lunedì 11 giugno 2012

Lecce, arriva la tassa di soggiorno per i turisti

Superati anche gli ultimi dubbi, sembra proprio che tutto a Lecce sia pronto per l'istituzione della tassa di soggiorno. Questa mattina, a Palazzo Carafa, si è discusso dell'istituzione dell’imposta di soggiorno, prevista dall’articolo 4 del decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011. 
All’incontro, convocato dall’assessore ai Tributi del Comune di Lecce, Attilio Monosi, erano presenti Massimiliano Danese (Assoturismo), Federico Pastore e Gianfranco Colella (Confcommercio), Valentina Fragassi (Filcams-Cgil) Gianluca Trisiello (Ugl,) Roberta Mazzotta (Pugliapromozione) e Piero Mongelli (Codacons).
Nonostante l'idea non sia gradita, tanto all'opposizione, quanto all'Azienza di promozione turistica locale, l'assessore al Bilancio del Comune di Lecce va avanti sulla sua strada e intende portare a termine il suo obiettivo. "Affinché Lecce non diventi il fanalino di coda delle più belle città italiane deve adeguarsi -insiste Monosi- inoltre la tassa non graverebbe sui cittadini e la mia idea è solo l'anticamera di quella che sarà la discussione in Consiglio comunale, è un argomento che va metabolizzato e condiviso in modo unanime per il bene del capoluogo salentino". 
Palazzo Carafa, sede del Comune di Lecce
“Nel corso degli ultimi anni – spiega l’assessore ai Tributi Attilio Monosi – la città di Lecce ha sostenuto numerosi eventi socio-culturali ed ha realizzato una serie di importanti iniziative e progetti volti a recuperare, valorizzare e promuovere le ricchezze del territorio. In questo modo, il capoluogo salentino è riuscito a posizionarsi fra le mete turistiche italiane di maggiore richiamo, tant’è che i risultati sono confermati con entusiasmo dai turisti che sempre più numerosi scelgono di raggiungere o di ritornare a Lecce. L’obiettivo è quello di innalzare i livelli di qualità dei servizi offerti ai turisti. Per questo abbiamo deciso di istituire questa tassa prevista da un decreto legislativo. Nell’incontro di questa mattina abbiamo proposto l’ossatura sulla quale dovrà basarsi l’imposta di soggiorno. Il meccanismo è semplice: l’idea è di applicare due tariffe. I turisti che opteranno per i bed and breakfast e gli alberghi a due e tre stelle pagheranno due euro al giorno. La tassa di soggiorno, invece, salirà a tre euro per i visitatori che sceglieranno di essere ospitati in alberghi a quattro e cinque stelle”. 
“Oramai – ricorda l’assessore Monosi – si va verso una struttura di bilancio che finanzi le spese relative all’accoglienza turistica in maniera mirata. Per questo è del tutto ovvio che i futuri ricavi che l’Amministrazione Comunale otterrà da questa imposta serviranno principalmente a migliorare i servizi offerti ai turisti. Si pensi, ad esempio, al potenziamento della raccolta rifiuti, alle comunicazioni e informazioni turistiche, al servizio di trasporto urbano, alla stampa del materiale divulgativo-informativo, alle visite guidate e via discorrendo. 
Allo studio, inoltre, c’è la realizzazione di una card destinata ai turisti che giungono in città per offrire loro una serie di opportunità e benefici”. 
“L’incontro odierno - conclude l’assessore Monosi - si è svolto in clima sereno. Abbiamo aggiornato la riunione alla settimana entrante allorquando forniremo una bozza di regolamento che sarà sottoposta all’esame di operatori turisti, associazioni dei consumatori e sindacati per accogliere eventuali suggerimenti. Contiamo di tirare le somme prima dell’approvazione del bilancio 2012. Ad ogni buon conto, la tassa di soggiorno non partirà immediatamente, anche per venire incontro alle esigenze degli addetti ai lavori che hanno già venduto i loro pacchetti turistici. Stabiliremo assieme a loro quando far entrare in vigore la nuova imposta”.

video tratto da SalentoWebTv

domenica 10 giugno 2012

Mobile imbottito, domani il corteo per l'Accordo di programma sull'Area Murgiana

Domani, lunedì 11 giugno, per la manifestazione organizzata da Fillea CGIL, Filca CISL, Feneal UIL, una autocolonna partirà da Ginosa e, passando per i Comuni della Murgia, giungerà a Bari per chiedere la sottoscrizione dell’Accordo di programma dell’Area Murgiana. 
È tutto pronto per il serpentone di auto che domani intorno alle 8.30 partirà da Ginosa, e dopo aver attraversato i territori dei Comuni di Laterza, Santeramo in Colle, Cassano Murge, giungerà a Bari. La manifestazione si concluderà intorno alle 12 in piazza Prefettura con un incontro congiunto tra i sindacati, i rappresentanti delle Istituzioni locali e i parlamentari del territorio.
Sulla lunga autocolonna viaggerà il disagio di un’intera comunità, quella murgiana, dove la crisi del settore del mobile imbottito sta assumendo la fisionomia della calamità sociale. Nel volgere di un decennio, infatti, quello che era unanimemente riconosciuto come un fiore all’occhiello dell’economia di Puglia e Basilicata, con l’11% della intera produzione mondiale di divani ancora nel 2003, ha subito una devastante debacle: crollo verticale del fatturato; contrazione delle aziende passate da cinquecento ad un centinaio; riduzione degli addetti scesi da quattordicimila a seimila, molti dei quali in cassa integrazione. Una crisi profonda che sconvolge, a tutt’oggi, l’intera economia di un’area che si estende dall’Alta Murgia al tarantino, passando per il materano.
Lo scopo della manifestazione è di ottenere dal Ministero dello Sviluppo Economico un tavolo di incontro finalizzato alla firma definitiva dell’Accordo di Programma dell’Area Murgiana che da troppo tempo giace inutilmente sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico.
"Non c’è più tempo! L’accordo di programma rappresenta un passaggio indispensabile per risollevare l’economia delle zone interessate e per ottenerlo occorre un’assunzione di responsabilità generale". commentano così FILLEA - FILCA - FENEAL DI PUGLIA in un comunicato congiunto di presentazione della manifestazione.

La Puglia e le imprese pugliesi pronte a sostenere l'economia emiliana per il rilancio post-terremoto.


Una forte aggregazione e solidarietà per evitare il collasso economico di un'intera Regione, con le ovvie pesanti ripercussioni sulla Nazione. La Puglia e le imprese pugliesi sono pronte.
Salvare le imprese delle aree terremotate per evitare la loro fuoriuscita dai mercati e quindi il collasso economico sociale di un territorio che solo fino a pochi giorni fa esprimeva eccellenze di livello mondiale.
Per fronteggiare questa emergenza bisogna fare "sistema Paese Italia"! Il principio di base che propone ANCI Puglia è la "perequazione produttiva solidale”: ad una situazione straordinaria bisogna rispondere con soluzioni e regole straordinarie, mirate e finalizzate a tamponare l'evento critico. L'intero sistema istituzionale, economico, sindacale e sociale coinvolto, concorde e attore del processo. Senza questi presupposti la proposta può apparire solo una provocazione, o peggio ancora, qualcosa di simile a sciacallaggio.
Finale Emilia, uno dei COmuni più colpiti dal sisma
I distretti produttivi della Bassa Emilia, valgono un fatturato tra i 25 e i 30 mld di € l’anno. Perderli significa impoverire una zona ricca del paese e di conseguenza peggiorare i conti dello Stato con un decremento del PIL locale e nazionale.
In Puglia ci sono molte analogie produttive con l'Emilia e la nostra regione è ben collegata per terra, ferro, mare e anche aria. A seguito della crisi economica vi sono molte realtà produttive, comprese quelle agricole, che hanno capacità produttiva inespressa. In Emilia accade il contrario: le imprese hanno mercato, ma non hanno temporaneamente capacità produttiva. Ecco la perequazione produttiva solidale!
Serve quindi un tavolo a cui siedano: i ministeri competenti, i governatori delle regioni Emilia e Puglia, i rappresentanti sindacali e degli imprenditori, gli enti locali, insomma tutti gli attori necessari, per siglare un patto leale, solidale, equo e "rassicurante", nel senso che insieme si può superare qualsiasi ostacolo e soprattutto quando le risorse finanziarie scarseggiano e la crisi morde.
Con la garanzia dei massimi livelli istituzionali, sociali, sindacali, economici e finanziari, si potrebbero temporaneamente stabilire sinergie produttive tra imprenditori pugliesi ed emiliani nel nome dell'unità nazionale e sociale, senza alcun timore e con un fortissimo messaggio di fiducia anche per il resto della nazione e perché no, un segnale netto anche ai mercati esteri.
“Ho inviato una nota al presidente Delrio – ha dichiarato il presidente Luigi Perrone - in cui ho illustrato la nostra iniziativa. In questi giorni, abbiamo già incontrato alcune imprese pugliesi, di settori analoghi a quelle della Bassa Emilia, che ci hanno dimostrato la loro disponibilità. I comuni pugliesi lanciano questa proposta e si impegnano a fornire tutto il supporto necessario. Confidiamo nella risposta di tutte le parti in causa, proporremo il principio alla consorella Anci Emilia Romagna. Bisogna fronteggiare questo evento straordinario, superare l'attuale momento di sfiducia e difficoltà; gli italiani in questo hanno sempre espresso il meglio con l’'arte di arrangiarsi. Proviamoci ancora.”

sabato 9 giugno 2012

Tiro con l'arco, bene la Leonetti all'European Gran Prix, ora si gioca un posto per le Olimpiadi


Un altro nono posto per la barlettana Pia Lionetti. Dopo gli Europei Targa di Amsterdam (Olanda), la tiratrice tesserata per il Gruppo Sportivo Aeronautica ha chiuso con l’identico piazzamento, non senza un pizzico di sfortuna, anche la prima fase dell’European Grand Prix 2012 che si è svolta a Nicosia (Cipro).
Stavolta la fase preliminare dei tiri di qualificazione della gara individuale della specialità dell’arco Olimpico, si è chiusa con un buon sesto posto provvisorio (con un totale di 625 punti e secondo posto parziale nella seconda serie di volée da 36 frecce) che le ha consentito di approdare direttamente nel secondo turno nel tabellone ad eliminazione diretta.
Nel confronto dei sedicesimi, la Lionetti ha avuto nettamente la meglio sulla greca Eleftheria Matiatou per 7-1, ma nel confronto successivo valevole per il passaggio ai quarti di finale ha subito lo stop dall’ucraina Katerina Yavorska.
Pia Lionetti, barlettana tesserata per l'Areonautica
Il confronto con l’ucraina, partito con il pareggio della prima volée (sulle tre frecce ciascuna), ha visto la tiratrice barlettana prevalere nella seconda volée (28-23), perdere terzo e quarto turno (27-23; 28-25) e pareggiare il confronto con il successo nell’ultima volée (24-20). Però, la freccia di spareggio (che solo pochi giorni prima agli Europei di Amsterdam l’aveva vista prevalere contro la compagna di squadra Valeeva) stavolta è risultata sfavorevole all’azzurra che ha ottenuto solo un “7” contro il “9” dell’avversaria che ha passato il turno, lasciando nella testa della Lionetti un senso di dispiacere per un risultato che poteva essere, anche con un pizzico di buona sorte in più, certamente migliore.
E purtroppo, il giorno successivo, sono sfumate anche le ambizioni di podio per il terzetto femminile completato dalle altre atlete dell'Aeronautica Guendalina Sartori e Jessica Tomasi. Infatti, le azzurre sono state fermate nei quarti di finale allo spareggio (ancora indigesto) dalle atlete di casa di Cipro (206-206) con il punteggio di 30-24 nella serie supplementare di tiri.
Ora, la venticinquenne barlettana dovrà essere bravissima a ricaricare subito le pile perché, neanche il tempo di tornare in Italia dalla spedizione cipriota che sabato prossimo, 16 giugno, è prevista una nuova partenza: per la terza prova di “World Cup” che si svolgerà ad Ogden (USA) dal 18 al 24 giugno prossimi. Infatti, la gara americana sarà l’ultima possibilità per rientrare nel terzetto che il selezionatore e direttore tecnico della nazionale azzurra, Gigi Vella, convocherà definitivamente per i Giochi Olimpici di Londra che prevedono le gare di tiro con l’arco dal 27 luglio al 3 agosto.

Scuola, è la Regione a dover disciplinare l'accorpamento degli Istituti Comprensivi. Ma ora deve farlo in fretta

E’ stato accolto dalla Corte Costituzionale il ricorso della Regione Puglia verso la legge 133/2011, che all’art. 19 prevede l’accorpamento in Isitituto Comprensivi delle Scuole dell’Infanzia, Elementari e Medie per raggiungere la “quota” minima di 1000 alunni.
In sostanza, la Regione aveva ritenuto che alcuni comma della legge citata, privino, di fatto, l’istituzione regionale del ruolo primario nell’organizzazione delle scuole, laddove indicano il numero minimo di studenti necessari alla singola scuola, per ottenere l'autonomia.
Il comma 4, infatti, stabilisce che: “Per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione, a decorrere dall’anno scolastico 2011-2012 la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono aggregate in istituti comprensivi, con la conseguente soppressione – si legge – delle istituzioni scolastiche autonome costituite separatamente da direzioni didattiche e scuole secondarie di I grado; gli istituti comprensivi per acquisire l’autonomia devono essere costituiti con almeno 1000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.
Il comma 5 stabilisce che: “Alle istituzioni scolastiche autonome costituite con un numero di alunni inferiore a 500 unità, ridotto fino a 300 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche, non possano essere assegnati dirigenti scolastici con incarico a tempo indeterminato. Le stesse sono conferite in reggenza a dirigenti scolastici con incarico su altre istituzioni scolastiche autonome”.
Sono questi due comma, secondo il ricorso presentato dalla Regione Puglia ed accolto dalla Corte Costituzionale che “stabiliscono nel dettaglio l’aggregazione di scuole in istituti comprensivi e la soglia minima di alunni per l'assegnazione di dirigenti a tempo indeterminato, sono immediatamente (la loro decorrenza coincide con l’anno scolastico appena iniziato) lesive della competenza regionale in materia formativa e di programmazione della rete scolastica, delegata alle Regioni”.
Dunque tocca alle Regioni statuire in materia, e non al Governo.
Ora, ottenuto il via libera dalla suprema Consulta, alla Regione tocca non perdere altro tempo e statuire il più velocemente in materia.
Sulla questione è intervenuta la Uil Puglia, per bocca del suo Segretario regionale Uil Scuola Giovanni Verga.
“A questo punto è giusto che la Regione Puglia faccia le opportune valutazioni politiche e studi la formula migliore per fare il punto sul piano di dimensionamento scolastico, in piena coerenza con lo spirito e il merito del ricorso presentato assieme ad altre regioni”.
“Siamo ovviamente estremamente soddisfatti per l’esito del ricorso – continua Verga – in quanto ritenevamo e riteniamo fuori luogo questa politica di tagli ed accorpamenti selvaggi che la 133 aveva imposto, con le logiche ripercussioni negative sul personale: dirigenti scolastici, direttori amministrativi e personale Docente e Ata. Senza dimenticare il disorientamento e i disagi per i genitori, a causa di un’offerta che non avrebbe affatto tenuto conto del principio fondamentale di territorialità: una violazione, in sostanza, del patto formativo tra scuola e famiglia”.
E ancora: “La visione ragionieristica dell’universo formativo ne esce sconfitta, a vantaggio di una scuola di qualità, che deve diventare riferimento per un nuovo percorso di crescita, sia a livello regionale che nazionale. In un momento come l’attuale, caratterizzato da una profonda crisi economica e sociale, usare la scure, sempre e comunque, non produce effetti positivi. Piuttosto bisogna investire nella scuola, come del resto dichiarato nei giorni scorsi dal Ministro Profumo, migliorandone l’offerta didattica e formativa, per far sì che le nuove generazioni possano affacciarsi in maniera competitiva sul mercato del lavoro e sulla scena sociale, favorendone l’impegno. E’ inutile nascondere la forte preoccupazione – conclude il Segretario Generale della UIL Scuola regionale – per una sentenza che, sicuramente, non trasmette serenità a quei lavoratori della scuola che a causa di una norma, dichiarata successivamente incostituzionale, si trovano nella condizione di dover perdere la propria sede di lavoro ed, in molti casi, ancor peggio, di risultare in esubero”.

venerdì 8 giugno 2012

La Vas seppellirà la Cittadella di Pizzarotti


Di Cittadella della Giustizia non se ne parla proprio. Chi ha letto fra le riga l'intervista resa dall'assessora Angela Barbanente alla nostra Fortunata Dell'orzo QUI PER LEGGERE L'INTERVISTA avrà certamente compreso che la dolce, ma tosta assessora all'urbanistica, per l'edilizia giudiziaria barese, pensa a ben altro. Per lei è sempre valida l'ipotesi del tavolo tecnico Comune Regione, del 2007, ovvero la costruzione ex novo di un secondo palazzo di giustizia in via della Carboneria. Quello per il quale Simone Di Cagno Abbrescia riusci nell'impresa di perdere cento miliardi di contributo dello Stato. Sito in pieno quartiere Libertà e su area urbana centrale, destinata a servizi e oggi gravemente degradata. Ipotesi che potrebbe essere ripresa e riconfermata nel patto per Bari di Nichi e Michi. Se fosse per lei, anche se non può dirlo, perchè non rientra nelle sue competenze, il progetto Pizzarotti, plastico compreso, sarebbe stato già conferito in discarica. Con buona pace dell'ing. Michele Cutolo e dei suoi corifei, vecchi e nuovi.

Il progetto Pizzarotti per il Palagiustizia di Bari
Intanto, ha chiesto al fin troppo solerte Commissario ad acta Giuseppe Albenzio di sottoporre il progetto alla procedura di Vas, la valutazione ambientale stategica. Sarà un confronto duro, lungo e tecnico politico. Da una parte l'apparato tecnico e politico della Regione, schierato al gran completo. Vendola, Barbanente e Nicasto, l'assessore competente per la Via, con tutti i loro tecnici.  Dall'altro il solo Albenzio, al quale probabilmente, come per il passato, non verrà meno l'ausilio tecnico giuridico della coppia Cutolo-Pizzarotti. Oggettivamente, però, la partita è assai ardua. Con quel trio le aderenze alte e coperte di Pizzarotti sono destinate a fallire. Quella della Vas, insomma, non sarà una partita facile, come al Consiglio di Stato.
Che si dovesse fare una Vas é appena ovvio. Chi non ha capito, o finge di non capire di cosa stiamo parlando, deve considerare che  la cosidetta cittadella della giustizia investirà un'area di circa trenta ettari, posta fra lo stadio San Nicola e il Comune di Bitritto. Circa 800.000 ( ottocentomila) metricubi di cemento scaricati in aperta campagna, urbanizzando un'area destinata dal Prg a restare agricola. Insomma, una evidente e scoperta speculazione edilizia. La più grande della storia di Bari, che pure ne ha viste tante. Le norme tecniche approvate dall'improvvisato urbanista Giuseppe Albenzio prevedono una edificazione pari a quattro metricubi per ogni metroquadro, con edifici che potrebbero arrivare sino a 80 metri di altezza. Per molto meno a Punta Perotti, larga parte della città è insorta. Per la cittadella questa  enorme e devastante  colata di cemento non è stata ancora percepita e valutata in tutta la sua evidente negatività. A tanto sopperirà la Vas, che ci auguriamo scriva finalmente la parola fine a questa nefasta favola.

I consiglieri regionali sono 70 e non 78. Fine del discorso. Ed ora si possono ridurre a 50

La vicenda del giudizio costituzionale sul numero dei consiglieri regionali pugliesi, al di là della legittima soddisfazione di chi lo promosse - SalvatoreTatarella e Francesco Cirací - e dei loro legali - Francesco Mariani, Francesco Bello e Fabrizio Tatarella - per il vittorioso risultato ottenuto, offre lo spunto per alcune considerazioni, che possono tornare utili sopratutto a Fli. La vicenda, come è noto, nasce all'indomani dello scrutinio delle regionali del 2010. Secondo alcuni, in applicazione della legge elettorale, ma in dispregio dello Statuto regionale, la Corte d'appello avrebbe dovuto proclamare 78 e non 70 consiglieri regionali, in modo da garantire alla sinistra un ampio premio di maggioranza.
Allora Fli non era ancora nata e Tatarella e Cirací militavano entrambi nel Pdl. Proprio questo partito, pur essendo il piû interessato alla questione e pur fortemente sollecitato da Tatarella, non prendeva alcuna decisione. Forse per timidezza, forse perchè ancora tramortito dalla sconfitta, forse per difetto di leadership.
Il Consiglio Regionale della Puglia
È allora che prende l'iniziativa Tatarella. Con Cirací  promuove e costituisce il  Comitato per la difesa dello Statuto regionale. A nome del Comitato e come elettore invia un esposto diffida alla Corte d'appello e organizza una raccolta di firme in calce ad una petizione  popolare. I consiglieri da proclamare devono essere solo 70. Come vuole lo Statuto. Le ragioni tecnico giuridiche sono spiegate dai legali. Nessun altro  si muove in questa fase e la Corte accoglie l'impostazione del Comitato.
I consiglieri proclamati sono 70. Gli otto esclusi, naturalmente, ricorrono al Tar, ma anche qui il Comitato si costituisce e solleva una questione di costituzionalità, che la Corte accoglie. In questa fase si costituisce finalmente anche il Pdl, ma l'eccezione vincente la fa solo il Comitato.  Si va alla Corte Costituzionale e anche in questa sede la tesi del Comitato trova accoglimento. La legge elettorale della Regione viene dichiarata parzialmente incostituzionale.
L'ultimo atto della vicenda processuale una settimana fa innanzi al Tar, che scrive la parola fine. I consiglieri restano 70. Questa vicenda, esemplare nel suo genere, dimostra che in politica si puô essere determinanti e cogliere clamorosi successi, anche senza un grande partito alle spalle. È sufficiente cogliere il momento giusto e il giusto argomento.
Se Tatarella non avesse promosso il Comitato e non si fosse costituito in giudizio sin dalla fase innanzi la Corte d'appello, forse, ancora oggi avremmo 78 consiglieri regionali. Lo stesso, purtroppo, non è accaduto sulla modifica dello Statuto. La Regione ha ridotto il numero dei consiglieri, ma solo portandoli da 70 a 60. Secondo noi era più giusto portarli a 50, come prescrive una legge nazionale. Ci sarebbe il tempo e l'opportunità, perchê Fli si faccia portatore di questa ulteriore riduzione. Certo, non ha i numeri  per farla passare, ma può comunque proporla. Il resto potrebbe farlo la stampa e l'opinione pubblica. Uccio Curto e Giammarco Surico hanno il dovere di provarci.