museo Pino Pascali, Roberto Lacarbonara, giornalista e curatore indipendente, Mariapaola Spinelli, curatrice indipendente, ha così motivato la scelta:
Entrare nel territorio di Nathalie Djurberg è come varcare la soglia del proprio inconscio, eros e thanatos si rincorrono, i tabù sviscerati visivamente in un sincrono perfetto tra le immagini e la musica di Hans Berg. Creatrice di favole per adulti, nella tensione drammatica giocata tra humor e horror, tra perversione e psicosi, il contesto allegorico della giovane artista svedese rivela le dinamiche collettive del nostro tempo, i ritmi ossessivi dell’agire, le difficoltà di stabilire equilibri sereni tra uomo e natura”.
Alla commissione è affidata anche la curatela dall’esposizione che ripercorrerà la produzione di Nathalie Djurberg documentando le celebri clay animation, film realizzati in stop motion che raccontano narrazioni visionarie con protagoniste alcune marionette forgiate in argilla e plastiline. Tra i lavori esposti anche videoinstallazioni, ricostruzioni ambientali che ospitano lo spettatore al centro del processo narrativo, e alcune sculture in plastilina e tecnica mista che l’artista destina al filmmaking.
I soggetti più ricorrenti nell’opera di Djurberg sono creature ibride, invenzioni plastiche che alludono al mondo umano e animale dalle espressioni selvagge e conturbanti. All’interno di questo microcosmo, le musiche prodotte dal compositore Hans Berg rappresentano un linguaggio complementare e un connubio suggestivo in grado di esaltare la drammatizzazione.
Nathalie Djurberg ha scelto di esporre alcune opere significative del suo percorso attraverso una selezione di video-installazioni, sculture e filmati dal 2007 sino al 2011  provenienti dalla Fondazione Prada e dalla Galleria Giò Marconi di Milano.

Intervengono: Il Sindaco e Presidente della Fondazione Pino Pascali, Domenico Vitto;
L’Assessore al Mediterraneo Cultura e Turismo della Regione Puglia Silvia Godelli;
La prof.ssa Christine Farese Sperken, Università degli Studi di Bari e membro del CDA della Fondazione;  
L’Assessore alla Cultura del Comune di Polignano Marilena Abbatepaolo.

 di Isabella Battista

venerdì 9 novembre 2012

La Ballestreros e la musica sudamericana all'organo di Santa Croce

Domitila Ballestreros
Sabato 10 novembre 2012 alle 20.30, presso la Parrocchia di Santa Croce (Piazzetta dei Frati Cappuccini) è in programma il penultimo appuntamento della XVI edizione de "I Concerti di Musica d'Organo". Protagonista della manifestazione è l'organista brasiliana DOMITILA BALLESTREROS, che presenterà un programma intitolato "Organo versatile", con musiche da Bach a Bossi passando per vari autori sudamericani.
Domitila Ballesteros ha studiato organo con Fritz Hofer e Pablo Castellanos. Laureata in organo presso la “Federal University of Rio de Janeiro” (UFRJ), è attualmente impegnata nel dottorato di Etnografia musicale presso la “Federal University of the State of Rio de Janeiro”. Affermata concertista in Sud America, ha tenuto concerti in Europa e USA.
L'ingresso è gratuito.


Questo il programma del Concerto:

ore 20.30
DOMITILA BALLESTREROS
Rio de Janeiro, Brasile
“Organo versatile”
JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)
Praeludium et fuga in do, BWV 531
ANDRÉS LAPRIDA (*1959)
Florinda (Tango/Habanera)
MANUEL PENNELLA (1880-1939)
El gato montés (Pasodoble)
JOHN STANLEY (1712-1786)
Voluntary 7 op. VIII
JULIEN BRET (*1974)
La valse des anges
JOHANN SEBASTIAN BACH (1685-1750)
Praeludium et fuga in sol maggiore, BWV 541
Liebster Jesu, wir sind hier, BWV 754
LUIS BONFÁ (1922-2001)
Manhã de Carnaval - (Black Orpheus)
ZEQUINHA ABREU (1880-1935)
Tico-Tico no Fubá
MARCO ENRICO BOSSI (1861-1925)
Studio sinfonico op. 78

giovedì 8 novembre 2012

Ritratto d'attore - Riccardo Cucciolla in mostra al Palazzo delle Poste

Venerdì 9 novembre alle 17.30, nel centro polifunzionale dell’Università degli Studi di Bari (ex palazzo delle Poste), sarà inaugurata la mostra di manifesti cinematografici e fotografie "Riccardo Cucciolla - Ritratto d'attore".
L’evento è promosso dall’Associazione culturale “Attraverso lo Spettacolo”, dal Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia e dall’Assessorato al Mediterraneo,  Cultura e Turismo della Regione Puglia,d’intesa con l’Università di Bari.
La scelta di Riccardo Cucciolla (Bari, 1924 – Roma, 1999) non è legata ad alcuna ricorrenza né anniversario ma, in considerazione della ridotta propensione alla memoria storica che caratterizza i nostri tempi,  scaturisce dall’esigenza di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica quanti hanno saputo, con le loro opere, illustrare la Puglia, anche nel variegato campo dello spettacolo.
I manifesti cinematografici appartengono in misura preponderante alla collezione della Mediateca della Regione Puglia, mentre le foto rinvengono principalmente dall’archivio dell’architetto Arturo Cucciolla e dall’archivio del regista Giuliano Montaldo.
Oltre alla mostra iconografica, Vito Attolini e Alfonso Marrese hanno curato un volume contenente una serie di apporti critici, che percorrono tutta la multiforme carriera artistica di Riccardo Cucciolla: dagli esordi radiofonici alla televisione, dal teatro al cinema, al doppiaggio con la sua inconfondibile voce.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo alla presenza di Daniela Daloiso, dirigente del Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia, di Anna Vita Perrone, dirigente dell’Ufficio Attività Culturali e Audiovisivi della Regione Puglia, di Alfonso Marrese, presidente dell’Associazione “Attraverso lo Spettacolo” e di Enzo Velati, critico d’arte.
Nel corso dell’evento si terrà il reading Riccardo Cucciolla: del cuore, la voce… durante il quale Rocco Capri Chiumarulo leggerà stralci di alcune opere condivise con il grande attore.
Il 15 novembre alle 17.30 si svolgerà la presentazione del volume “Riccardo Cucciolla - Ritratto di attore” (Edizioni dal Sud, 2012), con la partecipazione di Onofrio Introna, Presidente del Consiglio Regionale, i registi Giuliano Montaldo e Cecilia Mangini e i critici cinematografici Alberto Castellano e Vito Attolini.

L'evento, in programma sino al 16 novembre, sarà visitabile dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 20.00

                                                                                                           di Isabella Battista

mercoledì 7 novembre 2012

Bari: Contropiani Mediterranei, la collettiva al Fortino

Domenica 11 novembre 2012, alle ore 18.30, al Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte" e organizzata dall’associazione “Agorà mediterranea”, sarà inaugurata la mostra “Contropiani Mediterranei”, a cura del critico d’arte Maurizio Vitiello, con opere recenti degli artisti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola. 
La mostra “Contropiani Mediterranei”, allestita nell’interessante spazio del Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte",desidera rispondere all'esigenza di reperire nuovi spazi in cui promuovere efficacemente la creatività degli artisti locali in rapporto alle tendenze culturali del territorio nazionale e delle proiezioni mediterranee. 
“Contropiani Mediterranei” rilancia un segnale, seppur minimo, di verifica dello stato dell'arte in Italia; è un incontro tra artisti di diverse aree geografiche italiane. Sono presenti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola. 
Questa rassegna d’arte contemporanea, che vede insieme dodici presenze artistiche con relative recenti opere d’arte realizzate con diversi codici linguistici, vuole essere un ulteriore contributo di verifica dello stato dell’arte italiano. L’esposizione incapsula “sensi mediterranei" di artisti di varie località italiane e con all’attivo tante personali, molte collettive e diverse rassegne, di grande importanza, da “La Quadriennale” di Roma sino a “La Biennale” di Venezia. Istanze, aperture, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono nelle loro opere l’urgenza e la necessità di confrontarsi. Questi artisti di tono e di qualità, da molti anni sulla scena artistica nazionale, e non solo, differenti per caratteri, offrono un serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo. Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione. 
Il fortino di Bari (@Foto Franco Giacopino)
Questi artisti con lavori di ricerca, seriamente conosciuti e ampiamente riconosciuti, sostengono un contemporaneo visivo di temperamento euro-mediterraneo e attivano, così, oggi, una prova espositiva per alimentare, in fondo, una resistente apertura futura. Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita e i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti. La filosofia di quest'incontro, improntato al confronto di stili, permette al territorio barese di poter recepire un momento squisitamente visivo-culturale, mentre all'orizzonte si tratteggiano ulteriori spunti per scambi aggreganti di nuovi progetti. In questa mostra s’incontrano vari vissuti; nelle opere si riflettono attraversamenti memoriali; difatti, nelle cognizioni artistiche che s’inoltrano la memoria è recepita come fondo d’avvio, mentre passaggi diaristici rafforzano un campo di profili evocativi, aggettanti, risonanti. Alza il livello qualitativo la metabolizzazione di estremi, quelli epocali e quelli intimistici, quelli sociali e quelli domestici; ogni artista delimita un proprio ambito di ricerca, finitimo agli altri; le rispondenze estetiche squillano e si specchiano, movimenti e intrecci rafforzano congetture e rimandi. L’incontrarsi è vivificare la comunicazione, rinvigorire il sentire comune. Fermare la memoria per assicurarla come testimonianza del vissuto e sommare anche la pronuncia diaristica permette di regolare passato e presente per graffiare il futuro; e sembrano scattare altri possibili incontri. Quest’esposizione è un meeting di paralleli segni incisi e di espressioni raccolte sul “fil rouge” del ricordo, associato e spinto dalla voglia di andare oltre le leggi dell’uomo per avvicinarsi, invece, a quelle sagge della natura e questa doppia declinazione del motivo del ricordo si pone come un’interpretazione più liberale per captare movimenti e gesti, ciò che ci circonda o ciò che ci abbraccia. 

Luisa Bergamini nel suo studio bolognese cerca di ricavare forme sintetiche; elabora, taglia, sfuma le sue composizioni modulari, che dichiarano una vera e propria profonda presa di coscienza, corroborata da ciò che sedimenta. La costruzione sistematica prende spunto da vene intimistiche sino a tangere interessi sociali in una chiave più vicina a disamine. E’ attivata, da tempo, sull’artista un’attenzione critica e i suoi lavori eleganti abbracciano il mondo delle coordinate comunicative. Luisa Bergamini riesce, con meditato impegno, a definire e a precisare virtualità modulari e a coniugare e a dimensionare tagli estremi di rara efficacia. Quest’artista di grandissima serietà operativa riesce a raggiungere vertigini. Le ultime produzioni dell’artista, che ha fatto parte anche del “Movimento Iperspazialista”, hanno sempre inteso sollevare emergenze sociali e riflessioni etiche. Il mondo interiore di Luisa Bergamini ha sempre inseguito, in parallelo, profili d’interesse pubblico. 
Da rimando a rimando, da sponda a sponda, da bordo a bordo l’artista traccia sentieri e percorsi di forte lievito sociale e non manca mai di restringere su campi più privati. La fortuna dell’occhio di Luisa Bergamini incontra silhouettes giuste, curve stimolanti e segmenti calibrati. Non c’è di meglio, in fondo, che stendere allunghi propositivi da metafore concettuali e rilanciare in serrati spaccati affondi certi e illuminanti. Il suo lavoro è sulla memoria, in questo caso storica. Si può parlare del muro di Berlino, ma ogni muro nella realtà costituisce l'ostacolo che si frappone fra le persone rendendo difficile e, talvolta, impossibile il contatto con gli altri, e ancor meno con le memorie del passato. La mancanza di maniglie nei cassetti riportati testimonia questo disagio nell'aprire e agevolare questi percorsi a ritroso. In sostanza, i contenitori sono privi di maniglie per simboleggiare la difficoltà ad aprirli e a riproporre il passato e le memorie ad essi collegati. L’ultimissima produzione riporta questi cassetti capovolti o chiusi o aperti, dove ciò che appartiene al passato può fuoriuscire e precipitare o rimanere ancorato al fondo per esprimere l’impossibilità ad attuare una liberazione dai trascorsi che restano, sempre vivi e presenti nel nostro quotidiano con tutte le loro insidie.

Lucia Buono sta procedendo a intendere nuovi orizzonti che si allontanino, ma, gradatamente, da prove e tessere d’inclinazione mediterranea. L’artista ha sempre riconosciuto nel mare e nelle sue radici fonti ideali d’ispirazione. Si è tentati d’intendere i suoi lavori come offerte di conchiglie di mare in cui si raccolgono profumi e odori, brezze e venti, sabbia e calure. Segmenti e indizi scrivono un fondo pittorico ben articolato, quasi una filosofia visiva tutta imperniata a intendere il fascino del Mediterraneo, una solarità femminile, un abbraccio di eventi e un respiro di epoche. I lavori dell’artista pugliese si offrono per incontrare il mare, le sue onde, il suo fascino estremo e i suoi orizzonti, il senso di libertà che offre l’acqua sotto al cielo. Lucia Buono, bravissima artista pugliese, continua, con serio impegno e saggia discrezione, a lavorare in terra pugliese, ma, assolutamente, non disdegna di frequentare movimenti artistici innovativi e mostre di riferimento agganciate all’avant-garde. 
Lucia Buono con le sue redazioni pittoriche riesce, in una cifra eletta, a sintetizzare prove alte di definizioni, quasi tattilmente tessili, che rimarcano un amore per i sentieri del particolare e per nuove soluzioni. Un “esprit” mediterraneo, insomma, scandito da una successione di istanti misurati, si coglie nelle sue composizioni, legate a orditi e trame, e tutto è rivisto nelle pieghe nobili e maestose dell’intimità e, difatti, l’artista rilancia in nuove combinazioni, sottili e insistenti, porzioni di vita, armonizzate in un desiderio di modernità franca e consapevole. L'attuale pittura di Lucia Buono ci convince ancora di più, perché si presenta ben distribuita e meglio ancorata a essere interessante e accattivante, in losanghe, in forme curvilinee e, soprattutto, slanciate; comunque, il senso di una realtà trasparente, marina, riflettente centrifugati e sminuzzati arcobaleni, governa una sequenza multipla di corpi geometrici aggettanti, che riuniti apparterrebbero a un unico corpo centrale. 
Cromatismi mediterranei, che segnano minimali figurazioni, quasi gore con baccelli cosmici, più che d’estrazione marina, intervallati da tagli pellicolari di luci, intendono far vibrare memorie ecologiche e l'artista, dettaglio su dettaglio e sequenza su sequenza, abilita una teoria di isole fluttuanti, fantastiche e vitalissime, quasi sotto l’impulso di un’acqua “energizzante”. Si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, il tutto oscilla tra pittura cosmica e pittura di naturalità, mentre cromie tenui c’indicano e valorizzano eleganti leggerezze del tratto e del segno. Pulsano queste focalizzate e controllate gore, svirgolate con raziocinio, e vengono, sapientemente, trasferite, con dosaggi variegati, nel rapido e quotidiano esercizio pittorico su carta o su tela. La profonda presa di coscienza di Lucia Buono è tutta indirizzata a corroborare le sue opere di tagli e segmenti, di perlustrazioni e di rifiniture, e, proprio col “fare” e colla disamina di ciò che si sedimenta, l’artista arriva al “focus” di spunti, calibrato da fonti profonde, per accendere soluzioni aggettanti. Chiarismi mediterranei e proliferazioni liriche, che si coniugano con segni grafici strategici e con nuove soluzioni ardite, declinate quasi allo stacco da un supporto neutro, palpitano su una rete di appoggi compositivi per aprire raccordi astratti. Lucia Buono ha intenzione di sopravanzare e lasciare i respiri mediterranei e raggiungere valenze “altre”, interpretazioni sghembe, parafrasi future.

Carlo Cottone dipinge da ragazzo e lo insegue la voglia di assegnare al foglio o alla tela i suoi pensieri alla deriva o quelli scalpitanti formati da una mente in continua effervescenza. In una precedente mostra di quest’anno ha riscosso un notevole successo per un lavoro astratto-segnico, tutto in legno. Tanti i complimenti all’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 22 Luglio 2012, alla Saletta dell’Asilo Comunale di Cantalupo nel Sannio (IS), della mostra “Controventi Mediterranei”; presenti erano dodici opere recenti di Rolando Attanasio, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Umberto Esposti, Lucio Gacina, Franco Lista, Luciana Mascia, Nino Perrone, Achille Quadrini, Myriam Risola, qualificati artisti provenienti dal Molise, Campania, Puglia, Abruzzo, Lombardia, Lazio. Oggi, qui presenta ”Vesuvius by CC”, diviso in quattro scomparti, in quattro spaccati che rendono omaggio alla montagna temibile, che domina lo scenario di Napoli. Il Vesuvio è reso a prestito per assegnare atmosfere cadenzate, dettate da un lavoro pittorico emblematicamente versatile.

Alfredo Celli nell’accogliente studio di Tortoreto Lido, in provincia di Teramo prosegue una stimolante ricerca sull’astratto-informale. La velocità improvvisa del gesto, i contrasti di luminosità lo portano verso una sensibilità estroflessa. I nuovissimi esiti di Alfredo Celli, che ci è stato segnalato dal maestro Umberto Esposti, nipote di Lucio Fontana e bravissimo artista, si presenta nettamente accattivante, per chi come noi frequenta, e non da poco, l´ambiente artistico italiano. Le elaborazioni, di netta impronta astratto-informale, riescono a dominare la scena e a determinare uno spesso senso dell´intimo che incontra e controlla scenari, virtualmente possibili, più che ipotetici. Il suo “sentire la materia”, ormai rodato, vola alto e, senza urti, plasma nuovi confini con aggettanti estroflessioni. L´artista dirama rigature di quinte che premono o fuoriescono dallo spazio di supporti lignei. 
Il tutto si svela in inquadrate percezioni reali e intendimenti pulsano nelle vene e nella testa di Celli e scattano termini cromatici e tentativi di comparare quadri da cui scaturiscono riscontri straordinari, e, soprattutto, rilanci impensati. L’artista adegua concatenazioni di dinamiche che s´aprono su altre dimensioni, sotto l´impulso di un fronte febbricitante d´invenzioni. In fondo, produce interpretazioni informali dello spazio, ma anche scattanti combinazioni. La sua forte immaginazione declina accordi per consegnare singolari e repentini risultati. Le sue opere, in tecnica mista, comprendono intensità di riferimenti seriali e, così, emerge la sua voglia di tonificare controcampi. Celli tende a tonificare e a corroborare visuali e misure, nonché tracce che possano manifestare specularità ripetute. Nei lavori si presentano scansioni, ritmi, cadenze, accenti, variazioni. Le redazioni di Celli oscillano tra pittura totalizzante e plastica di sostanza. Tracciati e margini vengono dall´artista siglati per comprendere la “coscienza del mondo”. Insomma, attimi e tagli sono segmenti di proiezioni sorprendenti per interpretare e intendere esplorazioni spaziali in termini astratti.

Maria Pia Daidone in un’intervista precisava: “Ho privilegiato, ultimamente, il rame, il cartone, il plexiglas. Il primo perché è duttile nella lavorazione, ricorda la sacralità, dà energia e ha la luminosità accesa dell’oro; il secondo con un’adeguata lavorazione perde totalmente la propria identità e diventa altro; il plexiglas usato come rivestimento esalta i materiali e li cristallizza in un’atmosfera senza tempo.” L’artista napoletana crea maglie di ritagliate e brevi tessere di fogli di rame; usa anche fogli di cartone, pressati, ricoperti di cromatismi dorati e ramati, in parte aggettanti e in parte ricoperti da trasparenze, che predispongono e programmano morbide, intriganti, piacevoli seduzioni di senso. Il rame con la sua calda venatura riesce a stendere temprate superfici. Le recentissime redazioni pittoriche e plastiche dell'artista accolgono accostamenti di sacro e profano, comprendono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere di rame s’interpolano come elementi preziosi, perché, segnico-simbolici di interpretazione e di comunicazione sociale. 
La “texture” di ogni riquadro ramato è un sottile ricalco arricciato, increspato, mosso, sbalzato, ondulato su cui scivolano motivi ritmati e strette pressioni, mentre i bordi si solleticano e si sfiorano, limitati e ristretti, in una raffinata disposizione, che assicura una maglia, abbigliata lusinga, o un accurato mantello, appropriato richiamo per un fantasmatico corpo. Un mantello di tessere di rame, ora proposto in scena, sembrerebbe tendere verso la pronuncia di un’overdose estetica, ma, a ben guardare, risulta, poi, essere cortina di un’essenza calamitante, dall’indubbio influsso e fascino pervasivo, che prende l'animo e la mente in modo completo.

Teresa Follino vuole dominare la parcellizzazione dell’immagine. Scatta il pensiero e fermare la luce, intesa come ampiezza spaziale dell’immagine, è il suo credo. Il suo percorso artistico tratta la proiezione, la scomposizione e la rifrazione del raggio di luce. Cattura e congela con un click della macchina fotografica semplicemente l'attimo che si avvicina al suo pensiero creativo. E’ come se fotografasse un suo pensiero. 
Il “dvd” preparato presenta un’interessante dissolvenza di un numero consistente di fotogrammi. Tutto è sfumato, carico di un impressionante determinarsi. La luce ha una sua corsa, un suo ritmo velocissimo, e le immagini di Teresa Follino realizzano la cristallizzazione della mutazione. Lavoro sofisticato, al limite della percezione. 
La sensorialità acustica dell’immagine si motiva nella dilatazione delle curve delle pieghe della luce, che riesce a mutarsi in un arcobaleno di fluttuazioni armoniche. La luce è vita e si allunga rapidamente sulla stesura della grafia. La luce detta il suo portato, si colloca sull’estensione elettronica, pervade ogni pixel utile; insomma, stimola, affronta, regola, determina, incide. Queste dissolvenze, mutuate da singolarità segniche, interpretano un divenire, marcano contrassegni di pensieri, siglano essenzialità. La vita s’afferra da visualità di spaccati interpretativi, determinate da motivi in filigranate dissolvenze.

Franco Giacopino ha seguito e alimentato la sua passione; frequenta negli anni diversi work-shop fotografici con grandi maestri, quali Casale, Gaiaschi, Thorimbert, Berengo Gardin, incrementando la sua cultura filosofica fotografica, che lo ha portato ad amare sempre più la ricerca. Continua ad approfondire l'uso concettuale del colore e il reportage in bianconero. I segreti e le alchìmie della sua fotografia sono convissuti nella conoscenza della materia, nella padronanza del mezzo e nella giusta e necessaria dose di espressività e capacità compositiva. La sua ultima operazione fa partecipare fotografia e pittura alla determinazione iconica di un insieme di angolazioni e di capacità interpretative dell’uso dell’immagine. Tradizione e sperimentazione nelle sue rese iconiche si autoalimentano, linguaggi s’incontrano per rideterminare il senso del medium. Le sue realizzazioni coltivano la memoria e l’archiviazione, ma subiscono una reinvenzione catalogatrice e danno spazio all’inedito, grazie a interventi su immagini, dopo averle ingrandite e ristampate su tela. L’applicazione di colle a spatola o a pennello alimenta uno processo chimico. I fiuti vinilici filtrano nella trama della tela e agitano i pigmenti della foto. La casualità perfeziona altre textures. L’inchiostro si anima e motiva ampiezze visionarie, agite plasticità, addensamenti di macchie, fratte cancellature sino a fermarsi sulla trasposizione finale su tavola in legno, che licenzia un’identità sostanziata da un’appendice supplementare. Nella progettualità di Franco Giacopino si passa dalla foto all’ex foto, ma non cancellandone la memoria, grazie al travisamento della pittura, per definire un’informata e novella iconicità.

Luciana Mascia riesce a colpire. Si è messa sempre in discussione, lei docente di matematica, prima, e, ora, dirigente scolastica al prestigioso “Alfonso Casanova” di Napoli. La sua passione per l’arte l’ha portata ad aprire l’Istituto “Alfonso Casanova” di Napoli all’arte contemporanea e dal 24 al 31 maggio 2004 abbiamo curato la mostra “Percorsi a confronto” con le seguenti presenze: Anna Bertoldo, Luigia Criscio, Maria Pia Daidone, Stefania di Vincenzo, Wanda Fiscina, Isabelle Lemaitre, Teresa Mangiacapra, Luciana Mascia, Daria Musso, Nuccia Pulpo, Clara Rezzuti e Gisela Robert. Luciana Mascia faceva annotare in quell’occasione: “Per assicurare la tutela delle opere d'arte, il Comune voleva trasferire l'istituto e convertire lo stabile in sede museale, ma noi abbiamo condotto una dura battaglia legale per rimanere qui. Anche la scuola, in quanto luogo di cultura e di formazione, può curare la salvaguardia e la fruizione dei beni artistici. Inoltre, non si può trascurare che la storia del monumento si lega indissolubilmente a quella dell'istituto, fondato nel 1864 da Alfonso Casanova." Luciana Mascia integra molteplici piani di figurazioni composite in alternate modulazioni espressionistiche dai toni forti, decisi e dagli accostamenti equilibrati. Ricordiamo anche i suoi lavori esposti da giovedi 20 ottobre a giovedì 3 novembre 2005 negli accoglienti locali della Galleria dell’Associazione Culturale “La Cuba d’Oro”, in via della Pelliccia a Roma, a Trastevere; lì si vide la mostra “Neapolitan dreams” con gli artisti partenopei Maria Pia Daidone, Carmine Dello Ioio, Mario Fortunato – recentemente scomparso - e Luciana Mascia. L’artistaintegra molteplici piani di figurazioni in alternate modulazioni espressionistiche dagli accostamenti equilibrati. Presenta, di solito, un ventaglio di definizioni, che ordinano estensioni di caratteri attuali. Innesta nei suoi lavori lucidi parallelismi abbinati, aperture flessibili e sinceri iati inediti, che sostanziano elaborazioni fondamentalmente ludiche e dichiaratamente leggibili. Con ritmiche sequenze vitali riesce a produrre illustrate immaginazioni, che si ricombinano con fervide atmosfere serene e sospese icasticità.

Monica Pennazzi risolve con la “quadrura”, in catalogo e in mostra, un senso di appagamento di energia del segno. L’estensione grafico-pittorico ben delimitata da tessere dal sapore musivo, toccate da colori e da veloci segni obliqui, dinamicamente interdipendenti, ci fa comprendere che un elegante lavoro di ricerca, indirizzato nel solco e nell’ambito di un linguaggio volutamente astratto, riesce a determinare intriganti opere, che rimandano immagini sintetiche. Linee, forme e colori principiano, per riflesso espressivo, da indagini intime ed esprimono una rete di contenuti motivati. Proprietà e precipitati di qualità delle singole materie utilizzate sorreggono, poi, scelte operative. Il suo “salto quantico” propone sculture realizzate con filo di nylon trasparente su tubicini di plexiglas; sono opere che si muovono al più breve spirare d’aria. C’è la volontà nell’artista di visionare il mondo “in filigrana” e ben si prestano i fili di nylon a essere stretti circolarmente, uno ad uno, su tubicini trasparenti di plexiglas, per formare una rete, quasi una ragnatela prismatica, tutta tesa a occupare uno spazio e a cangiare, di continuo, secondo le inclinazioni della luce naturale e delle luci artificiali. C’è “coazione a ripetere”, che in questo caso è sublimata poesia d’azione e si converte a essere metodica sincera di tempra artistica; tutto è reso con calma, con animo partecipato e sensibile. L’artista vive il silenzio del suo spazio e lo conquista, è padrona del suo studio; serena, soddisfatta, tranquilla prosegue a tessere, da moderna Penelope, senza vivere l’imbarazzo del detessere della figura greca. Monica Pennazzi vive la regola del silenzio, del muto apparire delle cose; si esercita a raccogliere puntuali e prismatiche evidenze. Nello studio di Numana dispone il suo lavoro e, nel tempo e col tempo amico, continua a dimensionare, a strutturare, a innalzare una plastica con al centro un asse di plexiglas su cui convergono braccetti, altrettanto di plexiglas, che sfidano a essere rocchetti per accettare metri e metri di nylon tesissimo. La struttura dinamica in plexiglas con i fili di nylon che le prestano un’alterità geometrica riesce a condensare un irresistibile “timing” amichevole, lungo, di calma assoluta, di valore terapeutico e beneficamente salutare. Monica Pennazzi ha saputo farsi interpretare da video; anche la musica entra in gioco a condensare gli umori dei passaggi del tessere; le foto percepiscono e dettagliano le conclusioni. L’artista ha promosso delle intersecazioni di più elementi operativi; la plastica, il nylon, la musica, i video, le fotografie, in fondo, amalgano la sua azione volta a produrre un ideale rombo, attraversato da raggi luminescenti. La luce colpisce i fili di nylon che la fanno rimbalzare in elettriche colorazioni. La luce entra nella struttura romboidale e la motiva, la seziona. Monica Pennazzi è riuscita a generare un assoluto di addendi speculari; una forma geometrica è lì a riflettere la luce. L’anima di Monica Pennazzi è appagata dal lavoro della fabbricazione, lento, ma comodo, che adduce motivi di una complessa configurazione per arrivare a conquistare spazialità e a sottolineare l’incidenza luministica che abita l’universo dei nostri sogni. Monica Pennazzi ha pensato a una geometria di raggianti nitidezze grazie all’uso del plexiglas, attraversata da variegate e sottilissime cromie date dal filante nylon. In conclusione, da questo “continuum” esplorativo e di metodo, che sostanzia il corso del “salto quantico” derivano filiazioni compositive, che si legano alle sue “quadrure”, d’indubbio interesse, interpreti della luce e del suo spettro.

Nino Perrone ha portato avanti per molti anni, con ampia soddisfazione di mercato e di critica, un deciso figurativo, avvertito e informato con tutte le ansie del contemporaneo. Dalle estrinsecazioni paesaggistiche alle situazioni fabulistiche, era arrivato a discutere di nuove istanze sino a raggiungere un proficuo piano di analisi, dedito all’osservazione dei costumi della nostra società, con accenni, in filigrana, a Otto Dix, George Grosz e a Franz Borghese. La qualità dell’ironia c’era tutta e onorava una figurazione accorta, apprezzabile, sensibile; a tratti, di particolare intensità e di radicata ragione su tematiche sociali. Figure e personaggi sulla tela esplicitavano opportuni suggerimenti per un più deciso controllo dei dispositivi sociali e davano prova con esiti calzanti, adeguati ed efficaci di una capace e ampia base di discussione. Dalle elaborazioni figurative al passo dell’informale il percorso è stato vagliato e affrontato con oculata logica operativa. Il suo pennello ha voglia di conquistare lo spazio; comunque, tenta di sedurlo per invaderlo esaurientemente. L'essenza delle intenzioni è una costante che si trova nella dinamica, convinta e dichiarata, di pregevoli incursioni, che redigono opere con un impasto cromatico vigoroso e profondamente tattile. Nella discrezionalità di un impianto, strutturato e sistemato, si legge, grazie al concreto ricalco segnico-cromatico, la tendenziale idea di interpretare lo spazio con pregnanti pluridimensioni di accenti iperbolici, su cui viaggiano succhi vitali e frenetici. L’artista con tratti volitivi, sinceri e concludenti, agganciati a vettori cromatici, determinati da gesti precisi, sostanzia un calamitato elenco di motivi e un calibrato ventaglio di strutture visive, che consegnano utile brio e disinvolta luce a reticoli di segmenti, nutriti da flesse dinamicità e da equilibri di umori e di sfere di sentimenti. In conclusione, Nino Perrone continua a stendere interessanti prove informali e ha voglia di formare gruppo.

Massimo Pompeo pittore di coste e di mari dell’anima, segreto cartografo, questo ci viene di scrivere di slancio. S’ispira alle Isole Pontine, alle coste delle Marche e a quelle del Mediterraneo più in generale. Nella sua pittura eletta confluiscono dati esatti, di scienza e di teorie matematiche, descrizioni fisiche, anche particolareggiate, e inevitabili influssi letterari, quali quelli diaristici. Il suo pellegrinaggio artistico per coste e per mari lo porta a misurare l’interno dei sogni e dei segni. Viaggio mentale e itinerario pittorico si stringono; pensiero mentale e immaginazione fantastica convergono. La mappatura è per riprendere le frastagliate intimità di un sensibile sentire il vento, che rimbalza su isole lontane, su coste lontanissime, su mari calmi o perigliosi, che si trasforma in alito di vita e dichiarato flusso di rimandi. Il mondo in testa e il mare negli occhi ha Massimo Pompeo. Nella sua testa si regolano “carte mentali”, tatuaggi di una classificazione poetica. Ossidi, colori, pietre, sabbie, terre, rafforzano tecniche miste, che stringono dignità grafiche, rilievi geodetici, frammenti esistenziali, schegge vitali. L’incognito e il conosciuto prendono corpo, diventano carta, memoria scritta per esplorazioni, che fanno bene al nostro sentire la terra amica. Questi lavori di Massimo Pompeo sono strumenti nautici per guidare l’anima contemporanea a riconoscere il passato e ad affrontare il futuro con metodo, con intelligenza, con serenità. La mappa in tasca è desiderio di potersi gestire, di poter governare i sensi, di poter vincere l’ignoto; insomma, di gestire, con giudizio, l’imponderabile. E alle difficoltà si può sempre, dinamicamente, far fronte; un artista si può sempre appellare alla creatività per uscire da guadi.

Myriam Risola riesce a far respirare nelle sue opere fantasia e libertà. Fantasia di colori e di segni e libertà esecutive in una teoria di codici del novecento sfiorano isole di sogni, piattaforme di dissonanze, liturgie cristiane, geometrismi di radice araba, silenzi mussulmani e inni alla vita. Tutto è centrifugato e in settori o in pieghe di ventagli s’insinua il “jolly” e orizzonti di topografie fantasmatiche si stagliano e accettano soluzioni su soluzioni, quasi a voler generare un nuovo linguaggio, che possa abbracciare una pluralità di versioni. Myriam Risola, firma conosciuta e stimata, con i suoi ultimissimi acrilici determina dettati ludico-informali. In attagliate opere, a doppia sezione, ad esempio, corrono fratte temperature cromatiche, mentre frazionati segnacoli muovono scritture fabulistiche. Composito è l’impasto, ma non c’è peccato di distribuzione, tutto è dato e tutto è reso per invadere con un’intelligente malta espressiva una filigrana di sentimenti. Agglutinando semi e segni, caratterizzazioni grafiche e vibrazioni vettoriali, linee spezzate e raffiche elettriche, che striano avveduti passaggi cromatici, vien fuori un insieme di contemporaneità; si avverte, quasi, la voglia dell’artista di respirare profondamente e di rimettere e di rimescolare addendi esistenziali e atmosfere epocali. Nelle consegne dei lavori di Myriam Risola solca la vita. Panoramiche frontiere, perspicaci visioni d'insieme, scene gravide di sforzi umani guadagnano spazio e tenuta scenica e la mano di Myriam Risola conquista tessiture di panorami reali, ma anche immaginati, conditi da sogni ed emozioni. Cromatismi mediterranei e salti e scatti di plastica riescono a intervallare luci e ombre e fanno vibrare lungamente memorie, surrealtà ecologiche, immagini insolite. L'immaginazione creativa, combinata da fertilissime idee, riesce a serrare ambientazioni di particolare taglio, non prive di impressioni e suggestioni, di incanti e malie, che vibrano per sottigliezza di dettato. Le tecniche miste risucchiano prestigiose cadenze visive di un “iter” guidato da una mentalità solida, eppure aperta, di spessore, che non ripercorre mai note passate, ma utili riferimenti che possono agganciarsi sempre a dati attuali da affrontare. Emerge la voglia dell’artista di corroborare campiture con segni veloci e forti, con fabulistiche manovre e con elaborate misure e impronte. Nelle opere di Myriam Risola si leggono ritmi giusti, variazioni delicate e dinamicità capillari di una voglia d’astrattismo, mentre in altre, palesemente, si dichiara il richiamo riverente alla natura. Il nostro vivere pulsa nelle composizioni di Myriam Risola, il “sacro” ed il “profano” s’incontrano per non unirsi, ma per specchiarsi pacifici. Tutto può essere controllato ed esaminato, basta una profonda presa di coscienza e voglia di esaminare, ma tutto ritorna divinamente in bilico sempre; il giorno si fa storia e la storia si fa attualità e Myriam Risola intende cogliere quest’aspetto, quest’alternarsi della vita, questa sospensione, questo “fil rouge” circolare sospeso, che nessuno riesce a tagliare, né a staccare. Il “focus” delle redazioni pittoriche di Myriam Risola riprende rimbalzi di specularità, più che primi piani.



Organizzazione: Agorà mediterranea; Patrocini: Comune di Bari, FAI Delegazione di Bari, Federitalia Puglia; Media partners: ArteCulturaOK e il sito dell’arte, Storm Communication Group Srl; Sponsor: La edilnova, Saicaf. 

Alle ore 20.00 ci sarà la performance vocale di En sabir: Teresa Barbieri, Stefano De Dominicis, Silvana De Palma, Vito Giammarelli 

Disponibile catalogo. 

La mostra resterà aperta sino a mercoledì 21 novembre 2012. 
Orario:8.30-13.00 / 17.00-21.00 

domenica 4 novembre 2012

Noicattaro: domani la presentazione di LIbroscopio - Settimana della cultura scientifica 2012 - V edizione


Il Comune e il Presìdio del libro di Noicàttaro in collaborazione con l’Associazione Presìdi del libro, la Regione Puglia, l’Università di Bari, e la Provincia di Bari presentano alla stampa la quinta edizione del LIBROSCOPIO Settimana della cultura scientifica 2012, quest’anno dal titolo Uomo e Macchina. Quale futuro? Dal 23 novembre al 1 dicembre 2012, un’occasione per accostarsi alle sollecitazioni offerte dalla comunità scientifica e dal mondo della ricerca umanistica sul rapporto tra il biologico, il cibernetico e le future coesioni.  Le relazioni di autorevoli esponenti del mondo scientifico nazionale e internazionale coinvolgeranno il pubblico in discussioni e riflessioni sui temi della Robotica, Antropologia e Nuove Applicazioni, percorrendo gli ambiti dell’apprendimento, della medicina, della sperimentazione e della comunicazione virtuale, con contributi artistici e scientifici significativi. Alta sarà la partecipazione degli studenti alle attività dei laboratori interattivi, nelle scuole del territorio e nei luoghi del Festival, tenuti da docenti e ricercatori provenienti dai dipartimenti delle Università di Bari e di altre città italiane.
Interverranno:
Silvia Godelli :: Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia
Trifone Altieri :: Assessore alla Cultura della Provincia di Bari
Marina Losappio :: Presidente Associazione Presìdi del Libro
Giuseppe Sozio :: Sindaco del Comune di Noicattaro
Gilda Melfi :: Coordinatrice Associazione Nazionale Presìdi del Libro

Illustrerà il programma:: Filomena Liturri :: Coordinatrice del programma

martedì 30 ottobre 2012

Michelle Obama ponte tra la dieta mediterranea e gli Stati Uniti

Michelle Obama, first lady americana
Un ponte tra Puglia e USA che vede come protagonista la First Lady Michelle Obama è stato appena costruito a Vernole, nel cuore del Salento. Si tratta chiaramente di un ponte in senso lato, di un collegamento imperniato su un concetto che è caro tanto alla moglie del presidente in carica Obama quanto agli organizzatori del Festival della Dieta Med-Italiana: la buona e sana alimentazione tipica del bacino del Meditteraneo. 
Conosciamo tutti la battaglia nella quale, fin dall’insediamento alla Casa Bianca, Michelle Obama ha creduto e per la quale ha anche fondato l’associazione “Let’s Move”, con l’eloquente sottotitolo “America’s move to raise a healtier generation of kids”. La piaga dell’obesità è sempre più in crescita nei “ricchi” Stati Uniti e l’unico antidoto che Miss Obama vuole proporre si collega direttamente ai nostri territori, e in particolare all’ormai celeberrima dieta mediterranea: per la varietà la naturalità dei suoi prodotti, non contenta di essere stata nominata nel 2010 patrimonio immateriale culturale dell'umanità dall’UNESCO, la dieta mediterranea è ora diventata la scelta giusta per salvare future generazioni di giovani americani da tutti i rischi medici derivanti da hamburger e fast food. 
E dallo scorso maggio proprio in virtù di tale impegno, nell’ambito del Festival della dieta Med-Italiana a Lecce è stato firmato il documento ufficiale di assegnazione onoraria di un antichissimo albero d’ulivo monumentale salentino (denominato “La Regina” e in piedi da quasi 1400 anni) alla First Lady degli USA, Michelle Obama; il tutto alla presenza di molte autorità del luogo, quali la Provincia di Lecce, la Camera di Commercio di Lecce, l’Unaprol, la Coldiretti Lecce e la Cooperativa Sant'Anna di Vernole (azienda produttrice dell'olio ricavato dall’albero). Proprio quest’ultima, contando sulla simbolica collaborazione di un gran numero di alunni di scuole di ogni ordine e grado, in data 27 ottobre ha raccolto i circa 6 quintali di olive frutto della maestosa “Regina” e ha prodotto ed imbottigliato del pregiatissimo extravergine. 
All’evento era stata invitata anche la First lady che però, per ovvie ragioni politiche (le elezioni per la presidenza americana si terranno il 4 novembre), non ha potuto presenziare, ripromettendo però di non mancare una visita all’ulivo secolare in un prossimo viaggio in Italia. Nel frattempo, il prodotto di questa faticosa giornata di lavoro è stato inviato alla White House per condire i piatti della tavola più importante del mondo, come riconoscimento per “l’importantissimo servizio pubblico offerto da Michelle Obama affinché le nuove generazioni di giovani e giovanissimi americani possano crescere in maniera più sana, avvicinandosi ad uno stile di vita caratterizzato da un regime alimentare più ricco in verdure, frutta e cibi naturali e da una maggiore attività fisica. Uno stile di vita, questo, in perfetta armonia e sintonia con i dettami della Dieta Mediterranea, riscontrata e scoperta in Italia dallo scienziato americano Ancel Keys e meritevole del riconoscimento da parte dell'Unesco quale Patrimonio Immateriale dell'Umanità”.
Riconoscimento conferitole inoltre “per aver fornito un efficientissimo esempio di comportamento virtuoso, svolto in prima persona, impiantando e curando presso la Casa Bianca un orto coltivato a verdure e ortaggi e per avere, così facendo, amplificato a livello mondiale il messaggio a favore di una alimentazione più corretta, più ecosostenibile, più sana e, al contempo, gustosa e nutriente”.
di Daniela De Sario

domenica 28 ottobre 2012

Il gergo della postmodernità per analizzare il presente

 
Sabato 27 ottobre alle 19,30 nella Sala Turtur a Molfetta è stato presentato il volume «Il gergo della postmodernità» (Unicopli, Milano 2012) scritto da Giacomo Pisani, illustre redattore di Quindici e direttore della rivista Terre Libere, che ha organizzato l’evento.
Alla presentazione sono intervenuti Augusto Illuminati, uno dei maggiori filosofi italiani e studioso di Marx, Spinoza e Rousseau (ha collaborato con Luogo comune, Alfabeta e il Manifesto e attualmente è redattore di Common, Global Project e Alfabeta2), Luigi Pannarale, sociologo e ordinario di Sociologia del Diritto all'Università di Bari e Marino Centrone, docente di Filosofia della Scienza dell'Università di Bari.
Il volume analizza quelle categorie alienanti della modernità hanno determinato una modalità d’esistenza in autentica, in senso heideggeriano, in cui il progettamento dell’individuo era dettato da condizioni astratte, a cui corrispondevano ritmi di lavoro usuranti e oppressivi. La fissità della categorie economico-politiche della modernità- determinata dall’assorbimento dell’individuo entro il modello sociale sussistente e dall’impossibilità di assumerne la storicità- ha determinato l’insufficienza di queste ultime a favorire un pieno inserimento degli individui all’interno del contesto sociale stesso di appartenenza, per quanto alienante e oppressivo. L’impossibilità di accedere al lavoro, nella postmodernità, determina la fuoriuscita degli individui dal progetto determinato dal modello paradigmatico di appartenenza. Al contempo, la postmodernità ha realizzato l’immissione degli individui entro spazi neutri (casi esemplari sono i centri commerciali e i social network) deprivati dei caratteri identitari che costituiscono l’orizzonte di senso di una comunità, lo spazio delle relazioni sociali, l’ambito della comprensione. Al di fuori del proprio orizzonte storico di riferimento, e al contempo impossibilitato ad accedere al lavoro e alle matrici di significazione della modernità (casa, famiglia ecc), il giovane postmoderno resta sospeso entro un limbo dell’indifferenza, impossibilitato a progettarsi a lungo termine. I caratteri della comprensione inautentica non genuina di heideggeriana memoria ben si adattano a tale modalità di esistenza, fondata sulla chiacchiera (la chat- letteralmente “chiacchiera” -ne è un esempio peculiare), sulla curiosità e sull’equivoco, che alimentano la diversione e l’irrequietezza. L’individuo postmoderno, più che assumere la storicità del proprio orizzonte storico, che favorirebbe una corrispondenza all’essere in senso heideggeriano e la fuoriuscita dall’oblio metafisico di quest’ultimo, già richiamata da Vattimo, è totalmente assorbito dalla pubblicità postmoderna e impossibilitato a fuoriuscire da tale modalità d’esistenza, ponendosi in tal modo ai margini del meccanismo economico esistente e legittimando le forme di repressione dell’alterità. Ma il migrante, nella sua irriducibile alterità, costituisce, in senso gadameriano, un appello, per comprendere il quale è necessaria un’apertura del proprio orizzonte comprensivo, che si presenta finalmente nel suo carattere progettuale, possibile, che apre spazi di decisione e ridefinizione che danno voce agli individui in carne e ossa, demolendo l’oggettività tecnico-metafisica dell’essere.

                                                                                                            di Isabella Battista

sabato 27 ottobre 2012

Rocchetta Sant'Antonio: "Liberamente" trova un reperto dauno e lo consegna alla Soprintendenza

Il reperto ritrovato
«Un ritrovamento accidentale è diventato un'occasione per valorizzare la nostra storia e cultura». Questo il commento dei giovani dell'Associazione LiberaMente di Rocchetta Sant'Antonio all'indomani dalla consegna di un prezioso reperto archeologico di età dauna alla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia - centro operativo di Foggia. 
La vicenda risale al week-end scorso quando, nelle vicinanze della sede dell'Associazione Culturale LiberaMente, ignoti hanno abbandonato una scatola di cartone con all'interno un vaso in terra cotta. Recuperata la scatola i ragazzi dell'associazione si sono accorti che quello che a prima vista sembrava un semplice vaso era un reperto di inestimabile valore. Secondo una prima valutazione si tratta di un cratere di piccole dimensioni a colonnine con decorazioni geometrico vegetali del IV secolo a.C. probabilmente appartenente alla civiltà Dauna. 
«Appena ci siamo resi conto del valore storico ed archeologico del bene - fanno sapere dall'Associazione LiberaMente - abbiamo segnalato l'evento alla Soprintendenza per i Beni Archeologici e ci siamo permessi di chiedere un consulto ad alcuni professionisti che già da tempo collaborano con la nostra associazione nel campo della valorizzazione del patrimonio storico-culturale, materiale ed immateriale, del territorio dei Monti Dauni. Il passo successivo è stato la consegna del prezioso reperto alla sede foggiana del centro operativo della Soprintendenza per dar la possibilità allo Stato di studiare e valorizzare quel bene. La nostra speranza è che quel reperto non vada ad "affollare" i magazzini dell'Ente: Auspichiamo che il cratere sia valorizzato e posto in un luogo idoneo. Non escludiamo che, se ci fossero le condizioni, la stessa associazione di concerto con le istituzioni locali, possa far richiesta per la custodia del reperto da poter collocare in un piccolo spazio museo dove poter ospitare reperti e tracce della nostra storia in modo tale da valorizzare il territorio e le nostre radici - concludono dall'Associazione LiberaMente di Rocchetta».

giovedì 25 ottobre 2012

Nicola e la "magia" della scienza




Mercoledì 24 ottobre presso la Sala Conferenze del Centro Polifunzionale per gli studenti dell’Università di bari (ex Palazzo delle Poste) è stato presentato un breve film dedicato ai giovani, con attori scelti nel mondo della scuola, l’amichevole partecipazione di figure professioniste e la realizzazione del progetto a cura dell’Accademia di Enziteto. Al cast, scelto attraverso dei provini nelle scuole superiori baresi, prendono infatti parte Carmela Vincenti (voce narrante), Paolo Sassanelli, Giovanni Ramunni e Lia Cellamare.
Il soggetto del film, redatto da Carmelo Angelico, fa parte della seconda campagna di sensibilizzazione dell’URP del Comune di Bari, avviato l’anno scorso con il cartone animato Nicolino, un Amico in comune, rivolto questa volta alla fascia adolescenziale della città di Bari.
La storia racconta il rapporto tra due compagni di scuola all’ultimo anno del liceo scientifico, Nicola, amante dello studio ma in difficoltà economiche e costretto a fare il lavoro del padre (Paolo Sassanelli) e il benestante Maurizio, che nonostante lo scarso impegno, aspira a seguire le orme del padre avvocato. Le due realtà, differenti  ma entrambe vere, mostrano ai giovani la difficoltà  che una persona priva di mezzi  affronta per poter proseguire gli studi e nello stesso tempo l’atteggiamento scontato e indifferente verso queste problematiche che può avere chi non ha mai affrontato difficoltà di ogni sorta. Questa storia incoraggia il rapporto di fiducia, rispetto e cooperazione tra i giovani, promuovendo il senso civico e il rifiuto di ogni sorta di discriminazione, portando ad una riflessione individuale nella costruzione di un sano rapporto nei confronti della società e delle persone con cui si relazionano.

                                                                                                             di Isabella Battista

martedì 23 ottobre 2012

Giovedì la VII edizione del concorso di poesie in vernacolo pugliese


Giovedì 25 ottobre alle ore 17.00, presso il salone della Residenza socio sanitaria assistenziale “Sancta Maria Regina Pacis” di Fasano, si svolgerà la cerimonia di premiazione del concorso di poesie in vernacolo pugliese “Il mio cuore, la mia terra, la mia vita” giunto alla VII edizione, promosso dalla UIL pensionati di Bari e di Puglia in collaborazione con l’Associazione di volontariato per i diritti degli anziani (ADA).
Durante la manifestazione verranno declamate le poesie composte dagli ospiti partecipanti e verrà consegnato l’attestato di partecipazione dal segretario generale UIL Pensionati di Bari e di Puglia nonché presidente ADA di Puglia Dott. Rocco Matarozzo. Inoltre verrà consegnata la targa, quale premio speciale RSSA “Sancta Maria Regina Pacis” al poeta Duilio Bizzarri. Alla declamazione della poesie si alternerà l’esecuzione di alcuni canti popolari fasanesi. 
La cerimonia a sfondo socio- culturale vuole anche diffondersi all’esterno come momento forte della Casa, pertanto l’evento verrà trasmesso in diretta sulle frequenze di Radio Diaconia a partire dalle ore 17.05.
A condurre lo speciale della programmazione di RD Magazine sarà l’assistente sociale della residenza Milena Sibilio.

lunedì 22 ottobre 2012

Foggia, giovedì 25 ottobre torna "Teatri Possibili"

La rassegna "Teatri Possibili" dei Solisti dauni proseguirà giovedì 25 ottobre (ore 11,30 per gli studenti, ore 20,30 per il pubblico) al Teatro del Fuoco di Foggia con lo spettacolo in prima esecuzione Salotto viennese, proposto dal musicologo Giulio D’Angelo, che ne ha curato la ricerca documentaria e iconografica con la collaborazione del maestro Tiziano Bole. 
La ricerca condotta da Giulio D’Angelo, ungherese di adozione, docente di Storia ed estetica musicale presso il Conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, nasce con l’intento di scoprire cosa hanno in comune Sigmund Freud e Johannes Brahms, la principessa Sissi e Arnold Schönberg, Alma Malher e la Sachertorte, approfondendo gli aspetti più vari ed emblematici di un periodo magico e irripetibile della città di Vienna al volgere del secolo fra Ottocento e Novecento. Un periodo straordinario e ricco che troverà il suo tragico epilogo in Saraievo il 28 giugno 1914. Con l'assassinio dell' Arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sofia si chiude la Bell’Epoque, crolla il mito della Felix Austria. 
Di questo parlerà Giulio D’Angelo nel prossimo appuntamento de I Solisti Dauni (Nunzio Aprile al pianoforte, Vincenzo Conteduca al clarinetto e Nicola Fiorino al violoncello) che interpreteranno musiche di Brahms, Strauss, Zemlinsky, Berg, Webern, Schoenberg. Un racconto in musica per rivivere la magia di un’epoca ma anche le sue contraddizioni, i suoi vizi, le sue debolezze, le sue rivoluzioni. La videografica dello spettacolo è di Tiziano Bole, le luci di Vania Taronna, il coordinamento scenico di Nicola delli Carri, la direzione artistica di Domenico Losavio. La Rassegna Teatri Possibili è patrocinata dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia e dal Comune di Foggia. I Solisti dauni si avvalgono puntualmente di numerosi importanti partner fra gli Istituti scolastici foggiani, con i dirigenti dei quali hanno stilato protocolli d’intesa (Liceo Classico “V. Lanza”, Liceo Scientifico “A.Volta”, Liceo Polivalente “C.Poerio”, Scuole Medie “Pio XII”, “G. Bovio”, “L. Murialdo”).


Lo spettacolo delle ore 11,30 è riservato agli Studenti delle Scuole Medie
Ingresso ordinario € 20,00
Ridotto € 10,00
Informazioni e prenotazioni telefono 0881.709194; 347.3806681

Botteghino Teatro del Fuoco 25 ottobre a partire dalle ore 19,30

Note di Sala:

Un racconto in musica per descrivere la città di Vienna in un momento magico e particolare della sua lunga storia. Il momento è quello del massimo fulgore della Felix Austria, di un pezzo importante d’Europa che sotto l’ultradecennale regno di Francesco Giuseppe riusciva a far convivere tante genti e culture, producendo esperienze davvero incredibili e straordinarie. Vienna tra Ottocento e Novecento: la principessa Sissi, bella e ribelle, Alma Malher, bellissima e ancor più ribelle, il Dottor Freud e le sue ‘sconvenienti‘ scoperte e il romanticismo di Johannes Brahms, il Ring, straordinaria celebrazione architettonica dell’Impero, e la Secessione di Otto Wagner, i valzer di Strauss e la Sacher torte, i teatri di Arthur Schnitzler e le vacuità da operetta, Gustav Klimt e la Wiener Schnitzel, il gracchiare degli armonium degli Heurigen e i monumenti sonori dei Wiener Philharmoniker, gli scarni e fulminanti detti di Karl Kraus e i fluviali tormenti sinfonici di Gustav Malher, le inquietanti figure di Egon Schiele e le rivoluzioni annunciate di Schoenberg e dei suoi discepoli. 
 Una straordinaria mistura di genio e mediocrità, di conservazione e rivoluzione, di raffinatezza e di cattivo gusto, di severa accademia e di pensieri fatui, questa era (forse in parte ancor è) Vienna. Raccontare questo turbinio di vite e di fatti nel volgere di un incontro sarà una prova ardua, alla quale però ci prestiamo volentieri, perché Vienna piace e ci piace.
Giulio D'Angelo

giovedì 18 ottobre 2012

Quattro giorni nel tema della legalità a Bari

Dal 18 al 21 ottobre quattro giornate dedicate ai temi della legalità e dell’antimafia sociale esplorati attraverso le forme dell’arte, della fotografia, della musica, della letteratura e del teatro: Teatro Kismet OperA di Bari e Libera_Associazioni, nomi e numeri contro le mafie presentano il festival “I luoghi della legalità”, realizzato con la Regione Puglia/Assessorato alle politiche giovanili e con l’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari.
Il festival, che si terrà a Bari e ad Adelfia da giovedì 18 a domenica 21 ottobre, è realizzato con il patrocinio dei comuni di Bari e Adelfia e grazie alla collaborazione dell’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, dell’Arci comitato di Bari e di numerose realtà del territorio quali Banca Etica, Cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra, Libreria Laterza, ass. La Rotonda,  ass. Kreattiva, Ass. MOMArt Adelfia, Presidio di Libera Adelfia, Legambiente Adelfia, Presidio di Libera Valenzano.
Il festival “I luoghi della legalità” nasce grazie alla sinergia fra MOMArt di Adelfia (Motore meridiano per le arti) e Libera_associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che dal 2008 gestiscono insieme ad Adelfia l’ex discoteca MOMA, sequestrata al clan Palermiti.
Il progetto è nato dalla volontà condivisa di promuovere la cultura della legalità e di diffondere l’impegno dell’antimafia sociale attraverso forme espressive immediate e vicine alle persone quali la fotografia, la letteratura, la musica, il teatro. La quattro giorni vedrà infatti alternarsi fra le città di Bari e Adelfia iniziative fra le più varie rivolte sia alle scolaresche sia al pubblico tradizionale.
Bari - Piazza del Ferrarese
L’apertura del festival sarà affidata all’eccezionale presenza a Bari della fotografa premio Pulizer Letizia Battaglia: la sua mostra fotografica “Racconti di mafia” sarà inaugurata, giovedì 18 alle 17.00, negli spazi della Sala Murat in piazza Ferrarese e sarà illustrata dal critico d’arte Pietro Marino. Quello della Battaglia, della quale Banca Etica ha proposto alcune opere nelle scorse settimane nell’ambito del suo festival sulla Finanzia etica, è un felice ritorno nel capoluogo pugliese. Nel 1989 infatti l’artista e reporter fu fra i protagonisti del lungo mese di inaugurazione del Teatro Kismet OperA, dedicato proprio ai temi dell’antimafia, con personaggi come Leoluca Orlando, Nando Dalla Chiesa, Giuseppe Tornatore, Attilio Bolzoni e altri ancora.
La Battaglia si ripresenta quindi nel capoluogo pugliese con una serie di fotografie che attraverso gli accadimenti, spesso drammatici, della sua Sicilia raccontano di fatto la storia d’Italia dagli anni Sessanta agli anni Duemila. In questa stessa giornata, subito dopo l’inaugurazione della mostra, il festival proseguirà con lo spettacolo di strada “Draaago” (in piazza Ferrarese a Bari).
Da venerdì 19 poi fra gli spazi del bene confiscato di Piazza San Pietro a Bari (gestito dall’Arci), il Teatro Kismet, l’Istituto Penale per i Minorenni “N.Fornelli” di Bari e Palazzo Sabini ad Adelfia si alterneranno laboratori per le scuole, presentazioni di libri, aperitivi della legalità e spettacoli teatrali, con il culmine di domenica 21 quando piazza Cimmarusti ad Adelfia si trasformerà in un grande “Villaggio della legalità”.
Gli spettacoli, fatta eccezione per “Senso comune” del Teatro dei venti in programma al “Fornelli” (venerdì 19 alle 20.00) e “Respiro” di Fibre Parallele in programma in piazza Cimmarusti ad Adelfia (domenica 21 alle 18.00), si terranno tutti al Kismet e saranno: “Ballate delle Balate” di Vincenzo Pirrotta
(venerdì 19 alle 21.30), “U’ Tingiutu. Un Aiace di Calabria” di Scena Verticale (sabato 20 alle 21.30) e “Acido fenico” dei Koreja con i Sud Sound System (domenica 21 alle 21.30).
Il prezzo per gli spettacoli al Kismet sarà di 10 euro, con la possibilità di sottoscrivere un abbonamento a tutte e tre le serate al prezzo di 20 euro (info www.bookingshow.it).
Tra le presentazioni dei libri ci saranno quelle de “Lo zingaro e lo scarafaggio. Dal gioco più bello al gioco più sporco del mondo: viaggio tra le macerie del calcio italiano” (venerdì 19 alle 20.30 nel foyer del Kismet) di Giuliano Foschini e Marco Mensurati (giornalisti di Repubblica) e “Sacra Corona Unita” (sabato 20 alle 20.30 nel foyer del Kismet) di Mara Chiarelli (giornalista di Repubblica).
Spazio anche alla finanza etica, grazie all’incontro organizzato con Banca Etica domenica 21 alle 20.30 nel foyer del Kismet: “Non con i miei soldi” è il titolo della campagna di informazione sui meccanismi della speculazione finanziaria e sull’l’importanza di chiedersi che fine fanno i nostri soldi, pochi o tanti che siano. A chi li diamo? Come vengono utilizzati? Per finanziare cosa? E se contribuissero alla mercificazione dell'acqua? E se alimentassero il traffico d'armi? E se speculassero sul cibo di chi è affamato? La responsabilità è anche nostra. Per fortuna. All’incontro interverranno Michele Loporcaro, coordinatore dei soci di Bari e Brindisi e Gabriella Stramaccioni direttrice nazionale di Libera.
La giornata di domenica sarà però anche quella del grande Villaggio della legalità, allestito in piazza Cimmarusti ad Adelfia, esattamente di fronte il MOMArt e animato da tutte quelle realtà impegnate nella lotta per la legalità e nel rispetto delle regole in tutti i settori.
Ad ogni gruppo, cooperativa, associazione, sarà riservato, per l’intera giornata, uno spazio, che potrà essere riempito con l’utilizzo di materiale informativo e di gadget.
Ciascuno, inoltre, avrà a disposizione un tempo di 20 minuti, concordato con gli organizzatori (sarà possibile prenotarsi inviando all'indirizzo villaggiolegalita@gmail.com  l'apposito modulo di iscrizione al Villaggio che troverete su www.motoredellearti.it), durante i quali sarà possibile realizzare delle mini iniziative inerenti i temi della giornata: dall’ambiente al lavoro, dalla giustizia sociale alla cittadinanza attiva, dalla memoria alla legalità. All’appello hanno già aderito – tra gli altri – Legambiente, Emergency, Coop. I bambini di Truffaut, Banca Etica, Stilo editrice, Associazione I cento passi.

Pino Pascali e il cinema degli anni Sessanta

La Fondazione Museo Pino Pascali organizza nell’ambito della Sezione Didattica, la mostra ‘Contaminazioni. Pino Pascali e il cinema anni ’60’, a cura di Yamuna J. S. Illuzzi e Serena Specchio, in collaborazione con la Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo – Mediateca regionale.

L’inaugurazione e la prima visita guidata sono previste per sabato 20 ottobre, alle ore 10:30.

La mostra intende indagare i possibili influssi tra l’opera artistica di Pino Pascali e il cinema attraverso una selezionata esposizione di manifesti e locandine dei film prodotti e distribuiti nelle sale cinematografiche tra il 1960 e il 1968, anno della scomparsa dell’artista.

Il percorso espositivo si snoda tra manifesti e locandine originali, spezzoni di film e pannelli fotografici atti a comparare le contaminazioni volontarie e involontarie tra Arte e Cinema, due linguaggi entrambi basati sull’immagine.

L’arte visiva e il cinema anni 60’ possono essere studiati di pari passo per ricostruire alcuni aspetti dell’Italia anni ’60 quali il boom economico, la guerra in Vietnam e la protesta giovanile, la ricerca di una dimensione più armonica con la natura e l’attenzione delle nuove generazioni verso scenari pacifisti e gli studi di antropologia culturale.

La produzione dell’artista pugliese si è articolata in cicli di opere e, per alcuni di essi, è stato possibile trovare precise corrispondenze in ambito cinematografico.

Le sezioni in cui si articola la mostra sono:

Pascali e la sua Africa

La società sempre più tecnologizzata, meccanizzata ed industrializzata degli anni ’60 muove l’attenzione degli studiosi, come Levi-Strauss, verso orizzonti opposti, la ricerca delle origini e di stili di vita più naturali. Tarzan è l’eroe per eccellenza dell’epoca e i film dei quali è protagonista, già in produzione dai primi decenni del ‘900, non solo conoscono ampia diffusione ma vengono anche riprodotti in gran copia e finanziati nuovi episodi (Tarzan in India, Tarzan contro gli uomini blu, etc.). L’interesse per il selvaggio e il primitivo si leggono in diverse opere di Pascali: gli spot pubblicitari in cui raffigura animali della savana per lo studio Lodolo-Saraceni, le finte sculture rappresentanti frammenti di rinoceronti, dinosauri ed enormi cetacei e ancora le liane, i ponti realizzati in strutture di pagliette di lana d’acciaio, gli attrezzi agricoli, etc.

Il gioco delle Armi

Le Armi per Pino Pascali hanno una valenza soprattutto estetica, sono assemblaggi di oggetti disparati che imitano armi vere ma che, a differenza di queste ultime, non sparano. Gli spazi espositivi si trasformavano in campi da gioco-militari e, per aumentare la finzione, Pascali stesso si metteva in scena travestendosi da soldato. Il personaggio cinematografico che ha una simile visone delle armi è James Bond. L’agente 007 in ogni episodio della saga sfoggia innumerevoli gadget, dalla sigaretta esplosiva alla scarpa-pugnale (Agente 007 – Si vive solo due volte, Agente 007 – Dalla Russia con amore, etc.). Le armi non rispecchiano per nulla la pericolosità che viene loro attribuita nel mondo reale ma, al contrario, la giocosità e la funzione estetica.

Dolce Roma anni ’60

La Roma del boom economico nella quale il giovane Pascali visse, studiò ed operò come artista viene descritta attraverso film dell’epoca come La dolce vita, Uccellacci e Uccellini, I mostri.

Uno degli aspetti, prodotti del benessere economico, sui quali Pascali si sofferma maggiormente è l’immagine della donna, il cui corpo negli anni ’60 viene liberato dalle costrizioni precedenti ma anche mercificato e riproposto ossessivamente (Lolita, Le tentazioni del dottor Antonio in Boccaccio ’70). L’artista pugliese in opere come Seni, Gravida, Grande bacino di donna, Primo Piano Labbra, ingrandisce dettagli del corpo femminile mostrandosi così molto vicino alle istanze della Pop Art americana; allo stesso periodo appartengono alcune opere in cui rimpicciolisce monumenti romani: Roma è la vera protagonista che stimola l’immaginario anche  degli artisti amici di Pascali, da Cesare Tacchi a Franco Angeli, da Sergio Lombardo a Renato Mambor, figure fondamentali della ‘Scuola di Piazza del Popolo’.

La mostra è visitabile nei seguenti giorni ed orari:
dal 20 ottobre al 18 novembre 2012
dal martedì alla domenica ore 11–13 / 17-21
lunedì chiuso
Ingresso libero
Fondazione Museo Pino Pascali
Via Parco del Lauro 119
Polignano a Mare (Bari)

Visite guidate su prenotazione
Info e prenotazioni:
Tel: 080 4249534 (orari d’apertura del Museo)
E-mail: segreteria@museopinopascali.it, yamuna.illuzzi@gmail.com
Sito internet: www.museopinopascali.it

                                                                                                      di Isabella Battista

Smau 2012: Bevilacqua (Cisco) – Digitale, “fatta l’Italia bisogna fare i cittadini” accompagnando lo sviluppo delle infrastrutture con la diffusione di cultura

David Bevilacqua, v. president south europe Cisco System
“E’ necessario ampliare la prospettiva da cui affrontiamo il tema delle Smart City. Si tratta di creare comunità intelligenti e interconnesse che non coincidono con i confini amministrativi di una città, perché il loro perno sono i cittadini: cittadini che si muovono, lavorano, apprendono in un mondo ormai senza confini. Per questo stesso motivo, non possiamo pensare di creare una città smart senza preoccuparci di creare cittadini “smart”, che abbiamo a disposizione strumenti, competenze e opportunità di contribuire in modo diretto con le proprie idee e progetti al rinnovamento. La città digitale è una rete di persone, non di dispositivi, in cui la tecnologia – per quanto pervasiva e complessa – deve essere una piattaforma operativa “invisibile” che permetta di creare nuove opportunità nel modo più semplice ed efficace, e di migliorare nel concreto la qualità della vita”
Questo il punto di vista di David Bevilacqua, Vice President South Europe di Cisco Systems, che è intervenuto a Milano allo SMAU 2012.
Secondo Bevilacqua, inoltre, è necessario inquadrare le singole iniziative “smart” avviate nelle nostre città nel contesto di uno scenario nazionale e internazionale, in una relazione aperta che permetta di cogliere le migliori opportunità, ovunque esse nascano.
“La previsione fra le iniziative per l’Agenda Digitale di una piattaforma nazionale delle comunità intelligenti, che delinea strategie e obiettivi ed intende diventare punto di accesso a risorse ed esperienze da condividere, va certamente in questa direzione. Senza la creazione di una cultura digitale diffusa, però, mancheranno le condizioni per coinvolgere “dal basso” la più vasta comunità possibile” ha spiegato.
Di fatto, il punto di partenza per la rivoluzione “smart” è un intreccio indissolubile di sviluppo tecnologico e culturale per il nostro Paese.
“Una smart community richiede la disponibilità di una Rete che supporti servizi e innovazione: una “quarta utility” indispensabile, da creare investendo in infrastrutture a prescindere da tradizionali considerazioni di mercato” ha detto Bevilacqua. “Per creare le autostrade non abbiamo atteso che ci fossero decine di milioni di macchine, né ci siamo posti il problema di quanto avrebbero reso. Erano necessarie, ed era evidente che avrebbero creato un ritorno per l’economia. La correlazione fra sviluppo delle Reti e sviluppo economico è ormai assodata: dovrebbe bastare questo a convincerci della necessità di fare in modo che nel nostro Paese non esistano più zone e cittadini condannati al digital divide.
“Il recente Decreto Crescita 2.0 dimostra che il Governo ha compreso che la digitalizzazione del nostro paese dipende sia dalla disponibilità di tecnologia sia dalla diffusione di conoscenza sul suo utilizzo” ha concluso Bevilacqua. “Si tratta di un primo importante passo, ma c’è ancora molto da fare. Perché il processo di digitalizzazione abbia successo va accompagnato con un’azione diretta, che crei a livello individuale e collettivo una cultura digitale e prosegua nel tempo, facendo diventare l’Agenda Digitale parte del DNA del nostro Paese per sempre”.

                                                                                                                                 di Alessia Colaianni

lunedì 15 ottobre 2012

"Volti di carta", martedì la presentazione a Parabita

Martedì 16 ottobre, alle ore 18,30 presso Palazzo Ferrari a Parabita, ci sarà la presentazione ufficiale del libro "Volti di carta, storie di donne del Salento che fu" di Raffaella Verdesca (Edizioni Albatros-Il Filo).
Venti ritratti di donne salentine tra le due guerre, venti storie coinvolgenti sul piano emotivo e narrativo. Uno straordinario affresco del Salento tra le due guerre attraverso la fotografia delle sue donne.
Scrive Pier Paolo Tarsi nella prefazione : Della sua terra di origine Raffaella Verdesca ci svela nelle pagine che seguono il passato femminile nelle sue forme più intime e pertanto inafferabili, quelle cioè del vissuto emotivo , restituendoci la profondità interiore di un mondo di donne a cui possiamo ridare nuovi confini e contorni, esplorandole attraverso ritratti da leggere, da sfogliare e da meditare, per scoprire cosa di quell'universo umano ancora sopravviva, ossia , con le parole dell'autrice," l'insegnamento di un salento al femminile capace di dignità e dolore, speranza e riscatto, padrone del coraggio di credere ancora" . 
Dialogheranno con Raffaella Verdesca Paolo Vincenti e Sonia Cataldo. Letture di Alfredo Romano.
Musica e canto di Giuliana Paciolla ed Enza Pagliara.
L'iniziativa è promossa dalla Regione Puglia- Assessorato al Mediterraneo - e dall'Ass. Presidi del libro col Patrocinio della Città di Parabita

sabato 13 ottobre 2012

Svoltastorie, si inaugura oggi una libreria solo per bambini a Bari

Spazi interamente dedicati ai testi per bambini e ragazzi, laboratori e attività di avvicinamento alla lettura per i più piccoli, presentazione di libri con l’intervento degli autori. Queste e tante altre iniziative prenderanno il via sabato, 13 Ottobre, alle ore 18.30, grazie a “Svoltastorie”, la nuova libreria per bambini e ragazzi (0-15 anni) in via Alessandro Volta 37/39, a Bari, nel cuore del quartiere Carrassi. 
Si tratta di nuovo progetto, a cura di Patrizia e Alessandra Scardigno e di Eugenio Martiradonna, che intende offrire al pubblico, oltre a una vasta scelta di titoli del settore, anche la possibilità di instaurare un rapporto diretto e un confronto continuo, improntati prevalentemente sul desiderio di crescere insieme. 
L’idea di fondo nasce dall’ambizione di creare un luogo dove le scelte dei lettori e degli autori contribuiscano a determinare l’offerta editoriale della libreria. Svoltastorie, infatti, sorge tra due quartieri residenziali fuori dal centro murattiano, una scelta nata dalla volontà di portare un servizio essenziale lì dove le storie prendono vita e crescono. 
La libreria, che ha già avviato i primi contatti con gli istituti scolastici limitrofi, intraprenderà anche una serie di collaborazioni con le scuole attraverso un dialogo costante con gli insegnanti proprio al fine di promuovere tra bambini e ragazzi, fin dai primi anni, il piacere della lettura. Ampio spazio, dunque, a percorsi di guida alla lettura, a progetti strutturati in accordo con i docenti e a laboratori di lettura animata. Una particolare attenzione sarà rivolta alle case editrici, agli autori e agli illustratori locali. 
La libreria “Svoltastorie” aderisce al nuovo circuito di librerie indipendenti C.L.E.I.O. - Circuito Librerie E non solo, Indipendenti Organizzate - che raggruppa attualmente diverse librerie, piccole e indipendenti, con lo scopo preciso di identificare un’idea differente d’impresa, quella di botteghe attente alla qualità del prodotto e alle esigenze dei propri clienti, un circuito che si basa sulla filosofia dei gruppi di acquisto, organizzato per essere più visibile sul mercato, per offrire sempre prodotti nuovi e di qualità (http://cleio.lafabbricadellezeta.it/). 
Al più presto tutte le informazioni saranno disponibili sul sito in costruzione www.svoltastorie.it - info@svoltastorie.it.