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mercoledì 7 novembre 2012

Bari: Contropiani Mediterranei, la collettiva al Fortino

Domenica 11 novembre 2012, alle ore 18.30, al Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte" e organizzata dall’associazione “Agorà mediterranea”, sarà inaugurata la mostra “Contropiani Mediterranei”, a cura del critico d’arte Maurizio Vitiello, con opere recenti degli artisti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola. 
La mostra “Contropiani Mediterranei”, allestita nell’interessante spazio del Fortino di Sant’Antonio di Bari, inserita nell'ambito del progetto "Agorà dell'arte",desidera rispondere all'esigenza di reperire nuovi spazi in cui promuovere efficacemente la creatività degli artisti locali in rapporto alle tendenze culturali del territorio nazionale e delle proiezioni mediterranee. 
“Contropiani Mediterranei” rilancia un segnale, seppur minimo, di verifica dello stato dell'arte in Italia; è un incontro tra artisti di diverse aree geografiche italiane. Sono presenti: Luisa Bergamini, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Teresa Follino, Franco Giacopino, Luciana Mascia, Monica Pennazzi, Nino Perrone, Massimo Pompeo, Myriam Risola. 
Questa rassegna d’arte contemporanea, che vede insieme dodici presenze artistiche con relative recenti opere d’arte realizzate con diversi codici linguistici, vuole essere un ulteriore contributo di verifica dello stato dell’arte italiano. L’esposizione incapsula “sensi mediterranei" di artisti di varie località italiane e con all’attivo tante personali, molte collettive e diverse rassegne, di grande importanza, da “La Quadriennale” di Roma sino a “La Biennale” di Venezia. Istanze, aperture, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono nelle loro opere l’urgenza e la necessità di confrontarsi. Questi artisti di tono e di qualità, da molti anni sulla scena artistica nazionale, e non solo, differenti per caratteri, offrono un serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo. Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione. 
Il fortino di Bari (@Foto Franco Giacopino)
Questi artisti con lavori di ricerca, seriamente conosciuti e ampiamente riconosciuti, sostengono un contemporaneo visivo di temperamento euro-mediterraneo e attivano, così, oggi, una prova espositiva per alimentare, in fondo, una resistente apertura futura. Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita e i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti. La filosofia di quest'incontro, improntato al confronto di stili, permette al territorio barese di poter recepire un momento squisitamente visivo-culturale, mentre all'orizzonte si tratteggiano ulteriori spunti per scambi aggreganti di nuovi progetti. In questa mostra s’incontrano vari vissuti; nelle opere si riflettono attraversamenti memoriali; difatti, nelle cognizioni artistiche che s’inoltrano la memoria è recepita come fondo d’avvio, mentre passaggi diaristici rafforzano un campo di profili evocativi, aggettanti, risonanti. Alza il livello qualitativo la metabolizzazione di estremi, quelli epocali e quelli intimistici, quelli sociali e quelli domestici; ogni artista delimita un proprio ambito di ricerca, finitimo agli altri; le rispondenze estetiche squillano e si specchiano, movimenti e intrecci rafforzano congetture e rimandi. L’incontrarsi è vivificare la comunicazione, rinvigorire il sentire comune. Fermare la memoria per assicurarla come testimonianza del vissuto e sommare anche la pronuncia diaristica permette di regolare passato e presente per graffiare il futuro; e sembrano scattare altri possibili incontri. Quest’esposizione è un meeting di paralleli segni incisi e di espressioni raccolte sul “fil rouge” del ricordo, associato e spinto dalla voglia di andare oltre le leggi dell’uomo per avvicinarsi, invece, a quelle sagge della natura e questa doppia declinazione del motivo del ricordo si pone come un’interpretazione più liberale per captare movimenti e gesti, ciò che ci circonda o ciò che ci abbraccia. 

Luisa Bergamini nel suo studio bolognese cerca di ricavare forme sintetiche; elabora, taglia, sfuma le sue composizioni modulari, che dichiarano una vera e propria profonda presa di coscienza, corroborata da ciò che sedimenta. La costruzione sistematica prende spunto da vene intimistiche sino a tangere interessi sociali in una chiave più vicina a disamine. E’ attivata, da tempo, sull’artista un’attenzione critica e i suoi lavori eleganti abbracciano il mondo delle coordinate comunicative. Luisa Bergamini riesce, con meditato impegno, a definire e a precisare virtualità modulari e a coniugare e a dimensionare tagli estremi di rara efficacia. Quest’artista di grandissima serietà operativa riesce a raggiungere vertigini. Le ultime produzioni dell’artista, che ha fatto parte anche del “Movimento Iperspazialista”, hanno sempre inteso sollevare emergenze sociali e riflessioni etiche. Il mondo interiore di Luisa Bergamini ha sempre inseguito, in parallelo, profili d’interesse pubblico. 
Da rimando a rimando, da sponda a sponda, da bordo a bordo l’artista traccia sentieri e percorsi di forte lievito sociale e non manca mai di restringere su campi più privati. La fortuna dell’occhio di Luisa Bergamini incontra silhouettes giuste, curve stimolanti e segmenti calibrati. Non c’è di meglio, in fondo, che stendere allunghi propositivi da metafore concettuali e rilanciare in serrati spaccati affondi certi e illuminanti. Il suo lavoro è sulla memoria, in questo caso storica. Si può parlare del muro di Berlino, ma ogni muro nella realtà costituisce l'ostacolo che si frappone fra le persone rendendo difficile e, talvolta, impossibile il contatto con gli altri, e ancor meno con le memorie del passato. La mancanza di maniglie nei cassetti riportati testimonia questo disagio nell'aprire e agevolare questi percorsi a ritroso. In sostanza, i contenitori sono privi di maniglie per simboleggiare la difficoltà ad aprirli e a riproporre il passato e le memorie ad essi collegati. L’ultimissima produzione riporta questi cassetti capovolti o chiusi o aperti, dove ciò che appartiene al passato può fuoriuscire e precipitare o rimanere ancorato al fondo per esprimere l’impossibilità ad attuare una liberazione dai trascorsi che restano, sempre vivi e presenti nel nostro quotidiano con tutte le loro insidie.

Lucia Buono sta procedendo a intendere nuovi orizzonti che si allontanino, ma, gradatamente, da prove e tessere d’inclinazione mediterranea. L’artista ha sempre riconosciuto nel mare e nelle sue radici fonti ideali d’ispirazione. Si è tentati d’intendere i suoi lavori come offerte di conchiglie di mare in cui si raccolgono profumi e odori, brezze e venti, sabbia e calure. Segmenti e indizi scrivono un fondo pittorico ben articolato, quasi una filosofia visiva tutta imperniata a intendere il fascino del Mediterraneo, una solarità femminile, un abbraccio di eventi e un respiro di epoche. I lavori dell’artista pugliese si offrono per incontrare il mare, le sue onde, il suo fascino estremo e i suoi orizzonti, il senso di libertà che offre l’acqua sotto al cielo. Lucia Buono, bravissima artista pugliese, continua, con serio impegno e saggia discrezione, a lavorare in terra pugliese, ma, assolutamente, non disdegna di frequentare movimenti artistici innovativi e mostre di riferimento agganciate all’avant-garde. 
Lucia Buono con le sue redazioni pittoriche riesce, in una cifra eletta, a sintetizzare prove alte di definizioni, quasi tattilmente tessili, che rimarcano un amore per i sentieri del particolare e per nuove soluzioni. Un “esprit” mediterraneo, insomma, scandito da una successione di istanti misurati, si coglie nelle sue composizioni, legate a orditi e trame, e tutto è rivisto nelle pieghe nobili e maestose dell’intimità e, difatti, l’artista rilancia in nuove combinazioni, sottili e insistenti, porzioni di vita, armonizzate in un desiderio di modernità franca e consapevole. L'attuale pittura di Lucia Buono ci convince ancora di più, perché si presenta ben distribuita e meglio ancorata a essere interessante e accattivante, in losanghe, in forme curvilinee e, soprattutto, slanciate; comunque, il senso di una realtà trasparente, marina, riflettente centrifugati e sminuzzati arcobaleni, governa una sequenza multipla di corpi geometrici aggettanti, che riuniti apparterrebbero a un unico corpo centrale. 
Cromatismi mediterranei, che segnano minimali figurazioni, quasi gore con baccelli cosmici, più che d’estrazione marina, intervallati da tagli pellicolari di luci, intendono far vibrare memorie ecologiche e l'artista, dettaglio su dettaglio e sequenza su sequenza, abilita una teoria di isole fluttuanti, fantastiche e vitalissime, quasi sotto l’impulso di un’acqua “energizzante”. Si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, il tutto oscilla tra pittura cosmica e pittura di naturalità, mentre cromie tenui c’indicano e valorizzano eleganti leggerezze del tratto e del segno. Pulsano queste focalizzate e controllate gore, svirgolate con raziocinio, e vengono, sapientemente, trasferite, con dosaggi variegati, nel rapido e quotidiano esercizio pittorico su carta o su tela. La profonda presa di coscienza di Lucia Buono è tutta indirizzata a corroborare le sue opere di tagli e segmenti, di perlustrazioni e di rifiniture, e, proprio col “fare” e colla disamina di ciò che si sedimenta, l’artista arriva al “focus” di spunti, calibrato da fonti profonde, per accendere soluzioni aggettanti. Chiarismi mediterranei e proliferazioni liriche, che si coniugano con segni grafici strategici e con nuove soluzioni ardite, declinate quasi allo stacco da un supporto neutro, palpitano su una rete di appoggi compositivi per aprire raccordi astratti. Lucia Buono ha intenzione di sopravanzare e lasciare i respiri mediterranei e raggiungere valenze “altre”, interpretazioni sghembe, parafrasi future.

Carlo Cottone dipinge da ragazzo e lo insegue la voglia di assegnare al foglio o alla tela i suoi pensieri alla deriva o quelli scalpitanti formati da una mente in continua effervescenza. In una precedente mostra di quest’anno ha riscosso un notevole successo per un lavoro astratto-segnico, tutto in legno. Tanti i complimenti all’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 22 Luglio 2012, alla Saletta dell’Asilo Comunale di Cantalupo nel Sannio (IS), della mostra “Controventi Mediterranei”; presenti erano dodici opere recenti di Rolando Attanasio, Lucia Buono, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Umberto Esposti, Lucio Gacina, Franco Lista, Luciana Mascia, Nino Perrone, Achille Quadrini, Myriam Risola, qualificati artisti provenienti dal Molise, Campania, Puglia, Abruzzo, Lombardia, Lazio. Oggi, qui presenta ”Vesuvius by CC”, diviso in quattro scomparti, in quattro spaccati che rendono omaggio alla montagna temibile, che domina lo scenario di Napoli. Il Vesuvio è reso a prestito per assegnare atmosfere cadenzate, dettate da un lavoro pittorico emblematicamente versatile.

Alfredo Celli nell’accogliente studio di Tortoreto Lido, in provincia di Teramo prosegue una stimolante ricerca sull’astratto-informale. La velocità improvvisa del gesto, i contrasti di luminosità lo portano verso una sensibilità estroflessa. I nuovissimi esiti di Alfredo Celli, che ci è stato segnalato dal maestro Umberto Esposti, nipote di Lucio Fontana e bravissimo artista, si presenta nettamente accattivante, per chi come noi frequenta, e non da poco, l´ambiente artistico italiano. Le elaborazioni, di netta impronta astratto-informale, riescono a dominare la scena e a determinare uno spesso senso dell´intimo che incontra e controlla scenari, virtualmente possibili, più che ipotetici. Il suo “sentire la materia”, ormai rodato, vola alto e, senza urti, plasma nuovi confini con aggettanti estroflessioni. L´artista dirama rigature di quinte che premono o fuoriescono dallo spazio di supporti lignei. 
Il tutto si svela in inquadrate percezioni reali e intendimenti pulsano nelle vene e nella testa di Celli e scattano termini cromatici e tentativi di comparare quadri da cui scaturiscono riscontri straordinari, e, soprattutto, rilanci impensati. L’artista adegua concatenazioni di dinamiche che s´aprono su altre dimensioni, sotto l´impulso di un fronte febbricitante d´invenzioni. In fondo, produce interpretazioni informali dello spazio, ma anche scattanti combinazioni. La sua forte immaginazione declina accordi per consegnare singolari e repentini risultati. Le sue opere, in tecnica mista, comprendono intensità di riferimenti seriali e, così, emerge la sua voglia di tonificare controcampi. Celli tende a tonificare e a corroborare visuali e misure, nonché tracce che possano manifestare specularità ripetute. Nei lavori si presentano scansioni, ritmi, cadenze, accenti, variazioni. Le redazioni di Celli oscillano tra pittura totalizzante e plastica di sostanza. Tracciati e margini vengono dall´artista siglati per comprendere la “coscienza del mondo”. Insomma, attimi e tagli sono segmenti di proiezioni sorprendenti per interpretare e intendere esplorazioni spaziali in termini astratti.

Maria Pia Daidone in un’intervista precisava: “Ho privilegiato, ultimamente, il rame, il cartone, il plexiglas. Il primo perché è duttile nella lavorazione, ricorda la sacralità, dà energia e ha la luminosità accesa dell’oro; il secondo con un’adeguata lavorazione perde totalmente la propria identità e diventa altro; il plexiglas usato come rivestimento esalta i materiali e li cristallizza in un’atmosfera senza tempo.” L’artista napoletana crea maglie di ritagliate e brevi tessere di fogli di rame; usa anche fogli di cartone, pressati, ricoperti di cromatismi dorati e ramati, in parte aggettanti e in parte ricoperti da trasparenze, che predispongono e programmano morbide, intriganti, piacevoli seduzioni di senso. Il rame con la sua calda venatura riesce a stendere temprate superfici. Le recentissime redazioni pittoriche e plastiche dell'artista accolgono accostamenti di sacro e profano, comprendono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere di rame s’interpolano come elementi preziosi, perché, segnico-simbolici di interpretazione e di comunicazione sociale. 
La “texture” di ogni riquadro ramato è un sottile ricalco arricciato, increspato, mosso, sbalzato, ondulato su cui scivolano motivi ritmati e strette pressioni, mentre i bordi si solleticano e si sfiorano, limitati e ristretti, in una raffinata disposizione, che assicura una maglia, abbigliata lusinga, o un accurato mantello, appropriato richiamo per un fantasmatico corpo. Un mantello di tessere di rame, ora proposto in scena, sembrerebbe tendere verso la pronuncia di un’overdose estetica, ma, a ben guardare, risulta, poi, essere cortina di un’essenza calamitante, dall’indubbio influsso e fascino pervasivo, che prende l'animo e la mente in modo completo.

Teresa Follino vuole dominare la parcellizzazione dell’immagine. Scatta il pensiero e fermare la luce, intesa come ampiezza spaziale dell’immagine, è il suo credo. Il suo percorso artistico tratta la proiezione, la scomposizione e la rifrazione del raggio di luce. Cattura e congela con un click della macchina fotografica semplicemente l'attimo che si avvicina al suo pensiero creativo. E’ come se fotografasse un suo pensiero. 
Il “dvd” preparato presenta un’interessante dissolvenza di un numero consistente di fotogrammi. Tutto è sfumato, carico di un impressionante determinarsi. La luce ha una sua corsa, un suo ritmo velocissimo, e le immagini di Teresa Follino realizzano la cristallizzazione della mutazione. Lavoro sofisticato, al limite della percezione. 
La sensorialità acustica dell’immagine si motiva nella dilatazione delle curve delle pieghe della luce, che riesce a mutarsi in un arcobaleno di fluttuazioni armoniche. La luce è vita e si allunga rapidamente sulla stesura della grafia. La luce detta il suo portato, si colloca sull’estensione elettronica, pervade ogni pixel utile; insomma, stimola, affronta, regola, determina, incide. Queste dissolvenze, mutuate da singolarità segniche, interpretano un divenire, marcano contrassegni di pensieri, siglano essenzialità. La vita s’afferra da visualità di spaccati interpretativi, determinate da motivi in filigranate dissolvenze.

Franco Giacopino ha seguito e alimentato la sua passione; frequenta negli anni diversi work-shop fotografici con grandi maestri, quali Casale, Gaiaschi, Thorimbert, Berengo Gardin, incrementando la sua cultura filosofica fotografica, che lo ha portato ad amare sempre più la ricerca. Continua ad approfondire l'uso concettuale del colore e il reportage in bianconero. I segreti e le alchìmie della sua fotografia sono convissuti nella conoscenza della materia, nella padronanza del mezzo e nella giusta e necessaria dose di espressività e capacità compositiva. La sua ultima operazione fa partecipare fotografia e pittura alla determinazione iconica di un insieme di angolazioni e di capacità interpretative dell’uso dell’immagine. Tradizione e sperimentazione nelle sue rese iconiche si autoalimentano, linguaggi s’incontrano per rideterminare il senso del medium. Le sue realizzazioni coltivano la memoria e l’archiviazione, ma subiscono una reinvenzione catalogatrice e danno spazio all’inedito, grazie a interventi su immagini, dopo averle ingrandite e ristampate su tela. L’applicazione di colle a spatola o a pennello alimenta uno processo chimico. I fiuti vinilici filtrano nella trama della tela e agitano i pigmenti della foto. La casualità perfeziona altre textures. L’inchiostro si anima e motiva ampiezze visionarie, agite plasticità, addensamenti di macchie, fratte cancellature sino a fermarsi sulla trasposizione finale su tavola in legno, che licenzia un’identità sostanziata da un’appendice supplementare. Nella progettualità di Franco Giacopino si passa dalla foto all’ex foto, ma non cancellandone la memoria, grazie al travisamento della pittura, per definire un’informata e novella iconicità.

Luciana Mascia riesce a colpire. Si è messa sempre in discussione, lei docente di matematica, prima, e, ora, dirigente scolastica al prestigioso “Alfonso Casanova” di Napoli. La sua passione per l’arte l’ha portata ad aprire l’Istituto “Alfonso Casanova” di Napoli all’arte contemporanea e dal 24 al 31 maggio 2004 abbiamo curato la mostra “Percorsi a confronto” con le seguenti presenze: Anna Bertoldo, Luigia Criscio, Maria Pia Daidone, Stefania di Vincenzo, Wanda Fiscina, Isabelle Lemaitre, Teresa Mangiacapra, Luciana Mascia, Daria Musso, Nuccia Pulpo, Clara Rezzuti e Gisela Robert. Luciana Mascia faceva annotare in quell’occasione: “Per assicurare la tutela delle opere d'arte, il Comune voleva trasferire l'istituto e convertire lo stabile in sede museale, ma noi abbiamo condotto una dura battaglia legale per rimanere qui. Anche la scuola, in quanto luogo di cultura e di formazione, può curare la salvaguardia e la fruizione dei beni artistici. Inoltre, non si può trascurare che la storia del monumento si lega indissolubilmente a quella dell'istituto, fondato nel 1864 da Alfonso Casanova." Luciana Mascia integra molteplici piani di figurazioni composite in alternate modulazioni espressionistiche dai toni forti, decisi e dagli accostamenti equilibrati. Ricordiamo anche i suoi lavori esposti da giovedi 20 ottobre a giovedì 3 novembre 2005 negli accoglienti locali della Galleria dell’Associazione Culturale “La Cuba d’Oro”, in via della Pelliccia a Roma, a Trastevere; lì si vide la mostra “Neapolitan dreams” con gli artisti partenopei Maria Pia Daidone, Carmine Dello Ioio, Mario Fortunato – recentemente scomparso - e Luciana Mascia. L’artistaintegra molteplici piani di figurazioni in alternate modulazioni espressionistiche dagli accostamenti equilibrati. Presenta, di solito, un ventaglio di definizioni, che ordinano estensioni di caratteri attuali. Innesta nei suoi lavori lucidi parallelismi abbinati, aperture flessibili e sinceri iati inediti, che sostanziano elaborazioni fondamentalmente ludiche e dichiaratamente leggibili. Con ritmiche sequenze vitali riesce a produrre illustrate immaginazioni, che si ricombinano con fervide atmosfere serene e sospese icasticità.

Monica Pennazzi risolve con la “quadrura”, in catalogo e in mostra, un senso di appagamento di energia del segno. L’estensione grafico-pittorico ben delimitata da tessere dal sapore musivo, toccate da colori e da veloci segni obliqui, dinamicamente interdipendenti, ci fa comprendere che un elegante lavoro di ricerca, indirizzato nel solco e nell’ambito di un linguaggio volutamente astratto, riesce a determinare intriganti opere, che rimandano immagini sintetiche. Linee, forme e colori principiano, per riflesso espressivo, da indagini intime ed esprimono una rete di contenuti motivati. Proprietà e precipitati di qualità delle singole materie utilizzate sorreggono, poi, scelte operative. Il suo “salto quantico” propone sculture realizzate con filo di nylon trasparente su tubicini di plexiglas; sono opere che si muovono al più breve spirare d’aria. C’è la volontà nell’artista di visionare il mondo “in filigrana” e ben si prestano i fili di nylon a essere stretti circolarmente, uno ad uno, su tubicini trasparenti di plexiglas, per formare una rete, quasi una ragnatela prismatica, tutta tesa a occupare uno spazio e a cangiare, di continuo, secondo le inclinazioni della luce naturale e delle luci artificiali. C’è “coazione a ripetere”, che in questo caso è sublimata poesia d’azione e si converte a essere metodica sincera di tempra artistica; tutto è reso con calma, con animo partecipato e sensibile. L’artista vive il silenzio del suo spazio e lo conquista, è padrona del suo studio; serena, soddisfatta, tranquilla prosegue a tessere, da moderna Penelope, senza vivere l’imbarazzo del detessere della figura greca. Monica Pennazzi vive la regola del silenzio, del muto apparire delle cose; si esercita a raccogliere puntuali e prismatiche evidenze. Nello studio di Numana dispone il suo lavoro e, nel tempo e col tempo amico, continua a dimensionare, a strutturare, a innalzare una plastica con al centro un asse di plexiglas su cui convergono braccetti, altrettanto di plexiglas, che sfidano a essere rocchetti per accettare metri e metri di nylon tesissimo. La struttura dinamica in plexiglas con i fili di nylon che le prestano un’alterità geometrica riesce a condensare un irresistibile “timing” amichevole, lungo, di calma assoluta, di valore terapeutico e beneficamente salutare. Monica Pennazzi ha saputo farsi interpretare da video; anche la musica entra in gioco a condensare gli umori dei passaggi del tessere; le foto percepiscono e dettagliano le conclusioni. L’artista ha promosso delle intersecazioni di più elementi operativi; la plastica, il nylon, la musica, i video, le fotografie, in fondo, amalgano la sua azione volta a produrre un ideale rombo, attraversato da raggi luminescenti. La luce colpisce i fili di nylon che la fanno rimbalzare in elettriche colorazioni. La luce entra nella struttura romboidale e la motiva, la seziona. Monica Pennazzi è riuscita a generare un assoluto di addendi speculari; una forma geometrica è lì a riflettere la luce. L’anima di Monica Pennazzi è appagata dal lavoro della fabbricazione, lento, ma comodo, che adduce motivi di una complessa configurazione per arrivare a conquistare spazialità e a sottolineare l’incidenza luministica che abita l’universo dei nostri sogni. Monica Pennazzi ha pensato a una geometria di raggianti nitidezze grazie all’uso del plexiglas, attraversata da variegate e sottilissime cromie date dal filante nylon. In conclusione, da questo “continuum” esplorativo e di metodo, che sostanzia il corso del “salto quantico” derivano filiazioni compositive, che si legano alle sue “quadrure”, d’indubbio interesse, interpreti della luce e del suo spettro.

Nino Perrone ha portato avanti per molti anni, con ampia soddisfazione di mercato e di critica, un deciso figurativo, avvertito e informato con tutte le ansie del contemporaneo. Dalle estrinsecazioni paesaggistiche alle situazioni fabulistiche, era arrivato a discutere di nuove istanze sino a raggiungere un proficuo piano di analisi, dedito all’osservazione dei costumi della nostra società, con accenni, in filigrana, a Otto Dix, George Grosz e a Franz Borghese. La qualità dell’ironia c’era tutta e onorava una figurazione accorta, apprezzabile, sensibile; a tratti, di particolare intensità e di radicata ragione su tematiche sociali. Figure e personaggi sulla tela esplicitavano opportuni suggerimenti per un più deciso controllo dei dispositivi sociali e davano prova con esiti calzanti, adeguati ed efficaci di una capace e ampia base di discussione. Dalle elaborazioni figurative al passo dell’informale il percorso è stato vagliato e affrontato con oculata logica operativa. Il suo pennello ha voglia di conquistare lo spazio; comunque, tenta di sedurlo per invaderlo esaurientemente. L'essenza delle intenzioni è una costante che si trova nella dinamica, convinta e dichiarata, di pregevoli incursioni, che redigono opere con un impasto cromatico vigoroso e profondamente tattile. Nella discrezionalità di un impianto, strutturato e sistemato, si legge, grazie al concreto ricalco segnico-cromatico, la tendenziale idea di interpretare lo spazio con pregnanti pluridimensioni di accenti iperbolici, su cui viaggiano succhi vitali e frenetici. L’artista con tratti volitivi, sinceri e concludenti, agganciati a vettori cromatici, determinati da gesti precisi, sostanzia un calamitato elenco di motivi e un calibrato ventaglio di strutture visive, che consegnano utile brio e disinvolta luce a reticoli di segmenti, nutriti da flesse dinamicità e da equilibri di umori e di sfere di sentimenti. In conclusione, Nino Perrone continua a stendere interessanti prove informali e ha voglia di formare gruppo.

Massimo Pompeo pittore di coste e di mari dell’anima, segreto cartografo, questo ci viene di scrivere di slancio. S’ispira alle Isole Pontine, alle coste delle Marche e a quelle del Mediterraneo più in generale. Nella sua pittura eletta confluiscono dati esatti, di scienza e di teorie matematiche, descrizioni fisiche, anche particolareggiate, e inevitabili influssi letterari, quali quelli diaristici. Il suo pellegrinaggio artistico per coste e per mari lo porta a misurare l’interno dei sogni e dei segni. Viaggio mentale e itinerario pittorico si stringono; pensiero mentale e immaginazione fantastica convergono. La mappatura è per riprendere le frastagliate intimità di un sensibile sentire il vento, che rimbalza su isole lontane, su coste lontanissime, su mari calmi o perigliosi, che si trasforma in alito di vita e dichiarato flusso di rimandi. Il mondo in testa e il mare negli occhi ha Massimo Pompeo. Nella sua testa si regolano “carte mentali”, tatuaggi di una classificazione poetica. Ossidi, colori, pietre, sabbie, terre, rafforzano tecniche miste, che stringono dignità grafiche, rilievi geodetici, frammenti esistenziali, schegge vitali. L’incognito e il conosciuto prendono corpo, diventano carta, memoria scritta per esplorazioni, che fanno bene al nostro sentire la terra amica. Questi lavori di Massimo Pompeo sono strumenti nautici per guidare l’anima contemporanea a riconoscere il passato e ad affrontare il futuro con metodo, con intelligenza, con serenità. La mappa in tasca è desiderio di potersi gestire, di poter governare i sensi, di poter vincere l’ignoto; insomma, di gestire, con giudizio, l’imponderabile. E alle difficoltà si può sempre, dinamicamente, far fronte; un artista si può sempre appellare alla creatività per uscire da guadi.

Myriam Risola riesce a far respirare nelle sue opere fantasia e libertà. Fantasia di colori e di segni e libertà esecutive in una teoria di codici del novecento sfiorano isole di sogni, piattaforme di dissonanze, liturgie cristiane, geometrismi di radice araba, silenzi mussulmani e inni alla vita. Tutto è centrifugato e in settori o in pieghe di ventagli s’insinua il “jolly” e orizzonti di topografie fantasmatiche si stagliano e accettano soluzioni su soluzioni, quasi a voler generare un nuovo linguaggio, che possa abbracciare una pluralità di versioni. Myriam Risola, firma conosciuta e stimata, con i suoi ultimissimi acrilici determina dettati ludico-informali. In attagliate opere, a doppia sezione, ad esempio, corrono fratte temperature cromatiche, mentre frazionati segnacoli muovono scritture fabulistiche. Composito è l’impasto, ma non c’è peccato di distribuzione, tutto è dato e tutto è reso per invadere con un’intelligente malta espressiva una filigrana di sentimenti. Agglutinando semi e segni, caratterizzazioni grafiche e vibrazioni vettoriali, linee spezzate e raffiche elettriche, che striano avveduti passaggi cromatici, vien fuori un insieme di contemporaneità; si avverte, quasi, la voglia dell’artista di respirare profondamente e di rimettere e di rimescolare addendi esistenziali e atmosfere epocali. Nelle consegne dei lavori di Myriam Risola solca la vita. Panoramiche frontiere, perspicaci visioni d'insieme, scene gravide di sforzi umani guadagnano spazio e tenuta scenica e la mano di Myriam Risola conquista tessiture di panorami reali, ma anche immaginati, conditi da sogni ed emozioni. Cromatismi mediterranei e salti e scatti di plastica riescono a intervallare luci e ombre e fanno vibrare lungamente memorie, surrealtà ecologiche, immagini insolite. L'immaginazione creativa, combinata da fertilissime idee, riesce a serrare ambientazioni di particolare taglio, non prive di impressioni e suggestioni, di incanti e malie, che vibrano per sottigliezza di dettato. Le tecniche miste risucchiano prestigiose cadenze visive di un “iter” guidato da una mentalità solida, eppure aperta, di spessore, che non ripercorre mai note passate, ma utili riferimenti che possono agganciarsi sempre a dati attuali da affrontare. Emerge la voglia dell’artista di corroborare campiture con segni veloci e forti, con fabulistiche manovre e con elaborate misure e impronte. Nelle opere di Myriam Risola si leggono ritmi giusti, variazioni delicate e dinamicità capillari di una voglia d’astrattismo, mentre in altre, palesemente, si dichiara il richiamo riverente alla natura. Il nostro vivere pulsa nelle composizioni di Myriam Risola, il “sacro” ed il “profano” s’incontrano per non unirsi, ma per specchiarsi pacifici. Tutto può essere controllato ed esaminato, basta una profonda presa di coscienza e voglia di esaminare, ma tutto ritorna divinamente in bilico sempre; il giorno si fa storia e la storia si fa attualità e Myriam Risola intende cogliere quest’aspetto, quest’alternarsi della vita, questa sospensione, questo “fil rouge” circolare sospeso, che nessuno riesce a tagliare, né a staccare. Il “focus” delle redazioni pittoriche di Myriam Risola riprende rimbalzi di specularità, più che primi piani.



Organizzazione: Agorà mediterranea; Patrocini: Comune di Bari, FAI Delegazione di Bari, Federitalia Puglia; Media partners: ArteCulturaOK e il sito dell’arte, Storm Communication Group Srl; Sponsor: La edilnova, Saicaf. 

Alle ore 20.00 ci sarà la performance vocale di En sabir: Teresa Barbieri, Stefano De Dominicis, Silvana De Palma, Vito Giammarelli 

Disponibile catalogo. 

La mostra resterà aperta sino a mercoledì 21 novembre 2012. 
Orario:8.30-13.00 / 17.00-21.00 

sabato 6 ottobre 2012

La solitudine del mare a Ostuni

La Cattedrale di Ostuni
Questa sera alle ore 20.30, in occasione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI la Galleria Orizzonti Arte Contemporanea presenta “La Solitudine del Mare", Mostra Fotografica di Nicola Alessandroni, Salvatore Balice e Salvatore Valente, con un progetto a cura di Gabriella Damiani.
 “La Solitudine del Mare” è il titolo della prima mostra dedicata alla fotografia della galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni; l’evento è legato alla Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani; infatti sabato 6 ottobre 2012 è la giornata scelta per l’apertura ad orario continuato di tutti gli spazi adibiti ad attività culturali a livello nazionale; tali spazi permetteranno l’accesso libero al pubblico presentando artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze. Un programma multiforme che regalerà al grande pubblico un’occasione per vivere da vicino il complesso e vivace mondo dell’arte contemporanea.
 I tre artisti si confronteranno, ognuno con la propri particolarità, sul tema del Mare e la sua Solitudine; il mare, questa massa enorme di acqua che si muove compatta e inerme, seguendo il ritmo del vento e delle correnti; una Massa di Acqua che come Afrodite si pone a metà fra il fascino e la paura, sola, silente, misteriosa, eterna, ispiratrice di bellissimi versi, pronta ad accogliere le malinconie di chiunque gli si sieda davanti ma immensa nel regalare se stessa, la sua vitalità, la sua grandiosità a chiunque volesse anche solo per un attimo la sua compagnia.

Nicola Alessandroni è un’artista pescarese molto attivo sul territorio nazionale; dinamico e attento osservatore, centra l’attenzione nei suoi lavori sui piccoli particolari da cui poi, con un’apertura di grandangolo, si sviluppa l’insieme fotografico; lo scorso anno ha partecipato ed è stato selezionato fra i finalisti del Premio Arte Mondadori. Quest’anno ci parteciperà nuovamente sperando questa volta di vincerlo.

Salvatore Balice, vive e lavora fra Bari e Londra. La sua specialità è la fotografia in bianco e nero; ruderi, palafitte, casolari abbandonati raccontano del trascorrere del tempo e si stagliano inermi all’orizzonte come tanti giganti immobili, silenti. Molto elegante e raffinato, Salvatore gioca nei suoi lavori tra il semplice valore simbolico dei soggetti scelti e il bagliore della luce, opponendo, nella dicotomia cromatica, la purezza alla contaminazione.

Salvatore Valente vive e lavora ad Ostuni; ha un fortissimo senso della luce e dei colori; come il grande Steve McCurry, Salvatore realizza reportage in località ben scelte e selezionata nel mondo facendo del viaggio il pretesto per raccontare e conoscere meglio posti e popoli sconosciuti; attraverso uno spaccato di luce, uno sguardo, un paesaggio, Salvatore ci riporta la quotidianità e la realtà di questa gente facendo del sentimento e dell’emozione vissuta, il veicolo per la conoscenza.

di Isabella Battista

Galleria Orizzonti Arte Contemporanea
Piazzetta Cattedrale  -  Ostuni
Vernissage, sabato 6 ottobre ore 20,30
Dal 6 al 15 ottobre 2012
Orari di apertura:
sabato 6 ottobre, dalle 10,00 alle 22,00
tutti gli altri giorni 10,00/13,00  -  16,00/22,00

Contatti:
Galleria: 0831.33.53.73
Gabriella Damiani cell. 348.80.32.506
F: OrizzontiArteContemporanea

venerdì 28 settembre 2012

Fantasie fluttuanti al Torrione Passari di Molfetta





Sabato 29 settembre alle ore 19.00 si inaugura la mostra "Fantasie Fluttuanti",presso il Torrione Passari di Molfetta, a cura di Giacomo Zaza.

La mostra si pone come ultima tappa di un progetto di attenta analisi dell'arte contemporanea. 
Il progetto è pensato in quattro tappe, una per anno, dal 2009 al 2012, che intendono guardare al sincretismo di attitudini che attraversano l'arte visiva, spinte al di là dei confini estetici e degli standard stilistici. Le quattro mostre evidenziano la connotazione cangiante delle ricerche multimediali e “intermediali”, inoltre evidenziano l'impiego della tecnologia per nuove pratiche al confine con la realtà. Gli artisti invitati nel 2011 sono stati Gianfranco Baruchello, Olga Chernysheva, Wolfgang Plöger, Grazia Toderi. Mentre nel 2012 il Torrione Passari ospita una mostra dedicata alla frontiera delle pratiche fluttuanti con artisti quali: Rä di Martino, Marius Engh, Bjørn Melhus, Olaf Metzel, Thomas Zipp.

Tale progetto focalizza un tipo di fantasia che attraversa la “scena” polifonica del reale e del vissuto, quanto dell'utopico e del sognato, una fantasia contemporanea che, a detta di Adorno, potrebbe posizionarsi “nel mezzo” della coscienza e del linguaggio. Questa pratica fluttuante privilegia il dislocamento continuo da una sfera ad un'altra, mantenendo sempre fluente la creazione di scambi simbolici e di relazioni contestuali.

La mostra resterà aperta fino al 4 novembre 2012.


Aperto ogni giorno: 11.00/13.00 – 18.00/20.00 

Info: @rtistika 340 4849912

                                                                                                                             di Isabella Battista

lunedì 17 settembre 2012

Martina Franca, inaugurazione oggi della mostra su Rousseau

Jean Jacques Rousseau

In occasione delle celebrazioni del tricentenario della nascita di Jean-Jacques Rousseau (Ginevra 1712 – Ermenonville 1778), Urticanti ospita la mostra “Rousseau, l’Italie et la musique”, organizzata dall’Alliance Française di Bari e curata da Michel Delon e Michèle Sajous D’Oria.
Rousseau soggiorna in due città italiane Torino (aprile – settembre 1729), e Venezia (settembre 1743 – agosto 1744) e fa una tappa forzata a Genova, dove la nave sulla quale si era imbarcato è messo in quarantena (agosto 1743). La prima scoperta della musica italiana, Rousseau la compie, a 17 anni, alla cappella reale di Torino, ma è il soggiorno veneziano a segnare la tappa più importante. A Venezia Rousseau vive immerso nella musica : ascolta i gondolieri cantare le barcarole e gli orfani delle Scuole interpretare Vivaldi, va quasi ogni sera al teatro dell’opera, prende in fitto un clavicembalo e organizza concerti in casa sua.
La mostra ripercorre, attraverso estratti dalle Confessioni e dagli scritti sulla musica, le grandi tappe della vita di Rousseau dall’apprendistato musicale presso madame de Warens, i primi scritti musicali, i soggiorni in Italia, la collaborazione all’Encyclopédie per gli articoli di musica, il ruolo nella “Querelle des Bouffons”, la rappresentazione del Devin du village, la rivalità con Rameau.
La mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 sino al 12 ottobre.
Intanto questa sera, alle ore 20, a Martina Franca nel Convento San Domenico, ci sarà il concerto degli allievi flautisti della masterclass tenuta da Mario Caroli.

sabato 15 settembre 2012

Cinque bachi da setola e un bozzolo per Pino Pascali

Dopo più di quarant'anni Fabio Sargentini, il gallerista e mèntore di Pino Pascali, ha ideato per la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare una riedizione della mostra che fu allestita nel 1968, pochi mesi prima della scomparsa dell'artista. La mostra rappresenta una novità assoluta nel campo delle presentazioni delle opere di Pascali, l’idea di Fabio Sargentini è farla rivivere così com’era stata concepita nel 1968, per testare una carica e una forza non ancora esaurite. Inoltre sarà presentato il volume ‘Pino Pascali. Catalogo generale delle sculture dal 1964 al 1968’ di Marco Tonelli, De Luca editore; il libro si attesta come la più esaustiva catalogazione delle sculture con un’ampia sezione dedicata ai Bachi da Setola.
In contemporanea alla mostra dei Bachi sono state allestite le sale della collezione permanente e una sala dedicata all'atelier di Pascali, mentre dal 14 settembre al 14 ottobre alcune sale dell'ex mattatoio ospiteranno "Dialoghi Est/Ovest", una mostra in collaborazione con artisti montenegrini e italiani.
   
                                                                                                            di Isabella Battista

mercoledì 12 settembre 2012

Venezia 2012, alla fine a scegliere i veri vincitori sarà il pubblico

Cala il sipario sulla 69esima edizione della mostra del cinema di Venezia targata Alberto Barbera, e come ampiamente previsto a portarsi a casa il Leone d'oro é un film coreano, Pietà del bravo Kim ki Duk, chi non ricorda i suoi capolavori Ferro 3, Primavera, estate autunno.. o La samaritana alzi la mano! 
La giuria presieduta dall'americano Michael Mann, ha assegnato a The Master di Paul Thomas Anderson il premio per la migliore regia, e la coppa Volpi ex-aequo a Joaquin Phoenix e Philippe Seymour Hoffmann.
Altri riconoscimenti assegnati nel corso della cerimonia - segnata anche da una spiacevole gaffe da parte dei giurati - sono il premio della giuria andato a Ulrich Seidl per Paradise: Faith e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile ad Hadas Yaron per Fill the Void della regista Rama Burshtein. Al giovane Fabrizio Falco è andato il Premio Marcello Mastroianni per la duplice interpretazione in La bella addormentata ed E' stato il figlio di Ciprí. Per i Giornalisti di Cinema (SNGCI) presenti al Lido, il Miglior Documentario presentato al Festival di Venezia 2012 è La nave dolce di Daniele Vicari, a cui viene assegnato il Premio Francesco Pasinetti 2012, dopo le tante polemiche che lo hanno preceduto in terra barese.
Il film presentato Fuori Concorso con grande successo di pubblico e critica racconta "lo sbarco dei ventimila" albanesi dell'8 agosto 1991 a bordo della Vlora e il primo respingimento di massa in Italia. La delusione più grossa viene proprio dai grandi nomi del festival: Malick, De Palma Kitano, Bellocchio, autori importanti dell'intero panorama mondiale tornati dalla laguna a secco di premi. La migliore sceneggiatura è quella di "Après Mai" di Olivier Assayas. Il premio per la miglior opera prima, Leone del futuro, è andato a "Kuf" di Ali Aydin, mentre la sezione Orizzonti è stata vinta da 'Three Sisters' di Bing Wang e da Tango Libre di Frédéric Fonteyne. 
Dopo una abbuffata di film, la Mostra del Cinema di Venezia 2012 è finita, le luci si sono spente e il Lido è tornato alla sua solita tranquilla routine, ci resteranno i film belli brutti interessanti, li vedremo presto, almeno quelli che troveranno una distribuzione, ma sarà come al solito il pubblico a decretarne il vincitore di questa 69esima edizione firmata Barbera.
di Michele Falcone

domenica 9 settembre 2012

Paolo Finoglio e il suo seguito a Conversano

Sabato 8 settembre a Conversano è stata inaugurata la mostra "Paolo Finoglio e il suo seguito. Pittori a Conversano nei decenni centrali del Seicento", un percorso espositivo, in programma dall’8 settembre al 28 ottobre 2012, che coinvolgerà la Pinacoteca comunale, primo e secondo piano del Castello Aragonese, la chiesa dei Santi Medici e la Chiesa di San Benedetto.
L’evento si annuncia straordinario per Conversano, poiché si tratta di un lavoro di ricerca e studio sviluppato da un’ équipe di giovani studiosi che, coadiuvando le loro esperienze e conoscenze, hanno riportato alla luce una storia artistica di grande rilievo per il nostro territorio.
Organizzato dalla Cooperativa Armida in collaborazione con il Comune di Conversano – Assessorato alle Politiche Culturali, Provincia di Bari, Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici della Puglia, l’Archivio di Stato di Bari - Ministero per i Beni e le Attività culturali, Curia Vescovile Diocesi di Conversano – Monopoli, Archivio Diocesano di Conversano, Arcidiocesi di Bari – Bitonto, Arcidiocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Nazareth, Provincia di Lecce – Museo “S. Castromediano”, N. 7 Antiquario Montecatini Terme, ha ricevuto i seguenti patrocini: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Provincia di Bari, Pugliapromozione – Agenzia regionale per il turismo, Fondazione Giuseppe di Vagno (1889-1921). Partecipano anche la Fondazione Maria Rossi Onlus, Caradonna Art, la Cooperativa sociale a r. l. La Zarzuela Onlus, Cipriano Impianti – Conversano.


                                                                                                              di Isabella Battista

giovedì 6 settembre 2012

L' "Handmade Technology" in anteprima per la Puglia

Venerdì 7 settembre, alle ore  20.00, presso la Galleria Orizzonti Arte di Ostuni, ci sarà la presentazione della mostra personale di Jorge Louis Santos, a cura di Gabriella Damiani e Antonino Di Carlo.

Cubano di nascita, Jorge Luis Santos è reduce per l’anno in corso da importanti esposizioni in ambito internazionale; famosa è quella tenutasi all’La Habana presso la galleria Collage dove l’artista ha riciclato i vecchi materassi e li ha usati come supporto dei suoi lavori; o ancora quella tenutasi ad Amsterdam presso la Galerie De Gelegenheid con la sua personale dal titolo “De Paso” dove si è cimentato in graffiti di vario formato; oppure quella svoltasi presso La Cabana in occasione della XI Biennale de La Habana a Cuba con le sue opere retro-illuminate dal titolo “ADN”.
 Arriva invece questo settembre presso la galleria di Ostuni con il suo ultimo ciclo “Handmade Technology”, stesso titolo della personale, dove abbandona completamente la sua matericità, riscopre il segno trasportandolo in un territorio a lui sconosciuto ma quanto mai stimolante e nuovo, quello della Street Art.
 
La sua personale ad Ostuni è in assoluto un’anteprima di questo ultimo ciclo “Handmade Technology” che a metà settembre invece l’artista ripresenterà ad Art Moskow Fiera Internazionale di Arte Contemporanea in Russia con la Galleria LA ACACIA. 

Info:
Galleria Orizzonti Arte Contemporanea
 Piazzetta Cattedrale – Centro Storico - Ostuni
 Gabriella Damiani cell. 348.80.32.506
 Tel. 0831.33.53.73
 www.orizzontiarte.it

sabato 7 luglio 2012

Nulla dies sine linea alle Officine Culturali, la personale di Barbara Bonfilio


Ancora arte contemporanea nel palazzo dell'ex Regia Corte di Bitonto. Oggi, sabato 7 luglio si inaugura “Nulla dies sine linea”, la personale di Barbara Bonfilio, una selezione di opere dell'artista realizzate negli ultimi 2 anni. Il titolo della mostra, “Nulla dies sine linea”, da Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, è riferito al celebre pittore Apelle, pittore greco del IV secolo a. C., del quale si diceva, appunto, che non lasciasse passare un giorno senza tratteggiare una linea. Allo stesso esercizio quotidiano, allo stesso costante impegno sono ispirate le opere che Bonfilio esporrà a Bitonto.
“Nulla dies sine linea” dell'artista Bonfilio, è il sesto appuntamento di “Dieci per Dieci”, il progetto di promozione artistica a cura delle Officine Culturali, che metterà a disposizione di 10 giovani artisti, per 10 mesi, la sala convegni del Laboratorio Urbano di Bitonto. A gennaio è stata la volta di Pietro De Scisciolo, con una proposta di scultura sui temi della “grande abbuffata”; febbraio, invece, è stato tutto dedicato all'immobilità e alla logica dell'attesa delle tele di Leo Ragno; a marzo, è toccato al food&drink di “Spot: five minutes of advertising” di Flavia D'Alessandro; a maggio, i college vitalistici diVincenzo Mascoli; a giugno, la pittura al femminile di Lorenza Casamassima.
Così scrive la curatrice della mostra Isabella Diana Calidonna a proposito delle opere di Bonfilio: “Linee semplici ed essenziali create attraverso l’esercizio quotidiano e l’impegno costante che concorrono a creare l’opera di Barbara Bonfilio, dove la figura femminile è assoluta protagonista. Donne che ci osservano, ci scrutano con i loro occhi puliti e lucidi, che nella loro semplicità ci spingono a interrogarci su quanto oggi stiamo vivendo. I suoi quadri conservano la dignità poetica e concettuale della ritrattistica rinascimentale. Rimaniamo stupiti dal fascino delicato delle figure femminili ritratte, ma le sue opere spesso celano frasi o “slogan”, in un primo momento quasi inosservati, che risultano invece essere il messaggio principale che l’artista vuole trasmettere proprio attraverso le sue delicate figure femminili che, con i loro sguardi e movenze appena accennati, ci spingono ad osservare”.
di Maria Pia Ferrante