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venerdì 30 novembre 2012

Europa, buona la terza

L’Eurogruppo ce l’ha fatta, il presidente dell’FMI si è dichiarato soddisfatto, la Germania ha ceduto leggermente e il premier greco Samaras può tornare in patria con buone nuove.
Introduzione (Eurogruppo promosso). I ministri dell’economia e delle finanze ci hanno dormito su una settimana intera ed alle ore 12 di lunedì mattina si trovavano tutti, nuovamente, attorno ad un tavolo per decidere sulla madre Grecia. La volta scorsa, dopo ore di trattative, i componenti dell’Eurogruppo avevano preso il volo di ritorno senza aver deciso nulla. Questa volta, sin dall’inizio, la parola d’ordine è stata “non si esce senza accordo.” E ci sono riusciti.
Svolgimento (Osmosi Merkel-FMI?). Dopo una settimana è pur vero che gli attriti tra la Germania e l’FMI non potevano essere scomparsi ma, al contrario della volta scorsa, sono stati risolti in corso d’opera. Come in ogni negoziazione che si rispetti, attraverso un continuo gioco di “trade-off”, ognuno ha ceduto su qualcosa e l’accordo è stato raggiunto: la Grecia è salva. Come? L’FMI ha leggermente abbassato il tiro ed infatti il debito pubblico greco non dovrà scendere sotto il 120% del Pil entro il 2020, ma sotto il 124% per arrivare, nel 2022, al 110%. La Germania a sua volta è stata favorevole al fatto che gli Stati rinuncino ai loro profitti sui bond greci e li versino direttamente ad Atene in un conto bloccato.
Con la premessa che “ci siano sforzi da parte di tutti”, (FMI, Stati e Grecia) è stato quindi dato il via libera ad un insieme di misure che, come detto dallo stesso direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, “aiuteranno a portare il rapporto debito-pil della Grecia su una traiettoria sostenibile ed a facilitarne il graduale ritorno sul mercato”. Le luci dell’alba hanno accompagnato la decisione di versare altri 43 miliardi di euro allo Stato ellenico.
Conclusione (Grecia salva, ma…). Il plauso per le decisioni raggiunte dall’Eurogruppo è arrivato da tutti: dai rappresentanti della Troika, dalla Lagarde, dal Presidente dell’Eurotower Mario Draghi, al presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, al commissario degli Affari monetari Olli Rehn.
La questione però non è ancora conclusa. La decisione formale sul versamento sarà presa il 13 dicembre, dopo che i parlamenti nazionali, tra cui quello tedesco, si saranno pronunciati a riguardo e dopo che verrà valutata una possibile operazione di ‘buyback’ di titoli dei stato greci che hanno perso molto valore durante la crisi.
Una semplice formalità?
di Sveva Biocca

giovedì 25 ottobre 2012

Italia, come viene vista dall’Europa?


Per fortuna è tornato James Bond. Per fortuna perché forse, guardando le sue imprese eroiche, noi giovani saremo un po’ meno “choosy”. Per fortuna, perché i nostri politici, osservando l’impegno che l’agente dedica per proteggere Sua Maestà, prenderanno esempio e faranno altrettanto nei confronti dei loro cittadini.
Ironie a parte, ci servirebbe davvero un James Bond simpatizzante per la causa europea.

Grecia, Spagna, Italia, loro, come sempre, al centro delle principali notizie sul campo del vecchio continente.  

Partiamo proprio dallo stato ellenico. Il governo e la troika di creditori internazionali -Ue, Bce e Fmi- sono riusciti a stabilire l'accordo sul nuovo pacchetto di misure di austerità da 13,5 miliardi grazie al quale Atene potrà ricevere una nuova, vitale tranche di aiuti. Ma Fotis Kouvelis, leader di Sinistra Democratica, accetterà l'accordo? Ancora non si sa ed anche Simon O’Connor, commissario UE agli affari monetari ed economici, ha dichiarato: “Sono stati fatti progressi ma il negoziato non è ancora chiuso”.

Spagna. Rieccoci con lo spread che supera i 400 punti proprio quando Moody’s, l’agenzia internazionale di valutazione del credito, declassa cinque regioni spagnole tra le quali anche la “ricca” Catalogna. Ma la questione “caliente” è la  bozza di bilancio elaborata dal governo dei popolari di Mariano Rajoy.  La manovra, secondo il ministro dell’economia Cristobal Montoro, prevede misure che porteranno all’uscita dalla crisi entro il 2013, grazie alla creazione di nuovi posti di lavoro. Bruxelles si è complimentata ma i socialisti e i madrileni la pensano diversamente. I primi parlano di “menzogne” mentre i secondi, in migliaia,  protestano davanti al Parlamento per diverse ore.  

Italia. Per poco non vince il primato del debito pubblico più alto d’Europa che, secondo i dati Eurostat, è al 123,7% , percentuale di poco maggiore rispetto al picco del ’95. Ma se volessimo scoprire quale opinione si stanno facendo gli altri paese europei su quanto accade nel bel paese? Tralasciando la questione delle elezioni e più in generale di un sistema elettorale sempre mutante che all’estero, sui libri di testo, viene definito come ancora “in transizione”,  quanto a proposito del nostro sistema giudiziario? L’Europa ed il mondo ci hanno derisi. A seguito delle condanne al giornalista Sallusti ed ai membri della Commissione Alti Rischi per il terremoto abruzzese, giornali come il  Times, Le Monde e The Guardian hanno parlato di “decisone impensabile in un paese civile”, “precendete pericoloso”, “corte medievale”. Possiamo continuare così?
di Sveva Biocca

giovedì 27 settembre 2012

Spagna sempre più giù. La Catalogna preme sempre più per la scissione dalla Spagna; Padania e Scozia la seguono

La situazione spagnola non migliora. Il deficit accumulato nei primi otto mesi del 2012 è pari a 50,13 miliardi di euro. L’Andalusia è sempre più vicina alla richiesta del prestito di 5 miliardi di euro. Il “caro” spread continua a salire e le borse affondano. Per cercare di non creare ulteriori incomodi, se così possono essere chiamati, la regione della Catalogna ha pensato di anticipare la data del referendum sull’indipendenza al 25 novembre. Ma si, in fondo la scissione della regione basca è proprio quello di cui la Spagna e l’UE, hanno bisogno, proprio adesso che la “voglia d’Europa” si fa sentire in tutto il territorio del vecchio continente ed in particolar modo tra le strade delle città della penisola iberica. Ma si, in fondo la soluzione a tutti i problemi è proprio quella di lasciare nel grembo della madre Spagna tutti i disastri e trasformare quello che per adesso è il confine regionale in confine nazionale. 
La situazione italiana, ascoltando le parole pronunciate dal premier Monti, “è buona e le prospettive per il 2013 puntano dritte verso la ripresa della crescita dell’economia nazionale”. Si può solo sperare che affettivamente sia così, anche perché il rigore, l’austerità, la disciplina, detta alla maniera scolastica, hanno realmente impoverito gli italiani e, guardando al futuro prossimo, la pressione fiscale imposta ad imprese e famiglie non sarà meno gravosa. E cosa fa’ la Lega per cercare di non disgregare maggiormente il bel Paese già fortemente diviso a proposito di non poche questioni? Sfila ai cortei mostrando fiera lo striscione “Padania is not Italy” ed inoltre supporta anche i separatisti scozzesi. Anacronistici, i padani, i catalani, gli scozzesi e tutti coloro che ancora si domandano se l’Europa e la sua moneta possano continuare ad esistere. 
“Sono appassionatamente pro-europeo”. queste le parole pronunciate nel giugno del 2005 da parte di Tony Blair all’esordio della presidenza di turno dell’UE. Blair le ha enunciate quando era anche il premier di un Paese che non si poteva e non si può tutt’ora dichiarare del tutto europeista. Adesso abbiamo bisogno di queste “espressioni” perché predicare scismi, separazioni, divisioni o divorzi non è utile per nessuno. Oltretutto se i desideri scissionisti venissero esauditi, i problemi continuerebbero ad esistere. Come ha detto lo stesso Barroso, Presidente del PE, “la crisi è politica”, non solo economica.