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venerdì 14 dicembre 2012

Causa, effetti e vie d'uscite dalla crisi, se ne parla domani in Provincia a Bari


Domani, sabato 15 dicembre 2012, alle ore 9.30, presso la Sala Consiliare “Matteo Fantasia”del Palazzo della Provincia di Bari, avrà luogo la Tavola Rotonda sulla prima crisi globale promossa dalla Fondazione Mille Nomi Avanti Insieme sul tema:“La Banca del Sud e il sistema del credito nel mezzogiorno. Causa ed effetti della prima crisi globale. L’uscita di sicurezza”.
Interverranno l’imprenditore e parlamentare di Futuro e Libertà Francesco Divella, il Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico per le PMI e gli Enti Cooperativi, Gianluca Esposito, il Capo economista e Responsabile della ricerca economica e statistica presso la Cassa dei Depositi e Prestiti, Edoardo Reviglio e l’economista dell’Università di Tor Vergata di Roma, Nicola Rossi.
La Tavola Rotonda, moderata dal Direttore de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, Giuseppe De Tomaso, sarà conclusa da Giulio Tremonti, già Ministro dell’Economi negli ultimi governi guidati da Silvio Berlusconi.

mercoledì 21 novembre 2012

Grecia: non c'è due senza tre

Una notte non è bastata. L’eurogruppo si riunirà lunedì prossimo, per la terza volta in tre settimane. Argomento principale? La Grecia, come sempre. 

Introduzione (incontro-scontro). I governi europei sono d’accordo nel concedere allo Stato ellenico una deroga di due anni per poter raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica prestabiliti dei creditori internazionali, ma le questioni che hanno tenuto sveglio l’Eurogruppo fino a tarda notte, sono le modalità da attuare per l’abbassamento del debito pubblico, -l’obbiettivo è quello di abbassarlo fino al 120% del prodotto interno lordo- oggi fisso al 160%. 

Svolgimento ( Merkel versus Fmi-USA). In prima serata la cancelliera Merkel si presenta con un atteggiamento più flessibile e maggiormente propenso a trovare un compromesso per risolvere la questione greca. In seconda serata i “kinder” vanno a letto e la questione si scalda. Da una parte mutty Merkel “non vuole vedere perdite di capitali” e quindi propone di dilazionare il momento per ridurre il debito greco al 2022 per non mettere mano a fondi o perdite, dall’altra c’è il Fondo Monetario Internazionale, presieduto da Christine Lagarde e fortemente sostenuto dal presidente americano Obama, che ostacola la proposta tedesca perché non chiude, una volta per tutte, il contagio greco al resto d’Europa e non solo. La proposta dell’FMI è, infatti, quella di riuscire nell’impresa di abbassare il debito pubblico al 120% entro il 2020 -al massimo- e propone di ridurre i prestiti con un secondo haircut ( ristrutturazione) che questa volta coinvolga il settore pubblico. La Merkel si oppone poiché di fatto ci sarebbe una perdita secca nei prestiti concessi ai paesi europei.

Conclusione (nulla di fatto). Antonis Samaras, premier greco, torna a casa con le tasche vuote. Il mancato raggiungimento dell’accordo tra “i grandi” dell’economia europea ha, infatti, anche bloccato la nuova trance di aiuti, pari a 44 miliardi di euro, da destinare al suo Paese. “I nostri partner e il Fondo monetario internazionale hanno il dovere di fare ciò che devono, non è solo il futuro del nostro Paese, ma la stabilità dell'intera zona euro a dipendere dal successo dell'esito di questo impegno dei prossimi giorni”.

Arrivederci al 26 Novembre
di Sveva Biocca
 

martedì 30 ottobre 2012

Quale classe dirigente per uscire dalla crisi? Se ne parla a Lecce

Pier Luigi Celli












Il nostro Paese ed in particolare il Mezzogiorno si trovano ad affrontare un momento davvero critico, carico di nuove sfide: quella della globalizzazione innanzitutto ma anche della competizione internazionale e dell’attrattività dei territori. Sfide che richiedono risposte efficienti ed efficaci sia nel breve termine che nel lungo periodo e che presuppongono l’impegno di una classe dirigente capace di gestire i processi di cambiamento ed innovazione nel settore amministrativo, imprenditoriale, del lavoro e nella società più in generale.
Anche le imprese hanno la responsabilità, soprattutto in questa fase economica in continuo divenire, di scegliere un management competente, che possa governare i processi cruciali all’interno delle aziende: dal passaggio generazionale ai rapporti con le altre imprese, dalle relazioni con il sistema istituzionale alla competizione internazionale.
Confindustria Lecce, proprio per riflettere sul ruolo e sulle caratteristiche di chi è chiamato a governare il Paese per portarlo fuori dall’impasse attuale ed a guidarlo, in futuro, nella competizione internazionale, sta organizzando il convegno 
“Quale classe dirigente per un percorso di fuoriuscita dalla crisi”
per mercoledì 31 ottobre ore 16.30 presso l’Arthotel & Park di Lecce

L’evento vedrà relatori tra gli altri, Pierluigi Celli, Direttore Generale Luiss Roma e Presidente dell’Enit e Nadio Delai, Presidente Ermeneia.

Il programma prevede:

Apertura Lavori
Piernicola Leone de Castris
Presidente Confindustria Lecce

Saluti
Antonio Gabellone
Presidente Provincia di Lecce

Paolo Perrone
Sindaco di Lecce

Alfredo Prete
Presidente Camera di Commercio di Lecce

Relaziona
Nadio Delai
Presidente Ermeneia

Ne discutono
Luciano Barbetta
Presidente Sezione Abbigliamento Confindustria Lecce

Loredana Capone
Vice Presidente Regione Puglia

Domenico Laforgia
Rettore Università del Salento

Andrea Montinari
Presidente Sezione Turismo Confindustria Lecce

Antonio Quarta
Amministratore unico Quarta Caffè SpA

Dibattito

Conclusioni

Pierluigi Celli
Direttore Generale Luiss Roma e Presidente dell’Enit

Coordina

Antonio Corvino
Direttore Generale Confindustria Lecce

venerdì 26 ottobre 2012

L'economia nel tempo della crisi, la giornata di dibattito alla CCIAA di Bari

Un momento del convegno di questa mattina alla CCIAA di Bari

Una regione, la Puglia,  che soprattutto nell’industria e un po’ meno nei servizi, ha saputo reagire alle difficoltà della crisi contenendo gli effetti negativi e che, nelle province Bari e Bat, ha a fatto registrare le performance migliori.
E’ il dato generale sullo stato dell’economia pugliese emerso stamani nella giornata di studio “TERRA DI BARI E BAT: RISORSA PER IL PAESE” fra crisi e opportunità (2008-11), promossa ed ospitata dalla Camera di Commercio di Bari. Si è trattato della prima azione realizzata dall’Osservatorio congiunturale dell’Economia, costituito nei mesi scorsi dall’ente camerale barese, come ha evidenziato il vice presidente della Camera di Commercio di Bari, Pino Riccardi, con l’obiettivo si svolgere una costante e puntuale ricognizione dello stato di salute dell’economia delle Terra di Bari e Bat.
Al centro della giornata, moderata dal giornalista Felice De Sanctis, cui hanno partecipato anche il vice presidente della Regione Puglia, Loredana Capone, il presidente della provincia Bat Francesco Ventola e l’assessore alle Attività Produttive della Provincia di Bari, Onofrio Resta, e il presidente della Confartigianato Puglia, Francesco Sgherza,  nonché imprenditori, studenti e rappresentanti delle associazioni di categoria, la diffusione dei risultati dell’indagine  “L'evoluzione dell’Economia provinciale fra 2008 e 2011: PMI, manifattura e servizi”. La Camera di Commercio di Bari l’ha commissionata al prof. Raffale Brancati, economista, autore di numerosi saggi, e presidente dell’istituto di ricerca  MET (Monitoraggio Economia e Territorio) e docente di Economia monetaria presso l’Università di Perugia.
“L’analisi dei dati raccolti attraverso le interviste alle aziende – ha detto in apertura il presidente dell’ente barese promotore, Alessandro Ambrosi - consentirà di servirsi di quei dati, positivi o negativi che siano, per seminare un cambiamento possibile, e per seminare intendo anche programmare interventi, azioni e politiche, e talvolta se necessario invertendo la rotta di scelte già fatte e che magari non hanno funzionato, come imprenditori ma anche amministratori”.
“Un modo eccellente – ha confermato nel suo intervento Loredana Capone, vice presidente della Regione Puglia – per mettere in cantiere strategie di medio-lungo periodo, evitando di andare avanti per misure d’emergenza e per dare al Pil regionale un significato concreto connesso alla produzione del benessere per tutti, grazie al contributo della ricerca e dell’innovazione”.
Il metodo e il campione
La peculiarità dell’analisi presentata da Brancati è quella di essere un’indagine sul campo. A parlare, per delineare lo scenario dal 2008 al 2011 e primi mesi del 2012, non sono solo le statistiche ma soprattutto le stesse aziende e i loro bilanci,  in tutte le classi dimensionali: 25mila interviste, 1.275 in Puglia di cui 568 nelle province di Bari-BAT, un panel di oltre 13mila imprese scelte in modo da preservare la rappresentatività aggregata e dei dettagli dimensionali e regionali. Una Puglia, e un territorio quello della Bari e Bat al 9° posto in Italia per ricchezza prodotta, come ha evidenziato il prof. Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria presso l’Università Aldo Moro di Bari, che vanta la quinta Camera di Commercio in Italia per numero di aziende iscritte, che ospita 28 multinazionali, 3 Università, due grosse banche popolari, e soprattutto un ricco ed intraprendente tessuto di micro, piccole e medie imprese che ha una notevole capacità di resistenza nonostante le avversità del mercato.
Dallo studio di Brancati emerge che i tre fattori chiave per il dinamismo imprenditoriale, fortemente interconnessi tra loro, si confermano l’Innovazione, la Ricerca e l’Internazionalizzazione. 
Il dato più sorprendente
Brancati non ha dubbi quanto cita il dato più sorprendente che emerge dal suo studio, che definire paradossale non è un eufemismo: “In Puglia oltre il 68,5% delle imprese che operano sui mercati esteri è costituito da quelle aziende che hanno investito di più in ricerca e sviluppo e il 68% che ha introdotto innovazioni di prodotto. Ancora più estremizzata appare la relazione nell’area Bari-BAT dove le concentrazioni arrivano a superare il 71%. Ebbene queste imprese sono le stesse che hanno reagito meglio alla crisi, in termini di fatturato e di prospettive di sviluppo. Ma allo stesso tempo sono le stesse che non hanno avuto alcun sostegno dagli istituti di credito. Le banche vedono gli investimenti in ricerca come assai rischiosi. Quindi tutto quello che le imprese hanno fatto nella ricerca è stato possibile grazie agli investimenti propri o alle sovvenzioni pubbliche”.
Gli aspetti finanziari
In Puglia l’autofinanziamento è stato del 54,7% e forme di indebitamento a breve termine e maggior frequenza di forme di indebitamento a medio – lungo termine, aumenti di capitale sociale (1,1%), contratti di leasing e agevolazioni pubbliche (7,3%).
Per quando concerne l’indebitamento delle imprese l’ultimo biennio ha portato una riduzione complessiva. La leva finanziaria tra il 2008 e il 2010 si è infatti ridotta di più del 2%. Dinamiche analoghe si registrano in Puglia nel settore Industria dove la leva finanziaria tra il 2008 e il 2010 si è ridotta, nonostante l’inversione nel biennio successivo, di oltre il 3%; nel settore dei Servizi, invece, si riscontra una leggera crescita (0,33%).
“Ancora una volta – ha detto Brancati - sia a livello aggregato che di dettaglio regionale è possibile riscontrare una maggior riduzione della leva finanziaria tra il 2008 e il 2010 per le imprese più dinamiche. La maggior parte delle imprese che svolge R&S, effettua investimenti, introduce innovazioni di prodotto ed è attiva sui mercati internazionali, ha subito in media una riduzione sistematicamente più accentuata dell’indebitamento”.
Il 59,7% delle imprese italiane con internazionalizzazione complessa ha ridotto la leva nel periodo 2008-2010, in Puglia il 64%.
Gli aiuti pubblici
Per quanto concerne gli aiuti pubblici è stato detto che  stante il maggior razionamento per questi ultimi (passando a livello nazionale dall’8,6% al 2,8% e che vede in Puglia nel biennio 2008-2009 la percentuale di imprese più che dimezzarsi per poi continuare a decrescere nell’ultimo triennio attestandosi al 2%)  le agevolazioni, sebbene la diffusione degli aiuti pubblici abbia subito una forte flessione, sono state in grado di selezionare le imprese effettivamente più meritevoli.
Al netto delle risorse relative al sostegno del settore aeronautico e aerospaziale  le risorse complessivamente erogate in Puglia nel periodo 2002-2010 sono passate da 871 a 208 milioni, con un calo del 76%, una riduzione da attribuire all’andamento delle risorse del governo centrale: le agevolazioni nazionali si sono infatti ridotte dell’80%, passando da 863 a 173 milioni di euro, a fronte di un -73% circa registrato sulla media relativa a tutte le regioni.
Il risultato più interessante che ha riguardato gli anni recenti, e accomuna la Puglia alle altre regioni meridionali, è il notevole incremento che hanno fatto registrare alcune misure rivolte al sostegno delle attività di ricerca e innovazione. Sono infatti aumentate in maniera sostenuta le risorse spese attraverso il Fondo Agevolazioni per la Ricerca (FAR) e i PIA Innovazione: le erogazioni del FAR sono infatti passate da meno di 2 milioni nel 2002 a 83 Meuro nell’ultimo biennio; anche le risorse dei PIA Innovazione sono cresciute a ritmo sostenuto erogando circa 15 milioni tra il 2009 e il 2010.
Per quanto riguarda le misure gestite a livello regionale i Contratti di Programma previsti dalla misura 4.18 del POR 2000-2006 e i Pacchetti Integrati di Agevolazioni (misura 4.1d) hanno rappresentato di gran lunga i principali strumenti regionali, con importi erogati pari rispettivamente a 125 e 68 milioni tra il 2002 e il 2010.
Non più quindi erogazioni “generaliste”, volte cioè al mero sostegno degli investimenti senza particolari qualificazioni, a favore di un incremento ancor più marcato del sostegno alla Ricerca e all’Innovazione e di quello rivolto alla nascita di nuove imprese, con uno sforzo significativo per favorire l’accesso al credito.
di Annalisa Tatarella

giovedì 18 ottobre 2012

Ue, la soglia che ci perseguita

John Dalli
"Piazza Affari supera la soglia dei 16mila punti con aumenti su tutti i settori, e chiude a +1,56%.” 
“Seduta in calo sotto la soglia di 320 punti base per lo spread tra BTp e Bund, mai così bene da sei mesi”. 
“Scende anche lo spread tra Bonos spagnoli e Bund che scende sotto la soglia dei 400 punti”. 
“A settembre l'inflazione nell'eurozona e' rimasta stabile al 2,6%, ma quella italiana, rispetto ai dati registrati l’anno precedente, è aumentata oltrepassando la soglia del 3%.” 
“Riforma elettorale: soglia fissata al 12,5% per aggiudicarsi il premio di maggioranza; si deciderà di diminuirla o di aumentarla?” 

La soglia, ecco la nuova parola d’ordine. 
Si potrebbe parlare anche del superamento di una ipotetica – forse non molto ipotetica- soglia etico - morale. Dagli scandali regionali del bel Paese adesso si è arrivati anche a quelli interni all’UE. John Dalli, Commissario europeo responsabile per la salute e la protezione dei consumatori, si è infatti dimesso. L’accusa? Non aver denunciato uno scambio di influenze a proposito delle quali proprio il Commissario, riportando le parole dell’italiano Giovanni Kessler, direttore dell’Ufficio antifrode dell’Ue (OLAF), “ Non poteva non sapere”. 
Al di là dei continui esempi di mala politica, in questi giorni i mercati occidentali hanno chiuso con valori medi quasi tutti positivi, ma ormai non ci illudiamo più. Oggi si sale, domani non si sa. L’altalena continua il suo gioco e noi dobbiamo seguirla. Come detto tante volte sembra di essere tornati indietro di vent’anni, ma non solo per il contesto italiano delle “bustarelle”, del disfacimento dei partiti, delle leggi elettorali, dell’ascesa o meno di Silvio Berlusconi. Anche la Comunità Europea era ad un bivio e nel ’92 si scelse di firmare il Trattato di Maastricht che, pur con i suoi difetti, fece nascere l’Unione Europea e con lei quella volontà di porre le basi per un’unione politica dell’Europa. Il bivio, l’incrocio o, se si preferisce, la soglia ce la troviamo di fronte anche adesso. Riconfermiamo il contratto matrimoniale europeo lasciandoci la soglia alle spalle?
di Sveva Biocca

martedì 16 ottobre 2012

Scuola, 8 milioni di tagli in Provincia di Bari. Tutti i numeri di un settore in grave crisi

Uno dei settori che forse più di altri avrebbe bisogno di investimenti delle pubbliche amministrazioni ma che, alla resa dei conti, sia per i tagli determinati dal governo centrale, sia per la mancanza di trasferimenti agli enti locali, sia per scelte ben specifiche delle amministrazioni periferiche, è sotto la lente d’ingrandimento dei tagli è la scuola. 
La crisi c’è e si sente. Servizi a rischio, innalzamento delle ore di cattedra senza alcuna retribuzione aggiuntiva, ridimensionamento scolastico sono soltanto alcuni dei problemi dei nostri istituti, per non parlare dei budget sempre più risicati che i dirigenti hanno a propria disposizione per garantire standard adeguati di preparazione e qualità dei servizi. 
Da ultimo è arrivata la decisione della Provincia di Bari di tagliare di ben 8 milioni di euro gli stanziamenti in corso per il settore scuola. 
“La sicurezza, specialmente quella delle nuove generazioni, dei nostri figli, non può essere messa in discussione da necessità di bilancio. Piuttosto si tagli e si risparmi sui tanti sprechi e sulle tante esagerazioni che continuano a contraddistinguere la politica anche a livello locale”. 
Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, invita la Provincia di Bari a “riconsiderare il taglio di 8 milioni previsto in bilancio che riguarderà manutenzioni, strade e scuole”. 
“Sebbene – spiega Pugliese - sia comprensibile il momento di difficoltà che gli enti locali sono costretti ad attraversare a causa della mannaia che il Governo centrale continua a calare, con una costanza certosina, sui conti di Comuni, Province e Regioni, certi limiti vanno rispettati. La sicurezza e il corretto funzionamento degli istituti scolastici rappresentano diritti inviolabili di cittadini e lavoratori, che nessuna emergenza dettata da questioni ragionieristiche può derogare”. 
Il Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari insiste sulla necessità di “una rivisitazione, anche a livello provinciale, dei costi della politica. L’iniziativa governativa, che sostanzialmente darà vita a una riduzione delle Province, è un buon punto di partenza. Ma si può e si deve fare di più, a cominciare da subito, senza attendere gli input legislativi romani”. 

Ma di quanto e di cosa stiamo parlando? 
Come si stanno gestendo le risorse per il settore scuola, e come sono determinati i tagli? 

Andiamo con ordine. In Puglia complessivamente parlando il numero delle autonomie scolastiche passa a 702 (da 896 dello scorso anno), divise tra: 462 istituti I° ciclo (infanzia, elementari e medie) e 240 superiori. 194 scuole in meno.
Dopo i tagli agli organici disposti dalla manovra Tremonti (legge 133/2008) ed attuati con le riforme Gelmini, che per la Puglia hanno significato nel triennio 2009/2011 una riduzione di ben 7.082 posti (- 4.093 docenti e – 2.989 ATA), questo è il quadro attuale:

ALUNNI in organico di diritto: 635.793 (2.356 alunni in meno nella sola scuola superiore sono anche il frutto della legge che ha abbassato a 15 anni l’accesso all’apprendistato.
POSTI DOCENTI in organico di diritto: 46.736.
POSTI ATA: 15.470.

In realtà il Piano triennale dei tagli non si è mai interrotto, continua a produrre i suoi effetti a causa delle modifiche introdotte agli “Ordinamenti scolastici”: maestro unico, riforma dei tecnici e dei professionali (che ha ridotto il monte ore di lezione, accorpate le discipline, azzerati i laboratori) e delle “misure” adottate per generare i risparmi di spesa (aumento del numero degli alunni per classe); infatti anche per l’anno scolastico 2012- 2013 continua la riduzione dell’organico di diritto del personale docente, che passa da 47.025 posti a 46.736. I posti in meno dei docenti sono quindi 289, così ripartiti:
Infanzia: - 63
Primaria: - 54
Secondaria 1° grado: -121
Secondaria 2° grado: -51

Sostegno.
Sono 7.503 i posti degli insegnanti di sostegno assegnati alla Puglia, di cui 6.069 in organico di diritto (conferma dello stesso numero di posti assegnati lo scorso anno) e 1.434 posti aggiuntivi. Gli alunni disabili sono: 14.399. Il rapporto alunni posti, in percentuale, è 1,97, ma in molti casi non vi è copertura sufficiente alle esigenze dei bambini e ragazzi disabili, in rapporto alla gravità dell’handicap.

In proporzione, la situazione degli organici ATA (ausiliari, tecnici e amministrativi) è ancora più drammatica, qui la dotazione organica di diritto, passata nell’attuale a.s. a 15.470 posti è, rispetto allo scorso anno, inferiore di 309 posti, di cui ben 231 si riferiscono al profilo dei DSGA (direttore dei servizi generali e amministrativi), quale conseguenza diretta della riduzione del numero delle autonomie scolastiche operata dall’ultimo piano di dimensionamento della rete scolastica.
Gli attuali esuberi (DSGA che hanno perso la titolarità), al netto dei pensionamenti, sono tutt’oggi 137. 
Per la prima volta quest’anno le assunzioni a tempo indeterminato del personale ATA non ci sono state.

Dirigenti scolastici provenienti dall’ultimo Concorso e assunti da quest’anno in Puglia:solo 35 su 218 vincitori.

Alcuni provvedimenti presi dall’attuale Governo sulla scuola e inseriti all’interno della cosiddetta Spending review (decreto legge 95 del 6 luglio 2012) hanno peggiorato ulteriormente la situazione, ecco alcune delle principali voci:
  • Transito forzoso dei docenti inidonei per motivi di salute nei profili (amministrativo e tecnico) del personale ATA. Tale misura rappresenta una grave ingiustizia che si sta compiendo a danno di migliaia di persone costrette, loro malgrado, a togliere ad assistenti amministrativi e tecnici, che negli anni hanno maturato competenze ed esperienza professionale, la possibilità di continuare a lavorare. Si stima che non saranno consentite nuove assunzioni di assistenti amministrativi per i prossimi anni. Solo per la provincia di Bari i docenti inidonei sono 144 a fronte di 72 posti vacanti tra amministratici e tecnici. 
  • Gli ITP (insegnanti tecnico pratici) in soprannumero vengono spostati nei profili ATA e vanno ad occupare i posti destinati agli assistenti tecnici.
  • Docenti in esubero (circa 10.000 a livello nazionale) trasferiti su altre classi di concorso anche senza abilitazione: si tratta di insegnanti di ruolo appartenenti a discipline divenute, a causa di una politica di risparmio sulla scuola, in esubero, questi potranno essere utilizzati per le supplenze su altre materie anche in assenza dell’abilitazione all’insegnamento, con gravi ripercussioni a danno sia dei precari, che si vedranno ulteriormente ridotta la possibilità di lavorare, che per gli studenti, in termini di impoverimento della qualità dell’offerta formativa.
  • Divieto di monetizzazione delle ferie: insostenibile per i docenti che, per contratto, non possono fruire delle ferie durante l’attività didattica.
  • L’innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla legge Fornero (d.l. n° 201 del 6/12/2011) ha bloccato in Puglia alcune centinaia di lavoratori della scuola che si accingevano ad andare in pensione con i vecchi requisiti (quota 96); tale provvedimento vede la scuola fortemente discriminata anche rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione - per il personale della scuola non esistono finestre esso va in pensione sempre il 1° settembre –, tale scelta anche impedisce che si liberino posti destinati alla stabilizzazione dei precari e crea una battuta d’arresto anche rispetto alla necessità del ricambio generazionale, in particolare nei settori della prima infanzia

Il recente Disegno di legge di STABILITA’ di cui si discute estende il blocco dei contratti fino al 2014 e cancella, fino al 2015, finanche l'indennità di vacanza contrattuale e prevede l’aumento delle ore per i docenti della secondaria (da 18 a 24) senza aumento di stipendio, con relativa riduzione dei migliaia di posti oggi occupati da precari. La stima è di un taglio di circa un miliardo di euro complessivo a carico della scuola.
Permane il blocco degli scatti di anzianità, unico meccanismo, per i lavoratori della scuola, di avanzamento della carriera.
In ultimo, i suddetti provvedimenti ridurranno al lumicino le possibilità, per circa 3.000 precari pugliesi che da anni lavorano nella scuola, di poter ottenere nuovi contratti di lavoro.

I numeri sono chiarissimi. La scuola pugliese (ma nelle altre Regioni la situazione è del tutto analoga) è in un grave stato di sofferenza. Sarebbero necessari investimenti da parte degli Enti locali, e sarebbe auspicabile una inversione di tendenza di questo andamento. 
Sui risparmi siamo tutti d’accordo. Sono indispensabili. 
Ma senza penalizzare ulteriormente i nostri giovani, che hanno e avranno ben altri e gravosi problemi sulle spalle.
di Roberto Mastrangelo

giovedì 11 ottobre 2012

Merkel in Grecia. Manifestazioni, scontri, sommosse. Ce la farà?

Merkel e Samaras durante l'ultima visita del premier tedesco in Grecia
La Merkel decide di andare in Grecia e la Grecia risponde. Lo Stato lo fa con 7.000 poliziotti, due elicotteri che sorvolano il perimetro "caldo" della capitale e strade chiuse per garantirle massima sicurezza. Forze politiche e sindacali ribattono a loro volta. La Gsee e l'Adedi, sindacati che rappresentano rispettivamente i lavoratori del settore privato e di quello pubblico, hanno radunato a piazza Syntgma -di fronte al Palrmento- circa 40.000 persone. Il partito di destra di Kammenos, Greci Indipendenti, ha organizzato una catena umana di fronte all'ambasciata tedesca. Il Partito Comunista è sceso in Piazza Omonia ed alcuni manifestanti lanciano un chiaro messaggio alla cancelliera tedesca: "Get out of here". Cambiano le parole ma il pensiero espresso dal leader della sinistra radicale, Alexis Tsipras, è pressappoco lo stesso: "Angela Merkel è venuta ad Atene per dare il suo appoggio al governo di coalizione del premier Antonis Samaras e alle misure che vuole imporre, ma il popolo non reggerà al peso dell'austerità e alla fine vinceremo perché abbiamo il diritto dalla nostra parte". Al di là di questi messaggi demagogici o dei gesti populisti come quello di bruciare la bandiera nazista, la Grecia, come ha detto lo stesso Samaras, "sanguina", e quest'emorragia sembra non fermarsi. 
L'incontro greco-tedesco può essere definito come di facciata. La Merkel ha fatto vedere all'Europa ed al mondo che "è partner e amica della Grecia", ma che quest'ultima deve continuare su questo cammino difficile per restare all'interno dell'Europa, con la collaborazione ed il supporto di tutti. Papoulias, rispondendo alla "signora premier", come viene da lui stesso chiamata, è stato breve e conciso, non ha tenuto discorsi di rappresentanza, di circostanza o qual si vogliano chiamare. Ha espresso la tragicità della situazione greca e l'unica - o forse la prima di molte- cosa che si è augurato per l'immediato futuro del suo Paese, è quello di ridare speranza alla popolazione. 
Angela Merkel ha ripreso il volo per Berlino e per la popolazione greca la situazione non è cambiata, ma qualcosa, a livello di credibilità internazionale del Paese, forse si. Passando oltre alle critiche mosse contro la Merkel per aver indossato la stessa giacca che portava alla partita degli europei di calcio Grecia-Germania, era dal 2007 che la cancelliera non metteva piede sul territorio culla della civiltà europea. Bene i gesti, ma vediamo anche i fatti.
di Sveva Biocca

giovedì 27 settembre 2012

Spagna sempre più giù. La Catalogna preme sempre più per la scissione dalla Spagna; Padania e Scozia la seguono

La situazione spagnola non migliora. Il deficit accumulato nei primi otto mesi del 2012 è pari a 50,13 miliardi di euro. L’Andalusia è sempre più vicina alla richiesta del prestito di 5 miliardi di euro. Il “caro” spread continua a salire e le borse affondano. Per cercare di non creare ulteriori incomodi, se così possono essere chiamati, la regione della Catalogna ha pensato di anticipare la data del referendum sull’indipendenza al 25 novembre. Ma si, in fondo la scissione della regione basca è proprio quello di cui la Spagna e l’UE, hanno bisogno, proprio adesso che la “voglia d’Europa” si fa sentire in tutto il territorio del vecchio continente ed in particolar modo tra le strade delle città della penisola iberica. Ma si, in fondo la soluzione a tutti i problemi è proprio quella di lasciare nel grembo della madre Spagna tutti i disastri e trasformare quello che per adesso è il confine regionale in confine nazionale. 
La situazione italiana, ascoltando le parole pronunciate dal premier Monti, “è buona e le prospettive per il 2013 puntano dritte verso la ripresa della crescita dell’economia nazionale”. Si può solo sperare che affettivamente sia così, anche perché il rigore, l’austerità, la disciplina, detta alla maniera scolastica, hanno realmente impoverito gli italiani e, guardando al futuro prossimo, la pressione fiscale imposta ad imprese e famiglie non sarà meno gravosa. E cosa fa’ la Lega per cercare di non disgregare maggiormente il bel Paese già fortemente diviso a proposito di non poche questioni? Sfila ai cortei mostrando fiera lo striscione “Padania is not Italy” ed inoltre supporta anche i separatisti scozzesi. Anacronistici, i padani, i catalani, gli scozzesi e tutti coloro che ancora si domandano se l’Europa e la sua moneta possano continuare ad esistere. 
“Sono appassionatamente pro-europeo”. queste le parole pronunciate nel giugno del 2005 da parte di Tony Blair all’esordio della presidenza di turno dell’UE. Blair le ha enunciate quando era anche il premier di un Paese che non si poteva e non si può tutt’ora dichiarare del tutto europeista. Adesso abbiamo bisogno di queste “espressioni” perché predicare scismi, separazioni, divisioni o divorzi non è utile per nessuno. Oltretutto se i desideri scissionisti venissero esauditi, i problemi continuerebbero ad esistere. Come ha detto lo stesso Barroso, Presidente del PE, “la crisi è politica”, non solo economica.