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martedì 27 novembre 2012

Cerignola: Pdl - il partito delle case chiuse. Addio alla sede dedicata a Pinuccio Tatarella



Cerignola la rossa, patria di Di Vittorio, in queste primarie ha registrato il flop tanto clamoroso, quanto inaspettato, della sinistra locale, meglio del centrosinistra cerignolano.
Pd e Sel sono riusciti a mobilitare solo 1.400 persone. Una debacle.
Per non parlare del Pdl che, ormai, non ha più sedi, militanti, iscritti e consensi.
Se davvero si dovessero svolgere le primarie non riuscirebbero a portare 140 persone e molte le dovrebbero pure pagare, perché nessuno andrebbe a dare due euro a un Pdl in via di disfacimento.
Cerignola, la città di Tatarella e della destra, registra, in queste ore, un dato in controtendenza rispetto a quello che accade a livello nazionale nel partito di Berlusconi.
A Cerignola nessuno si era scaldato per le primarie quando erano state indette.
Nessuno apriva comitati per Alfano tra gli ex forzisti e nessuno, andando contro al diktat di Gasparri e Ruocco, tra i pochi ex An osava sostenere la Meloni. Silenzio.
Anzi, mentre i giovani del Pdl occupano sedi a Bologna e Modena o a Roma presidiano la sede nazionale del Pdl, a Cerignola, pur volendo, i militanti del Pdl non possono fare nulla da qualche giorno.
Il Pdl è il partito delle case chiuse. Aveva tre circoli due anni fa ora più nulla.
Dopo la chiusura del comitato Pdl di Ruocco, la storica sede di An di Piazza della Repubblica, è stata chiusa anche la sede cittadina di Via Latilla intitolata a Pinuccio Tatarella.
Certo non avrebbe mai voluto che questo partito continuasse a usare il suo nome. Sarebbe stata una vera offesa, questa, perpetrata da chi considerava la politica come una passione e non come arrivismo e sistemazione di clientele cosi come ridotta dal Pdl locale la politica a Cerignola.
di Carlo Dercole

giovedì 22 novembre 2012

Brindisi, Fli e Pdl contro le scelte natalizie dell'assessore Baldassarre


C'è tensione a Palazzo di Città brindisino tra i gruppi consiliari di Fli e del Pdl, da una parte, e l'assessore alle Attività Produttive Paola Baldassarre, dall'altra.
La questione riguarda le manifestazioni natalizie e l'allestimento del mercatino di Natale. L'accusa mossa dagli esponenti del Pdl e di Fli è quella di perseguire nella strada di non voler condividere le proprie inziative con la Commissione consiliare e, soprattutto, di voler insistere per rendere fruibile un immobile privato (ex Upim) al posto di uno dei tanti immobili comunali che potrebbero trarre giovamento, anche economico, dai necessari interventi.
"I Gruppi consiliari FLI e PDL del Comune di Brindisi - si legge nella nota diffusa alla stampa - non possono non stigmatizzare il comportamento dell’assessore alle Attività Produttive Paola Baldassarre che non partecipa (malgrado tutte le assicurazioni da Lei fornite in precedenza) alle sedute della relativa Commissione consiliare. FLI e PDL, pertanto, criticano fortemente l’atteggiamento e le decisioni di Baldassarre. Per quanto riguarda, nello specifico, la localizzazione del mercatino di Natale e delle altre manifestazioni da programmare a dicembre, in considerazione della impossibilità di illustrare personalmente in Commissione all’assessore la propria posizione sull’argomento oggetto delle ultime riunioni e data la necessità di definire con urgenza anche questo problema, non per puro capriccio o perché si è all’opposizione, ma per motivazioni valide sul piano oggettivo, si rende noto che le decisioni annunciate da Baldassarre sono da considerare totalmente contestate da entrambi i gruppi consiliari".
"L’Amministrazione Comunale di Brindisi, nel caso faccia proprio il pensiero dell’assessore Baldassarre, dovrebbe impiegare proprie risorse (che oggi certamente non abbondano) per rendere fruibile un immobile privato (l’ex UPIM) che, al termine dell’operazione, risulterebbe indubbiamente rivalutato sul piano economico finanziario. A nostro parere, invece, il Comune potrebbe più opportunamente destinare tali fondi su proprie strutture che necessitano di tanti interventi mentre per il mercatino di Natale potrebbero essere utilizzati altri immobili di proprietà comunale se proprio non si volesse seguire quanto realizzato negli anni precedenti. D’altronde i lavori necessari richiederebbero tempi non certo brevi e si è già in notevole ritardo nel rispettare la necessaria tabella di marcia. Non risulta, tra l’altro, che le associazioni di categoria, che sono sempre state al fianco dell’Amministrazione comunale in tali eventi, oggi apprezzino tale progetto assessorile. Invitano pertanto l’assessore Baldassarre a riflettere su questa sua proposta al fine di evitare pregiudizio a se stessa e all’Amministrazione comunale tutta".

martedì 13 novembre 2012

Cerignola: il tormento degli ex An nella città di Tatarella


Cerignola nell’immaginario collettivo della destra italiana non è una città qualunque. Dopo Roma e il Lazio era considerata una vera “enclave” della destra italiana non solo per le percentuali, tra le più alte che An raccoglieva, addirittura tre volte più di Forza Italia, ma per  essere stata, come Pinuccio la definiva, il laboratorio della destra e la “terra degli incominciamenti”.
Fu a Cerignola, infatti, che il Msi vinse con Salvatore, nella città rossa per eccellenza dopo Bologna, la Stalingrado del Sud.
Qui il Msi, aprendosi alla società civile, gettò le basi per andare oltre il postfascismo e iniziare la svolta di An concretizzatasi a Fiuggi due anni dopo.
Fu qui che nacque la destra di governo. A Cerignola fu sperimentata, per prima volta, anche la strategia di “oltre il Polo”. In questa città gli ex An, o meglio gli eletti dell’ex An tutti al governo e tutti rimasti nel Pdl, vivono il loro psicodramma collettivo. Divorati dai dubbi, orfani di Salvatore Tatarella, il Sindaco mai dimenticato che li ha piazzati tutti, non sanno più che fare e dove andare.
Il Sindaco Giannatempo, ormai, ha raggiunto un livello di disistima totale nella città tale da metterne a repentaglio anche il giudizio umano sulla sua persona e quello sulla sua professione.
I giovani consiglieri comunali come Casarrella e De Benedicts, cresciuti nell’organizzazione giovanile di An, iniziano a prendere le distanze con dichiarazioni pesanti, il primo sull’assessore Reddavide, anche lui ex An e considerato da tutti la causa della rovina di Giannatempo, o autosospendendosi, il secondo dal gruppo Pdl al Comune.
Anche Marro e Allamprese, fedelissimi del Sindaco, sono immobili e silenziosi. Il primo conserva nel suo ufficio, in bela vista, le foto con Fini, il secondo è alla ricerca di un punto di riferimento che non trova.
Carbone ha ormai mollato e Bombino ha fatto sapere che non si ricandiderà più.
Singolare la posizione di Decosmo: è assessore del Pdl, ma da tempo si dichiara di Italia Futura che ha Cerignola ha ufficialmente un altro referente. Addirittura prende accordi e parla con gli altri partiti come se fosse il segretario di un altro partito. Coerenza vorrebbe che almeno si dimettesse dal Pdl e da assessore. A Palazzo Dogana Mimmo Farina, voluto da Salvatore Tatarella come assessore alla Provincia, il 31 dicembre finirà il suo impegno a causa del riordino delle Province.
Gli eletti ex An saranno cancellati e travolti alle prossime amministrative. Non si salverà nessuno.
Gli elettori ex An, privi di riferimenti, aspettano un segnale di Salvatore Tatarella, unico leader che ancora riconoscono.
Dove andranno tutti i voti di chi votava An e Tatarella?
Forza Italia a Cerignola prendeva solo il 10% quando a livello nazionale era data al 30.
Ora che il Pdl è dato al 15% quanto e cosa è rimasto del Pdl a Cerignola?
Nulla. Alle prossime amministrative verrà rieletto, se il Pdl esisterà ancora, solo in candidato Sindaco, come consigliere di opposizione.
Per questo Decosmo, Vitullo, Reddavide e Casarella vogliono fare i candidati Sindaci.
Sanno che anche prendendo 800 preferenze potrebbero non entrare nel prossimo Consiglio comunale.
Gli elettori di centrodestra aspettano una precisa indicazione dal solo Sindaco che riconoscono: Salvatore Tatarella.
Quello attuale farebbe bene, per salvare la sua dignità, a dimettersi.
Possibile che tra i consiglieri comunali non vi sia nessuno che per amore di Cerignola non sia pronto a staccare la spina? Riflettano. Alemanno e Gasparri consegnandosi ad Alfano hanno salvato il loro seggio in Parlamento.
Ma gli altri? Non faranno più i consiglieri comunali. Solo per qualche gettone in più rimangono in carica? Speriamo di no. La dignità è un valore che va oltre le elezioni. Se non vorranno essere costretti a scappare da Cerignola, dopo essere stati spazzati via dal voto, hanno solo una strada: rassegnare le dimissioni o votare la sfiducia al Sindaco Giannatempo.

lunedì 5 novembre 2012

Bari - Mario Ferorelli: "Serve il ritorno al funzionamento normale di una città complessa come la nostra"

Mario Ferorelli
E’ un momento di fermento per la vita politica barese. Dalla discussione sul decentramento amministrativo alla questione legata al numero ed al ruolo delle Circoscrizioni, dall’Area Metropolitana al futuro politico personale di alcuni personaggi che, a destra e a sinistra, hanno segnato gli ultimi anni di vita cittadina, nel bene e nel male. 
Nei giorni scorsi è stata montata, probabilmente anche a dismisura, una polemica su alcune disposizioni riguardanti via Argiro, e su posizioni diverse assunte all’interno del Pdl cittadino, che se da un lato trovano la loro spiegazione anche nelle parole del diretto interessato, il presidente della Circoscrizione Mario Ferorelli, dall’altro sono il segnale che spesso (e purtroppo) la mano destra non sa cosa sta facendo la mano sinistra, e che il ruolo dei partiti (non solo del Pdl, è un discorso molto più generale) spesso non è centrale nella vita politica cittadina, messo in secondo piano rispetto alle posizioni personali ed ai singoli convincimenti degli eletti. 
Cerchiamo, dunque, di fare un po’ di chiarezza, nel nostro piccolo, e sforziamoci grazie all’aiuto dei protagonisti della città, di intuire quali sono i principali scenari che si stanno dipanando per Bari. 
Oggi abbiamo rivolto alcune domande a Mario Ferorelli, esponente del Pdl e Presidente della Circoscrizione San Nicola-Murat. 
Ferorelli, si è tanto parlato della questione “Via Argiro” e dei mal di pancia del Pdl barese. Può darci la sua versione dei fatti? 
“E’ vero che via Argiro non è l'ombelico del mondo, ma il fatto che dopo quasi 50 anni si sia pedonalizzata un'altra grande strada del centro dopo via Sparano ha sicuramente scaldato gli animi di molti, residenti, commercianti ed amministratori”. 
“Semplicemente non tutto il PDL in consiglio comunale era a conoscenza delle decisioni che stava assumendo la circoscrizione e dei fondi che avevamo destinato al progetto di arredo, e questo ha determinato confusione ed incomprensioni, che la stampa ha enfatizzato! La riunione voluta dal senatore Lettieri ha fugato tutti i dubbi, ed oggi il PDL è unito nell'appoggiare la circoscrizione nel progetto di pedonalizzazione. Naturalmente resta il ritardo dell'amministrazione nel fornire tale progetto della sua componente essenziale, che è il rifacimento del manto stradale”. 
Lei è presidente della Circoscrizione che racchiude il centro cittadino. Quali sono i problemi più importanti con cui si trova ad avere a che fare quotidianamente?
“Le problematiche del centro cittadino non sono molto diverse da quelle che in un periodo di crisi come questo attraversano tutti i quartieri della città”. 
“Spesso si dice che alcuni provvedimenti adottati dall'amministrazione (park and ride, zrs,) abbiano migliorato il traffico in centro, ma in realtà il traffico è diminuito sostanzialmente per che i baresi e la provincia non vengono più in centro a fare spese. Questo ha rallentato l'elemento principale di crescita della nostra città che è appunto il commercio. Se fosse stato completato il piano dei parcheggi interrati previsti da Di Cagno Abbrescia, oggi potremmo offrire ai fruitori dei servizi in centro una valida alternativa ai centri commerciali, ma sappiamo come la pensa Emiliano sul argomento”. 
In molti la vedono come possibile candidato del centrodestra per la carica di sindaco. Lei cosa risponde a questa ipotesi? Può essere uno scenario veritiero?
Piazza del Ferrarese a Bari
“Penso che l'approccio all'argomento delle candidature a Sindaco di Bari debba essere completamente diverso, ritengo che Bari necessiti non solo di un Uomo nuovo ma di una squadra di governo completa che garantisca il ritorno al funzionamento NORMALE di una città complessa come la nostra. Intendo dire che alle prossime amministrative si debba presentare un programma di governo che abbia già una squadra di persone in grado di realizzarlo, quindi un Sindaco, un vice Sindaco, un assessore alla CULTURA, un Direttore Generale e un Comandante della Polizia Municipale. Questa è la vera rivoluzione che il Centrodestra deve mettere in campo e naturalmente io mi "candido" a fare parte di questa squadra, non necessariamente nel ruolo di candidato Sindaco!” 
Sempre parlando di scenari, Michele Emiliano ha più volte detto che non ha nessuna intenzione di lasciare anticipatamente il suo ruolo di primo cittadino. Come la vede?
“Sul futuro di Emiliano c'è poco da dire, penso che dal primo giorno in cui è divenuto sindaco per la seconda volta abbia cominciato a pensare a cosa avrebbe fatto dopo! … il che non mi appassiona molto in quanto ritengo il ruolo di Sindaco, il massimo al quale un cittadino con la passione politica possa aspirare!” 
Parliamo di Area Metropolitana. Quale ruolo, se deve essercene uno, per le Circoscrizioni (o i Municipi) all’interno di questo nuovo soggetto che da qui a pochi mesi andrà a nascere?
“Avendo maturato una certa esperienza sull'argomento (tre mandati da Presidente), credo che con la nuova Legge istitutiva delle città Metropolitane si sia concretizzata un'occasione unica per realizzare quel Decentramento Amministrativo che tanto potrebbe aiutare le grandi città a funzionare meglio”. 
C’è un però? 
“Beh, l'istituzione dei Municipi si sta trasformando in una eterna questione su confini e numero complessivo, perdendo completamente di vista il fatto che l'efficacia di un Municipio si misura nelle competenze che ha e dalle risorse umane e finanziarie di cui dispone. Ma dato che chi dovrebbe istituire i municipi è il consiglio comunale, e questo non ha molta voglia di spogliarsi di poteri e competenze, ecco che si perde l'occasione di attuare una vera rivoluzione e per quanto mi riguarda se la situazione rimarrà sostanzialmente quella attuale, allora sarà meglio CHIUDERE LE CIRCOSCRIZIONI e destinare ciò che si risparmia a progetti sociali!” 
Come si sta muovendo, a suo giudizio, il Pdl barese in vista delle ormai imminenti elezioni politiche?
“Il Popolo delle Libertà barese, cosi come quello nazionale, penso sia un contenitore politico che non deve essere abbandonato o peggio sostituito. Ci sono momenti storici in cui vincere è più facile ed altri in cui i trend sono sfavorevoli e non è cambiando nome che i cittadini si appassionano, Oggi rispetto alla prima repubblica abbiamo un sistema sostanzialmente bipolare come tutte le grandi democrazie mondiali e non sento assolutamente la necessità i tornare indietro. Però la congiuntura è davvero delicata e l'esigenza dei cittadini di essere ben rappresentata si scontra con il pessimo esempio che molti politici stanno dando, in tutti gli schieramenti ed in tutti i partiti. 
Le ultime elezioni in Sicilia non sono state tenere con tutti i partiti politici. L’astensionismo è ai massimi livelli e l’unico vero vincitore può essere individuato in Beppe Grillo. Ritiene che possa essere un trend anche per Bari o pensa che i partiti hanno tempo e spazio per recuperare, almeno parzialmente, la loro credibilità? 
“Grillo è visto, al pari dell'astensione dal voto, come un virus da immettere nel sistema per distruggerlo dall'interno! Naturalmente le primarie nazionali per il PDL sono una novità straordinaria, e se si realizzeranno a livello locale sarà ancora meglio, ma è prevedibile un'affermazione importante d questo movimento di protesta anche a Bari. Solo presentandoci alla nostra gente con un progetto innovativo, solido, credibile e realizzabile potremo riappassionare gli elettori, altrimenti dovremo affrontare le sfide della prossima Repubblica stando all'opposizione, il che non sempre è del tutto negativo!”
di Roberto Mastrangelo

giovedì 1 novembre 2012

Sicilia, primarie e politiche, che fine faremo?

Prima di dire che ha vinto Crocetta, bisogna dire che ha vinto l’astensionismo, la rabbia, la voglia di cambiamento non corrisposto sul campo politico. Prima di dire che il PD è stato il partito più votato, bisogna fermarsi a pensare che questo partito rappresenta, di fatto, il 15% dei siciliani. Oltre alla vittoria del centro sinistra, a cui si può solo che augurare buon lavoro, queste elezioni dovrebbero essere viste come una sconfitta della democrazia, vale a dire proprio di quel potere del popolo che è alla base della nostra Costituzione. Gran parte del popolo siciliano ha deciso di restare a casa e, molto probabilmente, è quello che sceglieranno di fare anche molti italiani alle prossime elezioni regionali o politiche che saranno. 
I grillini, o attivisti, se così vogliono essere chiamati, hanno vinto parzialmente. Hanno raccolto il sentimento di rabbia di alcuni elettori di destra e sinistra, ma bisogna vedere se veramente riusciranno a trasformare questo sentimento in una concreta azione politica, in un partito -un movimento che rifiuta la nomea di partito ma si comporta come tale cos’è? –e se cederanno alle coalizioni –sempre che non lo abbiano già fatto…- 
La vittoria del PD viene vista anche come vittoria dimezzata, imperfetta, incompleta. Il PdL, dividendosi, ha deciso di perdere ed il paradosso è che il PD ha vinto perdendo voti. Cambia molto a livello nazionale? Il PdL è frammentato, si aspettano le primarie, ma tutto è rimesso in discussione per il dietro front dell’intramontabile Berlusconi. Anche il PD aspetta le primarie, ma il vero appuntamento sono le politiche, perché mai come in questo momento storico-politico, la vittoria sembra essere così vicina causa, principalmente, la divisione del centro-destra. In poche parole il vincitore delle primarie del centrosinistra può essere considerato, molto probabilmente, come il futuro Presidente del Consiglio. Proposta: perché non creare una classe politica composta da persone dai 40 anni in giù? E non mettiamo in mezzo l’esperienza perché in Italia, spesso, questa significa uso improprio del potere politico istaurato da anni. Non parliamo di esperienza anche perché oggi è necessario credere nelle potenzialità dei giovani volenterosi, preparati, istruiti, –e ce ne sarebbero tanti- è necessario dare loro fiducia e non scoraggiarli dicendo pubblicamente che sono “choosy”. La disoccupazione giovanile è al 35,1%, Ma secondo lei, Signora Fornero, siamo noi giovani ad essere choosy, o siete voi politici e politici ad interim, ed essere tali?
di Sveva Biocca

mercoledì 31 ottobre 2012

Elezioni siciliane: abbiamo perso ma...

Diciamo subito che non abbiamo superato il quorum e che quindi non abbiamo eletti. Abbiamo, dunque, perso. Prima di capirne le ragioni, cerchiamo di pesare meglio il voto.
Sia per l´assenza dall´Assemblea regionale, che per le conseguenze nazionali del voto, il suo peso negativo è, purtroppo, destinato a pesare molto.
Guardiamo, però, al nostro partito, più da vicino e con serena obiettività.
I sondaggi dell´ultimo anno ci davano sempre fra il 2 e il 2,50%. Solo di recente abbiamo sfiorato o toccato il 3%. Abbiamo, invece, preso il 4,40%. Risultato migliore del miglior sondaggio. Non ci premia, come avremmo desiderato, ma è un + e non un - .
È una percentuale bassa? Certamente, ma, rispetto alle precedenti elezioni, sono anche più basse quelle del Pdl ( storico il cappotto del 60 a 0 ) e dello stesso Pd, che pure ha vinto le elezioni ( appena il 13%).
Consolazione? No, è l´effetto del ciclone Grillo e del rifiuto-astensione.
Altri partiti, piazzati nei sondaggi meglio di noi, hanno preso meno di noi ( Idv, Sel ).
Tutti, meno Grillo, godono di un generoso finanziamento pubblico, noi no.
La nostra organizzazione territoriale e nazionale è abbastanza lacunosa e approssimativa.
La nostra comunicazione debole, incerta, quasi assente.
Le liste provinciali si sono rivelate molto deboli. Se abbiamo messo candidati deboli, per favorire i capilista, abbiamo commesso un errore che è risultato fatale. Se le liste, invece, erano povere, per la mancanza di candidati disposti a fare una battaglia difficilissima, paghiamo il prezzo della nostra debolezza e della nostra libertá.
La scelta delle alleanze è stata molto tormentata, non condivisa da tutti e ha provocato qualche defezione.
Per tutte queste ragioni, quel 4,40, nonostante tutto, è il nuovo e più alto gradino dal quale ripartire, ed è migliore del 2/3% dei sondaggi.
di Salvatore Tatarella

lunedì 15 ottobre 2012

Italia Futura o ritorno al passato? Intanto a Cerignola è fuga dal Pdl

L'assessore Decosmo

Ha destato stupore e sconcerto il grossolano errore di Decomso, assessore Pdl ancora oggi, di fare un passo in avanti per scappare. Fondare un partito prima ancora che Montezenolo decidesse di farlo è parso a molti atto di presunzione. Impadronirsi di una sigla senza l’assenso dei vertici di Italia Futura non è stata una grande idea. Montezemolo non scenderà in campo, ma si limiterà a chiedere alcuni posti in lista alla Lista per l’Italia di Fini e Casini. Inoltre il referente ufficiale di Italia Futura è il giovane avvocato Gaetano Pugliesi. Il motivo? Accordo tra Fini Montezemolo e Casini è non prendere a Roma come in periferia nessun eletto del Pdl, nessuna faccia compromessa con il vecchio Pdl berlusconiano. Motivo questo che, raccontano nel Pdl, ha portato il Sindaco Giannatempo, che si diceva certo di un seggio alla Camera, in una profonda depressione. Non c’è posto per gli uscenti nel Pdl figurarsi per i nuovi. Senza via d’uscita il Sindaco è costretto a fare ultimo dei giapponesi del Pdl mentre i topi scappano. Franco Reddavide, anche lui del Pdl, a Foggia ha chiesto di lasciare Pdl per passare con Montezemolo. Gli hanno detto che per il bene di tutti è meglio che abbandoni la politica. Tre consiglieri comunali del Pdl hanno avvicinato chi il coordinatore provinciale di FLI, Fabrizio Tatarella, chi il leader de La Cicogna, Franco Metta, per tentare una via di fuga e sperare di salvarsi.
Giannatempo, fallito il “pactum sceleris”, il patto scellerato con Decosmo ( il primo a Roma il secondo Sindaco) spera in una candidatura alla Regione, ma, con la riduzione a 50 consiglieri, il solo seggio che scatterà a Foggia per il Pdl è conteso tra l’uscente Gatta e Franco  Landella, con il coordinatore provinciale del Pdl avvantaggiato se tutti i foggiani si metteranno insieme in una guerra dichiarata agli ex An.
Intanto, anche a Cerignola FLI è in crescita. Non ci sono più solo dei giovani vivaci con Enzo Pece, ma anche alcuni imprenditori e professionisti che sono andati a loro spese ad Arezzo alla manifestazione dei Mille per l’Italia organizzata da un ringiovanito Salvatore Tatarella..
A Cerignola un ipotetico schieramento “montiano”, alternativo a Pdl e Pd, composto da società civile FLI, Udc e La Cicogna sarebbe largamente primo. Lo vedremo alle politiche quando il Pdl in città andrà sicuramente sotto il 10%, attestandosi su quelli che erano i consensi delle vecchia Forza Italia, mai esplosa a Cerignola a causa dello strapotere di An. Sarà proprio ad aprile con le politiche che molti consiglieri capiranno che non saranno rieletti (con la riforma a 24 l’opposizione prenderà 8 seggi) e faranno il passo di lasciare Pdl. In quella occasione, però, capiranno che è troppo tardi in quanto i loro elettori li avranno già anticipati per aderire alla Lista per l’Italia ad aprile del 2013 e alla Lista per Cerignola tra due anni.
di Carlo Dercole

venerdì 12 ottobre 2012

Emiliano, approvati 42 milioni di euro di debiti fuori bilancio. "Maggioranza solida, opposizione disdicevole"

Michele Emiliano
Alla fine, dopo tante fibrillazioni e le tre sedute del consiglio chiuse anticipatamente per la mancanza del numero legale sulla questione del riequilibrio di bilancio, la maggioranza di centrosinistra che amministra il Comune di Bari ce l'ha fatta ad approvare i debiti fuori bilancio.
Infatti nella sua riunione di giovedì scorso il Consiglio Comunale di Bari ha approvato i debiti fuori bilancio relativi all’Asse Nord-Sud e al Consorzio Stadium (debiti per un ammontare di 42 milioni di euro determinati da scelte delle precedenti Amministrazioni) con i voti dei consiglieri di maggioranza, mentre i consiglieri d’opposizione o sono usciti dall’aula al momento del voto o hanno espresso parere contrario.
Questo il commento del sindaco Michele Emiliano all’esito dell’approvazione:
“Come già accaduto per il riequilibrio, il Consiglio Comunale ha dato il senso di una maggioranza molto compatta che, con grande senso di responsabilità, ha votato in pochi minuti i due debiti fuori bilancio per un ammontare di 42 milioni di euro".
Poi il sindaco cambia discorso, andando ad affrontare uno dei temi che, evidentemente, gli stanno più a cuore, ovvero il comportamento, in aula e fuori, dell'opposizione.
"La maggioranza di centro sinistra - prosegue il sindaco - a meno di un anno e mezzo dalla fine del mandato, è ancora compatta e combattiva, capace di dimostrare in aula qual è la differenza di qualità etica e morale rispetto all’opposizione. Questo senso di responsabilità ha consentito alla maggioranza di votare debiti fuori bilancio provocati dalla precedente amministrazione di centro destra. In Consiglio erano presenti diversi assessori ed esponenti della precedente amministrazione che, lasciando tutti stupefatti, sono usciti dall’aula al momento del voto, mentre i consiglieri d’opposizione che sono restati in aula hanno votato contro, dando proprio il senso della disperazione in cui si trovano".
"È evidente che non hanno direzione politica, considerando che noi avevamo offerto, senza fare polemiche in aula, tutta la collaborazione possibile anche per limitare la loro responsabilità erariale: ricordo infatti che il giudice di primo grado della sentenza Impregilo ha mandato le carte alla Corte dei Conti e già esiste una procedura contabile nei confronti di quella amministrazione. È dunque incredibile che ancora una volta l’atteggiamento politico dei consiglieri di centro destra sia stato quello di votare contro un debito che avevano provocato loro".
"Questo è disdicevole - incalza Emiliano - e dimostra che lo sfascio politico del PDL nazionale si proietta anche a livello cittadino, sono privi di guida, di linea politica e questo non fa bene neanche alla maggioranza, perché l’opposizione non è un’opzione ipotetica, ma una necessità della democrazia”. 
Un riconoscimento, infine, per tutti i consiglieri comunali di centro sinistra: “Questa maggioranza – ha concluso Emiliano - sta affrontando quest’ultimo anno di amministrazione con grande sofferenza, perché abbiamo dovuto approvare provvedimenti pesanti, come quelli imposti dal governo Monti. Significa che questi consiglieri hanno avuto la forza di reggere il ruolo, al punto che l’Amministrazione di Bari è considerata una delle migliori d’Italia sotto ogni aspetto, in particolare sotto il profilo contabile. In un momento in cui le città del Sud o sono in default o sono sciolte per mafia, credo che vada rivendicata all’Amministrazione comunale di Bari la sua eccellenza e quindi un ruolo ispiratore di una speranza. Siamo la dimostrazione che anche in una capitale del Sud è possibile il buon governo e far quadrare i conti, nonostante i 42 milioni di debiti fuori bilancio che abbiamo dovuto approvare stasera, che non hanno fatto saltare il bilancio, che si aggiungono ai 54 milioni di tagli imposti dal Governo, attuati senza sfondare il patto di stabilità”.

martedì 9 ottobre 2012

Fli anche a Peschici. Tatarella: "Siamo presenti in tutti i Comuni della Provincia"

Il Coordinatore provinciale Fli Foggia Fabrizio Tatarella
Futuro e Libertà, il movimento politico facente capo a Gianfranco Fini continua a consolidarsi in modo costante in ogni angolo della Provincia di Foggia. Anche a Peschici nasce il circolo del nuovo soggetto politico di Futuro e Libertà per l’Italia. Il Responsabile del circolo locale è Giuseppe Iacovangelo, a sorpresa inserito, sua insaputa e insieme ad altri, nelle consulte tematiche del Pdl la settimana scorsa. 
“Siamo ormai presenti ovunque, in ogni angolo della Capitanata, dichiara Fabrizio Tatarella, Coordinatore provinciale di FLI. Il nostro obbiettivo è quello di costruire il vero centrodestra italiano: aperto, democratico e plurale. Continuiamo ad inaugurare sedi e a ratificare circoli, in cui l’adesione dei più giovani è prevalente. Viviamo – conclude Tatarella - una stagione nuova della politica, di grandi cambiamenti, in cui l’avvicinarsi di tanti giovani a FLI, privi di precedenti esperienze politiche, rappresenta la maggiore sorpresa. Per questo continueremo a rivolgerci a loro, ai tanti delusi dal PdL e a tutti i cittadini senza esclusione alcuna, interessandoci solo gli elettori, le persone, i giovani e le donne e non i singoli eletti che ormai rappresentano solo se stessi”.

mercoledì 26 settembre 2012

Cerignola: diamo tutti insieme un taglio con il passato

Cerignola, il Teatro Mercadante
Finalmente si vede uno spiraglio per Cerignola. Una ventata d'aria fresca, frizzante, nuova. 
Il Movimento Politico La Cicogna, con il suo Presidente, Franco Metta, ha dato la possibilità, alla nostra città, di aprire un nuovo ciclo. Ha pubblicamente aperto le porte a tutti i movimenti, associazioni, partiti politici, che vogliano effettuare un taglio netto con il passato. Un taglio con Giannatempo, e tutto il Pdl; quel Pdl formato da persone che, per anni, hanno gestito la cosa pubblica come cosa privata. 
Che, chiudendosi dentro le mura di Palazzo di Città, hanno abbandonato le problematiche di Cerignola, per dedicarsi esclusivamente ai loro "affarucci privati". Un taglio con l'intera maggioranza, comprese Udc e UdCap, che bisticciano per qualche incarico o, peggio ancora, per qualche minuto di celebrità. Un taglio con l'assenteismo di questi assessori, con in testa il caso del vicesindaco, ormai da "Striscia la Notizia", che continua a percepire il suo stipendio, senza mai essere presente in Comune. Si narra addirittura che non conosca nemmeno il suo ufficio. 
Un taglio con la Gentile, e con tutte le liti interne al "suo" partito.Ormai, nel Pd, nessuno si occupa di Cerignola: vivono in un mondo parallelo, dove la priorità è quella di screditarsi a vicenda. Ma lo facessero nelle loro sedi, senza affliggere una intera città, già piena di problemi. Mi fa rabbia, però, vedere alcuni amici, che militano in quel partito, trascinarsi in queste vicende. 
Domando loro: è più importante questa vostra ostinata lotta di partito, oppure lasciare un segno nella vostra città? Ora è seriamente arrivato il momento di decidere. La nostra città non ne può più. E' svilita da questo modo di far politica, che ormai va avanti da oltre quindici anni. 
Per questo, Futuro e Libertà si impegna, sin da ora, a camminare insieme a chi ha questa idea. Si impegna nel dare un vero contributo per arricchire il programma di sviluppo per Cerignola, proposto dal MpLaCicogna. 
E chiediamo l'aiuto di tutti i cerignolani che vogliono la nostra stessa cosa. Dal mondo dei professinisti, a quello dell'assiociazionismo, a quello del volontariato. Bisogna lavorare duro, in questi mesi, per creare una vera alternativa agli ultimi, terribili quindici anni. 
Davanti a noi, ci sono ancora altri due anni e mezzo di questa non-amministrazione, anche se sembra passato un secolo, dal suo insediamento. Organizziamoci già da ora. Alcuni, come La Cicogna, sono al lavoro da oltre tre anni. Adesso tocca a tutti noi.
di Carlo Dercole

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo

domenica 23 settembre 2012

PDL: a Bari è notte fonda

“ITALIA, MEZZOGIORNO D’EUROPA: IDEE E VALORI PER COSTRUIRE IL DOMANI”. 

Così suonava l'head line scelta per questa réunion del PDL pugliese sotto gli sguardi di un ex ministro, Raffaele Fitto, e di un ex colonnello della fu Alleanza Nazionale, Maurizio Gasparri. Il tutto negli spazi dello Sheraton Hotel dei Degennaro, a Bari.
Un mezzo migliaio di persone, con prevalenza di ultracinquantenni maschi, molte signore dal look tranquillo e qualche squinzia ancora ferma alla coscia facile e al trucco similegizio che piaceva al Capo.
Poche bandiere, nessun BERLUSCONI scritto da nessuna parte e, grazie a Dio, nessun "meno male che Silvio c'è" il mantra di cui sembrava non si potesse fare a meno nelle convention di un tempo.
In sintesi estrema: due ore di sostanziale e pneumatico nulla, con nessuna attinenza, manco di striscio, con il tema proposto e che invece doveva suonare così: STASERA FACCIAMO VEDERE A GASPARRI COME SIAMO BELLI E BRAVI, SPERANDO CHE CI FACCIA CANDIDARE ALLE ELEZIONI O CI RICONFERMI CANDIDATI.
Non sappiamo se Gasparri, cui un untuoso Francesco Schittulli ha fatto gli auguri per l'onomastico, conoscesse o meno tutti quei polli, in parte suoi colleghi parlamentari, in parte ex, in parte amministratori locali. E non sappiamo nemmeno se mentre ascoltava annoiato e serissimo la raffica di banalità presentate come interventi, prendesse mentalmente appunti su chi trombare e chi appoggiare alle prossime politiche.
Certo l'esame di comunicazione politica non l'ha superato nessuno, tranne Raffaele Fitto, che di bravo è bravo, a parte la dizione che è ancora pessima e ben due sconfitte elettorali brucianti alla Regione e al Comune di Bari, sulla coscienza. Nemmeno lui, si intende, si è attenuto al tema della serata. Ma per lo meno i suoi attacchi a Vendola avevano il pregio della coerenza e della efficace sintesi a effetto ("Vendola dice che vuole un figlio: sarebbe bene che ci spiegasse come mai una donna deve girare quattro ospedali in Puglia per poter partorire").
Insomma, lì in mezzo l'unico leader è ancora Fitto, piaccia o non piaccia, a capeggiare un bel gruppo di Ascari velleitari e balbuzienti sempre dal punto di vista della comunicazione politica. I colleghi calciofili danno le pagelle alla fine della partita. Possiamo farlo anche a noi, al termine di una kermesse utile solo ai Degennaro per fare cassa e non certo alla politica di questo lembo d'Italia.
Luigi d’Ambrosio Lettieri, senatore in carica e coordinatore PDL area metropolitana: 5 meno meno. Si vede che non conosce nemmeno da lontano i veri problemi della città. Unica sua strategia è attaccare Emiliano. Potrà anche avere ragione, ma non ha fatto una sola proposta alternativa.
Antonio Distaso, deputato in carica e coordinatore provinciale: tre meno meno. Nipote di un grand'uomo e di un grande docente, è la prova che certe virtù non si ereditano con il DNA. Nessun cenno all'Europa, poche e confuse idee di critica al centro sinistra. Nessuna proposta.
Francesco Amoruso, senatore in carica: due. Nel suo discorso ha ovviamente riesumato il ricordo di Pinuccio Tatarella, senza il quale non sarebbe diventato nulla. Nessun cenno al tema della serata. E' di sicuro fra coloro che non saranno riproposti per l'elezione.
Francesco Schittulli, presidente della moribonda provincia di Bari, eletto con il centro destra (che lui spesso in camera caritatis dichiara di detestare). Dovremmo dargli meno due: ha fatto gli auguri a Gasparri per San Maurizio, ha svuotato la sala, non ha detto praticamente nulla anche se ha finto di dire cose fondamentali e trancianti. Il solito disastro, insomma, cui siamo abituati da tre anni.
Raffaele Fitto, ex ministro di Berlusconi e deputato in carica. Sette: sa mettere due parole in croce, riesce a interessare la platea, polemizza con eleganza ed efficacia. Certo anche lui ha dribblato il tema, ma per lo meno lo ha fatto con un po' di intelligenza. Se fosse lui il successore di Berlusconi, il centro sinistra dovrebbe preoccuparsi moltissimo.
Maurizio Gasparri, capo dei senatori del PDL. Tre: demagogia a gogò, autoassoluzione sul caso Lazio, solita manfrina su quanto di bello e buono ha fatto Berlusconi, nessun cenno all'Europa e un'accusa gravissima a Scalfaro, Ciampi e Conso "sono loro quelli che hanno fatto la trattattiva Stato-Mafia". Poi però accusa Ingroia di fare il barricadero comunista. 
Certo, vi sono stati altri interventi. Ma su di essi non è possibile esprimere alcun giudizio. Inesistenti, insomma.
di Fortunata Dell'Orzo

giovedì 20 settembre 2012

Querelle Emiliano-PDL: chi si offende è un fetente

Michele Emiliano
"Ma perchè se la prendono tanto? Non è detto affatto che siano loro i prossimi a governare Bari". Dritta dallo staff più vicino al Sindaco, arriva la frecciata al Pdl barese, offeso con Emiliano per la sua famosa dichiarazione di pochi giorni addietro.
Emiliano, tornato sugli schermi di Telebari per il suo settimanale incontro con i cittadini, aveva ricordato come Bari, città di mafia, è perennemente a rischio e non bisogna mai abbassare la guardia, ed ha espresso il timore che dopo dieci anni di calma apparente, i clan si accingano a negoziare con i suoi successori. O meglio, ha detto, con chi aspira al governo della città.
A riascoltare più volte il suo intervento, in verità, mai in nessun punto il sindaco si è riferito esplicitamente al PDL, nè direttamente nè indirettamente. Emiliano parla genericamente di successori, non di pidiellini.
"Emiliano è preoccupato anche per i suoi - continua la nostra fonte - perchè sa che in passato certi contatti ravvicinati fra mafia e politica sono avvenuti anche nel centro sinistra". E chi ha la memoria abbastanza lunga si ricorderà  dei portatori di voti socialisti che facevano capo alle famiglie malavitose di Japigia, o dei legami fra certa democrazia cristiana e i clan dei parcheggi abusivi.
Insomma, il PDL si è offeso senza che Emiliano l'abbia mai citato nella sua dichiarazione e sull'onda emozionale delle ultime sparatorie che continuano a mietere vittime in città, ai berluscones nostrani è scattata una reazione forse affrettata, forse dettata da un ascolto superficiale delle dichiarazioni del sindaco.
Un manipolo di parlamentari da Simeone Di Cagno Abbrescia a Luigi d'Ambrosio Lettieri, accompagnati da Ninni Cea, capogruppo al Comune, hanno presentato un esposto alla Procura di Bari in cui si chiede al Sindaco di fare i nomi.
In questi casi si dice che chi si offende è un fetente. O, sempre citando Emiliano, "con questa denuncia il PDL ha detto inequivocabilmente da che parte sta".

di Fortunata Dell'Orzo

venerdì 27 luglio 2012

Puglia d'oggi n.28 disponibile online



Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 28 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 27 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Con questo numero ci prendiamo una piccola pausa per le vacanze estive. Torneremo puntuali con la distribuzione alla finedi agosto. Ma il nostro lavoro sul sito prosegue, in attesa di sostanziali e (auspichiamo) belle novità. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • Il valzer dei candidati;
  • Ilva, ora basta;
  • Nè rinnegati, nè convertiti?
  • La nemesi di Nichi;
  • L'umiltà ci renderà liberi;
  • L'uscita dall'Euro? Una sconfitta per tutti;
  • Che la danza abbia inizio;
  • Nichi Vendola rinviato a giudizio per la nomina di Sardelli;
  • Regione Puglia: e si continua a perdere tempo
  • L'intergruppo di Amati, una Santa Alleanza?
  • Sui Consiglieri di Bari adesso indaga anche la Corte dei Conti;
  • Una Provincia a gettone che cade dalle nuvole;
  • Quella delibera della vergogna;
  • Costantino, quanto ci costi;
  • Fli, la festa d'estate è a Manfredonia;
  • La Città Metropolitana, un'occasione per tutti;
  • Europa: la Spagna nel mirino;
  • Un'Europa in affanno guarda alle Olimpiadi;
  • Foggia: e Mongelli si mette a sfogliare la margherita;
  • Foggia: la musica adesso è finita;
  • Giannatempo no-limits, e i vigili sono senza mezzi:
  • I vampiri che non ti aspetti;
  • Sabrina Merolla, dove ci porta il BuonVento?
  • I conigli di Torre Pelosa, il romanzo di Sammarelli

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venerdì 13 luglio 2012

Puglia d'oggi numero 26 disponibile online


Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 26 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 13 luglio 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI.
Vi ricordo che tra due settimane il giornale sospenderà le pubblicazioni per la pausa estiva, mentre proseguiremo il nostro lavoro quotidianamente sul sito. Grazie a tutti i nostri lettori.

In questo numero:
  • La nostra spending review;
  • Varenne, l'invincibile;
  • Lo scandalo del grande eretico:
  • Puglia, ecco la spending review;
  • Ospedali, con quali fondi?;
  • Curto: penalizzata tutta la provincia di Brindisi;
  • I dettagli del piano di riordino: spese low-cost per le Asl con il centro acquisti unico;
  • Regione Puglia freeware ed Open data;
  • Bari, tessere false, l'affare si ingrossa;
  • Il Pdl pugliese verso la frammentazione?
  • Fitto rinuncia alla prescrizione, una lezione per Berlusconi;
  • Una deludente passerella al forum delle liste civiche;
  • FOCUS: Lo sport pugliese rischia di sparire da tutti i campionati più importanti;
  • FOCUS: Tutta la crisi del calcio pugliese in cinque mosse;
  • FOCUS: A Foggia è l'ora di pronunciare "mai più"?
  • Bari: Riformare per l'interesse nazionale, lunedì il convegno;
  • L'Inchiesta: Teatro Piccinni, prosegue il restauro, ma è stato inagibile?;
  • Cerignola: Ora il rischio per il dissesto finanziario è pericolo reale;
  • Cerignola: Fuga dal Pdl, De Cosmo verso Italia Futura di Montezemolo?;
  • Europa: Romania: progressi a rischio;
  • Polignano, ecco il libro ottimista
  • Concato e Sud Sound System al prossimo premio Barocco;
  • Il mare e la stessa, una serata tutta nel ricordo di Lucio Dalla;

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Il ritorno di Silvio, come volevasi dimostrare.


Come volevasi dimostrare. Silvio Berlusconi è tornato in sella al Pdl. Sarà ancora lui il candidato premier. Per la sesta volta consecutiva. Un record, con sulle spalle quasi ottant'anni suonati. Sono belli e serviti tutti coloro che avevano creduto alla favola del rinnovamento. Angelino, le primarie, tutte balle del più formidabile  illusionista del teatrino della politica. Solo un intemerato, scontato, incorreggibile bugiardo.
Alla sua uscita di scena noi non ci abbiamo mai creduto. Il profilo psicologico del Cavaliere,  ma da un pezzo ritengo che ne occorra anche  uno psichiatrico, non lo prevede. Lui si ritiente il primus, insostituibile, invincibile, eterno. Un messia destinato a passare alla storia. La sua mission non ê trasmissibile. Muore con lui. Il passaggio del testimone, l'uscita di scena, le dimissioni, l'abbandono, la pensione non appartengono al suo vocabolario. Lui è sempre in pista, a Mediaset, al Milan, al Pdl. Le sue barzellette su Dio, il sarcofago refrigerato sottoterra, la previsione di campare sino a 120 anni col suo sodale Don Verzè, giá passato a miglior vita, sono solo i sintomi di una malattia evidente.

Vedremo ora cosa faranno tutti quegli amici nel Pdl, e sono tantissimi e di alto livello e qualità, che in quest'anno scarso di segreteria Alfano avevano veramente creduto a un rinnovamento del Pdl. In privato avevano già archiviato la pratica Berlusconi. Ora dovranno ricredersi e fare i conti col leader di sempre. Il solo, vero ed unico padrone del Pdl, o come caspita si chiamerà il nuovo partito del Cavaliere.

Berlusconi é già all'opera. Approfitterà dell'estate per mettere a fuoco la sua macchina da guerra. Senza trascurare alcun particolare. Commissionerà alla fedele Alessandra Ghisleri sondaggi a catena, anche quotidiani, se necessario. Monitorerà costantemente gli umori degli elettori, le reazioni a qualche sua stravagante esternazione, che a volte sembrano avventate, ma non lo sono, e naturalmente anche gli effetti e il gradimento dei provvedimenti del Governo.
A ottobre, quando probabilmente la crisi economica e occupazionale sarà forse anche più grave, scenderà in campo. Intestandosi la protesta, cavalcando la demagogia, blandendo i sentimenti  più bassi degli elettori. Riuscirà a capovolgere le previsioni e vincere le elezioni? Non lo credo nella maniera più assoluta. L'era di Berlusconi è tramontata. Morta, finita per sempre. Nessun miracolo potrà resuscitarla. Gli italiani gli hanno creduto più volte, lo hanno conosciuto, soppesato e, purtroppo, hanno anche toccato con mano gli effetti nefasti delle sue balle e del suo fallimento. Restano i fedelissimi, lo zoccolo duro del berlusconismo più retrivo, alcuni altri, delusi o arrabbiati, che riuscirà a sottrarre all'astensionismo, ma, pur sempre,  solo una minoranza. Qualunque sia le legge elettorale con la quale andremo a votare.
Berlusconi l'ha messo in conto. Ed ha il suo piano B. Se perde le elezioni, vorrá con lui solo un manipolo di fedelissimi. Scelti da lui, personalmente e senza intermediari.  Per tutti,  una lotteria, dentro o fuori e senza un giudice d'appello. Berlusconi torna re e padrone assoluto del suo partito e questo è ciò che preoccupa maggiormente i colonnelli, i feudatari,  i quadri dirigenti e tutti i parlamentari del Pdl. Questa è anche la ragione per la quale Berlusconi, alla fine, non acconsentirà a modificare nemmeno parzialmente la legge elettorale. Anche se perde, a lui va bene solo il porcellum, perchè è l'unico sistema che  gli garantisce di scegliersi  i deputati che vuole.  Minetti, piuttosto che Larussa. Dopo le elezioni, al Cavaliere resterá, comunque, la doppia opzione, grande coalizione o opposizione. In entrambi i casi potrà trattare e difendere i suoi personali interessi, avendo solo uomini fedeli ai suoi ordini. Il guaio è che questa sua nuova discesa in campo, dettata esclusivamente dalla necessità di tutelare solo i suoi affati privati, nuocerà parecchio al Paese. Non solo per il clima avvelenato, che genererà, ma per i riflessi in campo internazinale e finanziario. Con Berlusconi in campo, il futuro dell'Italia dopo Monti apparirà più incerto. A risentirne sarà la credibilità e la stabilità del Paese, che stiamo faticosamente tentando di recuperare. Le conseguenze sui mercati finanziari saranno ancora piû pesanti e a pagare il conto saranno sempre e soltanto gli italiani. Proprio quelli, ai quali un Cavaliere farà appello.
Se questo è lo scenario futuro, che faranno gli altri, i frondisti più o meno noti? Usciranno allo scoperto? Staccheranno la spina? Abbandoneranno il Cavaliere. Non lo credo. Non hanno avuto palle ieri, non avranno coraggio domani. Di quelli che hanno dissentito solo in privato,  molti resteranno a terra, essendo gli spazi utili in lista destinati solo ai fedelissimi. Allora, forse, anche loro si renderanno conto che la loro attesa è stata un gravissimo, fatale errore. Lo stesso che avrebbe commesso Gianfranco Fini, se avesse dato ascolto ai tanti che gli consigliavano prudenza e pazienza, "tanto il Cavaliere gli avrebbe lasciato spazio".

S.T.

martedì 3 luglio 2012

Riordino sanitario: le audizioni e le polemiche in Commissione


Modificabile o non modificabile? Mentre la politica regionale continua ad interrogarsi sul Piano di Riordino voluto dalla Giunta, tra le polemiche e le prese di posizione politica, proseguono i lavori consiliari sull'argomento.
Mentre negli scorsi giorni era ventilata da più parti l'ipotesi di una possibile, ed anche profonda modifica del Piano di Vendola e dell'Assessore Attollini, sembra che le Asl abbiano già dato il via allo stesso, rendendolo di fatto già operativo e quindi non modificabile. Caos che si aggiunge a caos, con tutti i Sindaci che si sono detti contrari al Piano e l'Anci che ha disertato la riunione di oggi per protestare contro i tempi ristretti per la convocazione (da venerdì a martedì).
Direttori generali di aziende sanitarie ed universitarie, presidenti provinciali degli ordini dei medici sono stati gli interlocutori pomeridiani della terza sessione di audizioni calendarizzata dalla Commissione sanità in previsione del parere alla delibera di giunta regionale che ridisegna la mappa dei punti nascita ed avvia la seconda fase del piano di rientro, con l’ulteriore riorganizzazione della rete ospedaliera.
Agli inviti recapitati dalla Commissione, senza alcuna eccezione, hanno risposto tutti i direttori generali, in molti dei casi assistiti anche da direttori amministrativi e sanitari.
Alla commissione sono stati forniti ragguagli in merito allo stato di attuazione dei programmi di razionalizzazione e riorganizzazione che ciascuna ASL ed Azienda universitaria ha concluso o sta attuando attraverso accorpamenti, trasferimenti di reparti, riconversioni in strutture socio-sanitarie dei presidi ospedalieri già dismessi o in procinto di esserlo.
In molti casi sono stati forniti elementi circa la situazione degli organici rideterminati dal licenziamento di medici, personale amministrativo ed infermieristico interessato da procedure di de-stabilizzazione.
“Non abbiamo convocato i direttori generali per saper se abbiano o meno condiviso le scelte operate dall’assessorato alla sanità relativamente alla riorganizzazione della rete regionale dei punti nascita o sulla razionalizzazione della rete ospedaliera pugliese in conseguenza dell’attuazione della “fase 2” del piano di rientro che comporterà il taglio di altre centinaia di posti letto nelle strutture pubbliche e private – ha affermato il presidente della Commissione sanità Dino Marino. – Il compito cui siamo stati chiamati è quello di acquisire il maggior numero di informazioni che ci permetta di fotografare chiaramente ed oggettivamente la situazione in ogni territorio, in modo da poter intervenire con eventuali correttivi nella direzione di una distribuzione quanto più equa possibile di tutti i servizi. Per questo – ha concluso Marino – il nostro lavoro non si esaurisce oggi, ma proseguirà con le altre audizioni già calendarizzate”.
Chi non è stato affatto daccordo su queste audizioni e sulla loro utilità è stato Giammarco Surico, Consigliere regionale di Fli.
“Queste audizioni in Commissione Sanità sono una ignobile farsa, una gigantesca operazione di marketing travestita da concertazione. I manager Asl, come hanno peraltro confermato, hanno già dato piena attuazione alla delibera approvata a giugno dalla giunta regionale per realizzare la seconda fase del piano di rientro.
Non si può, evidentemente, modificare l’immodificabile, aggiungendo caos al caos, incertezza all’incertezza, clientela alla clientela.
Ci auguriamo, ma ci sembra che sia così, a giudicare dalle prime dichiarazioni dei sindaci, che i Comuni interessati a tagli effettuati dalle forbici di un decisore guidato dalla bussola della clientela invece che da quella del reale fabbisogno del sistema sanitario pugliese, non abbiano intenzione di lasciarsi trasformare in allodole attratte da uno specchietto che riflette una realtà falsata da aperture e dialogo assolutamente inutili ai fini di una razionale riorganizzazione ospedaliera sul territorio”.
Sostanzialmente sullo stesso piano anche Massimo Cassano, vicecapogruppo Pdl.

“Per quanto la Commissione sia un luogo istituzionalmente deputato all’ascolto, le audizioni sul Piano di Rientro dovevano essere fatte prima dalla Giunta regionale in fase di redazione del Piano di Rientro, poi dalla Commissione, per apportare eventuali miglioramenti. Le audizioni postume rispetto ad un Piano praticamente blindato e scritto sulla base di scelte discrezionali, con Sindaci che protestano per le chiusure e Direttori Generali che alzano le braccia, sono una presa in giro per i cittadini pugliesi ed una sorta di in utile contentino che il Governo regionale crede di dare a noi Consiglieri”.
“Chi subisce i tagli (Comuni e Province) viene a lamentarsi – dice Cassano - chi deve applicarli (vertici di Asl e Ospedali) alza le braccia; l’assessore cerca di trovare appigli tecnici per scelte che tecniche non sono state; il Presidente della Commissione fa il moderatore e manca il decisore politico, ossia il Presidente Vendola, che mentre in Puglia chiude gli ospedali, nel resto d’Italia va dicendo che un ospedale aperto è meglio di un F35. Manca un progetto, mancano scelte chiare, manca certezza sul futuro degli ospedali pugliesi che, anche laddove restano aperti, avrebbero bisogno di essere completamente ristrutturati, magari con quei fondi di edilizia sanitaria con cui in vece Vendola promette di voler costruire ospedali nuovi chissà tra quanti anni. Queste audizioni servono solo a delineare un quadro drammatico che, purtroppo, conoscevamo già e al quale il Governo Vendola non cerca neanche di porre rimedio”.
“Questa mattina i Presidenti delle conferenze dei Sindaci di Bari, Lecce e Foggia, al di là delle appartenenze politiche, hanno riservato un fiume di critiche al merito e al metodo delle scelte adottate dal Governo regionale per la chiusura di ospedali e punti nascita senza preventiva concertazione con gli stessi Presidenti e con i Comuni che essi rappresentano. Nel pomeriggio, invece, dal Direttore Generale della Asl di Taranto abbiamo avuto le prime inquietanti ‘rivelazioni’ sulla situazione del personale rinveniente dalla Pianta organica”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia, Rocco Palese, che spiega: “Mentre i rappresentanti degli Enti Locali continuano a confermare di non essere stati minimamente coinvolti dal Governo Regionale nella fase di redazione del Piano di Rientro e, quindi, nella fase delle scelte da compiere sui singoli territori e i vertici delle Asl e delle Aziende Ospedaliere hanno elencato le tante criticità che stanno incontrando, il Direttore Generale della Asl di Taranto ci ha illustrato la situazione del personale della sua Asl, così come rinviene dalla Pianta organica. Su un totale di 4.200 dipendenti previsti nel territorio della Asl di Taranto, ce ne sono 621 che, usufruendo dei benefici della Legge 104/92, lavorano meno di 36 ore a settimana; altri 600 per cui le commissioni medico – collegiali hanno stabilito funzioni diverse rispetto a quelle per cui erano stati assunti; 52 in maternità e 12 in distacco sindacale. Ciò significa che nella Asl di Taranto il personale in servizio permanente effettivo e a tempo pieno è solo il 70% di quello previsto in Pianta Organica. Da qui si evince l’utilità della nostra battaglia degli ultimi anni per la veloce approvazione delle Piante organiche di tutte le Asl e le aziende ospedaliere della Puglia, in modo tale da poter avere contezza del numero dei posti da coprire e poter decidere come, quando e dove andare a coprire le carenze. E’ evidente - conclude Palese - che se già in partenza in una Asl il 30% del personale, per svariati motivi, non lavora a tempo pieno, è impossibile poter programmare il lavoro e garantire assistenza ai pazienti, specie nei periodi in cui si aggiunge anche il personale in ferie. Continuiamo quindi a chiedere che tutte le piante organiche siano approvate entro il 5 luglio prossimo, così come prevede la Legge Regionale 11/2012, poiché è fin troppo evidente che le criticità dovute alle carenze di personale, non sono da imputare solo ai vincoli finanziari da rispettare”.

venerdì 15 giugno 2012

Puglia d'oggi n. 22 online

Puntuali come ogni venerdì torniamo in distribuzione gratuita. Il numero 22 di Puglia d'oggi, settimanale gratuito del 15  giugno 2012, è disponibile per la consultazione ed il download gratuito.
E' possibile sfogliare e scaricare liberamente il nostro giornale selezionando QUI


In questo numero:
  • Gli sprechi sono ovunque
  • L'assedio a Cassano
  • Iniziano i tagli di Monti
  • attualMente...
  • Una riforma presidenzialista per curare il "grande malato"
  • I corrotti fuori dalle liste!
  • Kentron, inchiesta bipartisan
  • Solo Vendola non sapeva!
  • Surico: sulla sanità solo chiacchiere e propaganda.
  • Bari, c'è voglia di primarie
  • Pd: è troppo presto per parlare di nomi
  • Pdl: e se il candidato sindaco fosse una donna?
  • Decentramento, chi l'ha visto?
  • Commissioni: come risparmiare 500mila euro di tasse all'anno
  • Un salto in aula, ecco il gettone, e non si va nemmeno a lavorare
  • Iaia: giunta pronta in 48 ore, subito al lavoro per Sava
  • Taranto: per la giunta dopo un mese è ancora fumata nera
  • Gioia del Colle: ecco la giunta Povia, un assessorato per Fli
  • Il referendum gredo e il futuro europeo
  • Foggia, Mongielli prova a ricucire, ma ora il dissesto incombe
  • Cerignola, tutto gli imbrogli dell'ospedale
  • Cerignola: multe, una convenzione contro i cittadini
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