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mercoledì 12 dicembre 2012

Berlusconi versus Monti, ma c'è di mezzo lo spread

C'è chi lo difende e chi lo definisce un imbroglio, c'è chi ne parla con preoccupazione e chi ne parla come fosse un'invenzione. 
Il soggetto? Sempre il Signor Spread. 
Se negli anni passati Questi era sconosciuto dalla maggior parte di noi, nell'arco di un solo anno e mezzo abbiamo compreso che cosa è, perché è ritenuto così importante e soprattutto che esiste una parola corrispondente anche in lingua nostrana: il differenziale -ma sappiamo come siamo fatti noi italiani, amiamo usare questi inglesismi invece che la nostra lingua madre così arcaica e ridondante-. E adesso, oltre a fluttuare a suo piacimento a seconda di come vengono dette -o non dette- le cose, è riuscito anche a mettersi in mezzo ai politici, diventando l'oggetto dei loro bisticci. 
Un'escalation impressionante, da sconosciuto a onnipresente. "Monti si dimette", che penserà lo spread a riguardo? "Berlusconi torna in campo", che dici lo spread si arrabbierà? Sembra una sorta di grande fratello. 
A quanto pare, comunque, lo spread raccoglie consensi. Contro chi lo ha denigrato arrivano critiche unanimi. Monti: "Lo spread è un fenomeno che va preso con freddezza, ma non per questo è da sottovalutare". Squinzi, Presidente di Confindustria: "Lo spread è importante perché impatta direttamente sul costo del nostro debito pubblico". 
Ma non finisce qui. Berlusconi è impegnato a duellare su altri due fronti: con la Germania e con il PPE. Se Berlino, dopo che il Cavaliere ha dichiarato che lo spread è un'invenzione tedesca, lo avvisa di non usare la Germania per la propria campagna elettorale, anche il presidente del PPE Daul ed il capo della delegazione italiana del PdL Mauro hanno sentenziato che far cadere il governo Monti "è stato un grave errore".
di Sveva Biocca

venerdì 13 luglio 2012

Il ritorno di Silvio, come volevasi dimostrare.


Come volevasi dimostrare. Silvio Berlusconi è tornato in sella al Pdl. Sarà ancora lui il candidato premier. Per la sesta volta consecutiva. Un record, con sulle spalle quasi ottant'anni suonati. Sono belli e serviti tutti coloro che avevano creduto alla favola del rinnovamento. Angelino, le primarie, tutte balle del più formidabile  illusionista del teatrino della politica. Solo un intemerato, scontato, incorreggibile bugiardo.
Alla sua uscita di scena noi non ci abbiamo mai creduto. Il profilo psicologico del Cavaliere,  ma da un pezzo ritengo che ne occorra anche  uno psichiatrico, non lo prevede. Lui si ritiente il primus, insostituibile, invincibile, eterno. Un messia destinato a passare alla storia. La sua mission non ê trasmissibile. Muore con lui. Il passaggio del testimone, l'uscita di scena, le dimissioni, l'abbandono, la pensione non appartengono al suo vocabolario. Lui è sempre in pista, a Mediaset, al Milan, al Pdl. Le sue barzellette su Dio, il sarcofago refrigerato sottoterra, la previsione di campare sino a 120 anni col suo sodale Don Verzè, giá passato a miglior vita, sono solo i sintomi di una malattia evidente.

Vedremo ora cosa faranno tutti quegli amici nel Pdl, e sono tantissimi e di alto livello e qualità, che in quest'anno scarso di segreteria Alfano avevano veramente creduto a un rinnovamento del Pdl. In privato avevano già archiviato la pratica Berlusconi. Ora dovranno ricredersi e fare i conti col leader di sempre. Il solo, vero ed unico padrone del Pdl, o come caspita si chiamerà il nuovo partito del Cavaliere.

Berlusconi é già all'opera. Approfitterà dell'estate per mettere a fuoco la sua macchina da guerra. Senza trascurare alcun particolare. Commissionerà alla fedele Alessandra Ghisleri sondaggi a catena, anche quotidiani, se necessario. Monitorerà costantemente gli umori degli elettori, le reazioni a qualche sua stravagante esternazione, che a volte sembrano avventate, ma non lo sono, e naturalmente anche gli effetti e il gradimento dei provvedimenti del Governo.
A ottobre, quando probabilmente la crisi economica e occupazionale sarà forse anche più grave, scenderà in campo. Intestandosi la protesta, cavalcando la demagogia, blandendo i sentimenti  più bassi degli elettori. Riuscirà a capovolgere le previsioni e vincere le elezioni? Non lo credo nella maniera più assoluta. L'era di Berlusconi è tramontata. Morta, finita per sempre. Nessun miracolo potrà resuscitarla. Gli italiani gli hanno creduto più volte, lo hanno conosciuto, soppesato e, purtroppo, hanno anche toccato con mano gli effetti nefasti delle sue balle e del suo fallimento. Restano i fedelissimi, lo zoccolo duro del berlusconismo più retrivo, alcuni altri, delusi o arrabbiati, che riuscirà a sottrarre all'astensionismo, ma, pur sempre,  solo una minoranza. Qualunque sia le legge elettorale con la quale andremo a votare.
Berlusconi l'ha messo in conto. Ed ha il suo piano B. Se perde le elezioni, vorrá con lui solo un manipolo di fedelissimi. Scelti da lui, personalmente e senza intermediari.  Per tutti,  una lotteria, dentro o fuori e senza un giudice d'appello. Berlusconi torna re e padrone assoluto del suo partito e questo è ciò che preoccupa maggiormente i colonnelli, i feudatari,  i quadri dirigenti e tutti i parlamentari del Pdl. Questa è anche la ragione per la quale Berlusconi, alla fine, non acconsentirà a modificare nemmeno parzialmente la legge elettorale. Anche se perde, a lui va bene solo il porcellum, perchè è l'unico sistema che  gli garantisce di scegliersi  i deputati che vuole.  Minetti, piuttosto che Larussa. Dopo le elezioni, al Cavaliere resterá, comunque, la doppia opzione, grande coalizione o opposizione. In entrambi i casi potrà trattare e difendere i suoi personali interessi, avendo solo uomini fedeli ai suoi ordini. Il guaio è che questa sua nuova discesa in campo, dettata esclusivamente dalla necessità di tutelare solo i suoi affati privati, nuocerà parecchio al Paese. Non solo per il clima avvelenato, che genererà, ma per i riflessi in campo internazinale e finanziario. Con Berlusconi in campo, il futuro dell'Italia dopo Monti apparirà più incerto. A risentirne sarà la credibilità e la stabilità del Paese, che stiamo faticosamente tentando di recuperare. Le conseguenze sui mercati finanziari saranno ancora piû pesanti e a pagare il conto saranno sempre e soltanto gli italiani. Proprio quelli, ai quali un Cavaliere farà appello.
Se questo è lo scenario futuro, che faranno gli altri, i frondisti più o meno noti? Usciranno allo scoperto? Staccheranno la spina? Abbandoneranno il Cavaliere. Non lo credo. Non hanno avuto palle ieri, non avranno coraggio domani. Di quelli che hanno dissentito solo in privato,  molti resteranno a terra, essendo gli spazi utili in lista destinati solo ai fedelissimi. Allora, forse, anche loro si renderanno conto che la loro attesa è stata un gravissimo, fatale errore. Lo stesso che avrebbe commesso Gianfranco Fini, se avesse dato ascolto ai tanti che gli consigliavano prudenza e pazienza, "tanto il Cavaliere gli avrebbe lasciato spazio".

S.T.

venerdì 22 giugno 2012

La bestemmia e la tragedia


Non siamo pratici di bestemmie, e quindi non sapremmo dare torto o ragione all’ex-premier Silvio Berlusconi quando afferma che ipotizzare l’uscita dall’euro “non sarebbe una bestemmia”. Di sicuro sarebbe una tragedia, specie se, come il Cavaliere soggiunge, la fine della moneta unica, oppure la creazione di un “eurino” senza la Germania fosse al servizio di una “svalutazione competitiva”. Naturalmente non è il caso di essere eurofanatici: la moneta unica deve trovare delle sue specifiche garanzie di solvibilità, la Bce deve acquisire almeno alcune delle caratteristiche della Federal Reserve statunitense, c’è bisogno immediato di una diversa governance bancaria e di una ripresa sostanziale e sostanziosa del processo di costruzione dell’unità politica europea (ed è triste e paradossale che i Governi, invece di andare in questa direzione, mettano addirittura in crisi i principi di Schengen).
Con tutto questo, la sorridente irresponsabilità con cui Berlusconi ritiene accettabile una fiammata inflattiva entra nel pantheon delle sue uscite più insensate, superando persino la celebre osservazione sulle pizzerie piene che smentivano l’esistenza della crisi.
Probabilmente il Cav, negli anni Settanta, intento com’era a costruire Milano Due e presumibilmente ad accompagnarsi con giovani donzelle di una certa attrattività, non si ricorda cosa davvero succedeva: l’inflazione a due cifre, con gli astronomici rendimenti dei titoli di Stato, lo schock petrolifero della guerra del Kippur, portarono l’Italia al limite del precipizio. Negoziammo con la Germania (già!) un maxiprestito garantito dalle riserve auree dellas Banca d’Italia, proibimmo la circolazione dei veicoli la domenica, obbligammo gli esercizi commerciali a spegnere le insegne nelle ore notturne. Fu proprio l’austerity, come venne chiamata a far nascere le trasmissioni fiume della domenica pomeriggio, che servivano a tenere in casa gli Italiani.
Quella Quaresima fu tollerata dal Paese non perché, come mostra di credere il ridanciano Berlusconi, l’inflazione non sia molto importante, ma perché c’era una cosa chiamata “scala mobile” che garantiva una notevole protezione dei salari e delle pensioni (e l’accordo dell’Eur fra Gianni Agnelli e Luciano Lama la elevò al suo massimo storico). Né questo bastò a proteggere i mutui immobiliari a tasso variabile, che diventarono rapidamente insostenibili; quanto alla svalutazione competitiva, che permetterebbe ai nostri prodotti di aggredire con maggiore facilità il mercato tedesco o quello statunitense, avrebbe la contropartita di un enorme rincaro della bolletta energetica, la madre di tutte le inflazioni. Bustepaga e pensioni sarebbero flagellate in termini di potere d’acquisto, senza contare l’impressionante incremento del fiscal drag, visto che le aliquote si applicano ai redditi nominali, non a quelli effettivi. Insomma, a parte Silvio Berlusconi e pochi altri, questa illuminata strategia colpirebbe i cittadini italiani in modo molto più diretto e sanguinoso di quanto già non avvenga. Forse l’idea in sé non è una bestemmia; ma la sua applicazione di imprecazioni e bestemmie ne genererebbe tante.