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giovedì 27 dicembre 2012

L'università di Foggia non è a rischio, le precisazioni del Rettore

In questi giorni numerosi organi di stampa hanno diffuso la notizia del tragico ulteriore taglio di 300 milioni al finanziamento statale delle Università, che fa seguito ai tagli degli scorsi anni. Alcuni giornali, e ieri anche il Tg3 nazionale, hanno, però, associato questa informazione e le giuste critiche a tale grave provvedimento ad una notizia infondata che rischia di creare un grave allarme tra i docenti e il personale tecnico-amministrativo ma, soprattutto, tra gli studenti e le famiglie. 
Si è sostenuto, infatti, che numerose università sarebbero a rischio di default, di commissariamento e addirittura di chiusura.
Non si intende sottovalutare le difficoltà del sistema universitario provocati dalle ripetute decurtazioni finanziare e da altre misure, ma è necessario evitare il diffondersi di notizie infondate.
Quale università a maggiore rischio è stata indicata l’Università di Foggia, evidentemente sulla base del problematico rapporto tra le spese per il personale e le entrate, pari all’89,16%. 
Preme precisare innanzitutto che questo rapporto rappresenta il risultato ovvio del perverso meccanismo introdotto dal Ministro Profumo con il D.lgs. 49/2012, che definisce il rapporto tra le spese di personale e le entrate;  queste ultime sono costituite dal finanziamento statale, che è sempre più ridotto, e dalle tasse studentesche, che sono notoriamente molto variabili in Italia (media nazionale di € 982) e che a Foggia sono alquanto basse (media € 560), in ragione del problematico contesto socio-economico. 
Tale meccanismo danneggia, infatti, in particolare le università meridionali e quelle poste in aree disagiate e conferma il progetto del Governo Monti, come di quello precedente, di costringere le università ad un aumento generalizzato delle tasse studentesche, proseguendo in una politica di progressivo disimpegno pubblico. Tutto questo mentre in altri paesi europei le tasse studentesche, già ora ben più basse di quelle italiane, stanno per essere ulteriormente ridotte o del tutto eliminate, come ad esempio in Germania, a fronte di ulteriori massicci investimenti pubblici, per favorire le iscrizioni e l’aumento del numero dei laureati. 
In Italia, invece, si riducono le immatricolazioni e cresce il triste primato europeo della più bassa percentuale di laureati. 
In qualità di Rettore intendo smentire con forza quanto affermato a proposito del rischio di default dell’Università di Foggia. Nonostante abbia subito un taglio del finanziamento statale di oltre 5 milioni di euro negli ultimi anni quattro anni, e di ben 1,5 milioni solo dalla legge di stabilità, la nostra Università ha già approvato il bilancio preventivo per il 2013, che è ancora una volta in pareggio, senza un solo euro di debito, grazie alle nostre politiche di risparmio e di rigore e alla
nostra capacità di attrarre fondi e di utilizzare i finanziamenti europei, e al prezioso sostegno della Regione Puglia.
Fin dal 2008, quando cominciarono a profilarsi le difficoltà con i primi tagli imposti dal Ministro Tremonti, noi abbiamo adottato misure draconiane di risparmio e di rigore, affiancate a sostanziose politiche di investimento, soprattutto nelle infrastrutture.
Saranno certamente ancora molti nel 2013 i sacrifici e i disagi ma proseguiremo anche nella politica di investimenti, come dimostrano la prossima inaugurazione di molte nuove strutture, il Polo umanistico, la sede dei Dipartimenti e della Facoltà di Medicina, una nuova residenza studentesca, e come conferma l’avvio di altri progetti di ristrutturazione per la nuova sede del Dipartimento di Economia.
L’Università di Foggia non fallirà né nel 2013 né negli anni successivi!
E, ne sono certo, non falliranno neanche le altre università. Continueremo a lavorare per il bene dei nostri studenti e di questo territorio, e a conseguire ancora straordinari risultati nella formazione, nella ricerca, nell’internazionalizzazione, nel trasferimento tecnologico, ma anche nel rigore etico, nella trasparenza, nell’affermazione della legalità e della democrazia nel nostro Paese.
Giuliano Volpe
Rettore delll'Università degli Studi di Foggia

martedì 13 novembre 2012

Università: la replica del rettore di Foggia Giuliano Volpe al Sole24ore

In merito all’articolo pubblicato, il 12 novembre, su Il Sole 24 Ore dal titolo “Il freno alle assunzioni premia le università con i conti in disordine”, a firma del giornalista Gianni Trovati, si riportano di seguito, alcune riflessioni del Rettore dell’Università degli studi di Foggia, prof. Giuliano Volpe:

La sede dell'Università di Foggia
“Con grande amarezza ho letto questa mattina l’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore che riservando all’Università di Foggia il privilegio di un titolo in prima pagina la assume quasi come esempio negativo, come ‘paradosso’. Pur comprendendo le regole del giornalismo, l’efficacia di un titolo, la semplificazione, mi aspetterei, dai media, una maggiore volontà di penetrare nei problemi, di analizzarli e comprenderli in tutta la loro complessità, prendendo in considerazione tutte le voci, anche quelle delle università meridionali, verso le quali è evidente un certo pregiudizio.
Effettivamente l’Università di Foggia ha il peggiore rapporto tra spese per il personale ed entrate, pari all’89,16%. È, purtroppo, il risultato atteso, quasi ovvio, del meccanismo introdotto dal Dlgs 49/2012: l’ho denunciato, inascoltato, da tempo in ogni sede, sui media e in Crui.
Per comprendere come si viene a determinare questo rapporto, invito a considerare entrambi i fattori, le entrate e le spese. Per le uscite si calcolano gli stipendi del personale che sono uguali in tutta Italia, mentre da quanto riportato sulla stampa il lettore meno informato potrebbe essere indotto a dedurre che a Foggia si paghino stipendi più alti! Mi preme sottolineare che il numero dei nostri docenti in rapporto al numero degli studenti non è affatto alto, anzi è ancora squilibrato. Se si considera il dato delle spese di personale dell’Università di Foggia (€ 39.502.872), si può constatare che è molto più basso di quello di altre università con analogo numero di studenti. 
È sul fronte delle entrate che si nasconde il ‘trucco’. L’Università di Foggia è stata tra le più penalizzate il questi ultimi anni nei tagli del Fondo di Funzionamento Ordinario, passando da uno stanziamento di circa 39 milioni del 2009 a 34,9 del 2012, pari al 10% in meno. Ma se si guarda a come viene distribuito il FFO si scopre una assurdità che nessun giornale denuncia, e cioè una sperequatissima assegnazione del finanziamento pubblico in rapporto al numero degli studenti, quasi che ci siano cittadini-studenti di serie A, B, C. Nel 2012 si è registrata un’oscillazione tra un massimo di € 6.050 per studente ad un minimo di € 2.065; l’Ateneo di Foggia si pone nella parte bassa della lista con € 3.523 per studente. Se il FFO fosse ripartito, come sarebbe equo, assegnando ad ogni studente il valore medio standard di € 4.218, le Università del Sud e delle isole riceverebbero oltre 200 milioni di euro in più, e la sola Università di Foggia oltre 7 milioni all’anno.
Perché si utilizza il punto organico, cioè il costo standard nazionale per docente, ma ci si guarda bene dall’introdurre il costo standard per studente, pure previsto dallo stesso decreto legislativo 49/12?
Al finanziamento statale nel calcolo delle entrate si aggiungono le tasse studentesche, che, com’è noto sono molto variabili da realtà a realtà. Basti pensare che la media italiana (dati 2009) è di € 982, ma al Nord è di oltre € 1.350, al Centro di circa € 1.000 e al Sud è di € 650, e nella mia Università - pur avendo negli scorsi anni quasi raddoppiato le entrate dalle tasse - è di soli € 373, tra le più basse d’Italia, in considerazione del difficile contesto socio-economico (Il Sole 24 Ore ha recentemente certificato che la provincia di Foggia ha il PIL più basso d’Italia). Eppure una legge dello Stato fissa al 20% il limite massimo per le entrate dalle tasse studentesche in rapporto al FFO: legge ampiamente violata in questi anni, senza alcuna sanzione, anzi premiando quelle Università che l’hanno disattesa. Bisogna, inoltre, considerare l’alto numero di studenti del tutto esonerati – e, sottolineo, giustamente – perché appartenenti a famiglie con basso reddito: a questi studenti esonerati – e a Foggia sono circa 2.000! –, che dunque non pagano un solo euro di tasse, l’Università deve ovviamente garantire gli stessi servizi, senza ricevere né da loro né dallo Stato alcun contributo: eppure un DPCM del 2001, mai applicato, prevede un risarcimento statale per questi mancati introiti.
Con il nuovo sistema questa sperequazione viene legittimata: pertanto le Università più finanziate e con una tassazione più alta hanno un migliore rapporto tra entrate e spese per il personale e sono considerate ‘virtuose’, mentre le Università, come quella di Foggia, che hanno subito maggiori tagli del finanziamento statale e con tasse studentesche basse, sono condannate definitivamente. È evidente che il Governo voglia costringere le Università ad un aumento generalizzato delle tasse, proseguendo in una politica di progressivo disimpegno pubblico. 
Mi preme sottolineare altresì che il bilancio dell’Università di Foggia è sano, in pareggio, non abbiamo debiti e disavanzi. Perché non si analizzano allora i bilanci? Perché non si chiedono alle Università bilanci certificati? Un documento del dott. Enrico Bondi, che ha avuto limitatissima circolazione (solo Milano Finanza ne ha parlato), ha certificato che l’Università di Foggia è la più rigorosa d’Italia nella gestione dei fondi, non prevedendo, di fatto, ulteriori possibili tagli: da noi il rigore dei conti e la spending review sono realtà da anni, prima ancora che fosse introdotta dal Governo Monti.
Rinnovo l’invito a visitare l’Università di Foggia, a conoscere la nostra realtà. E forse, per una volta la stampa potrà dedicarci articoli più rispettosi degli sforzi che si stanno compiendo e degli straordinari risultati che si stanno conseguendo nella formazione, nella ricerca, nell’internazionalizzazione, nel trasferimento tecnologico, ma anche nel rigore etico, nella trasparenza, nell’affermazione della legalità in un territorio non facile come la Capitanata.”

                                                                                                                                 di Alessia Colaianni