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mercoledì 19 dicembre 2012

Valenzano, 11 consiglieri firmano le dimissioni, cala il sipario sull'amministrazione-Lampignano

Luigi Lampignano
Cala il sipario sull’Amministrazione Comunale di Valenzano: nella serata di martedì 18 dicembre, infatti, sono state presentate le 11 firme necessarie per lo scioglimento del Consiglio comunale nelle mani del segretario comunale.
A firmare la fine dell'amministrazione di centrosinistra guidata da Luigi Lampignano, a due anni e mezzo dal suo insediamento, sono stati 3 ex consiglieri di maggioranza ed otto di opposizione.
"Dopo tanta fatica e tanti appelli a tutti i consiglieri di maggioranza - spiega Lino De Filippis, tra i consiglieri comunali firmatari - abbiamo trovato dei consiglieri sensibili al fatto che Valenzano ha bisogno di cambiare pagina, perché questa “ventata nuova” del sindaco Lampignano non ha portato in termini amministrativi e di sviluppo di questo paese assolutamente nulla, anche perchè si è rivelata ed ha espresso quanto di più vecchio non si poteva".
"Alla fine - sottolinea De Filippis - abbiamo raggiunto le undici firme per determinare un cambiamento totale in questo paese. Noi ce l’auguriamo. Lavoreremo per voltare pagina e dare una buona e ottima amministrazione di gente più tranquilla, più capace, che possa lavorare veramente nell’interesse di questo paese".
"Dopo mesi di sofferenze politico-amministrative, di insulti, di bugie di ricatti ed illusioni, cala il sipario sull’amministrazione peggiore che Valenzano abbia mai avuto".
Già nello scorso mese di settembre, ricordiamo, il sindaco aveva minacciato le dimissioni (salvo poi rientrare entro i termini) a causa di dissidi e veti incrociati interni ai partiti che lo hanno sostenuto durante le elezioni (una coalizione che va dall'Udc a Io Sud, dal Pd a Sel e Idv).

martedì 16 ottobre 2012

Idv contro Idv, mentre il Consigliere regionale finisce nella retata antipedopornografica

Idv contro Idv. Ovvero quando la distanza tra gli eletti ed il partito è elevata. Ovvero ancora, quando non si riesce a capire quando si parla a titolo personale o quando si parla in nome del partito di cui si è consiglieri, o dirigenti. 
A puntare il dito sul gruppo consiliare alla Regione Puglia dell’Idv (probabilmente anche perché due dei quattro componenti hanno formalmente aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”) è Giacinto Fiore, che chiede chiarezza e trasparenza su come il gruppo consiliare ha speso i soldi a disposizione. 
“Le dimissioni della Governatrice della Regione Lazio, Renata Polverini, provocate dalla gestione “allegra”dei fondi pubblici destinati a finanziare le attività dei gruppi consiliari – scrive in una nota Giacinto Fiore - impone una riflessione seria sul tema. Lo scandalo si sta estendendo in altre Regioni”. 
“Per quanto ci riguarda, nello specifico dell’organizzazione del Gruppo Idv nella Regione Puglia, bisogna rimarcare la completa assenza di comunicazione e raccordo politico sotto ogni aspetto, con il gruppo dirigente del partito. Inoltre,il gruppo Idv ha perso la sua originale composizione, in quanto sia l’ex-capo gruppo Schiavone, che il Consigliere Gianfreda, hanno aderito al gruppo “Moderati per Emiliano”. Nonostante ciò, si è continuato a rilasciare dichiarazioni ambigue e prive di elementi di chiarezza, sull’appartenenza o meno all’Italia dei Valori”. 
Sono due, dunque, i piani di riflessione politica sottolineati dal segretario provinciale barese dell’Idv. Non soltanto la gestione economica del gruppo, a suo dire non chiara, ma soprattutto l’autorevolezza e la rappresentanza del partito, troppe volte ambigua. 
In altre parole: chi rappresenta l’Idv a Bari? Gli eletti o i quadri dirigenti? 
Poi Fiore prosegue ed affonda. 
“Si rende necessario, in questa fase,dissipare ogni dubbio sulla gestione dei fondi assegnati al gruppo Idv in Regione, sia con riferimento al passato, sia in relazione all’attuale gestione affidata al gruppo che si rivede in Idv, attualmente in Consiglio Regionale. (Nicastro-Mazza)”. 
“Ci chiediamo quali siano nel dettaglio, le spese di gestione del gruppo IDV o le iniziative politiche o di studio che hanno promosso, dando fondo quasi interamente a tutti i fondi a disposizione. Sarebbe curioso conoscerne i dettagli. Visto che , non hanno mai dato contributi al partito, che ha sempre finanziato le sue manifestazioni politiche con proprie risorse economiche”. 
“Ci sentiamo –sottolinea Fiore - in dovere di prendere le distanze da questa gestione dissipata del denaro pubblico. In una fase di contestazione di tutto l’assetto del sistema dei Partiti,giustificato dalla rabbia dei cittadini e nel mentre ci accingiamo a dare avvio alla raccolta firme per il referendum per l’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti e di altri privilegi della casta,sarebbe opportuno fornire tutti gli elementi di chiarezza e trasparenza, sulle attività del gruppo consiliare svolte e finanziate grazie ai contributi pubblici dei cittadini”. 
Eì l’Idv stesso, dunque, a parlare di “gestione dissipata”, di mancata trasparenza e di gestione ambigua, del gruppo Idv alla Regione Puglia. 
Soltanto un attacco diretto contro l’ex capogruppo, passato alla corte di Michele Emiliano? 
O c’è dell’altro? Non ci è dato saperlo. Di fatto registriamo tensioni all’interno di un partito che, ad oggi, si trova a metà strada tra un’alleanza organica con il centrosinistra e la voglia di restare alternativo “nudo e puro” (anche se poi di purezza non ci sembra proprio il caso di parlare…). 

E proprio nei giorni scorsi un’altra tegola è arrivata su Aurelio Gianfreda. Al consigliere regionale ex Idv, attualmente dei “Moderati per Emiliano” è stato, infatti, notificato dalla Procura di Lecce un avviso di chiusura indagini in un procedimento che lo vede a rispondere della pesante accusa di detenzione di materiale pedopornografico. 
Non è il caso, in questa sede, approfondire ulteriormente questo argomento (le carte della procura parlano di 69 supporti ottici sequestrati, due dvd ritrovati, centinaia di foto e filmati pornografici con protagonisti anche minori), il procedimento è in piedi e le accuse dovranno essere accertate in giudizio. 
Michele Emiliano
Ci preme soltanto, adesso, sottolineare come ancora una volta bisogna bacchettare Michele Emiliano
Caro sindaco. Possibile che ancora una volta non hai prestato adeguata attenzione nei confronti di chi ti è vicino? 
Non bastano i pacchetti di voti o la caratura politica delle persone a formare un gruppo politicamente e moralmente sostenibile. Non era da oggi nota la vicenda che vede coinvolto il consigliere regionale. Era davvero il caso di “imbarcarlo”, pur di incrementare i propri numeri?
Faccia le sue considerazioni, sindaco, e ne tragga le conseguenze. A volte è anche una questione di stile e di dignità.

di Roberto Mastrangelo

martedì 15 maggio 2012

Aula deserta: si discute di tagli ai rimborsi. C'erano più alunni che deputati


Lunedì 14 maggio, in Aula alla Camera si discute sul dimezzamento dei rimborsi ai partiti. Mario Monti dichiara che questa sarebbe una riforma epocale, ci sono incontri-scontri sulla questione, tutti d'accordo al dimezzamento dei finanziamenti, solo che... i presenti a Montecitorio sono 20, assenti 610.
Bell'insegnamento devono averne tratto gli scolaretti pugliesi in visita al secondo ramo del Parlamento. 
Tra i pochissimi presenti,  Maurizio Lupi, vice presidente della Camera che presiedeva la seduta, Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl) – i due relatori – Cambursano (Misto), Vanalli (Lega), Zaccaria (Pd), Tassone (Udc), Lorenzin (Pdl), Favìa (Idv), Orsini (Pt), Misiti (Grande Sud), Gava (Misto Pli), Iannaccone (Noi Sud), Borghesi (Idv), Giachetti (Pd), Lanzillotta (Api), Bernardini (Pd), Ugo Sposetti (Pd) Della Vedova (Fli). Se questa doveva essere una delle risposte della politica, la ventata di rinnovamento dei partiti, allora pare ci sia stato un flop clamoroso e un'ennesima conferma del completo disinteresse del bene pubblico di fornte all'interesse personale.

venerdì 11 maggio 2012

Regione Puglia, tagliati 10 Consiglieri dalla prossima legislatura, ma si poteva fare di più.

L'aula consiliare di Via Capruzzi a Bari
Una sforbiciata al numero dei consiglieri regionali pugliesi è stata approvata pressocchè all'unanimità dal Consiglio Regionale riunitosi questa mattina a Bari. I Consiglieri passano, a partire dalla prossima legislatura, da 70 a 60. La modifica alla statuto regionale è stata approvata all’unanimità dall’assemblea legislativa pugliese in seconda lettura (presenti 48 consiglieri, a favore 47) con un’unica astensione (quella di Davide Bellomo, I Pugliesi).  Gli assessori di riflesso vengono ridotti da 14 a 12, di cui massimo tre esterni.
Numeri da molti considerati importanti, ma che rappresentano, in realtà, il punto mediano delle varie posizioni in campo delle forze politiche, che da una parte sono consapevoli della necessità di ridurre il numero dell'Assise regionale (anche in virtù delle misure imposte dal Governo nazionale) e dall'altra di tutelare le proprie posizioni di campo e, soprattutto, i seggi a disposizione.
Alla fine è stato partorito un taglio minimale, che non soddisfa completamente.
  "Si poteva fare di più. L'unanimismo a tutti i costi genera timidezza e condiziona anche quei partiti che più degli altri dovrebbero esprimere novità e rinnovamento”. Lo afferma l'on. Salvatore Tatarella, presidente dell'Assemblea nazionale di Fli, che non concorda affatto con la riduzione dei consiglieri ed assessori, ritenendola assai modesta.
Salvatore Tatarella
“Cinquanta consiglieri, se non addirittura quaranta, potevano bastare. Invece – continua Tatarella -  si è trovato un accordo su sessanta, che mi sembra un numero ancora spropositatamente alto. Per rendersene conto, basterà controllare il carico di lavoro del consiglio, il numero delle sedute e delle leggi approvate”.
“Evidentemente – conclude Tatarella-  a via Capruzzi non hanno ancora capito il vento che soffia nel Paese”.
Il presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna,  ha ringraziato per il voto unanime dell’assemblea che apre una nuova stagione istituzionale, che avrà a breve come primo obiettivo la revisione della legge elettorale in funzione del perseguimento di tre obiettivi principali: il rispetto della rappresentanza dei territori; il perseguimento della “possibile e auspicabile parità di genere” e la revisione del meccanismo della soglia elettorale, dando spazio alle forze politiche minori.
In precedenza è intervenuto il capoluogo PdL Rocco Palese che ha evidenziato come il progetto federalista spinto proprio dello statuto in vigore (che 12 anni fa ha rappresentato la riforma più federalista possibile, configurando un modello di Regione-Stato) sia fallito, nel momento in cui lo Stato è stato costretto per ragioni di convergenza con le politiche dell’Ue, a ritornare alla tesoreria unica nazionale. Rispetto a questo processo è quanto mai opportuna la riduzione a 60 dei consiglieri regionali, nella more delle definizione del contenzioso acceso da alcune regioni rispetto alla misura disposta dal Governo per la riduzione dei consiglieri a 50, sia pure subordinatamente alla assegnazione delle risorse finanziarie. Quindi revisione a breve della legge elettorale regionale nell’ambito della 7° commissione consiliare.
Antonio Buccoliero, capogruppo di “Moderati e Popolari” ha sottolineato come “occorre sottolineare che la Regione Puglia, prima ancora che scoppiasse il putiferio sugli sprechi dei partiti, aveva già avviato l’iter di modifica dello Statuto, con il chiaro proposito di ridurre i costi della politica e di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’assise regionale".
Il capogruppo PD, Antonio Decaro, ha ricordato che quella della riduzione a 60 consiglieri sia un’iniziativa autonoma dell’assemblea pugliese, prima ancora di quella parlamentare e della ondata di antipolitica. La riduzione approvata – ha aggiunto - non è soltanto funzionale alla riduzione dei costi, ma anche ad uno snellimento dei lavori delle commissioni consiliari in modo da mettere le stesse nelle condizioni di lavorare in maniera più organica. Ecco perché è necessario mettere mano subito alla revisione della legge elettorale che vedrà impegnata la 7° commissione dalla settimana prossima. Anche lui ha sottolineato i tre punti fermi che dovranno contraddistinguere la stessa legge: rappresentanza di tutti i territori, parità di genere e spazio anche alle forze politiche minori.
Salvatore Negro (Udc)
Anche il capogruppo UDC Salvatore Negro ha sottolineato come l’iniziativa legislativa sia precedente a quella del Parlamento e alla ventata di antipolitica montata negli ultimi tempi. “Il cittadino, pero’ – ha aggiunto – ha bisogno soprattutto di risposte concrete rispetto alle problematiche che si pongono”, citando gli esempi dei ritardi nei pagamenti alle imprese, dei lavoratori socialmente utili che a distanza di 2 anni dai provvedimenti regionali vedono ancora irrisolti i problemi connessi alle questioni previdenziali e dei de-stabilizzati,  per i quali ha sollecitato il coinvolgimento dei parlamentari pugliesi per arrivare a modifiche legislative nazionali in grado di risolvere alla base il problema dei lavoratori in questione.

Regione Puglia, si dell'aula alla legge salva-precari della sanità, ma ora emergono i ritardi sulle piante organiche delle aziende pugliesi.

Con un solo astenuto, il Consiglio regionale ha detto sì alla legge che contiene “misure urgenti per l’accelerazione della determinazione delle dotazioni organiche delle aziende ed enti del servizio sanitario regionale e di tutela assistenziale”, ergo: termina l’incubo per i 270  medici in attesa di stabilizzazione.
Il dibattito è stato lungo e “proficuo” come ha sottolineato l’assessore alle politiche della salute, Ettore Attolini, perché ha consentito di far emergere temi importanti.
Fra gli altri, quello sollevato da un emendamento  “in chiave foggiana”, a firma di Lucio Tarquinio, Francesco Damone e Giannicola De Leonardis (presentato e poi ritirato),  con il quale si chiedeva sostanzialmente di aggiungere ai 270 medici che rientrano nella fattispecie prevista dalla legge, anche quelli della Asl di Foggia. L’assessore ha spiegato che al momento della definizione delle stabilizzazioni, la stessa Asl foggiana, ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per procedere in quella direzione, licenziando il personale sanitario.
Cosa fare adesso? La soluzione prospettata dall’assessore Attolini è quella di bandire avvisi pubblici per coprire le carenze di personale determinate proprio da quei licenziamenti.
La sede del Consiglio Regionale della Puglia a Bari
Sono due gli articoli della legge, con i quali da una parte si impone l’obbligo ai direttori sanitari di approvare le piante organiche entro trenta giorni dall’approvazione della iniziativa legislativa, in caso di mancato rispetto del termine, la Giunta regionale procederà nei dieci giorni successivi, alla nomina di un commissario ad acta; dall’altra per assicurare i livelli essenziali di tutela assistenziale, le aziende e gli enti di servizio sanitario regionale fino all’espletamento delle procedure per la copertura dei posti vacanti e comunque per un periodo non superiore ai sei mesi dall’approvazione della legge,  utilizzeranno il personale che a causa della sentenza della Corte Costituzionale del 2011, ha perso il lavoro ma soprattutto la certezza della stabilizzazione.
“Questa legge – ha spiegato l’assessore alla sanità, Ettore Attolini – si inserisce nel contesto delicato e più ampio della gravissima generale carenza di personale nel nostro sistema sanitario”. L’assessore ha ricordato le condizioni di precarietà e di asfissia in cui i medici sono costretti a lavorare, coprendo con piante organiche inadeguate il lavoro che in altre realtà viene svolto da centinaia di unità in più.
“Sino a quando non usciamo dal Piano di rientro – ha ricordato Attolini – ci aspettano ancora sacrifici. Questa legge serve ad evitare il tracollo, ma certamente non risolve completamente il problema delle carenze strutturali”.
Ma un altro spettro si aggira e neanche tanto nell’ombra, sulla tenuta del nostro sistema sanitario, la possibilità, che l’assessore ha inteso emergere dalla ultime riunioni romane, che vi sia un ulteriore dimagrimento del Piano di riparto sanitario.
Un ridimensionamento che fra l’altro rischia di spostare ancora di più l’asse decisionale su questa materia a livello romano, scippando così ancora altra sovranità alle regioni.
Il presidente del Consiglio, Onofrio Introna, ha sottolineato la necessità che l’intero Consiglio regionale predisponga un ordine del giorno che manifesti il disappunto sulla eventualità che questa minaccia si materializzi, stigmatizzando tutte le ricadute negative sulla tenuta del sistema sanitario pugliese.
Ma non è tutt'oro quello che luccica. Per il vicecapogruppo Pdl Massimo Cassano "la “leggina”  salva de-stabilizzati, se da una parte mette finalmente un punto fermo e pone una scadenza improrogabile all’approvazione delle piante organiche da parte delle Asl (30 giorni dall’entrata in vigore della legge, pena la nomina di un commissario da parte della giunta regionale nei 10 giorni successivi), dall'altra apre un vero e proprio caso sui ritardi delle stesse Aziende sanitaria locali in materia".
"Perché – chiediamo al presidente Nichi Vendola e a tutti gli assessori alle politiche della salute di questi anni di amministrazione di centrosinistra – nessuno finora si è mai posto il problema? Eppure i ritardi nell'approvazione delle piante organiche da parte delle Asl pugliesi continuano a causare enormi disagi agli operatori della sanità che non riescono ad avere certezza del proprio futuro lavorativo e ai poveri incolpevoli pazienti che non riescono a vedere garantiti neanche i livelli essenziali di assistenza.
Una situazione che non solo non potrà più essere tollerata e che riguarda tutti i territori della Puglia interessati da dismissioni degli ospedali. Ma che ha anche già provocato danni enormi al sistema sanitario regionale creando nuovi precari e situazioni di caos eccezionali negli ospedali che hanno retto all'impatto del piano di riordino. Soprattutto una situazione che ha messo la Puglia in una posizione di disagio nei confronti del governo nazionale.
Come da noi più volte denunciato la storia della mancata approvazione delle piante organiche nelle Asl, sottolinea il disinteresse politico e gli evidenti errori con cui le varie questioni sono state affrontate. Nel silenzio del presidente Vendola".
Sulla legge è intervenuto anche Rocco Palese (Pdl) “La Legge approvata oggi in Consiglio sui cosiddetti medici destabilizzati, è l’unica strada che, nella certezza del rispetto delle Leggi, consente nell’immediato di garantire certezze e continuità lavorativa agli operatori e di non interrompere la continuità dell’assistenza sanitaria. Mette poi finalmente un importante punto fermo sui tempi dell’approvazione delle piante organiche da parte delle Asl: hanno trenta giorni di tempo per approvarle, altrimenti nei 10 giorni successivi sarà la Giunta Regionale, commissariando le Asl inadempienti, a procedere”.
Il capogruppo del Pdl alla Regione Puglia poi ha aggiunto: “Come opposizione non abbiamo doveri né responsabilità politico-gestionali, ma sentiamo il dovere morale di fornire il nostro contributo per andare incontro agli oltre 200 medici interessati e alle centinaia di pazienti che, se questi medici andassero a casa, vedrebbero messi a rischio i livelli essenziali di assistenza. Peraltro, essendo stata accolta la nostra proposta di inserire in questa stessa legge tempi certi e inderogabili per l’approvazione delle piante organiche, abbiamo anche contribuito a creare le condizioni affinchè entro massimo 40 giorni vi sia una fotografia reale sulla situazione del personale sanitario e non degli ospedali pugliesi, con certezze sul numero di posti vacanti da coprire e anche sulle modalità previste dalle Leggi per coprirli.
Pur rispettando altre strade che si sta cercando di percorrere, come quella parlamentare, e posizioni differenti assunte da alcuni colleghi su questa Legge – conclude Palese - abbiamo ritenuto giusto sostenere questo atto legislativo per dare certezze immediate ai medici interessati e restituire speranza a tutto il personale sanitario e aspirante tale e, soprattutto, ai poveri incolpevoli e tartassati cittadini pugliesi che, pagando 338 milioni di euro di tasse regionali aggiuntive all’anno proprio per i ‘buchi’ della sanità, non meritano di restare privi di assistenza”.

venerdì 4 maggio 2012

Cimitero privatizzato: lite nel centrosinistra a Foggia


La privatizzazione dei servizi cimiteriali decisa dalla Giunta Mongelli ha suscitato la vivissima opposizione della minoranza di centrodestra e desta più di una perplessità nei cittadini, che dovranno pagare un loculo quasi millecinquecento euro. 
Ma a mettere in luce le contraddizioni delle scelte del sindaco e dell’assessore delegato Pasquale Pellegrino è un esponente della coalizione di centrosinistra, il segretario cittadino del Prc Giorgio Cislaghi, che ha dettato agli organi di stampa una dichiarazione di fuoco. 
Eccola: E' palese la contraddizione tra le due affermazioni perché nel "prezzo già stabilito di 1450,00 euro a loculo" è caricato anche il costo di gestione dei servizi di pulizia e manutenzione che prima erano a carico della fiscalità comunale, questi sono gli 800 mila euro di costi che il comune risparmia. Vogliamo sottolineare che nel costo del loculo è incluso anche il "normale utile" che motiva l'impresa privata a gestire i servizi di pubblica utilità, che contro la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali si è espresso il popolo italiano con il referendum, che i cittadini foggiani, in quell'occasione, hanno espresso la volontà di mantenerli pubblici. 
E' per questo motivo che l'aver voluto procedere con l'affidamento dei servizi cimiteriali a un privato, in aggiunta all'ampliamento del cimitero stesso, costituisce violazione della volontà popolare con buona pace di chi aveva fatto della democrazia partecipata una bandiera in campagna elettorale.
L'ingresso del cimitero comunale di Foggia
Quanto al risparmio effettivo per la comunità, vi è prima da ricollocare i sette operai tumulatori, assunti tramite concorso e specializzati, che non continueranno a lavorare al cimitero ma saranno impiegati in altre mansioni (la custodia delle palestre comunali?) come è stato loro riferito in via informale. 
Il costo di questi sette dipendenti resterà comunque a carico dell'amministrazione comportando una spesa molto superiore agli 800 mila euro "risparmiati" per gli undici anni del servizio. Una spiegazione del presunto risparmio ci sembra un atto dovuto. 
Restano alcune cose da capire: perché, dopo quattro mesi dalla data del primo gennaio, non sia ancora cominciata la nuova gestione e perché ancora oggi c'è la necessità di un ulteriore rinvio di una settimana; secondo quali delibere, o determina dirigenziali, stiano lavorando dal 1 gennaio persone non dipendenti dal comune; perché non sono state applicate le norme di tutela sociale dei lavoratori in precedenza occupati. 
A queste domande il sindaco e l'assessore devono rispondere se hanno a cuore la trasparenza dell'azione amministrativa. Vi è poi da chiarire se, e perché, l'amministrazione comunale permetta l'impiego di manodopera assunta con contratti di somministrazione di lavoro -il lavoro interinale- per assicurare un servizio della durata di undici anni e a quale carta dei servizi, per garantire la loro qualità, il nuovo gestore si debba attenere, ma questo e un discorso che riguarda la qualità dei servizi che l'amministrazione offre alla città su cui vi è molto da ridire.