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martedì 18 dicembre 2012

Spending review e sanità: occorre condividere obiettivi e programmi

Un invito a ripensare il sistema di erogazione dei servizi sanitari in Puglia è stato rivolto oggi al governo regionale dal delegato al settore Sanità di Confindustria Puglia Giuseppe Speziale.
“Offrire servizi per la salute non significa solo e necessariamente erogare servizi pubblici. Oggi la programmazione, il controllo e l’erogazione di prestazioni sanitarie sono unificati in un unico soggetto pubblico. Rispetto a questa realtà, noi proponiamo un cambiamento metodologico, offrendoci come interlocutori con cui condividere obiettivi, programmi e risultati. La filiera della salute di Confindustria propone, così, al governo regionale di guardare oltre la crisi, oltre il Piano di rientro e i tagli della spending review, per elaborare un piano strategico condiviso volto a rinnovare il Welfare regionale”, ha dichiarato Giuseppe Speziale in occasione della conferenza “Spending review e decreto Balduzzi: gli effetti sulla spesa sanitaria in Puglia” che si è tenuta questo pomeriggio a Bari per iniziativa di Confindustria Puglia e Confindustria Bari e BAT.
La conferenza ha messo a confronto imprese della filiera della sanità, esperti del settore sanitario e governo regionale.
Dopo i saluti del presidente di Confindustria Bari e BAT Michele Vinci e del presidente di Confindustria Puglia Angelo Bozzetto, e l’intervento del prof. Giuseppe Speziale, sono intervenuti Pietro Livio Tronconi, docente di Diritto Sanitario e dei Servizi Sociali presso l’Università degli Studi di Pavia, Vincenzo Pomo Direttore Dell’ Area Politiche per la promozione della salute, delle persone e delle pari opportunità della Regione Puglia, e l’Assessore regionale alla Sanità Ettore Attolini.

venerdì 28 settembre 2012

Sanità, inaugurata la nuova Casa del parto al "Di Venere" di Bari-Carbonara


il professor Filippo Boscia, direttore del reparto
Per una volta parliamo di sanità non additando la Regione, o la Asl di turno per mancanze, ritardi, malaffari e problemi strutturali, ma indicando un buon esempio di riorganizzazione di un reparto, quello di ostetricia e ginecologia dell’ospedale “Di Venere” di Carbonara-Bari, che si è posto come obiettivo quello di ritornare a numeri più naturali possibili, abbassando le percentuali di ricorso al taglio cesario come soluzione chirurgica a tutti i problemi di una gravidanza, e restituendo il momento della nascita come una vera e propria accoglienza di una nuova vita.
E’ stato inaugurato, infatti, nella giornata di giovedì (ma nei fatti è già operativo da alcune settimane) il reparto diretto dal professor Filippo Boscia. Una vera e propria “Casa del parto” con al centro degli obiettivi la promozione della naturalità del parto, al fine di consentire alla donna di vivere questo importantissimo momento come un evento naturale, senza privarla dell’affettuosa vicinanza dei familiari, e possibilmente anche dei figli già nati, insieme al competente ausilio di professionisti sanitari, ostetrici, neonatologi e anestesisti.
Via, dunque, tutte le suppellettili e le attrezzature tipiche di una camera di ospedale, eliminate le inquietanti attrezzature da sala operatoria come le grandi lampade scialitiche, i bracci per i gas medicali, i carrelli sanitari, gli armadi in acciaio o le vetrate ricolme di confezioni farmaceutiche.
Spazio, invece, a letti tondi, spalliere svedesi, palloni, una vasca per il parto in acqua, poltrone larghe e comode, sedie da parto, sgabelli, liane, armadi eleganti con attrezzatura all’avanguardia completamente a scomparsa, con possibilità anche di musica e di colori che possano soddisfare i gusti della donna.
Soprattutto è stato scelto di cambiare l’organizzazione globale del parto: le sale travaglio e le sale parto sono state trasformate in sale travaglio-parto (ce ne sono ben 7 a disposizione delle gestanti), ambienti in grado di ospitare ogni fase dell’evento, dando la possibilità di poter essere assistite anche dai familiari.
Una delle nuove sale travaglio-parto
 Anche l’atto vero e proprio del parto viene concettualmente ribaltato. Le donne potranno scegliere liberamente la propria giusta posizione di travglio: sedute, distese, accovacciate, in ginocchio, aiutata da attrezzi non convenzionali, per favorire una posizione ergonomica e funzionale, naturalmente sempre con l’ausilio di operatrici professionali e preparate.
Una vera e propria rivoluzione per un centro importante di uno dei due poli dell’Hub sanitaria barese, con il compito di investire per risparmiare. E’ notorio, infatti, che fin troppo spesso negli ultimi anni si sceglie di ricorrere al taglio cesario, una vera e propria operazione chirurgica (con tutte le problematiche ed i costi annessi), anche in assenza di vere e proprie patologie o fattori di rischio per la gestante o il nascituro.
La vasca per il parto in acqua, una liana e una spalliera
Tricotomia, clistere, posizione distesa, induzione del parto… ormai sono fin troppo spesso pratiche standard irrigidite in routine sanitaria che spesso non trovano un fondamento razionale, e che hanno comportato un capovolgimento dei ruoli, mettendo in secondo piano la donna ed il bambino, oscurate dal “lavoro” dei medici e del personale sanitario incaricato di “far nascere”.
Ci fa piacere aver trovato un ambiente sano, nuovo, ordinato, ben arredato, soprattutto sicuro e dotato di tutti i mezzi sanitari necessari, anche per le emergenze e per gli imprevisti, con una sala operatoria adeguatamente attrezzata, all’interno di un progetto che vede, finalmente, al centro delle preoccupazioni l’utente (in questo caso la partoriente) e non la struttura stessa.
Certo, i problemi non sono stati azzerati. La cronica carenza di personale ci sono e ci saranno ancora per un po’. Lo stesso assessore regionale alla Sanità Attolini, intervenuto all’inaugurazione, ha sconsolatamente sottolineato come “da tre anni non si possono fare bandi per i motivi che tutti quanti ben conosciamo”.
Questa inversione di tendenza, però, ci sembra esemplare.
Con la speranza che si inizi a parlare di sanità non in termini di tagli e di chiusure, ma anche in termini di servizi, di qualità, di distretto e di rete.
I pugliesi devono capire che non è avendo l’ospedale sotto casa che si risolvono i propri problemi, se poi in quell’ospedale non si hanno i mezzi minimi di garanzia. Bisogna essere disposti a fare alcuni chilometri, a spostarsi, per poter avere una migliore assistenza.
Luci e vetrate colorate per ognuna delle sette sale
Così come gli operatori sanitari devono entrare nell’ottica di “rete”, ovvero di poter essere spostati come sede di lavoro, perché al centro del mondo sanitario non ci sono le piccole e personali esigenze, ma le grandi esigenze di fornire a tutti i nostri corregionali, nessuno escluso, una sanità degna di questo nome.
Una chiosa finale.
Uscendo dalla conferenza stampa di presentazione della nuova struttura, abbiamo attraversato il Cup del Di Venere. Ci ha fermato un anziano signore con un respiratore nasale e con l’aria afflitta. Ci ha detto: “giovanò, è mai possibile secondo te che io per pagare un ticket sto da tre ore in coda? Non ce la faccio più. E’ sempre la stessa storia”.
Abbiamo visto soltanto un operatore agli sportelli. Erano le ore 12:10 di un giovedì. Tante persone in attesa del proprio turno e un solo operatore che, povero lui, cercava di sbrigarsi, di rispondere alle domande che gli venivano rivolte, dava indicazioni sulla strada da fare per trovare il tal reparto, e non aveva nemmeno di un respiro.
Condividiamo questa immagine al direttore generale della Asl di Bari ed all’assessore regionale. Anche loro uscendo dal reparto avranno visto una scena molto simile. La qualità e l’eccellenza sanitaria si misurano anche da queste cose, e non solo con i nuovi reparti. Servono entrambe le cose.


il video della conferenza stampa


il servizio realizzato da Antenna Sud

mercoledì 26 settembre 2012

Sanità, Attolini minimizza i problemi e scarica le colpe sugli altri

A ben sentire il discorso del senatore alla sanità della Regione Puglia, sembra che nella nostra Regione la sanità sia un fiore all’occhiello, senza problemi e ricca di eccellenze e risorse. 
Sarebbero strabici ed ottusi tutti quelli che, invece, pongono domande ed interrogativi sulle criticità di un sistema che, invece e nella realtà dei fatti, se non è ancora al collasso, lo sfiora. 
I responsabili? Sarebbero, nella sostanza, i tagli del Governo e l’eredità che Vendola ha trovato. In perfetto italian-style. 
Invece è stata una difesa a tutto campo quella che assessore Ettore Attolini ha affidato al suo intervento di replica, a conclusione del dibattito sviluppatosi sulla sanità. 
Respinte tutte le accuse, a partire dai casi di presunta malasanità denunciati dall’opposizione, sino ai tempi delle liste di attesa. Ha snocciolato cifre e dati, ma ha anche espresso considerazioni, a partire dalla “straordinaria capacità di tenuta del sistema sanitario pugliese” e come termine di paragone ha citato la reattività del 118 regionale nella situazione di emergenza venutasi a creare a seguito dell’incidente ferroviario avvenuto sulla tratta Bari-Lecce. 
L’assessore Attolini ha calato il suo giudizio in un contesto generale avversato da criticità: il confronto non sempre facile con il governo nazionale e la “difficile eredità raccolta due legislature fa dal governo regionale”. 
A tal proposito ha elencato le criticità con le quali si è dovuto misurare: scarsa capacità di innovazione, obsolescenza infrastrutturale, limitatezza del parco delle grandi macchine sanitarie, carenza strategica nella presa in carico dei pazienti, frammentazione dei percorsi di cura. 
Due gli elementi di positività sottolineati in tale ambito, (ha però avocato alla Puglia il merido di aver anticipato i temi posti successivamente della riforma Balduzzi): + 61% delle Tac e + 50% delle Risonanze magnetiche registrato negli ultimi sette anni. 
“Nonostante carenze e limiti ascrivibili al passato – ha detto Attolini – ci sono stati grandi investimenti, forte è stato l’impulso dato alla modernizzazione ed alla innovazione tecnologica”. Citati poi i capisaldi della manovra articolata mediante la lotta al precariato e perseguita con i processi di internalizzazione dei servizi e con quello, più complesso, della stabilizzazione dei medici, sulla cui interruzione ha espresso rammarico e preoccupazione. 
Elencando i risultati conseguiti dal governo regionale, Attolini ha poi giudicato privi di fondamento i dati che vorrebbero un aumento della mobilità passiva: “dal 2006 ad oggi – ha sostenuto – è in costante riduzione, così come quella attiva”. Citati gli indicatori di efficienza a dimostrazione della crescita e del miglioramento della efficienza della offerta sanitaria regionale che in “alcuni casi è addirittura superiore ai parametri nazionali di riferimento riscontrati in strutture di eccellenza”, mentre sulle liste di attesa la criticità è stata circoscritta alla sola diagnostica, ma non alle patologie complesse. 
Attolini ha quindi definito faticoso il processo di riordino e di riorganizzazione della rete ospedaliera a seguito della chiusura di ben 22 ospedali e si è detto sicuro di escludere ulteriori riduzioni di posti letto “perché la Puglia è al di sotto della soglia prevista dalla spending review” (3,3 posti letto per ogni 1000 abitante). 
In conclusione Attolini ha rivolto un appello alla politica, una sorta di avviso a tenere alta la guardia per garantire la continuità della tenuta del sistema sanitario regionale attraverso due azioni: l’incremento delle piante organiche (più medici ed infermieri nelle corsie) e modifica dei criteri di riparto delle risorse finanziarie messe sul piatto dal governo nazionale. 
Entrambe azioni che, in ogni caso, forse il tecnico Attolini avrebbe meglio dovuto dire in sere di Giunta, e non di Consiglio. 
Tra i commenti al discorso dell’Assessore registriamo quello del vice coordinatore e consigliere regionale di Futuro e Libertà Puglia, Giammarco Surico, componente della Commissione Sanità della Regione Puglia. 
“Nessuna risposta ai nostri interrogativi che a questo punto si fanno sempre più inquietanti e la grave constatazione che le logiche della campagna elettorale ormai in atto prevalgono sugli interessi della comunità: questo è il deprimente bilancio di una seduta monotematica che doveva essere dedicata ad un tema sensibile come quello della sanità per dare una svolta all’inefficace e deleteria azione politico-amministrativa del governo regionale, ma che si è risolta in un nulla assoluto. 
Restano sul tappeto tutti i gravissimi problemi che attanagliano un sistema sempre più allo sbando. La declamazione da parte dell’assessore Attolini di un Eden della sanità pugliese si scontrerà con la dura realtà e sarà il giudizio di cittadini ed operatori – a cominciare dai medici ex stabilizzati – a sommergere di vergogna il cartello propagandistico del centrosinistra e le piroette di un assessore tecnico che solo qualche giorno fa aveva ammesso candidamente la situazione di emergenza e l’incongruenza dell’attività delle Asl, a partire dai debiti verso i fornitori che si aggirano intorno ai due milioni di euro. 
Non ci sembra proprio che i fatti, anche di cronaca, accaduti in queste ultime settimane, ci raccontino solo di un sistema da migliorare. Tutt’altro. Ci evidenziano un sistema allo stremo. 
Non si capisce poi perché a Bari non andrebbe bene il tavolo d’emergenza, mentre a Roma si invoca l’impegno bipartisan e il bene collettivo. Ci sembra più uno specchietto per le allodole dietro cui nascondere inadempienze e incapacità, che un serio, credibile tentativo di trovare una soluzione al problema del blocco del turn over”. 
Dal PdL, invece, arrivano le critiche di Lucio Tarquinio. “Non si può esprimere alcuna soddisfazione per l’andamento e gli esiti del dibattito di ieri in Consiglio Regionale sullo stato della Sanità pugliese. 
Invece di dare doverose risposte sulle gravissime vicende che hanno costellato l’estate a conferma dello stato comatoso in cui versa il nostro Servizio Sanitario regionale, l’assessore Attolini si è dapprima prodotto, in una relazione sui massimi sistemi, in una sostanziale auto-declaratoria di totale impotenza, che di per sé dovrebbe delegittimare il ruolo di un Assessore “tecnico” la cui unica ragion d’essere dovrebbe essere la capacità di risolvere i problemi, per poi, nelle replica, trasfigurarsi in politico per scaricare sull’immancabile passato, risalente ormai per di più a quasi otto anni fa, le responsabilità dei disastri propri e dei propri danti causa”. 
“Lo stato rovinoso in cui versa la Sanità pugliese non ammette più sconti di pena. Tanto più se accolti con sprezzante quanto del tutto spropositata supponenza da chi invece la pena la meriterebbe tutta e senza più attenuanti. Quella di ieri in Consiglio è stata un’occasione persa. Forse anche per le opposizioni.”
di Roberto Mastrangelo