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martedì 13 novembre 2012

Università: la replica del rettore di Foggia Giuliano Volpe al Sole24ore

In merito all’articolo pubblicato, il 12 novembre, su Il Sole 24 Ore dal titolo “Il freno alle assunzioni premia le università con i conti in disordine”, a firma del giornalista Gianni Trovati, si riportano di seguito, alcune riflessioni del Rettore dell’Università degli studi di Foggia, prof. Giuliano Volpe:

La sede dell'Università di Foggia
“Con grande amarezza ho letto questa mattina l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore che riservando all’Università di Foggia il privilegio di un titolo in prima pagina la assume quasi come esempio negativo, come ‘paradosso’. Pur comprendendo le regole del giornalismo, l’efficacia di un titolo, la semplificazione, mi aspetterei, dai media, una maggiore volontà di penetrare nei problemi, di analizzarli e comprenderli in tutta la loro complessità, prendendo in considerazione tutte le voci, anche quelle delle università meridionali, verso le quali è evidente un certo pregiudizio.
Effettivamente l’Università di Foggia ha il peggiore rapporto tra spese per il personale ed entrate, pari all’89,16%. È, purtroppo, il risultato atteso, quasi ovvio, del meccanismo introdotto dal Dlgs 49/2012: l’ho denunciato, inascoltato, da tempo in ogni sede, sui media e in Crui.
Per comprendere come si viene a determinare questo rapporto, invito a considerare entrambi i fattori, le entrate e le spese. Per le uscite si calcolano gli stipendi del personale che sono uguali in tutta Italia, mentre da quanto riportato sulla stampa il lettore meno informato potrebbe essere indotto a dedurre che a Foggia si paghino stipendi più alti! Mi preme sottolineare che il numero dei nostri docenti in rapporto al numero degli studenti non è affatto alto, anzi è ancora squilibrato. Se si considera il dato delle spese di personale dell’Università di Foggia (€ 39.502.872), si può constatare che è molto più basso di quello di altre università con analogo numero di studenti. 
È sul fronte delle entrate che si nasconde il ‘trucco’. L’Università di Foggia è stata tra le più penalizzate il questi ultimi anni nei tagli del Fondo di Funzionamento Ordinario, passando da uno stanziamento di circa 39 milioni del 2009 a 34,9 del 2012, pari al 10% in meno. Ma se si guarda a come viene distribuito il FFO si scopre una assurdità che nessun giornale denuncia, e cioè una sperequatissima assegnazione del finanziamento pubblico in rapporto al numero degli studenti, quasi che ci siano cittadini-studenti di serie A, B, C. Nel 2012 si è registrata un’oscillazione tra un massimo di € 6.050 per studente ad un minimo di € 2.065; l’Ateneo di Foggia si pone nella parte bassa della lista con € 3.523 per studente. Se il FFO fosse ripartito, come sarebbe equo, assegnando ad ogni studente il valore medio standard di € 4.218, le Università del Sud e delle isole riceverebbero oltre 200 milioni di euro in più, e la sola Università di Foggia oltre 7 milioni all’anno.
Perché si utilizza il punto organico, cioè il costo standard nazionale per docente, ma ci si guarda bene dall’introdurre il costo standard per studente, pure previsto dallo stesso decreto legislativo 49/12?
Al finanziamento statale nel calcolo delle entrate si aggiungono le tasse studentesche, che, com’è noto sono molto variabili da realtà a realtà. Basti pensare che la media italiana (dati 2009) è di € 982, ma al Nord è di oltre € 1.350, al Centro di circa € 1.000 e al Sud è di € 650, e nella mia Università - pur avendo negli scorsi anni quasi raddoppiato le entrate dalle tasse - è di soli € 373, tra le più basse d’Italia, in considerazione del difficile contesto socio-economico (Il Sole 24 Ore ha recentemente certificato che la provincia di Foggia ha il PIL più basso d’Italia). Eppure una legge dello Stato fissa al 20% il limite massimo per le entrate dalle tasse studentesche in rapporto al FFO: legge ampiamente violata in questi anni, senza alcuna sanzione, anzi premiando quelle Università che l’hanno disattesa. Bisogna, inoltre, considerare l’alto numero di studenti del tutto esonerati – e, sottolineo, giustamente – perché appartenenti a famiglie con basso reddito: a questi studenti esonerati – e a Foggia sono circa 2.000! –, che dunque non pagano un solo euro di tasse, l’Università deve ovviamente garantire gli stessi servizi, senza ricevere né da loro né dallo Stato alcun contributo: eppure un DPCM del 2001, mai applicato, prevede un risarcimento statale per questi mancati introiti.
Con il nuovo sistema questa sperequazione viene legittimata: pertanto le Università più finanziate e con una tassazione più alta hanno un migliore rapporto tra entrate e spese per il personale e sono considerate ‘virtuose’, mentre le Università, come quella di Foggia, che hanno subito maggiori tagli del finanziamento statale e con tasse studentesche basse, sono condannate definitivamente. È evidente che il Governo voglia costringere le Università ad un aumento generalizzato delle tasse, proseguendo in una politica di progressivo disimpegno pubblico. 
Mi preme sottolineare altresì che il bilancio dell’Università di Foggia è sano, in pareggio, non abbiamo debiti e disavanzi. Perché non si analizzano allora i bilanci? Perché non si chiedono alle Università bilanci certificati? Un documento del dott. Enrico Bondi, che ha avuto limitatissima circolazione (solo Milano Finanza ne ha parlato), ha certificato che l’Università di Foggia è la più rigorosa d’Italia nella gestione dei fondi, non prevedendo, di fatto, ulteriori possibili tagli: da noi il rigore dei conti e la spending review sono realtà da anni, prima ancora che fosse introdotta dal Governo Monti.
Rinnovo l’invito a visitare l’Università di Foggia, a conoscere la nostra realtà. E forse, per una volta la stampa potrà dedicarci articoli più rispettosi degli sforzi che si stanno compiendo e degli straordinari risultati che si stanno conseguendo nella formazione, nella ricerca, nell’internazionalizzazione, nel trasferimento tecnologico, ma anche nel rigore etico, nella trasparenza, nell’affermazione della legalità in un territorio non facile come la Capitanata.”

                                                                                                                                 di Alessia Colaianni


venerdì 12 ottobre 2012

Unversità di Bari, 69 milioni di finanziamento europeo per tre progetti "smart"

Ammonta a 69 milioni di euro il finanziamento ottenuto dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per 3 progetti innovativi ed esecutivi nell’ambito del Bando ‘Smart Cities and Communities’ del PON – Programma Operativo Nazionale ‘Ricerca e Competitività 2007 – 2013’ – Regioni Convergenza (fondi europei per Campania, Calabria, Sicilia e Puglia).
I progetti elaborati dall’Ateneo barese, in collaborazione con altri Enti, sono: ‘Smart edu@work’ (29,5 milioni di euro, incentrato sulla formazione per l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro), COIN (27,5 milioni di euro, relativo alla creazione di una piattaforma open Source di calcolo e archiviazione) e 5 Stars Go (22 milioni di euro, riguardante la qualità dei servizi del sistema sanitario).

Di seguito una sintesi dettagliata dei progetti:



Progetto Smart edu@work
L’idea progettuale ha come ambito principale la Smart Education e si pone quale obiettivo strategico la connessione tra mercato del lavoro, occupazione dei giovani, stabilizzazione degli occupati e patrimonio di competenze necessario alle imprese per il miglioramento del vantaggio competitivo. Queste perseguono tale obiettivo innovando continuamente la produzione al fine di poter rispondere, tempestivamente, alle evoluzioni della domanda di prodotti/servizi sui vari mercati e ai differenti percorsi che tali cambiamenti impongono nelle varie aree territoriali.
La richiesta di formazione evolve nel tempo, varia tra le imprese, anche del medesimo comparto produttivo, oltre che tra territori aventi specializzazioni produttive distinte.
Necessitano sistemi di competenze non più delimitati al solo ambito disciplinare, formal learning, ma caratterizzati da un più elevato grado di complessità e trasversalità e da processi di informal/non formal learning.
Lo scopo di Smart edu@work è la costituzione di un ecosistema, del tutto simile a quelli naturali, costituito da organismi che sono portatori di interessi vari: i richiedenti il capitale professionale; i fornitori di formazione, i fruitori di formazione, i fornitori di tecnologie che rendano efficiente, efficace e flessibile la formazione, i decisori delle politiche di sviluppo del sistema educativo.



Progetto COIN
Il progetto COIN realizzerà una piattaforma cloud open per il provisioning on demand di ambienti virtuali di calcolo e archiviazione (infrastructure as a service IaaS). La piattaforma sarà conforme a standard di diffusione internazionale, e rilasciata con una licenza Open Source che ne consenta l’utilizzo gratuito.
Il progetto partirà dalla selezione di componenti già disponibili. I componenti selezionati saranno integrati, ed il progetto svilupperà le componenti mancanti per arrivare alla realizzazione di una piattaforma IaaS open completa di grande capacità, sicura, robusta, elastica e federabile, capace di fornire prestazioni paragonabili a quelle dei sistemi proprietari.



Progetto 5 Stars Go
Il progetto 5 Stars Go propone un’azione di sistema nell’ambito della Smart Health per migliorare la qualità dei servizi del sistema sanitario e della salute del paziente cronico e promuovere la competitività in una crescita intelligente.
Oggi i pazienti cronici rappresentano il 45% della popolazione italiana sopra i 6 anni ed assorbono oltre il 70% della spesa sanitaria. Il percorso di cura del paziente cronico alterna fasi acute, di stabilizzazione e di prevenzione secondaria generando ripetuti contatti con il sistema ospedaliero e territoriale non integrati tra loro. L’assenza di una visione unitaria del paziente impedisce una gestione integrata del rischio clinico/sanitario che potrebbe invece prevenire o rallentare la degenerazione della patologia e limitarne gli episodi acuti, migliorando così la qualità di vita del paziente e riducendo i costi sanitari e sociali. La continuità assistenziale nella cronicità può beneficiare di tecnologie innovative e intelligenti per realizzare una rete di cura tra gli attori che hanno in carico la cronicità.
5 STARS GO affronta il tema del rischio clinico/sanitario nelle patologie croniche (oncologiche, renali, pneumologiche, cardiologiche, neurologiche, psichiatriche, etc.) lungo un percorso di continuità di cura e propone un modello innovativo di governo del rischio clinico integrato per quantificare le criticità del processo. Il progetto mira a ottimizzare i costi legati alla cronicità: disfunzioni organizzative, scarsa interconnessione tra i livelli di cura, medicina difensiva, costi di polizze, costi di qualità di vita persa. Un percorso di cura ottimale significa efficacia per il paziente, efficienza per il sistema, minimo rischio per la struttura.

                                                                                                                                di Alessia Colaianni